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PROGETTO DI
RIQUALIFICAZIONE DELLA VALDASO: INDIRIZZI E LINEE
GUIDA PER IL DISTRETTO VAL D'ASO
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ELEMENTI DI
CRITICITA' E CONFLITTI TRA ASPETTI NATURALI ED
ANTROPICI DEL TERRITORIO
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ANALISI DI SCENARIO
DELLO STATO DI FATTO (Swot Analysis)
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LINEE GUIDA
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ANALISI DI SCENARIO
IN SEGUITO ALL'ATTUAZIONE DELLE LINEE
GUIDA
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"PARCO PROGETTI" -
PROPOSTE OPERATIVE PER UNA PIANIFICAZIONE
TERRITORIALE INTEGRATA DELLA VAL D'ASO
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PRIME INDICAZIONI
SULLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA DEL BACINO
DELL'ASO
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RINGRAZIAMENTI
>> inizio
1. PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DELLA VALDASO:
INDIRIZZI E LINEE GUIDA PER IL DISTRETTO VAL D'ASO
>> inizio
1.1 Scopi, limiti e fasi del mandato
Il territorio della Valdaso rappresenta
un'opportunità strategica per il settore
economico (agricoltura, turismo) ed ambientale della
provincia di Ascoli Piceno.
Le sue caratteristiche geografiche, date dal fatto
che tale zona rappresenta un "corridoio" tra il
nucleo del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il
futuro Parco Marino del Piceno, e la sua notevole
potenzialità in termini ambientali e
paesaggistici rappresentano, infatti, la base per
poter dare nuovo impulso all'attuale tessuto
economico del territorio, basato su singole politiche
comunali non collegate tra loro.
In questo contesto s'inserisce il presente progetto,
cui obiettivi sono la definizione di linee guida per
lo sviluppo integrato e sostenibile della Val d'Aso e
la creazione dei presupposti per l'istituzione di un
Marchio d'Area che rappresenti il territorio.
Questo strumento permetterà l'attuazione di un
sistema di gestione e di pianificazione integrato
d'area vasta, incentrato su due principi cardine:
l'aumento della biodiversità e il
miglioramento dei valori paesaggistici, agricoli e
turistici dell'intera zona.
Tale progetto può essere, quindi, visto come
l'unione di tre distinti filoni d'azione:
- definizione di un Marchio d'Area per il
territorio della Val d'Aso, attraverso la
determinazione di un piano di gestione territoriale
strategico, ossia di una politica territoriale,
cooperativa e condivisa da tutti i comuni e le
realtà interessate dal progetto, in un'ottica,
quindi, di pianificazione di area vasta;
- definizione di proposte di riqualificazione
ambientale dell'intera asta del fiume Aso, che
rappresenta un elemento ambientale d'unione tra le
diverse realtà comunali insistenti nel
territorio in questione;
- definizione dei presupposti (linee guida) per la
creazione del "Distretto Rurale Valdaso" mediante la
valorizzazione turistica del territorio, con
particolare attenzione alla presenza di centri
storici che hanno mantenuto il loro aspetto
originario.
In questa situazione risulta necessario condurre
un'analisi settoriale dettagliata del contesto
territoriale nel quale il progetto si colloca,
definendo, quindi, un quadro esaustivo della
situazione "ante - operam" dell'area.
Risulta, inoltre, fondamentale conoscere e
pianificare quelle azioni che contribuiscono alla
conservazione, sviluppo e gestione del territorio,
nonché al miglioramento e potenziamento del
patrimonio ambientale dello stesso.
Ai fini, poi, della definizione delle linee guida e
degli interventi sui quali basare la futura
pianificazione territoriale risulta utile applicare
la procedura di "SWOT ANALYSIS", ossia di analisi di
progetto, sullo stato attuale del territorio definito
dall'analisi settoriale svolta.
La Swot analysis è una metodologia che
consente di rappresentare in modo visivo e razionale
l'influenza esercitata dai diversi agenti del
contesto ambientale sulla realizzazione del
progetto.
Questo strumento di analisi valuta il progetto in
un'ottica sistemica, consentendo d'individuare e
mappare i punti forza e di debolezza del sistema in
esame.
|
Punti di forza
|
Punti di debolezza
|
- ....
- ....
- ....
|
- ....
- ....
- ....
|
|
Opportunità
|
Minacce
|
- ....
- ....
- ....
|
- ....
- ....
- ....
|
Bisogna, inoltre, considerare che
l'esaustività e la bontà della
valutazione condotta con questa metodologia sono
funzione della completezza dell'analisi settoriale;
infatti non è sufficiente conoscere nel
dettaglio il tema specifico, ma è necessaria
la conoscenza totale del contesto generale nel quale
il progetto si colloca.
A questo punto, una volta definiti gli obiettivi del
progetto e aver compiuto una valutazione degli
scenari possibili, è opportuno effettuare una
seconda Swot Analysis al fine di mettere in evidenza
i loro effetti sul tessuto territoriale nel quale il
progetto s'inserisce; in particolare si vorrebbe
evidenziare come alcuni elementi, che prima
rappresentavano delle minacce o delle debolezze per
l'economia del territorio, in seguito
all'applicazione delle linee guida così
definite, potrebbero divenire delle
opportunità o addirittura dei punti di forza
per lo stesso.
Infine, allo scopo di gettare i presupposti per la
creazione del "Parco Rurale Produttivo" risulta
necessario interrelazionare le seguenti reti di
offerta e di iniziative:
- rete dell'ospitalità rurale ed
extralberghiera ⇒ turismo rurale;
- rete della spesa in fattoria ⇒ paniere dei
prodotti tipici e tradizionali di fattura agricola o
artigianale;
- rete dei ristoranti o dei ristori agrituristici;
- rete delle feste o delle sagre paesane legate ad
uno o più prodotti del territorio.
Bisogna comunque tener conto che la definizione delle
linee guida per una pianificazione territoriale
strategica di tutta la Valle dell'Aso, sarà
compiuta in base ai principi compatibili con il
concetto di Sviluppo Sostenibile e che, in
riferimento al comparto agricolo, questo sarà
riorganizzato sulla base di quanto definito dalle
Politiche Agricole Comunitarie, in cui si mira ad
un'agricoltura sostenibile che punti ad un
miglioramento della qualità delle pratiche
agricole (minor uso di fertilizzanti chimici di
sintesi) e del prodotto stesso.
Inoltre, anche la figura dell'agricoltore stesso
verrà valorizzata sulla base delle linee guida
comunitarie, secondo le quali tale figura non
è più solo "produttore"ma anche
"gestore" dell'impresa agricola.
Nel caso in questione si vuole incentivare la
riorganizzazione dei sistemi d'impresa a livello di
filiera al fine di migliorare la competitività
dei prodotti agricoli e agro - alimentari.
Nell'espletamento del nostro incarico, sulla base
degli obiettivi predefiniti, si sono incontrate
alcune difficoltà che hanno
rappresentato limiti allo
svolgimento del mandato e, quindi, un rallentamento
del lavoro di analisi e valutazione per
l'elaborazione di linee guida alla pianificazione e
progettazione territoriale integrata della Val d'Aso
e di proposte operative d'intervento.
I limiti nello svolgimento li possiamo così
riassumere:
- difficoltà nel reperimento, nella raccolta
e nel coordinamento (uniformazione) dei dati;
- presenza di dati scarsi e/o parziali,
disomogenei, non informatizzati e di difficile
interpretazione (es.: PRG, dati turistici ed
agricoli);
- difficoltà di comunicazione ed
interscambio critico di informazioni con le
Amministrazioni Comunali;
- approccio pianificatorio non sinergico e
disorganico che porta a trasformazioni territoriali
destrutturate e non coordinate.
È necessario modificare questa tendenza e fare
in modo che le Amministrazioni Locali orientino le
scelte urbanistiche verso un approccio culturale
basato sull'identità locale che non isoli tra
loro i singoli comuni, ma li faccia sentire un
territorio unico, complessivamente oggetto di una
pianificazione strategica integrata.
Riassumendo:
>> inizio
1.2 Raccolta, analisi e valutazione dei dati
In questa parte iniziale del documento è
importante sottolineare la rilevanza e
l'utilità delle ricerche, delle analisi e
delle valutazioni effettuate sui dati e sulla
documentazione raccolta.
Il lavoro di analisi e valutazione comparata dei dati
rappresenta l'impegno cardine e propedeutico alla
definizione di linee guida comuni per la
pianificazione e gestione integrata del territorio
della Val d'Aso.
Lavoro che viene riportato per esteso negli allegati
al presente documento.
Le indicazioni pianificatorie e progettuali
conclusive sono pertanto il risultato dell'accurato
studio compiuto, che ha permesso di dichiarare, non
soggettivamente, ma su basi oggettive, che la Val
d'Aso è prevalentemente vocata all'agricoltura
ed al turismo, molto meno alle attività
industriali. I dati statistici, i trend economici di
crescita, gli studi territoriali, le analisi
socio-economiche confermano, infatti, le
peculiarità e le attitudini agro-turistiche
della valle.
Le grandi realtà produttive che si riscontrano
lungo il fiume Aso, come ad esempio a Comunanza, sono
state definite e pianificate su base economica,
ovvero in funzione della disponibilità di
finanziamenti ed incentivi economici per lo sviluppo
di determinati settori (es.: industriale-produttivo)
nelle aree definite depresse (es.: Cassa del
Mezzogiorno).
Le aree produttive non sono, infatti, il risultato di
analisi territoriali, ambientali logistiche sulla
base di regole di pianificazione urbanistica del
territorio, ma bensì il risultato di una
logica di emergenza e di mercato. Lo studio della
storia locale e nazionale (territoriale ed economica)
e l'analisi dei dati mostrano e confermano questi
aspetti.
Le linee guida definite in questo documento vogliono
essere, quindi, il tentativo per ricalibrare ed
indirizzare nuovamente lo sviluppo economico e
territoriale della Val d'Aso verso le sue
peculiarità e le reali esigenze delle
componenti locali, sia naturali sia antropiche.
Di seguito, per facilitare la comprensione di quanto
detto e rendere più intuitivo il nostro
ragionamento ed il legame tra studi ed analisi
propedeutiche e definizione di linee guida, si
riporta l'elenco sintetico degli allegati:
-
ALLEGATO 1 ANALISI DELLO STATO ATTUALE
DEL TERRITORIO DELLA VALDASO
-
1.1 Analisi territoriale
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1.2 Analisi economica
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1.3 Analisi degli aspetti
sociali
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1.4 Analisi degli aspetti
pianificatori del territorio
-
ALLEGATO 2 PROCESSO DECISIONALE E DI
PIANIFICAZIONE TERRITORIALE INCLUSIVO
-
2.1 I progetti di Agenda
21 Locale in Provincia di Ascoli Piceno
-
2.2 La partecipazione
pubblica come strumento di consenso politico
e pianificazione territoriale
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ALLEGATO 3 ESEMPI DI MARCHI D'AREA: GLI
ANALOGHI
-
3.1 Marchio d'area
montagne pistoiesi
-
3.2 Patto territoriale
per l'occupazione e lo sviluppo integrato del
Comprensorio Chetino-Ortonese
-
3.3 GAL area
Dauno-Ofantino (Manfredonia & Co)
-
ALLEGATO 4 APPROFONDIMENTO SUI TEMI DI
TURISMO, FILIERA E PAESAGGIO
>> inizio
1.3 L'importanza dell'istituzione del marchio
territoriale: tutela, valorizzazione ed
identificazione territoriale
La riqualificazione, la tutela e la salvaguardia dei
caratteri locali e delle valenze territoriali, sia
naturali sia storico-culturali della Val d'Aso sono
azioni che devono considerare tutte le questioni
rilevanti per l'ambito di progetto e prevedere
interventi integrati per tutte le componenti
territoriali (naturali ed antropiche).
Il ripristino di elementi di interconnessione
naturale all'interno delle aree antropizzate e in
particolare nelle zone rurali ha un ruolo
fondamentale nel ripristino e nella valorizzazione
del territorio, in grado di innescare un meccanismo
di feed back positivo per tutta la valle. Il reticolo
idrografico minore, assieme alla dorsale principale
costituita dal fiume, può svolgere questa
azione di ricomposizione territoriale.
È quindi importante pensare anche ad una
strategia d'interventi tesa ad incrementare la
naturalità e la funzionalità fluviale
dei corpi idrici.
Consentire ai corsi d'acqua di riappropriarsi di
tutte le proprie funzioni ha un effetto positivo dal
punto di vista paesaggistico, culturale, ecologico e,
soprattutto, del rischio idrogeologico. Inoltre, la
tutela e la valorizzazione del sistema idrografico
vallivo rappresenta un elemento imprescindibile
nell'ottica di una gestione sostenibile del
territorio.
Dall'analisi delle risposte date nel questionario
consegnato agli attori locali, si riscontra che negli
ultimi decenni il territorio della Valdaso ha subito
notevoli trasformazioni dovute alle modificazioni
urbanistiche che hanno determinato l'aumento
progressivo di aree urbane, industriali ed
artigianali, con la conseguente riduzione del
paesaggio rurale e delle componenti naturali,
nonché la modificazione dell'assetto del fiume
(degrado dell'ambito fluviale, perdita di elementi
naturali e peggioramento dell'assetto idrologico ed
idrogeologico). Ciò nonostante, la Val d'Aso
non ha subito uno sviluppo caotico.
Come segnalato e riscontrato la Valle presenta,
però, problemi di eccessivo sfruttamento delle
risorse idriche e del territorio rurale e fenomeni di
degrado e parcellizzazione; per questi motivi il
territorio necessita di interventi di recupero
rivolti alla valorizzazione del concetto di paesaggio
quale elemento di identificazione territoriale e
coesione sociale.
Si tratta di avviare un processo culturale di
gestione del territorio in grado di connettere e
valorizzare le risorse locali, di rendere consapevole
la collettività ed i singoli individui,
cosicché le diversità e la
complessità locale vengano considerate come
risorsa per lo sviluppo economico, sociale e
culturale, nel rispetto delle criticità, delle
valenze e delle componenti ambientali del
territorio.
L'analisi del territorio della Val d'Aso evidenzia un
sistema di corridoi ecologici esistenti e potenziali
non connessi, sottolineando così l'importanza
del ripristino degli elementi di interconnessione
naturale, lungo i corsi d'acqua, all'interno delle
aree antropizzate e nelle zone rurali.
La capillarità e le caratteristiche delle
risorse idriche della Val d'Aso (fiume Aso ed
idrografia minore) rappresentano un elemento di gran
valore ecologico per la connettività ecologica
e la riqualificazione territoriale ed ambientale
complessiva.
E' importante pensare ad una strategia d'interventi
volta ad integrare tutte le componenti territoriali
per costruire strumenti di programmazione,
pianificazione e gestione territoriale rispondenti
alle reali esigenze locali e compatibili con il
contesto.
Conseguentemente, si potranno realizzare progetti ad
hoc di tutela e valorizzazione della Valle, in grado
di ottimizzare l'uso delle risorse e delle
peculiarità locali.
Per la Val d'Aso, risulta importante incrementare la
naturalità e la funzionalità fluviale
del fiume e del reticolo minore, consentendo ai corsi
d'acqua di recuperare tutte le funzioni proprie,
creando feed back positivi dal punto di vista
paesaggistico, ecologico e della tutela del rischio
idrogeologico, meccanismo importantissimo per una
gestione sostenibile del territorio.
Al fine di definire una serie di misure
complessive ed integrate di sviluppo locale, è
quindi necessario un inquadramento di area vasta al
quale possono poi far capo in modo sinergico misure
di interventi differenziate (parco fluviale,
rivitalizzazioni, sic, programmi sviluppo rurali,
turismo, ecc).
>> inizio
1.4 Le fasi per la definizione del distretto
Per la definizione di principi guida volti alla
costruzione di un'identità territoriale del
distretto della Val d'Aso e, quindi, di un marchio
distintivo delle sue peculiarità è
fondamentale la conoscenza del territorio, della sua
storia e della sua cultura.
La conoscenza del territorio e del suo genius loci,
dell'identità culturale locale, permette di
recuperare elementi tematizzanti che possono essere
utilizzati nelle fasi di costruzione
dell'identità comune e di definizione di un
ambito riconoscibile, sia internamente sia
esternamente l'area.
È, quindi, necessario conoscere non solo le
caratteristiche e le attività tipiche di un
luogo ma anche le radici e le motivazioni
storiche.
Oltre alla storia locale, è importante
conoscere anche le strategie e gli obiettivi
politico-pianificatori, nonché le componenti
territoriali, ambientali e socio-economiche
dell'ambito analizzato.
Vanno perciò studiati gli strumenti di
programmazione, pianificazione e gestione del
territorio, sia a scala vasta sia locale, e deve
essere analizzato il territorio nel suo
complesso.
Con il quadro completo dei caratteri peculiari,
storici ed attuali, del territorio, si possono
facilmente riconoscere le eccellenze dei settori di
attività presenti (agricoltura di
qualità, artigianato tipico, ristorazione
compatibile e slow food, artigianato tipico, turismo
di qualità, …).
Individuare elementi forti, distintivi e di
qualità consente di innescare un circolo
virtuoso per lo sviluppo locale.
Per creare e consolidare un'identità locale ed
avviare un processo di sviluppo integrato e diffuso,
oltre alla conoscenza dei luoghi, intesi come spazio
vissuto e realtà con le sue caratteristiche,
risulta fondamentale definire e conoscere gli attori
locali (stakeholder).
Bisogna studiare e mappare "sul campo" (analisi
socio-economiche approfondite; predisposizione di
questionari) la realtà da sviluppare,
attraverso la conoscenza diretta delle persone,
così da definire quali sono soggetti rilevanti
per il processo da innescare e creare un rapporto di
fiducia e collaborazione con il gruppo
individuato.
Gli stakeholder vanno coinvolti direttamente ed
indirettamente, sia materialmente sia emotivamente,
nelle attività di costruzione del progetto di
distretto, ovvero di marchio d'area.
Altro elemento fondamentale è la gestione dei
conflitti e, ove possibile, la creazione di consenso
e consapevolezza fra tutti i portatori di interessi
rilevanti per la comunità (es.:
amministrazioni locali, enti competenti, associazioni
e gruppi sociali attivi, aziende legate al
territorio, …), ovvero tutti coloro che
possono favorire od ostacolare la riuscita
dell'operazione.
In seguito alle analisi, si possono definire i
tematismi tipici, ovvero gli elementi caratterizzanti
del territorio. Con l'individuazione del tema (o dei
temi) che distingue e domina un ambito territoriale,
nello specifico della Val d'Aso, si ha la base che
permette di riconoscere quest'ambito anche
all'esterno come un unico contenitore di una serie di
elementi di tipicità (es.: il parco del
tartufo piceno, il miele marchigiano, l'ulivo
marchigiano, i prodotti ortofrutticoli della Val
d'Aso, …).
Questi caratteri distintivi devono essere organizzati
e diffusi nel territorio di origine, così da
creare un interesse in chi usufruisce dell'area, dei
suoi servizi e dei suoi prodotti ed avviare un
meccanismo di appartenenza e partecipazione al
mantenimento di standard di qualità elevati
dei prodotti e dei processi tipici di questi
luoghi.
Un'area viene generalmente riconosciuta per le sue
peculiarità, quando il consumatore/turista
individua un particolare evento o prodotto come
elemento esclusivo dell'area in cui è stata
conosciuto.
Per avviare un progetto strategico di sviluppo
integrato del territorio è fondamentale,
quindi, avviare un processo di coinvolgimento e
partecipazione di tutti gli stakeholder locali,
individuati attraverso una mappatura della
realtà locale possibile grazie ad un'analisi
socio-economica e culturale del contesto.
I principali stakeholder sono:
- enti pubblici (comuni, musei, trasporti,
parcheggi, ecc),
- organi istituzioni (provincia, regione),
- associazioni di categoria ed organismi di
rappresentanza (CCIAA, Associazioni di Categoria,
gruppi informali, ecc.),
- soggetti privati (pubblici esercizi,
intrattenimenti, alberghi, ristoranti, luoghi di
ritrovo, osterie ed enoteche, ecc).
La collaborazione e la concertazione tra attori
rilevanti è molto difficile, ma essenziale per
garantire un approccio strategico di sviluppo.
Si devono definire, programmare e gestire un piano di
coinvolgimento e partecipazione che preveda
iniziative per la gestione comune di progetti ed
interventi sul territorio, corsi di formazione e la
sensibilizzazione dei soggetti che operano sul
territorio e che possono essere influenzati dalle
azioni di progetto.
Allo scopo di creare un rapporto sinergico tra
soggetti ed innescare un meccanismo di feed back
positivi per lo sviluppo del territorio è
importante anche definire ed organizzare un organismo
per la gestione comune per la diffusione uniforme ed
efficace delle informazioni, per la coesione e
l'interazione dei soggetti coinvolti, per la
promozione di iniziative di tutela e valorizzazione
delle valenze locali.
>> inizio
2. ELEMENTI DI CRITICITA' E CONFLITTI TRA ASPETTI
NATURALI ED ANTROPICI DEL TERRITORIO
Dall'analisi e dagli studi sulle caratteristiche
territoriali, ambientali, del settore agricolo
(ambiente ed economia) e socio-economiche complessive
dell'area, nonché dall'analisi comparata degli
strumenti urbanistici locali (Piani Regolatori
Generali - PRG e Piani di Fabbricazione - PdF) sono
emersi alcuni ambiti territoriali di
criticità.
Essi rappresentano zone critiche, più o meno
circoscritte, nelle quali gli interventi antropici
hanno determinato situazioni di
conflitto tra la programmazione urbanistica
ed i vincoli territoriali esistenti (v. ambientali,
v. paesaggistici, v. storico-culturali) ed
ambiti di criticità tra la
programmazione urbanistica e le valenze ed i
caratteri del territorio.
In queste porzioni di territorio, infatti, le valenze
(ambientali, naturali, storico-culturali, artistiche
e sociali) e le criticità ambientali locali
(ambienti sensibili, ambiti degradati, zone a rischio
frane o esondazioni, …) rappresentano
attributi ulteriori dell'ambito territoriale in esame
ed un condizionamento aggiuntivo (oltre ai vincoli di
legge della pianificazione sovraordinata) alla
pianificazione urbanistica del territorio.
Nelle previsioni urbanistiche, tuttavia, i piani
regolatori comunali (PRG o PdF) non hanno sempre
considerato e valutato tutte le componenti
territoriali al fine di garantirne la tutela, la
valorizzazione e la riqualificazione dei rispettivi
ambiti comunali e, conseguentemente, anche dei
territori circostanti.
Per una pianificazione integrata del territorio
è fondamentale che tutti i Comuni passino da
un approccio dove le previsioni della pianificazione
locale sono settoriali ed isolate rispetto alle
previsioni degli altri settori e dei territori
limitrofi, ad un sistema di pianificazione concertata
e condivisa, dove le previsioni pianificatorie ed
urbanistiche della Val d'Aso sono ragionate e
definite su base condivisa da parte di tutti i Comuni
interessati.
La determinazione collettiva di esigenze,
problematiche, potenzialità e debolezze dei
territori della Val d'Aso può essere il
presupposto per un "Piano Regolatore
Intercomunale".
Da queste analisi è stata definita, quindi, la
tavola delle criticità riscontrate, dalla
quale sono emersi alcuni ambiti critici, ovvero aree
nelle quali si riscontrano appunto una serie di
conflitti tra le peculiarità del territorio,
le sensibilità e le previsioni degli strumenti
urbanistici locali.
Gli ambiti critici, si possono sinteticamente
suddividere in:
-
ambiente golenale con rischio di
esondazione, nel quale è prevista la
localizzazione delle principali e più
consistenti aree di espansione e/o completamento di
nuovi poli industriali.
I comuni interessati, in modo particolare, da
queste previsioni sono Comunanza, Force e Rotella
(Comuni compresi nella proposta Cons.Ind per la
modifica del PTCP), Montefalcone Montelparo,
Ortezzano, Petritoli.
-
Paesaggio storico agrario dei
Comuni di Montefiore, Monterubbiano, Moresco e di
Montelparo.
Questi territori sono influenzati dalle continue
trasformazioni irreversibili dovute alle previsioni
urbanistiche degli strumenti locali (nuove zone
residenziali, nuove aree a servizi, nuove aree
produttive e commerciali).
Senza una pianificazione accorta dei sistemi
territoriali c'è il rischio di perdere
elementi importanti del paesaggio della memoria.
-
Zone di frana diffuse in tutto
l'ambito della Val d'Aso.
Le ipotesi di nuove zone di completamento ed
espansione sono spesso previste dai PRG in
prossimità di aree a rischio frana (versanti
e crinali) senza valutarne i rischi potenziali e
reali che possono derivare da calamità
naturali eccezionali (es.: piogge abbondanti,
alluvioni, terremoti, …).
-
Area di rilevanza floristica
localizzata nel Comune di Pedaso, in
prossimità dell'ambito urbano.
Per quest'area c'è il rischio elevato di
essere progressivamente circondata dall'espansione
urbanistica di nuove aree residenziali e di servizi
o, addirittura, da nuove aree
produttive-commerciali che nel comune di Pedaso
sono già previste in prossimità del
fiume Aso.
Altro ambito nel quale la pianificazione locale
deve prestare attenzione alle presenze naturali,
è il territorio di Comunanza caratterizzato
dalla presenza di notevoli superfici a parchi e
foreste che, lungo il fiume, subiscono
l'interferenza con espansioni urbanistiche di aree
produttive e commerciali.
-
Ambienti naturali di notevole
rilevanza per le loro caratteristiche
ambientali, paesaggistiche, nonché per la
presenza di ecosistemi ed habitat di particolare
pregio per la protezione di specie
floro-faunistiche (in particolare di specie
dell'avifauna locale).
I vincoli della pianificazione sovraordinata (PPAR,
PAI, PAE, PTCP) ed il Piano del Parco dei Monti
Sibillini normano questi territori con
prescrizioni, vincoli e direttive particolarmente
restrittive per le trasformazioni
territoriali.
I comuni interessati da questi ambiti sono i comuni
montani.
Accanto a tali elementi, dall'analisi del territorio
sono emersi ulteriori fattori di criticità e
di conflitto che coinvolgono l'intera area di
studio.
In particolare ci si riferisce al conflitto costante
tra l'agricoltura e le attività produttive,
ovvero tra le attività agricole, quindi gli
spazi riservati alle colture, e le espansioni
urbanistiche mirate all'ampliamento delle zone
produttive esistenti o alla previsione di nuove aree
(ZTO D) per la localizzazione delle attività
artigianali, industriali e commerciali.
Il problema riscontrato è rappresentato dal
fatto che viene data massima priorità allo
sviluppo produttivo del territorio, la cui
conseguenza più immediata è
rappresentata dalla relativa facilità
d'insediamento delle aree destinate a tali
attività non ostacolate da particolari e
attente prescrizioni procedurali e amministrative,
assegnando minor importanza alla valorizzazione delle
produzioni agricole locali (prodotti tipici) e la
riqualificazione ambientale delle aree agricole
stesse.
In riferimento alla localizzazione delle zone
produttive occorre sottolineare come spesso siano
realizzate in aree limitrofe ai confini
amministrativi comunali; posizione strategica al fine
di sottrarre risorse ai comuni "rivali" dal punto di
vista del ritorno economico-produttivo.
Da queste considerazioni emerge come Comunanza
rappresenti un ambito critico d'importanza rilevante;
il territorio comunale, infatti, vede un'espansione
urbanistica residenziale, di dimensioni notevoli,
ubicata in ambiti sensibili e di pregio del fiume
Aso.
Il territorio, inoltre, ospita la zona produttiva
più grande della Valdaso, nella quale si
trovano le principali aziende e attività
produttive. In quest'ambito è prevista,
inoltre, una zona di espansione produttiva di
considerevoli dimensioni, che senza dubbio incrementa
l'importanza strategica del territorio stesso.
Di conseguenza, oltre alla discussione collettiva e
fortemente argomentata sul dimensionamento
dell'espansione dell'area esistente e sulla
delocalizzazione delle aree di progetto, andrà
pensato e concertato anche un piano futuro di
eventuale dismissione delle attività
insediate, definendone i costi.
Questo tema necessita pertanto, di una fase di
discussione strutturata e dell'organizzazione di un
tavolo tecnico-politico.
Dal momento, poi, che tali zone risultano ubicate
lungo le aree di esondazione del fiume Aso, nelle
quali è riscontrata la presenza di valenze
naturali non antropizzate e, quindi, di elevato
pregio ambientale, è ragionevole valutare gli
impatti promossi con un ottica molto più
severa di quella applicata alle zone produttive
ubicate nei comuni costieri, per le quali l'ambiente
naturale è già notevolmente compromesso
(gli impatti ambientali causati agli ambienti
circostanti dalle aree produttive di Comunanza
saranno molto più rilevanti di quelli causati
nelle aree costiere).
Per ognuno di questi ambiti critici, è
necessario rivedere le previsioni di trasformazione
del territorio e ragionare in sinergia per garantire
la tutela e l'ottimizzazione nell'uso delle risorse
locali (naturali, ambientali, storico-culturali,
sociali e, non per ultime, economiche).
Nella tavola delle criticità e degli ambiti di
conflitto tra gli elementi del territorio e strumenti
di pianificazione urbanistica locale (P.R.G. e P. di
F.) sono stati evidenziati tre livelli di
criticità e conflitto:
- un primo livello che individua
gli "ambiti di criticità puntuali"
- un secondo livello che evidenzia
le "ambiti di criticità circoscritti"
- un terzo livello che evidenzia
gli "ambiti di criticità d'area vasta"
- un quarto livello che evidenzia
le criticità lineari del territorio
Il primo livello di criticità
individua gli elementi puntuali di conflitto e
criticità, ovvero situazioni ambientali
localizzate (ambienti degradati o abbandonati,
versante o crinale a rischio frana, zone a rischio
esondazione, ...) che caratterizzano un ambito
specifico (porzione di alveo od ambito golenale,
terreno agricolo, area floristica puntuale, bosco,
prato, …).
In questi ambiti, il conflitto con la pianificazione
sovraordinata e la criticità è
chiaramente riconoscibile e l'intervento di
ripristino, riqualificazione, rinnovo, tutela
può essere specifico e diretto alla
risoluzione della singola problematica (es.: progetti
pilota per la rivitalizzazione e rinaturalizzazione
del fiume Aso).
Il secondo livello, invece,
considera tutti gli ambiti di criticità che si
localizzano in una zona circoscritta del territorio e
che esprimono le conflittualità tra una
componente urbanistica (zona produttiva; zona
residenziale; zona per attività e servizi
collettivi) e le valenze/sensibilità
territoriali o vincoli ambientali alla pianificazione
(es.: area a rischio esondazione; area di frana,
paesaggio agrario; area a vincolo idrogeologico; aree
floristiche; parchi e foreste; …).
La gestione del problema richiede un ragionamento che
preveda l'identificazione di soluzioni integrate per
le conflittualità che interessano l'ambito
individuato.
Il terzo livello evidenzia la
presenza di un'area estesa dove sono identificati
numerosi ambiti circoscritti di criticità e
dove le problematiche sono molteplici e più
complesse.
Queste aree mostrano porzioni di territorio nelle
quali è necessario un ragionamento complessivo
per identificare strategie di pianificazione volte
alla tutela ed alla valorizzazione di componenti
territoriali (fiume ed ambiti golenali, aree
floristiche, boschi e foreste, paesaggio agrario,
aree di costa, …) ed alla gestione di
molteplici problematiche (ampliamento ed espansione
residenziale, ampliamento ed espansione dei poli
produttivi, nuove aree ricettive, tutela e ripristino
delle aree sensibili, …).
In queste aree, è più che mai
necessario un ragionamento complessivo e strategico,
nonché una concertazione delle soluzioni
pianificatorie a scala intercomunale.
Il quarto livello di criticità, infine,
considera tutti gli ambiti di criticità
lineari che esprimono le conflittualità che si
instaurano tra la pianificazione urbanistica e gli
elementi di vincolo.
In questo gruppo rientrano le linee elettriche
dell'alta tensione e le infrastrutture viarie
(strade, ferrovie).
Per l'ambito della Val d'Aso, la questione della
viabilità è molto importante ed
è decisamente delicata.
Al fine di delineare le soluzioni pianificatorie
strategiche per la valorizzazione e lo sviluppo di
questo territorio è necessario considerare
l'importanza rivestita da questa componente: le
infrastrutture, infatti, rappresentano un elemento di
connessione locale e territoriale e un fattore
strategico per il sistema produttivo dell'area.
Nonostante ciò, è opportuno non
tralasciare il lato ambientale della situazione: il
sistema della mobilità rappresenta un elemento
di potenziale conflitto con i vincoli previsti dai
piani e origina ambiti di notevole criticità
rispetto alle valenze naturali, ambientali e
paesaggistiche del territorio, come si può
osservare nella tavola "conflitti e
criticità".
In questa tavola, infatti, è possibile
riscontrare la presenza di tre livelli di
infrastrutture:
- viabilità di connessione statale:
autostrada (A14) e strada statale n°16
(Adriatica);
- viabilità di connessione regionale: Strada
Pedemontana e Mezzina;
- viabilità di connessione provinciale:
Strada provinciale n°433 che costeggia il fiume
Aso.
Le infrastrutture appartenenti al primo livello sono
localizzate nella fascia costiera, caratterizzata da
un ambito di criticità rilevante di tipo
areale. Questa particolare ubicazione fa sì
che tali strutture accentuino il livello di
criticità già esistente, dovuto al
conflitto tra le zone di espansione residenziale e
produttiva dei comuni insistenti e la fascia di
esondazione del fiume e gli altri vincoli
territoriali lì localizzati.
Le infrastrutture a livello interprovinciale
attraversano il fiume e le aree agricole creando
diversi ambiti di criticità; il sistema
viario, infatti, qui si sovrappone ad un sistema
territoriale complesso e caratterizzato da molteplici
e diversificati vincoli urbanistici, ambientali e
naturali.
Infine, le strade provinciali che costeggiano il
fiume Aso sono responsabili dell'insorgenza di
ulteriori ambiti di conflitto e criticità con
l'ambiente fluviale a causa della vicinanza
all'ambiente golenale e all'eccessivo flusso di mezzi
pesanti che vi transitano.
Va ribadito che a tutti i livelli di analisi
dei conflitti e delle criticità, deve essere
applicato un approccio integrato, con il quale gli
attori rilevanti (stakeholder) concertano le azioni e
le attività da svolgere per la risoluzione e/o
la gestione di conflitti e criticità
territoriale, sia di tipo puntuale che
d'area.
>> inizio
3. ANALISI DI SCENARIO DELLO STATO DI FATTO (Swot
Analysis)
Come già ribadito nel primo capitolo,
l'approccio strategico adottato nel presente lavoro
ha previsto lo svolgimento di un 'analisi di scenario
compiuta sulla base della tecnica di Swot
Analysis.
Questo strumento permette di rappresentare
l'influenza esercitata dai diversi fattori del
ambiente naturale e antropico sulla realizzazione del
progetto, consentendo di individuare e mappare i
punti di forza, di debolezza, le opportunità e
le minacce.
In linea con quanto definito, dall'analisi dello
stato attuale del territorio della Val d'Aso sono
stati individuati numerosi elementi che vengono di
seguito classificati secondo quanto previsto dalla
Swot Analysis.
Alcuni di questi elementi fungono da punti di
forza per l'area considerata, in termini sia
di valorizzazione turistica, che economica e sociale;
in particolare, bisogna evidenziare che il territorio
provinciale nel quale la Valle dell'Aso è
inserita, gode di una posizione geografica
strategica, di fatti il territorio piceno si colloca
lungo la direttrice adriatica e assume la funzione di
"territorio cerniera", ossia di zona di connessione
tra la parte nord-orientale ed industrializzata del
territorio abruzzese (provincia di Teramo) e la
provincia di Macerata.
A questo si aggiunge la dotazione di un cospicuo
patrimonio ambientale e storico architettonico
diffuso in modo pressoché uniforme su tutto il
territorio: la collina, contigua alla fascia
costiera, e l'area montana costituiscono una preziosa
risorsa in grado di contribuire alla crescita
economica della provincia e all'innalzamento dei
livelli occupazionali.
In proposito è da sottolineare la presenza di
valori storici qualitativamente e quantitativamente
rilevanti, di fatti nelle aree montane ed alto
collinari sono significative le permanenze del
paesaggio storico; inoltre, altro punto cardine
è rappresentato dal territorio
paesaggisticamente differenziato: nella Valle
dell'Aso è possibile trovare paesaggi montani,
collinari e costieri in successione tra loro.
Oltre a questo, sono presenti altri fattori, che allo
stato attuale rappresentano delle potenzialità
per il territorio in esame; più in dettaglio
la prossimità ad aree fortemente attrattive
turisticamente e la vicinanza ai Parchi Nazionali dei
Monti Sibillini e dei Monti della Laga.
Dal punto di vista più strettamente economico,
fondamentali risultano l'elevata diffusione delle PMI
cui si associa una notevole propensione allo sviluppo
delle attività artigianli nonché la
presenza di un significativo patrimonio di produzioni
tipiche, come ortaggi, frutta, vini,…
In contrapposizione a questa serie di fattori, sono
presenti molti elementi di debolezza
fortemente radicati nella realtà della Val
d'Aso, i quali bloccano le possibili
opportunità di riscatto di questo territorio
ed inibiscono la funzione dei punti di forza.
In particolare, si nota la mancanza di un reale
coordinamento tra le diverse espressioni sociali ed
istituzionali a livello provinciale che ha come
conseguenza, sul piano sociale, la mancanza di
coesione e di identità locale da parte della
popolazione, e sul piano economico, l'ampliarsi del
divario tra le dinamiche di crescita dell'area
settentrionale e centro-meridionale del
territorio.
A quest'ultimo elemento va, quindi, collegata la
persistenza del ruolo marginale delle aree collinari
interne e montane rispetto alle dinamiche di sviluppo
del resto della provincia.
A quanto delineato fa capo una grave frammentazione
politica amministrativa e territoriale che ha
comportato una disaggregazione dei territori comunali
e una mancanza di omogeneità nei Piani
Regolatori Generali.
Più in dettaglio, a livello di programmazione
si rileva una pianificazione integrata e coordinata
assente all'interno dei singoli territori comunali,
nel rapporto tra insediamento storico, produttivo e
nuove espansioni; inoltre è da rilevare una
scarsa integrazione delle aree tutelate con il
sistema di fruizione del territorio e con l'economia
complessiva dello stesso.
A questi elementi vanno poi aggiunti l'elevato stato
di degrado e di abbandono dei nuclei storici
più piccoli e la presenza di livelli di
servizi alla popolazione nelle aree interne
notevolmente più bassi rispetto alle aree
litoranee.
In riferimento ai siti produttivi, numerosi sono i
punti di debolezza, tra i quali i più
rilevanti sono un'inadeguata forza commerciale delle
aziende, cui si aggiunge una scarsa diffusione delle
iniziative di internazionalizzazione delle stesse e,
non meno importante, una mancanza d'interesse
nell'adozione dei sistemi di qualità e di
certificazione dei prodotti. A peggiorare la
situazione è da sottolineare la presenza di un
sistema viario non adeguato alle capacità
produttive e alla struttura industriale del
territorio: di fatti la carenza di arterie che
consentono un agile collegamento tra la parte
meridionale e settentrionale della provincia,
attraverso le aree montane e collinari, crea evidenti
diseconomie tra i sistemi produttivi dell'area.
Per quanto concerne, invece, le produzioni tipiche
locali, oltre a un basso livello di integrazione
lungo le filiere, è stata rilevata una quasi
totale assenza di marchi di tipicità dei
prodotti.
La situazione risulta, quindi, caratterizzata da una
totale mancanza d'identità territoriale delle
produzioni agricole: infatti la frutta e gli ortaggi
prodotti nella Val d' Aso possiedono caratteristiche
qualitative eccellenti, tuttavia nel passaggio dai
campi ai banchi di vendita perdono quasi tutto il
loro legame col territorio, diventando ortaggi e
frutta qualsiasi.
Questo è dovuto, in parte, alla mancanza di
un'efficace politica di promozione del prodotto, e
dall'altra dalla carenza di servizi e strutture di
qualità per la valorizzazione delle
tipicità e dell'ospitalità.
Infine, in riferimento al turismo, la situazione si
presenta altrettanto critica; di fatti, nonostante le
notevoli potenzialità delle zone collinari e
montane, vi è un forte distacco con le
attività turistiche che hanno luogo nell'area
costiera.
Inoltre, va sottolineata la presenza di
un'insufficiente attività di promozione dei
circuiti turistici, attivabili mediante la
valorizzazione delle risorse naturalistiche
dell'entroterra, cui vanno aggiunti la mancanza di
collaborazione e di coordinamento tra gli operatori
turistici e la presenza di esercizi e di strutture
ricreative che non sono in grado di rispondere alle
esigenze della domanda in termini di confort e
servizi richiesti.
Nonostante il quadro tracciato fino a qui non sia di
certo positivo, nel territorio in esame si possono,
comunque, individuare degli elementi che fungono da
opportunità di rilancio per questa area; per
contro sono anche individuabili numerosi fattori che
possono fungere da minaccia nello scenario attuale
studiato.
Innanzitutto, le opportunità sono
rappresentate dalla consapevolezza, tra gli
imprenditori, dell'importanza dell'aggiornamento
professionale, dell'assistenza tecnica e della
diversificazione dell'attività aziendale;
inoltre, anche l'elevata presenza di produzioni
tipiche legate alle tradizioni e alla cultura locale
e la vocazione di molti areali verso produzioni
alimentari di qualità, rivestono posizioni di
rilievo in questo senso.
A completare questo quadro sono da sottolineare la
crescente attrattiva dei consumatori verso prodotti
biologici, di qualità e tipici, la
possibilità di avviare accordi di cooperazione
tra imprese e, infine, il possibile avvio di
iniziative di internazionalizzazione delle
stesse.
A questo punto, per rendere completo il quadro
costruito finora, è utile analizzare i fattori
che rappresentano delle minacce nel contesto socio -
economico e pianificatorio attuale.
Come prima cosa è da evidenziare l'avvio di un
processo di espansione disordinata e disorganica
delle aree urbane, diversamente chiamato "URBAN
SPRAWL" (per approfondimento, si veda l'Allegato 1,
pag. 94), cui conseguenze potrebbero essere
l'eccessiva cementificazione del territorio e lo
sfruttamento eccessivo del fiume Aso e dei suoi
ambiti, senza considerare eventuali fasce di
rispetto.
A questo va aggiunto il divario sempre più
evidente tra le dinamiche di crescita dell'area
settentrionale e centromeridionale della provincia;
situazione di squilibrio che può essere
riscontrata anche nell'ambito turistico con il ruolo
dominante del turismo balneare, cui non corrisponde
un'adeguata valorizzazione di altre tipologie di
domanda che potrebbero trovare una correlazione con
gli altri ambiti territoriali, che hanno comunque
rilevanti potenzialità di sviluppo. A questo
va aggiunta anche la mancanza d'interesse da parte
del turista per le aree rurali e montane.
Altri elementi di minaccia non trascurabili sono
rappresentati dalla presenza di un consolidato
sistema economico di sopravvivenza, cioè
totalmente dipendente dai possibili finanziamenti
(nazionali, regionali, comunitari) e dalla sensazione
di staticità del territorio in
contrapposizione ai fenomeni di evoluzione e di
dinamismo, che caratterizzano alcune aree sviluppate
della regione.
Altri fattori sono fonte di preoccupazione per questo
territorio; in particolare, lo spopolamento, per
flussi migratori, delle aree collinari interne e
montane, cui si associa l'avanzamento del processo di
senilizzazione della popolazione, soprattutto nei
territori maggiormente colpiti da questo esodo.
Per concludere sono da sottolineare la possibile
perdita della tipicità della produzione,
nonché la perdita delle attività
tipiche locali.
Scenario 1 - Stato di fatto:
|
Punti di forza
|
Punti di debolezza
|
- Particolare posizione geografica della
provincia;
- Dotazione di un cospicuo patrimonio
ambientale e storico - architettonico diffuso
in modo uniforme su tutto il territorio;
- Presenza di valori storici qualitativamente
e quantitativamente rilevanti;
- Ricchezza del patrimonio ambientale
valorizzabile turisticamente;
- Prossimità ad aree fortemente
attrattive turisticamente;
- Presenza di un territorio diversificato:
fascia costiera, collinare e montana;
- Presenza del Parco Nazionale dei Monti
Sibillini e vicinanza al Parco Nazionale dei
Monti della Laga;
- Elevata diffusione delle PMI e buona
propensione allo sviluppo delle attività
artigianali;
- Presenza di un significativo patrimonio di
produzioni tipiche: ortaggi, frutta,
vini,…;
- Elevato tasso di attività della
popolazione residente e apprezzabili livelli di
specializzazione della manodopera a
disposizione;
|
- Mancanza di coesione e di identità
locale da parte della popolazione;
- Mancanza di un reale coordinamento tra le
diverse espressioni sociali ed istituzionali;
- Divario sempre più evidente tra le
dinamiche di crescita dell'area settentrionale
della provincia e la parte centro -
meridionale;
- Scarsa concertazione e coordinamento tra
gli enti a scala locale;
- Scarsa diffusione di iniziative di
internazionalizzazione delle aziende;
- Inadeguata forza commerciale delle aziende;
- Quasi totale assenza di marchi di
tipicità dei prodotti;
- Basso livello di integrazione lungo le
filiere;
- Ritardi nell'adozione di sistemi di
qualità e certificazione dei prodotti;
- Presenza di un sistema viario non adeguato
alle capacità produttive e alla
struttura industriale del territorio;
- Persistenza del ruolo marginale delle aree
collinari interne e montane rispetto alle
dinamiche di sviluppo della provincia;
- Ridimensionamento del ruolo svolto dai
gruppi industriali nazionali e multinazionali;
- Livelli di servizi alla popolazione nelle
aree interne inferiori alle aree litoranee;
- Elevato stato di degrado e di abbandono dei
nuclei storici più piccoli;
- Scarsa integrazione delle aree tutelate con
il sistema di fruizione del territorio e con
l'economia complessiva dello stesso;
- Squilibrio insediativo all'interno dei
singoli territori comunali nel rapporto tra
insediamento storico, produttivo e nuove
espansioni;
- Mancanza di identità territoriale
dei prodotti agricoli;
- Mancanza di un'efficace politica di
promozione del prodotto in grado di
restituirgli la sua territorialità;
- Carenza di servizi e strutture di
qualità per la valorizzazione delle
tipicità, l'ospitalità e la
ricettività;
- Frammentazione politica amministrativa e
territoriale ? disaggregazione dei territori
comunali e disomogeneità dei PRG
(mancanza di coordinamento);
- Esistenza di un forte distacco tra le
attività turistiche che hanno luogo
nell'area costiera e le potenzialità
delle zone collinari e montane;
- Forte stagionalità dei flussi
turistici;
- Insufficiente attività di promozione
dei circuiti turistici attivabili attraverso la
valorizzazione delle risorse naturalistiche
dell'entroterra;
- Mancanza di collaborazione e di
coordinamento tra gli operatori turistici;
- Presenza di esercizi e di strutture
ricreative che non sono in grado di rispondere
alle esigenze della domanda in termini di
confort e servizi richiesti;
|
|
Opportunità
|
Minacce
|
- Turismo alternativo compatibile con il
contesto;
- Possibilità di avviare banche dati e
siti internet con percorsi di visita guidati;
- Possibilità di avviare
attività di promozione del territorio
con l'ausilio di guide attraverso itinerari di
tipo naturalistico, enogastronomico e
culturale;
- Modesta qualificazione dell'offerta
indiretta ovvero dei servizi complementari
capaci di aumentare l'attrattiva turistica di
una zona;
- Sostegno alla nascita di nuove imprese;
- Finanziamenti per l'agricoltura e il
turismo di qualità e per la tutela
ambientale;
- Riqualificazione asta fluviale ed
idrografia minore;
- Ripristino ambito fluviale e creazione
della rete ecologica;
- Consapevolezza degli imprenditori
marchigiani dell'importanza dell'aggiornamento
professionale e dell'assistenza tecnica;
- Percezione tra gli imprenditori
dell'importanza della diversificazione
dell'attività aziendale;
- Presenza di produzioni tipiche legate alle
tradizioni e alla cultura locale;
- Vocazione di molti areali verso produzioni
alimentari di qualità;
- Crescente attrattiva dei consumatori verso
prodotti biologici e a basso impatto
ambientale, di qualità e tipici;
- Possibilità di avviare accordi di
cooperazione tra imprese;
- Nascita di sinergie di rete aziendale per
la promozione all'estero dei prodotti;
- Interventi di valorizzazione e di
riqualificazione del patrimonio storico e
ambientale;
|
- Esistenza di vantaggi localizzativi per le
imprese;
- Espansione disordinata e disorganica di
aree urbane (urban sprawl);
- Cementificazione del territorio;
- Sfruttamento eccessivo del fiume Aso e dei
suoi ambiti, senza considerare eventuali fasce
di rispetto;
- Turismo di massa della fascia costiera del
territorio;
- Sensazione di staticità del
territorio in contrapposizione ai fenomeni di
globalizzazione (dinamismo, evoluzione) che
caratterizzano alcune aree sviluppate della
regione;
- Ruolo dominante del turismo balneare cui
non corrisponde un'adeguata valorizzazione di
altre tipologie di domanda che potrebbero
trovare una correlazione con gli altri ambiti
territoriali che hanno comunque rilevanti
potenzialità di sviluppo;
- Eccessiva urbanizzazione della costa
determinata dagli intensi processi di
industrializzazione;
- Divario sempre più evidente tra le
dinamiche di crescita dell'area settentrionale
della provincia e la parte centro -
meridionale;
- Aumento dei tassi di disoccupazione;
- Spopolamento per flussi migratori dalle
zone collinari interne e montane;
- Avanzamento del processo di senilizzazione
della popolazione nelle aree maggiormente
disagiate;
- Perdita della tipicità della
produzione;
- Perdita delle attività tipiche
tradizionali;
- Abbandono degradante delle costruzioni
rurali;
- Mancanza di interesse da parte del turista
per le aree rurali e montane;
- Presenza di un consolidato sistema
economico di sopravvivenza, cioè
totalmente dipendente dai possibili
finanziamenti;
|
>> inizio
4. LINEE GUIDA
In seguito all'analisi di scenario, ovvero
all'individuazione degli elementi di
forza-debolezza-opportunità-minaccia, ed in
base allo studio complessivo di tutte le componenti e
dello stato di fatto del territorio, vengono
individuate alcune linee guida strategiche per lo
sviluppo integrato e sostenibile della Val d'Aso, di
seguito proposte.
Innanzitutto, per definire indirizzi realmente
strategici ed integrati, va sottolineata l'importanza
di perseguire l'unicità del territorio
della Val d'Aso in termini di programmazione e
pianificazione territoriale.
Ciò significa attuare una pianificazione
integrata e complessiva di tutto il territorio del
bacino idrografico, anche nel caso di future
divisioni locali in due province separate (Ascoli
Piceno e Fermo).
Risulta importante che le diverse questioni
territoriali siano gestite sulla base di un piano
unitario (intercomunale e/o interprovinciale), basato
su una visione territoriale globale e unica.
Va, inoltre, evidenziata la necessità di
strutturare e definire la figura di un "Gestore
Unico" del sistema territoriale della Val d'Aso, tra
le cui funzioni deve essere prevista la
regolarizzazione della localizzazione dei nuovi siti
produttivi a livello intercomunale, con lo scopo di
riequilibrare la situazione nelle zone montane e
collinari rispetto alla fascia costiera.
Azioni che devono essere compiute promuovendo
l'implementazione del processo di partecipazione e
informazione e facendo in modo da integrare i
contenuti della pianificazione paesistica all'interno
della pianificazione comunale.
Questo quadro va, poi, completato mediante la
programmazione di un Piano di Coordinamento
Intercomunale, basato sull'istituzione di un tavolo
permanente di concertazione e consultazione per
quelle scelte di piano che interessano i territori di
più comuni.
A livello più strettamente sociale, al fine di
contrariare la sensazione di apatia e
staticità che caratterizza da troppo tempo,
ormai, il presente territorio, tre sono gli elementi
su cui improntare il futuro lavoro:
- Istituzione di un organo (ente) di formazione e
aggiornamento professionale;
- Programmazione di nuovi corsi post-diploma e di
nuovi indirizzi universitari (Corsi FSE, Master,
Dottorati,…);
- Progettazione e strutturazione di un sito web -
Community interattiva - ad hoc.
Per quanto riguarda la situazione turistica, dal
momento che è stata riscontrata un'inadeguata
promozione dei circuiti attivabili mediante la
valorizzazione delle risorse naturalistiche
dell'entroterra, si sottolinea la necessità di
programmare degli interventi mirati al
soddisfacimento delle esigenze del turismo di nicchia
e di un turismo generale più sostenibile,
ovvero di un turismo diffuso, ma più sensibile
e attento al legame tra ambiente, natura, cultura e
società.
Ad esempio attraverso l'attivazione di pacchetti
turistici integrati in collegamento con le aree
collinari e montane, che contribuirebbero a superare
il fattore di stagionalità che caratterizza il
turismo marittimo e che consentirebbero una maggiore
diversificazione dell'offerta.
A rafforzare la situazione non è da
sottovalutare la progettazione di un sistema di
mobilità lenta, collegato con le reti
ciclabili a livello europeo (circuito
Eurovelo).
Inoltre, altra opportunità è
rappresentata dalla programmazione di un collegamento
tra il Parco dei Monti Sibillini e il Parco Marino
Piceno, così da creare un percorso "virtuale"
tra il mare e i monti. Collegamento, che comunque
è possibile attuare, solo in seguito
all'elaborazione di un'intesa tra gli enti coinvolti
che definisca una serie di regole che assicurino la
valorizzazione e la tutela del territorio.
Dal punto di vista dei siti produttivi, i futuri
investimenti saranno indirizzati alla pianificazione
e progettazione sostenibile di queste aree. Tali
processi, cioè, non devono prescindere dal
territorio in cui vengono ad inserirsi, rispettando,
quindi, le emergenze e le valenze ambientali. In
pratica lo scopo che ci si prefigge è la
creazione di aree produttive ecologicamente
attrezzate, termine con cui si intende un'area
produttiva dotata di requisiti tecnici e
organizzativi finalizzati a minimizzare e a gestire
le pressioni sull'ambiente.
Fulcro di questo processo è la sostituzione
dell'approccio denominato "End of Pipe" (abbattimento
dell'inquinamento a fine ciclo), con il principio di
precauzione e prevenzione dell'inquinamento.
In pratica non si tratta di agire sulle specifiche
dotazioni ambientali delle imprese, ma di organizzare
il sito produttivo in modo da agevolare, sia
economicamente che tecnicamente, le singole imprese
insediate a realizzare i loro obiettivi ambientali,
siano essi prescrittivi o volontari.
In riferimento alle imprese già esistenti,
l'obiettivo è fare in modo che un numero
sempre maggiore di esse si certifichi (ISO, EMAS) e
questo mediante l'istituzione di uno sportello
appositamente strutturato.
Inoltre, data la rilevante criticità
rappresentata dalle situazioni di frana nel
territorio, al fine di definire la localizzazione dei
siti produttivi, e non solo, risulta fondamentale
compiere la valutazione del rischio di frana.
Sempre dal punto di vista economico grande importanza
riveste il progetto di "filiera corta" per un
distretto di economia solidale della Val d'Aso,
inteso anche come distretto rurale di valorizzazione
dei prodotti tipici. Con questo concetto ci si
rivolge a quell'insieme di attività che
prevedono un rapporto diretto tra produttori e
consumatori, e che mediante l'accorciamento del
numero degli intermediari commerciali, promuovono una
sensibile diminuzione dei prezzi finali.
Infine, per quanto concerne il fiume, tre sono le
direzioni su cui indirizzare gli interventi:
- Riqualificazioni paesaggistico-ambientali degli
ambiti di pregio;
- Pianificazione di una serie di azioni di
riqualificazione del fiume;
- Regolamentazione e riduzione delle
attività estrattive lungo il fiume e recupero
ambientale dell'alveo e dell'ambito golenale al fine
di garantire il miglioramento dell'assetto idraulico
del fiume.
Allo scopo di supportare l'effettivo adempimento
delle linee guida così evidenziate, risulta
opportuno effettuare uno screening e un'accurata
selezione delle diverse possibilità di
finanziamento rappresentate dai fondi comunitari,
dalla normativa nazionale e regionale.
>> inizio
5. ANALISI DI SCENARIO IN SEGUITO ALL'ATTUAZIONE
DELLE LINEE GUIDA
Come approfondito nel capitolo precedente, sulla base
dell'analisi Swot classica applicata allo stato di
fatto del territorio, è stato possibile
definire le linee guida strategiche per lo sviluppo
integrato e sostenibile della Val d'Aso.
Al fine, poi, di "monitorare" a livello scientifico
la bontà delle azioni proposte, la stessa
tecnica è stata utilizzata come strumento
comunicativo e di analisi.
E' stato così effettuato un lavoro di
indagine, con funzione di "controprova", allo scopo
di verificare l'attendibilità futura dei
ragionamenti e delle valutazioni scaturite dal
presente studio.
In modo del tutto personalizzato, è stata
quindi riapplicata la Swot Analysis sullo scenario
futuro di attuazione delle linee guida con lo scopo
di mettere in evidenza i miglioramenti registrabili
sull'intero assetto territoriale (livello
pianificatorio, socio-economico,…),
osservando, in particolare, come alcuni fattori che,
nello stato di fatto, rappresentano delle
opportunità, con le nuove strategie proposte,
risultano degli elementi di forza.
Attraverso l'attuazione delle linee guida si concorre
all'eliminazione dei fattori di minaccia e alla
riduzione dei punti di debolezza definiti
dall'analisi dello stato attuale dell'area, fornendo
al territorio stesso la possibilità di
riscattarsi sia a livello socio-economico che a
livello pianificatorio gestionale, con l'obiettivo di
concorrere ad uno sviluppo integrato e sostenibile
della Valle dell'Aso.
Realisticamente, bisogna evidenziare che nel nuovo
quadro proposto, accanto ai punti di forza e alle
opportunità, sono comunque rilevabili dei
fattori di debolezza e delle minacce, i quali solo
utopicamente potrebbero essere del tutto
eliminati.
La nuova situazione vede delinearsi dei nuovi punti
di forza per il territorio in questione e un
potenziamento di quelli già esistenti.
In dettaglio, gli elementi di forza principali si
basano essenzialmente sulla concertazione tra enti
locali e sulla presenza di coordinamento tra i
diversi soggetti per la programmazione e
pianificazione degli interventi, attraverso i quali
si può concorrere all'attuazione di una
politica di sviluppo in grado di ridimensionare lo
squilibrio esistente tra le aree montane e collinari
da una parte e quelle costiere dall'altra.
Scenario 2 - Attuazione Linee guida:
|
Punti di forza
|
Punti di debolezza
|
- Maggiore valorizzazione della posizione
geografica della provincia;
- Concertazione tra enti locali e
coordinamento tra soggetti per la
programmazione e pianificazione degli
interventi;
- Potenziamento del patrimonio ambientale e
storico - architettonico;
- Maggiore integrazione delle aree tutelate
con il sistema di fruizione del territorio e
con il sistema economico dello stesso;
- Maggiore consapevolezza delle
potenzialità, anche turistiche, offerte
da un territorio paesaggisticamente
diversificato;
- Sviluppo di un'efficace politica di
promozione del prodotto con lo scopo di
restituirgli la sua territorialità;
- Maggiore consapevolezza dei valori locali;
- Sviluppo di attività di promozione
delle forme di turismo alternativo a quello
balneare;
- Attuazione di una politica di sviluppo in
grado di ridimensionare lo squilibrio esistente
tra le aree montane e collinari e quelle
costiere;
- Assegnamento di marchi di qualità ai
numerosi prodotti locali;
- Presenza di un significativo patrimonio di
produzioni tipiche di qualità;
|
- Limitazione dei poteri di programmazione
territoriale delle singole realtà
comunali;
- Possibilità di allungamento dei
processi decisionali per mancanza di accordo
nelle scelte;
- La promozione di un turismo "di nicchia",
di per sé molto esigente,può
portare alla richiesta di alti livelli costanti
di qualità;
|
|
Opportunità
|
Minacce
|
- Crescita delle possibilità
formative, scuole di mestieri, da rivolgere
verso specifici settori di sviluppo;
- Avvio di progetti di "filiera corta";
- Sviluppo di servizi per la qualità
delle produzioni e dei processi produttivi;
- Sviluppo di reti sinergiche tra
attività di tipo artigianale, produzioni
agricole tipiche e turismo;
- Riconversione di abitazioni rurali (vecchie
case coloniche) in bed & breakfast e
ostelli;
- Maggiore consapevolezza della popolazione
locale dell'importanza della tutela del
territorio e delle tipicità;
- Ridimensionamento dal ruolo svolto dai
gruppi industriali multinazionali;
- Aumento del turismo alternativo e di
qualità che interessi i comuni montani e
collinari interni;
- Maggiore cooperazione e coordinamento tra
gli operatori turistici;
- Maggiore consapevolezza degli attori locali
(enti e soggetti privati) dell'importanza
dell'aggiornamento professionale, quindi della
formazione e dell'informazione;
- Maggiore efficienza dei processi
partecipativi ed informativi;
- Nuovi posti di lavoro;
- Diminuzione del flusso migratorio verso la
fascia costiera con conseguente aumento della
forza lavoro giovane;
|
- L'internazionalizzazione del mercato
può comportare il rischio di non
focalizzare più sulle produzioni locali;
- Rischio di trasformare un processo di
sviluppo integrato compatibile (Marchio d'Area)
in un prodotto commerciale;
- Possibile richiamo verso la Val d'Aso di
grandi realtà commerciali e produttive
(es.: Spa del benessere, prodotti
biologici,…) attirate dalle nuove
opportunità offerte dall'area;
|
>> inizio
6. "PARCO PROGETTI" - PROPOSTE OPERATIVE PER UNA
PIANIFICAZIONE TERRITORIALE INTEGRATA DELLA VAL D'ASO
Al fine di permettere un efficace applicazione delle
linee guida, definite dal presente studio, sono state
individuate una serie proposte strategiche, con le
quali si danno indicazioni di azioni da attivare per
l'implementazione di un approccio integrato. Di
seguito vengono elencate alcune proposte strategiche:
- Studi specifici sulla mobilità e sulle
infrastrutture per pianificare il sistema e gestire
le problematiche connesse.
Quindi, supporto alla Provincia per l'aggiornamento
del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale
(PTCP) e del Piano Provinciale dei Trasporti (PTP);
- Partecipazione attiva ed interattiva al processo
di pianificazione provinciale, ovvero alla
definizione del nuovo PTCP e integrazione delle linee
guida e delle proposte operative (schede tematiche
d'attuazione), mediante un processo concertato tra i
diversi enti e attori rilevanti che deve essere
costantemente implementato;
- definire un Marchio d'area per la Val d'Aso, che
fissi regole e limiti (dimensionali, tipologici,
qualitativi,…) per le aziende e le
società che vogliono investire in questo
territorio;
- Elaborazione ed implementazione del Piano
Intercomunale di coordinamento dei territori compresi
nel bacino della Val d'Aso;
- studi e ricerche incentrati sulla conoscenza
delle tipicità e sulla loro tutela;
- programmazione di sistemi promozionali e di
eventi al fine di promuovere la divulgazione della
conoscenza della miriade di prodotti tipici locali
(ad esempio mediante fiere, spettacoli, campagne
pubblicitarie, incontri pubblici e nelle
scuole,…).
Altra idea potrebbe essere l'istituzione di una
rete museale diffusa che valorizzi anche la storia
di questo territorio (es: museo dei mestieri, degli
usi e costumi di un tempo,…);
- Riqualificazione degli ambiti paesaggistici
vincolati;
- Recupero e riqualificazione del paesaggio
agrario, con particolare attenzione ai "relitti di
paesaggio agrario", non solo dal punto di vista
strettamente naturalistico ma anche tramite la
ricerca di una possibile sinergia tra agricoltura e
bioedilizia;
- Tutela e riqualificazione delle "emergenze
floristiche" e degli ambiti golenali;
- Creazione di un sistema di connessione ecologica
(Es.: corridoi ecologici); sistema che può
essere propedeutico ad un eventuale prossimo progetto
di Reti ecologiche sul territorio provinciale;
- Riqualificazione dei siti produttivi (dismessi,
in fase di modifica, di ammodernamento,
ampliamento,…) attraverso progetti integrati
di ottimizzazione degli impianti dal punto di vista
produttivo (bilancio di massa), energetico, ecologico
- ambientale (aree ecologicamente attrezzate);
- Strutturazione ed organizzazione della filiera
agroenergetica;
- Integrazione tra turismo e prodotti agricoli
locali (valorizzazione del turismo enogastronomico)
mediante il concetto di Parco Rurale Produttivo;
- Definizione e proposta di valenze ambientali
(naturali, storico-culturali, paesaggistiche) per la
proposta di istituzione di aree vincolate (ai sensi
del Dlgs. n. 42/2004 e s.m.i.).
Al fine di dare un carattere più concreto a
quanto definito finora, si riportano di seguito
alcune schede operative immediatamente attuative nei
diversi ambiti settoriali d'azione.
La scheda riguardante la riqualificazione del fiume
Aso è già stata concretizzata ed
è diventata un progetto per il fiume Aso che
prevede una serie di singoli progetti pilota di
rinaturalizzazione e rivitalizzazione del
fiume.
Va evidenziato che le schede sono state strutturate
sulla base di un ordine gerarchico di
pianificazione.
Il punto di partenza ed obiettivo prioritario
è quello di avviare studi specifici di settore
per il sistema della mobilità e delle
infrastrutture alla scala provinciale.
Questo studio settoriale può essere di
supporto per la Provincia e propedeutico alla
revisione, sia del PTCP sia del Piano dei Trasporti
Provinciale.
L'individuazione di azioni ed interventi per gestire
i problemi connessi alla mobilità (sicurezza,
traffico, congestionamento, inquinamento, degrado
urbano, ...) rappresentano un elemento importante per
la pianificazione del territorio, anche della Val
d'Aso. Come specificato meglio nel capitolo delle
indicazioni di pianificazione (cap. 7), risolvendo
alcuni nodi critici (adeguamento viabilità
provinciale lungo l'Aso, creazione di poli di
interscambio, individuazione di viabilità
alternativa) si possono individuare soluzioni per
avviare concretamente anche altre schede operative di
progetto.
La definizione di un Piano Intercomunale di
Coordinamento è un altro step importante per
la pianificazione territoriale integrata della Val
d'Aso.
Sulla base di queste schede cardine sono state quindi
individuate una serie di schede operative specifiche
e di approfondimento.
Tutte le schede operative possono essere
successivamente e costantemente implementate, di
concerto con gli enti e gli attori rilevanti per il
processo decisionale di pianificazione territoriale
della Val d'Aso. Le schede sono così
organizzate:
- 6.1 Studi di settore
- 6.2 Piano di coordinamento
intercomunale
- 6.3 Perequazione urbanistica alla
scala intercomunale
- 6.4 Partecipazione, informazione e
formazione
- 6.5 Integrazione tra ambiente e
agricoltura
- 6.6 Proposta di un parco rurale:
turismo e agricoltura
- 6.7 Pianificazione aree
produttive: aree ecologicamente attrezzate
- 6.8 Filiera agroenergetica
- 6.9 Tutela e riqualificazione
fiume Aso ⇒ scheda che è gia stata
trasformata in un progetto attuativo.
In particolare, da ogni scheda tematica possono
derivare una serie di progetti esecutivi in grado di
affrontare e risolvere le problematiche cogenti sul
territorio.
Alcuni esempi di progetti specifici e realizzabili
nel medio termine sono: i progetti di reti
ecologiche; i progetti di pianificazione e
coordinamento di aree produttive; i progetti per la
progettazione di aree ecologicamente attrezzate,
ecc… .
>> inizio
|
6.1 Studio di settore della mobilità
e delle infrastrutture provinciali per la Val
d'Aso
|
|
Obiettivo
|
Decongestionamento della viabilità
provinciale lungo l'Aso e riorganizzazione e
gestione sostenibile delle aree produttive.
|
|
Componenti di analisi
|
- Vincoli sovraordinati della pianificazione
d'area vasta;
- Viabilità esistente e di progetto
prevista dai piani sovraordinati;
- Zone agricole;
- Zone di Tutela;
- Ambiti Urbani (Centri storici e ZTO B e C);
- Zone produttive;
- Ambiti sensibili.
|
|
Situazioni di conflitto e problematiche
per la pianificazione
|
- Presenza di aree ad alta densità
abitativa;
- Aree produttive e residenziali esistenti e
di progetto in ambiti critici (ambito fluviale,
crinali, aree floristiche, terrazzamenti
alluvionali, ...);
- Ubicazione delle infrastrutture viarie
esistenti nella zona di esondazione del fiume;
- Elementi di pregio ambientale (boschi e
foreste);
- Elementi di pregio storico-culturali
(paesaggio agrario di interesse storico, centri
storici,…).
|
|
Linee guida
|
- Definizione dei macro problemi, ed
individuazione degli elementi e delle aree di
criticità principali;
- Organizzazione di un gruppo di lavoro per
gli studi e definizione delle proposte di
pianificazione per la Val d'Aso.
|
|
Progetti / Azioni d'intervento
|
- Studi ed analisi dei flussi di traffico e
della mobilità
- definizione di proposte per la
pianificazione delle infrastrutture sulla base
di:
- Analisi di scenario
- Analisi SWOT
- Analisi Costi-Benefici Ambientali
(ACBA)
Alcune proposte per il ragionamento e la
discussione, esplicitate meglio nel capitolo 7,
sono:
-
- bretella di by-pass del centro
residenziale e di collegamento tra la
viabilità principale e l'area
produttiva esistente (Comune di Comunanza);
- poli di interscambio merci
(gomma-gomma; gomma-treno);
|
|
Strumento/Modalità
d'Attuazione
|
- Rapporto di analisi dei dati di traffico e
valutazione della mobilità;
- Piano d'Azione per le infrastrutture e la
mobilità;
- Variante/integrazione di aggiornamento del
Piano dei Trasporti Provinciale per l'ambito
della Val d'Aso (NTA, Tavole, Relazione Tecnica
|
|
Coordinamento ed attuazione del
piano/progetto e delle azioni
|
Provincia di Ascoli Piceno (Assessorato
Infrastrutture per la mobilità e
viabilità; Assessorato Urbanistica,
Attività estrattive e Edilizia
residenziale pubblica)
|
|
Attori principali (stakeholder)
|
Provincia (Assessorato Ambiente, Assessorato
Parchi e attività produttive); Unione
Comuni Val d'Aso; Cons.Ind.; Ente di Gestione
Strade; ConfCommercio; UnIndustriali; Comuni;
Genio Civile; Autorità di Bacino
|
|
Finanziamenti
|
- Docup Marche Ob.2 ⇒ Misura 1.4:
Infrastrutture per il sistema produttivo: al
fine di creare un contesto favorevole
all'insediamento di nuove imprese produttive,
la misura incentiva la realizzazione di opere
di urbanizzazione primaria;
|
>> inizio
|
6.2 Piano di Coordinamento Inercomunale
|
|
Obiettivo
|
Pianificazione territoriale ambientale
integrata della Val d'Aso
|
|
Componenti di analisi
|
- Vincoli sovraordinati della pianificazione
d'area vasta
- Zone agricole
- Zone di Tutela
- Zone produttive
- Ambiti sensibili
|
|
Situazioni di conflitto e problematiche
per la pianificazione
|
- Disorganicità degli strumenti
urbanistici locali
- Individuazione di siti idonei per ambiti
produttivi e residenziali
- Mancanza di coordinamento orizzontale (tra
comuni) e verticale (tra comuni ed enti
sovraordinati)
|
|
Linee guida
|
- strutturazione del Master Plan propedeutico
al "Piano Intercomunale di coordinamento";
- strutturazione di accordi sovracomunali;
- Integrazione dei principi e dei contenuti
della pianificazione paesistica nella
pianificazione comunale;
- Programmazione e coordinamento
intercomunale per la definizione di strategie
ed obiettivi comuni;
- Definizione concertata del un Gestore Unico
del sistema territoriale della Val d'Aso;
- Pianificazione interventi coordinati di
riqualificazione del Fiume;
- Regolamentazione e riduzione delle
attività estrattive lungo il fiume Aso e
recupero ambientale dell'alveo e dell'ambito
golenale al fine di garantire anche il
miglioramento dell'assetto idraulico del fiume;
- Valutazione del rischio di frana per la
progettazione dell'espansione di Zone
Territoriali Omogenee di tipo B e C;
- Programmazione di un collegamento tra il
Parco dei Monti Sibillini e il Parco Marino
Piceno, al fine di attuare una pianificazione
integrata e sostenibile degli interventi lungo
l'asta fluviale, così da creare un
percorso "virtuale" dal mare ai monti.
|
|
Progetti / Azioni d'intervento
|
- Verifica della compatibilità
ambientale del Piano attraverso l'applicazione
della procedura di VAS (Valutazione Ambientale
Strategica) in accordo con quanto dettato dalla
normativa europea e nazionale;
- Definizione e proposta di valenze
ambientali (naturali, storico-culturali,
paesaggistiche) per la proposta di istituzione
di aree vincolate (ai sensi del Dlgs. n.
42/2004 e s.m.i.);
- Partecipazione attiva ed interattiva al
processo di pianificazione provinciale, ovvero
alla definizione del nuovo PTCP e integrazione
delle linee guida e delle proposte operative
(schede tematiche d'attuazione) nel nuovo PTCP;
- Istituzione di un tavolo permanente di
concertazione e consultazione per quelle scelte
di piano che interessano i territori di
più comuni.
Gli ambiti di sinergia verteranno sull'ambito
di bacino e su quello a livello più
strettamente comunale;
- Caratterizzazione e organizzazione del
Gestore Unico (struttura, soggetto/i di
riferimento, funzioni, ...) con funzioni di
coordinamento e regolamentazione della
localizzazione dei nuovi siti produttivi a
livello intercomunale, al fine di riequilibrare
la situazione nelle zone montane e collinari
rispetto alla fascia costiera;
- Definizione di un sistema di connessione
ecologica (sistema che può essere
propedeutico ad un eventuale prossimo progetto
di Reti ecologiche sul territorio provinciale.
|
|
Strumento/Modalità
d'Attuazione
|
- Patto Territoriale o Protocollo d'intesa
tra enti aderenti
- Piano (NTA, Relazione, Tavole analisi e
progetto)
|
|
Coordinamento ed attuazione del
piano/progetto e delle azioni
|
- Provincia (Assessorato Ambiente,
Assessorato urbanistica)
|
|
Attori principali (stakeholder)
|
Provincia (Assessorato agricoltura, turismo,
parchi e attività produttive;
Assessorato tutela ambientale, ecologia,
energia, risorse naturali, caccia e pesca);
Autorità di Bacino; Genio Civile; Unione
Comuni Valdaso; Comuni; Consorzi di Bonifica;
Cons.Ind.; Comunità montana dei Monti
Sibillini.
|
|
Stima dei costi
|
Vedi scheda di
valutazione dei costi 6.10
|
|
Finanziamenti
|
- VII Programma quadro CE;
- Programma LIFE AMBIENTE ⇒ finanzia
progetti nell'ambito della pianificazione e
sviluppo sostenibile del territorio, incluse le
aree urbane e costiere;
|
>> inizio
|
6.3 Sistema di perequazione intercomunale
|
|
Obiettivo
|
Definizione delle direttrici d sviluppo
intercomunale delle aree produttive e loro
programmazione, dimensionamento e gestione
sostenibile
|
|
Componenti di analisi
|
- Vincoli Sovraordinati della pianificazione
d'area vasta
- Previsioni urbanistiche Comunale ed
intercomunale delle ZTO D
- Viabilità esistente e di progetto
prevista dai piani sovraordinati
- Zone agricole
- Zone di Tutela
- Ambiti Urbani (Centri storici e ZTO B e C)
- Ambiti sensibili
|
|
Situazioni di conflitto e problematiche
per la pianificazione
|
- Aree produttive esistenti e in previsione
(da PTCP)
- Sistema attuale della viabilità
- Diffidenza dei Comuni all'applicazione del
principio di "perequazione intercomunale"
|
|
Linee guida
|
- Definizione condivisa delle aree di
perequazione
- Ripartizione dei benefici tra i comuni che
definiscono il piano di "perequazione
intercomunale"
- Semplificazioni amministrative ed incentivi
alle attività produttive che si
insediano in aree di perequazione
|
|
Progetti / Azioni d'intervento
|
- Istituzione di un tavolo di concertazione
tecnico-politica con tutti i soggetti coinvolti
nella scelta delle aree di perequazione
- Semplificazione ed abbreviazione delle
procedure e dei tempi per i P. di F. e per i
Piani Attuativi nelle aree di perequazione
- Rapporto e tavole di aggiornamento dei
piani regolatori
- Collaborazione con il Sistema Informativo
Territoriale dell'Amm.ne Provinciale e
attivazione di un S.I.T specifico per la
Valdaso con la collaborazione dei Comuni
interessati
|
|
Strumento/Modalità
d'Attuazione
|
- Rapporto di Linee guida ed indirizzi per la
pianificazione da includere negli strumenti di
pianificazione urbanistica comunali (PRG)
- Varianti ai PRG comunali
|
|
Coordinamento ed attuazione del
piano/progetto e delle azioni
|
- Provincia di Ascoli Piceno (Assessorato
Urbanistica, Attività estrattive e
Edilizia residenziale pubblica)
|
|
Attori principali (stakeholder)
|
Provincia (Assessorato agricoltura, turismo,
parchi e attività produttive;
Assessorato tutela ambientale, ecologia,
energia, risorse naturali, caccia e pesca);
Comuni; Unione Comuni; Cons.Ind.;
Autorità di Bacino; Genio Civile
|
|
Stima dei costi
|
Vedi scheda di
approfondimento e di stima dei costi 6.11
|
|
Finanziamenti
|
- Docup Marche Ob.2 ⇒ Misura 1.4:
Infrastrutture per il sistema produttivo: cui
obiettivo è quello di contribuire alla
localizzazione delle nuove imprese e alla
razionale rilocalizzazione delle imprese
esistenti.
|
>> inizio
|
6.4 Partecipazione, informazione e
formazione
|
|
Obiettivo
|
Accrescere la consapevolezza e la conoscenza
dei valori e delle peculiarità del
proprio territorio; quindi definire/avviare un
processo decisionale partecipato per garantire
uno sviluppo realmente condiviso, compatibile
con le risorse locali.
|
|
Componenti di analisi
|
- Aspetti sociali
- Aspetti culturali
- Composizione ed evoluzione della
popolazione della Val d'Aso
- Organizzazione istituzionale (enti) e
gestione territoriale della Val d'Aso
- Questionari
|
|
Situazioni di conflitto e problematiche
per la pianificazione
|
- Scarsa concertazione e coordinamento tra
gli enti a scala locale
- Mancanza di coesione e di identità
locale da parte della popolazione
- Scarsa informazione sulle
peculiarità territoriali della Val d'Aso
- Generale inerzia nel promuovere lo sviluppo
del territorio attraverso anche la formazione
di nuove figure locali (staticità
formativa)
|
|
Linee Guida
|
- Implementazione di un processo di
partecipazione e di informazione;
- Strutturazione di accordi sovracomunali;
- Istituzione di un organo (ente) di
formazione e aggiornamento professionale;
- Programmazione di nuovi corsi post-diploma
e di nuovi indirizzi universitari (corsi del
Fondo Sociale Europeo, Master, Dottorati,
ecc…);
- Progettazione e strutturazione di un sito
web
- Screening e selezioni di Fondi comunitari
ad hoc per l'avvio dei vari progetti operativi
(start up).
|
|
Progetti/Azioni d'intervento
|
- Tavoli di concertazione
- Focus Group
- Workshop
- community interattiva - ad hoc;
- programma di promozione e divulgazione
sulle caratteristiche della Val d'Aso
- organizzazione convegni ed eventi
informativi per la popolazione e per i
potenziali fruitori della Val d'Aso
- organizzazione di corsi periodici tematici
(universitari e non, post-laurea, Master,
specializzazioni, ...) per formare ed
aggiornare gli operatori locali e gli
amministratori
|
|
Strumento/Modalità
d'Attuazione
|
- avvio di un processo decisionale
partecipato (organizzazione, pianificazione e
gestione)
- Protocollo d'intesa
- Pacchetti formativi per le diverse
categorie di stakeholder
|
|
Coordinamento ed attuazione del
piano/progetto e delle azioni
|
Gestore Unico (quando definito) e Provincia
(Assessorato tutela ambientale, ecologia,
energia, risorse naturali, caccia e pesca;
Assessorato alla cultura, beni culturali e
pubblica istruzione)
|
|
Attori principali (stakeholder)
|
Università e altri enti preposti alla
formazione; comunità montana dei Monti
Sibillini; Unione Comuni Valdaso
|
|
Stima dei costi
|
Vedi scheda di
valutazione dei costi 6.12
|
|
Finanziamenti
|
VII programma quadro CE ⇒ programma
"Apprendimento"
|
>> inizio
|
6.5 Integrazione tra ambiente e agricoltura
|
|
Obiettivo
|
Favorire lo sviluppo agricolo, ambientalmente
sostenibile, del territorio
|
|
Componenti di analisi
|
- trend agricolo del territorio (principali
colture coltivate, estensione della SAU,
distribuzione delle aziende agricole e
tipologia di gestione)
- valenze paesaggistiche e ambientali;
- ambiti sensibili
- vincoli sovraordinati della pianificazione
d'area vasta
- caratterizzazione della demografia
(distribuzione della densità demografica
e grado di anzianità della popolazione)
- sistema della mobilità nel
territorio (rete stradale, autostradale e
ferroviaria di collegamento)
|
|
Situazioni di conflitto e problematiche
per la pianificazione
|
- inadeguata forza commerciale delle aziende;
- assenza marcata di marchi di
tipicità dei prodotti;
- ritardi nell'adozione di sistemi di
qualità e certificazione dei prodotti;
- persistenza del ruolo marginale delle aree
collinari interne e montane rispetto alle
dinamiche di sviluppo delle aree costiere;
- mancanza di identità territoriale
dei prodotti agricoli;
- mancanza di un'efficace politica di
promozione del prodotto in grado di
restituirgli la sua territorialità;
|
|
Linee Guida
|
- Progetto della filiera corta per un
"distretto di economia solidale" della Val
d'Aso, inteso anche come "distretto rurale" di
valorizzazione dei prodotti locali ⇒ vedi
scheda di
approfondimento 6.13;
- definizione di "accordi di filiera"
⇒ vedi scheda
di approfondimento 6.13;
- Aiutare le aziende a certificarsi (ISO,
EMAS), mediante l'istituzione di uno sportello
appositamente strutturato, e ad adottare le
migliori tecnologie per ridurre il più
possibile l'impatto ambientale;
- Riqualificazione paesaggistico - ambientale
degli ambiti di pregio e delle valenze
ambientali;
- Incentivazione di attività agricole
che incoraggiano i coltivatori a "prendersi
cura della campagna" e ad applicare metodi e
colture ambientalmente compatibili
- Valutazione del rischio di frana per
l'ampliamento delle aree agricole;
- Screening e selezioni di Fondi comunitari
ad hoc per l'avvio dei vari progetti operativi
(start up).
|
|
Progetti/Azioni d'intervento
|
- Creazione di un sistema di connessione
ecologica (Es.: corridoi ecologici); sistema
che può essere propedeutico ad un
eventuale prossimo progetto di Reti ecologiche
sul territorio provinciale;
- Prevedere un sistema di incentivi per
colture di pregio e per la creazione di filari,
siepi e corridoi ecologici tra le colture
così da garantire connessione ecologica
ed aumento della biodiversità;
- Recupero e riqualificazione del paesaggio
agrario, con particolare attenzione ai "relitti
di paesaggio agrario", non solo dal punto di
vista strettamente naturalistico ma anche
tramite la ricerca di una possibile sinergia
tra agricoltura e bioedilizia;
- Predisposizione di un disciplinare che
stabilisca le condizioni di accesso dei
produttori;
- Redazione di un catalogo di offerta dei
prodotti a marchio Valdaso;
- La previsione di uno spazio dedicato ai
produttori della "filieracorta" nei mercati
settimanali dei comuni del territorio;
- Adozione del segno distintivo "prodotto di
qualità Valdaso" come brand unificante
di tutte le referenze autorizzate;
- Presentazione dei prodotti nel sito
internet;
- Promozione del commercio elettronico
(e-commerce);
- Coordinamento e gestione di attività
concernenti iniziative promozionali e
commerciali, vendite promozionali e campagne
pubblicitarie;
- Filiera agroenergetica;
- Riqualificazione degli ambiti paesaggistici
vincolati;
- Tutela e riqualificazione delle "emergenze
floristiche" e degli ambiti golenali;
|
|
Strumento/Modalità
d'Attuazione
|
- piano di marketing;
- piano di gestione;
- catalogo prodotti filieracorta
- brochure promozionali, informative,…
|
|
Coordinamento ed attuazione del
piano/progetto e delle azioni
|
- provincia (Assessorato alla tutela
ambientale, ecologia, energia, risorse
naturali, caccia e pesca; Assessorato
agricoltura, turismo, parchi e attività
produttive)
|
|
Attori principali (stakeholder)
|
- provincia (Assessorato per la tutela
ambientale, ecologia, energia, risorse
naturali, caccia e pesca; Assessorato
all'agricoltura, turismo, parchi e
attività produttive);
- Unione Comuni Valdaso;
- Comunità Montana dei monti Sibillini
|
|
Finanziamenti
|
- VII programma quadro;
- Fondi strutturali 2007-2013 (obiettivo
competitività regionale e occupazione);
- Docup Ob.2 - Misura 1.2 -
innovazione e qualificazione imprenditoriale
della piccola impresa;
- Docup Ob.2 - Misura 1.3B -
valorizzazione delle attività
commerciali in zone sfavorite, con particolare
riferimento alle attività promozionali e
alla divulgazione pubblicitaria.
|
>> inizio
|
6.6 Proposta di un parco rurale: turismo e
agricoltura
|
|
Obiettivo
|
Integrazione della componente agricola
all'interno di quella turistica, col duplice
scopo di richiamare, nel territorio, un turismo
di qualità e di promuovere e valorizzare
il settore primario.
|
|
Componenti di analisi
|
- Valenze Ambientali
- Valenze storico-culturali ed
architettoniche
- Mercato del turismo (analisi generale,
analisi settoriale)
- Prodotti tipici in relazione al turismo
enogastronomico
- Questionari
- Sistema della mobilità nel
territorio (rete stradale, autostradale e
ferroviaria di collegamento
|
|
Situazioni di conflitto e problematiche
per la pianificazione
|
- Carenza di servizi e strutture di
qualità per la valorizzazione delle
tipicità, l'ospitalità e la
ricettività;
- Presenza di un notevole divario tra le
attività turistiche che hanno luogo
nella costa e le potenzialità delle zone
collinari e montane;
- Insufficiente attività di promozione
dei circuiti turistici attivabili attraverso la
valorizzazione delle risorse naturalistiche
dell'entroterra;
- Mancanza di collaborazione e di
coordinamento tra gli operatori turistici;
- Presenza di esercizi e di strutture
ricreative non idonee alle esigenze della
domanda in termini di confort e di servizi
richiesti;
|
|
Linee Guida
|
- Programmazione di interventi mirati al
soddisfacimento delle esigenze del turismo di
nicchia, ma anche di un turismo generale
più sostenibile: ad esempio mediante
l'attivazione di pacchetti turistici integrati
che collegano la costa con le aree collinari e
montane, che consentirebbe di ampliare e di
diversificare l'offerta e contribuirebbe a
superare il fattore di stagionalità che
caratterizza il turismo marittimo;
- Progettazione di un sistema della
mobilità lenta collegato con le reti
ciclabili eropee (circuito Eurovelo);
- un Marchio d'area per la Val d'Aso, che
fissi regole e limiti (dimensionali,
tipologici, qualitativi,…) per le
aziende e le società che vogliono
investire in questo territorio;
- conoscere le tipicità e la loro
tutela;
- Favorire l'integrazione delle aree tutelate
con il sistema di fruizione del territorio, e
quindi con l'economia;
- Screening e selezioni di Fondi comunitari
ad hoc per l'avvio dei vari progetti operativi
(start up).
|
|
Progetti/Azioni d'intervento
|
- studi e ricerche incentrati sulla
conoscenza delle tipicità e sulla loro
tutela;
- - progettazione della pista ciclabile della
Val d'Aso ? vedi progetto attuativo fiume Aso;
- Integrazione progetto mobilità lenta
e reti ecologiche;
- programmazione di sistemi promozionali e di
eventi al fine di promuovere la divulgazione
della conoscenza della miriade di prodotti
tipici locali (ad esempio mediante fiere,
spettacoli, campagne pubblicitarie, incontri
pubblici e nelle scuole,…).
- istituzione di una rete museale diffusa che
valorizzi anche la storia di questo territorio
(es: museo dei mestieri, degli usi e costumi di
un tempo,…);
- creare una banca dati (sia cartacea sia
interattiva sul web), accessibile a tutti, con
schede informative descrittive sintetiche, ma
anche con la possibilità di
approfondimenti, riguardanti:
- gli ambiti di valenza ambientale,
naturale, storico-culturale o
architettonica;
- le aziende agricole tradizionali con
produzioni compatibili (agricoltura
biologica, lotta integrata, …)
- gli agriturismo
- le fattorie didattiche
- …
- Integrazione tra turismo e prodotti
agricoli locali (valorizzazione del turismo
enogastronomico) mediante il concetto di Parco
Rurale Produttivo.
|
|
Coordinamento ed attuazione del
piano/progetto e delle azioni
|
Assessorato agricoltura, turismo, parchi e
attività produttive; Gestore unico
(quando definito)
|
|
Attori principali (stakeholder)
|
- Provincia (Assessorato all'agricoltura,
turismo, parchi e attività produttive;
assessorato alla cultura, beni culturali,
pubblica istruzione; Assessorato alla
viabilità e trasporti)
- Operatori turistici;
- Unione Comuni Valdaso;
- UPA (Unione Provinciale Agricoltori), CIA
(Confederazione Italiana Agricoltori);
- Comunità Montana dei Monti
Sibillini.
|
|
Finanziamenti
|
- Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013;
- Finanziamenti erogati dalla legge nazionale
del 19/12/1992 volti ad incentivare le
attività finalizzate ad adeguare,
valorizzare, qualificare ed ammodernare
l'offerta turistico-alberghiera tramite il
sostegno di programmi che comportino un
riequilibrio tra domanda e offerta locale, una
rilevante ricaduta economico-occupazionale e il
raggiungimento di elevati standard qualitativi,
anche finalizzati alla tutela ambientale.
|
>> inizio
|
6.7 Pianificazione aree produttive: Aree
Ecologicamente Attrezzate
|
|
Obiettivo
|
Realizzazione e gestione delle aree produttive
sulla base di criteri di ecoefficienza.
|
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Componenti di analisi
|
- Zone Produttive
- Zone di tutela
- Zone a rischio esondazioni e dissesto
idrogeologico
|
|
Situazioni di conflitto e problematiche
per la pianificazione
|
- Presenza di aree produttive in ambiti a
rischio e fragili
- Mancato coordinamento tra comuni per il
dimensionamento delle superfici
produttive-commerciali
|
|
Linee guida
|
- Pianificazione e progettazione delle aree
produttive, in relazione al territorio
circostante e alle emergenze e/o valenze
ambientali. Il tutto sotto il punto di vista
della progettazione sostenibile (Es.: creazione
di aree ecologicamente attrezzate per i poli
produttivi);
- Agevolare le piccole e medie imprese a
raggiungere un miglioramento delle proprie
performances ambientali;
- Facilitare dal punto di vista tecnico ed
economico la certificazione ambientale delle
singole imprese, mediante la gestione
ambientale dell'area produttiva;
- Semplificare le procedure di costituzione
ed insediamento delle imprese nell'area
produttiva;
- Coinvolgere le imprese nel processo di
miglioramento continuo delle prestazioni
ambientali dell'area produttiva ed in un
percorso di responsabilità ambientale;
- Introdurre obiettivi ambientali in tutte le
azioni di competenza;
- Screening e selezioni di Fondi comunitari
ad hoc per l'avvio dei vari progetti operativi
(start up).
|
|
Progetti/Azioni d'intervento
|
- Riqualificazione dei siti produttivi
(dimessi, in fase di modifica, di
ammodernamento, ampliamento,…)
attraverso progetti integrati di ottimizzazione
degli impianti dal punto di vista produttivo
(bilancio di massa), energetico, ecologico -
ambientale (aree ecologicamente attrezzate);
- Stabilire rapporti di dialogo tra gli enti
e le comunità locali;
- Consentire il controllo e la riduzione
degli impatti cumulativi, generati dall'insieme
delle piccole e medie imprese;
- Implementare un piano di monitoraggio su
area vasta;
|
|
Strumento/Modalità
d'Attuazione
|
- Progetto Aree ecologicamente Attrezzate
|
|
Coordinamento ed attuazione del
piano/progetto e delle azioni
|
- Assessorato all'ambiente;
- Assessorato urbanistica, attività
estrattive, edilizia residenziale pubblica;
- Assessorato all'agricoltura, turismo,
parchi e attività produttive.
|
|
Attori principali (stakeholder)
|
- Cons.Ind;
- Comuni;
- Camere di Commercio;
- Unione Lavoratori;
- Comunità Montana dei Monti
Sibillini: dal momento che interessa il comune
di Force che ospita un sito produttivo di
rilievo.
|
|
Stima dei costi
|
Vedi scheda di
approfondimento 6.14
|
|
Finanziamenti
|
- VII Programma Quadro per la Ricerca e lo
Sviluppo Tecnologico ? programma
competitività e innovazione (CIP);
- Legge nazionale n°46 del 17/02/1982:
Fondo per l'Innovazione Tecnologica (FIT) ?
prevede la concessione di agevolazioni alle
imprese o ad altri soggetti individuati con
Decreto al Ministero delle Attività
Produttive, che realizzino programmi di
sviluppo precompetitivi, comprendenti anche
attività non preponderanti di ricerca
industriale e attività relative a centri
di ricerca
- Azione 7.3 del PRAI (Programma Regionale
Azioni Innovative) 2006? Programmazione della
competitività regionale delle imprese e
dei sistemi locali attraverso la realizzazione
di studi di fattibilità tecnico -
economica per l'integrazione della componente
ambientale nelle attività economiche e
nelle strutture insediative. In particolare, la
sub-azione A, Gestione integrata degli impatti
ambientali in aree produttive significative,
promuove la diffusione nel territorio di aree
produttive ecologicamente attrezzate;
- Docup Marche Ob.2 ⇒ Misura 1.4:
Infrastrutture per il sistema produttivo: la
misura incentiva interventi per la
realizzazione, ristrutturazione e adeguamento
di immobili al fine di diversificare ed elevare
la qualità dei servizi.
|
>> inizio
|
6.8 Filiera agro energetica
|
|
Obiettivo
|
Ottimizzazione tecnica, economica e ambientale
per una corretta produzione di biomassa utile e
l'utilizzo dei finanziamenti (PSR) per le
produzioni bio energetiche (bio carburanti)
allo scopo di creare un mercato
autosufficiente.
Avvio di una filiera agricola - bio
edilizia
|
|
Componenti di analisi
|
- Zone agricole
- Zone forestali
- Zone perifluviali, perialveali, e in alveo
- Consumi energetici dei comuni della Valdaso
(calore ed elettrico) per una programmazione di
auto sufficienza con fonti rinnovabili.
- Sistemi di meccanizzazione agricola
attualmente presente
|
|
Situazioni di conflitto e problematiche
per la pianificazione
|
- Finanziamenti europei e nazionali con il
solo obiettivo di produzione e non di
valutazione della qualità e
vocazionalità territoriale;
- Necessità di coordinamento tra
agricoltori e filiera del trasporto, stoccaggio
e consumatore finale (biomassa).
|
|
Linee guida
|
- Raccolta della Biomassa: valutazione della
potenziale filiera e degli attori disponibili
- Piano di analisi e gestione per: Bande
boscate
- Arboricoltura lineare
- Arboricoltura di pregio
- Formazioni riparali
- Valutazione dei possibili sviluppi di
mercato nelle filiere edilizie
- Bioenergia: piano di sviluppo e di
gestione. Piano economico di sviluppo e aiuto
per la riconversione a produzioni locali.
- Piano di sviluppo per le produzioni
agricole tipiche: in accordo con il progetto
del distretto Valdaso.
|
|
Progetti/Azioni d'intervento
|
- Valutazione della qualità e
quantità di biomassa utile attualmente
presente (sfalci, potature…)
- Progettazione della filiera agroenergetica
- Progettazione della filiera della biomassa
a fini energetici
- Piano di movimentazione delle piante e
meccanizzazione: produttività e costi di
lavorazione
- Progettazione della filiera agricoltura -
bioedilizia (approvvigionamento di materiali
naturali fonoassorbenti, termoisolanti)
|
|
Strumento/Modalità
d'Attuazione
|
- Appendice territoriale VALDASO al Piano
energetico Regionale e Provinciale
- Piano di Sviluppo Rurale
|
|
Coordinamento ed attuazione del
piano/progetto e delle azioni
|
Coordinamento generale: Provincia: settore
ambiente, edilizia pubblica e privata,
agricoltura, parchi.
|
|
Attori principali (stakeholder)
|
- Coldiretti / CIA / …(rappresentanza
del settore agricolo)
- ANCE / ANAB (rappresentanza del settore
edilizia)
- Consorzi agricoli
- Operatori turistici
|
|
Stima dei costi
|
Vedi scheda di
approfondimento 6.15
|
|
Finanziamenti
|
- Piano di Sviluppo Rurale
- Settore efficienza energetica e risparmio
energetico in edilizia. (Finanziaria Nazionale
e Europea).
|
>> inizio
|
6.9 Tutela e riqualificazione fiume Aso
|
|
Obiettivo
|
Creare la multifunzionalità del
fiume
(rif.: progetto attuativo fiume Aso)
|
|
Componenti di analisi
|
- Fiume Aso
- Ambienti fluviali
- Attività estrattive
- Piano di assetto idrogeologico (PAI)
|
|
Situazioni di conflitto e problematiche
per la pianificazione
|
- Eccessivo sfruttamento del fiume
(attività di cava, centrali
idroelettriche, prelievo di acque a scopo
irriguo e potabile…)
- Mancata considerazione degli ambiti di
tutela del fiume (aree esondabili,…)
|
|
Linee guida
|
- Pianificazione di una serie di interventi
coordinati di riqualificazione del Fiume ⇒
vedere progetto fiume Aso
- Regolamentazione e riduzione delle
attività estrattive lungo il fiume Aso e
recupero ambientale dell'alveo e dell'ambito
golenale al fine di garantire anche il
miglioramento dell'assetto idraulico del fiume;
- Pianificazione di una serie di interventi
per garantire la sicurezza ⇒ vedere
progetto
fiume Aso
- Pianificazione di una serie di misure per
la regolamentazione delle attività
produttive insistenti lungo l'asta del fiume
⇒ vedere progetto fiume Aso
- pianificazione di una serie di misure
(pianificatorie, progettuali e gestionali)
legate alla fruizione del fiume ⇒ vedere
progetto
fiume Aso
- Screening e selezioni di Fondi comunitari
ad hoc per l'avvio dei vari progetti operativi
(start up).
|
|
Progetti/Azioni d'intervento
|
- Regolamentazione e riduzione delle
attività estrattive lungo il fiume Aso e
recupero ambientale dell'alveo e dell'ambito
golenale al fine di garantire anche il
miglioramento dell'assetto idraulico del fiume;
- Opere di protezione e di consolidamento;
- Interventi di manutenzione e di
monitoraggio;
- Spostamento di attività illegali;
- Progetti di rinaturazione e
rivitalizzazione;
- Realizzazione di piste ciclabili;
- Realizzazione di aree fruibili;
- Creazione di aree isolate dalla fruizione
ad alto valore ecologico;
- Ridefinizione delle zone territoriali
destinate alle aree produttive e ai poli (ZTO
D)
|
|
Strumento/Modalità
d'Attuazione
|
- Pianificazione reti ecologiche;
- Piano di riqualificazione fluviale;
- Piano di sviluppo territoriale della
Valdaso;
- Pianificazione della viabilità lenta
|
|
Coordinamento ed attuazione del
piano/progetto e delle azioni
|
|
|
Attori principali (stakeholder)
|
Autorità di bacino; Assessorato alla
protezione civile; Assessorato alla
viabilità e trasporti; Assessorato
all'agricoltura; Assessorato Tutela ambientale,
ecologia, Risorse naturali; consorzi di
bonifica; ARPAM; Assessorato urbanistica,
attività estrattive, attività
produttive; Assessorato al turismo; Comuni.
|
|
Stima dei costi
|
Vedi progetto attuativo Fiume Aso
|
|
Finanziamenti
|
- Programma LIFE AMBIENTE ⇒ finanzia
progetti nell'ambito della gestione delle
acque; in particolare, in relazione al
miglioramento delle tecniche di gestione delle
acque e alla prevenzione e controllo delle
inondazioni;
|
>> inizio
6.10 Valutazione dei costi per il Piano
Intercomunale della Val d'Aso
Il Piano Intercomunale, come strumento coordinato di
pianificazione locale, è previsto e normato
dalla Legge Urbanistica Nazionale n. 1150 del 1942 e
della Legge regionale n. 34 del 1992.
Come già evidenziato nei paragrafi precedenti,
il motivo per il quale viene proposta l'elaborazione
e l'implementazione di un piano intercomunale
è legato all'esigenza prioritaria di dare
organicità e uniformità alla
pianificazione della Val d'Aso.
La mancanza, infatti, di coordinamento e
comunicazione tra gli enti locali (Comuni e
Provincia) e, quindi, anche tra gli strumenti di
pianificazione territoriale ed urbanistica, ha
determinato una gestione individualista del sistema
territoriale e delle problematiche connesse.
Per garantire un lavoro realmente coordinato e
condiviso è, invece, fondamentale
l'istituzione di un tavolo permanente di
concertazione tra gli attori rilevanti (stakeholder)
per includere tutte le questioni significative nelle
scelte del processo di pianificazione.
Le modalità di esecuzione del piano sono
definite dalla normativa vigente, sia in termini di
contenuti principali sia di costi, ma è
necessario appunto il coordinamento con gli attori
locali per definire uno strumento ad hoc,
concretamente utile e appropriato per il territorio
oggetto di studio.
Elaborazione e contenuti del Piano
Intercomunale
Ai sensi della Circolare Ministero LL. PP. 1 dicembre
1969, n. 6679 "Tariffa degli onorari per le
prestazioni urbanistiche degli ingegneri e degli
architetti" sono quindi stabiliti i contenuti del
piano (Art. 5) e l'onorario per i professionisti che
elaborano il piano (Tabelle A e B).
L'articolo 5 della Circolare ministeriale ("Piano
Regolatore a livello comprensoriale (intercomunale e
comunale - 1/B") stabilisce la tipologia di studi ed
analisi da svolgere nell'espletamento dell'incarico,
la documentazione e la cartografia da fornire e i
doveri della committenza per la fornitura dei
materiali.
Le prestazioni del professionista per la formazione
dei piani regolatori comprensoriali (intercomunali) e
i piani regolatori comunali i quali definiscono le
destinazioni d'uso del territorio e le relative norme
di attuazione comprenderanno di norma:
- l'analisi dello stato di fatto, individuando il
sistema delle infrastrutture, degli impianti e delle
attrezzature di uso pubblico, nonché i
caratteri geologici, idrologici, paesistici e
naturali del territorio interessato dal piano,
tenendo anche conto della situazione riscontrata nel
territorio circostante;
- le previsioni degli insediamenti, lo sviluppo e
la trasformazione degli insediamenti abitativi e
produttivi, stabilendone le destinazioni d'uso, le
relative norme tecniche di attuazione del piano e le
eventuali indicazioni per la stesura del regolamento
edilizio;
- le previsioni delle infrastrutture; degli
impianti e delle attrezzature pubbliche e d'uso
pubblico;
- i perimetri delle zone di interesse paesistico e
storico-artistico, le relative modalità di
utilizzazione e le eventuali prescrizioni speciali
d'uso;
- i programmi e le fasi di attuazione.
Gli elaborati tipici relativi alle prestazioni del
presente articolo devono essere almeno i seguenti:
- relazione preliminare sulle scelte fondamentali e
sugli indirizzi che sono stati assunti per la
redazione del piano;
- relazione generale analitica dello stato di
fatto;
- relazione illustrativa con 1'indicazione dei
problemi delle esigenze consequenziali alla analisi
delle soluzioni proposte riferite ad un congruo
periodo di tempo e dei relativi criteri di scelte;
- planimetria in scala non inferiore a 1:10.000 del
territorio sottoposto a pianificazione con
indicazione dello stato di fatto;
- planimetria in scala non inferiore a 1:10.000 con
indicazione sintetica delle destinazioni e con
designazione della rete viaria e delle principali
infrastrutture;
- planimetria in scala non inferiore a 1:5.000 con
la chiara indicazione di tutte le previsioni oggetto
del piano;
- norme tecniche di attuazione ed eventuali
prescrizioni d'uso, con particolare riferimento alla
normativa generale da adottare per i piani
urbanistici esecutivi;
- eventuali prescrizioni per il regolamento
edilizio;
- programma e fasi di attuazione con particolare
riferimento alle priorità per i piani
urbanistici esecutivi e le opere di pubblico
interesse;
- 10. quant'altro occorra a consentire la corretta
interpretazione del piano;
- relazione contenente le proposte dei progettisti
in merito alle osservazioni presentate al P.R.G..
L'Ente committente deve fornire:
- tutto il materiale topografico necessario,
definito d'accordo con il Professionista e con la sua
assistenza e consulenza compreso;
- lo stato di fatto aggiornato dell'intero
aggregato urbano;
- la documentazione relativa ai caratteri
geologici, idrologici e naturali del territorio
interessato;
- tutti i dati statistici relativi alla demografia,
alla produzione e distribuzione; alla consistenza ed
alla attività edilizia relativa all'ultimo
decennio, alle condizioni economiche e sociali della
popolazione, ai mezzi di locomozione ed
all'intensità del traffico interno;
- l'elenco degli edifici storici ed artistici;
- i dati relativi a tutti gli elementi normativi,
vincolistici e programmatici, che interessano il
territorio oggetto del piano;
- gli studi socio-economici atti a determinare le
previsioni di sviluppo del territorio da pianificare;
- il materiale cartografico, analitico e statistico
di cui sopra costituirà l'oggetto della
"relazione generale analitica dello stato di fatto"
di cui al punto 2) e della "planimetria dello stato
di fatto" di cui al punto 4).
Calcolo degli onorari ai sensi della circ.
min. n. 6679/69
In base alla Circolare Ministeriale, ovvero
alle TABELLE A e B, gli onorari da corrispondere per
il piano regolatore comunale vengono determinati in
funzione del numero degli abitanti nel territorio
comunale alla data dell'incarico secondo le aliquote
della tabella A e interpolando linearmente per i
valori intermedi.
Per i piani regolatori comprensoriali, quando gli
elaborati richiesti siano quelli previsti per i piani
regolatori comunali, il compenso verrà
calcolato come media tra l'importo relativo al
comprensorio nel suo insieme e quello calcolato come
somma degli importi relativi ai singoli Comuni
inclusi nel comprensorio.
Per le stazioni di cura, soggiorno e turismo, la
popolazione va calcolata in base alla punta di
massima influenza dell'ultimo triennio.
Oltre all'onorario stabilito come sopra, sono da
applicare le seguenti integrazioni da determinare col
committente all'atto dell'incarico:
- per il particolare carattere storico-artistico o
l'importanza della zona ai fini del soggiorno e del
turismo, per le zone soggette alle leggi sulle
bellezze naturali o comunque particolarmente
interessanti paesisticamente: aumento dal 10
fino al 30%;
- per la complessità di problemi derivanti
dalle caratteristiche orografiche geologiche e
idrologiche del territorio: aumento dal 5
fino al 20%;
- per la complessità di problemi derivanti
dalla particolare struttura economica, produttiva e
di traffico: aumento dal 10 al 30%;
- per la previsione di incremento di popolazione
superiore al 50% in anni 20: aumento dal 10
fino al 30%.
Dette integrazioni vanno applicate tenendo conto
delle elaborazioni specifiche effettivamente svolte
dal professionista in relazione ai temi suddetti
secondo l'entità delle caratteristiche cui si
riferiscono: esse sono cumulabili fino ad una
integrazione massima complessiva del
50%.
Quando il Committente non fornisce la documentazione
di cui al precedente 3° comma o la fornisca
soltanto in parte, al Professionista è
dovuto il rimborso delle spese necessarie per il
reperimento e l'approntamento di detto
materiale.
Costituisce incarico a se stante lo studio e
l'elaborazione del regolamento edilizio o la
consulenza a detta elaborazione.
Gli onorari per le suddette prestazioni
saranno determinati con criterio discrezionale
preventivamente concordato.
Spese extra
Il Committente deve sempre rimborsare al
Professionista le seguenti spese:
- di viaggio, di vitto e di alloggio fuori
residenza nonché di trasporto fuori studio
professionale sostenute da lui e dal personale di
aiuto e le spese accessorie;
- di bollo, di registri del contratto
professionale, dei diritti di uffici pubblici o
privati, dell'imposta generale sull'entrata, del
rimborso delle tasse di liquidazione da parte degli
Ordini professionali;
- di scritturazione, di dattilografia, di
riproduzione di elaborati e disegni eccedenti la
prima copia, di traduzione di lingue estere, di
fotografie, di documenti, di rilegazioni fascicoli,
di spese postali, telefoniche e telegrafiche;
- di autenticazione delle copie di atti, relazioni,
disegni, ecc.;
- di personale occorrente per rilievi, saggi,
indagini tecniche amministrative, legali e simili.
Le spese di viaggio su ferrovie, piroscafi, aerei,
ecc. vengono rimborsate sulla base della tariffa di
prima classe (con eventuali aggiunte di supplementi
vari e di quelle per vagone letto nei viaggi notturni
in ferrovia) per il Professionista incaricato ed i
suoi sostituti, e della classe immediatamente
inferiore per il personale di aiuto.
Le spese per percorrenza su strade tanto con mezzi
propri, quanto con mezzi noleggiati, sono rimborsate
integralmente secondo le ordinarie tariffe
chilometriche.
L'importo delle spese extra viene stimato in
un valore forfetario pari al 15% dell'onorario
complessivo.
Adeguamento ISTAT
L'adeguamento ISTAT è stato calcolato
in riferimento al valore dell'importo complessivo
dell'onorario (con integrazioni e spese
extra) in base alla "TABELLA SCATTI DI
ADEGUAMENTO TARIFFA PROFESSIONALE PER PRESTAZIONI
URBANISTICHE (CIRCOLARE Min.LL.PP. n.6679 del 1
dicembre 1969) - Estratto dell'indice generale ISTAT
dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed
impiegati (indice nazionale)".
L'importo % di adeguamento è stato
calcolato a luglio 2006, pari a 1502,4%.
Integrazioni compensi surrogativi al
tariffario professionale
(Documento predisposto dall'Ordine degli Architetti,
Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della
Provincia di Torino)
Al corrispettivo calcolato come sopra
indicato andranno aggiunti i costi surrogativi per lo
svolgimento e la redazione di piano analisi
specifiche, per le quali la percentuale
varierà in funzione della documentazione e dei
dati già disponibili e delle attività
già svolte dagli enti locali.
Nello specifico,le attività, le analisi e gli
studi da svolgere sono:
- la redazione della cartografia di base e/o
l'aggiornamento di quella esistente
- l'elaborazione della base cartografica su
supporto GIS
- l'individuazione e l'analisi della dotazione di
servizi esistenti
- le analisi storica, delle preesistenze edificate
- l'analisi demografica
- l'analisi ambientale
- l'analisi delle attività produttive
- l'individuazione e l'analisi della
viabilità esistente e di progetto
- la ricerca e individuazione cartografica delle
infrastrutture tecniche
- l'individuazione dei vincoli di legge
(sovraordinati e locali) sul territorio
- l'analisi dei terreni agricolo (analisi delle
strutture aziendali, dell'uso del suolo e delle
coltivazioni, …), analisi agronomica e
pedologica dei terreni
- l'analisi geologica ed idrogeologica, compresa di
cartografia tematica ed elaborazione della carta dei
rischi e delle penalità ai fini edificatori
In assenza di informazioni sull'aggiornamento e sulla
completezza dei dati e delle informazioni disponibili
sulle attività svolte dagli enti locali e
sulla difficoltà di analisi studi ed
elaborazioni cartografiche, si considera un importo
complessivo delle suddette prestazioni compreso tra
il 60% ed il 90 %.
Nel caso specifico, si valuta in un
incremento del 85%, considerando l'affidamento di
incarico per la redazione di 2/3 delle ricerche e
delle analisi di piano, nonché una
complessità medio-alta per il reperimento dati
e le elaborazioni cartografiche connesse.
L'importo dei compensi surrogativi va integrato,
inoltre, anche con le spese di coordinamento dei
lavori, ovvero delle analisi e delle elaborazioni
cartografiche, per una percentuale pari al
10%.
Valutazione Ambientale
Strategica
All'importo complessivo della prestazione
andrà, inoltre, aggiunto il valore della
Valutazione Ambientale Strategica (VAS) richiesta
dalla normativa europea e nazionale (Dir. 2001/42/CE
e Dlgs. n. 42/2004) e dalla riforma urbanistica delle
leggi regionali.
L'importo della VAS viene calcolato in base alla
superficie del territorio oggetto di piano, come
definito dal documento integrativo al tariffario
professionale.
Per il calcolo dell'onorario per l'Analisi di
compatibilità ambientale di piani e programmi,
il calcolo è effettuato ai sensi della LR n.
40/1998.
Quindi:
La superficie del bacino del fiume Aso é:
28.050 ha.
Ai sensi del suddetto documento, per superfici
superiori a 10.000 ha, il parametro di calcolo
è 3,87 €/ha.
L'importo per la VAS è di 108.553,5
€.
STIMA DELLE TARIFFE PER UN PIANO
INTERCOMUNALE AI SENSI DELLA CIRC. MIN. N.
6679/69
|
Comuni
|
Abitanti
|
Importo
Tab. A
Circ. Min.
|
Aliquota %
aggiuntiva (spese)
Tab. B Circ. Min.
|
Totale
|
Totale complessivo
|
|
1. Altidona*
|
2409
|
1652,66
|
41
|
2330,25
|
|
|
2.
Campofilone*
|
1818
|
1239,50
|
45
|
1797,28
|
|
|
3. Carassai
|
1267
|
1239,50
|
45
|
1797,28
|
|
|
4. Comunanza
|
3118
|
1962,54
|
41
|
2330,25
|
|
|
5. Force
|
1570
|
1239,50
|
45
|
1797,28
|
|
|
6. Lapedona
|
1155
|
1239,50
|
45
|
1797,28
|
|
|
7. Montalto delle M.
|
2337
|
1652,66
|
41
|
2330,25
|
|
|
8. Montedinove
|
573
|
774,69
|
45
|
1123,30
|
|
|
9. Montefalcone A.
|
510
|
774,69
|
45
|
1123,30
|
|
|
10. Montefiore dell'Aso
|
2216
|
1652,66
|
41
|
2330,25
|
|
|
11. Montefortino
|
1300
|
1239,50
|
45
|
1797,28
|
|
|
12. Montegallo
|
613
|
774,69
|
45
|
1123,30
|
|
|
13. Montelparo
|
939
|
774,69
|
45
|
1123,30
|
|
|
14. Montemonaco
|
672
|
774,69
|
45
|
1123,30
|
|
|
15. Monte Rinaldo
|
397
|
774,69
|
45
|
1123,30
|
|
|
16. Monterubbiano
|
2407
|
1652,66
|
41
|
2330,25
|
|
|
17. Monte V. Combatte
|
519
|
774,69
|
45
|
1123,30
|
|
|
18. Montottone
|
1050
|
1239,50
|
45
|
1797,28
|
|
|
19. Moresco
|
614
|
774,69
|
45
|
1123,30
|
|
|
20. Ortezzano
|
830
|
774,69
|
45
|
1123,30
|
|
|
21. Pedaso*
|
2012
|
1652,66
|
41
|
2330,25
|
|
|
22. Petritoli
|
2538
|
1652,66
|
41
|
2330,25
|
|
|
23. Rotella
|
1004
|
1239,50
|
45
|
1797,28
|
|
|
24. S. Vittoria Matenano
|
1503
|
1239,50
|
45
|
1797,28
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
∑ Onorario base Comuni
(xn1)
|
|
|
|
40799,69
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
25. Comprensorio - Onorario base comp.
(xn2)
|
33371
|
9812,68
|
28
|
12560,23
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Onorario base Totale ∑
(xn1, xn2)
|
|
|
|
53359,92
|
|
Onorario base
di riferimento [Media ∑
(xn)/25]
|
|
|
|
2134,40
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Integrazioni:
|
|
|
|
|
|
|
per il carattere storico-artistico turismo,
naturale, paesistico
|
|
|
15
|
|
|
|
per la complessità orografica geologica e
idrologica del territorio
|
|
|
20
|
|
|
|
per la complessità economica, produttiva e
di traffico
|
|
|
10
|
|
|
|
per la previsione di incremento di pop. superiore
al 50% in anni 20
|
|
|
5
|
|
|
|
Totale integrazioni
|
|
|
50
|
1067,20
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Totale onorario con integrazioni
|
|
|
|
3201,60
|
|
|
Spese extra
|
|
|
15
|
480,24
|
|
|
Compensi surrogativi
|
|
|
85
|
47018,57
|
|
|
Coordinamento
|
|
|
10
|
5531,60
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Totale onorario complessivo
Piano adeguato
|
|
|
|
107866,13
|
|
|
Sconto ed arrotondamenti in
ribasso
|
|
|
|
366,13
|
107500,00
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
VAS
|
|
|
|
108553,50
|
|
|
Sconto e arrotondamenti in ribasso
VAS
|
|
|
|
3553,58
|
105000,00
|
|
|
|
|
|
|
|
Totale onorario complessivo
per Piano e VAS
|
|
|
|
|
212500,00
|
* Comuni Turistici per i quali il
calcolo andrà fatto in base alla popolazione
nella punta massima di affluenza degli ultimi 3
anni.
>> inizio
6.11 Valutazione dei costi ed approfondimenti per
un sistema di perequazione intercomunale
Alla base dell'applicazione concreta del principio di
perequazione urbanistica, anche intercomunale,
c'è la concertazione, ovvero
la collaborazione tra organi istituzionali competenti
per la definizione degli ambiti e delle "regole" di
perequazione.
La concertazione rappresenta l'unico metodo possibile
per pianificare il territorio in maniera partecipata
e consapevole e, quindi, realmente attuabile.
Per completare l'approccio integrato alla
pianificazione del territorio, è fondamentale
anche il coinvolgimento e la selezione dei soggetti
privati nella fase di pianificazione operativa.
Questo approccio implica quindi il coinvolgimento dei
soggetti privati nelle fasi ex-ante delle scelte di
pianificazione, nel rispetto degli obiettivi
dell'amministrazione pubblica nella realizzazione e
gestione dei servizi pubblici e dei servizi di
welfare (sicurezza e assistenza sociale,
sanità, scuola, tutela dell'ambiente).
Con la perequazione urbanistica, viene sensibilmente
ridotto il ricorso all'esproprio per agevolare le
trasformazioni territoriali attraverso la
compensazione urbanistica ed i crediti edilizi.
Le trasformazioni urbanistiche volte alla
riqualificazione urbanistica ed ambientale del
contesto comunale e, nello specifico, intercomunale,
possono essere attuate grazie alla possibilità
di interloquire tra gli attori locali, pubblici e
privati.
Con l'utilizzo della perequazione, si riduce
così anche il livello di conflittualità
e si garantisce la possibilità di intervenire
sul territorio in modo equo per tutti gli operatori
coinvolti.
Con l'applicazione del principio della perequazione
urbanistica ci si propone di fornire alle
amministrazioni comunali della valle uno strumento
innovativo per:
a) distribuire equamente tra i cittadini il
diritto all'edificabilità dei suoli e dei
valori immobiliari derivanti.
La pianificazione urbanistica e il coordinamento di
questo sistema deve rimanere alle amministrazioni che
devono definire e gestire
accordi-convenzioni in grado di
coniugare bisogni di edificazione con i corretti
principi di pianificazione urbanistica;
b) negoziare e/o trasferire a soggetti
privati i diritti edificatori in funzione di
interessi pubblici non solo di natura strutturale, ma
anche paesaggistica ed ambientale e di qualità
urbana complessiva.
Con la perequazione viene, infatti, favorita
l'acquisizione gratuita di aree per interventi
diretti dei Comuni, concedendo ai proprietari
crediti edilizi compensativi.
Con la compensazione urbanistica, si promuove lo
scambio negoziato di aree e diritti edificatori fra
soggetti pubblici e privati e si riduce il ricorso
all'esproprio che è una cessione forzata da
parte di privati dei propri diritti edificatori.
Lo strumento che individua e definisce le aree di
perequazione di livello intercomunale è il
Piano intercomunale, il quale sarà recepito
dai singoli piani regolatori comunali che adeguano i
propri strumenti (NTA e Tavole) alle previsioni
sovraordinate degli ambiti omogenei di perequazione,
dove applicare gli indici urbanistici
specifici.
Sulle aree di perequazione tutti i suoli interessati
verranno ad assumere potenzialità
edificatoria, ponendo fine alle conseguenze
discriminanti delle scelte pianificatorie, che
beneficiano i proprietari di terreni classificati
come edificabili (ZTO B, C, D) e pregiudicano i
proprietari di aree classificate diversamente.
La perequazione deve essere uno strumento, un mezzo
per integrare, completare e rendere più
efficaci ed eque le scelte del pianificatore e non
deve trasformarsi in una regola coercitiva ai
proprietari per imporre scelte urbanistiche
successive alla definizione del piano
regolatore.
I principi di base per regolamentare l'applicazione
della perequazione a scala intercomunale e
provinciale sono, quindi:
- la perequazione è uno strumento di
attuazione facoltativo e non obbligatorio del Piano
Intercomunale e dei PRG che ogni comune potrà
utilizzare se ritiene che lo scambio di crediti
edilizi rappresenti uno strumento più efficace
per perseguire le scelte di piano;
- si applica in ambiti omogenei individuati dal
Piano intercomunale e dai singoli PRG, anche
indipendentemente dalla zonizzazione stabilità
dai PRG;
- Negli ambiti di perequazione identificati devono
essere definiti in maniera concertata indici edilizi
convenzionali;
- per l' attuazione della perequazione, secondo le
previsioni del PRG, è necessaria
l'approvazione di un piano attuativo o di un
programma integrato di intervento (o altro piano
complesso: PIRUEA, PRU, ...).
Il piano attuativo deve essere accompagnato
obbligatoriamente da una convenzione fra il comune
ed i proprietari, così da conservare la
regia pubblica nei processi di trasformazione
urbanistica delineati dal Piano Intercomunale e dal
Piano regolatore generale;
- i crediti edilizi sono assegnati con la
"compensazione urbanistica" ai soggetti che eseguono
opere di riqualificazione e recupero di immobili
degradati o incongrui individuati dal PRG
nonché ai proprietari di aree soggette ad
espropriazione, previa stipula di convenzione con il
comune.
Lo strumento complementare della compensazione
urbanistica si attua attraverso la concessione di
crediti edilizi.
La compensazione consente in sostanza al comune,
nel caso in cui un immobile sia soggetto ad
interventi di riqualificazione urbanistica e
ambientale, di riconoscere, a titolo di credito
edilizio, indici edificatori da utilizzare nelle
aree destinate all'edificazione, a condizione che
l'interessato provveda alla realizzazione di
interventi di riqualificazione urbanistica e
ambientale.
La compensazione è prevista anche come
alternativa all'espropriazione, prevedendo la
cessione gratuita dell'area destinata a fini
pubblici (edilizia agevolata, parcheggi, verde
pubblico) al Comune in cambio del riconoscimento di
diritti edificatori da utilizzare in aree destinate
ad edificazione anche in altre aree di
proprietà comunale destinate
all'edificazione;
- la possibilità di trasferimento dei
diritti edificatori fra i soggetti interessati che
devono essere registrarti in un apposito registro
comunale (istituito e gestito dal Comune).
Perequazione urbanistica differenziata tra
residenza abitativa e residenza
turistica
Una variante particolare del principio di
perequazione urbanistica è la sua applicazione
al settore turistico.
L'obiettivo è quello di invertire la tendenza
delle politiche di costruzione di alloggi turistici,
e frenare la crescita delle seconde case, sia per
sensibilità ambientale sia per una gestione
coerente del mercato turistico.
Oggi sono evidenti i problemi legati
all'irrazionalità dello sviluppo urbanistico e
allo spreco del territorio ai fini turistici, allo
sviluppo eccezionale di reti tecnologiche e di
servizio con conseguenti problemi di carattere
ambientale e gestionale per i comuni; di perdita di
identità culturale, sociale e tipologica del
patrimonio architettonico; etc.
Per applicare la perequazione urbanistica
differenziata, l'edilizia residenziale deve essere
distinta in edilizia ordinaria ed edilizia
turistica.
Nel territorio della Val d'Aso dovranno essere quindi
individuate le zone residenziali in relazione alla
funzione da svolgere (abitativa o turistica).
Per le aree individuate per la residenza ordinaria
(anche temporanea a fini di studio o lavoro), indici
urbanistici saranno meno restrittivi rispetto alle
aree turistiche e l'applicazione della disciplina
della perequazione dovrà prevedere maggiori
incentivi per lo scambio di crediti edilizi e la
compensazione urbanistica tra aree di interesse
pubblico, ambiti da recuperare ed are
edificabili.
Per le aree turistiche e gli interventi connessi i
crediti edilizi saranno ridotti e dimensionati in
funzione delle peculiarità d'ambito (costiero,
di pianura, collinare, montano) ed alla tipologia
d'intervento (riqualificazione di un'area degradata,
valorizzazione e promozione turistica di un'area
depressa, tutela e promozione di aree verdi naturali,
...).
La Provincia e l'ente di Gestione Unico del Bacino
del fiume Aso devono fissare la percentuale massima
di alloggi turistici a livello intercomunale di
Bacino, suddivise in relazione alle macroaree di
vocazionalità (residenziale; turistica
alberghiera o extralberghiera;
turistico-residenziale).
Successivamente, deve essere valutata in maniera
concertata la distribuzione delle percentuali di
alloggi turistici per comune. Dovrà essere
specificata e distinta anche la percentuale di nuove
residenze turistiche, di nuove residenze ordinarie e
di cambi di destinazione d'uso tra residenziale e
turistica o viceversa. Ogni comune dovrà
distinguere, in dettaglio, gli ambiti possibili
d'intervento.
Per snellire le procedure di approvazione della
varianti ai PRG, si possono applicare le procedure
semplificate previste per le opere pubbliche.
Sarebbe comunque opportuno prevedere una norma di
salvaguardia che blocchi il rilascio dei Permessi di
Costruire o Dichiarazioni di Inizio Attività
finalizzate alla realizzazione di nuovi immobili di
tipo turistico-ricettivi, fino all'adeguamento dei
PRG alle nuove disposizioni.
Spetterà inoltre ai comuni vigilare
sull'effettivo mantenimento della destinazione delle
costruzioni e sul loro utilizzo, mediante controlli a
campione.
Misure finalizzate ad incrementare il numero
degli interventi di edilizia abitativa
agevolata
Il Piano regolatore generale può prevedere che
una determinata quota dei volumi residenziali
complessivi sia destinata ad edilizia pubblica ed
agevolata.
Per la realizzazione dell'edilizia convenzionata, i
comuni possono avvalersi della compensazione
urbanistica riconoscendo il trasferimento dei diritti
edificatori relativi alle aree destinate ad edilizia
pubblica agevolata in altre aree di proprietà
comunale nelle quali concedere la possibilità
di edificazione non convenzionata, così da
incentivare l'edilizia pubblica senza danneggiare
l'edilizia privata.
Il Piano regolatore generale può prevedere
inoltre che il comune riconosca, a titolo di credito
edilizio, diritti edificatori, da utilizzare nelle
aree destinate ad edificazione, ai soggetti che si
impegnano a cedere alloggi per l'edilizia
convenzionata.
Fasi indicative di lavoro
Il lavoro di analisi e valutazione degli ambiti di
perequazione, in termini di localizzazione e
dimensionamento delle aree, nonché di
destinazione d'uso, deve essere svolto di concerto
con gli enti competenti ed in collaborazione con gli
attori rilevanti locali, influenzati o interessati
dagli interventi e dalle azioni previste.
È fondamentale, infatti, definire ambiti
condivisi da tutti, nei quali consentire di
intervenire con trasformazioni urbanistiche volte
alla riqualificazione ambientale, sia del sistema
territoriale della Val d'Aso sia del sistema urbano e
del patrimonio edilizio.
Le fasi principali per la definizione degli ambiti
intercomunali di perequazione, dove prevedere la
compensazione urbanistica sono:
- attivazione di un Sistema Informativo
Territoriale locale collegato a quello Provinciale,
aperto ai Comuni interessati e aggiornabile in tempo
reale
- analisi territoriale ed ambientale
- analisi socio-economica
- analisi flussi turistici
- analisi infrastrutture e servizi
- definizione di un modello di partecipazione
- implementazione del processo di informazione e
partecipazione (indiretta o diretta): questionari,
interviste, focus group, workshop, ...
- analisi delle criticità e dei conflitti
tra:
- o ambiente e pianificazione urbanistica
comunale
- oambiente e pianificazione territoriale
provinciale
- valutazione ZTO e aree di compensazione
urbanistica: localizzazione, destinazioni, d'uso
dimensionamento
- definizione degli indirizzi di perequazione:
"Regolamento d'uso" .
Stima di massima di tempi e
costi
Le tempistiche ed i costi per questo lavoro possono
essere così specificati:
- Tempi di svolgimento: 60 gg. per
- Tariffa giornaliera a persona: 600 €/giorno
- Importo complessivo pari a: 36.000,00€ (IVA
esclusa).
Al costo complessivo andrà aggiunto un valore
forfetario del 10% per le spese extra, sostenute
durante lo svolgimento di studi ed analisi per la
valutazione degli ambiti e ei valori di perequazione.
>> inizio
6.12 Valutazione dei costi per un processo
partecipativo e informativo
Nel caso in cui si decida di avviare un
processo partecipativo ed informativo integrativo
alla partecipazione istituzionale al piano, il costo
complessivo dell'onorario professionale per la
redazione del piano intercomunale e della VAS,
andrà incrementato dell'importo per la
strutturazione e l'implementazione del modello di
partecipazione.
Le tre componenti chiave del processo di
partecipazione sono:
- Strutturazione dell' informazione
- Partecipazione attiva
- Comunicazione allargata
Le professionalità da coinvolgere sono almeno:
- 1 urbanista-pianificatrice
- 1 architetto
- 1 sociologo/a
- 1 esperto di partecipazione
Le fasi e le attività da avviare sono
indicativamente:
- Programma d'informazione e supporto all'Amm.ne;
- Individuazione e mappatura degli stakeholder
(interviste, questionari, Focus Group);
- Analisi e valutazione dei dati e dei risultati
ottenuti, delle problematiche ambientali esistenti e
delle relative cause;
Informazioni necessarie per definire gli obiettivi
generali dell'azione ambientale integrata e
stabilire l'ordine di priorità dei problemi
da affrontare;
- fissazione degli obiettivi specifici e
concretamente misurabili/raggiungibili dall'azione
ambientale (target d'azione);
- Scelta delle tecniche di partecipazione ed avvio
del processo di partecipazione. Le tecniche
più usate:
- Forum per consentire la più ampia
partecipazione pubblica alle diverse fasi di
definizione, attuazione, valutazione e revisione
del piano di azione ambientale.
- Focus Group (FG(per mettere in contatto e
consentire lo scambio e la produzione di idee,
iniziative tra gruppi di soggetti selezionati.
- Workshop (es.: metodo riconosciuto dalla CE:
European Awareness Senario Workshop - EASW) dove
organizzare sedute plenarie e tavoli "tecnici" di
discussione che permettono di ragionare e
discutere sulle tematiche rilevanti e sugli
obiettivi definiti precedentemente.
Alternando sedute plenarie, Focus Group la
discussine ha costanti sviluppi in itinere.
- Monitoraggio - revisione per misurare e valutare
i risultati ottenuti dalle azioni intraprese.
- Integrazione nel processo di pianificazione
territoriale delle proposte d'intervento emerse e
condivise nei tavoli di discussione.
Il costo complessivo può essere
stimato tra il 30.000, 00 € e 120.000,00
€
Il valore varia in funzione delle tecniche prescelte,
del gruppo di lavoro, dei tempi di svolgimento
(inteso come arco temporale nel quale si vuole
garantire la partecipazione interattiva degli
stakeholder al processo decisionale), quindi della
complessità del processo che viene strutturato
e personalizzato per al situazione locale.
Esempio n. 1: modello base di 3-6 mesi di
lavoro che prevede indicativamente:
- Riunioni tecniche
- Interviste e mappatura stakeholder principali
- svolgimento 3-6 FG
- Redazione di agende intermedie
- Rapporto finale
Esempio n. 2: modello più complesso di
18-24 mesi di lavoro che prevede indicativamente:
- Riunioni tecniche
- Interviste e mappatura stakeholder
- Questionari
- Svolgimento 10-15 FG
- Agende intermedie
- Rapporto finale
- Organizzazione workshop e/o seminario pubblico
annuale.
Il processo di partecipazione può
essere avviato anche indipendentemente
dall'elaborazione del piano intercomunale.
>> inizio
6.13 Metodo Wigwam" (E. Tassinato)
Di seguito viene riportato un approfondimento in
relazione alla terza scheda tematica "Integrazione
tra ambiente e agricoltura" con particolare
riferimento ai concetti di filiera corta e di accordi
di filiera.
Questo documento risulta costituito da tre parti: una
prima parte di introduzione al
metodo Wigwam, una seconda parte di
azioni concrete e, infine, una terza
parte comprendente un'azione pilota di
"Start up", immediatamente operativa.
Per ulteriori approfondimenti si rimanda all'allegato
4 nella sezione di analisi territoriale.
Parte I: IL METODO WIGWAM
Qual è il Metodo Wigwam? Quali sono le
possibili applicazioni, specie nell'ambito dello
sviluppo locale sostenibile e di qualità? Cosa
lo caratterizza e come si applica, in specie ad un
progetto di Distretto Rurale che si proponga di
realizzare una stretegia di marketing
territoriale?
Queste domande trovano risposta nella sperimentata
prassi dei "Club di Progetto" che da oltre trent'anni
caratterizza l'attività del Wigwam Circuit,
oggetto di molteplici studi e tesi di laurea, di cui
tra le più recenti (anno accademico 2004-2005)
quella della Dott.ssa Chiara Verzelletti con relatore
il Prof. Massimo Santinello dal titolo: "Dal
self-empowerment all'empowerment di comunità:
analisi di un'associazione no profit" della
Facoltà di Psicologia dell'Università
degli Studi di Padova.
L'Associazione Wigwam stimola dal 1972 aggregazioni
di progetti no profit volti al miglioramento della
qualità della vita, e realizzati attraverso la
modalità definita come "Metodo dei Club di
Progetto Wigwam".
La modalità operativa ha la struttura di una
rete sociale indirizzata a conseguire due risultati
principali:
- creazione di progetti con una costante attenzione
alla qualità (ispirandosi alla filosofia dei
Circoli di Qualità);
- attivazione dei soggetti per la creazione di
progetti sostenibili che portino ad un miglioramento
della qualità della vita (ispirandosi ai
principi dell'Empowerment).
L'Empowerment
Il concetto di Empowerment nasce nell'ambito della
psicologia di comunità, che presenta due
caratteristiche fondamentali: quella di considerare
la persona nel contesto del proprio ambiente di vita,
e quella di porre attenzione alle competenze
psicologiche della persona per promuovere un
cambiamento, sia ambientale che personale,
finalizzato ad un miglioramento della qualità
di vita.
Oltre alla finalità comune, l'approccio alla
promozione associativa Wigwam si ispira ad alcuni
aspetti della psicologia di comunità, infatti
considera l'uomo come legato da un rapporto
imprescindibile con il proprio territorio, e cerca di
favorire la partecipazione con una costante
attenzione alla qualità sociale.
L'esempio che Wigwam propone è l'immagine di
una persona che può agire sulla realtà
con efficacia e responsabilità per portare
allo sviluppo di un mondo qualitativamente migliore e
maggiormente sostenibile.
In questa prospettiva, molto simile ad alcuni modelli
di Empowerment (come quello di Zimmerman, 2000), la
percezione di uno svantaggio o di un problema non ha
più l'accezione di un limite sociale o
individuale, ma ha il ruolo di una difficoltà
che può essere superata dall'apertura di nuove
possibilità, prima non considerate dal
soggetto o ritenute pregiudizialmente impossibili a
causa dello scarso sostegno sociale percepito.
In quest'ottica, il concetto e l'applicazione
dell'Empowerment racchiudono sia il riferimento
all'autodeterminazione personale, sia la
partecipazione a forme associative e alla vita della
comunità, traducendosi da un lato nel senso di
controllo personale e dall'altro in quello di
influenza sociale. Caratteristiche dell'Empowerment
sono, dunque, il coinvolgimento nelle decisioni, la
responsabilità condivisa, una leadership non
rigida e il lavoro in equipe.
I Circoli di Qualità
In effetti il "Club di Progetto Wigwam", pur derivato
da altra genesi e proteso a ben altra
complessità di risultanze può essere
spiegato mutuando molto dell'impalcato teorico dei
Circoli di Qualità. La differenza sostanziale
tra l'uno e l'altro si potrebbe esprimere con la
definizione che un Club di Progetto Wigwam è
un Circolo di Qualità che pur intervenendo in
uno specifico ambito (aziendale, di filiera, di
gruppo di interesse; ecc.) oltre ed attraverso il
miglioramento continuo della qualità del
prodotto, delle performances del servizio, del
perfezionamento del processo, punti ad ottenere
l'innalzamento dello standard della qualità di
vita dell'ambito ambientale e sociale in cui l'azione
si manifesta.
Perciò l'approccio gestionale proposto dai
Club di Progetto è basato, innanzitutto,
sull'accostamento alla responsabilizzazione e al
coinvolgimento che considera la persona come
principale attore del cambiamento.
I Circoli si svilupparono a partire dalle teorie
proposte da Maslow (1954), Lewin (1972) e McGregor
(1983), che cominciarono a promuovere modelli
più partecipativi nei processi decisionali di
gruppo.
In queste stesse teorie fondano le loro radici gli
"Empowerment Work Groups". Tra i Circoli di
Qualità e gli approcci "empowerment oriented"
esistono aree in comune, in particolare per quanto
riguarda le finalità (creazione di gruppi
autonomi e semiautonomi).
Nonostante ciò, è utile sottolineare
come l'obiettivo principale dei circoli consiste nel
far in modo che le persone possano portare contributi
migliorativi nell'area in cui operano, aumentando,
così, sia il livello qualitativo che la sua
motivazione intrinseca.
Parte II: AZIONI CONCRETE
AZIONE: AGRICOLTURA
- Sub azione: Filiera Corta
Con il termine di filiera corta, o a
circuito breve, si intende quell'insieme di
attività che prevede un rapporto diretto fra
produttori e consumatori, singoli o organizzati, che
"accorcia" il numero degli intermediari commerciali e
diminuisce il prezzo finale.
A livello comunitario questo progetto, presentato
dall'AIAB, per promuovere in Europa i benefici
dell'agricoltura e dell'alimentazione biologica, ha
ottenuto il riconoscimento anche dell'Unione
Europea.
Nello specifico, il progetto "filieracorta
picena", che l'Assessorato alle
Attività Produttive della Provincia di Ascoli
Piceno, in collaborazione con l'AIAB, sta portando
avanti, intende, quindi, rivisitare tutte quelle
azioni che permettono all'utente finale, sia esso un
alunno o un ristoratore o un semplice consumatore, di
avere una migliore conoscenza delle qualità
intrinseche dei prodotti locali piceni, in
particolare di quelli biologici, e di chi li produce,
consentendo un prezzo finale al consumo più
vantaggioso e una remunerazione più equa per
il produttore.
Il progetto mira a favorire la valorizzazione della
produzione biologica, tipica, locale e stagionale, e
a promuovere anche il contesto ambientale in cui
questa avviene, per l'attenzione che viene posta alla
salvaguardia ed alla difesa dell'integrità del
territorio; è basato, quindi, su un insieme di
attività capaci di dimostrare la
possibilità di uno sviluppo eco-sostenibile,
attento alla conservazione delle risorse.
In pratica si è di fronte ad un progetto che
dimostra che un nuovo 'stile di vita' è
possibile: uno stile rispettoso dell'ambiente, della
conservazione della biodiversità e delle
diversità locali, delle risorse naturali,
oltre che interessato alla qualità della
vita.
In quest'ottica si inseriscono i progetti che
l'Assessorato ha attivato a valenza provinciale e che
senz'altro potranno essere implementati nelle
attività del Distretto Rurale, facendo del
territorio della Valdaso un'area pilota per il
funzionamento della rete locale dei punti vendita di
prodotti accessibili direttamente dai consumatori e/o
dagli utilizzatori.
Di seguito vengono citati i progetti più
rilevanti:
- Sportello filieracorta della Valdaso: per
favorire la creazione di gruppi organizzati di
domanda e di offerta;
- Mense Bio, Eco&Equo: per incentivare l'uso
dei prodotti biologici locali della Valdaso nelle
mense;
- Ristorazione filieracorta: per creare una rete di
ristoranti e/o agriturismi che utilizzino prodotti
tipici locali della Valdaso;
- Paesi Valdaso del Bio;
- Rete dei Mercatini Bio;
Tutti questi progetti sono accompagnati da
un'apposita campagna di comunicazione e di promozione
che si concretizza anche nella partecipazione ad
importanti convegni e fiere del settore e
nell'organizzazione di giornate dedicate alla
valorizzazione e alla riscoperta delle
tipicità locali, biologiche e non,
enogastronomiche ed artigianali.
Il progetto "filieracorta Valdaso"
si inserisce nell'obiettivo generale di
"filieracorta picena"
dell'Assessorato che pone le basi per la costruzione
di un modello economico per un' "Equonomia
Picena" che porti alla costruzione di un
Distretto di Economia Solidale.
Con questa espressione si intende un modello che
metta al centro del proprio operare le persone, la
qualità della vita, le relazioni e l'ambiente
e che abbia un approccio trasversale a tutti i
settori socio-economici.
In tale contesto si inserisce la creazione delle
condizioni affinché iniziative economiche
diverse, democratiche, eccellenti e motivate
socialmente, radicate nel territorio trovino
opportunità per conoscersi e farsi conoscere,
per innescare processi economici nuovi, coordinati e
partecipati nella convinzione che ciò
potrà portare giovamento a tutti i soggetti
coinvolti oltre che al contesto in cui essi
operano.
In particolare la sub azione prevede:
- il censimento delle aziende con vendita diretta
della Valdaso;
- la predisposizione di un disciplinare che
stabilisca le condizioni di accesso dei produttori;
- la redazione di un catalogo di offerta dei
prodotti a marchio Valdaso inserito in quello
più generale della Filiera Corta del Piceno;
- la previsione di uno spazio dedicato ai
produttori della "filiera corta" nei mercati
settimanali dei comuni del territorio;
- la tabellazione con specifiche insegne delle
aziende della filiera corta;
- l'adozione del segno distintivo "prodotto di
qualità Valdaso" come brand unificante di
tutte le referenze autorizzate;
- la presentazione dei prodotti nel sito internet;
- Sub azione: accordi di filiera
Il consumatore non chiede più solo cibo sicuro
dal punto di vista igienico - sanitario, ma prodotti
migliori dal punto di vista organolettico e
nutrizionale;prodotti tipici e tradizionali, non
più anonimi, ma frutto di specifici territori
e spesso di tradizioni secolari.
Oggi il consumatore, vuol ritrovare nel cibo il
sapore delle origini e dei ricordi, il gusto della
ricerca e della scoperta, e il piacere della
convivialità, con l'obiettivo di impedire una
globalizzazione gastronomica che porterebbe ad un
appiattimento dei gusti.
Gli operatori del settore non possono più
trovarsi impreparati di fronte alla domanda della
clientela che si aspetta di trovare un'offerta di
prodotti di qualità su cui vuole essere
informata e rassicurata. Devono imparare a tutelare e
valorizzare la cultura e la civiltà del buon
mangiare e del buon bere e a dilungare la tradizione
dei prodotti tipici, improntando la loro offerta
enogastronomica sui prodotti delle località di
qualità.
L'esigenza di una filiera
controllata nasce dalla
necessità di sviluppare prodotti che
rispettano pienamente i criteri di
rintracciabilità totale, trasparenza totale,
controllo in tutte le fasi critiche e
naturalità delle produzioni, garantendo ai
consumatori la sicurezza e la qualità dei
prodotti.
Alla base dei prodotti di filiera controllata ci
sono: la scelta accurata della produzione e la
scelta accurata dei fornitori.
In particolare la sub azione prevede:
- l'individuazione delle filiere del "prodotto di
qualità Valdaso";
- lo studio e la redazione di un disciplinare per
ogni filiera definita;
- la predisposizione di un capitolato di accordo di
filiera tipo;
- la valutazione sulla praticabilità e
opportunità di intraprendere l'iter per il
riconoscimento istituzionale della tipicità
(IGP, DOP, ecc.) dei prodotti della filiera.
- Sub azione: agriturismo e
multifunzionalita'
La crescente interazione delle produzioni agricole
con le problematiche territoriali ed ambientali
impone una riflessione sulla sostenibilità
economica dell'attività agricola.
Sempre di più, anche gli orientamenti
legislativi sia a livello comunitario che nazionale e
regionale, impongono di valutare le
possibilità di recupero e riuso del patrimonio
storico ed architettonico degli insediamenti rurali,
convertendoli all'introduzione e allo sviluppo, nelle
aziende agricole, di attività multifunzionali
di carattere economico e sociale (fattorie
didattiche, vendita diretta dei prodotti, piccoli
impianti di trasformazione, agriturismo,
conservazione dell'ambiente ecc.).
Di seguito vengono elencate una serie di azioni
attuabili per le quali devono ancora essere definite
delle linee guida specifiche:
- Punti vendita aziendali;
- Ristorazione agrituristica;
- Alloggio agrituristico;
- Fattoria didattica;
- Offerta di attività culturali e
ricreative;
- Attività legate alla cura dell'ambiente.
AZIONE: ARTIGIANATO
- Sub azione: artigianato
alimentare
- Sub azione: artigianato tipico
AZIONE: TURISMO
- Sub azione: accoglienza
extralberghiera
In particolare la sub azione prevede:
- Campeggi
- B&B
- Affittacamere
- Case per ferie
- Ostelli
- Sub azione: accoglienza
alberghiera
In particolare la sub azione prevede:
- Alberghi
- Locande
- Foresterie
- Sub azione: ristorazione
In particolare la sub azione prevede:
- Ristoranti
- Osterie
- Chioschi
La presente sub azione è caratterizzata dai
seguenti gruppi di attività:
Itinerari
- Vie della mobilità dolce (trekking, piste
ciclabili e ippovie)
- Strade dei prodotti tipici, tradizionali e
dell'enogastronomia
- Percorsi della cultura
Proposte tematiche
- Musei
- Borghi antichi
- Abbazie
- Emergenze storico artistiche
- Eventi culturali
- Sub azione: eventi ricorrenti
- Feste popolari e sagre
- Altri eventi
AZIONE: PROGETTO PILOTA "PAESAGGIO DELLA
VALDASO"
Lo scorso 30 maggio 2006, a Strasburgo, presso la
sede del Consiglio d'Europa, si è svolta la
cerimonia ufficiale per la firma dello statuto della
RECEP, rete per l'attuazione delle misure previste
dalla Convenzione Europea del Paesaggio alla quale ha
aderito anche la Provincia di Ascoli Piceno
rappresentata dall'Assessore alla Cultura, Beni
culturali e Pubblica istruzione Olimpia Gobbi.
La sottoscrizione dell'atto ha dato formalmente vita
alla rete di Enti locali e regionali d'Europa che
hanno deciso di impegnarsi fattivamente per
approfondire le tematiche legate alla protezione ed
alla valorizzazione del paesaggio e per inserirsi in
un contesto europeo di politica, di lavoro e di
collaborazioni.
La Valdaso ed in particolar modo l'istituzione del
Distretto Rurale potrebbe divenire un laboratorio,
dando vita ad una o più iniziative
pilota.
In particolare l'azione prevede:
- la definizione e la catalogazione delle diverse
tipologie di paesaggio di cui si compone l'insieme
del "naturale-costruito" della Valdaso;
- la predisposizione di un manuale di manutenzione
e ripristino per enti, tecnici e cittadini;
- la redazione di un codice di conformità
(disciplinare) che preveda incentivi al rispetto
delle prescrizioni e disincentivi relativamente alle
iniziative ritenute fuorvianti e dannose;
- l'adozione di una iniziativa pilota, realizzata
da privati, in un territorio circoscritto della
Valdaso (Rocca Monte Varmine) da pubblicizzare come
prototipo di "buon governo del paesaggio" al fine di
creare scuola ed emulazione;
- creazione e lancio di specifici pacchetti di
incoming turistico improntati proprio alle
peculiarità del paesaggio e rivolti
prioritariamente a specifici target di pubblico.
PARTE III: AZIONE PILOTA DI "START
UP"
Operando in una situzione dove a determinare il
successo delle strategie è la motivazione del
capitale umano coinvolto, nonché la
condivisione delle modalità di attuazione
delle azioni da sviluppare, diviene propedeutica
l'istituzione di una prima aggregazione progettuale
con funzione sperimentale, ma già
operativa.
Il principio che si vuole adottare è quello
"dell'imparare facendo" con:
- avvio di un Club di Progetto "Qualità
Valdaso" pilota per la funzione di tester,
trasversale rispetto alle diverse azioni;
- dotazione di linee guida, denominatore comune
delle linee da elaborare, in forma partecipata, per
ognuna delle azioni.
In particolare si considerano i seguenti punti:
- i componenti del Club di Progetto definiranno
e presenteranno il primo gruppo di offerta di
prodotti/servizi identificati dal marchio
Qualità Valdaso;
- il Club di Progetto evolverà negli
anni successivi in Club di Rete Locale (leggi
Distretto Rurale) esplicitando la duplice
funzione di progettualità d'insieme e di
coordinamento dei Club di Progetto, i quali si
aggregheranno per attuare le diverse azioni
(nell'ambito della stessa tipologia di offerta,
nell'ambito della stessa filiera, in maniera
trasversale es. i pacchetti), sempre attraverso
una dinamica progettuale;
- formazione base per tutti i partecipanti al Club
di Progetto;
- tutoraggio del Club di Progetto;
- attività di organizzazione, marketing e
promozione.
Previsione sviluppo numerico
|
Primo Anno
|
n. 1 CdP (Club di Progetto)
n. 20 strutture partecipanti
|
n. 1 Provincia
n. 1 Associazione di Comuni
n. 2 Comuni
n. 4 agriturismo
n. 5 punti vendita
n. 2 B&B
n. 2 Ristoranti
n. 1 Campeggio
n. 1 Artigiano
n. 1 Pro Loco
|
|
Secondo Anno
|
n. 1 CdP (Club di Rete Locale)
n. 4 CdP (Club di Progetto)
n. 40 strutture partecipanti
|
n. 40 Operatori
|
|
Terzo anno
|
n. 1 CdP (Club di Rete Locale)
n. 10 CdP (Club di Progetto)
n. 60 strutture partecipanti
|
n. 60 Operatori
|
|
Quarto anno
|
n. 1 CdP (Club di Rete Locale)
n. 20 CdP (Club di Progetto)
n. 80 strutture partecipanti
|
n. 80 Operatori
|
|
Quinto anno
|
n. 1 CdP (Club di Rete Locale)
n. 30 CdP (Club di Progetto)
n. 100 strutture partecipanti
|
n. 100 Operatori
|
Il Decalogo che segue esprime le prime linee guida
per accedere al Marchio di Qualità Valdaso:
- Azienda di produzione e/o di trasformazione,
punto vendita, con certificazione Bio, Lotta
integrata o che si impegna a conseguire la
certificazione bio. Esclusione degli OGM;
- Azienda con prodotti tipici (IGP, DOP, ecc.) e/o
tradizionali ricompresi nell'Atlante dei Prodotti
Tradizionali (MIPAAF) o nell'elenco dei Prodotti
locali redatto dalla Provincia di Ascoli Piceno;
- Ristorazione con menu di piatti della tradizione
locale realizzati principalmente con materie prime
del posto. Proposta nel menu di vini IGT e DOC o da
tavola purchè rigorosamente locali;
- Punti vendita e bancarelle a mercatini con
prodotti Bio, tradizionali o comunque di sicura
provenienza locale;
- Strutture conformate o con impegno di adeguamento
alla bioedilizia, all'edilizia tradizionale del
territorio, all'utilizzo di risorse rinnovabili
prevalentemente locali (solare, biomasse,
microeolico, sfruttamento di piccoli salti d'acqua,
ecc.);
- Accessibilità a persone con bisogni
speciali;
- Conformazione ai principi della
sostenibilità ambientale;
- Rispetto dei principi del lavoro etico;
- Partecipazione in maniera attiva
all'attività del proprio Club di Progetto e
della Rete Locale di cui è parte;
- Partecipazione alle iniziative di formazione e
aggiornamento direttamente legate
all'operatività del proprio Club di Progetto e
della Rete Locale.
PIANO DI PROMOZIONE E MARKETING
Il programma di promozione e marketing sarà
articolato in tre fasi sequenziali, ciascuna della
durata di 6 mesi.
Prima fase - Creazione dei presupposti e
costituzione del distretto
Prevede la costruzione delle condizioni per la
promozione dell'area attraverso i seguenti
interventi:
- promozione di un Club di Progetto pilota per la
funzione di tester, riassuntivo delle diverse azioni
- creazione del marchio Valdaso e dell'immagine
coordinata
- progettazione e sviluppo del Portale Internet del
Distretto
- identificazione degli elementi da valorizzare e
delle linee di sviluppo turistico
- progettazione degli itinerari e dei moduli dei
pacchetti turistici
- definizione dei press tours per la stampa e dei
tutorial per i tour operator
- progettazione e realizzazione di brochure e
pubblicazioni
- progettazione e realizzazione di press kit
- progettazione di un programma di eventi e di
iniziative
- creazione di una mini struttura per il marketing
dell'area nell'ambito del gruppo di coordinamento
della rete locale del Distretto
- formazione base di amministratori locali ed
operatori dell'offerta
Seconda fase - Break the rumor
Creazione nel pubblico di un "percepito" del sistema
"Marchio Qualità Valdaso" come Distretto
Rurale, attraverso i seguenti interventi:
- start-up di una campagna stampa rivolta in
particolare alla stampa specializzata italiana ed
estera
- meeting di presentazion e dell'iniziativa
- Internet marketing
- azioni di marketing diretto nei confronti dei
tour operator, dei centri di aggregazione e delle
strutture ricettive regionali
- partecipazione a fiere specializzate
- attivazione di servizi di marketing da parte
della ministruttura
- attività di PR
- formazione di operatori dell'offerta organizzata
e della domanda organizzata (ADV, TO, Cral ed
associazioni che organizzano turismo per i propri
aderenti)
Terza fase - Posizionare stabilmente l'area
sul mercato
L'intento è di consolidare il posizionamento
puntando al contatto stabile ed interattivo con la
rete vendita e la clientela generando fidelizzazione
verso l'area, attraverso questi interventi:
- pieno funzionamento del "Club di Progetto" di
Distretto con valenza di coordinamento e marketing
della rete locale dell'offerta
- - costituzione del "Club di Progetto Marchio di
Qualità Valdaso / Distretto Rurale Valdaso"
- predisposizione di una "card associativa" al Club
di Progetto con immagine realizzata da un artista
locale
- creazione di un data base generale dei contatti
degli operatori della domanda (intermediari) e della
clientela
- redazione e veicolazione di una newsletter
elettronica e cartacea che raggiunga il cliente con
le nuove offerte e mantenga il contatto col target
- formazione continua, attraverso brevi meeting di
aggiornamento degli operatori dell'offerta e della
domanda
- ripetizione delle attività della seconda
fase in maniera più mirata.
A tali attività se ne aggiungeranno altre, di
natura più trasversale, comprendendo il
coinvolgimento continuo degli operatori privati, lo
stimolo al potenzialmente delle strutture e dei
servizi, la creazione di punti di animazione e
informazione sul territorio, lo sviluppo delle azioni
volte a creare gli itinerari della mobilità
dolce (natura, cultura, enogastronomia).
Di seguito viene presentata una stima dei costi per
la realizzazione del piano di promozione e di
marketing.
|
SCHEDA COSTI 2007/2008
|
|
|
|
VOCI DEI COSTI PREVISTI
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Prima fase - Creazione dei
presupposti
|
GG/Unità
|
Costo unitario
|
Costo totale
|
|
Promozione Club di Progetto pilota
|
1
|
€ 12.000,00
|
€ 12.000
|
|
Creaz. Marchio Valdaso e immagine coor.
|
1
|
€ 7.500,00
|
€ 7.500
|
|
Progett.ne e svil.po Portale Internet Distretto
|
1
|
€ 20.000,00
|
€ 20.000
|
|
Elementi da valorizz. e linee di svil. turistico
|
70
|
€ 400,00
|
€ 28.000
|
|
Progettazione itinerari e pacchetti turistici
|
20
|
€ 1.500,00
|
€ 30.000
|
|
Press tours per stampa e tour operators
|
1
|
€ 12.000,00
|
€ 12.000
|
|
Brochure e pubblicazioni
|
1
|
€ 8.000,00
|
€ 8.000
|
|
Press kit
|
100
|
€ 70,00
|
€ 7.000
|
|
Programma eventi e iniziative
|
1
|
€ 5.000,00
|
€ 5.000
|
|
Avviamento mini struttura Mk dell'area
|
1
|
€ 35.000,00
|
€ 35.000
|
|
Formazione base ammin. e operatori offerta
|
45
|
€ 400,00
|
€ 18.000
|
|
TOT. COSTO PRIMA FASE
|
|
|
€ 182.500
|
|
|
|
|
|
|
Seconda fase - Break the
rumor
|
GG/Unità
|
Importo unitario
|
Costo totale
|
|
Start-up campagna stampa
|
1
|
€30.000,00
|
€ 30.000
|
|
Meeting presentazioni
|
3
|
€ 8.000,00
|
€ 24.000
|
|
Internet marketing
|
1
|
€ 15.000,00
|
€ 15.000
|
|
Marketing diretto su operat. professionali
|
1
|
€ 25.000,00
|
€ 25.000
|
|
Partecipazione a fiere specializzate
|
4
|
€ 15.000,00
|
€ 60.000
|
|
Attivazione servizi Mk ministruttura
|
1
|
€ 50.000,00
|
€ 50.000
|
|
Attività di P.R.
|
1
|
€ 25.000,00
|
€ 25.000
|
|
Formazione operatori offerta e domanda
|
45
|
€ 400,00
|
€ 18.000
|
|
TOT. COSTO SECONDA FASE
|
|
|
€ 247.000
|
|
|
|
|
|
|
Terza fase
-Posizionamento
|
GG/Unità
|
Importo unitario
|
Costo totale
|
|
Funzionamento Club di Progetto di Rete
|
1
|
€ 22.000,00
|
€ 22.000
|
|
Avvio Club di Progetto "Qualità Valdaso"
|
1
|
€ 15.000,00
|
€ 15.000
|
|
Card associativa d'artista
|
2.000
|
€ 2,50
|
€ 5.000
|
|
Database contatti
|
1
|
€ 9.000,00
|
€ 9.000
|
|
News internet e cartacea
|
6
|
€ 12.000,00
|
€ 72.000
|
|
Formazione e aggiornamento
|
45
|
€ 400,00
|
€ 18.000
|
|
Ripetizione mirata attività 2.da fase
|
1
|
€ 30.000,00
|
€ 30.000
|
|
TOT. COSTO TERZA FASE
|
|
|
€ 171.000
|
|
|
|
|
|
|
COSTO COMPLESSIVO (IVA incl.) €
600.500
|
>> inizio
6.14 Aree Ecologicamente Attrezzate
L'espressione "area ecologicamente attrezzata"
è stata introdotta nell'ordinamento
legislativo italiano dal D.Lgs. n. 112/98
(Bassanini), che prevede all'art.26 che "le Regioni
disciplinino, con proprie leggi, le aree industriali
e le aree ecologicamente attrezzate, dotate delle
infrastrutture e dei sistemi necessari a garantire la
tutela della salute, della sicurezza e
dell'ambiente".
A livello regionale, un esempio utile arriva dalla
Legge Regionale n. 20/2000 dell'Emilia Romagna che
prevede l'emanazione di uno specifico atto di
coordinamento tecnico per definire le caratteristiche
delle aree produttive ecologicamente
attrezzate.
L'introduzione di questo nuovo concetto di area
produttiva, pensata in chiave ambientale, dotata di
requisiti tecnici ed organizzativi finalizzati a
minimizzare e a gestire le pressioni sull'ambiente,
nasce dalla necessità di sostituire il
cosiddetto approccio "end of pipe" (abbattimento
dell'inquinamento a fine ciclo) con il principio di
precauzione e prevenzione dell'inquinamento (anche in
riferimento alle nuove disposizioni
comunitarie).
In particolare non si tratta di agire a comparti
stagni sulle specifiche dotazioni ambientali di ogni
singola impresa, ma di intervenire sul sito
produttivo nel suo complesso in modo da agevolare,
sia economicamente che tecnicamente le imprese
insediate a realizzare i loro obiettivi ambientali,
siano essi prescrittivi o volontari.
Le aree produttive ecologicamente attrezzate (APEA)
devono essere progettate, realizzate e gestite sulla
base di criteri di ecoefficienza, al fine di
garantire:
- un sistema di gestione integrato degli aspetti
ambientali,
- la riduzione e prevenzione dell'inquinamento
dell'aria, dell'acqua e del suolo,
- la tutela della salute e della sicurezza
- un miglioramento ambientale diffuso del
territorio a partire da un buon inserimento
paesaggistico.
Modelli di aree produttive ecologicamente
attrezzate
Esistono due diversi approcci per definire e
disciplinare un'APEA:
- modello simbiotico o sistemico:
l'area produttiva è vista come un unico
sistema chiuso dove i principi dell'ecologia
industriale sono uno strumento per consentire alle
aziende insediate di raggiungere performances
ambientali superiori a quelle che si potrebbero
raggiungere in un'area "tradizionale".
L'APEA diventa quindi sede di scambi di energia e di
materia tra le aziende insediate, le quali
stabiliscono legami di mutua dipendenza e sinergia
tali da rendere minime le interferenze con l'ambiente
esterno;
- modello composto o sovrasistemico:
l'area industriale è vista come l'insieme di
più sistemi aperti (singole imprese), con
propri consumi ed immissioni di materia e di energia
nell'ambiente circostante.
Tali singoli sistemi sono però inseriti in un
sovrasistema comune (l'area produttiva) che
rappresenta il tramite attraverso il quale le imprese
si interfacciano con l'ambiente esterno.
In questo caso esistono due fonti di impatto o di
interferenza ambientale: i singoli "sistemi di
impresa" ed il sovrasistema "area industriale".
La gestione sostenibile degli spazi e dei servizi
comuni è la base per un processo di
miglioramento ambientale che coinvolgerà nel
tempo, grazie ad un processo di feed back positivo,
anche le singole imprese insediate.
L'applicazione del principio di ecologia industriale
(modello simbiotico o sistemico) prevede
l'instaurarsi di un equilibrio tra le imprese
insediate, che implica la staticità delle loro
produzioni, sia in termini di tipologia sia di
quantità.
Tale modello è quindi più facilmente
applicabile in ambiti territoriali produttivi vasti,
nei quali le aziende operano in un'ottica di lungo
periodo e dove è più semplice la
formazione di possibili sinergie e la nascita di
circuiti stabili nel tempo.
Viceversa, il modello composto, più dinamico
ed elastico, è consigliabile nel caso di aree
produttive poco estese, dove risulta più
difficile creare delle sinergie tra le singole
imprese ed è invece più facile agire
sul rapporto aziende insediate - sovrasistema "area
produttiva".
Questo modello favorisce la realizzazione di
infrastrutture comuni e la condivisione di reti e di
servizi ambientali; inoltre, determina il
miglioramento complessivo delle performances
ambientali dell'area, nonché la riduzione
degli impatti cumulativi mediante la definizione di
azioni di miglioramento ambientale ad hoc, non su
ogni singola attività produttiva, ma sul
mosaico di esse.
La gestione dell'area produttiva
ecologicamente attrezzata
Uno dei requisiti di un'area produttiva
ecologicamente attrezzata, previsto dal D.Lgs.
"Bassanini" (n. 112/98, art. 26), è la
presenza di un soggetto unico gestore
dell'area, delle infrastrutture e dei servizi comuni
in essa presenti.
In particolare la gestione integrata dell'area deve:
- agire su tutto l'arco di vita dell'APEA;
- perseguire il miglioramento continuo delle
performances ambientali dell'area attraverso
specifiche azioni;
- introdurre obiettivi ambientali in tutte le
azioni di sua competenza;
- coinvolgere le imprese nel raggiungimento degli
obiettivi ambientali e nella gestione stessa;
- stabilire rapporti di dialogo con gli enti e le
comunità locali.
Il gestore deve poter garantire il finanziamento e la
realizzazione delle azioni previste, evitando il
più possibile eventuali sovracosti per le
aziende insediate.
Nel caso specifico della Val d'Aso, si
può prevedere l'integrazione e
l'organizzazione delle competenze del soggetto di
gestione unitaria sopra citato, all'interno dei
compiti dell'Ente di Gestione Unica proposto per
l'implementazione di un sistema di pianificazione
territoriale integrata della Val d'Aso.
La valutazione dei costi
Per quanto riguarda la valutazione economica della
progettazione e realizzazione di un'area
ecologicamente attrezzata, con gli elementi
attualmente disponibili, non è possibile
fornire un'indicazione di massima dei costi
complessivi a causa delle tante variabili
incidenti.
La definizione dei costi deve considerare, infatti, i
molti parametri che concorrono alla creazione del
sito.
I costi, quindi, saranno stimati in funzione della
tipologia e delle caratteristiche di cui deve essere
dotata un'area per essere definita ecologicamente
attrezzata, nonché delle misure di prevenzione
e mitigazione degli impatti ambientali, adottate da
ogni singola azienda insediata.
Per fornire un'idea della complessità di tale
valutazione, di seguito vengono presentati solo
alcuni parametri che influenzano il calcolo del
valore economico di un'area ecologicamente
attrezzata.
Per le condizioni di assetto territoriale, è
necessario considerare che le reti fognarie di
recapito dell'area devono essere contraddistinte da
un buon livello di adeguatezza ed efficienza
funzionale, sia in termini qualitativi che
quantitativi.
Un elevato livello di efficienza funzionale deve
essere mantenuto anche in riferimento alla
capacità di smaltimento delle reti fognarie
principali, nonché alle potenzialità
della rete idraulica di bonifica e degli impianti
idrovori in relazione al deflusso degli scarichi e
delle acque meteoriche.
Inoltre, per la definizione dei costi di queste aree,
non si devono trascurare parametri quali l'utilizzo
della risorsa idrica da parte degli impianti
produttivi ed il corretto dimensionamento delle
infrastrutture viarie.
Le infrastrutture per l'urbanizzazione dell'area che
influenzano maggiormente i costi di realizzazione di
un'area ecologicamente attrezzata sono
- approvvigionamento idrico, che deve avvenire
tramite l'allacciamento all'impianto acquedottistico
perseguendo l'obiettivo di escludere il prelievo
idrico in falda;
- separazione degli impianti tra la rete di
canalizzazione delle acque meteoriche e la rete
fognaria;
- adeguamento degli impianti alle prestazioni
definite nelle condizioni di gestione ambientale di
qualità per il recupero, trattamento e riciclo
delle acque meteoriche e per lo smaltimento dei
reflui;
- realizzazione di un impianto di depurazione
adeguato alla tipologia di scarichi prodotti;
- realizzazione di sistemi di telecomunicazione a
tecnologia avanzata;
- realizzazione di reti ed impianti di
distribuzione dell'energia elettrica, gas e altre
forme di energia, adottando metodi in grado di
perseguire il risparmio energetico ed il contenimento
dell'inquinamento luminoso;
- realizzazione di infrastrutture viarie.
Per le dotazioni ecologico - ambientali previste, i
principali fattori che influenzano la definizione dei
costi di realizzazione di questa tipologia di aree
sono:
- la dotazione di spazi ed opere per la mitigazione
dell'impatto acustico sul contesto paesaggistico
urbano o rurale,
- l'interramento degli eventuali elettrodotti
esistenti per eliminare l'inquinamento
elettromagnetico
- -la limitazione dell'impermeabilizzazione dei
suoli.
Infine, andrà strutturato un programma
ambientale poliennale di miglioramento delle
performances ambientali dell'area produttiva e delle
singole imprese insediate, il quale andrà
aggiornato periodicamente.
Questo documento sarà poi presentato, sia alle
Amministrazioni Pubbliche sia ai cittadini,
così da garantire anche trasparenza,
informazione e partecipazione al processo di
miglioramento ambientale locale.
>> inizio
6.15 Filiera agro energetica / Costi della
filiera BIOMASSA
Per scelta (su basi di opportunità, esperienza
e strategia) abbiamo privilegiato l'inserimento nel
Parco Progetti del costo di massima di investimento
per la creazione di una filiera di biomassa in grado
di approvvigionare un gran numero di immobili della
Valdaso per la produzione di calore (caldaie a
biomassa di piccola media taglia - mediamente da 150
kW a 300 kW termici).
Sulla base dell'esperienza accumulata in questo
settore d'intervento riteniamo opportuno
diversificare il costo di tale progetto su due
differenti basi d'azione:
- Azioni scientifiche (analisi, valutazioni,
gestione)
- Azioni tecniche (costi meccanizzazione,
manodopera, trasporto)
AZIONI SCIENTIFICHE
Quantità e qualità della
biomassa disponibile
Si dovrà mappare il territorio e identificarne
le potenzialità attuali e future di produzione
di biomassa con caratteristiche di qualità
adatte all'utilizzo in caldaia.
Lo schema seguente indica un modello di lavoro per la
valutazione della biomassa utile con metodi diretti e
indiretti.
Esempio di RILEVAMENTO INDIRETTO con foto aeree e
analisi GIS
Nelle azioni scientifiche sono valutati e confrontati
i costi con varie tipologie di combustibile
sulla base delle caratteristiche energetiche delle
biomasse attuali e previste in Valdaso e
|
Specie legnosa
|
Potere calorifico
superiore
assoluto
teorico
kcal/kg
|
Peso specifico
kg/mc
|
Potere calorifico
inferiore
assoluto
effettivo
kcal/kg
|
Potere calorifico
inferiore
specifico
kcal/kg
|
|
Abete bianco
|
4.650
|
440
|
3.720
|
2.046.000
|
|
Abete rosso
|
4.857
|
450
|
3.886
|
2.185.650
|
|
Acero
|
4.607
|
740
|
3.686
|
3.409.180
|
|
Betulla
|
4.968
|
650
|
3.974
|
3.229.200
|
|
Carpino nero
|
4.640
|
820
|
3.712
|
3.804.800
|
|
Castagno
|
4.599
|
580
|
3.679
|
2.667.420
|
|
Cerro
|
4.648
|
900
|
3.718
|
4.183.200
|
|
Cipresso
|
5.920
|
620
|
4.736
|
3.670.400
|
|
Faggio
|
4.617
|
750
|
3.694
|
3.462.750
|
|
Frassino
|
5.350
|
720
|
4.280
|
3.852.000
|
|
Leccio
|
4.329
|
720
|
3.608
|
3.427.200
|
|
Larice
|
4.050
|
660
|
3.240
|
2.673.000
|
|
Ontano
|
4.400
|
540
|
3.520
|
2.376.000
|
|
Orniello
|
4.400
|
540
|
3.520
|
2.376.000
|
|
Platano
|
3.539
|
690
|
2.949
|
2.034.900
|
|
Pioppo cipressino
|
4.130
|
500
|
3.304
|
2.065.000
|
|
Robinia
|
4.500
|
790
|
3.600
|
3.555.000
|
|
Roverella
|
4.631
|
880
|
3.705
|
4.075.000
|
di una valutazione qualitativa della biomassa
|
|
Pallets di legno
|
Chips di legno
|
Poter calorifico netto
- per Kg
- per m3
|
17,0 GJ/t
4,7 kWh
3080 kWh
|
13,4 GJ/t
3,7 kWh
750 kWh
|
|
Contenuto acqua (% peso tal quale)
|
8%
|
25%
|
|
Densità
|
650 kg/m3
|
25%
|
|
Contenuto ceneri (% peso tal quale)
|
0,5%
|
1%
|
l'investimento per la realizzazione della parte
scientifica relativa alla filiera biomassa è
pari ad Euro 80.000,00
Tale progetto dovrà comunque prevedere un
processo di partecipazione ed informazione "ad hoc"
in quanto sarà necessario predisporre una
filiera di raccolta della biomassa e di
trasporto.
Inoltre, dovranno essere avviati dei tavoli tecnici
specifici con il settore edilizio (bio edilizio).
AZIONI TECNICHE
Sulla base della dislocazione della produzione di
biomassa e del suo quantitativo si dovranno
affrontare costi relativi alla meccanizzazione (sia
per espianto sia per trasformazione in chips o
pellets) e al trasporto (centri di raccolta come
consorzi agrari).
Di seguito si espone una serie di prezzi/costi che
tale progettualità/azione comporta.
I costi, quindi gli investimenti necessari per avere
una filiera della biomassa efficiente, variano su
molteplici parametri e a volte la scelta del tipo di
meccanizzazione fa aumentare o diminuire
esponenzialmente i costi.
Di seguito ne vengono elencati i principali.
Scenari scelti per l'area VALDASO
ARBORICOLTURA DI PREGIO
Abbattimento
- con motosega (32 Euro/ora). Costo di
investimento: 700 Euro
- meccanizzazione elevata e polivalente con testa
di abbattimento su escavatore (53 Euro/ora).
Costo di investimento: 100.000 Euro
- meccanizzazione elevata e specifica con
abbattitrice-affastellatrice a disco su
minicaricatore (43 Euro/ora).
Costo di investimento: 75.000 Euro
Macchinari:
- motosega Husqvarna 55
- escavatore Fiat- Hitachi FH 120.2
- bbattitrice-caricatore Bobcat T 300
- operatrice Davco QC 1400
Personale necessario: 2 persone con motosega. 1
persona con meccanizzazione.
Esbosco
- Trattore e verricello (36 Euro/ora). Costo di
investimento: 55.000 Euro
- Pinza da esbosco (36 Euro/ora). Costo di
investimento: 55.000 Euro
Macchinari:
- Verricello Farmi JL 600/2
- Pinza Fransgard HZ 2300
Personale necessario: 1 persona.
Cippatura
- -Cippatrice carellata azionata da un trattore
agricolo da 160kW (68 Euro/ora). Costo di
investimento: 140.000 Euro
- Cippatrice autocarrata con motore autonomo da 340
kW (115 Euro/ora). Costo di investimento: 240.000
Euro.
Macchinari:
Cippatrice Muss-Max T 6 (160kW) + Trattore John Deere
8320 Cippatrice Jenz 560 D (340 kW) + Autocarro
Scania R 113 H
La cippatrice Jenz ha la capacità di produrre
circa 6,1 tonnellate ora.
Personale necessario: 1 persona.
Sulla base degli investimenti necessari per una
arboricoltura di pregio, possono essere fatte le
seguenti osservazioni:
- Nell'arboricoltura da legno ci sono le condizioni
migliori per la raccolta meccanizzata delle specie
accessorie;
- Il cantiere più efficace è
costituito da un'abbattitrice, un trattore con pinza
da esbosco e una scippatrice;
- L'applicazione di una testa di abbattimento ad un
minicaricatore, più leggero ed economico
rappresenta una alternativa interessante;
- Dal punto di vista colturale, la meccanizzazione
della raccolta garantisce ottimi risultati: poche le
piante danneggiate e minime le alterazioni del
terreno, indipendentemente dalla modalità
operativa adottata.
Valutando attentamente il territorio del
bacino idrografico Valdaso si presume la
necessità di 2/3 cantieri operativi.
FORMAZIONI RIPARIALI (es. lungo il
fiume Aso)
Sono utilizzabili i medesimi macchinari sopra
elencati.
Un cantiere in alveo presuppone l'uso di una
abbattitrice, di uno Skidder e di una
cippatrice.
Costo complessivo (macchinari + manodopera): 70 Euro
a tonnellata di biomassa prodotta.
>> inizio
7. PRIME INDICAZIONI SULLA PIANIFICAZIONE
URBANISTICA DEL BACINO DELL'ASO
Attraverso il lavoro che è stato svolto
(l'analisi dei conflitti e delle criticità,
emerse da tutti gli studi effettuati ed attraverso
l'analisi di scenario - SWOT Analysis), è
stata delineata una serie di linee guida d'indirizzo
e, successivamente, una serie di proposte strategiche
operative per rendere immediatamente attuative le
linee guida.
Come specificato nel capitolo 6, le proposte sono
state organizzate in schede tematiche, di diretta
applicazione, per garantire ad ogni singola proposta
autonomia ed un facile avvio anche separatamente
dalle altre. In questo modo, ogni scheda può
essere sviluppata ed attivata anche senza che sia
già stato definito il piano intercomunale o
senza l'attivazione simultanea delle altre azioni
proposte.
Dalla comparazione e dal confronto di tutti gli
elementi d'analisi (conflitti e criticità,
linee guida, proposte strategiche, schede tematiche),
è stata poi definita una serie di
indicazioni-guida per la pianificazione
"comprensoriale", utile come supporto per orientare
la pianificazione urbanistica e territoriale
intercomunale di tutto l'ambito della Val
d'Aso.
In questa fase, gli elementi di conflitto e
criticità rivestono un ruolo di indicatori, al
fine di portare ad una definizione critica e attenta
delle proposte pianificatorie. In particolare questi
fattori possono essere dotati di due diverse
connotazioni:
- una a carattere positivo → secondo la quale
l'indicatore orienta la progettazione urbanistica e
gli interventi nella valle;
- l'altra a carattere negativo → secondo la
quale l'indicatore riveste la funzione di escludere o
disincentivare azioni ed interventi con impatti reali
e/o potenziali sull'ambito di progetto.
Quindi, nell'ottica di una pianificazione integrata,
è stata individuata una serie di regole per
l'implementazione del piano intercomunale. Queste
regole dovranno poi essere condivise, implementate ed
affinate da tutti degli enti locali interessati,
così da costruire uno strumento di supporto
comune.
I principali riferimenti per l'applicazione di un
approccio integrato alla pianificazione locale
possono essere così sintetizzati:
-
definizione delle direttrici e dimensionamento
delle aree urbanizzate di espansione nei
singoli comuni e nell'intero complesso del bacino
della Val d'Aso;
-
Individuazione di macroaree a diversa
vocazionalità per garantire un uso
corretto del territorio e delle peculiarità
locali. Sulla base di questa zonizzazione
territoriale dell'ambito della Val d'Aso potranno
essere avviate le analisi e le valutazioni per
avviare il processo di perequazione urbanistica
intercomunale. In ogni ambito di vocazione, la
progettazione sarà vincolata al rispetto di
criteri ed indicazioni specifiche;
-
definizione di un sistema di perequazione tra i
Comuni che consenta di privilegiare le
vocazionalità del territorio, impedendo la
proliferazione di tante piccole aree con
destinazioni simili lungo tutta la vallata ma
concentrandole in alcuni ambiti ben definiti,
consentendo così la ricomposizione del
territorio ed anche la riqualificazione di aree
degradate o abbandonate;
-
riorganizzazione delle aree produttive esistenti
e di progetto, valutandone il grado di
attuazione e la reale necessità delle
espansioni previste, prevedendone il recupero e
puntando su una gestione integrata dei servizi ad
esse connessi;
-
individuazione ed implementazione di un sistema
di zone da sottoporre a tutela, individuandone
differenti gradi sulla scorta degli elementi emersi
dal presente studio, privilegiando la salvaguardia
e la valorizzazione;
-
riorganizzazione delle zone agricole valutandone
le attitudini e le propensioni locali sulla
scorta delle peculiarità del territorio,
privilegiando comunque attività di
qualità e produzioni tipiche.
-
incentivazione del recupero dei Centri
Storici attraverso finanziamenti mirati alla
riqualificazione e valorizzazione dei siti
archeologici e al riuso degli edifici e delle
dimore storiche anche in un'ottica di
ricettività diffusa a fini turistici;
-
individuazione di un sistema di infrastrutture a
basso impatto ambientale da realizzare
prevedendo azioni di compensazione e mitigazione
dell'impatto sul territorio (scenari alternativi
per la viabilità e la mobiltà locale
- Poli di interscambio, adeguamento
viabilità, etc.);
-
organizzazione e realizzazione di un sistema di
mobilità per la Val d'Aso, così da
collegare la costa all'entroterra attraverso un
sistema viario ambientalmente compatibile, sia in
termini di mobilità pesante sostenibile sia
di una nuova forma di mobilità lenta.
Per quanto concerne la definizione delle
direttrici e il dimensionamento delle aree
urbanizzate di espansione nei singoli comuni
e nell'intero complesso del bacino della Val d'Aso,
va sottolineata l'importanza di creare un sistema
coordinato ed integrato di sviluppo territoriale
urbanistico della Valle che sia uniforme e coordinato
dalla costa alle aree montane.
In questo modo sarà possibile tutelare e
recuperare ambiti di particolare valenza e garantire
la loro permanenza nel tempo.
Infatti, stabilendo direttrici, modalità e
tempi delle possibilità di sviluppo
urbanistico locale, diventa possibile anche
programmare parallelamente interventi di espansione
delle aree urbane ed azioni di tutela e
valorizzazione ambientale ed agro-ambientale
(ripristino del paesaggio agrario).
L'individuazione precisa delle aree a diversa
vocazionalità, ovvero degli ambiti
territoriali caratterizzati da una tipologia d'uso
specifica, riveste un'importanza strategica per poter
capire le attitudini territoriali locali e per poter
quindi avviare il processo di perequazione
urbanistica.
In questo modo, infatti, si possono definire le aree
per l'accesso ai crediti edilizi, ottimizzando le
risorse e le peculiarità specifiche.
In linea generale, a partire dalla fascia costiera,
sono state individuate sei macro aree a differente
vocazionalità, la cui estensione deve
garantire il rispetto degli ambiti territoriali
più sensibili (vincoli ambientali; zone ad
elevata naturalità, ecc…):
-
Area a prevalente vocazione
residenziale-produttiva-commerciale;
-
Area a prevalente vocazione agricola, che funge
da zona tampone tra l'ambito
costiero estremamente antropizzato e disturbato e
la fascia a vocazione turistico-agricola;
-
Area a prevalente vocazione turistico-agricola
(es.: Parco Rurale Rocca Montevarmine);
-
Area a prevalente vocazione turistica;
-
Area a prevalente vocazione produttiva;
-
Area a prevalente vocazione
naturalistico-ambientale (ambito del Parco dei
Monti Sibillini).
Per ogni ambito a differente vocazionalità,
sono stati individuati dei criteri di
pianificazione da adottare:
- per l'area a prevalenza
residenziale-produttiva-commerciale e per la seguente
area a prevalente vocazione agricola, si dovrebbero
rispettare i criteri di
riqualificazione dell'ambito
residenziale-produttivo e di
recupero della connotazione storica
dell'agroecosistema;
- per l'area a prevalente vocazione
turistico-agricola (es.: Parco Rurale Rocca
Montevarmine) e per quella a vocazione maggiormente
turistica, i criteri da rispettare sono la
valorizzazione del comparto
turistico-culturale da una parte, e la
tutela del comparto agricolo
dall'altra;
- per l'area a prevalente vocazione
produttiva il criterio da rispettare è la
riqualificazione
dell'attività stessa, sulla base dell'adozione
dei principi delle aree ecologicamente attrezzate;
- per l'area a prevalente vocazione
naturalistico-ambientale (ambito del Parco dei Monti
Sibillini) i criteri da adottare sono la
conservazione e promozione delle valenze
ambientali di cui è ricca questa fascia e la
promozione dei territori del parco
e di forme di agricoltura sostenibile, magari
riproponendo ed incentivando le coltivazioni
storiche di questa zona.
Per ogni area, inoltre, è stata delineata una
serie di indicazioni progettuali ad
hoc:
- per l'area a prevalenza
residenziale-produttiva-commerciale:
- Tutela e valorizzazione degli ambienti
sensibili e di pregio
- Rinaturalizzazione degli ambiti fluviali
- Integrazione del sistema delle tutele
- Concertazione intercomunale tecnico-politica
(tavoli e protocolli d'intesa) per:
- analisi territoriale per la
localizzazione strategica del polo di
interscambio merci (gomma-gomma) e dell'area
da destinare a perequazione urbanistica per
l'assegnamento delle zone di espansione
produttiva;
- la localizzazione dei poli d'interscambio
merci, al fine di ridurre l'impatto
ambientale prodotto dal traffico pesante
transitante sulle strade lungo il fiume Aso.
In tal modo il trasporto delle merci avviene
solo su mezzi a basso impatto ambientale;
- Organizzazione delle aree produttive,
esistenti e di futura progettazione, ed
applicazione dei principi delle aree
ecologicamente attrezzate
- Incentivi per le aree ecologicamente
attrezzate
- Definizione delle aree di perequazione
residenziale a scala comunale *
- Valorizzazione storico - culturale dell'area
- Valorizzazione e riqualificazione dei
centri storici e della viabilità di
crinale
- Organizzazione di un sistema di
collegamento dei centri storici attraverso le
vie di crinale
- Miglioramento delle connessioni con gli
edifici e manufatti storici extraurbani
- Promozione di una sistema di
ricettività diffusa
- Riqualificazione ed adeguamento della
viabilità provinciale lungo il fiume Aso
- Recupero e progettazione ecocompatibile dei
percorsi per la viabilità lenta
-
- per l'area a prevalente vocazione
agricola:
- Tutela e valorizzazione degli ambienti
sensibili e di pregio
- riqualificazione del paesaggio agrario
storico vincolato;
- Recupero delle aree, delle attività
agricole e delle colture tipiche, come fasce
tampone tra la costa urbanizzata e l'entroterra
non antropizzato;
- valorizzazione dell'agroecosistema mediante
l'applicazione di una pianificazione in chiave di
rete ecologica, attraverso la progettazione e la
creazione siepi e filari (corridoi ecologici);
- Integrazione del sistema delle tutele
- Definizione delle aree di perequazione
residenziale a scala comunale *
- Valorizzazione storico - culturale dell'area
- Valorizzazione e riqualificazione dei
centri storici e della viabilità di
crinale
- Organizzazione di un sistema di
collegamento dei centri storici attraverso le
vie di crinale
- Miglioramento delle connessioni con gli
edifici e manufatti storici extraurbani
- Promozione di una sistema di
ricettività diffusa
- Riqualificazione ed adeguamento della
viabilità provinciale lungo il fiume Aso
- Recupero e progettazione ecocompatibile dei
percorsi per la viabilità lenta
-
- per l'aree a prevalente vocazione
turistico-agricola:
- Tutela e valorizzazione degli ambienti
sensibili e di pregio
- Recupero e riqualificazione del paesaggio
agrario storico
- Recupero delle attività agricole e
delle colture tipiche
- Integrazione con il progetto di
riqualificazione Proprietà Montevarmine
(progetto pilota)
- Recupero e ristrutturazione dell'edilizia
rurale a fini turistici extralberghieri
(agriturismi, country house, bed & breakfast,
fattorie didattiche, ...) in base ai principi
ambientali
- Integrazione del sistema delle tutele e
vincoli per la progettazione di nuova
viabilità (es: Mezzina)
- Definizione delle aree di perequazione
residenziale - turistica a scala comunale *
- Valorizzazione storico - culturale dell'area
- Valorizzazione e riqualificazione dei
centri storici e della viabilità di
crinale
- Organizzazione di un sistema di
collegamento dei centri storici attraverso le
vie di crinale
- Miglioramento delle connessioni con gli
edifici e manufatti storici extraurbani
- Promozione di una sistema di
ricettività diffusa
- promozione dei prodotti tipici locali;
- Riqualificazione ed adeguamento della
viabilità provinciale lungo il fiume Aso
- Recupero e progettazione ecocompatibile dei
percorsi per la viabilità lenta
- per l'area a prevalente vocazione
turistica
- Tutela e valorizzazione degli ambienti
sensibili e di pregio
- Recupero e riqualificazione ambientale
- Recupero e ristrutturazione dell'edilizia
rurale a fini turistici extraalberghieri
(agriturismi, country house, green-house, bed
& breakfast, fattorie didattiche,
ristorantini tipici, ...) in base ai principi
ambientali
- Nuova edilizia turistica per dotare l'area di
strutture e servizi adeguati ed ambientalmente
compatibile (bioedilizia, efficienza energetica,
...)
- Integrazione del sistema delle tutele
- Definizione delle aree di perequazione
residenziale - turistica a scala comunale *
- Valorizzazione storico - culturale dell'area
- Valorizzazione e riqualificazione dei
centri storici e della viabilità di
crinale
- Organizzazione di un sistema di
collegamento dei centri storici attraverso le
vie di crinale
- Miglioramento delle connessioni con gli
edifici e manufatti storici extraurbani
- Promozione di una sistema di
ricettività diffusa
- Promozione dei prodotti tipici
- Riqualificazione ed adeguamento della
viabilità provinciale lungo il fiume Aso
- Recupero e progettazione ecocompatibile dei
percorsi per la viabilità lenta
- per l'area a prevalente vocazione
produttiva:
- Limitazione e regolarizzazione della futura
espansione sulla base di criteri di
sostenibilità ambientale;
- Riqualificazione, adeguamento e
organizzazione dei siti produttivi esistenti
secondo i principi delle aree ecologicamente
attrezzate e sulla base dell'adozione delle
B.A.T. (migliori tecnologie disponibili) al fine
di ottenere il massimo contenimento possibile
degli impatti ambientali promossi;
- Previsione di espansioni produttive e nuove
aree produttive su principi delle aree
ecologicamente attrezzate
- Definizione di interventi strategici per la
riqualificazione del fiume;
- Tutela e valorizzazione degli ambienti
sensibili e di pregio
- Previsione e attuazione obbligatoria di
mitigazioni e compensazioni adeguate per tutte le
espansioni delle aree produttive esistenti e per
le nuove aree produttive
- Integrazione del sistema delle tutele
- Previsione di vincoli per la progettazione di
nuova viabilità (es: Pedemontana ed
eventuali adeguamenti e/o raccordi della
viabilità locale esistente)
- Definizione delle aree di perequazione
residenziale - turistica a scala comunale *
- Valorizzazione delle presenze storico -
culturali
- Riqualificazione ed adeguamento della
viabilità provinciale lungo il fiume Aso
- Recupero e progettazione ecocompatibile dei
percorsi per la viabilità lenta
- per l'area a prevalente vocazione
naturalistico-ambientale (ambito del Parco dei Monti
Sibillini):
- Tutela, salvaguardia e valorizzazione degli
ambienti sensibili e di pregio
- Ripristino e conservazione di ambienti
naturali compromessi dall'attività
antropica;
- Promozione sostenibile integrata di tutta
l'area interna ed esterna al parco
- Promozione del territorio compreso nel Parco
dei Monti Sibillini, sia attraverso un piano di
marketing territoriale (marchio d'Area) sia
proponendo incentivi economici ai soggetti che
investono nella qualità ambientale;
- Programmazione di corsi e giornate formative
di Educazione Ambientale;
- Promozione ed incentivi economici ai
coltivatori che si impegnano al recupero di
colture di pregio e storiche.
- Recupero delle attività agricole e
delle colture tipiche montane
- Integrazione del sistema delle tutele
- Definizione delle aree di perequazione
residenziale - turistica a scala comunale *
- Valorizzazione storico - culturale dei centri
storici montani e degli edifici e manufatti
storici extraurbani
- Recupero e progettazione ecocompatibile dei
percorsi per la viabilità lenta.
Dovranno, poi, essere definite linee guida
dettagliate per la progettazione, così da
valorizzare le peculiarità delle singole
aree. Individuando e valorizzando gli ambiti di
vocazionalità, è possibile anche
valorizzare e promuovere i caratteri complessivi
di tutta la valle.
La definizione di un sistema di
perequazione intercomunale è
direttamente correlata con la definizione del
primo obiettivo della proposta di piano integrato
per la Val d'Aso (rif.: direttrici e
dimensionamento delle aree urbanizzate di
espansione).
Con questo sistema, si può privilegiare le
vocazionalità del territorio, impedendo
lungo tutta la vallata la proliferazione a
macchia di leopardo di tante piccole aree con le
stesse destinazioni urbanistiche (ZTO B, ZTO C,
ZTO D).
Con la perequazione dovrà essere possibile
concentrarle invece in ambiti ben definiti dal
piano, permettendo così la ricomposizione
del territorio, la tutela e la valorizzazione di
ambiente naturale e paesaggio tipico ed anche la
riqualificazione di aree degradate o abbandonate
limitrofe alle aree urbane.
Con il meccanismo della perequazione, infatti, si
possono scambiare crediti edilizi tra privati ed
Amministrazione Comunale, per consentire la
ricomposizione del territorio e la realizzazione
di progetti ed interventi di riqualificazione
ambientale di zone di pregio, nonché la
riqualificazione e l'omogeneizzazione del tessuto
urbano.
Nello specifico della Val d'Aso, si deve creare
un sistema di perequazione integrato tra comuni,
ovvero devono essere definite a scala
intercomunale le modalità e gli ambiti
oggetto di perequazione urbanistica e
compensazione.
L'adattamento del principio della perequazione
per la Val d'Aso è estremamente utile alla
riorganizzazione delle aree produttive
esistenti e di progetto in quanto
permette di rivedere la localizzazione di queste
aree in ambiti meno sensibili ed a rischio
(idrogeologico, esondazione, frana), qual
è l'area fluviale, nonché di
prevedere interventi mirati di riqualificazione
ambientale.
Queste azioni saranno definite sulla base del
principio di massima riduzione possibile del
rischio di danni alle infrastrutture e strutture
antropiche già insediate in questi
ambiti.
L'obiettivo prioritario è e deve essere
sempre quello di garantire il mantenimento di un
assetto quanto più naturale possibile
dell'ambiente fluviale e perifluviale del fiume
Aso.
Con questo presupposto fondamentale, è
chiaro che il rischio per le opere esistenti e
per quelle di realizzazione futura non
potrà essere mai completamente
eliminato.
Un ulteriore intento della riorganizzazione delle
attività produttive deve essere quello di
eliminare, o quantomeno limitare, il fenomeno
della localizzazione di attività
produttive a confine tra comuni; in aree anche
prive di infrastrutture ed opere di
urbanizzazione o addirittura senza previsioni
urbanistiche per le zone produttive. Questo
meccanismo è innescato dalle
amministrazioni comunali per cercare di sottrarre
risorse economiche ed imprenditoriali al comune
"rivale".
Prima di tutto, per la pianificazione delle aree
produttive, deve essere valutato il grado di
attuazione e la reale necessità delle
espansioni previste. Deve, inoltre, essere
previsto il recupero ed un sistema di
organizzazione e gestione integrata dei servizi
connessi.
Devono essere ridefinite, quindi, a scala
intercomunale le zone territoriali omogenee
produttive ed artigianali (ZTO D), così da
scegliere uno o più ambiti idonei per gli
insediamenti produttivi, sia dal punto di vista
ambientale ed urbanistico che della
sicurezza.
Questa riorganizzazione territoriale dovrà
anche consentire di avviare progetti di recupero
e riqualificazione naturalistico-ambientale del
sistema fluviale dell'Aso.
Le aree sensibili devono essere inserite in un
sistema di zone da sottoporre a
tutela.
Questo sistema dovrà essere organizzato in
base a differenti livelli e gradi di
sensibilità e quindi di tutela.
Per le aree più delicate, con valenze e
peculiarità di particolare pregio e
sensibilità, devono essere privilegiati
interventi di tutela, salvaguardia e di
valorizzazione. Ogni tipologia di intervento
dovrà essere corredata da una scheda
specifica nella quale dovranno essere
esplicitate: le azioni possibili, le
modalità con le quali intervenire in quel
tipo di ambito, i materiali e le tecniche
applicabili (anche attraverso la creazione di un
Abaco delle classi d'intervento e dei
materiali).
Le aree agricole sono un ambito
di grande rilevanza e coprono buona parte del
territorio della Val d'Aso.
I terreni devono essere classificati in base alle
caratteristiche qualitative ed alle attitudini
d'uso specifico (es.: Land Capability Analysis).
Le trasformazioni urbanistiche, le tipologie e le
modalità di coltivazione delle zone
agricole devono essere definite valutando
attentamente la classificazione dei
terreni e le propensioni locali.
Vanno comunque privilegiate
attività di qualità e produzioni
tipiche.
Nel piano integrato per la Val d'Aso dovranno
essere definiti chiaramente gli indirizzi, le
direttive, le prescrizioni ed i vincoli per il
recupero dei borghi e dei centri storici
minori.
Questo sistema di indicazioni e norme
consentirà di uniformare gli interventi di
recupero e riqualificazione urbana del tessuto
storico in tutta la vallata, nonché dei
singoli edifici e delle dimore storiche (Rocche,
Ville, Palazzi, Casali, Chiese, Conventi,
…).
Al fine di valorizzare i numerosi piccoli centri
storici localizzati nel territorio della Val
d'Aso si può pensare alla creazione di un
"percorso dei crinali"(Rif.:
tavola "conflitti e criticità).
Utilizzando le strade comunali già
esistenti, è possibile creare un percorso
ad anello che permette al turista di visitare,
non solo i centri storici, ma anche i siti
archeologici di interesse rilevante, attraverso
una rete viaria connessa.
Devono, inoltre, essere individuati e resi
disponibili finanziamenti mirati per il loro
riuso anche nell'ottica della ricettività
diffusa a fini turistici.
Per questo dovrà essere stilato un
documento guida per l'accesso ai fondi, nel quale
vengono specificati i requisiti necessari dai
richiedenti, le caratteristiche degli interventi
finanziabili e le modalità di
presentazione della domanda.
Per garantire un sistema di sviluppo integrato
della Val d'Aso, connesso e relazionato anche con
il territorio circostante ("extra Val d'Aso"),
è importante programmare e
pianificare un sistema di infrastrutture
a basso impatto ambientale, compatibile
con le peculiarità del contesto locale. La
progettazione deve essere basata su principi di
sostenibilità e su tecniche e metodi
ecocompatibili; inoltre, devono essere previste
azioni di compensazione e mitigazione
dell'impatto sul territorio.
Per la riduzione del peso ambientale di
infrastrutture e trasporto merci sul territorio,
andrà attentamente valutata anche
l'ipotesi di pianificare la realizzazione di
Poli di Interscambio merci, sia
modali sia non modali.
La localizzazione e l'organizzazione andrà
definita secondo una procedura concertata che
consideri tutti gli interessi e le problematiche
locali, ma anche provinciali connesse.
Dovranno essere organizzati tavoli
tecnico-politici e tavoli non tecnici per
garantire una scelta consapevole e condivisa.
Alcune tecniche possibili sono: focus group,
delphi, NGT, etc.
Alcune specifiche sulla questione dei poli di
interscambio:
- nella scelta di localizzazione di un polo di
interscambio merci non modale (gomma-gomma)
dovrebbe essere privilegiata in area limitrofa
alle uscite autostradali più vicine alla
Val d'Aso, nella quale prevedere anche la
possibilità di una zona di espansione per
le attività produttive (ambito per la
perequazione edilizia delle zone produttive lungo
il fiume Aso).
Andranno valutate con attenzione le
peculiarità del territorio e
dell'ambiente, nonché i costi ed i
benefici ambientali del progetto;
- nella scelta di localizzazione invece di un
polo di intermodale di scambio merci
(treno-gomma), l'ambito nel quale orientare il
ragionamento e la discussione dovrebbe essere
l'area limitrofa ad Ascoli Piceno, nella quale si
incrociano il progetto di pedemontana (SP 237) e
l'ipotesi di prolungamento del sistema
ferroviario locale.
Anche in questo caso dovranno essere valutati i
costi ed i benefici ambientali del progetto e
gli impatti su tutte le componenti ambientali.
Per quanto riguarda la questione infrastrutture,
un'altra problematica da risolvere è
l'area produttiva in Comune di Comunanza (area
Merloni) che, oltre ad essere una conflitto
ambientale rilevante (è ubicata
nell'ambito fluviale dell'Aso), è anche un
attrattore di traffico che va ad aggiungersi a
quello catalizzato dalla zona residenziale.
Le previsioni di ampliamento della zona
produttiva e la previsione di creare nuove zone
produttive (sempre lungo il fiume Aso)
rappresentano un fattore che va ad incrementare
il peso del traffico sulla situazione critica
delle Strade Provinciali lungo l'Aso.
Anche in questo caso, andranno valutati
attentamente ed approfonditamente i possibili
ampliamenti solo per l'area esistente, escludendo
invece future nuove espansioni.
Deve essere definito, inoltre, un Piano di
Dismissione di una futura chiusura e dislocazione
dell'area produttiva e di una sua riconversione;
nel piano devono essere valutati anche i costi
complessivi sulla base di un'analisi costi e
benefici ambientali.
Per questo ambito produttivo, deve essere
studiata anche una soluzione alternativa alla
viabilità esistente per ridurne il suo
peso lungo il fiume Aso, in termini di traffico e
inquinamento.
Un'ipotesi da vagliare attentamente può
essere rappresentata dalla definizione di un
tracciato viario che unisca l'area produttiva
direttamente al progetto provinciale di
pedemontana, saltando così l'area urbana
di Comunanza.
Per la scelta della soluzione più idonea
al problema ambientale e di traffico causati
dall'area a prevalente vocazione produttiva, deve
essere avviato uno studio specifico di settore
che preveda anche una valutazione degli scenari e
delle forze-debolezze-minacce-opportunità
(analisi SWOT) della situazione attuale e
futura.
Il sistema infrastrutturale principale (per la
mobilità pesante) deve essere affiancato
da una rete organizzata e interconnessa per la
mobilità lenta.
Deve essere pianificata e realizzata una
rete capillare di percorsi per la
ciclabilità della Val d'Aso,
dalla costa ai monti (Parco dei Monti
Sibillini).
In riferimento al progetto specifico per il fiume
Aso, gli aspetti da considerare per la
realizzazione di una pista ciclabile lungo la
valle dell'Aso sono i seguenti:
- creazione di una connessione tra i centri
abitati al fine di garantire un collegamento
intra- ed extra- urbano;
- realizzazione di un sistema di connessione e
salvaguardia degli ambiti di pregio;
- verifica dei punti di pericolo
(attraversamento strade, pericoli d'erosione,
attraversamento valli) e messa in sicurezza del
percorso.
Grazie, quindi, alle grandi potenzialità e
valenze paesaggistiche, storico-culturali,
agro-turistiche ed ambientali di elevato pregio
presenti nella valle dell'Aso, la realizzazione
di un sistema connesso di piste ciclabili
rappresenta uno strumento ulteriore per
promuovere uno sviluppo economico e turistico
locale compatibile.
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inizio
8. RINGRAZIAMENTI
Si ringraziano per la gentile e costante
collaborazione gli Assessori Avelio Marini e
Luigino Baiocco, l'ufficio Sistemi Informativi
Territoriali nella persona dell'Ing. Bruno
Bonifazi, l'Ing Stefano Babini, la Dott.ssa Egea
Latini, l'Arch. Monia Illuminati e tutti gli enti
che hanno collaborato fornendo i dati necessari
al presente lavoro.
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