1. Urbanistica e archeologia un conflitto solo
apparente.
La necessità di un Piano
condiviso da più soggetti non
può prescindere da una base di conoscenza
approfondita del territorio, che partendo da una
analisi fondata su elementi comuni con altre
discipline individua delle invariabili intorno alle
quali costruire il piano.
In questo processo gli aspetti archeologici
rappresentano un arricchimento delle conoscenze;
inserisce infatti elementi di conoscenza del non
visibile che possono contribuire a supportare scelte
a volte difficili in un settore dove, sempre
più spesso gli interessi di pochi prevalgono
su quelli della collettività.
In realtà il più delle volte questa
sensibilità si scontra con gli obiettivi posti
a base della pianificazione urbanistica, delle attese
dei politici e a volte dei cittadini per cui si
preferisce semplicemente ignorare il problema.
Il conflitto tra gli obiettivi della pianificazione
urbanistica e l'archeologia, nasce quando
l'archeologia crea difficoltà ad un modo di
fare urbanistica pragmatico; di fatto l'archeologia
inserisce elementi e pone problemi tali che costringe
l'urbanista a leggere il territorio in modo
diverso.
L'urbanistica anche quando scende a livello di
maggior dettaglio (nei Piani Attuativi o nei Piani di
Recupero) fa riferimento a quello che si percepisce
in superficie, tracciati viari, tessuto urbano antico
e recente, paesaggi costruiti dall'azione dell'uomo,
ma questi elementi sono spesso il risultato di quanto
avvenuto in passato; la lettura di questo processo
(quando si è capaci di leggerlo) può
diventare stimolo ed elemento fondante dell'azione
pianificatoria.
In molti casi la "città nascosta" può
fornire elementi chiave per leggere un tessuto urbano
particolarmente disomogeneo, basti pensare al caso
della Pompei moderna che in un contesto urbano
particolarmente degradato presenta valori innegabili
legati alla storia.
Il ruolo di elemento di raccordo tra urbanistica e
archeologia è stato svolto finora dalle
Soprintendenze Archeologiche che però si sono
quasi sempre trovate ad intervenire sul Piano sempre
a posteriori, dopo che le principali scelte erano
state fatte, nel ruolo di controllori o peggio di
censori di Piani costruiti senza tenere conto dei
valori archeologici.
Un reale dialogo tra archeologia ed urbanistica
porrebbe la Soprintendenza di fronte alla
necessità di ritagliarsi un nuovo ruolo, di
soggetto partecipe a tutti gli effetti al processo
pianificatorio su un piano paritario rispetto agli
altri soggetti coinvolti.
Non più quindi come unico tutore e garante
della persistenza del bene archeologico contro tutto
e tutti, ma parte di un processo trasparente e
partecipato di valorizzazione del bene stesso
costruendo anche gli strumenti che ne consentano il
recupero e la fruizione.
La necessità ormai non più rinunciabile
è quella di aprirsi ad un confronto con le
altre componenti del territorio mettendo in gioco la
propria "competenza specifica" esclusiva per
confrontarla con altre professionalità e
sensibilità che il più delle volte
portano ad un arricchimento del concetto di tutela e
ad un'estensione delle aree ad essa sottoposte in
quanto il concetto di Parco Archeologico oggi mette
in gioco fattori che riguardano non solo la storia,
ma anche la memoria collettiva, l'ambiente e il
paesaggio.
La tutela del bene archeologico ha bisogno del
supporto dell'urbanistica, se non la si vuole
limitare al solo oggetto occorre infatti considerare
anche le aree circostanti, la tutela deve essere
estesa alle visuali, evitando l'inserimento di nuovi
elementi che creino ostacoli e ne limitino la
fruizione, al paesaggio inteso come entità
unitaria e riconosciuta, al sistema delle
infrastrutture che deve tenere conto del bene
archeologico, soprattutto quando questo è
pensato come Parco.
Un Parco Archeologico oggi più che mai ha
infatti bisogno di infrastrutture di supporto quali
parcheggi, aree attrezzate per la sosta e il relax,
percorsi naturalistici (vedi Abbadia di Fiastra) che
ne consentano una fruibilità ad una
pluralità di soggetti, con un'attenzione
particolare ai portatori di handicap. Con quale
strumento operare se non con attraverso una
pianificazione attenta e condivisa dai cittadini,
dagli enti locali e dagli enti preposti alla
tutela?
Il territorio non è mai indifferenziato ma
costituito da un insieme di relazioni tra le sue
parti componenti che a volte sono evidenti e a volte
nascoste.
Spetta all'urbanista evidenziarne le interconnessioni
e se, alle tradizionali si aggiunge anche quella
archeologica la disciplina non può che
trovarne giovamento.
Bruno Gabrielli, a conclusione di un suo contributo
al ciclo di Lezioni sulla Ricerca Applicata in
Archeologia tenuto nel Dicembre 1997 alla Certosa
di Pontignano, segnalava come mancasse ancora
chiarezza nei modi attraverso i quali il principio
della conservazione dovesse essere attuato e invitava
comunque a non rendere irreversibili le risposte che
di volta in volta vengono date, almeno finché
non si fosse giunti ad una sintesi condivisa. Da
allora non è stato fatto alcun significativo
passo avanti su questa strada, la confusione regna
ancora sovrana. Ciò anche perché le
occasioni di dibattito e confronto tra le due
discipline sono state veramente rare, gli sforzi di
confrontarsi su terreni apparentemente distanti come
l'archeologia e l'urbanistica sono mancati sia nel
mondo accademico che in quello della
professione.
In sostanza è prevalso l'atteggiamento (sempre
segnalato da Gabrielli nel suo intervento)
dell'urbanista che fa lo storico (o l'archeologo) o,
nel migliore dei casi, acquisisce in maniera acritica
quello che lo storico produce, senza alcun dialogo
tra le due discipline, senza alcun tentativo di
sintesi, di individuazione di obiettivi
condivisi.
L'integrazione tra le due discipline non è mai
stata tentata in maniera coerente e nei piani
cosiddetti di nuova generazione gli aspetti
archeologici si riducono a qualche macchia di colore
diverso dalle altre con una normativa
specifica.
Nel progetto di valorizzazione dell'area Archeologica
di Hadrianopoli abbiamo tentato un dialogo
multidisciplinare che è riuscito a farci
trovare tutti sullo stesso piano.
In T.A.U. in sostanza è mancata la regia
dell'urbanista, è mancata l'ansia del produrre
nei tempi stabiliti un progetto che desse risposte
certe alle aspettative di un territorio più o
meno vasto, è mancato un Ente Pubblico
preoccupato più che altro di dare risposte
immediate e garantire il perpetrarsi del potere e
ciò proprio perché il fine ultimo non
era un Piano, che ponesse regole fisse nello sviluppo
di un territorio.
Questa è stata in realtà la forza di
questo processo, durato troppo poco ma che ha visto
rappresentanti di discipline tra le più
svariate sedersi più volte intorno ad un
tavolo per confrontarsi e cercare di capire le
esigenze di ciascuno.
Non c'è stata una disciplina che ha prevalso
sulle altre ma tutte insieme hanno fornito elementi
utili per l'elaborazione del progetto di
valorizzazione dell'area.
La stessa lunga fase di rilievo ha portato a
verifiche incrociate "sul campo" svolte
dall'archeologo ma anche dall'architetto, dal
naturalista come dal geologo, con una grande
disponibilità a capirsi, a trovare un
linguaggio comune, per raggiungere una sintesi che
non sia immodificabile ma che prenda atto dei limiti
di un lavoro appena iniziato, di cui all'interno di
questo testo stiamo tentando di dare atto,
sicuramente foriera di grandi sviluppi futuri anche
in virtù di un rapporto che travalica l'ambito
professionale per costruire nei fatti un solido
legame di stima ed amicizia reciproca.
2. I PARCHI ARCHEOLOGICI NELLA NORMATIVA
ITALIANA
La realizzazione di un Parco Archeologico presenta
difficoltà istitutive anche nella nostra
realtà nazionale.
Si intende qui dare un sintetico quadro della
situazione italiana anche per fornire indirizzi
normativi su cui costruire la tutela del Parco
Archeologico proposto per Hadrianopoli.
L'esperienza delle Leggi italiane in materia di
Parchi Archeologici e la conseguente tutela ad essi
collegata è relativamente recente e non ha
ancora trovato una sua definizione univoca e
condivisa dai settori coinvolti.
L'interesse archeologico, con l'entrata in vigore
della legge 431/85, può essere oggetto di due
tipi di tutela concorrenti: quella storico-artistica
della legge 1089/39, che impone un vincolo diretto
sul singolo bene ed, eventualmente, indiretto su aree
circostanti e quella paesistica della legge 1497/39,
che tutela l'intero territorio su cui è
ubicato il bene.
Con la circolare n. 12059 del 15.11.1990, il
Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, ha poi
indicato che per Parco Archeologico si deve intendere
un'area protetta nella quale, per la consistenza di
presenze monumentali, può individuarsi e
definirsi uno spazio di particolare valenza quale
Museo all'aperto.
La Legge n°394/91, Legge Quadro sulle aree
protette, all'Art.1 prevede: "applicazione di metodi
di gestione e di restauro ambientali idonei a
realizzare una integrazione tra uomo e ambiente
naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori
antropologici, archeologici, storici e architettonici
e delle attività agro-silvo-pastorali e
tradizionali".
L'art. 9 della legge 352/97, che ha attribuito alla
soprintendenza di Pompei autonomia scientifica,
organizzativa, amministrativa e finanziaria per
quanto concerne l'attività istituzionale
però ha ancora come oggetto non già il
Parco Archeologico ma bensì le "aree
archeologiche" di Pompei, a dimostrazione di come
anche in zone universalmente riconosciute come
unità paesistico ambientali di rilevante
interesse archeologico il concetto di Parco
Archeologico ancora non sia acquisito.
Il Testo Unico del 29 ottobre 1999, n.490 propone
all'articolo 94 la seguente definizione: "si intende
per Parco Archeologico l'ambito territoriale
caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e
dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o
ambientali, attrezzato come museo all'aperto in modo
da facilitarne la lettura attraverso itinerari
ragionati e sussidi didattici".
2.a LE ESPERIENZE REGIONALI
Uno dei primi tentativi di definizione del concetto
di Parco Archeologico è rappresentato dalla
Legge Regionale n°11 del 3/04/1990 della REGIONE
BASILICATA "Istituzione del Parco Archeologico
Storico Naturale Delle Chiese Rupestri del Materano"
finalizzata prevalentemente alla salvaguardia, alla
valorizzazione e alla gestione dell'habitat rupestre
ricadente nel territorio dei Comuni di Matera e
Montescaglioso, ponendo peraltro una particolare
attenzione al sistema naturale botanico-vegetazionale
e geologico-geomorfologico all'interno del quale il
bene archeologico ricade.
Si pone altresì l'accento sulla
necessità di avviare azioni di formazione e
informazione nei confronti dei cittadini che vicono
in queste zone.
Una delle esperienze recenti più interessanti
in materia è rappresentata dalla Regione
Sicilia che con la legge n.20 del 3 novembre 2000,
avente come titolo inequivocabile "Istituzione del
Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei
Templi di Agrigento. Norme sull'istituzione del
sistema dei parchi archeologici in Sicilia",
introduce per la prima volta in maniera chiara
nell'ordinamento la figura giuridica del Parco
Archeologico.
All'Art. 20 la legge definisce
"… In attuazione delle finalità di cui
all' articolo 1 della legge regionale 1 agosto 1977,
n. 80, la Regione siciliana istituisce un sistema di
parchi archeologici per la salvaguardia, la gestione,
la conservazione e la difesa del patrimonio
archeologico regionale e per consentire migliori
condizioni di fruibilità a scopi scientifici,
sociali, economici e turistici dello stesso."
Tale legge che riguardava in sostanza la
totalità del territorio regionale è
rimasta purtroppo priva di qualsiasi attuazione a
causa, ma non solo, della difficoltà di
individuare e di perimetrare le diverse aree dei
Parchi, da sottoporre a regimi di tutela
differenziati.
La stessa istituzione del Parco Archeologico di
Urbisaglia con le sue fasi alterne e l'iter non
ancora concluso rappresenta un esempio, non certo
positivo, di come neanche per aree dall'indiscutibile
valore archeologico sia semplice giungere alla fase
operativa.
L'esperienza dell'area archeologica di Urbisaglia ci
insegna come con lo strumento dei soli vincoli
inseriti nei PRG non è facile andare avanti e,
nonostante l'impegno di un'attivissima e antica
Università come quella di Macerata e della
Regione Marche affiancata dagli enti locali su cui il
sito ricade, si riesce a programmare poco più
delle campagne di scavo che ogni anno coinvolgono
decine e decine di giovani.
Finché non sarà formalizzato e reso
operativo un Ente delegato alla tutela e alla
promozione del patrimonio archeologico sarà
sempre più difficile dotare di attrezzature
l'area, organizzare iniziative di richiamo per un
pubblico più vasto degli esperti e
appassionati che pure non fanno mancare il loro
supporto attivo.
3. Il Parco Archeologico di Hadrianopoli
Se la situazione in Italia non è molto
rassicurante sul fronte della normativa e delle
iniziative concrete per la tutela e valorizzazione
dei siti archeologici, se le leggi che consentono e
favoriscono l'istituzione dei Parchi Archeologici
presenta numerose carenze, in Albania la situazione
non è certo migliore.
Sul fronte normativo una legge di riferimento non
esiste.
Se non è possibile pretendere qualcosa di
simile al nostro Testo Unico sui Beni Culturali
(varato peraltro solo sette anni fa) la normativa
appare comunque molto disomogenea e legata ai singoli
beni che si intende tutelare piuttosto che alla
definizione di un quadro di riferimento comune.
Così esiste una legge specifica per la vicina
Città Storica di Gjirokastra, un'altra per il
sito di Butrinto, un'altra ancora per Apollonia e per
gli beni considerati di interesse nazionale.
Per Hadrianopoli, visto e considerato che il sito
è stato esplorato solo in parte ed il
dibattito sul nome della città non vede
concordi tutti gli esperti, esiste solo una generica
tutela integrale per una fascia di 50 mt. intorno al
Teatro, peraltro non delimitata sul terreno e di cui
sono a conoscenza solo gli studiosi e i funzionari
dell'Istituto dei Monumenti di Cultura.
Per la Necropoli non esiste neanche questo e due anni
fa è stata rilasciata l'autorizzazione a
costruire un'abitazione letteralmente sopra le tombe.
Oggi, anche volendo, mancano gli strumenti per
attuare la tutela; se non è possibile
garantire la conservazione dei beni archeologici
figuriamoci la loro valorizzazione e la diffusione
degli elementi di conoscenza che ne impedirebbero gli
scempi che abbiamo visto in questi ultimi anni,
soprattutto nel sito della Necropoli, dalle tombe
scoperchiate e utilizzate come discarica dei residui
dei materiali utilizzati per la costruzione, alla
brutale e sistematica rimozione dei coperchi dei
sarcofagi per depredarne le tombe.
La grande importanza dei reperti ritrovati nell'area
archeologica di Hadrianopoli dai primi scavi ai
giorni nostri e l'estensione della città non
ancora scavata, testimoniata dai saggi effettuati
recentemente, pone oggi più che mai la
necessità di individuare un sistema di tutele
che si estendano, con diversi gradi di
intensità su un territorio talmente vasto da
configurarsi come vero e proprio Parco
Archeologico.
Fino a quando non disporremo di dati certi sui limiti
della città antica, ricoperta da oltre quattro
metri di detriti, sarà necessario mantenersi
cautelativamente su un'estensione che salvaguardi con
un buon grado di approssimazione quanto sepolto da
secoli di esondazioni del Fiume Drino.
La scelta, discussa con gli archeologi, ci ha portato
alla definizione di tre aree da sottoporre ad una
normativa di tutela con livelli decrescenti mano a
mano che ci si allontana dall'area archeologica vera
a propria, tendente a porre l'attenzione anche al
contesto paesaggistico e architettonico unico dei
luoghi vicini alla città antica.
La particolarità del sito è comunque
quella di avere due aree archeologiche ben distinte e
distanti fra loro: la città con il suo Teatro
visibile in lontananza come emergenza nella pianura
alluvionale del Drino e la Necropoli posta ad Ovest
sui primi pendii collinari, molto vicina alla
città abitata oggi e alla sua area
cimiteriale, in una continuità con il passato
molto comune a tanti siti anche della vicina
Grecia.
La Necropoli dista circa seicento metri dal perimetro
ipotizzato per la città antica ed è
separata da questa da due strade: la nuova
superstrada di collegamento con la vicina frontiera
greca e la vecchia strada carrabile che seguiva lo
stesso percorso.
La nuova strada realizzata tra il 2000 e il 2002 si
innalza di circa quattro metri rispetto al livello
del terreno agricolo sottostante ed è una
importante arteria di collegamento che dalla
frontiera raggiunge Gjirokastra, il capoluogo di
regione, ma che presto raggiungerà Tepelene
circa cinquanta chilometri più a Nord di
Sofratike.
E' questa una infrastruttura di grande importanza per
il sud dell'Albania e presenta le dimensioni e le
caratteristiche di una nostra superstrada.
Nel tratto che separa le due aree archeologiche si
trova anche un canale realizzato per la bonifica
delle aree agricole poste a valle del versante Est
del Bacino del Drino, questa opera di ingegneria
idraulica intercetta le acque che i retrostanti
torrenti convogliano a valle, a volte in maniera
molto violenta, per poi scaricarle nell'alveo del
Fiume Drino.
L'area archeologica della città è
solcata dal sistema ortogonale dei canali utilizzati
per la bonifica dell'area agricola, che sono stati
interrotti in più punti dal tracciato viario
della nuova superstrada, interrompendo il sistema di
smaltimento delle acque meteoriche e di falda.
Tale situazione si ripercuote negativamente
sull'intera area che viene sommersa periodicamente in
caso di eventi atmosferici eccezionali, rendendo
impraticabile anche il sistema di strade poderali
utilizzate per la coltivazione dei fondi e per lo
stesso accesso al sito archeologico.
Lo stesso Teatro si trova per alcuni periodi
dell'anno sott'acqua con il piano della cavea
sommerso anche da un metro e mezzo d'acqua.
3a. La zonizzazione proposta.
Fare di Hadrianopoli un Parco Archeologico vivo e non
un "Museo all'aperto" isolato dal contesto storico e
architettonico circostante, necessita di una
particolare attenzione finalizzata a far sentire la
città antica come parte di una realtà
unica ed attuale, soprattutto agli abitanti moderni
dei centri vicini.
La zonizzazione proposta non ha la pretesa di essere
esaustiva, né di imporre alcun vincolo
concreto, ma va letta come base per costruire insieme
con i cittadini, le autorità locali e le
associazioni attive sul territorio una normativa
condivisa che i tempi stretti di un INTERREG non
consentono.
Le ipotesi di tutela individuate nel presente
progetto sono graduate nelle zone di seguito
definite.
Zona A1 - ZONA di tutela integrale della
città di Hadrianopoli
Tale zona è costituita dall'area su cui
insistono i beni archeologici della Città
antica di Hadrianopoli con tutti i resti dei suoi
edifici venuti alla luce o ancora da esplorare ma
individuati nei primi saggi effettuati. Tale area
è da considerarsi quale riserva integrale a
tutela dei beni medesimi, nonché dell'ambiente
naturale circostante nel suo complesso. All'interno
di tale zona va garantita e promossa ogni
attività di carattere didattico e scientifico
collegata alla conoscenza e alla valorizzazione del
sito da un punto di vista storico-culturale e
paesistico-ambientale.
In tale zona sono vietati:
- lo svolgimento di attività agricole che
prevedano arature profonde oltre i ml. 1,00 rispetto
dell'attuale piano di campagna;
- gli scavi di qualsiasi entità non legati a
saggi o a ricerche di carattere archeologico;
- il taglio delle essenze arboree e arbustive
esistenti; le nuove costruzioni;
- le costruzioni di qualsiasi genere, anche se di
carattere provvisorio, ad esclusione di quelle
necessarie per l'esercizio delle attività
archeologiche e per la fruizione turistica dell'area;
- la segnaletica di qualsiasi tipo ad esclusione di
quella collegata alla fruizione turistica dell'area.
Possono essere eseguiti, previa autorizzazione
rilasciata dagli Enti competenti:
- le reti per impianti di pubblica utilità,
quali quelli per acquedotti, fognature, gas,
illuminazione e telefono, purché realizzate
mediante condotti sotterranei ad una
profondità non superiore ai ml.2,00 al disotto
dell'attuale piano di campagna e sotto il diretto
controllo di un tecnico dell'Istituto dei Monumenti
di Cultura.
Con le medesime modalità, può essere
autorizzata, altresì la sistemazione delle
parti esterne di tali impianti o di impianti
esistenti, strettamente necessarie, purché
siano ridotte al minimo e non arrechino danni ai
monumenti ed all'ambiente circostante;
- i collegamenti viari carrabili o pedonali,
esclusivamente se funzionali alla fruizione dell'area
a fini turistici;
- la realizzazione di recinzioni purché in
rete metallica, su pali in legno infissi al suolo per
una profondità non superiore ai 50 cm;
- interventi di bonifica idrogeologica dell'area,
di allontanamento delle acque meteoriche e di
ripristino del sistema dei canali purché
eseguiti sotto il diretto e costante controllo di un
tecnico dell'Istituto dei Monumenti di Cultura
- le opere di scavo e di ricerca archeologica
nonché di restauro, sistemazione,
conservazione e valorizzazione delle emergenze
monumentali ed archeologiche;
- le arature e gli scavi per la messa a dimora di
essenze arboree o arbustive a profondità non
superiore a ml 1,00.
Zona A2 - Zona di tutela integrale della Necropoli
di Hadrianopoli
Tale zona è costituita dall'area su cui
insiste la Necropoli della Città di
Hadrianopoli, posta ad ovest della città
antica in prossimità del centro urbano di
Sofratike e i reperti venuti alla luce o ancora da
esplorare ma individuati dalle indagini effettuate
negli anni passati dall'Istituto dei Monumenti di
Cultura.
Tale area è da considerarsi quale riserva
integrale a tutela dei beni medesimi, nonché
dell'ambiente naturale circostante nel suo
complesso.
All'interno di tale zona va garantita e promossa ogni
attività di carattere didattico e scientifico
collegata alla conoscenza e alla valorizzazione del
sito da un punto di vista storico-culturale e
paesistico-ambientale.
In tale zona sono vietati:
- lo svolgimento di attività agricole;
- le arature e gli scavi per la messa a dimora di
essenze arboree o arbustive;
- gli scavi di qualsiasi entità non legati a
saggi o a ricerche di carattere archeologico;
- le nuove costruzioni;
- gli ampliamenti o il cambio di destinazione degli
edifici esistenti;
- le costruzioni di qualsiasi genere, anche se di
carattere provvisorio ad esclusione di quelle
necessarie per l'esercizio delle attività
archeologiche;
- le infrastrutture viarie e le reti per impianti
di pubblica utilità, quali quelli per
acquedotti, fognature, gas, illuminazione e telefono;
- la segnaletica di qualsiasi tipo ad esclusione di
quella funzionale alla fruizione turistica dell'area.
Possono essere eseguiti, previa autorizzazione
rilasciata dagli Enti competenti:
- le reti per impianti di pubblica utilità,
quali illuminazione e telefono purché non
interrate, realizzate per il solo attraversamento
aereo dell'area senza alcun traliccio o pilone di
appoggio;
- i collegamenti viari carrabili o pedonali, solo
in rilevato ed esclusivamente se funzionali alla
fruizione dell'area a fini turistici;
- la manutenzione della strada di accesso all'area
cimiteriale senza modifica o ampliamento del
tracciato;
- gli interventi di manutenzione ordinaria,
restauro e risanamento conservativo degli edifici
esistenti
- la realizzazione di recinzioni purché in
rete metallica, su pali in legno infissi al suolo per
una profondità non superiore ai 30 cm;
- le opere di scavo e di ricerca archeologica
nonché di restauro, sistemazione,
conservazione e valorizzazione delle emergenze
monumentali ed archeologiche.
Zona B - Zona di tutela paesistico-ambientale e
delle visuali panoramiche.
Tale zona comprende le aree di rispetto intorno alle
zone A1 e A2 finalizzate a tutelare
l'integrità e la riqualificazione del
patrimonio ambientale esistente, garantendo un
opportuno raccordo tra il Parco e le zone urbane
circostanti, evitando la costituzione di barriere
visuali quali edifici pluripiano o opere
infrastrutturali di notevole entità e ad
elevato impatto ambientale.
In tale zona sono vietate:
- le nuove costruzioni ad esclusione di quelle
funzionali alla fruizione turistica dell'area;
- gli ampliamenti degli edifici esistenti che ne
superino l'altezza attuale;
- i movimenti di terra che alterino in maniera
permanente l'andamento naturale del terreno;
- il taglio delle essenze arboree e arbustive
originarie dei luoghi;
- la realizzazione di viadotti e cavalcavia.
Possono essere eseguiti i seguenti interventi, alle
condizioni appresso indicate:
- gli ampliamenti degli edifici fino ad un massimo
del 50% del volume esistente;
- le reti di attraversamento per impianti di
pubblica utilità sia interrate che aeree,
quali quelle per acquedotti, fognature, gas,
illuminazione e telefono, altresì la
sistemazione delle parti esterne strettamente
necessarie di tali impianti o di impianti esistenti
purché ad una distanza di almeno 50 mt dal
limite della Zona A1;
- le infrastrutture viarie di attraversamento di
nuova previsione, purché poste ad una distanza
di almeno 150 mt. dal limite della Zona A1;
- interventi di bonifica idrogeologica dell'area,
di allontanamento delle acque meteoriche e di
ripristino del sistema dei canali purché non
modifichino o interrompano il sistema dei canali
esistenti;
- le infrastrutture necessarie alle attività
agro-silvo-pastorali tradizionali, purché non
comportino nuove volumetrie;
- le escavazioni di pozzi per il reperimento di
acqua, nonché la costruzione delle annesse
cisterne di raccolta delle acque e relativi impianti
e canalizzazioni con esclusione di quelle aeree,
purché poste ad una distanza di almeno 100 mt.
dal limite delle Zone A1 e A2;
- l'ampliamento della zona cimiteriale
preferibilmente in direzione ovest, purché
eseguiti sotto il diretto e costante controllo di un
tecnico dell'Istituto dei Monumenti di Cultura.
Zona C1 - Zona di riqualificazione architettonica
e valorizzazione turistica del Centro Urbano di
Sofratike.
Tale zona è costituita dall'insediamento
urbano moderno di Sofratike, posto sulle prime
pendici dei monti ad ovest del corso del Fiume
Drino.
Dalla posizione in cui è localizzato il centro
edificato si gode una stupenda vista dell'area
archeologica della Città antica di
Hadrianopoli che potrebbe ridiventare parte
integrante del territorio e della memoria storica dei
suoi abitanti.
La presa di coscienza e la riscoperta dei legami tra
città antica e moderna passa anche attraverso
la tutela di questo contatto visivo interrotto nei
secoli dell'oblio della città antica, sommersa
dalle esondazioni del Drino e dal materiale
depositato al di sopra dei resti delle sue
mura.
La tipologia insediativa del centro abitato di
Sofratike ricalca quella di molti centri disposti
lungo la vallata, è caratterizzata da case
isolate di forma prevalentemente rettangolare ed
orientamento ortogonale alla linea di pendio.
Anche le dimensioni sono comuni tra i vari edifici
con il lato maggiore tra i 10 e i 12 ml. e il minore
tra gli 8 e i 10 ml., il numero dei piani è
nella maggior parte dei casi limitato a due e non
supera mai il numero di tre.
Le pareti esterne sono costituite prevalentemente da
blocchi di pietra calcarea e le coperture sono con
configurazione geometrica a padiglione, spesso
anch'esse in pietra, anche se interventi recenti
tendono a sostituirle con tegole laterizie di colore
rosso o, peggio, con lastre di lamiera ondulata. Le
finestre sono concentrate al primo piano hanno forma
rettangolare e sono raggruppate in numero di tre, a
volte di quattro.
E' questo un tipo edilizio caratteristico della
Regione di Gjirokastra che, se opportunamente
valorizzato, può diventare elemento di
richiamo per un turismo legato alle tradizioni e alla
tipicità.
Da sottolineare che edifici di questo tipo sono
frequenti anche nei villaggi greci oltre frontiera,
in tutta la zona intorno a Ioannina.
Il tracciato viario è dettato dall'orografia
del territorio e ne segue le curve di livello.
La vicinanza con l'area della Necropoli costituisce
un elemento di preoccupazione in quanto la naturale
espansione appare spingere verso la ricucitura con la
zona industriale posta a Nord, attraversando proprio
l'area da tutelare.
L'espansione sugli altri tre lati appare difficile
per l'elevata acclività del terreno ad Ovest e
a Sud e per il limite fisico rappresentato dalla
nuova superstrada ad Est.
Tale tendenza va assolutamente controllata e gestita
in maniera attenta, potrebbe rappresentare infatti un
bell'esempio di integrazione tra antico e moderno se
opportunamente progettata o rischiare, se mal
gestita, di compromettere per sempre non solo la
fruizione del bene archeologico ma la sua stessa
persistenza.
Un pessimo esempio in tal senso è la recente
costruzione di un edificio proprio in mezzo all'area
sepolcrale che con la recinzione dell'area di
proprietà ne impedisce la fruizione per una
superficie di circa 1.500 metri quadrati.
In tale zona è auspicabile la redazione di un
Piano di Recupero che ne salvaguardi
l'unicità, fornendo risposte alle
comprensibili tensioni abitative attraverso
incrementi volumetrici controllati e conformi alle
tipologie originarie o espansione attentamente
progettata.
Fino alla redazione del Piano di Recupero in tale
zona è consentito solamente il restauro e il
risanamento conservativo degli edifici esistenti,
è altresì consentito il cambio di
destinazione finalizzato alla realizzazione di
strutture turistico-ricettive e dei servizi ad esse
associati.
Sono vietate le nuove costruzioni, gli ampliamenti,
le sopraelevazioni e le demolizioni degli edifici
esistenti.
Zona C2 - Zona di riqualificazione architettonica
della zona industriale di Sofratike.
Tale zona comprende gli edifici industriali di
recente realizzazione risalenti agli anni 50 del
secolo scorso per quanto riguarda l'impianto
originario, ma in molti casi ristrutturati alla fine
degli anni 90 per insediarvi nuove
attività.
Sono edifici di non grande pregio architettonico e
tipologico ma che svolgono una funzione fondamentale
per l'economia del territorio per cui vanno anch'essi
valorizzati stimolandone il recupero tipologico e
strutturale, anche attraverso incentivi
economici.
Anche questa zona avrebbe urgente necessità di
un Piano che ne definisca chiaramente i limiti e il
futuro possibile sviluppo, analizzandone
accuratamente il disegno urbanistico che, pur essendo
molto semplice e a maglia ortogonale, non appare
molto in sintonia con l'orografia del territorio e
soprattutto con la sua idrografia.
Alcuni di questi edifici sono sorti infatti in
corrispondenza di compluvi naturali che, seppure non
molto estesi, raccolgono in alcuni momenti dell'anno
grandi quantità di acque meteoriche e, sia
l'edificio che le infrastrutture ad esso collegate,
si trovano a costituire una barriera al naturale
deflusso delle acque, con seri rischi per coloro che
vi operano e per le attività in essi
insediate.
In tale zona è auspicabile che si proceda in
tempi brevi all'elaborazione di una pianificazione di
dettaglio, che ne preveda anche l'eventuale
espansione. In considerazione del fatto che l'area
rappresenta un punto di potenziale rilancio
dell'attività industriale locale non appare
opportuno porre alcuna tutela o limite al suo
potenziale sviluppo se non quello ovvio verso Sud, in
quanto un ampliamento in tale direzione andrebbe a
confliggere in maniera pesante con l'area tutelata
della Necropoli.
4. Il progetto di sistemazione dell'area.
Il progetto di sistemazione dell'area tiene conto
delle attività connesse alla fruizione del
sito sia a fini turistico-ricettivi che culturali e
formativi.
Si è quindi provveduto ad individuare un
edificio, sito in posizione centrale ed attualmente
inutilizzato, all'interno del quale ricavare gli
spazi per l'accoglienza dei visitatori e per fornire
informazioni sull'area archeologica. Sempre in questo
edificio si prevede la localizzazione
dell'Antiquarium dove esporre i principali reperti
archeologici ritrovati sull'area ed organizzare
mostre a tema, un'aula didattica completa i servizi
forniti ai visitatori, in particolare alle scuole che
possono organizzare visite assistite in cui gli
stessi archeologi diventano educatori con la
possibilità di trasferire agli studenti
l'esperienza di conoscenza acquisita.
Sul retro dell'edificio è localizzata un'area
per esposizioni all'aperto destinata a reperti di
grandi dimensioni.
Da una piccola area di sosta si accede alla
Necropoli, primo contatto con l'area più vasta
del Parco Archeologico di Hadrianopoli.
Proseguendo lungo la vecchia strada si individua
un'area sufficientemente ampia da destinare a
parcheggio per i visitatori, accessibile ai mezzi
anche di grandi dimensioni come pulman per comitive
numerose.
Da qui, passando sotto il cavalcavia della
superstrada, si accede all'area archeologica della
città antica.
Superato il cavalcavia all'inizio della strada
pedonale lastricata è localizzata un'area
verde attrezzata per la sosta e il ristoro dei
visitatori con un'alberatura di alto fusto in grado
di ombreggiare l'area nei mesi più
caldi.
Al limite ovest di quest'area è previsto un
edificio in struttura lignea destinato a biglietteria
dotato di bar e servizi igienici.
Proseguendo lungo la strada pedonale si incontra
un'area attrezzata per le esigenze degli archeologi
che operano sul sito e per il ricovero dei mezzi
d'opera che contribuiscono allo scavo.
Questa è protetta da una siepe che costituisce
barriera visiva e impedisce ai visitatori di
curiosare e interferire con il lavoro degli
specialisti.
All'interno dell'area è prevista la
realizzazione di un edificio in struttura lignea, non
stabilmente infisso al suolo, funzionale alle
necessità degli operatori scientifici e al
primo trattamento dei reperti portati alla luce nel
corso degli scavi.
Dal retro dell'edificio si accede direttamente
all'area archeologica con un percorso diverso
rispetto a quello dei visitatori tale da evitare che
operatori e mezzi interrompano il flusso
turistico.
I visitatori accedono all'area da un cancello posto
sul limite ovest della recinzione in rete metallica
che circonda il sito e attraversano l'area lungo
percorsi protetti corredati di segnaletica specifica,
che impediscono al normale flusso turistico di
danneggiare i monumenti portati alla luce.
5. Il Parco Archeologico della Valle del Drino:
un'occasione di sviluppo nel rispetto
dell'ambiente.
Il lavoro fin qui portato avanti ed illustrato nei
capitoli precedenti è solo l'avvio di un
processo che deve necessariamente portare alla
individuazione e realizzazione di vero e proprio
Parco Archeologico di area vasta che coinvolga
l'intera valle del Dino.
In questa grande culla di molte civiltà,
attraversata nell'antichità dall'importante
via Egnatia che collegava i balcani con la Grecia e
il mondo orientale, si sono susseguite vicende che
hanno segnato la storia dell'oriente e
dell'occidente.
Numerosi sono i siti lungo la Valle del Drino
individuati e non ancora esplorati o addirittura
ancora ignoti per localizzazione e dimensione.
La messa in rete dei siti noti già
rappresenterebbe un grande passo avanti nella
valorizzazione turistica della regione, anche in
considerazione della vicinanza con la Grecia di cui
potrebbe diventare un importante completamento
soprattutto per quanto riguarda la storia dell'Epiro
e del periodo storico del dominio di Alì
Pasha, le cui vestigia sono concentrate proprio in
questa zona.
Per avviare in maniera convinta tale processo sono
però necessari una serie di passaggi e di
approfondimenti finalizzati allo studio dell'uso del
suolo, del sistema delle infrastrutture esistenti e
future, del sistema dei servizi sempre con un occhio
al futuro dello sviluppo turistico dell'area,
all'individuazione delle Unità Territoriali e
delle Unità di Paesaggio con i principali
rischi a queste legate.
Da questa fase preliminare di analisi si dovrà
poi passare in fretta all'individuazione dei
principali obiettivi di protezione e tutela, di
riqualificazione e recupero paesistico-ambientale
delle unità individuate, valutandone le linee
di sviluppo compatibili con gli obiettivi
fissati.
Lo studio deve necessariamente partire dalla
creazione di una base cartografica informatizzata
collegata ad un GIS e alla conseguente costruzione di
un Sistema Informativo Territoriale della Regione,
sul modello dell'Ufficio di Piano costituito tra il
2002 e il 2006 a Gjirokastra per la progettazione del
Piano di Recupero del Centro Storico.
Questa struttura dovrebbe provvedere alle analisi
preliminari elaborando una serie di carte tematiche
finalizzate alla conoscenza approfondita del
territorio, con un occhio particolare al recupero
dell'esistente, sia per quanto riguarda le emergenze
paesistico-ambientali che per quanto riguarda quelle
storico-architettoniche.
Occorre ragionare in un'ottica di rete, superando i
localismi legati alle appartenenze etniche, molto
sentite in questa parte dell'Albania, e gli interessi
dei singoli municipi.
In un'ottica di recupero vanno anche pensate le
infrastrutture e le strutture ricettive che possono
utilizzare il patrimonio edilizio esistente
fortemente sottoutilizzato.
In una visione complessiva di area vasta un ruolo
importante può essere svolto da Gjirokastra e
dal suo castello dotato di ampi spazi da recuperare
per un uso museale, in un contesto storico unico
quale quello rappresentato dal suo Centro Storico
dichiarato nel 2005 dall'UNESCO "Patrimonio
dell'Umanità".
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