…: PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DELLA VALDASO:
INDIRIZZI E LINEE GUIDA PER IL DISTRETTO VAL D'ASO) :...



  1. PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DELLA VALDASO: INDIRIZZI E LINEE GUIDA PER IL DISTRETTO VAL D'ASO
  2. ELEMENTI DI CRITICITA' E CONFLITTI TRA ASPETTI NATURALI ED ANTROPICI DEL TERRITORIO
  3. ANALISI DI SCENARIO DELLO STATO DI FATTO (Swot Analysis)
  4. LINEE GUIDA
  5. ANALISI DI SCENARIO IN SEGUITO ALL'ATTUAZIONE DELLE LINEE GUIDA
  6. "PARCO PROGETTI" - PROPOSTE OPERATIVE PER UNA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE INTEGRATA DELLA VAL D'ASO
  7. PRIME INDICAZIONI SULLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA DEL BACINO DELL'ASO
  8. RINGRAZIAMENTI

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1.     PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DELLA VALDASO: INDIRIZZI E LINEE GUIDA PER IL DISTRETTO VAL D'ASO

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1.1     Scopi, limiti e fasi del mandato

Il territorio della Valdaso rappresenta un'opportunità strategica per il settore economico (agricoltura, turismo) ed ambientale della provincia di Ascoli Piceno.
Le sue caratteristiche geografiche, date dal fatto che tale zona rappresenta un "corridoio" tra il nucleo del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il futuro Parco Marino del Piceno, e la sua notevole potenzialità in termini ambientali e paesaggistici rappresentano, infatti, la base per poter dare nuovo impulso all'attuale tessuto economico del territorio, basato su singole politiche comunali non collegate tra loro.

In questo contesto s'inserisce il presente progetto, cui obiettivi sono la definizione di linee guida per lo sviluppo integrato e sostenibile della Val d'Aso e la creazione dei presupposti per l'istituzione di un Marchio d'Area che rappresenti il territorio.
Questo strumento permetterà l'attuazione di un sistema di gestione e di pianificazione integrato d'area vasta, incentrato su due principi cardine: l'aumento della biodiversità e il miglioramento dei valori paesaggistici, agricoli e turistici dell'intera zona.

Tale progetto può essere, quindi, visto come l'unione di tre distinti filoni d'azione:

  • definizione di un Marchio d'Area per il territorio della Val d'Aso, attraverso la determinazione di un piano di gestione territoriale strategico, ossia di una politica territoriale, cooperativa e condivisa da tutti i comuni e le realtà interessate dal progetto, in un'ottica, quindi, di pianificazione di area vasta;
  • definizione di proposte di riqualificazione ambientale dell'intera asta del fiume Aso, che rappresenta un elemento ambientale d'unione tra le diverse realtà comunali insistenti nel territorio in questione;
  • definizione dei presupposti (linee guida) per la creazione del "Distretto Rurale Valdaso" mediante la valorizzazione turistica del territorio, con particolare attenzione alla presenza di centri storici che hanno mantenuto il loro aspetto originario.

In questa situazione risulta necessario condurre un'analisi settoriale dettagliata del contesto territoriale nel quale il progetto si colloca, definendo, quindi, un quadro esaustivo della situazione "ante - operam" dell'area.
Risulta, inoltre, fondamentale conoscere e pianificare quelle azioni che contribuiscono alla conservazione, sviluppo e gestione del territorio, nonché al miglioramento e potenziamento del patrimonio ambientale dello stesso.
Ai fini, poi, della definizione delle linee guida e degli interventi sui quali basare la futura pianificazione territoriale risulta utile applicare la procedura di "SWOT ANALYSIS", ossia di analisi di progetto, sullo stato attuale del territorio definito dall'analisi settoriale svolta.

La Swot analysis è una metodologia che consente di rappresentare in modo visivo e razionale l'influenza esercitata dai diversi agenti del contesto ambientale sulla realizzazione del progetto.
Questo strumento di analisi valuta il progetto in un'ottica sistemica, consentendo d'individuare e mappare i punti forza e di debolezza del sistema in esame.

Punti di forza Punti di debolezza
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Opportunità Minacce
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Bisogna, inoltre, considerare che l'esaustività e la bontà della valutazione condotta con questa metodologia sono funzione della completezza dell'analisi settoriale; infatti non è sufficiente conoscere nel dettaglio il tema specifico, ma è necessaria la conoscenza totale del contesto generale nel quale il progetto si colloca.

A questo punto, una volta definiti gli obiettivi del progetto e aver compiuto una valutazione degli scenari possibili, è opportuno effettuare una seconda Swot Analysis al fine di mettere in evidenza i loro effetti sul tessuto territoriale nel quale il progetto s'inserisce; in particolare si vorrebbe evidenziare come alcuni elementi, che prima rappresentavano delle minacce o delle debolezze per l'economia del territorio, in seguito all'applicazione delle linee guida così definite, potrebbero divenire delle opportunità o addirittura dei punti di forza per lo stesso.

Infine, allo scopo di gettare i presupposti per la creazione del "Parco Rurale Produttivo" risulta necessario interrelazionare le seguenti reti di offerta e di iniziative:

  • rete dell'ospitalità rurale ed extralberghiera ⇒ turismo rurale;
  • rete della spesa in fattoria ⇒ paniere dei prodotti tipici e tradizionali di fattura agricola o artigianale;
  • rete dei ristoranti o dei ristori agrituristici;
  • rete delle feste o delle sagre paesane legate ad uno o più prodotti del territorio.

Bisogna comunque tener conto che la definizione delle linee guida per una pianificazione territoriale strategica di tutta la Valle dell'Aso, sarà compiuta in base ai principi compatibili con il concetto di Sviluppo Sostenibile e che, in riferimento al comparto agricolo, questo sarà riorganizzato sulla base di quanto definito dalle Politiche Agricole Comunitarie, in cui si mira ad un'agricoltura sostenibile che punti ad un miglioramento della qualità delle pratiche agricole (minor uso di fertilizzanti chimici di sintesi) e del prodotto stesso.
Inoltre, anche la figura dell'agricoltore stesso verrà valorizzata sulla base delle linee guida comunitarie, secondo le quali tale figura non è più solo "produttore"ma anche "gestore" dell'impresa agricola.
Nel caso in questione si vuole incentivare la riorganizzazione dei sistemi d'impresa a livello di filiera al fine di migliorare la competitività dei prodotti agricoli e agro - alimentari.

Nell'espletamento del nostro incarico, sulla base degli obiettivi predefiniti, si sono incontrate alcune difficoltà che hanno rappresentato limiti allo svolgimento del mandato e, quindi, un rallentamento del lavoro di analisi e valutazione per l'elaborazione di linee guida alla pianificazione e progettazione territoriale integrata della Val d'Aso e di proposte operative d'intervento.
I limiti nello svolgimento li possiamo così riassumere:

  • difficoltà nel reperimento, nella raccolta e nel coordinamento (uniformazione) dei dati;
  • presenza di dati scarsi e/o parziali, disomogenei, non informatizzati e di difficile interpretazione (es.: PRG, dati turistici ed agricoli);
  • difficoltà di comunicazione ed interscambio critico di informazioni con le Amministrazioni Comunali;
  • approccio pianificatorio non sinergico e disorganico che porta a trasformazioni territoriali destrutturate e non coordinate.

È necessario modificare questa tendenza e fare in modo che le Amministrazioni Locali orientino le scelte urbanistiche verso un approccio culturale basato sull'identità locale che non isoli tra loro i singoli comuni, ma li faccia sentire un territorio unico, complessivamente oggetto di una pianificazione strategica integrata.

Riassumendo:

scopi,limiti e fasi del mandato

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1.2     Raccolta, analisi e valutazione dei dati

In questa parte iniziale del documento è importante sottolineare la rilevanza e l'utilità delle ricerche, delle analisi e delle valutazioni effettuate sui dati e sulla documentazione raccolta.
Il lavoro di analisi e valutazione comparata dei dati rappresenta l'impegno cardine e propedeutico alla definizione di linee guida comuni per la pianificazione e gestione integrata del territorio della Val d'Aso.
Lavoro che viene riportato per esteso negli allegati al presente documento.
Le indicazioni pianificatorie e progettuali conclusive sono pertanto il risultato dell'accurato studio compiuto, che ha permesso di dichiarare, non soggettivamente, ma su basi oggettive, che la Val d'Aso è prevalentemente vocata all'agricoltura ed al turismo, molto meno alle attività industriali. I dati statistici, i trend economici di crescita, gli studi territoriali, le analisi socio-economiche confermano, infatti, le peculiarità e le attitudini agro-turistiche della valle.

Le grandi realtà produttive che si riscontrano lungo il fiume Aso, come ad esempio a Comunanza, sono state definite e pianificate su base economica, ovvero in funzione della disponibilità di finanziamenti ed incentivi economici per lo sviluppo di determinati settori (es.: industriale-produttivo) nelle aree definite depresse (es.: Cassa del Mezzogiorno).
Le aree produttive non sono, infatti, il risultato di analisi territoriali, ambientali logistiche sulla base di regole di pianificazione urbanistica del territorio, ma bensì il risultato di una logica di emergenza e di mercato. Lo studio della storia locale e nazionale (territoriale ed economica) e l'analisi dei dati mostrano e confermano questi aspetti.
Le linee guida definite in questo documento vogliono essere, quindi, il tentativo per ricalibrare ed indirizzare nuovamente lo sviluppo economico e territoriale della Val d'Aso verso le sue peculiarità e le reali esigenze delle componenti locali, sia naturali sia antropiche.

Di seguito, per facilitare la comprensione di quanto detto e rendere più intuitivo il nostro ragionamento ed il legame tra studi ed analisi propedeutiche e definizione di linee guida, si riporta l'elenco sintetico degli allegati:

  • ALLEGATO 1    ANALISI DELLO STATO ATTUALE DEL TERRITORIO DELLA VALDASO
    • 1.1    Analisi territoriale
    • 1.2    Analisi economica
    • 1.3    Analisi degli aspetti sociali
    • 1.4    Analisi degli aspetti pianificatori del territorio
  • ALLEGATO 2    PROCESSO DECISIONALE E DI PIANIFICAZIONE TERRITORIALE INCLUSIVO
    • 2.1    I progetti di Agenda 21 Locale in Provincia di Ascoli Piceno
    • 2.2    La partecipazione pubblica come strumento di consenso politico e pianificazione territoriale
  • ALLEGATO 3    ESEMPI DI MARCHI D'AREA: GLI ANALOGHI
    • 3.1    Marchio d'area montagne pistoiesi
    • 3.2    Patto territoriale per l'occupazione e lo sviluppo integrato del Comprensorio Chetino-Ortonese
    • 3.3    GAL area Dauno-Ofantino (Manfredonia & Co)
  • ALLEGATO 4    APPROFONDIMENTO SUI TEMI DI TURISMO, FILIERA E PAESAGGIO

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1.3     L'importanza dell'istituzione del marchio territoriale: tutela, valorizzazione ed identificazione territoriale

La riqualificazione, la tutela e la salvaguardia dei caratteri locali e delle valenze territoriali, sia naturali sia storico-culturali della Val d'Aso sono azioni che devono considerare tutte le questioni rilevanti per l'ambito di progetto e prevedere interventi integrati per tutte le componenti territoriali (naturali ed antropiche).
Il ripristino di elementi di interconnessione naturale all'interno delle aree antropizzate e in particolare nelle zone rurali ha un ruolo fondamentale nel ripristino e nella valorizzazione del territorio, in grado di innescare un meccanismo di feed back positivo per tutta la valle. Il reticolo idrografico minore, assieme alla dorsale principale costituita dal fiume, può svolgere questa azione di ricomposizione territoriale.
È quindi importante pensare anche ad una strategia d'interventi tesa ad incrementare la naturalità e la funzionalità fluviale dei corpi idrici.
Consentire ai corsi d'acqua di riappropriarsi di tutte le proprie funzioni ha un effetto positivo dal punto di vista paesaggistico, culturale, ecologico e, soprattutto, del rischio idrogeologico. Inoltre, la tutela e la valorizzazione del sistema idrografico vallivo rappresenta un elemento imprescindibile nell'ottica di una gestione sostenibile del territorio.

Dall'analisi delle risposte date nel questionario consegnato agli attori locali, si riscontra che negli ultimi decenni il territorio della Valdaso ha subito notevoli trasformazioni dovute alle modificazioni urbanistiche che hanno determinato l'aumento progressivo di aree urbane, industriali ed artigianali, con la conseguente riduzione del paesaggio rurale e delle componenti naturali, nonché la modificazione dell'assetto del fiume (degrado dell'ambito fluviale, perdita di elementi naturali e peggioramento dell'assetto idrologico ed idrogeologico). Ciò nonostante, la Val d'Aso non ha subito uno sviluppo caotico.
Come segnalato e riscontrato la Valle presenta, però, problemi di eccessivo sfruttamento delle risorse idriche e del territorio rurale e fenomeni di degrado e parcellizzazione; per questi motivi il territorio necessita di interventi di recupero rivolti alla valorizzazione del concetto di paesaggio quale elemento di identificazione territoriale e coesione sociale.

Si tratta di avviare un processo culturale di gestione del territorio in grado di connettere e valorizzare le risorse locali, di rendere consapevole la collettività ed i singoli individui, cosicché le diversità e la complessità locale vengano considerate come risorsa per lo sviluppo economico, sociale e culturale, nel rispetto delle criticità, delle valenze e delle componenti ambientali del territorio.

L'analisi del territorio della Val d'Aso evidenzia un sistema di corridoi ecologici esistenti e potenziali non connessi, sottolineando così l'importanza del ripristino degli elementi di interconnessione naturale, lungo i corsi d'acqua, all'interno delle aree antropizzate e nelle zone rurali.
La capillarità e le caratteristiche delle risorse idriche della Val d'Aso (fiume Aso ed idrografia minore) rappresentano un elemento di gran valore ecologico per la connettività ecologica e la riqualificazione territoriale ed ambientale complessiva.
E' importante pensare ad una strategia d'interventi volta ad integrare tutte le componenti territoriali per costruire strumenti di programmazione, pianificazione e gestione territoriale rispondenti alle reali esigenze locali e compatibili con il contesto.
Conseguentemente, si potranno realizzare progetti ad hoc di tutela e valorizzazione della Valle, in grado di ottimizzare l'uso delle risorse e delle peculiarità locali.

Per la Val d'Aso, risulta importante incrementare la naturalità e la funzionalità fluviale del fiume e del reticolo minore, consentendo ai corsi d'acqua di recuperare tutte le funzioni proprie, creando feed back positivi dal punto di vista paesaggistico, ecologico e della tutela del rischio idrogeologico, meccanismo importantissimo per una gestione sostenibile del territorio.
Al fine di definire una serie di misure complessive ed integrate di sviluppo locale, è quindi necessario un inquadramento di area vasta al quale possono poi far capo in modo sinergico misure di interventi differenziate (parco fluviale, rivitalizzazioni, sic, programmi sviluppo rurali, turismo, ecc).

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1.4     Le fasi per la definizione del distretto

Per la definizione di principi guida volti alla costruzione di un'identità territoriale del distretto della Val d'Aso e, quindi, di un marchio distintivo delle sue peculiarità è fondamentale la conoscenza del territorio, della sua storia e della sua cultura.

La conoscenza del territorio e del suo genius loci, dell'identità culturale locale, permette di recuperare elementi tematizzanti che possono essere utilizzati nelle fasi di costruzione dell'identità comune e di definizione di un ambito riconoscibile, sia internamente sia esternamente l'area.
È, quindi, necessario conoscere non solo le caratteristiche e le attività tipiche di un luogo ma anche le radici e le motivazioni storiche.
Oltre alla storia locale, è importante conoscere anche le strategie e gli obiettivi politico-pianificatori, nonché le componenti territoriali, ambientali e socio-economiche dell'ambito analizzato.
Vanno perciò studiati gli strumenti di programmazione, pianificazione e gestione del territorio, sia a scala vasta sia locale, e deve essere analizzato il territorio nel suo complesso.
Con il quadro completo dei caratteri peculiari, storici ed attuali, del territorio, si possono facilmente riconoscere le eccellenze dei settori di attività presenti (agricoltura di qualità, artigianato tipico, ristorazione compatibile e slow food, artigianato tipico, turismo di qualità, …).
Individuare elementi forti, distintivi e di qualità consente di innescare un circolo virtuoso per lo sviluppo locale.

Per creare e consolidare un'identità locale ed avviare un processo di sviluppo integrato e diffuso, oltre alla conoscenza dei luoghi, intesi come spazio vissuto e realtà con le sue caratteristiche, risulta fondamentale definire e conoscere gli attori locali (stakeholder).
Bisogna studiare e mappare "sul campo" (analisi socio-economiche approfondite; predisposizione di questionari) la realtà da sviluppare, attraverso la conoscenza diretta delle persone, così da definire quali sono soggetti rilevanti per il processo da innescare e creare un rapporto di fiducia e collaborazione con il gruppo individuato.
Gli stakeholder vanno coinvolti direttamente ed indirettamente, sia materialmente sia emotivamente, nelle attività di costruzione del progetto di distretto, ovvero di marchio d'area.

Altro elemento fondamentale è la gestione dei conflitti e, ove possibile, la creazione di consenso e consapevolezza fra tutti i portatori di interessi rilevanti per la comunità (es.: amministrazioni locali, enti competenti, associazioni e gruppi sociali attivi, aziende legate al territorio, …), ovvero tutti coloro che possono favorire od ostacolare la riuscita dell'operazione.

In seguito alle analisi, si possono definire i tematismi tipici, ovvero gli elementi caratterizzanti del territorio. Con l'individuazione del tema (o dei temi) che distingue e domina un ambito territoriale, nello specifico della Val d'Aso, si ha la base che permette di riconoscere quest'ambito anche all'esterno come un unico contenitore di una serie di elementi di tipicità (es.: il parco del tartufo piceno, il miele marchigiano, l'ulivo marchigiano, i prodotti ortofrutticoli della Val d'Aso, …).
Questi caratteri distintivi devono essere organizzati e diffusi nel territorio di origine, così da creare un interesse in chi usufruisce dell'area, dei suoi servizi e dei suoi prodotti ed avviare un meccanismo di appartenenza e partecipazione al mantenimento di standard di qualità elevati dei prodotti e dei processi tipici di questi luoghi.
Un'area viene generalmente riconosciuta per le sue peculiarità, quando il consumatore/turista individua un particolare evento o prodotto come elemento esclusivo dell'area in cui è stata conosciuto.

Per avviare un progetto strategico di sviluppo integrato del territorio è fondamentale, quindi, avviare un processo di coinvolgimento e partecipazione di tutti gli stakeholder locali, individuati attraverso una mappatura della realtà locale possibile grazie ad un'analisi socio-economica e culturale del contesto.
I principali stakeholder sono:

  • enti pubblici (comuni, musei, trasporti, parcheggi, ecc),
  • organi istituzioni (provincia, regione),
  • associazioni di categoria ed organismi di rappresentanza (CCIAA, Associazioni di Categoria, gruppi informali, ecc.),
  • soggetti privati (pubblici esercizi, intrattenimenti, alberghi, ristoranti, luoghi di ritrovo, osterie ed enoteche, ecc).

La collaborazione e la concertazione tra attori rilevanti è molto difficile, ma essenziale per garantire un approccio strategico di sviluppo.
Si devono definire, programmare e gestire un piano di coinvolgimento e partecipazione che preveda iniziative per la gestione comune di progetti ed interventi sul territorio, corsi di formazione e la sensibilizzazione dei soggetti che operano sul territorio e che possono essere influenzati dalle azioni di progetto.
Allo scopo di creare un rapporto sinergico tra soggetti ed innescare un meccanismo di feed back positivi per lo sviluppo del territorio è importante anche definire ed organizzare un organismo per la gestione comune per la diffusione uniforme ed efficace delle informazioni, per la coesione e l'interazione dei soggetti coinvolti, per la promozione di iniziative di tutela e valorizzazione delle valenze locali.

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2.     ELEMENTI DI CRITICITA' E CONFLITTI TRA ASPETTI NATURALI ED ANTROPICI DEL TERRITORIO

Dall'analisi e dagli studi sulle caratteristiche territoriali, ambientali, del settore agricolo (ambiente ed economia) e socio-economiche complessive dell'area, nonché dall'analisi comparata degli strumenti urbanistici locali (Piani Regolatori Generali - PRG e Piani di Fabbricazione - PdF) sono emersi alcuni ambiti territoriali di criticità.
Essi rappresentano zone critiche, più o meno circoscritte, nelle quali gli interventi antropici hanno determinato situazioni di conflitto tra la programmazione urbanistica ed i vincoli territoriali esistenti (v. ambientali, v. paesaggistici, v. storico-culturali) ed ambiti di criticità tra la programmazione urbanistica e le valenze ed i caratteri del territorio.
In queste porzioni di territorio, infatti, le valenze (ambientali, naturali, storico-culturali, artistiche e sociali) e le criticità ambientali locali (ambienti sensibili, ambiti degradati, zone a rischio frane o esondazioni, …) rappresentano attributi ulteriori dell'ambito territoriale in esame ed un condizionamento aggiuntivo (oltre ai vincoli di legge della pianificazione sovraordinata) alla pianificazione urbanistica del territorio.
Nelle previsioni urbanistiche, tuttavia, i piani regolatori comunali (PRG o PdF) non hanno sempre considerato e valutato tutte le componenti territoriali al fine di garantirne la tutela, la valorizzazione e la riqualificazione dei rispettivi ambiti comunali e, conseguentemente, anche dei territori circostanti.
Per una pianificazione integrata del territorio è fondamentale che tutti i Comuni passino da un approccio dove le previsioni della pianificazione locale sono settoriali ed isolate rispetto alle previsioni degli altri settori e dei territori limitrofi, ad un sistema di pianificazione concertata e condivisa, dove le previsioni pianificatorie ed urbanistiche della Val d'Aso sono ragionate e definite su base condivisa da parte di tutti i Comuni interessati.
La determinazione collettiva di esigenze, problematiche, potenzialità e debolezze dei territori della Val d'Aso può essere il presupposto per un "Piano Regolatore Intercomunale".

Da queste analisi è stata definita, quindi, la tavola delle criticità riscontrate, dalla quale sono emersi alcuni ambiti critici, ovvero aree nelle quali si riscontrano appunto una serie di conflitti tra le peculiarità del territorio, le sensibilità e le previsioni degli strumenti urbanistici locali.

Gli ambiti critici, si possono sinteticamente suddividere in:

  • ambiente golenale con rischio di esondazione, nel quale è prevista la localizzazione delle principali e più consistenti aree di espansione e/o completamento di nuovi poli industriali.
    I comuni interessati, in modo particolare, da queste previsioni sono Comunanza, Force e Rotella (Comuni compresi nella proposta Cons.Ind per la modifica del PTCP), Montefalcone Montelparo, Ortezzano, Petritoli.
  • Paesaggio storico agrario dei Comuni di Montefiore, Monterubbiano, Moresco e di Montelparo.
    Questi territori sono influenzati dalle continue trasformazioni irreversibili dovute alle previsioni urbanistiche degli strumenti locali (nuove zone residenziali, nuove aree a servizi, nuove aree produttive e commerciali).
    Senza una pianificazione accorta dei sistemi territoriali c'è il rischio di perdere elementi importanti del paesaggio della memoria.
  • Zone di frana diffuse in tutto l'ambito della Val d'Aso.
    Le ipotesi di nuove zone di completamento ed espansione sono spesso previste dai PRG in prossimità di aree a rischio frana (versanti e crinali) senza valutarne i rischi potenziali e reali che possono derivare da calamità naturali eccezionali (es.: piogge abbondanti, alluvioni, terremoti, …).
  • Area di rilevanza floristica localizzata nel Comune di Pedaso, in prossimità dell'ambito urbano.
    Per quest'area c'è il rischio elevato di essere progressivamente circondata dall'espansione urbanistica di nuove aree residenziali e di servizi o, addirittura, da nuove aree produttive-commerciali che nel comune di Pedaso sono già previste in prossimità del fiume Aso.
    Altro ambito nel quale la pianificazione locale deve prestare attenzione alle presenze naturali, è il territorio di Comunanza caratterizzato dalla presenza di notevoli superfici a parchi e foreste che, lungo il fiume, subiscono l'interferenza con espansioni urbanistiche di aree produttive e commerciali.
  • Ambienti naturali di notevole rilevanza per le loro caratteristiche ambientali, paesaggistiche, nonché per la presenza di ecosistemi ed habitat di particolare pregio per la protezione di specie floro-faunistiche (in particolare di specie dell'avifauna locale).
    I vincoli della pianificazione sovraordinata (PPAR, PAI, PAE, PTCP) ed il Piano del Parco dei Monti Sibillini normano questi territori con prescrizioni, vincoli e direttive particolarmente restrittive per le trasformazioni territoriali.
    I comuni interessati da questi ambiti sono i comuni montani.

Accanto a tali elementi, dall'analisi del territorio sono emersi ulteriori fattori di criticità e di conflitto che coinvolgono l'intera area di studio.
In particolare ci si riferisce al conflitto costante tra l'agricoltura e le attività produttive, ovvero tra le attività agricole, quindi gli spazi riservati alle colture, e le espansioni urbanistiche mirate all'ampliamento delle zone produttive esistenti o alla previsione di nuove aree (ZTO D) per la localizzazione delle attività artigianali, industriali e commerciali.
Il problema riscontrato è rappresentato dal fatto che viene data massima priorità allo sviluppo produttivo del territorio, la cui conseguenza più immediata è rappresentata dalla relativa facilità d'insediamento delle aree destinate a tali attività non ostacolate da particolari e attente prescrizioni procedurali e amministrative, assegnando minor importanza alla valorizzazione delle produzioni agricole locali (prodotti tipici) e la riqualificazione ambientale delle aree agricole stesse.
In riferimento alla localizzazione delle zone produttive occorre sottolineare come spesso siano realizzate in aree limitrofe ai confini amministrativi comunali; posizione strategica al fine di sottrarre risorse ai comuni "rivali" dal punto di vista del ritorno economico-produttivo.

Da queste considerazioni emerge come Comunanza rappresenti un ambito critico d'importanza rilevante; il territorio comunale, infatti, vede un'espansione urbanistica residenziale, di dimensioni notevoli, ubicata in ambiti sensibili e di pregio del fiume Aso.
Il territorio, inoltre, ospita la zona produttiva più grande della Valdaso, nella quale si trovano le principali aziende e attività produttive. In quest'ambito è prevista, inoltre, una zona di espansione produttiva di considerevoli dimensioni, che senza dubbio incrementa l'importanza strategica del territorio stesso.
Di conseguenza, oltre alla discussione collettiva e fortemente argomentata sul dimensionamento dell'espansione dell'area esistente e sulla delocalizzazione delle aree di progetto, andrà pensato e concertato anche un piano futuro di eventuale dismissione delle attività insediate, definendone i costi.
Questo tema necessita pertanto, di una fase di discussione strutturata e dell'organizzazione di un tavolo tecnico-politico.
Dal momento, poi, che tali zone risultano ubicate lungo le aree di esondazione del fiume Aso, nelle quali è riscontrata la presenza di valenze naturali non antropizzate e, quindi, di elevato pregio ambientale, è ragionevole valutare gli impatti promossi con un ottica molto più severa di quella applicata alle zone produttive ubicate nei comuni costieri, per le quali l'ambiente naturale è già notevolmente compromesso (gli impatti ambientali causati agli ambienti circostanti dalle aree produttive di Comunanza saranno molto più rilevanti di quelli causati nelle aree costiere).
Per ognuno di questi ambiti critici, è necessario rivedere le previsioni di trasformazione del territorio e ragionare in sinergia per garantire la tutela e l'ottimizzazione nell'uso delle risorse locali (naturali, ambientali, storico-culturali, sociali e, non per ultime, economiche).
Nella tavola delle criticità e degli ambiti di conflitto tra gli elementi del territorio e strumenti di pianificazione urbanistica locale (P.R.G. e P. di F.) sono stati evidenziati tre livelli di criticità e conflitto:

  • un primo livello che individua gli "ambiti di criticità puntuali"
  • un secondo livello che evidenzia le "ambiti di criticità circoscritti"
  • un terzo livello che evidenzia gli "ambiti di criticità d'area vasta"
  • un quarto livello che evidenzia le criticità lineari del territorio

Il primo livello di criticità individua gli elementi puntuali di conflitto e criticità, ovvero situazioni ambientali localizzate (ambienti degradati o abbandonati, versante o crinale a rischio frana, zone a rischio esondazione, ...) che caratterizzano un ambito specifico (porzione di alveo od ambito golenale, terreno agricolo, area floristica puntuale, bosco, prato, …).
In questi ambiti, il conflitto con la pianificazione sovraordinata e la criticità è chiaramente riconoscibile e l'intervento di ripristino, riqualificazione, rinnovo, tutela può essere specifico e diretto alla risoluzione della singola problematica (es.: progetti pilota per la rivitalizzazione e rinaturalizzazione del fiume Aso).

Il secondo livello, invece, considera tutti gli ambiti di criticità che si localizzano in una zona circoscritta del territorio e che esprimono le conflittualità tra una componente urbanistica (zona produttiva; zona residenziale; zona per attività e servizi collettivi) e le valenze/sensibilità territoriali o vincoli ambientali alla pianificazione (es.: area a rischio esondazione; area di frana, paesaggio agrario; area a vincolo idrogeologico; aree floristiche; parchi e foreste; …).
La gestione del problema richiede un ragionamento che preveda l'identificazione di soluzioni integrate per le conflittualità che interessano l'ambito individuato.

Il terzo livello evidenzia la presenza di un'area estesa dove sono identificati numerosi ambiti circoscritti di criticità e dove le problematiche sono molteplici e più complesse.
Queste aree mostrano porzioni di territorio nelle quali è necessario un ragionamento complessivo per identificare strategie di pianificazione volte alla tutela ed alla valorizzazione di componenti territoriali (fiume ed ambiti golenali, aree floristiche, boschi e foreste, paesaggio agrario, aree di costa, …) ed alla gestione di molteplici problematiche (ampliamento ed espansione residenziale, ampliamento ed espansione dei poli produttivi, nuove aree ricettive, tutela e ripristino delle aree sensibili, …).
In queste aree, è più che mai necessario un ragionamento complessivo e strategico, nonché una concertazione delle soluzioni pianificatorie a scala intercomunale.

Il quarto livello di criticità, infine, considera tutti gli ambiti di criticità lineari che esprimono le conflittualità che si instaurano tra la pianificazione urbanistica e gli elementi di vincolo.
In questo gruppo rientrano le linee elettriche dell'alta tensione e le infrastrutture viarie (strade, ferrovie).

Per l'ambito della Val d'Aso, la questione della viabilità è molto importante ed è decisamente delicata.
Al fine di delineare le soluzioni pianificatorie strategiche per la valorizzazione e lo sviluppo di questo territorio è necessario considerare l'importanza rivestita da questa componente: le infrastrutture, infatti, rappresentano un elemento di connessione locale e territoriale e un fattore strategico per il sistema produttivo dell'area.
Nonostante ciò, è opportuno non tralasciare il lato ambientale della situazione: il sistema della mobilità rappresenta un elemento di potenziale conflitto con i vincoli previsti dai piani e origina ambiti di notevole criticità rispetto alle valenze naturali, ambientali e paesaggistiche del territorio, come si può osservare nella tavola "conflitti e criticità".

In questa tavola, infatti, è possibile riscontrare la presenza di tre livelli di infrastrutture:

  1. viabilità di connessione statale: autostrada (A14) e strada statale n°16 (Adriatica);
  2. viabilità di connessione regionale: Strada Pedemontana e Mezzina;
  3. viabilità di connessione provinciale: Strada provinciale n°433 che costeggia il fiume Aso.

Le infrastrutture appartenenti al primo livello sono localizzate nella fascia costiera, caratterizzata da un ambito di criticità rilevante di tipo areale. Questa particolare ubicazione fa sì che tali strutture accentuino il livello di criticità già esistente, dovuto al conflitto tra le zone di espansione residenziale e produttiva dei comuni insistenti e la fascia di esondazione del fiume e gli altri vincoli territoriali lì localizzati.

Le infrastrutture a livello interprovinciale attraversano il fiume e le aree agricole creando diversi ambiti di criticità; il sistema viario, infatti, qui si sovrappone ad un sistema territoriale complesso e caratterizzato da molteplici e diversificati vincoli urbanistici, ambientali e naturali.

Infine, le strade provinciali che costeggiano il fiume Aso sono responsabili dell'insorgenza di ulteriori ambiti di conflitto e criticità con l'ambiente fluviale a causa della vicinanza all'ambiente golenale e all'eccessivo flusso di mezzi pesanti che vi transitano.

Va ribadito che a tutti i livelli di analisi dei conflitti e delle criticità, deve essere applicato un approccio integrato, con il quale gli attori rilevanti (stakeholder) concertano le azioni e le attività da svolgere per la risoluzione e/o la gestione di conflitti e criticità territoriale, sia di tipo puntuale che d'area.

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3.     ANALISI DI SCENARIO DELLO STATO DI FATTO (Swot Analysis)

Come già ribadito nel primo capitolo, l'approccio strategico adottato nel presente lavoro ha previsto lo svolgimento di un 'analisi di scenario compiuta sulla base della tecnica di Swot Analysis.
Questo strumento permette di rappresentare l'influenza esercitata dai diversi fattori del ambiente naturale e antropico sulla realizzazione del progetto, consentendo di individuare e mappare i punti di forza, di debolezza, le opportunità e le minacce.

In linea con quanto definito, dall'analisi dello stato attuale del territorio della Val d'Aso sono stati individuati numerosi elementi che vengono di seguito classificati secondo quanto previsto dalla Swot Analysis.
Alcuni di questi elementi fungono da punti di forza per l'area considerata, in termini sia di valorizzazione turistica, che economica e sociale; in particolare, bisogna evidenziare che il territorio provinciale nel quale la Valle dell'Aso è inserita, gode di una posizione geografica strategica, di fatti il territorio piceno si colloca lungo la direttrice adriatica e assume la funzione di "territorio cerniera", ossia di zona di connessione tra la parte nord-orientale ed industrializzata del territorio abruzzese (provincia di Teramo) e la provincia di Macerata.
A questo si aggiunge la dotazione di un cospicuo patrimonio ambientale e storico architettonico diffuso in modo pressoché uniforme su tutto il territorio: la collina, contigua alla fascia costiera, e l'area montana costituiscono una preziosa risorsa in grado di contribuire alla crescita economica della provincia e all'innalzamento dei livelli occupazionali.
In proposito è da sottolineare la presenza di valori storici qualitativamente e quantitativamente rilevanti, di fatti nelle aree montane ed alto collinari sono significative le permanenze del paesaggio storico; inoltre, altro punto cardine è rappresentato dal territorio paesaggisticamente differenziato: nella Valle dell'Aso è possibile trovare paesaggi montani, collinari e costieri in successione tra loro.
Oltre a questo, sono presenti altri fattori, che allo stato attuale rappresentano delle potenzialità per il territorio in esame; più in dettaglio la prossimità ad aree fortemente attrattive turisticamente e la vicinanza ai Parchi Nazionali dei Monti Sibillini e dei Monti della Laga.
Dal punto di vista più strettamente economico, fondamentali risultano l'elevata diffusione delle PMI cui si associa una notevole propensione allo sviluppo delle attività artigianli nonché la presenza di un significativo patrimonio di produzioni tipiche, come ortaggi, frutta, vini,…

In contrapposizione a questa serie di fattori, sono presenti molti elementi di debolezza fortemente radicati nella realtà della Val d'Aso, i quali bloccano le possibili opportunità di riscatto di questo territorio ed inibiscono la funzione dei punti di forza.
In particolare, si nota la mancanza di un reale coordinamento tra le diverse espressioni sociali ed istituzionali a livello provinciale che ha come conseguenza, sul piano sociale, la mancanza di coesione e di identità locale da parte della popolazione, e sul piano economico, l'ampliarsi del divario tra le dinamiche di crescita dell'area settentrionale e centro-meridionale del territorio.
A quest'ultimo elemento va, quindi, collegata la persistenza del ruolo marginale delle aree collinari interne e montane rispetto alle dinamiche di sviluppo del resto della provincia.
A quanto delineato fa capo una grave frammentazione politica amministrativa e territoriale che ha comportato una disaggregazione dei territori comunali e una mancanza di omogeneità nei Piani Regolatori Generali.
Più in dettaglio, a livello di programmazione si rileva una pianificazione integrata e coordinata assente all'interno dei singoli territori comunali, nel rapporto tra insediamento storico, produttivo e nuove espansioni; inoltre è da rilevare una scarsa integrazione delle aree tutelate con il sistema di fruizione del territorio e con l'economia complessiva dello stesso.
A questi elementi vanno poi aggiunti l'elevato stato di degrado e di abbandono dei nuclei storici più piccoli e la presenza di livelli di servizi alla popolazione nelle aree interne notevolmente più bassi rispetto alle aree litoranee.

In riferimento ai siti produttivi, numerosi sono i punti di debolezza, tra i quali i più rilevanti sono un'inadeguata forza commerciale delle aziende, cui si aggiunge una scarsa diffusione delle iniziative di internazionalizzazione delle stesse e, non meno importante, una mancanza d'interesse nell'adozione dei sistemi di qualità e di certificazione dei prodotti. A peggiorare la situazione è da sottolineare la presenza di un sistema viario non adeguato alle capacità produttive e alla struttura industriale del territorio: di fatti la carenza di arterie che consentono un agile collegamento tra la parte meridionale e settentrionale della provincia, attraverso le aree montane e collinari, crea evidenti diseconomie tra i sistemi produttivi dell'area.
Per quanto concerne, invece, le produzioni tipiche locali, oltre a un basso livello di integrazione lungo le filiere, è stata rilevata una quasi totale assenza di marchi di tipicità dei prodotti.
La situazione risulta, quindi, caratterizzata da una totale mancanza d'identità territoriale delle produzioni agricole: infatti la frutta e gli ortaggi prodotti nella Val d' Aso possiedono caratteristiche qualitative eccellenti, tuttavia nel passaggio dai campi ai banchi di vendita perdono quasi tutto il loro legame col territorio, diventando ortaggi e frutta qualsiasi.
Questo è dovuto, in parte, alla mancanza di un'efficace politica di promozione del prodotto, e dall'altra dalla carenza di servizi e strutture di qualità per la valorizzazione delle tipicità e dell'ospitalità.
Infine, in riferimento al turismo, la situazione si presenta altrettanto critica; di fatti, nonostante le notevoli potenzialità delle zone collinari e montane, vi è un forte distacco con le attività turistiche che hanno luogo nell'area costiera.
Inoltre, va sottolineata la presenza di un'insufficiente attività di promozione dei circuiti turistici, attivabili mediante la valorizzazione delle risorse naturalistiche dell'entroterra, cui vanno aggiunti la mancanza di collaborazione e di coordinamento tra gli operatori turistici e la presenza di esercizi e di strutture ricreative che non sono in grado di rispondere alle esigenze della domanda in termini di confort e servizi richiesti.

Nonostante il quadro tracciato fino a qui non sia di certo positivo, nel territorio in esame si possono, comunque, individuare degli elementi che fungono da opportunità di rilancio per questa area; per contro sono anche individuabili numerosi fattori che possono fungere da minaccia nello scenario attuale studiato.

Innanzitutto, le opportunità sono rappresentate dalla consapevolezza, tra gli imprenditori, dell'importanza dell'aggiornamento professionale, dell'assistenza tecnica e della diversificazione dell'attività aziendale; inoltre, anche l'elevata presenza di produzioni tipiche legate alle tradizioni e alla cultura locale e la vocazione di molti areali verso produzioni alimentari di qualità, rivestono posizioni di rilievo in questo senso.
A completare questo quadro sono da sottolineare la crescente attrattiva dei consumatori verso prodotti biologici, di qualità e tipici, la possibilità di avviare accordi di cooperazione tra imprese e, infine, il possibile avvio di iniziative di internazionalizzazione delle stesse.

A questo punto, per rendere completo il quadro costruito finora, è utile analizzare i fattori che rappresentano delle minacce nel contesto socio - economico e pianificatorio attuale.
Come prima cosa è da evidenziare l'avvio di un processo di espansione disordinata e disorganica delle aree urbane, diversamente chiamato "URBAN SPRAWL" (per approfondimento, si veda l'Allegato 1, pag. 94), cui conseguenze potrebbero essere l'eccessiva cementificazione del territorio e lo sfruttamento eccessivo del fiume Aso e dei suoi ambiti, senza considerare eventuali fasce di rispetto.
A questo va aggiunto il divario sempre più evidente tra le dinamiche di crescita dell'area settentrionale e centromeridionale della provincia; situazione di squilibrio che può essere riscontrata anche nell'ambito turistico con il ruolo dominante del turismo balneare, cui non corrisponde un'adeguata valorizzazione di altre tipologie di domanda che potrebbero trovare una correlazione con gli altri ambiti territoriali, che hanno comunque rilevanti potenzialità di sviluppo. A questo va aggiunta anche la mancanza d'interesse da parte del turista per le aree rurali e montane.

Altri elementi di minaccia non trascurabili sono rappresentati dalla presenza di un consolidato sistema economico di sopravvivenza, cioè totalmente dipendente dai possibili finanziamenti (nazionali, regionali, comunitari) e dalla sensazione di staticità del territorio in contrapposizione ai fenomeni di evoluzione e di dinamismo, che caratterizzano alcune aree sviluppate della regione.
Altri fattori sono fonte di preoccupazione per questo territorio; in particolare, lo spopolamento, per flussi migratori, delle aree collinari interne e montane, cui si associa l'avanzamento del processo di senilizzazione della popolazione, soprattutto nei territori maggiormente colpiti da questo esodo.
Per concludere sono da sottolineare la possibile perdita della tipicità della produzione, nonché la perdita delle attività tipiche locali.

Scenario 1 - Stato di fatto:

Punti di forza Punti di debolezza
  • Particolare posizione geografica della provincia;
  • Dotazione di un cospicuo patrimonio ambientale e storico - architettonico diffuso in modo uniforme su tutto il territorio;
  • Presenza di valori storici qualitativamente e quantitativamente rilevanti;
  • Ricchezza del patrimonio ambientale valorizzabile turisticamente;
  • Prossimità ad aree fortemente attrattive turisticamente;
  • Presenza di un territorio diversificato: fascia costiera, collinare e montana;
  • Presenza del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e vicinanza al Parco Nazionale dei Monti della Laga;
  • Elevata diffusione delle PMI e buona propensione allo sviluppo delle attività artigianali;
  • Presenza di un significativo patrimonio di produzioni tipiche: ortaggi, frutta, vini,…;
  • Elevato tasso di attività della popolazione residente e apprezzabili livelli di specializzazione della manodopera a disposizione;
  • Mancanza di coesione e di identità locale da parte della popolazione;
  • Mancanza di un reale coordinamento tra le diverse espressioni sociali ed istituzionali;
  • Divario sempre più evidente tra le dinamiche di crescita dell'area settentrionale della provincia e la parte centro - meridionale;
  • Scarsa concertazione e coordinamento tra gli enti a scala locale;
  • Scarsa diffusione di iniziative di internazionalizzazione delle aziende;
  • Inadeguata forza commerciale delle aziende;
  • Quasi totale assenza di marchi di tipicità dei prodotti;
  • Basso livello di integrazione lungo le filiere;
  • Ritardi nell'adozione di sistemi di qualità e certificazione dei prodotti;
  • Presenza di un sistema viario non adeguato alle capacità produttive e alla struttura industriale del territorio;
  • Persistenza del ruolo marginale delle aree collinari interne e montane rispetto alle dinamiche di sviluppo della provincia;
  • Ridimensionamento del ruolo svolto dai gruppi industriali nazionali e multinazionali;
  • Livelli di servizi alla popolazione nelle aree interne inferiori alle aree litoranee;
  • Elevato stato di degrado e di abbandono dei nuclei storici più piccoli;
  • Scarsa integrazione delle aree tutelate con il sistema di fruizione del territorio e con l'economia complessiva dello stesso;
  • Squilibrio insediativo all'interno dei singoli territori comunali nel rapporto tra insediamento storico, produttivo e nuove espansioni;
  • Mancanza di identità territoriale dei prodotti agricoli;
  • Mancanza di un'efficace politica di promozione del prodotto in grado di restituirgli la sua territorialità;
  • Carenza di servizi e strutture di qualità per la valorizzazione delle tipicità, l'ospitalità e la ricettività;
  • Frammentazione politica amministrativa e territoriale ? disaggregazione dei territori comunali e disomogeneità dei PRG (mancanza di coordinamento);
  • Esistenza di un forte distacco tra le attività turistiche che hanno luogo nell'area costiera e le potenzialità delle zone collinari e montane;
  • Forte stagionalità dei flussi turistici;
  • Insufficiente attività di promozione dei circuiti turistici attivabili attraverso la valorizzazione delle risorse naturalistiche dell'entroterra;
  • Mancanza di collaborazione e di coordinamento tra gli operatori turistici;
  • Presenza di esercizi e di strutture ricreative che non sono in grado di rispondere alle esigenze della domanda in termini di confort e servizi richiesti;
Opportunità Minacce
  • Turismo alternativo compatibile con il contesto;
  • Possibilità di avviare banche dati e siti internet con percorsi di visita guidati;
  • Possibilità di avviare attività di promozione del territorio con l'ausilio di guide attraverso itinerari di tipo naturalistico, enogastronomico e culturale;
  • Modesta qualificazione dell'offerta indiretta ovvero dei servizi complementari capaci di aumentare l'attrattiva turistica di una zona;
  • Sostegno alla nascita di nuove imprese;
  • Finanziamenti per l'agricoltura e il turismo di qualità e per la tutela ambientale;
  • Riqualificazione asta fluviale ed idrografia minore;
  • Ripristino ambito fluviale e creazione della rete ecologica;
  • Consapevolezza degli imprenditori marchigiani dell'importanza dell'aggiornamento professionale e dell'assistenza tecnica;
  • Percezione tra gli imprenditori dell'importanza della diversificazione dell'attività aziendale;
  • Presenza di produzioni tipiche legate alle tradizioni e alla cultura locale;
  • Vocazione di molti areali verso produzioni alimentari di qualità;
  • Crescente attrattiva dei consumatori verso prodotti biologici e a basso impatto ambientale, di qualità e tipici;
  • Possibilità di avviare accordi di cooperazione tra imprese;
  • Nascita di sinergie di rete aziendale per la promozione all'estero dei prodotti;
  • Interventi di valorizzazione e di riqualificazione del patrimonio storico e ambientale;
  • Esistenza di vantaggi localizzativi per le imprese;
  • Espansione disordinata e disorganica di aree urbane (urban sprawl);
  • Cementificazione del territorio;
  • Sfruttamento eccessivo del fiume Aso e dei suoi ambiti, senza considerare eventuali fasce di rispetto;
  • Turismo di massa della fascia costiera del territorio;
  • Sensazione di staticità del territorio in contrapposizione ai fenomeni di globalizzazione (dinamismo, evoluzione) che caratterizzano alcune aree sviluppate della regione;
  • Ruolo dominante del turismo balneare cui non corrisponde un'adeguata valorizzazione di altre tipologie di domanda che potrebbero trovare una correlazione con gli altri ambiti territoriali che hanno comunque rilevanti potenzialità di sviluppo;
  • Eccessiva urbanizzazione della costa determinata dagli intensi processi di industrializzazione;
  • Divario sempre più evidente tra le dinamiche di crescita dell'area settentrionale della provincia e la parte centro - meridionale;
  • Aumento dei tassi di disoccupazione;
  • Spopolamento per flussi migratori dalle zone collinari interne e montane;
  • Avanzamento del processo di senilizzazione della popolazione nelle aree maggiormente disagiate;
  • Perdita della tipicità della produzione;
  • Perdita delle attività tipiche tradizionali;
  • Abbandono degradante delle costruzioni rurali;
  • Mancanza di interesse da parte del turista per le aree rurali e montane;
  • Presenza di un consolidato sistema economico di sopravvivenza, cioè totalmente dipendente dai possibili finanziamenti;

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4.     LINEE GUIDA

In seguito all'analisi di scenario, ovvero all'individuazione degli elementi di forza-debolezza-opportunità-minaccia, ed in base allo studio complessivo di tutte le componenti e dello stato di fatto del territorio, vengono individuate alcune linee guida strategiche per lo sviluppo integrato e sostenibile della Val d'Aso, di seguito proposte.

Innanzitutto, per definire indirizzi realmente strategici ed integrati, va sottolineata l'importanza di perseguire l'unicità del territorio della Val d'Aso in termini di programmazione e pianificazione territoriale.
Ciò significa attuare una pianificazione integrata e complessiva di tutto il territorio del bacino idrografico, anche nel caso di future divisioni locali in due province separate (Ascoli Piceno e Fermo).
Risulta importante che le diverse questioni territoriali siano gestite sulla base di un piano unitario (intercomunale e/o interprovinciale), basato su una visione territoriale globale e unica.

Va, inoltre, evidenziata la necessità di strutturare e definire la figura di un "Gestore Unico" del sistema territoriale della Val d'Aso, tra le cui funzioni deve essere prevista la regolarizzazione della localizzazione dei nuovi siti produttivi a livello intercomunale, con lo scopo di riequilibrare la situazione nelle zone montane e collinari rispetto alla fascia costiera.
Azioni che devono essere compiute promuovendo l'implementazione del processo di partecipazione e informazione e facendo in modo da integrare i contenuti della pianificazione paesistica all'interno della pianificazione comunale.
Questo quadro va, poi, completato mediante la programmazione di un Piano di Coordinamento Intercomunale, basato sull'istituzione di un tavolo permanente di concertazione e consultazione per quelle scelte di piano che interessano i territori di più comuni.

A livello più strettamente sociale, al fine di contrariare la sensazione di apatia e staticità che caratterizza da troppo tempo, ormai, il presente territorio, tre sono gli elementi su cui improntare il futuro lavoro:

  • Istituzione di un organo (ente) di formazione e aggiornamento professionale;
  • Programmazione di nuovi corsi post-diploma e di nuovi indirizzi universitari (Corsi FSE, Master, Dottorati,…);
  • Progettazione e strutturazione di un sito web - Community interattiva - ad hoc.

Per quanto riguarda la situazione turistica, dal momento che è stata riscontrata un'inadeguata promozione dei circuiti attivabili mediante la valorizzazione delle risorse naturalistiche dell'entroterra, si sottolinea la necessità di programmare degli interventi mirati al soddisfacimento delle esigenze del turismo di nicchia e di un turismo generale più sostenibile, ovvero di un turismo diffuso, ma più sensibile e attento al legame tra ambiente, natura, cultura e società.
Ad esempio attraverso l'attivazione di pacchetti turistici integrati in collegamento con le aree collinari e montane, che contribuirebbero a superare il fattore di stagionalità che caratterizza il turismo marittimo e che consentirebbero una maggiore diversificazione dell'offerta.
A rafforzare la situazione non è da sottovalutare la progettazione di un sistema di mobilità lenta, collegato con le reti ciclabili a livello europeo (circuito Eurovelo).
Inoltre, altra opportunità è rappresentata dalla programmazione di un collegamento tra il Parco dei Monti Sibillini e il Parco Marino Piceno, così da creare un percorso "virtuale" tra il mare e i monti. Collegamento, che comunque è possibile attuare, solo in seguito all'elaborazione di un'intesa tra gli enti coinvolti che definisca una serie di regole che assicurino la valorizzazione e la tutela del territorio.
Dal punto di vista dei siti produttivi, i futuri investimenti saranno indirizzati alla pianificazione e progettazione sostenibile di queste aree. Tali processi, cioè, non devono prescindere dal territorio in cui vengono ad inserirsi, rispettando, quindi, le emergenze e le valenze ambientali. In pratica lo scopo che ci si prefigge è la creazione di aree produttive ecologicamente attrezzate, termine con cui si intende un'area produttiva dotata di requisiti tecnici e organizzativi finalizzati a minimizzare e a gestire le pressioni sull'ambiente.
Fulcro di questo processo è la sostituzione dell'approccio denominato "End of Pipe" (abbattimento dell'inquinamento a fine ciclo), con il principio di precauzione e prevenzione dell'inquinamento.
In pratica non si tratta di agire sulle specifiche dotazioni ambientali delle imprese, ma di organizzare il sito produttivo in modo da agevolare, sia economicamente che tecnicamente, le singole imprese insediate a realizzare i loro obiettivi ambientali, siano essi prescrittivi o volontari.
In riferimento alle imprese già esistenti, l'obiettivo è fare in modo che un numero sempre maggiore di esse si certifichi (ISO, EMAS) e questo mediante l'istituzione di uno sportello appositamente strutturato.
Inoltre, data la rilevante criticità rappresentata dalle situazioni di frana nel territorio, al fine di definire la localizzazione dei siti produttivi, e non solo, risulta fondamentale compiere la valutazione del rischio di frana.

Sempre dal punto di vista economico grande importanza riveste il progetto di "filiera corta" per un distretto di economia solidale della Val d'Aso, inteso anche come distretto rurale di valorizzazione dei prodotti tipici. Con questo concetto ci si rivolge a quell'insieme di attività che prevedono un rapporto diretto tra produttori e consumatori, e che mediante l'accorciamento del numero degli intermediari commerciali, promuovono una sensibile diminuzione dei prezzi finali.

Infine, per quanto concerne il fiume, tre sono le direzioni su cui indirizzare gli interventi:

  • Riqualificazioni paesaggistico-ambientali degli ambiti di pregio;
  • Pianificazione di una serie di azioni di riqualificazione del fiume;
  • Regolamentazione e riduzione delle attività estrattive lungo il fiume e recupero ambientale dell'alveo e dell'ambito golenale al fine di garantire il miglioramento dell'assetto idraulico del fiume.

Allo scopo di supportare l'effettivo adempimento delle linee guida così evidenziate, risulta opportuno effettuare uno screening e un'accurata selezione delle diverse possibilità di finanziamento rappresentate dai fondi comunitari, dalla normativa nazionale e regionale.

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5.     ANALISI DI SCENARIO IN SEGUITO ALL'ATTUAZIONE DELLE LINEE GUIDA

Come approfondito nel capitolo precedente, sulla base dell'analisi Swot classica applicata allo stato di fatto del territorio, è stato possibile definire le linee guida strategiche per lo sviluppo integrato e sostenibile della Val d'Aso.
Al fine, poi, di "monitorare" a livello scientifico la bontà delle azioni proposte, la stessa tecnica è stata utilizzata come strumento comunicativo e di analisi.
E' stato così effettuato un lavoro di indagine, con funzione di "controprova", allo scopo di verificare l'attendibilità futura dei ragionamenti e delle valutazioni scaturite dal presente studio.
In modo del tutto personalizzato, è stata quindi riapplicata la Swot Analysis sullo scenario futuro di attuazione delle linee guida con lo scopo di mettere in evidenza i miglioramenti registrabili sull'intero assetto territoriale (livello pianificatorio, socio-economico,…), osservando, in particolare, come alcuni fattori che, nello stato di fatto, rappresentano delle opportunità, con le nuove strategie proposte, risultano degli elementi di forza.

Attraverso l'attuazione delle linee guida si concorre all'eliminazione dei fattori di minaccia e alla riduzione dei punti di debolezza definiti dall'analisi dello stato attuale dell'area, fornendo al territorio stesso la possibilità di riscattarsi sia a livello socio-economico che a livello pianificatorio gestionale, con l'obiettivo di concorrere ad uno sviluppo integrato e sostenibile della Valle dell'Aso.

Realisticamente, bisogna evidenziare che nel nuovo quadro proposto, accanto ai punti di forza e alle opportunità, sono comunque rilevabili dei fattori di debolezza e delle minacce, i quali solo utopicamente potrebbero essere del tutto eliminati.

La nuova situazione vede delinearsi dei nuovi punti di forza per il territorio in questione e un potenziamento di quelli già esistenti.

In dettaglio, gli elementi di forza principali si basano essenzialmente sulla concertazione tra enti locali e sulla presenza di coordinamento tra i diversi soggetti per la programmazione e pianificazione degli interventi, attraverso i quali si può concorrere all'attuazione di una politica di sviluppo in grado di ridimensionare lo squilibrio esistente tra le aree montane e collinari da una parte e quelle costiere dall'altra.

Scenario 2 - Attuazione Linee guida:

Punti di forza Punti di debolezza
  • Maggiore valorizzazione della posizione geografica della provincia;
  • Concertazione tra enti locali e coordinamento tra soggetti per la programmazione e pianificazione degli interventi;
  • Potenziamento del patrimonio ambientale e storico - architettonico;
  • Maggiore integrazione delle aree tutelate con il sistema di fruizione del territorio e con il sistema economico dello stesso;
  • Maggiore consapevolezza delle potenzialità, anche turistiche, offerte da un territorio paesaggisticamente diversificato;
  • Sviluppo di un'efficace politica di promozione del prodotto con lo scopo di restituirgli la sua territorialità;
  • Maggiore consapevolezza dei valori locali;
  • Sviluppo di attività di promozione delle forme di turismo alternativo a quello balneare;
  • Attuazione di una politica di sviluppo in grado di ridimensionare lo squilibrio esistente tra le aree montane e collinari e quelle costiere;
  • Assegnamento di marchi di qualità ai numerosi prodotti locali;
  • Presenza di un significativo patrimonio di produzioni tipiche di qualità;
  • Limitazione dei poteri di programmazione territoriale delle singole realtà comunali;
  • Possibilità di allungamento dei processi decisionali per mancanza di accordo nelle scelte;
  • La promozione di un turismo "di nicchia", di per sé molto esigente,può portare alla richiesta di alti livelli costanti di qualità;
Opportunità Minacce
  • Crescita delle possibilità formative, scuole di mestieri, da rivolgere verso specifici settori di sviluppo;
  • Avvio di progetti di "filiera corta";
  • Sviluppo di servizi per la qualità delle produzioni e dei processi produttivi;
  • Sviluppo di reti sinergiche tra attività di tipo artigianale, produzioni agricole tipiche e turismo;
  • Riconversione di abitazioni rurali (vecchie case coloniche) in bed & breakfast e ostelli;
  • Maggiore consapevolezza della popolazione locale dell'importanza della tutela del territorio e delle tipicità;
  • Ridimensionamento dal ruolo svolto dai gruppi industriali multinazionali;
  • Aumento del turismo alternativo e di qualità che interessi i comuni montani e collinari interni;
  • Maggiore cooperazione e coordinamento tra gli operatori turistici;
  • Maggiore consapevolezza degli attori locali (enti e soggetti privati) dell'importanza dell'aggiornamento professionale, quindi della formazione e dell'informazione;
  • Maggiore efficienza dei processi partecipativi ed informativi;
  • Nuovi posti di lavoro;
  • Diminuzione del flusso migratorio verso la fascia costiera con conseguente aumento della forza lavoro giovane;
  • L'internazionalizzazione del mercato può comportare il rischio di non focalizzare più sulle produzioni locali;
  • Rischio di trasformare un processo di sviluppo integrato compatibile (Marchio d'Area) in un prodotto commerciale;
  • Possibile richiamo verso la Val d'Aso di grandi realtà commerciali e produttive (es.: Spa del benessere, prodotti biologici,…) attirate dalle nuove opportunità offerte dall'area;

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6.     "PARCO PROGETTI" - PROPOSTE OPERATIVE PER UNA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE INTEGRATA DELLA VAL D'ASO

Al fine di permettere un efficace applicazione delle linee guida, definite dal presente studio, sono state individuate una serie proposte strategiche, con le quali si danno indicazioni di azioni da attivare per l'implementazione di un approccio integrato. Di seguito vengono elencate alcune proposte strategiche:

  • Studi specifici sulla mobilità e sulle infrastrutture per pianificare il sistema e gestire le problematiche connesse.
    Quindi, supporto alla Provincia per l'aggiornamento del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) e del Piano Provinciale dei Trasporti (PTP);
  • Partecipazione attiva ed interattiva al processo di pianificazione provinciale, ovvero alla definizione del nuovo PTCP e integrazione delle linee guida e delle proposte operative (schede tematiche d'attuazione), mediante un processo concertato tra i diversi enti e attori rilevanti che deve essere costantemente implementato;
  • definire un Marchio d'area per la Val d'Aso, che fissi regole e limiti (dimensionali, tipologici, qualitativi,…) per le aziende e le società che vogliono investire in questo territorio;
  • Elaborazione ed implementazione del Piano Intercomunale di coordinamento dei territori compresi nel bacino della Val d'Aso;
  • studi e ricerche incentrati sulla conoscenza delle tipicità e sulla loro tutela;
  • programmazione di sistemi promozionali e di eventi al fine di promuovere la divulgazione della conoscenza della miriade di prodotti tipici locali (ad esempio mediante fiere, spettacoli, campagne pubblicitarie, incontri pubblici e nelle scuole,…).
    Altra idea potrebbe essere l'istituzione di una rete museale diffusa che valorizzi anche la storia di questo territorio (es: museo dei mestieri, degli usi e costumi di un tempo,…);
  • Riqualificazione degli ambiti paesaggistici vincolati;
  • Recupero e riqualificazione del paesaggio agrario, con particolare attenzione ai "relitti di paesaggio agrario", non solo dal punto di vista strettamente naturalistico ma anche tramite la ricerca di una possibile sinergia tra agricoltura e bioedilizia;
  • Tutela e riqualificazione delle "emergenze floristiche" e degli ambiti golenali;
  • Creazione di un sistema di connessione ecologica (Es.: corridoi ecologici); sistema che può essere propedeutico ad un eventuale prossimo progetto di Reti ecologiche sul territorio provinciale;
  • Riqualificazione dei siti produttivi (dismessi, in fase di modifica, di ammodernamento, ampliamento,…) attraverso progetti integrati di ottimizzazione degli impianti dal punto di vista produttivo (bilancio di massa), energetico, ecologico - ambientale (aree ecologicamente attrezzate);
  • Strutturazione ed organizzazione della filiera agroenergetica;
  • Integrazione tra turismo e prodotti agricoli locali (valorizzazione del turismo enogastronomico) mediante il concetto di Parco Rurale Produttivo;
  • Definizione e proposta di valenze ambientali (naturali, storico-culturali, paesaggistiche) per la proposta di istituzione di aree vincolate (ai sensi del Dlgs. n. 42/2004 e s.m.i.).

Al fine di dare un carattere più concreto a quanto definito finora, si riportano di seguito alcune schede operative immediatamente attuative nei diversi ambiti settoriali d'azione.

La scheda riguardante la riqualificazione del fiume Aso è già stata concretizzata ed è diventata un progetto per il fiume Aso che prevede una serie di singoli progetti pilota di rinaturalizzazione e rivitalizzazione del fiume.
Va evidenziato che le schede sono state strutturate sulla base di un ordine gerarchico di pianificazione.
Il punto di partenza ed obiettivo prioritario è quello di avviare studi specifici di settore per il sistema della mobilità e delle infrastrutture alla scala provinciale.
Questo studio settoriale può essere di supporto per la Provincia e propedeutico alla revisione, sia del PTCP sia del Piano dei Trasporti Provinciale.
L'individuazione di azioni ed interventi per gestire i problemi connessi alla mobilità (sicurezza, traffico, congestionamento, inquinamento, degrado urbano, ...) rappresentano un elemento importante per la pianificazione del territorio, anche della Val d'Aso. Come specificato meglio nel capitolo delle indicazioni di pianificazione (cap. 7), risolvendo alcuni nodi critici (adeguamento viabilità provinciale lungo l'Aso, creazione di poli di interscambio, individuazione di viabilità alternativa) si possono individuare soluzioni per avviare concretamente anche altre schede operative di progetto.
La definizione di un Piano Intercomunale di Coordinamento è un altro step importante per la pianificazione territoriale integrata della Val d'Aso.

Sulla base di queste schede cardine sono state quindi individuate una serie di schede operative specifiche e di approfondimento.

Tutte le schede operative possono essere successivamente e costantemente implementate, di concerto con gli enti e gli attori rilevanti per il processo decisionale di pianificazione territoriale della Val d'Aso. Le schede sono così organizzate:

  • 6.1 Studi di settore
  • 6.2 Piano di coordinamento intercomunale
  • 6.3 Perequazione urbanistica alla scala intercomunale
  • 6.4 Partecipazione, informazione e formazione
  • 6.5 Integrazione tra ambiente e agricoltura
  • 6.6 Proposta di un parco rurale: turismo e agricoltura
  • 6.7 Pianificazione aree produttive: aree ecologicamente attrezzate
  • 6.8 Filiera agroenergetica
  • 6.9 Tutela e riqualificazione fiume Aso ⇒ scheda che è gia stata trasformata in un progetto attuativo.

In particolare, da ogni scheda tematica possono derivare una serie di progetti esecutivi in grado di affrontare e risolvere le problematiche cogenti sul territorio.
Alcuni esempi di progetti specifici e realizzabili nel medio termine sono: i progetti di reti ecologiche; i progetti di pianificazione e coordinamento di aree produttive; i progetti per la progettazione di aree ecologicamente attrezzate, ecc… .

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6.1     Studio di settore della mobilità e delle infrastrutture provinciali per la Val d'Aso

Obiettivo

Decongestionamento della viabilità provinciale lungo l'Aso e riorganizzazione e gestione sostenibile delle aree produttive.

Componenti di analisi
  • Vincoli sovraordinati della pianificazione d'area vasta;
  • Viabilità esistente e di progetto prevista dai piani sovraordinati;
  • Zone agricole;
  • Zone di Tutela;
  • Ambiti Urbani (Centri storici e ZTO B e C);
  • Zone produttive;
  • Ambiti sensibili.
Situazioni di conflitto e problematiche per la pianificazione
  • Presenza di aree ad alta densità abitativa;
  • Aree produttive e residenziali esistenti e di progetto in ambiti critici (ambito fluviale, crinali, aree floristiche, terrazzamenti alluvionali, ...);
  • Ubicazione delle infrastrutture viarie esistenti nella zona di esondazione del fiume;
  • Elementi di pregio ambientale (boschi e foreste);
  • Elementi di pregio storico-culturali (paesaggio agrario di interesse storico, centri storici,…).
Linee guida
  • Definizione dei macro problemi, ed individuazione degli elementi e delle aree di criticità principali;
  • Organizzazione di un gruppo di lavoro per gli studi e definizione delle proposte di pianificazione per la Val d'Aso.
Progetti / Azioni d'intervento
  • Studi ed analisi dei flussi di traffico e della mobilità
  • definizione di proposte per la pianificazione delle infrastrutture sulla base di:
    • Analisi di scenario
    • Analisi SWOT
    • Analisi Costi-Benefici Ambientali (ACBA)

Alcune proposte per il ragionamento e la discussione, esplicitate meglio nel capitolo 7, sono:

    • bretella di by-pass del centro residenziale e di collegamento tra la viabilità principale e l'area produttiva esistente (Comune di Comunanza);
    • poli di interscambio merci (gomma-gomma; gomma-treno);
Strumento/Modalità d'Attuazione
  • Rapporto di analisi dei dati di traffico e valutazione della mobilità;
  • Piano d'Azione per le infrastrutture e la mobilità;
  • Variante/integrazione di aggiornamento del Piano dei Trasporti Provinciale per l'ambito della Val d'Aso (NTA, Tavole, Relazione Tecnica
Coordinamento ed attuazione del piano/progetto e delle azioni

Provincia di Ascoli Piceno (Assessorato Infrastrutture per la mobilità e viabilità; Assessorato Urbanistica, Attività estrattive e Edilizia residenziale pubblica)

Attori principali (stakeholder)

Provincia (Assessorato Ambiente, Assessorato Parchi e attività produttive); Unione Comuni Val d'Aso; Cons.Ind.; Ente di Gestione Strade; ConfCommercio; UnIndustriali; Comuni; Genio Civile; Autorità di Bacino

Finanziamenti
  • Docup Marche Ob.2 ⇒ Misura 1.4: Infrastrutture per il sistema produttivo: al fine di creare un contesto favorevole all'insediamento di nuove imprese produttive, la misura incentiva la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria;

 

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6.2     Piano di Coordinamento Inercomunale

Obiettivo

Pianificazione territoriale ambientale integrata della Val d'Aso

Componenti di analisi
  • Vincoli sovraordinati della pianificazione d'area vasta
  • Zone agricole
  • Zone di Tutela
  • Zone produttive
  • Ambiti sensibili
Situazioni di conflitto e problematiche per la pianificazione
  • Disorganicità degli strumenti urbanistici locali
  • Individuazione di siti idonei per ambiti produttivi e residenziali
  • Mancanza di coordinamento orizzontale (tra comuni) e verticale (tra comuni ed enti sovraordinati)
Linee guida
  • strutturazione del Master Plan propedeutico al "Piano Intercomunale di coordinamento";
  • strutturazione di accordi sovracomunali;
  • Integrazione dei principi e dei contenuti della pianificazione paesistica nella pianificazione comunale;
  • Programmazione e coordinamento intercomunale per la definizione di strategie ed obiettivi comuni;
  • Definizione concertata del un Gestore Unico del sistema territoriale della Val d'Aso;
  • Pianificazione interventi coordinati di riqualificazione del Fiume;
  • Regolamentazione e riduzione delle attività estrattive lungo il fiume Aso e recupero ambientale dell'alveo e dell'ambito golenale al fine di garantire anche il miglioramento dell'assetto idraulico del fiume;
  • Valutazione del rischio di frana per la progettazione dell'espansione di Zone Territoriali Omogenee di tipo B e C;
  • Programmazione di un collegamento tra il Parco dei Monti Sibillini e il Parco Marino Piceno, al fine di attuare una pianificazione integrata e sostenibile degli interventi lungo l'asta fluviale, così da creare un percorso "virtuale" dal mare ai monti.
Progetti / Azioni d'intervento
  • Verifica della compatibilità ambientale del Piano attraverso l'applicazione della procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) in accordo con quanto dettato dalla normativa europea e nazionale;
  • Definizione e proposta di valenze ambientali (naturali, storico-culturali, paesaggistiche) per la proposta di istituzione di aree vincolate (ai sensi del Dlgs. n. 42/2004 e s.m.i.);
  • Partecipazione attiva ed interattiva al processo di pianificazione provinciale, ovvero alla definizione del nuovo PTCP e integrazione delle linee guida e delle proposte operative (schede tematiche d'attuazione) nel nuovo PTCP;
  • Istituzione di un tavolo permanente di concertazione e consultazione per quelle scelte di piano che interessano i territori di più comuni.
    Gli ambiti di sinergia verteranno sull'ambito di bacino e su quello a livello più strettamente comunale;
  • Caratterizzazione e organizzazione del Gestore Unico (struttura, soggetto/i di riferimento, funzioni, ...) con funzioni di coordinamento e regolamentazione della localizzazione dei nuovi siti produttivi a livello intercomunale, al fine di riequilibrare la situazione nelle zone montane e collinari rispetto alla fascia costiera;
  • Definizione di un sistema di connessione ecologica (sistema che può essere propedeutico ad un eventuale prossimo progetto di Reti ecologiche sul territorio provinciale.
Strumento/Modalità d'Attuazione
  • Patto Territoriale o Protocollo d'intesa tra enti aderenti
  • Piano (NTA, Relazione, Tavole analisi e progetto)
Coordinamento ed attuazione del piano/progetto e delle azioni
  • Provincia (Assessorato Ambiente, Assessorato urbanistica)
Attori principali (stakeholder)

Provincia (Assessorato agricoltura, turismo, parchi e attività produttive; Assessorato tutela ambientale, ecologia, energia, risorse naturali, caccia e pesca); Autorità di Bacino; Genio Civile; Unione Comuni Valdaso; Comuni; Consorzi di Bonifica; Cons.Ind.; Comunità montana dei Monti Sibillini.

Stima dei costi

Vedi scheda di valutazione dei costi 6.10

Finanziamenti
  • VII Programma quadro CE;
  • Programma LIFE AMBIENTE ⇒ finanzia progetti nell'ambito della pianificazione e sviluppo sostenibile del territorio, incluse le aree urbane e costiere;

 

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6.3     Sistema di perequazione intercomunale

Obiettivo

Definizione delle direttrici d sviluppo intercomunale delle aree produttive e loro programmazione, dimensionamento e gestione sostenibile

Componenti di analisi
  • Vincoli Sovraordinati della pianificazione d'area vasta
  • Previsioni urbanistiche Comunale ed intercomunale delle ZTO D
  • Viabilità esistente e di progetto prevista dai piani sovraordinati
  • Zone agricole
  • Zone di Tutela
  • Ambiti Urbani (Centri storici e ZTO B e C)
  • Ambiti sensibili
Situazioni di conflitto e problematiche per la pianificazione
  • Aree produttive esistenti e in previsione (da PTCP)
  • Sistema attuale della viabilità
  • Diffidenza dei Comuni all'applicazione del principio di "perequazione intercomunale"
Linee guida
  • Definizione condivisa delle aree di perequazione
  • Ripartizione dei benefici tra i comuni che definiscono il piano di "perequazione intercomunale"
  • Semplificazioni amministrative ed incentivi alle attività produttive che si insediano in aree di perequazione
Progetti / Azioni d'intervento
  • Istituzione di un tavolo di concertazione tecnico-politica con tutti i soggetti coinvolti nella scelta delle aree di perequazione
  • Semplificazione ed abbreviazione delle procedure e dei tempi per i P. di F. e per i Piani Attuativi nelle aree di perequazione
  • Rapporto e tavole di aggiornamento dei piani regolatori
  • Collaborazione con il Sistema Informativo Territoriale dell'Amm.ne Provinciale e attivazione di un S.I.T specifico per la Valdaso con la collaborazione dei Comuni interessati
Strumento/Modalità d'Attuazione
  • Rapporto di Linee guida ed indirizzi per la pianificazione da includere negli strumenti di pianificazione urbanistica comunali (PRG)
  • Varianti ai PRG comunali
Coordinamento ed attuazione del piano/progetto e delle azioni
  • Provincia di Ascoli Piceno (Assessorato Urbanistica, Attività estrattive e Edilizia residenziale pubblica)
Attori principali (stakeholder)

Provincia (Assessorato agricoltura, turismo, parchi e attività produttive; Assessorato tutela ambientale, ecologia, energia, risorse naturali, caccia e pesca); Comuni; Unione Comuni; Cons.Ind.; Autorità di Bacino; Genio Civile

Stima dei costi

Vedi scheda di approfondimento e di stima dei costi 6.11

Finanziamenti
  • Docup Marche Ob.2 ⇒ Misura 1.4: Infrastrutture per il sistema produttivo: cui obiettivo è quello di contribuire alla localizzazione delle nuove imprese e alla razionale rilocalizzazione delle imprese esistenti.

 

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6.4     Partecipazione, informazione e formazione

Obiettivo

Accrescere la consapevolezza e la conoscenza dei valori e delle peculiarità del proprio territorio; quindi definire/avviare un processo decisionale partecipato per garantire uno sviluppo realmente condiviso, compatibile con le risorse locali.

Componenti di analisi
  • Aspetti sociali
  • Aspetti culturali
  • Composizione ed evoluzione della popolazione della Val d'Aso
  • Organizzazione istituzionale (enti) e gestione territoriale della Val d'Aso
  • Questionari
Situazioni di conflitto e problematiche per la pianificazione
  • Scarsa concertazione e coordinamento tra gli enti a scala locale
  • Mancanza di coesione e di identità locale da parte della popolazione
  • Scarsa informazione sulle peculiarità territoriali della Val d'Aso
  • Generale inerzia nel promuovere lo sviluppo del territorio attraverso anche la formazione di nuove figure locali (staticità formativa)
Linee Guida
  • Implementazione di un processo di partecipazione e di informazione;
  • Strutturazione di accordi sovracomunali;
  • Istituzione di un organo (ente) di formazione e aggiornamento professionale;
  • Programmazione di nuovi corsi post-diploma e di nuovi indirizzi universitari (corsi del Fondo Sociale Europeo, Master, Dottorati, ecc…);
  • Progettazione e strutturazione di un sito web
  • Screening e selezioni di Fondi comunitari ad hoc per l'avvio dei vari progetti operativi (start up).
Progetti/Azioni d'intervento
  • Tavoli di concertazione
  • Focus Group
  • Workshop
  • community interattiva - ad hoc;
  • programma di promozione e divulgazione sulle caratteristiche della Val d'Aso
  • organizzazione convegni ed eventi informativi per la popolazione e per i potenziali fruitori della Val d'Aso
  • organizzazione di corsi periodici tematici (universitari e non, post-laurea, Master, specializzazioni, ...) per formare ed aggiornare gli operatori locali e gli amministratori
Strumento/Modalità d'Attuazione
  • avvio di un processo decisionale partecipato (organizzazione, pianificazione e gestione)
  • Protocollo d'intesa
  • Pacchetti formativi per le diverse categorie di stakeholder
Coordinamento ed attuazione del piano/progetto e delle azioni

Gestore Unico (quando definito) e Provincia (Assessorato tutela ambientale, ecologia, energia, risorse naturali, caccia e pesca; Assessorato alla cultura, beni culturali e pubblica istruzione)

Attori principali (stakeholder)

Università e altri enti preposti alla formazione; comunità montana dei Monti Sibillini; Unione Comuni Valdaso

Stima dei costi

Vedi scheda di valutazione dei costi 6.12

Finanziamenti

VII programma quadro CE ⇒ programma "Apprendimento"

 

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6.5     Integrazione tra ambiente e agricoltura

Obiettivo

Favorire lo sviluppo agricolo, ambientalmente sostenibile, del territorio

Componenti di analisi
  • trend agricolo del territorio (principali colture coltivate, estensione della SAU, distribuzione delle aziende agricole e tipologia di gestione)
  • valenze paesaggistiche e ambientali;
  • ambiti sensibili
  • vincoli sovraordinati della pianificazione d'area vasta
  • caratterizzazione della demografia (distribuzione della densità demografica e grado di anzianità della popolazione)
  • sistema della mobilità nel territorio (rete stradale, autostradale e ferroviaria di collegamento)
Situazioni di conflitto e problematiche per la pianificazione
  • inadeguata forza commerciale delle aziende;
  • assenza marcata di marchi di tipicità dei prodotti;
  • ritardi nell'adozione di sistemi di qualità e certificazione dei prodotti;
  • persistenza del ruolo marginale delle aree collinari interne e montane rispetto alle dinamiche di sviluppo delle aree costiere;
  • mancanza di identità territoriale dei prodotti agricoli;
  • mancanza di un'efficace politica di promozione del prodotto in grado di restituirgli la sua territorialità;
Linee Guida
  • Progetto della filiera corta per un "distretto di economia solidale" della Val d'Aso, inteso anche come "distretto rurale" di valorizzazione dei prodotti locali ⇒ vedi scheda di approfondimento 6.13;
  • definizione di "accordi di filiera" ⇒ vedi scheda di approfondimento 6.13;
  • Aiutare le aziende a certificarsi (ISO, EMAS), mediante l'istituzione di uno sportello appositamente strutturato, e ad adottare le migliori tecnologie per ridurre il più possibile l'impatto ambientale;
  • Riqualificazione paesaggistico - ambientale degli ambiti di pregio e delle valenze ambientali;
  • Incentivazione di attività agricole che incoraggiano i coltivatori a "prendersi cura della campagna" e ad applicare metodi e colture ambientalmente compatibili
  • Valutazione del rischio di frana per l'ampliamento delle aree agricole;
  • Screening e selezioni di Fondi comunitari ad hoc per l'avvio dei vari progetti operativi (start up).
Progetti/Azioni d'intervento
  • Creazione di un sistema di connessione ecologica (Es.: corridoi ecologici); sistema che può essere propedeutico ad un eventuale prossimo progetto di Reti ecologiche sul territorio provinciale;
  • Prevedere un sistema di incentivi per colture di pregio e per la creazione di filari, siepi e corridoi ecologici tra le colture così da garantire connessione ecologica ed aumento della biodiversità;
  • Recupero e riqualificazione del paesaggio agrario, con particolare attenzione ai "relitti di paesaggio agrario", non solo dal punto di vista strettamente naturalistico ma anche tramite la ricerca di una possibile sinergia tra agricoltura e bioedilizia;
  • Predisposizione di un disciplinare che stabilisca le condizioni di accesso dei produttori;
  • Redazione di un catalogo di offerta dei prodotti a marchio Valdaso;
  • La previsione di uno spazio dedicato ai produttori della "filieracorta" nei mercati settimanali dei comuni del territorio;
  • Adozione del segno distintivo "prodotto di qualità Valdaso" come brand unificante di tutte le referenze autorizzate;
  • Presentazione dei prodotti nel sito internet;
  • Promozione del commercio elettronico (e-commerce);
  • Coordinamento e gestione di attività concernenti iniziative promozionali e commerciali, vendite promozionali e campagne pubblicitarie;
  • Filiera agroenergetica;
  • Riqualificazione degli ambiti paesaggistici vincolati;
  • Tutela e riqualificazione delle "emergenze floristiche" e degli ambiti golenali;
Strumento/Modalità d'Attuazione
  • piano di marketing;
  • piano di gestione;
  • catalogo prodotti filieracorta
  • brochure promozionali, informative,…
Coordinamento ed attuazione del piano/progetto e delle azioni
  • provincia (Assessorato alla tutela ambientale, ecologia, energia, risorse naturali, caccia e pesca; Assessorato agricoltura, turismo, parchi e attività produttive)
Attori principali (stakeholder)
  • provincia (Assessorato per la tutela ambientale, ecologia, energia, risorse naturali, caccia e pesca; Assessorato all'agricoltura, turismo, parchi e attività produttive);
  • Unione Comuni Valdaso;
  • Comunità Montana dei monti Sibillini
Finanziamenti
  • VII programma quadro;
  • Fondi strutturali 2007-2013 (obiettivo competitività regionale e occupazione);
  • Docup Ob.2 - Misura 1.2 - innovazione e qualificazione imprenditoriale della piccola impresa;
  • Docup Ob.2 - Misura 1.3B - valorizzazione delle attività commerciali in zone sfavorite, con particolare riferimento alle attività promozionali e alla divulgazione pubblicitaria.

 

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6.6     Proposta di un parco rurale: turismo e agricoltura

Obiettivo

Integrazione della componente agricola all'interno di quella turistica, col duplice scopo di richiamare, nel territorio, un turismo di qualità e di promuovere e valorizzare il settore primario.

Componenti di analisi
  • Valenze Ambientali
  • Valenze storico-culturali ed architettoniche
  • Mercato del turismo (analisi generale, analisi settoriale)
  • Prodotti tipici in relazione al turismo enogastronomico
  • Questionari
  • Sistema della mobilità nel territorio (rete stradale, autostradale e ferroviaria di collegamento
Situazioni di conflitto e problematiche per la pianificazione
  • Carenza di servizi e strutture di qualità per la valorizzazione delle tipicità, l'ospitalità e la ricettività;
  • Presenza di un notevole divario tra le attività turistiche che hanno luogo nella costa e le potenzialità delle zone collinari e montane;
  • Insufficiente attività di promozione dei circuiti turistici attivabili attraverso la valorizzazione delle risorse naturalistiche dell'entroterra;
  • Mancanza di collaborazione e di coordinamento tra gli operatori turistici;
  • Presenza di esercizi e di strutture ricreative non idonee alle esigenze della domanda in termini di confort e di servizi richiesti;
Linee Guida
  • Programmazione di interventi mirati al soddisfacimento delle esigenze del turismo di nicchia, ma anche di un turismo generale più sostenibile: ad esempio mediante l'attivazione di pacchetti turistici integrati che collegano la costa con le aree collinari e montane, che consentirebbe di ampliare e di diversificare l'offerta e contribuirebbe a superare il fattore di stagionalità che caratterizza il turismo marittimo;
  • Progettazione di un sistema della mobilità lenta collegato con le reti ciclabili eropee (circuito Eurovelo);
  • un Marchio d'area per la Val d'Aso, che fissi regole e limiti (dimensionali, tipologici, qualitativi,…) per le aziende e le società che vogliono investire in questo territorio;
  • conoscere le tipicità e la loro tutela;
  • Favorire l'integrazione delle aree tutelate con il sistema di fruizione del territorio, e quindi con l'economia;
  • Screening e selezioni di Fondi comunitari ad hoc per l'avvio dei vari progetti operativi (start up).
Progetti/Azioni d'intervento
  • studi e ricerche incentrati sulla conoscenza delle tipicità e sulla loro tutela;
  • - progettazione della pista ciclabile della Val d'Aso ? vedi progetto attuativo fiume Aso;
  • Integrazione progetto mobilità lenta e reti ecologiche;
  • programmazione di sistemi promozionali e di eventi al fine di promuovere la divulgazione della conoscenza della miriade di prodotti tipici locali (ad esempio mediante fiere, spettacoli, campagne pubblicitarie, incontri pubblici e nelle scuole,…).
  • istituzione di una rete museale diffusa che valorizzi anche la storia di questo territorio (es: museo dei mestieri, degli usi e costumi di un tempo,…);
  • creare una banca dati (sia cartacea sia interattiva sul web), accessibile a tutti, con schede informative descrittive sintetiche, ma anche con la possibilità di approfondimenti, riguardanti:
    • gli ambiti di valenza ambientale, naturale, storico-culturale o architettonica;
    • le aziende agricole tradizionali con produzioni compatibili (agricoltura biologica, lotta integrata, …)
    • gli agriturismo
    • le fattorie didattiche
  • Integrazione tra turismo e prodotti agricoli locali (valorizzazione del turismo enogastronomico) mediante il concetto di Parco Rurale Produttivo.
Coordinamento ed attuazione del piano/progetto e delle azioni

Assessorato agricoltura, turismo, parchi e attività produttive; Gestore unico (quando definito)

Attori principali (stakeholder)
  • Provincia (Assessorato all'agricoltura, turismo, parchi e attività produttive; assessorato alla cultura, beni culturali, pubblica istruzione; Assessorato alla viabilità e trasporti)
  • Operatori turistici;
  • Unione Comuni Valdaso;
  • UPA (Unione Provinciale Agricoltori), CIA (Confederazione Italiana Agricoltori);
  • Comunità Montana dei Monti Sibillini.
Finanziamenti
  • Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013;
  • Finanziamenti erogati dalla legge nazionale del 19/12/1992 volti ad incentivare le attività finalizzate ad adeguare, valorizzare, qualificare ed ammodernare l'offerta turistico-alberghiera tramite il sostegno di programmi che comportino un riequilibrio tra domanda e offerta locale, una rilevante ricaduta economico-occupazionale e il raggiungimento di elevati standard qualitativi, anche finalizzati alla tutela ambientale.

 

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6.7     Pianificazione aree produttive: Aree Ecologicamente Attrezzate

Obiettivo

Realizzazione e gestione delle aree produttive sulla base di criteri di ecoefficienza.

Componenti di analisi
  • Zone Produttive
  • Zone di tutela
  • Zone a rischio esondazioni e dissesto idrogeologico
Situazioni di conflitto e problematiche per la pianificazione
  • Presenza di aree produttive in ambiti a rischio e fragili
  • Mancato coordinamento tra comuni per il dimensionamento delle superfici produttive-commerciali
Linee guida
  • Pianificazione e progettazione delle aree produttive, in relazione al territorio circostante e alle emergenze e/o valenze ambientali. Il tutto sotto il punto di vista della progettazione sostenibile (Es.: creazione di aree ecologicamente attrezzate per i poli produttivi);
  • Agevolare le piccole e medie imprese a raggiungere un miglioramento delle proprie performances ambientali;
  • Facilitare dal punto di vista tecnico ed economico la certificazione ambientale delle singole imprese, mediante la gestione ambientale dell'area produttiva;
  • Semplificare le procedure di costituzione ed insediamento delle imprese nell'area produttiva;
  • Coinvolgere le imprese nel processo di miglioramento continuo delle prestazioni ambientali dell'area produttiva ed in un percorso di responsabilità ambientale;
  • Introdurre obiettivi ambientali in tutte le azioni di competenza;
  • Screening e selezioni di Fondi comunitari ad hoc per l'avvio dei vari progetti operativi (start up).
Progetti/Azioni d'intervento
  • Riqualificazione dei siti produttivi (dimessi, in fase di modifica, di ammodernamento, ampliamento,…) attraverso progetti integrati di ottimizzazione degli impianti dal punto di vista produttivo (bilancio di massa), energetico, ecologico - ambientale (aree ecologicamente attrezzate);
  • Stabilire rapporti di dialogo tra gli enti e le comunità locali;
  • Consentire il controllo e la riduzione degli impatti cumulativi, generati dall'insieme delle piccole e medie imprese;
  • Implementare un piano di monitoraggio su area vasta;
Strumento/Modalità d'Attuazione
  • Progetto Aree ecologicamente Attrezzate
Coordinamento ed attuazione del piano/progetto e delle azioni
  • Assessorato all'ambiente;
  • Assessorato urbanistica, attività estrattive, edilizia residenziale pubblica;
  • Assessorato all'agricoltura, turismo, parchi e attività produttive.
Attori principali (stakeholder)
  • Cons.Ind;
  • Comuni;
  • Camere di Commercio;
  • Unione Lavoratori;
  • Comunità Montana dei Monti Sibillini: dal momento che interessa il comune di Force che ospita un sito produttivo di rilievo.
Stima dei costi

Vedi scheda di approfondimento 6.14

Finanziamenti
  • VII Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo Tecnologico ? programma competitività e innovazione (CIP);
  • Legge nazionale n°46 del 17/02/1982: Fondo per l'Innovazione Tecnologica (FIT) ? prevede la concessione di agevolazioni alle imprese o ad altri soggetti individuati con Decreto al Ministero delle Attività Produttive, che realizzino programmi di sviluppo precompetitivi, comprendenti anche attività non preponderanti di ricerca industriale e attività relative a centri di ricerca
  • Azione 7.3 del PRAI (Programma Regionale Azioni Innovative) 2006? Programmazione della competitività regionale delle imprese e dei sistemi locali attraverso la realizzazione di studi di fattibilità tecnico - economica per l'integrazione della componente ambientale nelle attività economiche e nelle strutture insediative. In particolare, la sub-azione A, Gestione integrata degli impatti ambientali in aree produttive significative, promuove la diffusione nel territorio di aree produttive ecologicamente attrezzate;
  • Docup Marche Ob.2 ⇒ Misura 1.4: Infrastrutture per il sistema produttivo: la misura incentiva interventi per la realizzazione, ristrutturazione e adeguamento di immobili al fine di diversificare ed elevare la qualità dei servizi.

 

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6.8     Filiera agro energetica

Obiettivo

Ottimizzazione tecnica, economica e ambientale per una corretta produzione di biomassa utile e l'utilizzo dei finanziamenti (PSR) per le produzioni bio energetiche (bio carburanti) allo scopo di creare un mercato autosufficiente.
Avvio di una filiera agricola - bio edilizia

Componenti di analisi
  • Zone agricole
  • Zone forestali
  • Zone perifluviali, perialveali, e in alveo
  • Consumi energetici dei comuni della Valdaso (calore ed elettrico) per una programmazione di auto sufficienza con fonti rinnovabili.
  • Sistemi di meccanizzazione agricola attualmente presente
Situazioni di conflitto e problematiche per la pianificazione
  • Finanziamenti europei e nazionali con il solo obiettivo di produzione e non di valutazione della qualità e vocazionalità territoriale;
  • Necessità di coordinamento tra agricoltori e filiera del trasporto, stoccaggio e consumatore finale (biomassa).
Linee guida
  • Raccolta della Biomassa: valutazione della potenziale filiera e degli attori disponibili
  • Piano di analisi e gestione per: Bande boscate
    • Arboricoltura lineare
    • Arboricoltura di pregio
    • Formazioni riparali
  • Valutazione dei possibili sviluppi di mercato nelle filiere edilizie
  • Bioenergia: piano di sviluppo e di gestione. Piano economico di sviluppo e aiuto per la riconversione a produzioni locali.
  • Piano di sviluppo per le produzioni agricole tipiche: in accordo con il progetto del distretto Valdaso.
Progetti/Azioni d'intervento
  • Valutazione della qualità e quantità di biomassa utile attualmente presente (sfalci, potature…)
  • Progettazione della filiera agroenergetica
  • Progettazione della filiera della biomassa a fini energetici
  • Piano di movimentazione delle piante e meccanizzazione: produttività e costi di lavorazione
  • Progettazione della filiera agricoltura - bioedilizia (approvvigionamento di materiali naturali fonoassorbenti, termoisolanti)
Strumento/Modalità d'Attuazione
  • Appendice territoriale VALDASO al Piano energetico Regionale e Provinciale
  • Piano di Sviluppo Rurale
Coordinamento ed attuazione del piano/progetto e delle azioni

Coordinamento generale: Provincia: settore ambiente, edilizia pubblica e privata, agricoltura, parchi.

Attori principali (stakeholder)
  • Coldiretti / CIA / …(rappresentanza del settore agricolo)
  • ANCE / ANAB (rappresentanza del settore edilizia)
  • Consorzi agricoli
  • Operatori turistici
Stima dei costi

Vedi scheda di approfondimento 6.15

Finanziamenti
  • Piano di Sviluppo Rurale
  • Settore efficienza energetica e risparmio energetico in edilizia. (Finanziaria Nazionale e Europea).

 

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6.9     Tutela e riqualificazione fiume Aso

Obiettivo

Creare la multifunzionalità del fiume
(rif.: progetto attuativo fiume Aso)

Componenti di analisi
  • Fiume Aso
  • Ambienti fluviali
  • Attività estrattive
  • Piano di assetto idrogeologico (PAI)
Situazioni di conflitto e problematiche per la pianificazione
  • Eccessivo sfruttamento del fiume (attività di cava, centrali idroelettriche, prelievo di acque a scopo irriguo e potabile…)
  • Mancata considerazione degli ambiti di tutela del fiume (aree esondabili,…)
Linee guida
  • Pianificazione di una serie di interventi coordinati di riqualificazione del Fiume ⇒ vedere progetto fiume Aso
  • Regolamentazione e riduzione delle attività estrattive lungo il fiume Aso e recupero ambientale dell'alveo e dell'ambito golenale al fine di garantire anche il miglioramento dell'assetto idraulico del fiume;
  • Pianificazione di una serie di interventi per garantire la sicurezza ⇒ vedere progetto fiume Aso
  • Pianificazione di una serie di misure per la regolamentazione delle attività produttive insistenti lungo l'asta del fiume ⇒ vedere progetto fiume Aso
  • pianificazione di una serie di misure (pianificatorie, progettuali e gestionali) legate alla fruizione del fiume ⇒ vedere progetto fiume Aso
  • Screening e selezioni di Fondi comunitari ad hoc per l'avvio dei vari progetti operativi (start up).
Progetti/Azioni d'intervento
  • Regolamentazione e riduzione delle attività estrattive lungo il fiume Aso e recupero ambientale dell'alveo e dell'ambito golenale al fine di garantire anche il miglioramento dell'assetto idraulico del fiume;
  • Opere di protezione e di consolidamento;
  • Interventi di manutenzione e di monitoraggio;
  • Spostamento di attività illegali;
  • Progetti di rinaturazione e rivitalizzazione;
  • Realizzazione di piste ciclabili;
  • Realizzazione di aree fruibili;
  • Creazione di aree isolate dalla fruizione ad alto valore ecologico;
  • Ridefinizione delle zone territoriali destinate alle aree produttive e ai poli (ZTO D)
Strumento/Modalità d'Attuazione
  • Pianificazione reti ecologiche;
  • Piano di riqualificazione fluviale;
  • Piano di sviluppo territoriale della Valdaso;
  • Pianificazione della viabilità lenta
Coordinamento ed attuazione del piano/progetto e delle azioni
  • Provincia
Attori principali (stakeholder)

Autorità di bacino; Assessorato alla protezione civile; Assessorato alla viabilità e trasporti; Assessorato all'agricoltura; Assessorato Tutela ambientale, ecologia, Risorse naturali; consorzi di bonifica; ARPAM; Assessorato urbanistica, attività estrattive, attività produttive; Assessorato al turismo; Comuni.

Stima dei costi

Vedi progetto attuativo Fiume Aso

Finanziamenti
  • Programma LIFE AMBIENTE ⇒ finanzia progetti nell'ambito della gestione delle acque; in particolare, in relazione al miglioramento delle tecniche di gestione delle acque e alla prevenzione e controllo delle inondazioni;

 

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6.10     Valutazione dei costi per il Piano Intercomunale della Val d'Aso

Il Piano Intercomunale, come strumento coordinato di pianificazione locale, è previsto e normato dalla Legge Urbanistica Nazionale n. 1150 del 1942 e della Legge regionale n. 34 del 1992.
Come già evidenziato nei paragrafi precedenti, il motivo per il quale viene proposta l'elaborazione e l'implementazione di un piano intercomunale è legato all'esigenza prioritaria di dare organicità e uniformità alla pianificazione della Val d'Aso.
La mancanza, infatti, di coordinamento e comunicazione tra gli enti locali (Comuni e Provincia) e, quindi, anche tra gli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica, ha determinato una gestione individualista del sistema territoriale e delle problematiche connesse.
Per garantire un lavoro realmente coordinato e condiviso è, invece, fondamentale l'istituzione di un tavolo permanente di concertazione tra gli attori rilevanti (stakeholder) per includere tutte le questioni significative nelle scelte del processo di pianificazione.
Le modalità di esecuzione del piano sono definite dalla normativa vigente, sia in termini di contenuti principali sia di costi, ma è necessario appunto il coordinamento con gli attori locali per definire uno strumento ad hoc, concretamente utile e appropriato per il territorio oggetto di studio.

Elaborazione e contenuti del Piano Intercomunale

Ai sensi della Circolare Ministero LL. PP. 1 dicembre 1969, n. 6679 "Tariffa degli onorari per le prestazioni urbanistiche degli ingegneri e degli architetti" sono quindi stabiliti i contenuti del piano (Art. 5) e l'onorario per i professionisti che elaborano il piano (Tabelle A e B).

L'articolo 5 della Circolare ministeriale ("Piano Regolatore a livello comprensoriale (intercomunale e comunale - 1/B") stabilisce la tipologia di studi ed analisi da svolgere nell'espletamento dell'incarico, la documentazione e la cartografia da fornire e i doveri della committenza per la fornitura dei materiali.
Le prestazioni del professionista per la formazione dei piani regolatori comprensoriali (intercomunali) e i piani regolatori comunali i quali definiscono le destinazioni d'uso del territorio e le relative norme di attuazione comprenderanno di norma:

  1. l'analisi dello stato di fatto, individuando il sistema delle infrastrutture, degli impianti e delle attrezzature di uso pubblico, nonché i caratteri geologici, idrologici, paesistici e naturali del territorio interessato dal piano, tenendo anche conto della situazione riscontrata nel territorio circostante;
  2. le previsioni degli insediamenti, lo sviluppo e la trasformazione degli insediamenti abitativi e produttivi, stabilendone le destinazioni d'uso, le relative norme tecniche di attuazione del piano e le eventuali indicazioni per la stesura del regolamento edilizio;
  3. le previsioni delle infrastrutture; degli impianti e delle attrezzature pubbliche e d'uso pubblico;
  4. i perimetri delle zone di interesse paesistico e storico-artistico, le relative modalità di utilizzazione e le eventuali prescrizioni speciali d'uso;
  5. i programmi e le fasi di attuazione.

Gli elaborati tipici relativi alle prestazioni del presente articolo devono essere almeno i seguenti:

  1. relazione preliminare sulle scelte fondamentali e sugli indirizzi che sono stati assunti per la redazione del piano;
  2. relazione generale analitica dello stato di fatto;
  3. relazione illustrativa con 1'indicazione dei problemi delle esigenze consequenziali alla analisi delle soluzioni proposte riferite ad un congruo periodo di tempo e dei relativi criteri di scelte;
  4. planimetria in scala non inferiore a 1:10.000 del territorio sottoposto a pianificazione con indicazione dello stato di fatto;
  5. planimetria in scala non inferiore a 1:10.000 con indicazione sintetica delle destinazioni e con designazione della rete viaria e delle principali infrastrutture;
  6. planimetria in scala non inferiore a 1:5.000 con la chiara indicazione di tutte le previsioni oggetto del piano;
  7. norme tecniche di attuazione ed eventuali prescrizioni d'uso, con particolare riferimento alla normativa generale da adottare per i piani urbanistici esecutivi;
  8. eventuali prescrizioni per il regolamento edilizio;
  9. programma e fasi di attuazione con particolare riferimento alle priorità per i piani urbanistici esecutivi e le opere di pubblico interesse;
  10. 10. quant'altro occorra a consentire la corretta interpretazione del piano;
  11. relazione contenente le proposte dei progettisti in merito alle osservazioni presentate al P.R.G..

L'Ente committente deve fornire:

  • tutto il materiale topografico necessario, definito d'accordo con il Professionista e con la sua assistenza e consulenza compreso;
  • lo stato di fatto aggiornato dell'intero aggregato urbano;
  • la documentazione relativa ai caratteri geologici, idrologici e naturali del territorio interessato;
  • tutti i dati statistici relativi alla demografia, alla produzione e distribuzione; alla consistenza ed alla attività edilizia relativa all'ultimo decennio, alle condizioni economiche e sociali della popolazione, ai mezzi di locomozione ed all'intensità del traffico interno;
  • l'elenco degli edifici storici ed artistici;
  • i dati relativi a tutti gli elementi normativi, vincolistici e programmatici, che interessano il territorio oggetto del piano;
  • gli studi socio-economici atti a determinare le previsioni di sviluppo del territorio da pianificare;
  • il materiale cartografico, analitico e statistico di cui sopra costituirà l'oggetto della "relazione generale analitica dello stato di fatto" di cui al punto 2) e della "planimetria dello stato di fatto" di cui al punto 4).

Calcolo degli onorari ai sensi della circ. min. n. 6679/69

In base alla Circolare Ministeriale, ovvero alle TABELLE A e B, gli onorari da corrispondere per il piano regolatore comunale vengono determinati in funzione del numero degli abitanti nel territorio comunale alla data dell'incarico secondo le aliquote della tabella A e interpolando linearmente per i valori intermedi.

Per i piani regolatori comprensoriali, quando gli elaborati richiesti siano quelli previsti per i piani regolatori comunali, il compenso verrà calcolato come media tra l'importo relativo al comprensorio nel suo insieme e quello calcolato come somma degli importi relativi ai singoli Comuni inclusi nel comprensorio.

Per le stazioni di cura, soggiorno e turismo, la popolazione va calcolata in base alla punta di massima influenza dell'ultimo triennio.

Oltre all'onorario stabilito come sopra, sono da applicare le seguenti integrazioni da determinare col committente all'atto dell'incarico:

  1. per il particolare carattere storico-artistico o l'importanza della zona ai fini del soggiorno e del turismo, per le zone soggette alle leggi sulle bellezze naturali o comunque particolarmente interessanti paesisticamente: aumento dal 10 fino al 30%;
  2. per la complessità di problemi derivanti dalle caratteristiche orografiche geologiche e idrologiche del territorio: aumento dal 5 fino al 20%;
  3. per la complessità di problemi derivanti dalla particolare struttura economica, produttiva e di traffico: aumento dal 10 al 30%;
  4. per la previsione di incremento di popolazione superiore al 50% in anni 20: aumento dal 10 fino al 30%.

Dette integrazioni vanno applicate tenendo conto delle elaborazioni specifiche effettivamente svolte dal professionista in relazione ai temi suddetti secondo l'entità delle caratteristiche cui si riferiscono: esse sono cumulabili fino ad una integrazione massima complessiva del 50%.
Quando il Committente non fornisce la documentazione di cui al precedente 3° comma o la fornisca soltanto in parte, al Professionista è dovuto il rimborso delle spese necessarie per il reperimento e l'approntamento di detto materiale.

Costituisce incarico a se stante lo studio e l'elaborazione del regolamento edilizio o la consulenza a detta elaborazione.

Gli onorari per le suddette prestazioni saranno determinati con criterio discrezionale preventivamente concordato.

Spese extra

Il Committente deve sempre rimborsare al Professionista le seguenti spese:

  • di viaggio, di vitto e di alloggio fuori residenza nonché di trasporto fuori studio professionale sostenute da lui e dal personale di aiuto e le spese accessorie;
  • di bollo, di registri del contratto professionale, dei diritti di uffici pubblici o privati, dell'imposta generale sull'entrata, del rimborso delle tasse di liquidazione da parte degli Ordini professionali;
  • di scritturazione, di dattilografia, di riproduzione di elaborati e disegni eccedenti la prima copia, di traduzione di lingue estere, di fotografie, di documenti, di rilegazioni fascicoli, di spese postali, telefoniche e telegrafiche;
  • di autenticazione delle copie di atti, relazioni, disegni, ecc.;
  • di personale occorrente per rilievi, saggi, indagini tecniche amministrative, legali e simili.

Le spese di viaggio su ferrovie, piroscafi, aerei, ecc. vengono rimborsate sulla base della tariffa di prima classe (con eventuali aggiunte di supplementi vari e di quelle per vagone letto nei viaggi notturni in ferrovia) per il Professionista incaricato ed i suoi sostituti, e della classe immediatamente inferiore per il personale di aiuto.
Le spese per percorrenza su strade tanto con mezzi propri, quanto con mezzi noleggiati, sono rimborsate integralmente secondo le ordinarie tariffe chilometriche.
L'importo delle spese extra viene stimato in un valore forfetario pari al 15% dell'onorario complessivo.

Adeguamento ISTAT

L'adeguamento ISTAT è stato calcolato in riferimento al valore dell'importo complessivo dell'onorario (con integrazioni e spese extra) in base alla "TABELLA SCATTI DI ADEGUAMENTO TARIFFA PROFESSIONALE PER PRESTAZIONI URBANISTICHE (CIRCOLARE Min.LL.PP. n.6679 del 1 dicembre 1969) - Estratto dell'indice generale ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati (indice nazionale)".
L'importo % di adeguamento è stato calcolato a luglio 2006, pari a 1502,4%.

Integrazioni compensi surrogativi al tariffario professionale
(Documento predisposto dall'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Torino)

Al corrispettivo calcolato come sopra indicato andranno aggiunti i costi surrogativi per lo svolgimento e la redazione di piano analisi specifiche, per le quali la percentuale varierà in funzione della documentazione e dei dati già disponibili e delle attività già svolte dagli enti locali.
Nello specifico,le attività, le analisi e gli studi da svolgere sono:

  1. la redazione della cartografia di base e/o l'aggiornamento di quella esistente
  2. l'elaborazione della base cartografica su supporto GIS
  3. l'individuazione e l'analisi della dotazione di servizi esistenti
  4. le analisi storica, delle preesistenze edificate
  5. l'analisi demografica
  6. l'analisi ambientale
  7. l'analisi delle attività produttive
  8. l'individuazione e l'analisi della viabilità esistente e di progetto
  9. la ricerca e individuazione cartografica delle infrastrutture tecniche
  10. l'individuazione dei vincoli di legge (sovraordinati e locali) sul territorio
  11. l'analisi dei terreni agricolo (analisi delle strutture aziendali, dell'uso del suolo e delle coltivazioni, …), analisi agronomica e pedologica dei terreni
  12. l'analisi geologica ed idrogeologica, compresa di cartografia tematica ed elaborazione della carta dei rischi e delle penalità ai fini edificatori

In assenza di informazioni sull'aggiornamento e sulla completezza dei dati e delle informazioni disponibili sulle attività svolte dagli enti locali e sulla difficoltà di analisi studi ed elaborazioni cartografiche, si considera un importo complessivo delle suddette prestazioni compreso tra il 60% ed il 90 %.

Nel caso specifico, si valuta in un incremento del 85%, considerando l'affidamento di incarico per la redazione di 2/3 delle ricerche e delle analisi di piano, nonché una complessità medio-alta per il reperimento dati e le elaborazioni cartografiche connesse.

L'importo dei compensi surrogativi va integrato, inoltre, anche con le spese di coordinamento dei lavori, ovvero delle analisi e delle elaborazioni cartografiche, per una percentuale pari al 10%.

Valutazione Ambientale Strategica

All'importo complessivo della prestazione andrà, inoltre, aggiunto il valore della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) richiesta dalla normativa europea e nazionale (Dir. 2001/42/CE e Dlgs. n. 42/2004) e dalla riforma urbanistica delle leggi regionali.
L'importo della VAS viene calcolato in base alla superficie del territorio oggetto di piano, come definito dal documento integrativo al tariffario professionale.
Per il calcolo dell'onorario per l'Analisi di compatibilità ambientale di piani e programmi, il calcolo è effettuato ai sensi della LR n. 40/1998.
Quindi:
La superficie del bacino del fiume Aso é: 28.050 ha.
Ai sensi del suddetto documento, per superfici superiori a 10.000 ha, il parametro di calcolo è 3,87 €/ha.
L'importo per la VAS è di 108.553,5 €.

STIMA DELLE TARIFFE PER UN PIANO INTERCOMUNALE AI SENSI DELLA CIRC. MIN. N. 6679/69

     Comuni      Abitanti Importo
Tab. A
Circ. Min.
Aliquota %
aggiuntiva (spese)
Tab. B Circ. Min.
Totale Totale complessivo
1.   Altidona* 2409 1652,66 41 2330,25  
2.   Campofilone* 1818 1239,50 45 1797,28  
3.   Carassai 1267 1239,50 45 1797,28  
4.   Comunanza 3118 1962,54 41 2330,25  
5.   Force 1570 1239,50 45 1797,28  
6.   Lapedona 1155 1239,50 45 1797,28  
7.   Montalto delle M. 2337 1652,66 41 2330,25  
8.   Montedinove 573 774,69 45 1123,30  
9.   Montefalcone A. 510 774,69 45 1123,30  
10. Montefiore dell'Aso 2216 1652,66 41 2330,25  
11. Montefortino 1300 1239,50 45 1797,28  
12. Montegallo 613 774,69 45 1123,30  
13. Montelparo 939 774,69 45 1123,30  
14. Montemonaco 672 774,69 45 1123,30  
15. Monte Rinaldo 397 774,69 45 1123,30  
16. Monterubbiano 2407 1652,66 41 2330,25  
17. Monte V. Combatte 519 774,69 45 1123,30  
18. Montottone 1050 1239,50 45 1797,28  
19. Moresco 614 774,69 45 1123,30  
20. Ortezzano 830 774,69 45 1123,30  
21. Pedaso* 2012 1652,66 41 2330,25  
22. Petritoli 2538 1652,66 41 2330,25  
23. Rotella 1004 1239,50 45 1797,28  
24. S. Vittoria Matenano 1503 1239,50 45 1797,28  
           
∑ Onorario base Comuni (xn1)       40799,69  
           
25. Comprensorio - Onorario base comp. (xn2) 33371 9812,68 28 12560,23  
           
Onorario base Totale ∑ (xn1, xn2)       53359,92  
Onorario base
di riferimento [Media ∑ (xn)/25]
      2134,40  
           
Integrazioni:          
per il carattere storico-artistico turismo, naturale, paesistico     15    
per la complessità orografica geologica e idrologica del territorio     20    
per la complessità economica, produttiva e di traffico     10    
per la previsione di incremento di pop. superiore al 50% in anni 20      5    
Totale integrazioni      50 1067,20  
           
Totale onorario con integrazioni       3201,60  
Spese extra     15 480,24  
Compensi surrogativi     85 47018,57  
Coordinamento     10 5531,60  
           
Totale onorario complessivo
Piano adeguato
      107866,13  
Sconto ed arrotondamenti in ribasso       366,13 107500,00
           
           
VAS       108553,50  
Sconto e arrotondamenti in ribasso VAS       3553,58 105000,00
           
Totale onorario complessivo
per Piano e VAS
        212500,00

* Comuni Turistici per i quali il calcolo andrà fatto in base alla popolazione nella punta massima di affluenza degli ultimi 3 anni.

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6.11     Valutazione dei costi ed approfondimenti per un sistema di perequazione intercomunale

Alla base dell'applicazione concreta del principio di perequazione urbanistica, anche intercomunale, c'è la concertazione, ovvero la collaborazione tra organi istituzionali competenti per la definizione degli ambiti e delle "regole" di perequazione.
La concertazione rappresenta l'unico metodo possibile per pianificare il territorio in maniera partecipata e consapevole e, quindi, realmente attuabile.
Per completare l'approccio integrato alla pianificazione del territorio, è fondamentale anche il coinvolgimento e la selezione dei soggetti privati nella fase di pianificazione operativa.
Questo approccio implica quindi il coinvolgimento dei soggetti privati nelle fasi ex-ante delle scelte di pianificazione, nel rispetto degli obiettivi dell'amministrazione pubblica nella realizzazione e gestione dei servizi pubblici e dei servizi di welfare (sicurezza e assistenza sociale, sanità, scuola, tutela dell'ambiente).
Con la perequazione urbanistica, viene sensibilmente ridotto il ricorso all'esproprio per agevolare le trasformazioni territoriali attraverso la compensazione urbanistica ed i crediti edilizi.
Le trasformazioni urbanistiche volte alla riqualificazione urbanistica ed ambientale del contesto comunale e, nello specifico, intercomunale, possono essere attuate grazie alla possibilità di interloquire tra gli attori locali, pubblici e privati.
Con l'utilizzo della perequazione, si riduce così anche il livello di conflittualità e si garantisce la possibilità di intervenire sul territorio in modo equo per tutti gli operatori coinvolti.

Con l'applicazione del principio della perequazione urbanistica ci si propone di fornire alle amministrazioni comunali della valle uno strumento innovativo per:

a) distribuire equamente tra i cittadini il diritto all'edificabilità dei suoli e dei valori immobiliari derivanti.
La pianificazione urbanistica e il coordinamento di questo sistema deve rimanere alle amministrazioni che devono definire e gestire accordi-convenzioni in grado di coniugare bisogni di edificazione con i corretti principi di pianificazione urbanistica;

b) negoziare e/o trasferire a soggetti privati i diritti edificatori in funzione di interessi pubblici non solo di natura strutturale, ma anche paesaggistica ed ambientale e di qualità urbana complessiva.
Con la perequazione viene, infatti, favorita l'acquisizione gratuita di aree per interventi diretti dei Comuni, concedendo ai proprietari crediti edilizi compensativi.
Con la compensazione urbanistica, si promuove lo scambio negoziato di aree e diritti edificatori fra soggetti pubblici e privati e si riduce il ricorso all'esproprio che è una cessione forzata da parte di privati dei propri diritti edificatori.

Lo strumento che individua e definisce le aree di perequazione di livello intercomunale è il Piano intercomunale, il quale sarà recepito dai singoli piani regolatori comunali che adeguano i propri strumenti (NTA e Tavole) alle previsioni sovraordinate degli ambiti omogenei di perequazione, dove applicare gli indici urbanistici specifici.
Sulle aree di perequazione tutti i suoli interessati verranno ad assumere potenzialità edificatoria, ponendo fine alle conseguenze discriminanti delle scelte pianificatorie, che beneficiano i proprietari di terreni classificati come edificabili (ZTO B, C, D) e pregiudicano i proprietari di aree classificate diversamente.

La perequazione deve essere uno strumento, un mezzo per integrare, completare e rendere più efficaci ed eque le scelte del pianificatore e non deve trasformarsi in una regola coercitiva ai proprietari per imporre scelte urbanistiche successive alla definizione del piano regolatore.
I principi di base per regolamentare l'applicazione della perequazione a scala intercomunale e provinciale sono, quindi:

  • la perequazione è uno strumento di attuazione facoltativo e non obbligatorio del Piano Intercomunale e dei PRG che ogni comune potrà utilizzare se ritiene che lo scambio di crediti edilizi rappresenti uno strumento più efficace per perseguire le scelte di piano;
  • si applica in ambiti omogenei individuati dal Piano intercomunale e dai singoli PRG, anche indipendentemente dalla zonizzazione stabilità dai PRG;
  • Negli ambiti di perequazione identificati devono essere definiti in maniera concertata indici edilizi convenzionali;
  • per l' attuazione della perequazione, secondo le previsioni del PRG, è necessaria l'approvazione di un piano attuativo o di un programma integrato di intervento (o altro piano complesso: PIRUEA, PRU, ...).
    Il piano attuativo deve essere accompagnato obbligatoriamente da una convenzione fra il comune ed i proprietari, così da conservare la regia pubblica nei processi di trasformazione urbanistica delineati dal Piano Intercomunale e dal Piano regolatore generale;
  • i crediti edilizi sono assegnati con la "compensazione urbanistica" ai soggetti che eseguono opere di riqualificazione e recupero di immobili degradati o incongrui individuati dal PRG nonché ai proprietari di aree soggette ad espropriazione, previa stipula di convenzione con il comune.
    Lo strumento complementare della compensazione urbanistica si attua attraverso la concessione di crediti edilizi.
    La compensazione consente in sostanza al comune, nel caso in cui un immobile sia soggetto ad interventi di riqualificazione urbanistica e ambientale, di riconoscere, a titolo di credito edilizio, indici edificatori da utilizzare nelle aree destinate all'edificazione, a condizione che l'interessato provveda alla realizzazione di interventi di riqualificazione urbanistica e ambientale.
    La compensazione è prevista anche come alternativa all'espropriazione, prevedendo la cessione gratuita dell'area destinata a fini pubblici (edilizia agevolata, parcheggi, verde pubblico) al Comune in cambio del riconoscimento di diritti edificatori da utilizzare in aree destinate ad edificazione anche in altre aree di proprietà comunale destinate all'edificazione;
  • la possibilità di trasferimento dei diritti edificatori fra i soggetti interessati che devono essere registrarti in un apposito registro comunale (istituito e gestito dal Comune).

Perequazione urbanistica differenziata tra residenza abitativa e residenza turistica
Una variante particolare del principio di perequazione urbanistica è la sua applicazione al settore turistico.
L'obiettivo è quello di invertire la tendenza delle politiche di costruzione di alloggi turistici, e frenare la crescita delle seconde case, sia per sensibilità ambientale sia per una gestione coerente del mercato turistico.
Oggi sono evidenti i problemi legati all'irrazionalità dello sviluppo urbanistico e allo spreco del territorio ai fini turistici, allo sviluppo eccezionale di reti tecnologiche e di servizio con conseguenti problemi di carattere ambientale e gestionale per i comuni; di perdita di identità culturale, sociale e tipologica del patrimonio architettonico; etc.
Per applicare la perequazione urbanistica differenziata, l'edilizia residenziale deve essere distinta in edilizia ordinaria ed edilizia turistica.
Nel territorio della Val d'Aso dovranno essere quindi individuate le zone residenziali in relazione alla funzione da svolgere (abitativa o turistica).
Per le aree individuate per la residenza ordinaria (anche temporanea a fini di studio o lavoro), indici urbanistici saranno meno restrittivi rispetto alle aree turistiche e l'applicazione della disciplina della perequazione dovrà prevedere maggiori incentivi per lo scambio di crediti edilizi e la compensazione urbanistica tra aree di interesse pubblico, ambiti da recuperare ed are edificabili.
Per le aree turistiche e gli interventi connessi i crediti edilizi saranno ridotti e dimensionati in funzione delle peculiarità d'ambito (costiero, di pianura, collinare, montano) ed alla tipologia d'intervento (riqualificazione di un'area degradata, valorizzazione e promozione turistica di un'area depressa, tutela e promozione di aree verdi naturali, ...).
La Provincia e l'ente di Gestione Unico del Bacino del fiume Aso devono fissare la percentuale massima di alloggi turistici a livello intercomunale di Bacino, suddivise in relazione alle macroaree di vocazionalità (residenziale; turistica alberghiera o extralberghiera; turistico-residenziale).
Successivamente, deve essere valutata in maniera concertata la distribuzione delle percentuali di alloggi turistici per comune. Dovrà essere specificata e distinta anche la percentuale di nuove residenze turistiche, di nuove residenze ordinarie e di cambi di destinazione d'uso tra residenziale e turistica o viceversa. Ogni comune dovrà distinguere, in dettaglio, gli ambiti possibili d'intervento.
Per snellire le procedure di approvazione della varianti ai PRG, si possono applicare le procedure semplificate previste per le opere pubbliche.
Sarebbe comunque opportuno prevedere una norma di salvaguardia che blocchi il rilascio dei Permessi di Costruire o Dichiarazioni di Inizio Attività finalizzate alla realizzazione di nuovi immobili di tipo turistico-ricettivi, fino all'adeguamento dei PRG alle nuove disposizioni.
Spetterà inoltre ai comuni vigilare sull'effettivo mantenimento della destinazione delle costruzioni e sul loro utilizzo, mediante controlli a campione.

Misure finalizzate ad incrementare il numero degli interventi di edilizia abitativa agevolata
Il Piano regolatore generale può prevedere che una determinata quota dei volumi residenziali complessivi sia destinata ad edilizia pubblica ed agevolata.
Per la realizzazione dell'edilizia convenzionata, i comuni possono avvalersi della compensazione urbanistica riconoscendo il trasferimento dei diritti edificatori relativi alle aree destinate ad edilizia pubblica agevolata in altre aree di proprietà comunale nelle quali concedere la possibilità di edificazione non convenzionata, così da incentivare l'edilizia pubblica senza danneggiare l'edilizia privata.
Il Piano regolatore generale può prevedere inoltre che il comune riconosca, a titolo di credito edilizio, diritti edificatori, da utilizzare nelle aree destinate ad edificazione, ai soggetti che si impegnano a cedere alloggi per l'edilizia convenzionata.

Fasi indicative di lavoro
Il lavoro di analisi e valutazione degli ambiti di perequazione, in termini di localizzazione e dimensionamento delle aree, nonché di destinazione d'uso, deve essere svolto di concerto con gli enti competenti ed in collaborazione con gli attori rilevanti locali, influenzati o interessati dagli interventi e dalle azioni previste.
È fondamentale, infatti, definire ambiti condivisi da tutti, nei quali consentire di intervenire con trasformazioni urbanistiche volte alla riqualificazione ambientale, sia del sistema territoriale della Val d'Aso sia del sistema urbano e del patrimonio edilizio.

Le fasi principali per la definizione degli ambiti intercomunali di perequazione, dove prevedere la compensazione urbanistica sono:

  • attivazione di un Sistema Informativo Territoriale locale collegato a quello Provinciale, aperto ai Comuni interessati e aggiornabile in tempo reale
  • analisi territoriale ed ambientale
  • analisi socio-economica
  • analisi flussi turistici
  • analisi infrastrutture e servizi
  • definizione di un modello di partecipazione
  • implementazione del processo di informazione e partecipazione (indiretta o diretta): questionari, interviste, focus group, workshop, ...
  • analisi delle criticità e dei conflitti tra:
    • o ambiente e pianificazione urbanistica comunale
    • oambiente e pianificazione territoriale provinciale
  • valutazione ZTO e aree di compensazione urbanistica: localizzazione, destinazioni, d'uso dimensionamento
  • definizione degli indirizzi di perequazione: "Regolamento d'uso" .

Stima di massima di tempi e costi
Le tempistiche ed i costi per questo lavoro possono essere così specificati:

  • Tempi di svolgimento: 60 gg. per
  • Tariffa giornaliera a persona: 600 €/giorno
  • Importo complessivo pari a: 36.000,00€ (IVA esclusa).

Al costo complessivo andrà aggiunto un valore forfetario del 10% per le spese extra, sostenute durante lo svolgimento di studi ed analisi per la valutazione degli ambiti e ei valori di perequazione.

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6.12     Valutazione dei costi per un processo partecipativo e informativo

Nel caso in cui si decida di avviare un processo partecipativo ed informativo integrativo alla partecipazione istituzionale al piano, il costo complessivo dell'onorario professionale per la redazione del piano intercomunale e della VAS, andrà incrementato dell'importo per la strutturazione e l'implementazione del modello di partecipazione.

Le tre componenti chiave del processo di partecipazione sono:

  • Strutturazione dell' informazione
  • Partecipazione attiva
  • Comunicazione allargata

Le professionalità da coinvolgere sono almeno:

  • 1 urbanista-pianificatrice
  • 1 architetto
  • 1 sociologo/a
  • 1 esperto di partecipazione

Le fasi e le attività da avviare sono indicativamente:

  • Programma d'informazione e supporto all'Amm.ne;
  • Individuazione e mappatura degli stakeholder (interviste, questionari, Focus Group);
  • Analisi e valutazione dei dati e dei risultati ottenuti, delle problematiche ambientali esistenti e delle relative cause;
    Informazioni necessarie per definire gli obiettivi generali dell'azione ambientale integrata e stabilire l'ordine di priorità dei problemi da affrontare;
  • fissazione degli obiettivi specifici e concretamente misurabili/raggiungibili dall'azione ambientale (target d'azione);
  • Scelta delle tecniche di partecipazione ed avvio del processo di partecipazione. Le tecniche più usate:
    1. Forum per consentire la più ampia partecipazione pubblica alle diverse fasi di definizione, attuazione, valutazione e revisione del piano di azione ambientale.
    2. Focus Group (FG(per mettere in contatto e consentire lo scambio e la produzione di idee, iniziative tra gruppi di soggetti selezionati.
    3. Workshop (es.: metodo riconosciuto dalla CE: European Awareness Senario Workshop - EASW) dove organizzare sedute plenarie e tavoli "tecnici" di discussione che permettono di ragionare e discutere sulle tematiche rilevanti e sugli obiettivi definiti precedentemente.
      Alternando sedute plenarie, Focus Group la discussine ha costanti sviluppi in itinere.
  • Monitoraggio - revisione per misurare e valutare i risultati ottenuti dalle azioni intraprese.
  • Integrazione nel processo di pianificazione territoriale delle proposte d'intervento emerse e condivise nei tavoli di discussione.

Il costo complessivo può essere stimato tra il 30.000, 00 € e 120.000,00 €

Il valore varia in funzione delle tecniche prescelte, del gruppo di lavoro, dei tempi di svolgimento (inteso come arco temporale nel quale si vuole garantire la partecipazione interattiva degli stakeholder al processo decisionale), quindi della complessità del processo che viene strutturato e personalizzato per al situazione locale.

Esempio n. 1: modello base di 3-6 mesi di lavoro che prevede indicativamente:

  • Riunioni tecniche
  • Interviste e mappatura stakeholder principali
  • svolgimento 3-6 FG
  • Redazione di agende intermedie
  • Rapporto finale

Esempio n. 2: modello più complesso di 18-24 mesi di lavoro che prevede indicativamente:

  • Riunioni tecniche
  • Interviste e mappatura stakeholder
  • Questionari
  • Svolgimento 10-15 FG
  • Agende intermedie
  • Rapporto finale
  • Organizzazione workshop e/o seminario pubblico annuale.

Il processo di partecipazione può essere avviato anche indipendentemente dall'elaborazione del piano intercomunale.

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6.13     Metodo Wigwam" (E. Tassinato)

Di seguito viene riportato un approfondimento in relazione alla terza scheda tematica "Integrazione tra ambiente e agricoltura" con particolare riferimento ai concetti di filiera corta e di accordi di filiera.
Questo documento risulta costituito da tre parti: una prima parte di introduzione al metodo Wigwam, una seconda parte di azioni concrete e, infine, una terza parte comprendente un'azione pilota di "Start up", immediatamente operativa.
Per ulteriori approfondimenti si rimanda all'allegato 4 nella sezione di analisi territoriale.

Parte I: IL METODO WIGWAM

Qual è il Metodo Wigwam? Quali sono le possibili applicazioni, specie nell'ambito dello sviluppo locale sostenibile e di qualità? Cosa lo caratterizza e come si applica, in specie ad un progetto di Distretto Rurale che si proponga di realizzare una stretegia di marketing territoriale?
Queste domande trovano risposta nella sperimentata prassi dei "Club di Progetto" che da oltre trent'anni caratterizza l'attività del Wigwam Circuit, oggetto di molteplici studi e tesi di laurea, di cui tra le più recenti (anno accademico 2004-2005) quella della Dott.ssa Chiara Verzelletti con relatore il Prof. Massimo Santinello dal titolo: "Dal self-empowerment all'empowerment di comunità: analisi di un'associazione no profit" della Facoltà di Psicologia dell'Università degli Studi di Padova.
L'Associazione Wigwam stimola dal 1972 aggregazioni di progetti no profit volti al miglioramento della qualità della vita, e realizzati attraverso la modalità definita come "Metodo dei Club di Progetto Wigwam".
La modalità operativa ha la struttura di una rete sociale indirizzata a conseguire due risultati principali:

  1. creazione di progetti con una costante attenzione alla qualità (ispirandosi alla filosofia dei Circoli di Qualità);
  2. attivazione dei soggetti per la creazione di progetti sostenibili che portino ad un miglioramento della qualità della vita (ispirandosi ai principi dell'Empowerment).

L'Empowerment
Il concetto di Empowerment nasce nell'ambito della psicologia di comunità, che presenta due caratteristiche fondamentali: quella di considerare la persona nel contesto del proprio ambiente di vita, e quella di porre attenzione alle competenze psicologiche della persona per promuovere un cambiamento, sia ambientale che personale, finalizzato ad un miglioramento della qualità di vita.
Oltre alla finalità comune, l'approccio alla promozione associativa Wigwam si ispira ad alcuni aspetti della psicologia di comunità, infatti considera l'uomo come legato da un rapporto imprescindibile con il proprio territorio, e cerca di favorire la partecipazione con una costante attenzione alla qualità sociale.
L'esempio che Wigwam propone è l'immagine di una persona che può agire sulla realtà con efficacia e responsabilità per portare allo sviluppo di un mondo qualitativamente migliore e maggiormente sostenibile.
In questa prospettiva, molto simile ad alcuni modelli di Empowerment (come quello di Zimmerman, 2000), la percezione di uno svantaggio o di un problema non ha più l'accezione di un limite sociale o individuale, ma ha il ruolo di una difficoltà che può essere superata dall'apertura di nuove possibilità, prima non considerate dal soggetto o ritenute pregiudizialmente impossibili a causa dello scarso sostegno sociale percepito.
In quest'ottica, il concetto e l'applicazione dell'Empowerment racchiudono sia il riferimento all'autodeterminazione personale, sia la partecipazione a forme associative e alla vita della comunità, traducendosi da un lato nel senso di controllo personale e dall'altro in quello di influenza sociale. Caratteristiche dell'Empowerment sono, dunque, il coinvolgimento nelle decisioni, la responsabilità condivisa, una leadership non rigida e il lavoro in equipe.

I Circoli di Qualità
In effetti il "Club di Progetto Wigwam", pur derivato da altra genesi e proteso a ben altra complessità di risultanze può essere spiegato mutuando molto dell'impalcato teorico dei Circoli di Qualità. La differenza sostanziale tra l'uno e l'altro si potrebbe esprimere con la definizione che un Club di Progetto Wigwam è un Circolo di Qualità che pur intervenendo in uno specifico ambito (aziendale, di filiera, di gruppo di interesse; ecc.) oltre ed attraverso il miglioramento continuo della qualità del prodotto, delle performances del servizio, del perfezionamento del processo, punti ad ottenere l'innalzamento dello standard della qualità di vita dell'ambito ambientale e sociale in cui l'azione si manifesta.
Perciò l'approccio gestionale proposto dai Club di Progetto è basato, innanzitutto, sull'accostamento alla responsabilizzazione e al coinvolgimento che considera la persona come principale attore del cambiamento.
I Circoli si svilupparono a partire dalle teorie proposte da Maslow (1954), Lewin (1972) e McGregor (1983), che cominciarono a promuovere modelli più partecipativi nei processi decisionali di gruppo.
In queste stesse teorie fondano le loro radici gli "Empowerment Work Groups". Tra i Circoli di Qualità e gli approcci "empowerment oriented" esistono aree in comune, in particolare per quanto riguarda le finalità (creazione di gruppi autonomi e semiautonomi).
Nonostante ciò, è utile sottolineare come l'obiettivo principale dei circoli consiste nel far in modo che le persone possano portare contributi migliorativi nell'area in cui operano, aumentando, così, sia il livello qualitativo che la sua motivazione intrinseca.

Parte II: AZIONI CONCRETE

AZIONE: AGRICOLTURA

-     Sub azione: Filiera Corta

Con il termine di filiera corta, o a circuito breve, si intende quell'insieme di attività che prevede un rapporto diretto fra produttori e consumatori, singoli o organizzati, che "accorcia" il numero degli intermediari commerciali e diminuisce il prezzo finale.
A livello comunitario questo progetto, presentato dall'AIAB, per promuovere in Europa i benefici dell'agricoltura e dell'alimentazione biologica, ha ottenuto il riconoscimento anche dell'Unione Europea.
Nello specifico, il progetto "filieracorta picena", che l'Assessorato alle Attività Produttive della Provincia di Ascoli Piceno, in collaborazione con l'AIAB, sta portando avanti, intende, quindi, rivisitare tutte quelle azioni che permettono all'utente finale, sia esso un alunno o un ristoratore o un semplice consumatore, di avere una migliore conoscenza delle qualità intrinseche dei prodotti locali piceni, in particolare di quelli biologici, e di chi li produce, consentendo un prezzo finale al consumo più vantaggioso e una remunerazione più equa per il produttore.
Il progetto mira a favorire la valorizzazione della produzione biologica, tipica, locale e stagionale, e a promuovere anche il contesto ambientale in cui questa avviene, per l'attenzione che viene posta alla salvaguardia ed alla difesa dell'integrità del territorio; è basato, quindi, su un insieme di attività capaci di dimostrare la possibilità di uno sviluppo eco-sostenibile, attento alla conservazione delle risorse.
In pratica si è di fronte ad un progetto che dimostra che un nuovo 'stile di vita' è possibile: uno stile rispettoso dell'ambiente, della conservazione della biodiversità e delle diversità locali, delle risorse naturali, oltre che interessato alla qualità della vita.

In quest'ottica si inseriscono i progetti che l'Assessorato ha attivato a valenza provinciale e che senz'altro potranno essere implementati nelle attività del Distretto Rurale, facendo del territorio della Valdaso un'area pilota per il funzionamento della rete locale dei punti vendita di prodotti accessibili direttamente dai consumatori e/o dagli utilizzatori.
Di seguito vengono citati i progetti più rilevanti:

  • Sportello filieracorta della Valdaso: per favorire la creazione di gruppi organizzati di domanda e di offerta;
  • Mense Bio, Eco&Equo: per incentivare l'uso dei prodotti biologici locali della Valdaso nelle mense;
  • Ristorazione filieracorta: per creare una rete di ristoranti e/o agriturismi che utilizzino prodotti tipici locali della Valdaso;
  • Paesi Valdaso del Bio;
  • Rete dei Mercatini Bio;

Tutti questi progetti sono accompagnati da un'apposita campagna di comunicazione e di promozione che si concretizza anche nella partecipazione ad importanti convegni e fiere del settore e nell'organizzazione di giornate dedicate alla valorizzazione e alla riscoperta delle tipicità locali, biologiche e non, enogastronomiche ed artigianali.
Il progetto "filieracorta Valdaso" si inserisce nell'obiettivo generale di "filieracorta picena" dell'Assessorato che pone le basi per la costruzione di un modello economico per un' "Equonomia Picena" che porti alla costruzione di un Distretto di Economia Solidale.
Con questa espressione si intende un modello che metta al centro del proprio operare le persone, la qualità della vita, le relazioni e l'ambiente e che abbia un approccio trasversale a tutti i settori socio-economici.
In tale contesto si inserisce la creazione delle condizioni affinché iniziative economiche diverse, democratiche, eccellenti e motivate socialmente, radicate nel territorio trovino opportunità per conoscersi e farsi conoscere, per innescare processi economici nuovi, coordinati e partecipati nella convinzione che ciò potrà portare giovamento a tutti i soggetti coinvolti oltre che al contesto in cui essi operano.
In particolare la sub azione prevede:

  • il censimento delle aziende con vendita diretta della Valdaso;
  • la predisposizione di un disciplinare che stabilisca le condizioni di accesso dei produttori;
  • la redazione di un catalogo di offerta dei prodotti a marchio Valdaso inserito in quello più generale della Filiera Corta del Piceno;
  • la previsione di uno spazio dedicato ai produttori della "filiera corta" nei mercati settimanali dei comuni del territorio;
  • la tabellazione con specifiche insegne delle aziende della filiera corta;
  • l'adozione del segno distintivo "prodotto di qualità Valdaso" come brand unificante di tutte le referenze autorizzate;
  • la presentazione dei prodotti nel sito internet;

-     Sub azione: accordi di filiera

Il consumatore non chiede più solo cibo sicuro dal punto di vista igienico - sanitario, ma prodotti migliori dal punto di vista organolettico e nutrizionale;prodotti tipici e tradizionali, non più anonimi, ma frutto di specifici territori e spesso di tradizioni secolari.
Oggi il consumatore, vuol ritrovare nel cibo il sapore delle origini e dei ricordi, il gusto della ricerca e della scoperta, e il piacere della convivialità, con l'obiettivo di impedire una globalizzazione gastronomica che porterebbe ad un appiattimento dei gusti.
Gli operatori del settore non possono più trovarsi impreparati di fronte alla domanda della clientela che si aspetta di trovare un'offerta di prodotti di qualità su cui vuole essere informata e rassicurata. Devono imparare a tutelare e valorizzare la cultura e la civiltà del buon mangiare e del buon bere e a dilungare la tradizione dei prodotti tipici, improntando la loro offerta enogastronomica sui prodotti delle località di qualità.
L'esigenza di una filiera controllata nasce dalla necessità di sviluppare prodotti che rispettano pienamente i criteri di rintracciabilità totale, trasparenza totale, controllo in tutte le fasi critiche e naturalità delle produzioni, garantendo ai consumatori la sicurezza e la qualità dei prodotti.
Alla base dei prodotti di filiera controllata ci sono: la scelta accurata della produzione e la scelta accurata dei fornitori.

In particolare la sub azione prevede:

  • l'individuazione delle filiere del "prodotto di qualità Valdaso";
  • lo studio e la redazione di un disciplinare per ogni filiera definita;
  • la predisposizione di un capitolato di accordo di filiera tipo;
  • la valutazione sulla praticabilità e opportunità di intraprendere l'iter per il riconoscimento istituzionale della tipicità (IGP, DOP, ecc.) dei prodotti della filiera.

-     Sub azione: agriturismo e multifunzionalita'

La crescente interazione delle produzioni agricole con le problematiche territoriali ed ambientali impone una riflessione sulla sostenibilità economica dell'attività agricola.
Sempre di più, anche gli orientamenti legislativi sia a livello comunitario che nazionale e regionale, impongono di valutare le possibilità di recupero e riuso del patrimonio storico ed architettonico degli insediamenti rurali, convertendoli all'introduzione e allo sviluppo, nelle aziende agricole, di attività multifunzionali di carattere economico e sociale (fattorie didattiche, vendita diretta dei prodotti, piccoli impianti di trasformazione, agriturismo, conservazione dell'ambiente ecc.).

Di seguito vengono elencate una serie di azioni attuabili per le quali devono ancora essere definite delle linee guida specifiche:

  • Punti vendita aziendali;
  • Ristorazione agrituristica;
  • Alloggio agrituristico;
  • Fattoria didattica;
  • Offerta di attività culturali e ricreative;
  • Attività legate alla cura dell'ambiente.

AZIONE: ARTIGIANATO

-     Sub azione: artigianato alimentare

-     Sub azione: artigianato tipico

AZIONE: TURISMO

-     Sub azione: accoglienza extralberghiera

In particolare la sub azione prevede:

  • Campeggi
  • B&B
  • Affittacamere
  • Case per ferie
  • Ostelli

-     Sub azione: accoglienza alberghiera

In particolare la sub azione prevede:

  • Alberghi
  • Locande
  • Foresterie

-     Sub azione: ristorazione

In particolare la sub azione prevede:

  • Ristoranti
  • Osterie
  • Chioschi

La presente sub azione è caratterizzata dai seguenti gruppi di attività:

Itinerari

  • Vie della mobilità dolce (trekking, piste ciclabili e ippovie)
  • Strade dei prodotti tipici, tradizionali e dell'enogastronomia
  • Percorsi della cultura

Proposte tematiche

  • Musei
  • Borghi antichi
  • Abbazie
  • Emergenze storico artistiche
  • Eventi culturali

-     Sub azione: eventi ricorrenti

  • Feste popolari e sagre
  • Altri eventi

AZIONE: PROGETTO PILOTA "PAESAGGIO DELLA VALDASO"

Lo scorso 30 maggio 2006, a Strasburgo, presso la sede del Consiglio d'Europa, si è svolta la cerimonia ufficiale per la firma dello statuto della RECEP, rete per l'attuazione delle misure previste dalla Convenzione Europea del Paesaggio alla quale ha aderito anche la Provincia di Ascoli Piceno rappresentata dall'Assessore alla Cultura, Beni culturali e Pubblica istruzione Olimpia Gobbi.
La sottoscrizione dell'atto ha dato formalmente vita alla rete di Enti locali e regionali d'Europa che hanno deciso di impegnarsi fattivamente per approfondire le tematiche legate alla protezione ed alla valorizzazione del paesaggio e per inserirsi in un contesto europeo di politica, di lavoro e di collaborazioni.

La Valdaso ed in particolar modo l'istituzione del Distretto Rurale potrebbe divenire un laboratorio, dando vita ad una o più iniziative pilota.

In particolare l'azione prevede:

  • la definizione e la catalogazione delle diverse tipologie di paesaggio di cui si compone l'insieme del "naturale-costruito" della Valdaso;
  • la predisposizione di un manuale di manutenzione e ripristino per enti, tecnici e cittadini;
  • la redazione di un codice di conformità (disciplinare) che preveda incentivi al rispetto delle prescrizioni e disincentivi relativamente alle iniziative ritenute fuorvianti e dannose;
  • l'adozione di una iniziativa pilota, realizzata da privati, in un territorio circoscritto della Valdaso (Rocca Monte Varmine) da pubblicizzare come prototipo di "buon governo del paesaggio" al fine di creare scuola ed emulazione;
  • creazione e lancio di specifici pacchetti di incoming turistico improntati proprio alle peculiarità del paesaggio e rivolti prioritariamente a specifici target di pubblico.

PARTE III: AZIONE PILOTA DI "START UP"

Operando in una situzione dove a determinare il successo delle strategie è la motivazione del capitale umano coinvolto, nonché la condivisione delle modalità di attuazione delle azioni da sviluppare, diviene propedeutica l'istituzione di una prima aggregazione progettuale con funzione sperimentale, ma già operativa.
Il principio che si vuole adottare è quello "dell'imparare facendo" con:

  • avvio di un Club di Progetto "Qualità Valdaso" pilota per la funzione di tester, trasversale rispetto alle diverse azioni;
  • dotazione di linee guida, denominatore comune delle linee da elaborare, in forma partecipata, per ognuna delle azioni.
    In particolare si considerano i seguenti punti:
    • i componenti del Club di Progetto definiranno e presenteranno il primo gruppo di offerta di prodotti/servizi identificati dal marchio Qualità Valdaso;
    • il Club di Progetto evolverà negli anni successivi in Club di Rete Locale (leggi Distretto Rurale) esplicitando la duplice funzione di progettualità d'insieme e di coordinamento dei Club di Progetto, i quali si aggregheranno per attuare le diverse azioni (nell'ambito della stessa tipologia di offerta, nell'ambito della stessa filiera, in maniera trasversale es. i pacchetti), sempre attraverso una dinamica progettuale;
  • formazione base per tutti i partecipanti al Club di Progetto;
  • tutoraggio del Club di Progetto;
  • attività di organizzazione, marketing e promozione.
lgs000 (73K)

 

Previsione sviluppo numerico

Primo Anno

n. 1 CdP (Club di Progetto)
n. 20 strutture partecipanti

n. 1 Provincia
n. 1 Associazione di Comuni
n. 2 Comuni
n. 4 agriturismo
n. 5 punti vendita
n. 2 B&B
n. 2 Ristoranti
n. 1 Campeggio
n. 1 Artigiano
n. 1 Pro Loco

Secondo Anno

n. 1 CdP (Club di Rete Locale)
n. 4 CdP (Club di Progetto)
n. 40 strutture partecipanti

n. 40 Operatori

Terzo anno

n. 1 CdP (Club di Rete Locale)
n. 10 CdP (Club di Progetto)
n. 60 strutture partecipanti

n. 60 Operatori

Quarto anno

n. 1 CdP (Club di Rete Locale)
n. 20 CdP (Club di Progetto)
n. 80 strutture partecipanti

n. 80 Operatori

Quinto anno

n. 1 CdP (Club di Rete Locale)
n. 30 CdP (Club di Progetto)
n. 100 strutture partecipanti

n. 100 Operatori

 

Il Decalogo che segue esprime le prime linee guida per accedere al Marchio di Qualità Valdaso:

  1. Azienda di produzione e/o di trasformazione, punto vendita, con certificazione Bio, Lotta integrata o che si impegna a conseguire la certificazione bio. Esclusione degli OGM;
  2. Azienda con prodotti tipici (IGP, DOP, ecc.) e/o tradizionali ricompresi nell'Atlante dei Prodotti Tradizionali (MIPAAF) o nell'elenco dei Prodotti locali redatto dalla Provincia di Ascoli Piceno;
  3. Ristorazione con menu di piatti della tradizione locale realizzati principalmente con materie prime del posto. Proposta nel menu di vini IGT e DOC o da tavola purchè rigorosamente locali;
  4. Punti vendita e bancarelle a mercatini con prodotti Bio, tradizionali o comunque di sicura provenienza locale;
  5. Strutture conformate o con impegno di adeguamento alla bioedilizia, all'edilizia tradizionale del territorio, all'utilizzo di risorse rinnovabili prevalentemente locali (solare, biomasse, microeolico, sfruttamento di piccoli salti d'acqua, ecc.);
  6. Accessibilità a persone con bisogni speciali;
  7. Conformazione ai principi della sostenibilità ambientale;
  8. Rispetto dei principi del lavoro etico;
  9. Partecipazione in maniera attiva all'attività del proprio Club di Progetto e della Rete Locale di cui è parte;
  10. Partecipazione alle iniziative di formazione e aggiornamento direttamente legate all'operatività del proprio Club di Progetto e della Rete Locale.

PIANO DI PROMOZIONE E MARKETING

Il programma di promozione e marketing sarà articolato in tre fasi sequenziali, ciascuna della durata di 6 mesi.

Prima fase - Creazione dei presupposti e costituzione del distretto

Prevede la costruzione delle condizioni per la promozione dell'area attraverso i seguenti interventi:

  • promozione di un Club di Progetto pilota per la funzione di tester, riassuntivo delle diverse azioni
  • creazione del marchio Valdaso e dell'immagine coordinata
  • progettazione e sviluppo del Portale Internet del Distretto
  • identificazione degli elementi da valorizzare e delle linee di sviluppo turistico
  • progettazione degli itinerari e dei moduli dei pacchetti turistici
  • definizione dei press tours per la stampa e dei tutorial per i tour operator
  • progettazione e realizzazione di brochure e pubblicazioni
  • progettazione e realizzazione di press kit
  • progettazione di un programma di eventi e di iniziative
  • creazione di una mini struttura per il marketing dell'area nell'ambito del gruppo di coordinamento della rete locale del Distretto
  • formazione base di amministratori locali ed operatori dell'offerta

Seconda fase - Break the rumor

Creazione nel pubblico di un "percepito" del sistema "Marchio Qualità Valdaso" come Distretto Rurale, attraverso i seguenti interventi:

  • start-up di una campagna stampa rivolta in particolare alla stampa specializzata italiana ed estera
  • meeting di presentazion e dell'iniziativa
  • Internet marketing
  • azioni di marketing diretto nei confronti dei tour operator, dei centri di aggregazione e delle strutture ricettive regionali
  • partecipazione a fiere specializzate
  • attivazione di servizi di marketing da parte della ministruttura
  • attività di PR
  • formazione di operatori dell'offerta organizzata e della domanda organizzata (ADV, TO, Cral ed associazioni che organizzano turismo per i propri aderenti)

Terza fase - Posizionare stabilmente l'area sul mercato

L'intento è di consolidare il posizionamento puntando al contatto stabile ed interattivo con la rete vendita e la clientela generando fidelizzazione verso l'area, attraverso questi interventi:

  • pieno funzionamento del "Club di Progetto" di Distretto con valenza di coordinamento e marketing della rete locale dell'offerta
  • - costituzione del "Club di Progetto Marchio di Qualità Valdaso / Distretto Rurale Valdaso"
  • predisposizione di una "card associativa" al Club di Progetto con immagine realizzata da un artista locale
  • creazione di un data base generale dei contatti degli operatori della domanda (intermediari) e della clientela
  • redazione e veicolazione di una newsletter elettronica e cartacea che raggiunga il cliente con le nuove offerte e mantenga il contatto col target
  • formazione continua, attraverso brevi meeting di aggiornamento degli operatori dell'offerta e della domanda
  • ripetizione delle attività della seconda fase in maniera più mirata.

A tali attività se ne aggiungeranno altre, di natura più trasversale, comprendendo il coinvolgimento continuo degli operatori privati, lo stimolo al potenzialmente delle strutture e dei servizi, la creazione di punti di animazione e informazione sul territorio, lo sviluppo delle azioni volte a creare gli itinerari della mobilità dolce (natura, cultura, enogastronomia).

Di seguito viene presentata una stima dei costi per la realizzazione del piano di promozione e di marketing.

SCHEDA COSTI 2007/2008
 
VOCI DEI COSTI PREVISTI      
       
Prima fase - Creazione dei presupposti GG/Unità Costo unitario Costo totale
Promozione Club di Progetto pilota 1 € 12.000,00 € 12.000
Creaz. Marchio Valdaso e immagine coor. 1 € 7.500,00 € 7.500
Progett.ne e svil.po Portale Internet Distretto 1 € 20.000,00 € 20.000
Elementi da valorizz. e linee di svil. turistico 70 € 400,00 € 28.000
Progettazione itinerari e pacchetti turistici 20 € 1.500,00 € 30.000
Press tours per stampa e tour operators 1 € 12.000,00 € 12.000
Brochure e pubblicazioni 1 € 8.000,00 € 8.000
Press kit 100 € 70,00 € 7.000
Programma eventi e iniziative 1 € 5.000,00 € 5.000
Avviamento mini struttura Mk dell'area 1 € 35.000,00 € 35.000
Formazione base ammin. e operatori offerta 45 € 400,00 € 18.000
TOT. COSTO PRIMA FASE     € 182.500
       
Seconda fase - Break the rumor GG/Unità Importo unitario Costo totale
Start-up campagna stampa 1 €30.000,00 € 30.000
Meeting presentazioni 3 € 8.000,00 € 24.000
Internet marketing 1 € 15.000,00 € 15.000
Marketing diretto su operat. professionali 1 € 25.000,00 € 25.000
Partecipazione a fiere specializzate 4 € 15.000,00 € 60.000
Attivazione servizi Mk ministruttura 1 € 50.000,00 € 50.000
Attività di P.R. 1 € 25.000,00 € 25.000
Formazione operatori offerta e domanda 45 € 400,00 € 18.000
TOT. COSTO SECONDA FASE     € 247.000
       
Terza fase -Posizionamento GG/Unità Importo unitario Costo totale
Funzionamento Club di Progetto di Rete 1 € 22.000,00 € 22.000
Avvio Club di Progetto "Qualità Valdaso" 1 € 15.000,00 € 15.000
Card associativa d'artista 2.000 € 2,50 € 5.000
Database contatti 1 € 9.000,00 € 9.000
News internet e cartacea 6 € 12.000,00 € 72.000
Formazione e aggiornamento 45 € 400,00 € 18.000
Ripetizione mirata attività 2.da fase 1 € 30.000,00 € 30.000
TOT. COSTO TERZA FASE     € 171.000
       
COSTO COMPLESSIVO (IVA incl.)      € 600.500

 

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6.14     Aree Ecologicamente Attrezzate

L'espressione "area ecologicamente attrezzata" è stata introdotta nell'ordinamento legislativo italiano dal D.Lgs. n. 112/98 (Bassanini), che prevede all'art.26 che "le Regioni disciplinino, con proprie leggi, le aree industriali e le aree ecologicamente attrezzate, dotate delle infrastrutture e dei sistemi necessari a garantire la tutela della salute, della sicurezza e dell'ambiente".
A livello regionale, un esempio utile arriva dalla Legge Regionale n. 20/2000 dell'Emilia Romagna che prevede l'emanazione di uno specifico atto di coordinamento tecnico per definire le caratteristiche delle aree produttive ecologicamente attrezzate.
L'introduzione di questo nuovo concetto di area produttiva, pensata in chiave ambientale, dotata di requisiti tecnici ed organizzativi finalizzati a minimizzare e a gestire le pressioni sull'ambiente, nasce dalla necessità di sostituire il cosiddetto approccio "end of pipe" (abbattimento dell'inquinamento a fine ciclo) con il principio di precauzione e prevenzione dell'inquinamento (anche in riferimento alle nuove disposizioni comunitarie).
In particolare non si tratta di agire a comparti stagni sulle specifiche dotazioni ambientali di ogni singola impresa, ma di intervenire sul sito produttivo nel suo complesso in modo da agevolare, sia economicamente che tecnicamente le imprese insediate a realizzare i loro obiettivi ambientali, siano essi prescrittivi o volontari.
Le aree produttive ecologicamente attrezzate (APEA) devono essere progettate, realizzate e gestite sulla base di criteri di ecoefficienza, al fine di garantire:

  • un sistema di gestione integrato degli aspetti ambientali,
  • la riduzione e prevenzione dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo,
  • la tutela della salute e della sicurezza
  • un miglioramento ambientale diffuso del territorio a partire da un buon inserimento paesaggistico.

Modelli di aree produttive ecologicamente attrezzate

Esistono due diversi approcci per definire e disciplinare un'APEA:

- modello simbiotico o sistemico: l'area produttiva è vista come un unico sistema chiuso dove i principi dell'ecologia industriale sono uno strumento per consentire alle aziende insediate di raggiungere performances ambientali superiori a quelle che si potrebbero raggiungere in un'area "tradizionale".
L'APEA diventa quindi sede di scambi di energia e di materia tra le aziende insediate, le quali stabiliscono legami di mutua dipendenza e sinergia tali da rendere minime le interferenze con l'ambiente esterno;

- modello composto o sovrasistemico: l'area industriale è vista come l'insieme di più sistemi aperti (singole imprese), con propri consumi ed immissioni di materia e di energia nell'ambiente circostante.
Tali singoli sistemi sono però inseriti in un sovrasistema comune (l'area produttiva) che rappresenta il tramite attraverso il quale le imprese si interfacciano con l'ambiente esterno.
In questo caso esistono due fonti di impatto o di interferenza ambientale: i singoli "sistemi di impresa" ed il sovrasistema "area industriale".
La gestione sostenibile degli spazi e dei servizi comuni è la base per un processo di miglioramento ambientale che coinvolgerà nel tempo, grazie ad un processo di feed back positivo, anche le singole imprese insediate.

L'applicazione del principio di ecologia industriale (modello simbiotico o sistemico) prevede l'instaurarsi di un equilibrio tra le imprese insediate, che implica la staticità delle loro produzioni, sia in termini di tipologia sia di quantità.
Tale modello è quindi più facilmente applicabile in ambiti territoriali produttivi vasti, nei quali le aziende operano in un'ottica di lungo periodo e dove è più semplice la formazione di possibili sinergie e la nascita di circuiti stabili nel tempo.
Viceversa, il modello composto, più dinamico ed elastico, è consigliabile nel caso di aree produttive poco estese, dove risulta più difficile creare delle sinergie tra le singole imprese ed è invece più facile agire sul rapporto aziende insediate - sovrasistema "area produttiva".
Questo modello favorisce la realizzazione di infrastrutture comuni e la condivisione di reti e di servizi ambientali; inoltre, determina il miglioramento complessivo delle performances ambientali dell'area, nonché la riduzione degli impatti cumulativi mediante la definizione di azioni di miglioramento ambientale ad hoc, non su ogni singola attività produttiva, ma sul mosaico di esse.

La gestione dell'area produttiva ecologicamente attrezzata

Uno dei requisiti di un'area produttiva ecologicamente attrezzata, previsto dal D.Lgs. "Bassanini" (n. 112/98, art. 26), è la presenza di un soggetto unico gestore dell'area, delle infrastrutture e dei servizi comuni in essa presenti.
In particolare la gestione integrata dell'area deve:

  • agire su tutto l'arco di vita dell'APEA;
  • perseguire il miglioramento continuo delle performances ambientali dell'area attraverso specifiche azioni;
  • introdurre obiettivi ambientali in tutte le azioni di sua competenza;
  • coinvolgere le imprese nel raggiungimento degli obiettivi ambientali e nella gestione stessa;
  • stabilire rapporti di dialogo con gli enti e le comunità locali.

Il gestore deve poter garantire il finanziamento e la realizzazione delle azioni previste, evitando il più possibile eventuali sovracosti per le aziende insediate.

Nel caso specifico della Val d'Aso, si può prevedere l'integrazione e l'organizzazione delle competenze del soggetto di gestione unitaria sopra citato, all'interno dei compiti dell'Ente di Gestione Unica proposto per l'implementazione di un sistema di pianificazione territoriale integrata della Val d'Aso.

La valutazione dei costi

Per quanto riguarda la valutazione economica della progettazione e realizzazione di un'area ecologicamente attrezzata, con gli elementi attualmente disponibili, non è possibile fornire un'indicazione di massima dei costi complessivi a causa delle tante variabili incidenti.
La definizione dei costi deve considerare, infatti, i molti parametri che concorrono alla creazione del sito.
I costi, quindi, saranno stimati in funzione della tipologia e delle caratteristiche di cui deve essere dotata un'area per essere definita ecologicamente attrezzata, nonché delle misure di prevenzione e mitigazione degli impatti ambientali, adottate da ogni singola azienda insediata.

Per fornire un'idea della complessità di tale valutazione, di seguito vengono presentati solo alcuni parametri che influenzano il calcolo del valore economico di un'area ecologicamente attrezzata.

Per le condizioni di assetto territoriale, è necessario considerare che le reti fognarie di recapito dell'area devono essere contraddistinte da un buon livello di adeguatezza ed efficienza funzionale, sia in termini qualitativi che quantitativi.
Un elevato livello di efficienza funzionale deve essere mantenuto anche in riferimento alla capacità di smaltimento delle reti fognarie principali, nonché alle potenzialità della rete idraulica di bonifica e degli impianti idrovori in relazione al deflusso degli scarichi e delle acque meteoriche.

Inoltre, per la definizione dei costi di queste aree, non si devono trascurare parametri quali l'utilizzo della risorsa idrica da parte degli impianti produttivi ed il corretto dimensionamento delle infrastrutture viarie.

Le infrastrutture per l'urbanizzazione dell'area che influenzano maggiormente i costi di realizzazione di un'area ecologicamente attrezzata sono

  • approvvigionamento idrico, che deve avvenire tramite l'allacciamento all'impianto acquedottistico perseguendo l'obiettivo di escludere il prelievo idrico in falda;
  • separazione degli impianti tra la rete di canalizzazione delle acque meteoriche e la rete fognaria;
  • adeguamento degli impianti alle prestazioni definite nelle condizioni di gestione ambientale di qualità per il recupero, trattamento e riciclo delle acque meteoriche e per lo smaltimento dei reflui;
  • realizzazione di un impianto di depurazione adeguato alla tipologia di scarichi prodotti;
  • realizzazione di sistemi di telecomunicazione a tecnologia avanzata;
  • realizzazione di reti ed impianti di distribuzione dell'energia elettrica, gas e altre forme di energia, adottando metodi in grado di perseguire il risparmio energetico ed il contenimento dell'inquinamento luminoso;
  • realizzazione di infrastrutture viarie.

Per le dotazioni ecologico - ambientali previste, i principali fattori che influenzano la definizione dei costi di realizzazione di questa tipologia di aree sono:

  • la dotazione di spazi ed opere per la mitigazione dell'impatto acustico sul contesto paesaggistico urbano o rurale,
  • l'interramento degli eventuali elettrodotti esistenti per eliminare l'inquinamento elettromagnetico
  • -la limitazione dell'impermeabilizzazione dei suoli.

Infine, andrà strutturato un programma ambientale poliennale di miglioramento delle performances ambientali dell'area produttiva e delle singole imprese insediate, il quale andrà aggiornato periodicamente.
Questo documento sarà poi presentato, sia alle Amministrazioni Pubbliche sia ai cittadini, così da garantire anche trasparenza, informazione e partecipazione al processo di miglioramento ambientale locale.

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6.15     Filiera agro energetica / Costi della filiera BIOMASSA

Per scelta (su basi di opportunità, esperienza e strategia) abbiamo privilegiato l'inserimento nel Parco Progetti del costo di massima di investimento per la creazione di una filiera di biomassa in grado di approvvigionare un gran numero di immobili della Valdaso per la produzione di calore (caldaie a biomassa di piccola media taglia - mediamente da 150 kW a 300 kW termici).

Sulla base dell'esperienza accumulata in questo settore d'intervento riteniamo opportuno diversificare il costo di tale progetto su due differenti basi d'azione:

  • Azioni scientifiche (analisi, valutazioni, gestione)
  • Azioni tecniche (costi meccanizzazione, manodopera, trasporto)

AZIONI SCIENTIFICHE

Quantità e qualità della biomassa disponibile

Si dovrà mappare il territorio e identificarne le potenzialità attuali e future di produzione di biomassa con caratteristiche di qualità adatte all'utilizzo in caldaia.

Lo schema seguente indica un modello di lavoro per la valutazione della biomassa utile con metodi diretti e indiretti.

 

Esempio di RILEVAMENTO INDIRETTO con foto aeree e analisi GIS

 

 

Nelle azioni scientifiche sono valutati e confrontati i costi con varie tipologie di combustibile

 

 

sulla base delle caratteristiche energetiche delle biomasse attuali e previste in Valdaso e

 

Specie legnosa Potere calorifico
superiore
assoluto
teorico
kcal/kg
Peso specifico
kg/mc
Potere calorifico
inferiore
assoluto
effettivo
kcal/kg
Potere calorifico
inferiore
specifico
kcal/kg
Abete bianco 4.650 440 3.720 2.046.000
Abete rosso 4.857 450 3.886 2.185.650
Acero 4.607 740 3.686 3.409.180
Betulla 4.968 650 3.974 3.229.200
Carpino nero 4.640 820 3.712 3.804.800
Castagno 4.599 580 3.679 2.667.420
Cerro 4.648 900 3.718 4.183.200
Cipresso 5.920 620 4.736 3.670.400
Faggio 4.617 750 3.694 3.462.750
Frassino 5.350 720 4.280 3.852.000
Leccio 4.329 720 3.608 3.427.200
Larice 4.050 660 3.240 2.673.000
Ontano 4.400 540 3.520 2.376.000
Orniello 4.400 540 3.520 2.376.000
Platano 3.539 690 2.949 2.034.900
Pioppo cipressino 4.130 500 3.304 2.065.000
Robinia 4.500 790 3.600 3.555.000
Roverella 4.631 880 3.705 4.075.000

 

 

di una valutazione qualitativa della biomassa

 

  Pallets di legno Chips di legno
Poter calorifico netto
- per Kg
- per m3
17,0 GJ/t
4,7 kWh
3080 kWh
13,4 GJ/t
3,7 kWh
750 kWh
Contenuto acqua (% peso tal quale) 8% 25%
Densità 650 kg/m3 25%
Contenuto ceneri (% peso tal quale) 0,5% 1%

 

l'investimento per la realizzazione della parte scientifica relativa alla filiera biomassa è pari ad Euro 80.000,00

Tale progetto dovrà comunque prevedere un processo di partecipazione ed informazione "ad hoc" in quanto sarà necessario predisporre una filiera di raccolta della biomassa e di trasporto.
Inoltre, dovranno essere avviati dei tavoli tecnici specifici con il settore edilizio (bio edilizio).

 

AZIONI TECNICHE

Sulla base della dislocazione della produzione di biomassa e del suo quantitativo si dovranno affrontare costi relativi alla meccanizzazione (sia per espianto sia per trasformazione in chips o pellets) e al trasporto (centri di raccolta come consorzi agrari).
Di seguito si espone una serie di prezzi/costi che tale progettualità/azione comporta.
I costi, quindi gli investimenti necessari per avere una filiera della biomassa efficiente, variano su molteplici parametri e a volte la scelta del tipo di meccanizzazione fa aumentare o diminuire esponenzialmente i costi.

Di seguito ne vengono elencati i principali.

 

Scenari scelti per l'area VALDASO

 

ARBORICOLTURA DI PREGIO

Abbattimento

  • con motosega (32 Euro/ora). Costo di investimento: 700 Euro
  • meccanizzazione elevata e polivalente con testa di abbattimento su escavatore (53 Euro/ora).
    Costo di investimento: 100.000 Euro
  • meccanizzazione elevata e specifica con abbattitrice-affastellatrice a disco su minicaricatore (43 Euro/ora).
    Costo di investimento: 75.000 Euro

Macchinari:

  • motosega Husqvarna 55
  • escavatore Fiat- Hitachi FH 120.2
  • bbattitrice-caricatore Bobcat T 300
  • operatrice Davco QC 1400

Personale necessario: 2 persone con motosega. 1 persona con meccanizzazione.

Esbosco

  • Trattore e verricello (36 Euro/ora). Costo di investimento: 55.000 Euro
  • Pinza da esbosco (36 Euro/ora). Costo di investimento: 55.000 Euro

Macchinari:

  • Verricello Farmi JL 600/2
  • Pinza Fransgard HZ 2300

Personale necessario: 1 persona.

Cippatura

  • -Cippatrice carellata azionata da un trattore agricolo da 160kW (68 Euro/ora). Costo di investimento: 140.000 Euro
  • Cippatrice autocarrata con motore autonomo da 340 kW (115 Euro/ora). Costo di investimento: 240.000 Euro.

Macchinari:

Cippatrice Muss-Max T 6 (160kW) + Trattore John Deere 8320 Cippatrice Jenz 560 D (340 kW) + Autocarro Scania R 113 H

La cippatrice Jenz ha la capacità di produrre circa 6,1 tonnellate ora.

Personale necessario: 1 persona.

Sulla base degli investimenti necessari per una arboricoltura di pregio, possono essere fatte le seguenti osservazioni:

  • Nell'arboricoltura da legno ci sono le condizioni migliori per la raccolta meccanizzata delle specie accessorie;
  • Il cantiere più efficace è costituito da un'abbattitrice, un trattore con pinza da esbosco e una scippatrice;
  • L'applicazione di una testa di abbattimento ad un minicaricatore, più leggero ed economico rappresenta una alternativa interessante;
  • Dal punto di vista colturale, la meccanizzazione della raccolta garantisce ottimi risultati: poche le piante danneggiate e minime le alterazioni del terreno, indipendentemente dalla modalità operativa adottata.

Valutando attentamente il territorio del bacino idrografico Valdaso si presume la necessità di 2/3 cantieri operativi.

 

FORMAZIONI RIPARIALI (es. lungo il fiume Aso)

Sono utilizzabili i medesimi macchinari sopra elencati.
Un cantiere in alveo presuppone l'uso di una abbattitrice, di uno Skidder e di una cippatrice.
Costo complessivo (macchinari + manodopera): 70 Euro a tonnellata di biomassa prodotta.

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7.     PRIME INDICAZIONI SULLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA DEL BACINO DELL'ASO

Attraverso il lavoro che è stato svolto (l'analisi dei conflitti e delle criticità, emerse da tutti gli studi effettuati ed attraverso l'analisi di scenario - SWOT Analysis), è stata delineata una serie di linee guida d'indirizzo e, successivamente, una serie di proposte strategiche operative per rendere immediatamente attuative le linee guida.
Come specificato nel capitolo 6, le proposte sono state organizzate in schede tematiche, di diretta applicazione, per garantire ad ogni singola proposta autonomia ed un facile avvio anche separatamente dalle altre. In questo modo, ogni scheda può essere sviluppata ed attivata anche senza che sia già stato definito il piano intercomunale o senza l'attivazione simultanea delle altre azioni proposte.

Dalla comparazione e dal confronto di tutti gli elementi d'analisi (conflitti e criticità, linee guida, proposte strategiche, schede tematiche), è stata poi definita una serie di indicazioni-guida per la pianificazione "comprensoriale", utile come supporto per orientare la pianificazione urbanistica e territoriale intercomunale di tutto l'ambito della Val d'Aso.
In questa fase, gli elementi di conflitto e criticità rivestono un ruolo di indicatori, al fine di portare ad una definizione critica e attenta delle proposte pianificatorie. In particolare questi fattori possono essere dotati di due diverse connotazioni:

  • una a carattere positivo → secondo la quale l'indicatore orienta la progettazione urbanistica e gli interventi nella valle;
  • l'altra a carattere negativo → secondo la quale l'indicatore riveste la funzione di escludere o disincentivare azioni ed interventi con impatti reali e/o potenziali sull'ambito di progetto.

Quindi, nell'ottica di una pianificazione integrata, è stata individuata una serie di regole per l'implementazione del piano intercomunale. Queste regole dovranno poi essere condivise, implementate ed affinate da tutti degli enti locali interessati, così da costruire uno strumento di supporto comune.
I principali riferimenti per l'applicazione di un approccio integrato alla pianificazione locale possono essere così sintetizzati:

  • definizione delle direttrici e dimensionamento delle aree urbanizzate di espansione nei singoli comuni e nell'intero complesso del bacino della Val d'Aso;
  • Individuazione di macroaree a diversa vocazionalità per garantire un uso corretto del territorio e delle peculiarità locali. Sulla base di questa zonizzazione territoriale dell'ambito della Val d'Aso potranno essere avviate le analisi e le valutazioni per avviare il processo di perequazione urbanistica intercomunale. In ogni ambito di vocazione, la progettazione sarà vincolata al rispetto di criteri ed indicazioni specifiche;
  • definizione di un sistema di perequazione tra i Comuni che consenta di privilegiare le vocazionalità del territorio, impedendo la proliferazione di tante piccole aree con destinazioni simili lungo tutta la vallata ma concentrandole in alcuni ambiti ben definiti, consentendo così la ricomposizione del territorio ed anche la riqualificazione di aree degradate o abbandonate;
  • riorganizzazione delle aree produttive esistenti e di progetto, valutandone il grado di attuazione e la reale necessità delle espansioni previste, prevedendone il recupero e puntando su una gestione integrata dei servizi ad esse connessi;
  • individuazione ed implementazione di un sistema di zone da sottoporre a tutela, individuandone differenti gradi sulla scorta degli elementi emersi dal presente studio, privilegiando la salvaguardia e la valorizzazione;
  • riorganizzazione delle zone agricole valutandone le attitudini e le propensioni locali sulla scorta delle peculiarità del territorio, privilegiando comunque attività di qualità e produzioni tipiche.
  • incentivazione del recupero dei Centri Storici attraverso finanziamenti mirati alla riqualificazione e valorizzazione dei siti archeologici e al riuso degli edifici e delle dimore storiche anche in un'ottica di ricettività diffusa a fini turistici;
  • individuazione di un sistema di infrastrutture a basso impatto ambientale da realizzare prevedendo azioni di compensazione e mitigazione dell'impatto sul territorio (scenari alternativi per la viabilità e la mobiltà locale - Poli di interscambio, adeguamento viabilità, etc.);
  • organizzazione e realizzazione di un sistema di mobilità per la Val d'Aso, così da collegare la costa all'entroterra attraverso un sistema viario ambientalmente compatibile, sia in termini di mobilità pesante sostenibile sia di una nuova forma di mobilità lenta.

Per quanto concerne la definizione delle direttrici e il dimensionamento delle aree urbanizzate di espansione nei singoli comuni e nell'intero complesso del bacino della Val d'Aso, va sottolineata l'importanza di creare un sistema coordinato ed integrato di sviluppo territoriale urbanistico della Valle che sia uniforme e coordinato dalla costa alle aree montane.
In questo modo sarà possibile tutelare e recuperare ambiti di particolare valenza e garantire la loro permanenza nel tempo.
Infatti, stabilendo direttrici, modalità e tempi delle possibilità di sviluppo urbanistico locale, diventa possibile anche programmare parallelamente interventi di espansione delle aree urbane ed azioni di tutela e valorizzazione ambientale ed agro-ambientale (ripristino del paesaggio agrario).

L'individuazione precisa delle aree a diversa vocazionalità, ovvero degli ambiti territoriali caratterizzati da una tipologia d'uso specifica, riveste un'importanza strategica per poter capire le attitudini territoriali locali e per poter quindi avviare il processo di perequazione urbanistica.
In questo modo, infatti, si possono definire le aree per l'accesso ai crediti edilizi, ottimizzando le risorse e le peculiarità specifiche.
In linea generale, a partire dalla fascia costiera, sono state individuate sei macro aree a differente vocazionalità, la cui estensione deve garantire il rispetto degli ambiti territoriali più sensibili (vincoli ambientali; zone ad elevata naturalità, ecc…):

  • Area a prevalente vocazione residenziale-produttiva-commerciale;
  • Area a prevalente vocazione agricola, che funge da zona tampone tra l'ambito costiero estremamente antropizzato e disturbato e la fascia a vocazione turistico-agricola;
  • Area a prevalente vocazione turistico-agricola (es.: Parco Rurale Rocca Montevarmine);
  • Area a prevalente vocazione turistica;
  • Area a prevalente vocazione produttiva;
  • Area a prevalente vocazione naturalistico-ambientale (ambito del Parco dei Monti Sibillini).

Per ogni ambito a differente vocazionalità, sono stati individuati dei criteri di pianificazione da adottare:

  • per l'area a prevalenza residenziale-produttiva-commerciale e per la seguente area a prevalente vocazione agricola, si dovrebbero rispettare i criteri di riqualificazione dell'ambito residenziale-produttivo e di recupero della connotazione storica dell'agroecosistema;
  • per l'area a prevalente vocazione turistico-agricola (es.: Parco Rurale Rocca Montevarmine) e per quella a vocazione maggiormente turistica, i criteri da rispettare sono la valorizzazione del comparto turistico-culturale da una parte, e la tutela del comparto agricolo dall'altra;
  • per l'area a prevalente vocazione produttiva il criterio da rispettare è la riqualificazione dell'attività stessa, sulla base dell'adozione dei principi delle aree ecologicamente attrezzate;
  • per l'area a prevalente vocazione naturalistico-ambientale (ambito del Parco dei Monti Sibillini) i criteri da adottare sono la conservazione e promozione delle valenze ambientali di cui è ricca questa fascia e la promozione dei territori del parco e di forme di agricoltura sostenibile, magari riproponendo ed incentivando le coltivazioni storiche di questa zona.

Per ogni area, inoltre, è stata delineata una serie di indicazioni progettuali ad hoc:

  • per l'area a prevalenza residenziale-produttiva-commerciale:
    • Tutela e valorizzazione degli ambienti sensibili e di pregio
    • Rinaturalizzazione degli ambiti fluviali
    • Integrazione del sistema delle tutele
    • Concertazione intercomunale tecnico-politica (tavoli e protocolli d'intesa) per:
      • analisi territoriale per la localizzazione strategica del polo di interscambio merci (gomma-gomma) e dell'area da destinare a perequazione urbanistica per l'assegnamento delle zone di espansione produttiva;
      • la localizzazione dei poli d'interscambio merci, al fine di ridurre l'impatto ambientale prodotto dal traffico pesante transitante sulle strade lungo il fiume Aso. In tal modo il trasporto delle merci avviene solo su mezzi a basso impatto ambientale;
    • Organizzazione delle aree produttive, esistenti e di futura progettazione, ed applicazione dei principi delle aree ecologicamente attrezzate
    • Incentivi per le aree ecologicamente attrezzate
    • Definizione delle aree di perequazione residenziale a scala comunale *
    • Valorizzazione storico - culturale dell'area
      • Valorizzazione e riqualificazione dei centri storici e della viabilità di crinale
      • Organizzazione di un sistema di collegamento dei centri storici attraverso le vie di crinale
      • Miglioramento delle connessioni con gli edifici e manufatti storici extraurbani
      • Promozione di una sistema di ricettività diffusa
    • Riqualificazione ed adeguamento della viabilità provinciale lungo il fiume Aso
    • Recupero e progettazione ecocompatibile dei percorsi per la viabilità lenta

  • per l'area a prevalente vocazione agricola:
    • Tutela e valorizzazione degli ambienti sensibili e di pregio
    • riqualificazione del paesaggio agrario storico vincolato;
    • Recupero delle aree, delle attività agricole e delle colture tipiche, come fasce tampone tra la costa urbanizzata e l'entroterra non antropizzato;
    • valorizzazione dell'agroecosistema mediante l'applicazione di una pianificazione in chiave di rete ecologica, attraverso la progettazione e la creazione siepi e filari (corridoi ecologici);
    • Integrazione del sistema delle tutele
    • Definizione delle aree di perequazione residenziale a scala comunale *
    • Valorizzazione storico - culturale dell'area
      • Valorizzazione e riqualificazione dei centri storici e della viabilità di crinale
      • Organizzazione di un sistema di collegamento dei centri storici attraverso le vie di crinale
      • Miglioramento delle connessioni con gli edifici e manufatti storici extraurbani
      • Promozione di una sistema di ricettività diffusa
    • Riqualificazione ed adeguamento della viabilità provinciale lungo il fiume Aso
    • Recupero e progettazione ecocompatibile dei percorsi per la viabilità lenta

  • per l'aree a prevalente vocazione turistico-agricola:
    • Tutela e valorizzazione degli ambienti sensibili e di pregio
    • Recupero e riqualificazione del paesaggio agrario storico
    • Recupero delle attività agricole e delle colture tipiche
    • Integrazione con il progetto di riqualificazione Proprietà Montevarmine (progetto pilota)
    • Recupero e ristrutturazione dell'edilizia rurale a fini turistici extralberghieri (agriturismi, country house, bed & breakfast, fattorie didattiche, ...) in base ai principi ambientali
    • Integrazione del sistema delle tutele e vincoli per la progettazione di nuova viabilità (es: Mezzina)
    • Definizione delle aree di perequazione residenziale - turistica a scala comunale *
    • Valorizzazione storico - culturale dell'area
      • Valorizzazione e riqualificazione dei centri storici e della viabilità di crinale
      • Organizzazione di un sistema di collegamento dei centri storici attraverso le vie di crinale
      • Miglioramento delle connessioni con gli edifici e manufatti storici extraurbani
      • Promozione di una sistema di ricettività diffusa
      • promozione dei prodotti tipici locali;
    • Riqualificazione ed adeguamento della viabilità provinciale lungo il fiume Aso
    • Recupero e progettazione ecocompatibile dei percorsi per la viabilità lenta

  • per l'area a prevalente vocazione turistica
    • Tutela e valorizzazione degli ambienti sensibili e di pregio
    • Recupero e riqualificazione ambientale
    • Recupero e ristrutturazione dell'edilizia rurale a fini turistici extraalberghieri (agriturismi, country house, green-house, bed & breakfast, fattorie didattiche, ristorantini tipici, ...) in base ai principi ambientali
    • Nuova edilizia turistica per dotare l'area di strutture e servizi adeguati ed ambientalmente compatibile (bioedilizia, efficienza energetica, ...)
    • Integrazione del sistema delle tutele
    • Definizione delle aree di perequazione residenziale - turistica a scala comunale *
    • Valorizzazione storico - culturale dell'area
      • Valorizzazione e riqualificazione dei centri storici e della viabilità di crinale
      • Organizzazione di un sistema di collegamento dei centri storici attraverso le vie di crinale
      • Miglioramento delle connessioni con gli edifici e manufatti storici extraurbani
      • Promozione di una sistema di ricettività diffusa
      • Promozione dei prodotti tipici
    • Riqualificazione ed adeguamento della viabilità provinciale lungo il fiume Aso
    • Recupero e progettazione ecocompatibile dei percorsi per la viabilità lenta

  • per l'area a prevalente vocazione produttiva:
    • Limitazione e regolarizzazione della futura espansione sulla base di criteri di sostenibilità ambientale;
    • Riqualificazione, adeguamento e organizzazione dei siti produttivi esistenti secondo i principi delle aree ecologicamente attrezzate e sulla base dell'adozione delle B.A.T. (migliori tecnologie disponibili) al fine di ottenere il massimo contenimento possibile degli impatti ambientali promossi;
    • Previsione di espansioni produttive e nuove aree produttive su principi delle aree ecologicamente attrezzate
    • Definizione di interventi strategici per la riqualificazione del fiume;
    • Tutela e valorizzazione degli ambienti sensibili e di pregio
    • Previsione e attuazione obbligatoria di mitigazioni e compensazioni adeguate per tutte le espansioni delle aree produttive esistenti e per le nuove aree produttive
    • Integrazione del sistema delle tutele
    • Previsione di vincoli per la progettazione di nuova viabilità (es: Pedemontana ed eventuali adeguamenti e/o raccordi della viabilità locale esistente)
    • Definizione delle aree di perequazione residenziale - turistica a scala comunale *
    • Valorizzazione delle presenze storico - culturali
    • Riqualificazione ed adeguamento della viabilità provinciale lungo il fiume Aso
    • Recupero e progettazione ecocompatibile dei percorsi per la viabilità lenta

  • per l'area a prevalente vocazione naturalistico-ambientale (ambito del Parco dei Monti Sibillini):
    • Tutela, salvaguardia e valorizzazione degli ambienti sensibili e di pregio
    • Ripristino e conservazione di ambienti naturali compromessi dall'attività antropica;
    • Promozione sostenibile integrata di tutta l'area interna ed esterna al parco
    • Promozione del territorio compreso nel Parco dei Monti Sibillini, sia attraverso un piano di marketing territoriale (marchio d'Area) sia proponendo incentivi economici ai soggetti che investono nella qualità ambientale;
    • Programmazione di corsi e giornate formative di Educazione Ambientale;
    • Promozione ed incentivi economici ai coltivatori che si impegnano al recupero di colture di pregio e storiche.
    • Recupero delle attività agricole e delle colture tipiche montane
    • Integrazione del sistema delle tutele
    • Definizione delle aree di perequazione residenziale - turistica a scala comunale *
    • Valorizzazione storico - culturale dei centri storici montani e degli edifici e manufatti storici extraurbani
    • Recupero e progettazione ecocompatibile dei percorsi per la viabilità lenta.

 

Dovranno, poi, essere definite linee guida dettagliate per la progettazione, così da valorizzare le peculiarità delle singole aree. Individuando e valorizzando gli ambiti di vocazionalità, è possibile anche valorizzare e promuovere i caratteri complessivi di tutta la valle.

La definizione di un sistema di perequazione intercomunale è direttamente correlata con la definizione del primo obiettivo della proposta di piano integrato per la Val d'Aso (rif.: direttrici e dimensionamento delle aree urbanizzate di espansione).
Con questo sistema, si può privilegiare le vocazionalità del territorio, impedendo lungo tutta la vallata la proliferazione a macchia di leopardo di tante piccole aree con le stesse destinazioni urbanistiche (ZTO B, ZTO C, ZTO D).
Con la perequazione dovrà essere possibile concentrarle invece in ambiti ben definiti dal piano, permettendo così la ricomposizione del territorio, la tutela e la valorizzazione di ambiente naturale e paesaggio tipico ed anche la riqualificazione di aree degradate o abbandonate limitrofe alle aree urbane.
Con il meccanismo della perequazione, infatti, si possono scambiare crediti edilizi tra privati ed Amministrazione Comunale, per consentire la ricomposizione del territorio e la realizzazione di progetti ed interventi di riqualificazione ambientale di zone di pregio, nonché la riqualificazione e l'omogeneizzazione del tessuto urbano.

Nello specifico della Val d'Aso, si deve creare un sistema di perequazione integrato tra comuni, ovvero devono essere definite a scala intercomunale le modalità e gli ambiti oggetto di perequazione urbanistica e compensazione.
L'adattamento del principio della perequazione per la Val d'Aso è estremamente utile alla riorganizzazione delle aree produttive esistenti e di progetto in quanto permette di rivedere la localizzazione di queste aree in ambiti meno sensibili ed a rischio (idrogeologico, esondazione, frana), qual è l'area fluviale, nonché di prevedere interventi mirati di riqualificazione ambientale.
Queste azioni saranno definite sulla base del principio di massima riduzione possibile del rischio di danni alle infrastrutture e strutture antropiche già insediate in questi ambiti.
L'obiettivo prioritario è e deve essere sempre quello di garantire il mantenimento di un assetto quanto più naturale possibile dell'ambiente fluviale e perifluviale del fiume Aso.
Con questo presupposto fondamentale, è chiaro che il rischio per le opere esistenti e per quelle di realizzazione futura non potrà essere mai completamente eliminato.
Un ulteriore intento della riorganizzazione delle attività produttive deve essere quello di eliminare, o quantomeno limitare, il fenomeno della localizzazione di attività produttive a confine tra comuni; in aree anche prive di infrastrutture ed opere di urbanizzazione o addirittura senza previsioni urbanistiche per le zone produttive. Questo meccanismo è innescato dalle amministrazioni comunali per cercare di sottrarre risorse economiche ed imprenditoriali al comune "rivale".
Prima di tutto, per la pianificazione delle aree produttive, deve essere valutato il grado di attuazione e la reale necessità delle espansioni previste. Deve, inoltre, essere previsto il recupero ed un sistema di organizzazione e gestione integrata dei servizi connessi.
Devono essere ridefinite, quindi, a scala intercomunale le zone territoriali omogenee produttive ed artigianali (ZTO D), così da scegliere uno o più ambiti idonei per gli insediamenti produttivi, sia dal punto di vista ambientale ed urbanistico che della sicurezza.
Questa riorganizzazione territoriale dovrà anche consentire di avviare progetti di recupero e riqualificazione naturalistico-ambientale del sistema fluviale dell'Aso.

Le aree sensibili devono essere inserite in un sistema di zone da sottoporre a tutela.
Questo sistema dovrà essere organizzato in base a differenti livelli e gradi di sensibilità e quindi di tutela.
Per le aree più delicate, con valenze e peculiarità di particolare pregio e sensibilità, devono essere privilegiati interventi di tutela, salvaguardia e di valorizzazione. Ogni tipologia di intervento dovrà essere corredata da una scheda specifica nella quale dovranno essere esplicitate: le azioni possibili, le modalità con le quali intervenire in quel tipo di ambito, i materiali e le tecniche applicabili (anche attraverso la creazione di un Abaco delle classi d'intervento e dei materiali).

Le aree agricole sono un ambito di grande rilevanza e coprono buona parte del territorio della Val d'Aso.
I terreni devono essere classificati in base alle caratteristiche qualitative ed alle attitudini d'uso specifico (es.: Land Capability Analysis). Le trasformazioni urbanistiche, le tipologie e le modalità di coltivazione delle zone agricole devono essere definite valutando attentamente la classificazione dei terreni e le propensioni locali.
Vanno comunque privilegiate attività di qualità e produzioni tipiche.

Nel piano integrato per la Val d'Aso dovranno essere definiti chiaramente gli indirizzi, le direttive, le prescrizioni ed i vincoli per il recupero dei borghi e dei centri storici minori.
Questo sistema di indicazioni e norme consentirà di uniformare gli interventi di recupero e riqualificazione urbana del tessuto storico in tutta la vallata, nonché dei singoli edifici e delle dimore storiche (Rocche, Ville, Palazzi, Casali, Chiese, Conventi, …).
Al fine di valorizzare i numerosi piccoli centri storici localizzati nel territorio della Val d'Aso si può pensare alla creazione di un "percorso dei crinali"(Rif.: tavola "conflitti e criticità).
Utilizzando le strade comunali già esistenti, è possibile creare un percorso ad anello che permette al turista di visitare, non solo i centri storici, ma anche i siti archeologici di interesse rilevante, attraverso una rete viaria connessa.
Devono, inoltre, essere individuati e resi disponibili finanziamenti mirati per il loro riuso anche nell'ottica della ricettività diffusa a fini turistici.
Per questo dovrà essere stilato un documento guida per l'accesso ai fondi, nel quale vengono specificati i requisiti necessari dai richiedenti, le caratteristiche degli interventi finanziabili e le modalità di presentazione della domanda.

Per garantire un sistema di sviluppo integrato della Val d'Aso, connesso e relazionato anche con il territorio circostante ("extra Val d'Aso"), è importante programmare e pianificare un sistema di infrastrutture a basso impatto ambientale, compatibile con le peculiarità del contesto locale. La progettazione deve essere basata su principi di sostenibilità e su tecniche e metodi ecocompatibili; inoltre, devono essere previste azioni di compensazione e mitigazione dell'impatto sul territorio.
Per la riduzione del peso ambientale di infrastrutture e trasporto merci sul territorio, andrà attentamente valutata anche l'ipotesi di pianificare la realizzazione di Poli di Interscambio merci, sia modali sia non modali.
La localizzazione e l'organizzazione andrà definita secondo una procedura concertata che consideri tutti gli interessi e le problematiche locali, ma anche provinciali connesse.
Dovranno essere organizzati tavoli tecnico-politici e tavoli non tecnici per garantire una scelta consapevole e condivisa. Alcune tecniche possibili sono: focus group, delphi, NGT, etc.
Alcune specifiche sulla questione dei poli di interscambio:

  • nella scelta di localizzazione di un polo di interscambio merci non modale (gomma-gomma) dovrebbe essere privilegiata in area limitrofa alle uscite autostradali più vicine alla Val d'Aso, nella quale prevedere anche la possibilità di una zona di espansione per le attività produttive (ambito per la perequazione edilizia delle zone produttive lungo il fiume Aso).
    Andranno valutate con attenzione le peculiarità del territorio e dell'ambiente, nonché i costi ed i benefici ambientali del progetto;
  • nella scelta di localizzazione invece di un polo di intermodale di scambio merci (treno-gomma), l'ambito nel quale orientare il ragionamento e la discussione dovrebbe essere l'area limitrofa ad Ascoli Piceno, nella quale si incrociano il progetto di pedemontana (SP 237) e l'ipotesi di prolungamento del sistema ferroviario locale.
    Anche in questo caso dovranno essere valutati i costi ed i benefici ambientali del progetto e gli impatti su tutte le componenti ambientali.

Per quanto riguarda la questione infrastrutture, un'altra problematica da risolvere è l'area produttiva in Comune di Comunanza (area Merloni) che, oltre ad essere una conflitto ambientale rilevante (è ubicata nell'ambito fluviale dell'Aso), è anche un attrattore di traffico che va ad aggiungersi a quello catalizzato dalla zona residenziale.
Le previsioni di ampliamento della zona produttiva e la previsione di creare nuove zone produttive (sempre lungo il fiume Aso) rappresentano un fattore che va ad incrementare il peso del traffico sulla situazione critica delle Strade Provinciali lungo l'Aso.
Anche in questo caso, andranno valutati attentamente ed approfonditamente i possibili ampliamenti solo per l'area esistente, escludendo invece future nuove espansioni.
Deve essere definito, inoltre, un Piano di Dismissione di una futura chiusura e dislocazione dell'area produttiva e di una sua riconversione; nel piano devono essere valutati anche i costi complessivi sulla base di un'analisi costi e benefici ambientali.
Per questo ambito produttivo, deve essere studiata anche una soluzione alternativa alla viabilità esistente per ridurne il suo peso lungo il fiume Aso, in termini di traffico e inquinamento.
Un'ipotesi da vagliare attentamente può essere rappresentata dalla definizione di un tracciato viario che unisca l'area produttiva direttamente al progetto provinciale di pedemontana, saltando così l'area urbana di Comunanza.

Per la scelta della soluzione più idonea al problema ambientale e di traffico causati dall'area a prevalente vocazione produttiva, deve essere avviato uno studio specifico di settore che preveda anche una valutazione degli scenari e delle forze-debolezze-minacce-opportunità (analisi SWOT) della situazione attuale e futura.

Il sistema infrastrutturale principale (per la mobilità pesante) deve essere affiancato da una rete organizzata e interconnessa per la mobilità lenta.
Deve essere pianificata e realizzata una rete capillare di percorsi per la ciclabilità della Val d'Aso, dalla costa ai monti (Parco dei Monti Sibillini).
In riferimento al progetto specifico per il fiume Aso, gli aspetti da considerare per la realizzazione di una pista ciclabile lungo la valle dell'Aso sono i seguenti:

  • creazione di una connessione tra i centri abitati al fine di garantire un collegamento intra- ed extra- urbano;
  • realizzazione di un sistema di connessione e salvaguardia degli ambiti di pregio;
  • verifica dei punti di pericolo (attraversamento strade, pericoli d'erosione, attraversamento valli) e messa in sicurezza del percorso.

Grazie, quindi, alle grandi potenzialità e valenze paesaggistiche, storico-culturali, agro-turistiche ed ambientali di elevato pregio presenti nella valle dell'Aso, la realizzazione di un sistema connesso di piste ciclabili rappresenta uno strumento ulteriore per promuovere uno sviluppo economico e turistico locale compatibile.

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8.     RINGRAZIAMENTI

Si ringraziano per la gentile e costante collaborazione gli Assessori Avelio Marini e Luigino Baiocco, l'ufficio Sistemi Informativi Territoriali nella persona dell'Ing. Bruno Bonifazi, l'Ing Stefano Babini, la Dott.ssa Egea Latini, l'Arch. Monia Illuminati e tutti gli enti che hanno collaborato fornendo i dati necessari al presente lavoro.




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