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ALLEGATO 1
Analisi dello stato attuale del territorio della Valdaso



 

 

ALLEGATO 1


1.1     Analisi territoriale

Quello della Valle dell'Aso è un vasto territorio che si apre, al centro del Piceno, lungo il corso del fiume Aso, dalle sorgenti nel cuore dei monti Sibillini, fino alle spiagge di Altidona, Pedaso e Campofilone (Fig.1.1).
Il paesaggio è particolarmente vario e articolato.

L'Aso ha le sue sorgenti a Foce di Montemonaco, circa a metà strada tra i due monti più famosi dei Sibillini, il Vettore (2476 m) e la Sibilla (2175 m).
Scendendo lungo il suo corso, lentamente la valle si apre; lungo le strade di collina si notano ovunque i segni dell'operosa e antica presenza dell'uomo: coltivazioni, per lo più di piccole dimensioni, disegnano, sui fianchi delle colline, tappeti di oliveti, vigneti e frutteti, spesso interrotti da boschi, calanchi e sottili strade rurali.
Sulle sommità delle colline spiccano, poi, i centri storici dei comuni, la maggior parte dei quali conserva, urbanisticamente, le tracce del Medioevo e dell'Età Comunale, anche se molti insediamenti persistono dall'antichità.
In particolare, nel territorio oggetto del presente studio, insistono i seguenti comuni: Altidona, Pedaso, Campofilone, Lapedona, Moresco, Montefiore dell'Aso, Monterubbiano, Carassai, Ortezzano, Monte Vidon Combatte, Montottone, Petritoli, Monterinaldo, Montalto delle Marche, Montelparo, Montedinove, Rotella, Force, Montefalcone Appennino, S. Vittoria in Matenano, Comunanza, Montefortino, Montemonaco e Montegallo.

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1.1.1     Evoluzione storica del territorio della Val D'Aso ed aspetti antropologici

La descrizione dell'evoluzione storica che porta un paesaggio ad assumere l'aspetto attuale, non è un'operazione così semplice e scontata come si potrebbe pensare.
Questo poiché la descrizione di tale processo di trasformazione non dovrebbe essere compiuta senza considerare la definizione stessa di paesaggio e gli elementi che essa implica.

Il paesaggio è un'entità geografica che esiste solo nel momento in cui la si intercetta con i sensi; di conseguenza può essere concepita come produzione immaginaria dell'uomo.
A proposito Ritter scriveva "Paesaggio è natura che si rivela esteticamente a chi la osserva e contempla con sentimento".

Sulla definizione di paesaggio esistono molte differenti e contrastanti versioni che nascono da basi disciplinari spesso lontane; le più importanti sono le seguenti:

  • Entità spaziale complessiva dello spazio vissuto dall'uomo (Troll, 1968);
  • I paesaggi riguardano nella totalità entità fisiche, ecologiche e geografiche che integrano e sono integrate dai processi umani e naturali (Naveh, 1987);
  • " Il paesaggio è un'area terrestre eterogenea composta da un cluster di ecosistemi interagenti e ripetuti con patterns simili in uno spazio geografico (Godron, 1986);
  • " Una particolare configurazione di topografia, copertura della vegetazione, uso del suolo e patterns insediativi che delimita alcune coerenze di processi naturali, culturali e di attività (Green et al., 1996).

Più semplicemente, il paesaggio è parte del territorio come essa è concepita dalle popolazioni, il cui aspetto può essere determinato da influssi naturali, seminaturali e antropici.
L'essere umano, con la sua percezione, identifica nel territorio il paesaggio, e con le sue attività può influenzarne in modo decisivo l'evoluzione.

Un approccio di studio al paesaggio deve, quindi, essere necessariamente di tipo integrato, considerando tutti gli elementi (fisico - chimici, biologici e socio-culturali) come insiemi aperti e in continuo rapporto dinamico tra loro.


Aspetti paesaggistici e storico culturali

L'aspetto storico del paesaggio piceno, costituito da colline intensamente lavorate degradanti verso il mare, ricche di alberi, alberate, fossi, strade campestri, vigne e terre da cereali alternate ad alberi da frutto ed olivi, seppur disturbato dalla proliferazione edilizia e dalla copertura delle vallate con impianti industriali, è la testimonianza di una costruzione secolare che si è formata anche attraverso la mediazione urbana (Fig.1.2).

Ogni paese aveva costituito già nel basso Medioevo un proprio territorio, colonizzandolo nei secoli attraverso il progressivo disboscamento e la messa a coltura dei suoli; il sistema agrario fondato, fino a tempi non troppo remoti, sulla mezzadria e sulla policoltura intensiva, ha portato alla crescita dei poderi, operata dai mezzadri, che hanno contribuito in maniera decisiva al presidio e alla "manutenzione" degli spazi interurbani.

Fattore determinante nella costruzione del paesaggio è stata la crescita demografica verificatasi nei secoli XVII - XX, che produsse due effetti:

  • La progressiva erosione dell'alberato e del prato naturale per far spazio ai cereali;
  • La trasformazione dell'allevamento.

L'elemento dominante del paesaggio piceno è quello dell'agricoltura, che per molti aspetti conserva i tratti di 50 anni fa; il gran numero di poderi è segnato dalle case coloniche ancora esistenti (costituenti una caratteristica della media collina) e dai centri urbani che punteggiano il territorio.
A conferma di questo rapporto tradizionalmente consolidato di relazioni tra casa contadina e struttura del paesaggio, tra quadri ambientali e organizzazione insediativa, economica e culturale della società agricola e urbana basta pensare che negli anni '90 la percentuale di popolazione che ancora viveva nelle case sparse non era trascurabile, ma si attestava intorno al 16%.

All'interno di questo paesaggio si collocava il reticolo dei centri abitati, situati quasi sempre al culmine collinare; la posizione sui rilievi di dorsale interessa la stragrande maggioranza dei capoluoghi di comune: esclusi quelli costieri (Altidona e Campofilone) solo Comunanza ha una posizione valliva.
La caratteristica principale di questi vecchi centri urbani, oltre che per l'uso del "cotto" quale materiale predominante, è data dall'organizzazione spaziale, costituita da una cinta urbica dotata di porte, con al centro i grandi edifici pubblici, palazzi, piazze, fontane, botteghe,…, con diminuzione dei volumi abitativi a mano a mano che si va verso le mura; all'esterno, lungo le strade di accesso alle porte, si allungavano i borghi su cui, oggi, si rilevano le espansioni recenti che talvolta determinano effetti stridenti con la dicotomia evidente tra il passato e il presente.

Questa organizzazione si presenta con qualche variabile lungo la costa, che ha ora assunto le caratteristiche di un insediamento continuo, con espansione lineare dei centri costieri dovuta alla presenza della linea ferroviaria.


Evoluzione storica dell'agricoltura e del paesaggio agrario nella valle dell'Aso

La valle dell'Aso, come del resto tutte le valli del bacino mediterraneo, è stata abitata fin da tempi remoti.
Segnali della presenza dell'uomo nell'età del Ferro si hanno dai ritrovamenti nei territori degli attuali comuni di Force, Montelparo, Monterubbiano e Montefiore dell'Aso.
Il Piceno ai tempi di Roma era rinomato per le sue produzioni agricole: non solo le olive di Ascoli, ma anche la frutta e i vini.
Il più ricercato era il Palmense delle colline litoranee, esportato in tutto l'impero, tra l'altro, dall'azienda di C. Barbula nella contrada che ancora oggi porta il suo nome in territorio di Altidona. Uve della varietà Bananica, Irtiola, oltrechè Palmense, venivano esportate in Gallia; i poeti Orazio e Giovenale, poi, citano le mele picene e Plinio le pere.
In età romana venne poi introdotto il pesco.

Il paesaggio della valle, agli inizi dell'era Cristiana, doveva somigliare molto all'attuale, fatta eccezione per il fondovalle non ancora bonificato.
A seguito della centuriazione e dell'affidamento di piccoli appezzamenti ai veterani, la valle si popolò di fattorie i cui resti sono spesso visibili in prossimità delle più antiche case coloniche.
Alla base della sistemazione agricola romana si trova la villa rustica, che ha a fianco le casae degli schiavi e la villa fructuaria per il deposito e la lavorazione dei prodotti.
La produzione è organizzata secondo il sistema del maggese biennale.
Questo sistema, introdotto dai romani, rappresentò un deciso progresso per lo sviluppo delle capacità produttive andando a sostituire l'arcaico sistema del debbio (preparazione del terreno col fuoco) o quello dei campi ad erba.
Probabilmente i romani mantennero l'antica usanza picena di utilizzare sostegni vivi per le viti maritate ad aceri, olmi o alberi da frutta, usanza restata fino ai giorni nostri.

Nella valle dell'Aso non sembra vi fossero città: molto si discute su Novana.
In ogni modo si può dire che tutta la campagna fosse urbanizzata. Strade ed acquedotti raggiungevano le singole villae ed i collegamenti con Fermo, Falerio, Cupra ed Ascoli erano abbastanza agevoli.
L'assetto romano non venne del tutto sconvolto nel corso del basso impero e a seguito delle invasioni del V e VI secolo.

La forte presenza dei benedettini di Farfa, che a partire dall'IX secolo hanno in Santa Vittoria in Matenano il loro punto di riferimento principale e nella valle dell'Aso i loro maggiori possessi, avvia una dinamica economica e sociale che porterà velocemente tutta l'area compresa tra Ascoli e Fermo ad assumere quei caratteri peculiari che tuttora conserva.
Essi consentono la formazione della piccola proprietà riconoscendo ai vassalli i diritti sulla terra che coltivano, stipulano contratti di enfiteusi o bonifica, che si risolvono generalmente anch'essi in proprietà, introducono e danno larga diffusione a forme di colonia parziaria.
Nonostante ciò, il patrimonio farfense si dissolse in breve in favore dei privati, ma anche per la cattiva gestione e per la crescente ingerenza del vescovo di Fermo.
Il successivo frazionamento delle proprietà è testimonianza di un nuovo forte interesse per la terra che, data la ripresa demografica attorno al Mille, comincia a riprendere un ruolo economico di prim'ordine.
In questi anni, grazie anche all'opera delle abbazie, si introducono nuove tecniche agricole (il giogo doppio di garrese per il traino animale, l'aratro pesante con versoio che sostituisce l'aratro chiodo, i mulini ad acqua, …) e si diffondono nuove colture (gelsi, agrumi, nuovi vitigni).
Le più attente ed impegnate cure dei contadini (molti dei quali sono anche proprietari della terra che coltivano o partecipano del prodotto) si ripercuotono sui lineamenti del paesaggio agrario nel quale si riflette, con l'ordine degli insediamenti, delle strade, delle siepi, dei filari e degli orti, la ripresa del sistema agrario del maggese biennale e del regime dei campi chiusi, rispetto al debbio e ai campi ad erba prevalenti nell'Alto Medioevo.
Anzi, in molti casi si passa al sistema dei "tre campi" nel quale al maggese e al cereale invernale seguono legumi o cereali a semina primaverile consentendo la destinazione a frumento dei due terzi dell'appezzamento anziché della metà.
E' proprio la ripresa della coltivazione del frumento, rispetto a quella dei cereali inferiori (farro, spelta, miglio, …), che si era largamente diffusa nelle età delle invasioni e nell'Alto Medioevo in quanto meno bisognoso di cure, il fatto nuovo di questi anni attorno al Mille.
Il nuovo ceto dei proprietari, medi, piccoli e piccolissimi, che si affianca ai signori feudali e agli ecclesiastici, dà vita tra il IX e l'XIII secolo, al comune, trasferendo la propria residenza in un luogo nuovo sulla sommità delle colline.
Corti, castelli e casali sparsi in campagna vengono abbandonati e distrutti per ragioni di sicurezza.
Nella valle dell'Aso sorgono una ventina di nuovi paesi.
Quelli della bassa valle e quelli che una volta erano luoghi feudali diventano castelli della città di Fermo, senza autonomia, retti da massari e controllati da un vicario fermano; quelli invece dove più forte era o era stata la presenza farfense, che aveva impedito il formarsi di feudalità e aveva favorito la piccola e la media proprietà, sono terrae, cioè liberi comuni.
Nella classificazione di Albornoz nel 1357 risulta che otto su dieci delle terrae parvae dell'attuale provincia di Ascoli Piceno erano situate nella Valle dell'Aso. Esse sono: Montefiore dell'Aso, Montalto, Montedinove, Force, Montelparo, Santa Vittoria in Matenano, Montemonaco e Montegallo.
Agli abati e ai proprietari che iniziano il movimento comunale si affiancano ben presto i rappresentanti delle arti e del popolo che hanno ugualmente modo di accedere alla piccola proprietà.
A Montalto, ad esempio, ai primi del Trecento, l'80% - 90% dei residenti risulta possidente, anche se di piccoli appezzamenti.
Il comune, quindi, si costituisce al suo contado definendo i confini del suo territorio e sposta entro le mura l'intera gestione del sistema economico e produttivo agricolo.
I primi che beneficiano del nuovo modello di vita associata sono proprio i servi della gleba.
Il territorio viene per la prima volta accatastato e le proprietà valutate non in base alla fertilità o alle colture ma alla loro distanza dal centro urbano, secondo linee concentriche dette senaite.
Si modella quindi un paesaggio che vede il paese sulla sommità del colle, al centro di una corona che ha una prima senaita suburbana di "cortine" formate di orti, vigne basse, giardini con vari alberi da frutto ed eventuali "cassine" per il ricovero degli attrezzi e dei piccoli animali; una terza e una quarta dove prevale la cerealicoltura, fino alle più lontane zone del pascolo, del bosco, delle "rote" o argini boscosi e paludosi del fiume dove pecore, capre, bufali, asini e cavalli abbondano, guardati dai soccidari che dividono l'utile dell'allevamento con i proprietari degli animali stessi.
Mai come in questa fase paese e campagna risultano integrati. L'iconografia e la letteratura del tempo ci mostrano le piazze urbane più simili alle aie e le vie quasi tratturi, ingombre di paglia e letame o di lino e canapa posti ad asciugare.

Il fervore della vita comunale, l'eccezionale volume delle produzioni e degli scambi dei prodotti agricoli ed artigiani, le grandi realizzazioni edilizie (palazzi comunali, residenze private, chiese romaniche e gotiche) si interrompono, però, bruscamente alla metà del Trecento.
Gli storici ne indicano le cause nell'esaurirsi della fertilità dei terreni, nel peggioramento del clima, negli eccessi della conflittualità interna e nell'arrivo della peste nera.
I comuni della valle sono coinvolti nelle guerre tra Ascoli e Fermo, nelle lotte tra i vari signori che aspirano a diventare tiranni delle città, nel gioco di equilibrio tra le forze guelfe e quelle ghibelline.
La popolazione si riduce di molto, l'attività agricola si ridimensiona, selve e pascoli riprendono il sopravvento sui coltivi, vanificando l'opera dei grandi dissodamenti e delle bonifiche che era avanzata dalla bassa valle fino all'area montana.

Tra il XV e il XVI secolo, a seguito dell'aprirsi di nuovi mercati e di porti italiani ed europei, si assiste ad un risveglio di interessi per l'agricoltura.
La proprietà terriera, passata nelle mani della "nobiltà di reggimento", di ecclesiastici e di borghesi a seguito dello smembramento dei feudi e dell'alienazione delle proprietà minori, avvia il recupero delle terre degradate ricorrendo a strumenti nuovi che attirano manodopera forestiera: sono i contratti di compartecipazione, e tra essi, il lavoreccio, antenato della mezzadria.
Si tratta di un contratto che riconosce al colono che fa le bonifiche e che coltiva a sue spese un appezzamento di terreno, i due terzi del raccolto.
La compartecipazione, rispetto all'enfiteusi, ha il vantaggio di favorire una buona tenuta della terra e un più razionale sfruttamento di essa, e soprattutto riduce il rischio economico in caso di carestie o di annate difficili, in quanto anche le perdite si dividono.

Nel corso del Quattrocento la strutturazione del paesaggio agrario va assumendo un'estrema raffinatezza di forme a seguito della frequenza delle opere di sistemazione dei pendii con ciglionature e terrazzamenti, e soprattutto, per la diffusione dei "campi a pigola", cioè di appezzamenti di varia forma circondati da siepi.
Mano a mano che si consolidano i possessi e le forme di conduzione e si amplia la maglia poderale, si ricomincia a costruire in campagna: prima si edificano le palombare o colombaie, torri di tipo urbano per l'allevamento dei piccioni ma usate anche come rifugio per i coltivatori e gli animali e come ricovero di attrezzi.
Se ne vedono ancora oggi nelle campagne di Campofilone, Montefiore, Moresco, Monterubbiano, Montelparo, Comunanza, ecc… .

Nel corso del Cinquecento, poi, alla palombara si affianca l'abitazione del coltivatore e molte altre case coloniche vengono costruite sui poderi già ben organizzati.
Gli addetti alle attività agricole vengono gradualmente "espulsi" dai paesi e sistemati nelle varie case di campagna. Tale fenomeno, comunque, appare molto più lento nella valle rispetto ad altre aree delle Marche centro - settentrionali.

Dopo una prima fase di forte espansione cerealicola con grandi disboscamenti e diffusi dissodamenti, a seguito della crisi del Seicento che, tra l'altro, modifica profondamente l'assetto della proprietà terriera, che si concentra nelle mani delle più solide famiglie urbane e degli ecclesiastici, il processo di appoderamento riprende nella seconda metà del Seicento per nuove vie e forme estremamente vantaggiose per la proprietà, che, questa volta dispone di manodopera in abbondanza.
Il recupero delle terre avviene non più disboscando ma piantando, associando cioè alla cerealicoltura, la vite, l'olivo, il gelso, gli alberi da frutto. Il risultato sarà una progressiva erosione "dell'imperialismo dei cereali panificabili", in gran parte responsabile delle carestie, e, visivamente, un suggestivo effetto di "movimento" del paesaggio agrario della valle.
Grande diffusione ha, in questa fase, il contratto di piantata, in base al quale un lavoratore effettua a proprie spese le piantagioni e le bonifiche su terre altrui, riconoscendo alla proprietà un terzo del prodotto e la facoltà, trascorsi dieci anni, di ricomprare le bonifiche effettuate.
Sulla base, poi, dell'obbligo della residenza sull'appezzamento, al lavoratore s'impone la costruzione di un "atterrato" o casa di terra, determinando, in tal modo, l'instaurarsi di un rapporto colonico che diventerà ben presto mezzadrile, tra i due soggetti interessati.

Il processo di diffusione dell'appoderamento e della mezzadria, nelle sue varie forme, appare ormai inarrestabile: questo contratto sarà il protagonista della definitiva sistemazione della valle attraverso i secoli XVIII e XIX. Agli inizi di questo periodo si registreranno nella zona oltre 13 case coloniche per Km2: 188 case a Campofilone, 337 a Montefiore, 440 a Montalto e così via.
Per opera dei mezzadri, che hanno pesanti obblighi di "fossa", in altre parole di porre a dimora un determinato numero di piante all'anno, il paesaggio agrario si anima con le linee delle alberate, dove le viti sono maritate all'acero campestre o intrecciate a festone tra i rami dei pioppi, con i filari dei gelsi, gli ulivi sparsi, le querce camporili e le siepi.

Intorno al 1720 nella valle dell'Aso viene introdotto il mais che ha un buon successo potendo sostituire nell'alimentazione contadina il grano che, per il suo alto valore sul mercato, viene in gran parte requisito dal proprietario. Legumi d'ogni sorta, canapa e lino si coltivano dal Medioevo.
Dalla seconda metà del Settecento e fino alla prima metà del Novecento un ruolo importante assume nella zona la bachicoltura, tanto che nelle nuove costruzioni coloniche si prevede la stanza per i bachi.

Nel frattempo inizia la bonifica del fondovalle con arginature e "forti" per restringere il corso dell'Aso. La bonifica si effettua col sistema della "varane", ossia colmate, in cui viene immessa acqua torbida, fatta poi defluire una volta depositato il fango.
Su tali colmate, tra Settecento e Ottocento si piantano numerose risaie, da Altidona fino a Petritoli. La coltivazione del riso, però, ritenuta dannosa alla salute pubblica, viene abolita intorno al 1830.

Dopo la grande carestia del 1816 - 1817 anche nella valle dell'Aso si diffonde la coltivazione della patata che, col mais, le erbe e i legumi, diventerà un alimento base dell'alimentazione contadina.
Nel corso dell'Ottocento s'introducono anche i prati artificiali di lupinella, trifoglio e sulla e, poi, di erba medica.
Con essi si diffonde l'allevamento bovino, prima sconosciuto o limitato alla produzione dei buoi da lavoro. Si comincia ad aggiogare le vacche, raddoppiando o triplicando le paia al traino in modo da eliminare gli infruttiferi buoi.
Le nuove case coloniche, o quelle rinnovate, saranno costruite in funzione della stalla, sviluppandosi in senso longitudinale.
La diffusione delle foraggiere e del mais consente l'introduzione della rotazione quinquennale e un miglioramento della produttività che, precedentemente, era attestata su tre - cinque volte la semina.

Una svolta definitiva per l'agricoltura e il paesaggio della valle si ha a partire dai primi del Novecento quando si introducono le coltivazioni industriali e la frutticoltura.
La prima coltivazione orticola finalizzata al mercato è quella del pisello, praticata nelle colline litoranee a partire dal 1870.

La ferrovia darà un impulso determinante al commercio dei prodotti agricoli, sostituendo efficacemente le lente vie di mare, e la stazione di Pedaso, prima ancora di quella di San Benedetto del Tronto, sarà il più importante scalo merci della provincia.

Nel 1906 s'introduce la taccola nei terreni asciutti di collina, mentre i canali dei mulini e altri scavati dai privati consentono la graduale diffusione della coltivazione del finocchio, del cavolfiore e del pomodoro da industria nel fondovalle.

I primi frutteti specializzati vengono piantati negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale.
Nel 1929 si costituisce il consorzio di bonifica della Valle dell'Aso che, a partire dal 1937, comincia la costruzione di canali di irrigazione consorziali.
Le coltivazioni orticole intensive si diffondono gradualmente ovunque nel fondovalle, mentre la frutticoltura risale la collina e si inoltra nella valle fin quasi sotto l'Appennino.
Fu proprio negli anni Trenta che l'agricoltura visse il suo momento di massima intensificazione. Allora esisteva la percentuale più alta di copertura vegetale degli ultimi 1000 anni, a significare che prima di allora un manto vegetale simile non c'era mai stato.
La vita era povera tanto che il mezzadro doveva giovarsi dell'ausilio di "casanti" o "casanolanti", pilastri del bracciantato agricolo per i quali bastava, come compenso, poco più di una scodella di fagioli.
Nonostante ciò, questi anni rappresentano il massimo dello splendore di quel mondo, in cui ogni persona ha segnato profondamente tutta la cultura, il paesaggio agrario e i valori del paese.

A tal proposito, in una tavola di Paolo Uccello, si può osservare un paesaggio agrario diverso da quello attuale e sopravvissuto fino agli anni Cinquanta: una coltivazione intensiva molto diffusa e il bosco ridotto a ben poco, specie in collina.

Le proprietà erano suddivise le une dalle altre da limiti molto precisi costituiti da pietre di confine, siepi, fossi e sentieri.
Allora la quercia adulta, che produceva un quintale di ghianda o poco più, era un punto cardine dell'organizzazione del territorio e della vita dell'agricoltore.
Garantire che le piante crescessero nel modo giusto era vissuto come un grande problema, così come la collocazione del pagliaio.
Questo senso dell'ordine portò ad una commistione di colture, cereali, erbai e filari di viti sorretti da fili e pali, tesi per la presenza di alberi da frutto.
La frutta prodotta in un podere di 10-20 ettari era di una quantità irrilevante rispetto ad oggi e la varietà delle colture, per nulla belle ma ricche di sapori, era stata selezionata attraverso i secoli perché vivessero a lungo, libere da malattie.

Nei campi non c'era palmo di terra che non fosse coltivato; così come nella vita quotidiana non c'era spazio per la noia, per la pigrizia e il soggetto che guidava l'azienda doveva saper fare di tutto.
Ciò per dire che l'ordine presente nei modi di vita e di lavoro (e quindi nella mente dell'agricoltore) era alla base di un edificio strutturale molto complesso ma irrimediabilmente preciso.
Basta pensare che nella casa vivevano due o tre coppie di figli, gli anziani e il garzone.
Di solito due erano i grandi "reggitori": l'anziano maschio che doveva occuparsi dei conti, dei rapporti con l'esterno e della conduzione dei campi, e la moglie, che in caso di morte del marito assumeva per intero il comando, fino a quel momento limitato al governo della casa.
Altro elemento caratterizzante la società di un tempo era il linguaggio; dai libri di Dino Tiberi emerge come questi uomini avessero un grande senso del pudore, tanto da non far pesare sugli altri i propri risentimenti, dal guardarsi dall'offendere, in modo da dare al rispetto il senso della quotidianità.
In famiglie così numerose, piene di assilli, ma orgogliose, una parola fuori luogo era in grado di provocare rotture insanabili. L'offesa, infatti, era una lama profonda che intaccava il concetto di unione.
Se la cultura ufficiale, cioè il parlare in lingua, era prerogativa del maestro, del parroco, del padrone e del farmacista, la pratica dialettale, a volte diversa negli accenti e nei significati da vallata a vallata, era il solo modo agevole e spontaneo per capirsi.
Il sapersi rapportare con chi sta in casa e con i vicini significava reggere, nel migliore dei modi, le sorti dell'azienda.
Il lavoro era sinonimo di "vita" e il termine lavoratore, riferito alle qualità della persona, era l'elogio massimo che si poteva fare, contrapposto a quello del "birbante" o del "vagabondo" che pure esistevano.

Nonostante gli eccezionali progressi dell'agricoltura quasi una metà degli abitanti si è vista costretta a lasciare la valle, nel secondo dopoguerra.
La meccanizzazione, da una parte, e la persistenza di arcaici rapporti di produzione, dall'altra, avevano incoraggiato la fuga verso realtà produttive nuove, di tipo industriale, che si sono giovate delle capacità imprenditoriali del mezzadro "pluriattivo" di queste campagne.

La valle con diverse migliaia di case coloniche abbandonate, nonostante negli ultimi due decenni abbia stabilizzato il proprio assetto demografico, resta notevolmente depauperata delle sue risorse e sempre più in difficoltà nell'opera di conservazione del sistema produttivo ed ambientale.

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1.1.2     Inquadramento territoriale d'area vasta

La provincia di Ascoli Piceno si estende su una superficie di 2087 Km2 e confina a Nord e Nord-Ovest con la provincia di Macerata, a Est con il Mare Adriatico, a Sud con l'Abruzzo (provincia di Teramo) e con il Lazio (provincia di Rieti) e a Sud-Ovest con l'Umbria (provincia di Perugia). (Fig.1.3)
Essa è situata nella parte meridionale della regione Marche, tra il basso corso del fiume Chienti e quello del Tronto.


Per quanto riguarda la presenza di aree protette, si segnala la vicinanza al Parco Nazionale dei Monti Sibillini e al Parco Nazionale dei Monti della Laga.
La configurazione geografica presenta una caratteristica struttura a "pettine" data da vallate che, dalle catene montuose appenniniche poste nell'area occidentale della provincia, si prolungano a Est fino alla costa adriatica.

La storia antica e recente della provincia di Ascoli Piceno, al pari di quella di tutte le Marche, non presenta caratteri di grande unità, essendo stata attraversata da orientamenti e tendenze politico - culturali molto diverse.
Questo è uno dei fattori che ha causato una notevole frammentazione degli insediamenti e un'altrettanto notevole carenza di strutture e funzioni di servizio.
Questa relativa debolezza ha prodotto, inoltre, situazioni di squilibrio, marginalità e un'accentuata tendenza all'esodo.

Il territorio della provincia di Ascoli Piceno negli ultimi anni è stato caratterizzato da una relativa stabilità demografica con processi di assestamento che hanno prodotto fenomeni di migrazione interna frenando le tendenze all'emigrazione, e ciò, in particolare a causa di un consistente sviluppo industriale che ha caratterizzato alcune aree (soprattutto nei bacini dei fiumi Tronto e Tenna).
Ciò ha provocato da un lato l'irrobustimento di alcuni sistemi insediativi sub-provinciali, dall'altro la formazione di aree di vero e proprio squilibrio.

La distribuzione della popolazione residente, per classi di ampiezza demografica, segnala una diffusa presenza di centri con popolazione superiore ai 10.000 abitanti che ricadono nell'area costiera dove si sono registrati anche i maggiori flussi migratori. Oltre il 60% della popolazione provinciale (circa 360.000 abitanti) risiede in pochi centri, di cui i maggiori sono, sia per consistenza che per ruolo funzionale, Ascoli Piceno con circa 58.000 abitanti, San Benedetto del Tronto con 48.000 ab. e Fermo con 36.000 ab.
Molto numeroso risulta l'insieme dei comuni con popolazione compresa tra i 2000 e i 10.000 abitanti ed alto il numero di comuni con meno di 2000 ab, con punte in basso di poche centinaia di residenti per comune.

La struttura insediativa provinciale è costituita da tre sottosistemi:

  • Sottosistema dell'area fermana: caratterizzato da una specializzazione produttiva monosettoriale incentrata sul polo calzaturiero;
  • Sottosistema longitudinale costiero: percorso da infrastrutture autostradali, stradali e ferroviarie, e maggiormente irrobustito in corrispondenza dei punti di saldatura ai due sottosistemi trasversali, San Benedetto a Sud e Porto S. Giorgio - S. Elpidio a Nord;
  • Area centrale (bacini dell'Aso e del Tesino) conserva situazioni insediative diffuse e le aree più interne si caratterizzano per una bassa densità abitativa e una forte fragilità insediativa.

Nel complesso si può quindi concludere che, all'interno dell'area provinciale coesistono problemi di congestionamento, di relativa stabilità e di accentuata marginalità.

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1.1.3     Inquadramento geomorfologico

La situazione morfologica presente nel territorio della valle dell'Aso è la conseguenza di una tettonica complessa che ha agito nel tardo Miocene fino a tempi recenti, con fasi alterne di compressione, stasi e sollevamento.

L'assetto geomorfologico di tale area è strettamente relazionato con la natura litologica dei terreni affioranti, l'assetto strutturale, le condizioni climatiche e l'azione antropica.
A causa della variabilità litologica di cui è caratterizzato l'assetto litostratigrafico e la concomitante azione erosiva dei corsi d'acqua presenti, si assiste ad una leggera differenziazione del paesaggio, con pendii più acclivi e meno affetti da fenomeni di instabilità in corrispondenza dei terreni più sabbiosi e/o ghiaiosi, aventi proprietà fisiche diverse e grado di resistenza all'erosione più elevato rispetto ai terreni dove la componente pelitica è prevalente.

Dal punto di vista geomorfologico si possono riconoscere queste due fasce:

  • Fascia costiera collinare


    Nei casi in cui la geologia è riferibile essenzialmente ai terreni del ciclo sedimentario plio - pleistocenico, è presente un aspetto del paesaggio generalmente collinare, con brusche variazioni topografiche in corrispondenza della presenza delle litologie riferibili ai conglomerati.
    In corrispondenza delle litologie più prettamente argillose il paesaggio tende ad assumere un aspetto collinare (bassa collina) con linee di crinale ampie ed uniformemente degradanti.

    Nelle aree più interne della fascia collinare, le condizioni di elevata acclività rispetto alle pendenze medie generali e la presenza di sedimenti pelitico - argillosi determinano marcate situazioni di dilavamento superficiale nei membri argillosi, con conseguente formazione di calanchi.
    La morfologia collinare risulta fortemente segnata dall'attività erosiva da parte delle acque dilavanti e canalizzate nonché dalla risposta, in termini di elevata degradabilità, dei terreni argillosi.

    Alla morfologia primaria, che caratterizza il territorio nella sua globalità, si associa un insieme di forme morfologiche secondarie più minute che qualificano la situazione evolutiva del territorio stesso; in particolare ci si riferisce ai fenomeni erosivi, i movimenti dei detriti, le aree di accumulo, l'azione delle acque e degli altri fattori meteorici, presenti, sebbene con caratteristiche differenziate, in gran parte degli ambiti.
    La zona di raccordo con la fascia morfologica propriamente montana, è costituita da terreni prevalentemente sabbioso-arenacei, appartenenti alla formazione della Laga. La morfologia dell'ambito in questione risulta mutevole e in generale media e aspra, con accordi tra le dorsali e le aree vallive addolciti di coperture detritiche, anche di notevole spessore, risultanti dalla degradabilità dei membri pelitici e marnosi.

  • Fascia montana


    Tale ambito territoriale è litologicamente caratterizzato dalle formazioni che vanno dal Calcare Massiccio alle Scaglie.
    Queste aree fin dal Trias Superiore si sono evidenziate per la presenza di un bacino sedimentario interrotto da alti strutturali (seaumonts) in cui le condizioni di mare poco profondo favorivano la deposizione della cosiddetta "serie condensata".
    E' stato pertanto mantenuto un assetto che si era definito, nei suoi caratteri essenziali, a partire dal Triassico superiore.
    La successiva compressione Tardo Miocenica, ha esasperato questa situazione, tramite la costruzione di un sistema a pieghe, che nonostante le azioni tettoniche più recenti, sono ancora riconoscibili nel territorio.
    Tale sistema mostra un verso di piegamento a est con pieghe fortemente asimmetriche.

    In tali aree un comportamento anomalo lo mostra il calcare massiccio, in quanto, a causa della notevole resistenza agli sforzi tettonici, non ha subito ripiegamenti sensibili, ma si è fratturato e smembrato in numerosi blocchi.
    Questa situazione ha generato forme caratteristiche, con morfologie aspre, versanti spesso verticali con rara vegetazione e scarse coperture detritiche.
    I prodotti della degradazione del calcare massiccio si sono, poi, accumulati alla base delle pareti, addolcendone il raccordo con il fondovalle.

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1.1.4     Inquadramento geologico

Nella fascia costiera, la geologia del territorio della Valle dell'Aso è caratterizzata essenzialmente dalla presenza di formazioni argillose e argillo-sabbiose del Plio-Pleistocene.
Su tali terreni insistono nelle aree a quote maggiori, depositi conglomeratici marini, mentre nelle zone di fondovalle, sono presenti terreni di deposizione fluviale.
Proseguendo verso l'interno i terreni argillo-sabbiosi Pleistocenici cedono il posto alle formazioni marnose del Miocene.
I passaggi stratigrafici tra le varie formazioni sono pressoché paralleli alla linea di costa con ampie fasce a litologia omogenea.

In particolare sono riconoscibili tre grandi macroaree:

  1. in prossimità delle sorgenti del fiume Aso, quindi nella zona montuosa, si trova un complesso carbonatico comprendente tutti i litotipi dolomitici, calcarei, calcareo - marnosi, marnosi ed argillosi della serie umbro - marchigiana, la cui formazione risale ad un'epoca compresa tra il Triassico e il Miocene inferiore.
    Si tratta per lo più di rocce lapidee e tenere, generalmente stratificate. Sono inoltre presenti detriti di falda recenti e depositi detritici periglaciali;
  2. nella zona intermedia, che confina con quella costiera, si trova un complesso terrigeno, comprendente alternanze di arenarie e marne delle successioni torbiditiche umbra e marchigiana, formatesi in un periodo geologico compreso tra il Pliocene superiore e il Miocene superiore. Si tratta di terreni eterogenici a struttura complessa, caratterizzati dalla presenza di sequenze, sia stratificate che caotiche, di rocce lapidee separate da argille o da argilliti variamente fratturate.
  3. nella zona costiera si trova, invece, un complesso di sedimenti post-orogenici, che comprende:
    • argille, limi, marne, sabbie e conglomerati della successione mio-plio-pleistocenica marina;
    • limi argillosi, sabbie e conglomerati lacustri e fluvio-lacustri;
    • detriti di origine alluvionale recenti ed attuali;
    • travertini;
    Si tratta in prevalenza di rocce sciolte che possono o meno presentare una struttura complessa.

Una descrizione più approfondita dei depositi continentali che interessano la valle è riportata di seguito:

  • Depositi marini


    Sulla fascia costiera oltre alla superficie di regressione infra-medio-pleistocenica, che costituisce qui la sommità dei rilievi, attualmente rimangono solo pochi lembi isolati e terrazzati a differenti quote degli antichi depositi di spiaggia, spesso piuttosto rimodellati da agenti subaerei e antropici.
    Essi sono in genere costituiti da ciottoli eterometrici prevalentemente calcarei, fortemente arrotondati e/o da sabbie piuttosto classate, in cui solo raramente si riescono ad individuare strutture sedimentarie.

  • Depositi fluviali


    Si riconoscono tre ordini principali di terrazzi alluvionali posti a differenti altezze sul fondovalle e prodotti, molto probabilmente in ambiente freddo, come'è testimoniato dalla presenza al loro interno di forme di crioturbazione e dalle frequenti interdigitazioni con depositi stratificati di versante riferibili ad un clima periglaciale.
    Il numero dei livelli terrazzati può localmente aumentare per effetto di meccanismi morfogenetici connessi direttamente (dislocazioni di superficie) o indirettamente (catture, deviazioni) con l'attività tettonica.
    Una genesi differente deve essere attribuita al livello terrazzato più basso e recente (4° ordine), posto generalmente pochi metri al di sopra dell'alveo attuale.
    Infatti, i materiali di questi depositi sono stati messi in posto soprattutto come conseguenza degli estesi disboscamenti effettuati per approvvigionamento di legname, per pascolo o per fini agricoli in epoca storica, mentre la loro incisione si è verificata in tempi recenti, soprattutto a seguito di attività antropiche che hanno rallentato l'apporto detritico dei versanti.

  • Deposito di versante


    Tra questi depositi risultano particolarmente interessanti i depositi stratificati di versante, formati da frammenti calcarei a spigoli vivi, appiattiti, di piccole dimensioni (2 -5 cm di lunghezza) e disposti secondo livelli e lenti di spessore variabile, talora dislocati da fenomeni neotettonici o da movimenti gravitativi.
    Questi livelli, più o meno discontinui, presentano un'inclinazione variabile tra i 15 e i 30 gradi e si differenziano l'uno dall'altro soprattutto per il contenuto in materiali fini (si passa da livelli formati quasi esclusivamente da clasti grossolani a livelli in cui i frammenti maggiori sono inglobati in una matrice argillosa).
    Tali depositi si osservano a diverse altitudini tanto sui versanti, quanto alla loro base, dove raggiungono qualora spessori piuttosto elevati.
    Particolarmente diffusi sono i depositi colluviali dati da materiale a prevalente granulometria fine, che spesso bordano con raccordi concavi i pendii collinari.
    Le coperture pluvio-glaciali poco potenti di versanti montani vengono diffusamente interessate da fenomeni franosi piuttosto superficiali, attivati da precipitazioni intense e prolungate.
    Movimenti lenti (soliflussi) e deformazioni plastiche interessano spesso gli stessi materiali anche nelle aree di impluvio dove presentano spessori notevolmente più elevati.
    Questi fenomeni risultano essere ciclici e fortemente legati alle precipitazioni atmosferiche, si possono attivare durante i periodi piovosi autunnali e/o primaverili e risultano stabili durante i periodi estivi scarsamente piovosi.

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1.1.5     Inquadramento idrologico

Al fine di operare un corretto inquadramento idrologico dell'area della valle dell'Aso è utile partire da un ragionamento a scala regionale.
L'assetto orografico delle Marche, caratterizzato dalla pressoché costante diminuzione delle quote andando dal margine occidentale della regione verso il litorale, fa sì che la quasi totalità dei corsi presenti nella regione dreni nel mare Adriatico.
Tra le caratteristiche comuni di questi corsi d'acqua, si può ricordare il loro carattere torrentizio, la loro ridotta lunghezza e il profilo trasversale asimmetrico delle loro valli.
Per quanto riguarda il primo punto, il carattere torrentizio dei corsi d'acqua marchigiani può essere bene evidenziato osservando l'andamento nel tempo delle portate, caratterizzate da piene sproporzionatamente grandi rispetto alle medie e alle magre.
Questo andamento può essere ricondotto al clima presente nell'area, caratterizzato da estati secche e piogge concentrate nel periodo autunnale ed invernale.
Almeno in parte tale regime è anche dovuto alla diffusa presenza di acquiferi calcarei che restituiscono ai fiumi le acque piovane in tempi piuttosto brevi, non omogeneizzando, quindi, le portate.

L'area oggetto del presente studio è caratterizzata dalla presenza del fiume Aso, le cui caratteristiche geografiche generali sono:

  • Superficie: 279,68 Km2;
  • Lunghezza: 58 Km;
  • Invasi:
    • Gerosa ⇒ volume invaso 12×106 m3;
    • La Pera ⇒ volume invaso 0.6×106 m3.

Questo corso d'acqua è completamente compreso nella provincia di Ascoli Piceno e nasce dalle pendici occidentali del massiccio di M. Porche (Monti Sibillini) e va a gettarsi nel mare Adriatico in località Pedaso.

Affluenti sono a sinistra il torrente Indaco, a destra il torrente Pallone.
Lungo il corso d'acqua esistono due invasi artificiali: la diga di Gerosa con una capacità di accumulo di circa 12 milioni di m3 di acqua e il lago artificiale di La Pera con una capacità di circa 700.000 m3.

La portata media del fiume, desunta dagli annali dell'ufficio idrografico di Bologna, ha come valore medio (anni 1931 - 1935) 2,32 m3/s in località Comunanza di Littorio, ed un valore medio (anni 1936 - 1953) di 2,35 m3/s in località Comunanza Sant'Anna.
I dati medi delle portate mensili in località Comunanza Sant'Anna, mettono in evidenza la diminuzione dei valori medi durante il periodo agosto - ottobre con un valore minimo di 1,5 m3/s (Grafico 1.1).

Grafico 1.1 Portate medie mensili dell'Aso in località Comunanza Sant'Anna

In località Comunanza del Littorio, le portate medie mensili mostrano un andamento tipico, caratterizzato da un abbassamento di portata durante il periodo luglio - ottobre (Grafico 1.2).

Grafico 1.2 Portate medie mensili dell'Aso in località Comunanza del Littorio

Gli sbarramenti sono stati costruiti per venire incontro alla domanda d'acqua maggiore durante il periodo estivo-autunnale, quando le portate diminuiscono.

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1.1.6     Inquadramento vegetazionale

Per compiere un corretto inquadramento vegetazionale di un'area è fondamentale dare alcune definizioni.

Innanzitutto i termini "flora" e "vegetazione" implicano concetti differenti.
La flora è l'insieme delle specie che vivono in un determinato spazio geograficamente ben definito, mentre la vegetazione è l'insieme di individui coerenti con il posto nel quale crescono e con la disposizione che essi hanno assunto.
Per vegetazione si intende, quindi, il modo di raggrupparsi delle specie vegetali, in relazione all'ambiente in cui vivono.
Altro concetto importante è quello di "associazione vegetale" o "fitocenosi"; in proposito completa è la definizione proposta da Tuxen:
"E' come un gruppo di lavoro di piante, selezionato nella sua composizione specifica dall'ambiente, che si trova in un equilibrio sociologico - dinamico come struttura attiva autoregolantesi e autorigenerantesi nella concorrenza per lo spazio, sostanze nutritive, acqua ed energia; in essa ciascuno agisce su tutto; essa è caratterizzata dall'armonia tra ambiente e produzione e tutti i fenomeni vitali come forma, colore e svolgimento temporale".

L'associazione vegetale è data quindi da un complesso di piante in equilibrio tra di loro e con l'ambiente che le circonda.
Le associazioni vegetali sono influenzate, in modo determinante, dai fattori ecologici (topografici, climatici, edifici, biologici ed antropici), tra cui quello predominante è rappresentato dal clima.
In particolare le variazioni climatiche sono caratteristiche soprattutto delle zone montuose, dove, secondo il variare dell'altitudine, le specie della flora e della vegetazione si distribuiscono in fasce che si susseguono l'una all'altra, denominate piani altitudinali; a ciascun piano altitudinale corrisponde un determinato tipo di vegetazione.

In relazione alle fasce altimetriche si possono distinguere sette zone:

  1. zona marina sommersa: da 0 a -30 m s.l.m.
  2. zona mediterranea o sempreverde o dell'ulivo: da 0 a 100 - 975 m s.l.m.
  3. zona di transizione: dal mare a 100 - 300 m s.l.m.
  4. zona submontana o del castagno e della rovere: dai 100 ai 1300 m s.l.m.
  5. zona montana o delle conifere e del faggio: dai 900 - 1300 ai 1400 - 2100 m s.l.m.
  6. zona subalpina o degli arbusti alpini: dai 1400 - 2100 ai 1600 - 2350 m s.l.m.
  7. zona alpina o scoperta: dai 1600 - 2350 m s.l.m. in su.

Nella valle dell'Aso sono rappresentate tutte le zone sopra indicate, ad eccezione della zona 3; la zona 2 va da 0 a 150-200 m s.l.m. ed ha buone potenzialità per la lecceta e talvolta il pino d'Aleppo; la zona 4 arriva fino a 1000 m s.l.m., con il querceto di roverella e l'Orno-Ostrieto; la 5 va dai 1000 ai 1800 m s.l.m., con la faggeta e talvolta l'abete bianco, la 6 dai 1800 ai 1900 m s.l.m., con gli arbusti contorti e le brughiere alpine; infine, la 7 arriva oltre i 1800 - 1900 m s.l.m., con la fascia dei pascoli di altitudine.

Se la vegetazione del territorio viene lasciata libera di svilupparsi per un tempo infinitamente lungo, durante il quale il clima rimane costante, raggiungerà, con il passare degli anni, un completo equilibrio con le condizioni ambientali e non vi sarà più alcuna ulteriore evoluzione.
Si parla in questo caso di associazione climax che rappresenta la più complessa vegetazione che si può sviluppare in determinate condizioni climatiche e che raggiunge il massimo sfruttamento possibile dello spazio, della luce, dell'acqua e di tutti gli altri fattori necessari alla vita delle piante.

L'aspetto più interessante è la stabilità: basta che un solo fattore sia alterato che l'associazione subisce trasformazioni in senso contrario a quello naturale con l'affermarsi di processi di regressione o di degradazione.

Altri due termini non trascurabili sono la "vegetazione reale o naturale attuale" e la "vegetazione potenziale". La vegetazione reale è quella presente nel momento del rilevamento ed è spesso il risultato dell'azione dell'uomo nel corso dei secoli; la vegetazione potenziale è invece quella che si otterrebbe senza l'intervento dell'uomo con una spontanea evoluzione verso lo stadio finale stabile della vegetazione. Questa premessa è fondamentale per poter analizzare la vegetazione reale e potenziale del comprensorio della Valle dell'Aso.

La vegetazione potenziale

La vegetazione potenziale della valle dell'Aso segue una ben precisa distribuzione; nella fascia nelle dirette vicinanze del fiume era presente la vegetazione ripariale costituita dalle alleanze del Salicion, Populion albae, Alno - Ulmion.
Nel piano collinare rientravano le due alleanze dell'Orno - Ostryon e del Quercion - Pubescenti - Petraeae, mentre nel piano montano la vegetazione forestale apparteneva al Geranio Nodosi - Fagion.
Alleanza che poteva articolarsi in aspetti termofili alle quote inferiori, e in aspetti più nettamente montani a quote superiori.
E' da includere la presenza, alle quote più elevate, di consorzi misti di faggio e abete bianco.
Al di sopra della fascia forestale si estendeva una fascia di vegetazione arbustiva di cui oggi rimangono solo poche tracce dovute alla presenza del ginepro e di poche altre specie.
Alcune tracce di pascoli d'altitudine sono, inoltre, presenti nel territorio alle quote più elevate.

La vegetazione reale ⇒ situazione attuale

L'elemento più rappresentativo del territorio montano è dato dalle foreste di caducifoglie, che un tempo occupavano un territorio molto più vasto di quello attuale.
L'uomo ne ha, infatti, ridotto la distribuzione a favore di pascoli, campi coltivati, aree industriali, strade e rimboschimenti con piante non autoctone.
Gli incendi, poi, prevalentemente dolosi, aggravano la situazione determinando il grave degrado di molti territori.
Si perde, così, l'importante azione protettiva del bosco nei confronti, soprattutto, della regolazione della circolazione idrica ed eolica. Questa funzione si esercita mediante l'intercettazione delle precipitazioni da parte della chioma e la conseguente riduzione dello scorrimento superficiale delle acque. Le necessità del pascolo, praticato soprattutto nei secoli passati, hanno finito per riversare nelle aree boscate un numero eccessivo di animali, con effetti devastanti.
I fenomeni erosivi in aree prive di copertura forestale si svolgono con notevole rapidità: il terreno, dopo aver perso gli orizzonti superficiali ricchi di frazioni colloidali, presenta una capacità di ritenuta modesta e le caratteristiche fisiche degli strati profondi, messi a nudo, favoriscono il ruscellamento, determinando, quindi, una notevole perturbazione del bilancio idrico.
Un tale ecosistema è destinato ad una lenta involuzione con l'impoverimento progressivo delle formazioni vegetali, fino alla sopravvivenza di poche specie di modesto valore produttivo.
Il frequente ripetersi di fenomeni franosi e di alluvioni, anche nelle annate in cui le precipitazioni sono scarse, sono la diretta conseguenza della notevole diminuzione delle superfici boscate e del loro non buono stato.
Un aspetto spesso trascurato dell'erosione è quello che riguarda le zone periurbane.
Nelle aree di espansione dei centri abitati più grandi si alternano, di solito, zone industriali, zone rurali e infrastrutture nelle quali si verifica un'intensa movimentazione del terreno.
Il suolo rimane, così, esposto per lunghi periodi di tempo all'azione delle acque e del vento, senza tener conto che il trasporto solido delle particelle terrose rappresenta un elemento che favorisce l'inquinamento delle acque e dell'aria.
La conservazione delle aree boscate nelle zone periurbane e l'estensione di fasce arboree in prossimità dei centri abitati rappresentano degli elementi fondamentali per la difesa di quella parte di territorio che viene più intensamente utilizzata dall'uomo.

Per quanto riguarda la vegetazione naturale nel territorio in esame, sono rappresentati due grandi gruppi fisionomici e precisamente formazioni erbacee e formazioni arboree.

Formazioni erbacee

Le uniche formazioni erbacee di origine primaria, ossia esistenti in natura senza l'intervento dell'uomo, sono i PASCOLI DI ALTITUDINE (Seslerieti, Festuceti).
Questi sono tipici della fascia altimetrica superiore ai 1700-1800 metri di quota, e si sviluppano a partire dal punto in cui il bosco trova gradualmente condizioni climatiche meno favorevoli e cioè al termine della fascia altimetrica propria del faggio.
Esempi di pascoli di altitudine si trovano nella catena dei Monti Sibillini.

Nelle aree montane l'uomo con il disboscamento ha cercato nel passato nuovi spazi da destinare al pascolo: le formazioni erbacee che hanno preso il posto in precedenza ricoperto dai boschi sono quindi di origine secondaria e prendono il nome di PASCOLI MONTANI; i PRATI FALCIABILI sono invece formazioni erbacee ottenute dall'uomo in stazioni fresche fertili, con una cotica erbosa stabile e che vengono sfalciati per ottenere fieno.

L'azione dell'uomo ha riguardato anche e soprattutto le zone collinari dove quasi ovunque è stata eliminata la vegetazione forestale originaria sostituita da prati, erbai polititi e monoliti, orti e frutteti.

Anche la VEGETAZIONE LITORANEA DELLE DUNE, formata da piante alofite presenti lungo le coste sabbiose, appartiene alle formazioni erbacee di origine primaria.
Pochissimi sono gli ambienti dove ancora si conserva questa fitocenosi, a causa della diffusione degli stabilimenti balneari, della costruzione di strade e dell'intensa pressione antropica.

Formazioni arboree

In passato ricoprivano quasi tutto il territorio, ma oggi, a causa dell'intervento dell'uomo, occupano una superficie notevolmente minore e sono rappresentate soprattutto da fustaie e da boschi cedui.
Questi ultimi rappresentano due forme di governo dei boschi: nel governo a fustaia il bosco è ottenuto da seme e si rinnova per seme con disseminazione naturale o con il trapianto di piantine provenienti dal vivaio (riproduzione gamica); nel governo a ceduo si interrompe l'accrescimento naturale degli alberi con tagli periodici, sfruttando la possibilità delle latifoglie forestali di emettere polloni dalla ceppaia rimasta sul terreno (riproduzione agamica o vegetativa); questi polloni vanno a costituire il nuovo bosco ceduo.

Nel territorio in questione, inoltre, frequente è la presenza di macchie, ossia di una vegetazione di alti cespugli e di bassi alberi.
I tipi di formazioni arboree presenti nella valle dell'Aso sono:

  1. SCLEROFILLE SEMPREVERDI con specie a foglie dure e persistenti
    • eccete
  2. FORESTE DI CADUCIFOGLIE
    • boschi di orniello e carpino nero
    • querceti
    • boschi di carpino bianco
    • castagneti
    • boschi di faggio
    • boschi riparali
  3. FORESTE DI AGHIFOGLIE
    • boschi misti di abete e faggio
  4. ORIZZONTE DEGLI ARBUSTI CONTORTI

In molti casi questa vegetazione è stata sostituita dalle colture agrarie e dai rimboschimenti.

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1.1.7     Inquadramento faunistico

La fauna di un'area dipende, nella sua composizione, da fattori storici pregressi, paleogeografici e paleoclimatici, e da fattori attuali, ambientali ed ecologici.
La ricchezza faunistica di un'area è, quindi, il risultato della storia dell'area stessa (tempo di emersione, articolazione geografica nei periodi successivi all'emersione, collegamenti con altre terre emerse, situazione climatica), che ne ha permesso il popolamento, e della sua complessità attuale, che permette la permanenza del popolamento stesso.

Un territorio con una lunga storia e con un complicato alternarsi di vicende geografiche e climatiche, che lo hanno isolato o collegato con altri territori, è quindi, almeno dal punto di vista biogeografico storico, un buon candidato ad un'alta biodiversità.
Se poi questo territorio non è omogeneo, ma vario ed articolato, con montagne alte e valli profonde, con ghiacciai a pochi chilometri dal mare, con una struttura del paesaggio vegetale ricca e complessa, allora è evidente che anche una fauna ricca e complessa ha potuto popolare questo territorio, come risultato di colonizzazioni, ma anche di fenomeni di isolamento e di speciazione.
E' questo il caso del territorio della provincia di Ascoli Piceno.

Purtroppo, la particolarità del territorio provinciale ricco di presenze floristiche e faunistiche ha subito, nel corso dei secoli, profonde modificazioni ed alterazioni a causa dell'interazione dell'attività umana, arrivando all'estinzione per alcune specie.
In proposito, l'attività estrattiva rappresenta una delle realtà produttive che promuove notevoli impatti sulla fauna.

Presenze faunistiche di rilievo

Per ottenere un quadro completo delle condizioni faunistiche della Valle dell'Aso è utile puntare l'attenzione sulle principali specie di fauna selvatica rilevate nel presente territorio.
In particolare si trovano le seguenti specie:

  • Fagiano (Phasianus colchicus)

    A livello provinciale la popolazione del fagiano è costituita da sub-popolazioni parzialmente o completamente isolate, localizzate in aree protette o a servizio venatorio riservato; nel territorio aperto alla caccia sono assenti le dinamiche naturali: i nuclei di selvaggina non sono autosufficienti, ma vengono mantenuti attraverso massicci ripopolamenti con l'immissione annuale di migliaia di capi provenienti per la maggior parte da allevamenti.
    Dalla carta attuale delle vocazioni faunistiche si evince come i comprensori di pianura e di bassa collina siano caratterizzati da un'elevata potenzialità, mentre una vocazionalità intermedia si attesta nell'area alto-collinare e pedemontana.

  • Starna (Perdix perdix)

    Per questa specie risulta difficile operare la distinzione tra popolazioni create artificialmente aventi durata limitata e nuclei naturalizzati o, comunque, autosufficienti e autoriproducentesi.
    Dopo un periodo di massima abbondanza, intorno all'inizio del secolo scorso, la starna ha avuto un declino generalizzato e inarrestabile che, in Europa ha assunto proporzioni drammatiche a partire dal secondo dopoguerra; declino che si è manifestato sia nella diminuzione del numero di individui, sia nella contrazione dell'areale, soprattutto nelle fasce periferiche.
    Nella provincia di Ascoli Piceno la condizione di questa specie continua ad essere molto critica, in quanto le presenze non danno alcuna garanzia di stabilità né tanto meno di potenziale espansione.
    La starna è un competitore diretto del fagiano, per cui la massiccia presenza e la maggiore adattabilità di quest'ultimo ne limita fortemente l'espansione nell'intero territorio.

  • Lepre (Lepus aeropaeus)

    La situazione della lepre è molto simile a quella descritta per il fagiano, dove sub-popolazioni parzialmente o completamente isolate sono presenti solo in aree protette o ad esercizio venatorio riservato; nel territorio aperto alla caccia, invece, sono assenti le dinamiche naturali, i nuclei di selvaggina non sono autosufficienti, ma vengono mantenuti attraverso ripopolamenti con l'immissione annuale di capi provenienti in parte da allevamenti e in parte dalle catture svolte nelle Zone di Ripopolamento e Cattura.
    Dal punto di vista della vocazione faunistica si riscontra un'elevata potenzialità nei distretti di pianura e di bassa collina e una vocazionalità intermedia nell'area alto-collinare e pedemontana.

  • Cinghiale (Sus scrofa)

    Il cinghiale è una specie di forte impatto, che negli ultimi anni sta raggiungendo indici di numerosità elevati occupando un'areale sempre più vasto, che dalle zone prettamente montane si sta allargando fino a trovare esemplari anche in prossimità delle zone costiere.
    L'obiettivo prioritario che deve essere perseguito, sia dagli enti pubblici, che dagli istituti di gestione venatoria e dalle associazioni agricole, è il contenimento, entro i limiti di tollerabilità, dell'impatto che questa specie esercita sulle attività agricole.

  • Capriolo (Capreolus capreolus)

    Questa specie non sembra avere la consistenza che un ambiente così idoneo, come quello della valle dell'Aso, potrebbe far supporre.
    Questa situazione è dovuta a molti fattori, tra i quali una probabile sottostima del numero degli esemplari presenti, il forte impatto della caccia in battuta al cinghiale con mute di cani, un certo grado di bracconaggio e prelievo illegale.
    Tenendo in considerazione la situazione attuale e considerando le esigenze della specie, si può affermare che il capriolo potrebbe attestarsi su buona parte del territorio, soprattutto lungo gli alvei fluviali.
    Allo stato attuale la specie non presenta particolari problematiche di ordine economico: il suo grado di sedentarietà e territorialismo, le dimensioni modeste e le aree vitali ridotte, non lasciano presupporre impatti significativi se non a densità molto elevate. Generalmente il capriolo è stato sempre considerato un animale del bosco la cui diffusione era associata ad un'elevata presenza di boschi o foreste con fitto sottobosco; ultimamente si ritiene invece importante la presenza concomitante di boschi e di aree aperte (soprattutto coltivi a rotazione) con arbusteti.
    In pratica sembrano avere affetti positivi tutti gli ambienti caratterizzati da un'elevata diversificazione ambientale.

  • Volpe (Vulpes vulpes)

    La volpe è diffusa ovunque nella provincia di Ascoli Piceno; la sua distribuzione interessa tutto il territorio dalla costa fino ai crinali appenninici.
    Le uniche aree non occupate sembrano essere i grandi centri urbani, benché talvolta sia segnalato qualche avvistamento anche in queste zone; il fenomeno dell'urbanizzazione delle popolazioni di volpe, comune in altri paesi europei e in particolare in Inghilterra, è privo di riscontri nella realtà provinciale.

  • Corvidi

    Le specie di corvidi regolarmente nidificanti nel presente territorio sono la cornacchia grigia(Corpus corone cornix), la gazza (Pica pica), la ghiandaia (Garrulus glandarus) e la taccola (Corpus monedula).
    Negli ambiente rupestri d'altitudine dei Monti Sibillini vi sono, inoltre, il gracchio corallino (Phyrrochorax phyrrochorax) ed il gracchio alpino (Phyrrochorax graculus).
    Le specie più comuni e diffuse sono la cornacchia grigia e la gazza, specie ad ampia tolleranza ecologica, in quanto dotate di uno spiccato opportunismo trofico e di una parziale antropofilia; questi elementi hanno determinato negli ultimi anni un aumento considerevole del numero di esemplari e del loro areale.
    La gazza, ad esempio, appare oggi in espansione ed è presente in quasi tutti i piani altitudinali.
    Un'elevata densità di queste due specie, può localmente determinare problemi legati, in primo luogo, al danneggiamento che essi possono provocare alle colture agricole, ma anche una forte pressione predatoria sulle uova ed i nidiacei di altri uccelli, soprattutto passeriformi e galliformi che nidificano sul terreno, interferendo notevolmente sul loro tasso annuo di natalità.

  • Nutria (Myocastor corpus)

    La nutria è un roditore originario del Sud America importato in Italia negli anni 30 per essere allevato come animale da pelliccia.
    A seguito di fughe accidentali dagli allevamenti la nutria ha raggiunto, grazie alla sua prolificità, all'adattabilità e alla mancanza di predatori, una distribuzione molto ampia con densità localmente elevate.
    L'habitat tipico è costituito dalle aree rivierasche delle acque dolci, paludi, laghi e fiumi a lento scorrimento; si insedia preferibilmente nelle zone ricche di vegetazione, spingendosi anche lontano dalle rive in cerca di cibo o durante gli spostamenti tra diverse zone umide.
    Preferisce le zone di pianura, ma può spingersi in ogni modo anche oltre i 1000 m di quota.
    Le principali problematiche gestionali sono dovute al fatto che si tratta di una specie estranea alla fauna locale, il cui sviluppo, in mancanza di fattori limitanti, può avere ripercussioni sia sulle componenti faunistiche, sia su quelle vegetazionale che su quelle antropiche.
    In ambito provinciale mancano dati riguardanti l'eventuale presenza e densità di questa specie.

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1.1.8     Aspetti economici del territorio piceno

Il sistema produttivo marchigiano, che rappresenta il 2,6% della ricchezza nazionale, ha fatto registrare un incremento del Valore Aggiunto pari al 4% rispetto al 2003, crescita che si attesta al di sopra del dato nazionale (+3,7%).

grafico 1.3

Grafico 1.3 Valore aggiunto provinciale.
- dati 2004 - Fonte: Camera di Commercio.

Ancona è la provincia che concorre maggiormente alla formazione del V.A. marchigiano, rappresentando il 38% circa del totale regionale; a seguire vi è la provincia di Ascoli Piceno, che produce il 24% della ricchezza marchigiana e che ha registrato un incremento, rispetto al 2003, pari al 3,3% (Grafico 1.3).

Lo sviluppo economico della provincia di Ascoli Piceno è rappresentato da una notevole vitalità imprenditoriale, con una presenza di piccole e medie imprese capillarmente diffuse nel territorio ed organizzate in distretti industriali e poli di specializzazione produttiva.
Osservando la dinamica della struttura produttiva della provincia di Ascoli, si evince che in questo territorio il comparto dei "servizi" rappresenta la componente prevalente del valore aggiunto locale. L'industria, in senso stretto, rappresenta il secondo comparto per ordine d'importanza, anche se l'andamento denuncia un'evoluzione pressoché stazionaria.
L'agricoltura presenta, invece, un trend sostanzialmente decrescente, con due picchi positivi nel 1997 e nel 2001.
Per quanto concerne la composizione delle forze lavoro della provincia, che ammontano a 159.000 unità, si può rilevare che il 4,7% lavora nell'agricoltura, il 45% nell'industria ed il rimanente 50,3% nel terziario.

grafico 1.4

Grafico 1.4 Distribuzione aziende attive

Analizzando i dati sulle imprese per settore di attività economica, si osserva che le 41.328 imprese attive nel Piceno sono così distribuite: il 25% opera nell'agricoltura e pesca; il 17% nell'industria; il 13% nelle costruzioni; il 23% nel commercio; il 4% nel settore degli "alberghi e ristoranti" e il restante 18% nelle altre attività di servizi (Grafico 1.4).

Inoltre, confrontando l'andamento dei principali settori di attività rispetto al 2004, si osserva complessivamente una contrazione del numero delle imprese operanti nel settore primario (-1,6%) e nell'industria in senso stretto (-0,35%); mentre sono in crescita le "costruzioni" (+4,5%), il "commercio" (+0,8%), gli "alberghi e ristoranti" (+2,6%) e i "servizi alle imprese" (+4,1%) e alle persone (+2,4%).
Nel comparto manifatturiero prevale il settore calzaturiero e delle attività collegate, ma costituiscono realtà importanti le produzioni chimiche, meccaniche, agro-industriali, dell'elettronica e quelle del legno e della carta.

Da sottolineare il consistente peso dell'artigianato, di fatti Ascoli Piceno risulta la prima provincia delle Marche per "presenza artigiana" con il 27% a livello regionale.

Al fine di comprendere al meglio la situazione economica attuale e le cause che hanno portato alla definizione del presente quadro, risulta utile compiere un breve ma esaustivo excursus storico dello sviluppo economico della provincia picena.

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STORIA DELLO SVILUPPO ECONOMICO DELLA PROVINCIA PICENA

Fino agli anni '50 la provincia di Ascoli presenta una struttura economica prevalentemente fondata sull'agricoltura, che allora costituiva la fonte principale di reddito ed occupazione: ben il 65,4% della forza lavoro era di fatti impegnata nel settore primario.
Con gli anni '60 inizia il decollo industriale nella fascia costiera e nei comuni limitrofi, che possono usufruire di moderne reti di comunicazione e di un tessuto ricco di attività economiche, che ha come epicentro i comuni del fermano e della Val Tenna da una parte, e i comuni litoranei di S. Benedetto del Tronto, Cupramarittima e Grottammare dall'altra.
I due modelli di sviluppo industriale sono profondamente diversi: nell'area del fermano e della Val Tenna si assiste ad uno sviluppo endogeno, tipico dell'industrializzazione diffusa, fondato su imprese autoctone, prevalentemente piccole, distribuite a ragnatela sul territorio, alimentate da una forza lavoro flessibile, proveniente dall'agricoltura, in particolare dalla famiglia ex-mezzadrile che costituisce ancora il perno dell'organizzazione sociale, mentre nell'altra area la direttice dello sviluppo poggia sulle attività marinare e artigianali, connesse alla città di S. Benedetto del Tronto, che può contare, inoltre, sull'incremento del turismo, da sempre comparto forte e motore delle attività commerciali del territorio.
Le nuove opportunità di occupazione favoriscono la migrazione delle forze lavoro sulla direttrice monte-mare.
Inizia, così, l'inarrestabile declino demografico dell'area montana le cui forze lavoro migrano verso la costa; si innesta, conseguentemente, un processo irreversibile di senilizzazione della popolazione residente, processo comune ad altre zone interne della regione e del territorio nazionale.
Negli anni '70 si accentuano i processi di industrializzazione delle valli dell'Aso e del Tenna, trainate dall'industria calzaturiera e dalle attività indotte, mentre si avvia al declino il ruolo dell'agricoltura.
Non trascurabile è poi il fatto che in questi anni si dispiegano in pieno gli effetti sinergici degli insediamenti produttivi, determinati dai benifici della Cassa del Mezzogiorno sulla fascia costiera e sull'immediato entroterra.
Grazie a tali agevolazioni, qui si trasferiscono imprese dalle dimensioni medio-grandi appartenenti a gruppi industriali del Nord o a multinazionali e decollano i comparti dell'edilizia, della meccanica, dell'agro-alimentare e del tessile-abbigliamento.
Gli anni '80 possono essere definiti gli anni del consolidamento industriale, anche se i differenti tipi di sviluppo Nord-Sud permangono nella provincia: industrializzazione diffusa con piccole-medie imprese nel fermano e grandi aziende nella vallata del Tronto e sulla costa.
Si accentua il fenomeno di spopolamento delle aree montane e dei comuni più interni a cui fa riscontro un incremento demografico nei comuni interessati dalle nuove aree industriali.
La fine dei benefici della Cassa del Mezzogiorno e la crisi congiunturale dell'economia caratterizzano gli anni '90.
In questo periodo muta il panorama industriale della provincia: nella parte più a Nord, le piccole e medie imprese si ristrutturano, perseguono programmi di qualità e puntano all'esportazione, riuscendo a contenere i costi grazie anche alla struttura familiare delle aziende e al lavoro "a domicilio".
Nella parte meridionale, alcune grandi imprese abbandonano il territorio, altre subiscono pesanti processi di ristrutturazione, mentre alcune piccole e medie imprese altamente specializzate assumono un ruolo leader nel territorio e recuperano una parte dell'occupazione presente nell'indotto, prima al servizio delle grandi industrie.
Nel nuovo scenario economico nascono 12 poli specialistici: calzature, carta e cartotecnica, minuterie metalliche, pelletteria, abbigliamento, apparecchiature elettroniche, cappelli, catena del freddo, edilizia ed attività collegate, mobile, trafilerie e cavi, lavorazione del filo di ferro.

Scenario economico anni '60

Nel decennio 1961-71 è la fascia costiera a registrare l'incremento demografico più sostenuto, con una crescita del 20,6%. A guidare questo trend positivo è il comune di S. Benedetto del Tronto, che registra un incremento del 34,3%, seguito da Grottammare con una variazione del 34%.
L'incremento di residenti in questi due comuni litoranei è indotta dalle numerose occasioni di lavoro originate dal grande centro di S. Benedetto del Tronto, situato sulla direttrice delle principali vie di comunicazione della dorsale adriatica e già noto come stazione turistico-balneare.
Qui il commercio riveste aspetti di grande dinamismo e gli insediamenti artigianali ed industriali, con aree dedicate, sono già attivi alla fine degli anni '50 e producono occupazione.
L'altro grande polo attrattivo sulla costa è Porto San Giorgio, che cresce del 26,5%, seguito da Fermo, con l'11,5%, centri interessati da una consolidata industrializzazione diffusa.
In decremento, a vantaggio dei centri maggiori, i piccoli comuni costieri quali Altidona (-7,2%), Campofilone (-11,1%), Massignano (-17,3%); fa eccezione Pedaso che aumenta del 10%.

Proprio negli anni '60 tutti i comuni compresi nella fascia montana della provincia subiscono un vero tracollo demografico con tassi di variazione in picchiata che vanno da -19% di Comunanza, il comune che resiste maggiormente, a -41,3% di Montefalcone Appennino.
Così le aree interne della provincia, pur ricche di notevoli valenze naturalistiche ed ambientali si "marginalizzano", con il delinearsi della situazione di squilibrio territoriale che ancora oggi persiste.
Anche per i comuni localizzati nella fascia più valliva dell'Aso questi anni sono cruciali; tale area subisce un decremento del 26,1%. L'emigrazione di massa tocca punte vertiginose a Monte Vidon Combatte (-37,8%), Montottone (-32,2%), Carassai (-29,5%).
In queste zone l'esodo salta la consueta fase che vedeva il trasferimento dei residenti dai centri storici verso le aree pianeggianti, più idonee allo sviluppo delle aree produttive, consentendo un drenaggio a valle della popolazione pur mantenendola nel territorio comunale.
Il salto dei confini comunali determina così una più accentuata fase di crisi in tale macro-area che non vede nascere i primi nuclei elementari produttivi. L'esodo si sviluppa secondo tre direttrici principali:

  • i comuni calzaturieri dell'area del fermano;
  • i centri della fascia costiera;
  • l'abbandono del territorio provinciale con preferenza verso la direttrice Emilia-Romagna.

Sviluppo economico anni '70

L'intervento della Cassa del Mezzogiorno, alla fine degli anni '60 nella provincia picena, dispiega i suoi effetti negli anni '70.
L'avvento di tali provvidenze ha un notevole impatto sulla popolazione residente nella fascia costiera (+22,1%), nella parte valliva dell'Aso (-13,9%) e nell'area montana (-10,2%).

L'evoluzione dell'intervento può essere così sintetizzata:

  • prima fase 1950 - 1957: in cui le risorse vengono prevalentemente orientate all'agricoltura, alle sistemazioni fondiarie, alle bonifiche e alla viabilità;
  • seconda fase 1957 - 1965: con la legge 634/'57 si verifica lo spostamento delle risorse verso il settore industriale;
  • terza fase 1965 - 1971: con la legge 717/'65 viene introdotto il tasso agevolato per tutti i settori d'intervento, ossia la concessione di prestiti a tassi notevolmente inferiori a quelli di mercato;
  • quarta fase 1971 - 1976: con la legge 853/'71 si avvia il trasferimento parziale delle competenze alle Regioni;
  • quinta fase 1976 - 1986: la legge 183/'76 programma interventi per l'industrializzazione con incentivi finanziari, contributivi, tecnici e di progettazione ed istituisce il fondo per la ristrutturazione e la riconversione industriale;
  • sesta fase 1984 - 1992: prende avvio con la soppressione della Cassa del Mezzogiorno (D.P.R. 6/08/1984).

L'area dei 25 comuni che godono dell'intervento della Cassa del Mezzogiorno (tra i quali si evidenziano Comunanza, Force, Montegallo e Rotella) presenta un sistema produttivo che, a fianco di micro-imprese a base prevalentemente familiare, vede ora unità produttive di medie e grandi dimensioni.
Soprattutto nel settore industriale si registrano tassi di crescita annui del 7,8% e si registra la seguente ridistribuzione della forza lavoro:

  • Agricoltura: dal 27,6% al 13,2%;
  • Industria: dal 42,3% al 48,8%;
  • Terziario: dal 30% al 38%.

In particolare, nella fascia costiera si sommano gli effetti sinergici dello sviluppo iniziato negli anni '60 con gli effetti dell'intervento della Cassa del Mezzogiorno; continua l'incremento dei centri come Grottammare (+16,3%), S. Benedetto del Tronto (+6,6%) e anche i piccoli comuni della costa, quali Altidona, cominciano a crescere (+5,4%) o a ridurre le perdite.
I comuni più vallivi continuano, invece, a rappresentare una "linea di frattura" nello sviluppo, isolata a Nord dall'area calzaturiera in espansione, e a Sud dalla zona agevolata dalla Cassa del Mezzogiorno.
Tutti i comuni continuano a perdere popolazione con punte del 20,6% a Carassai, del 19,1% a Monte Vidon Combatte e del 19% a Moresco.
Infine, per quanto concerne l'area montana, la perdita di popolazione subisce un rallentamento, specie in alcuni comuni quali Comunanza, Rotella e Force, che rientrando nelle agevolazioni vedono sorgere importanti stabilimenti metalmeccanici, come la Merloni elettrodomestici.
Fattore questo che unito ad un'incentivazione del turismo nel bacino dei Sibillini frena gli esodi degli anni '50 e '60.

Scenario economico degli anni '80

Tra il 1981 e il 1991 la provincia di Ascoli registra un aumento dei residenti del 2,2%, un incremento nettamente più elevato di quello delle Marche (+1,2%) e di quello nazionale (+0,4%).
Una crescita spiegabile con la sensibile ondata migratoria che ha avuto luogo nel corso degli anni '80 per l'espansione ed il consolidamento sia del sistema delle piccole e medie imprese che delle aziende di maggiori dimensioni con un tasso di occupazione nell'industria tra i più elevati del paese.

Nell'area costiera la crescita continua anche se in misura più contenuta (+1,3%) sull'onda dei benefici della Cassa del Mezzogiorno e sullo sviluppo di attività quali il commerciale ed il terziario avanzato.
Si vanno ridefinendo i ruoli tra il grande centro costiero di S. Benedetto del Tronto, che perde popolazione (-4,6%) e i centri minori lungo la costa, che continuano a crescere anche per gli alti costi delle abitazioni e degli affitti che caratterizzano il comune di S. Benedetto e per l'esaurimento delle aree di espansione edilizia di pertinenza.
Per quanto riguarda la valle dell'Aso continua il calo demografico ma il trend è più contenuto, tanto che si può parlare di stabilizzazione demografica.
Ci sono comuni in ripresa, come Lapedona (2,2%) e Ortezzano (+1,6%), i quali subiscono gli effetti positivi dei vicini comuni di Monteurano, Montegranaro e Montegiorgio, ove l'industria delle calzature e le attività connesse hanno travalicato i confini della Val Tenna.
Altri continuano a diminuire come Carassai (-6,2%) e Monte Vidon Combatte, in quanto decentrati rispetto alle grandi aree industriali ed artigianali e con l'agricoltura in declino.
Sebbene rallentata continua la perdita della popolazione residente (-5%), mentre resta pressoché stazionaria la popolazione attiva e cresce il tasso di attività.
I comuni di Comunanza, Montedinove e Montelparo sono caratterizzati da un discreto tasso di crescita economica conseguente all'insediamento di alcune industrie.
Per contro, i comuni più a ridosso dell'Appennino, quali Force e Montefalcone Appennino registrano una considerevole migrazione verso le altre aree più facili all'insediamento di attività economiche e quindi più vicine alle fonti di occupazione.

Scenario economico anni '90

Se gli anni '80 hanno rappresentato il consolidamento del tessuto economico della provincia sia per le piccole e medie imprese che per le aziende di maggiori dimensioni, proiettando il territorio piceno ai tassi più elevati di occupazione dell'industria, la perdita dei benefici della Cassa del Mezzogiorno ha prodotto negli anni '90 grossi cambiamenti nel sistema produttivo.
In particolare:

  • riorganizzazione interna delle aziende;
  • ridimensionamento delle grandi imprese;
  • ridimensionamento delle piccole imprese operanti nell'indotto;
  • crisi occupazionale diffusa, cassa integrazione e liste di mobilità dei lavoratori;
  • contrazione del n° delle imprese industriali dalle 12.081 unità del '91 alle 10.928 del '95 (-10%).

I dati del 1996 denotano una certa ripresa nella provincia, passando ad 11.179 imprese industriali, un 2,3% in più che denota una seppur parziale ritrovata vitalità e dinamismo.
Ancora una volta è la fascia costiera a presentare il ritmo di crescita più sostenuto della provincia, con una variazione positiva del +3,7%.
Gli incrementi demografici più rilevanti si registrano ad Altidona con +16,1%.
Questo trend è collegato alla dislocazione nell'area costiera di alcuni poli specialistici, quali calzature, industria del freddo e lavorazione dei prodotti ittici.
A ciò vanno aggiunte le dinamiche connesse al terziario con l'espansione delle attività commerciali e turistiche.
Per quanto riguarda la valle dell'Aso, negli anni '90 risulta molto contenuta la diminuzione della popolazione (-0,3%); si notano spostamenti interni tra i vari comuni determinati dalla localizzazione di nuove imprese e quindi dalle offerte di lavoro. Cresce notevolmente il comune di Monte Vidon Combatte (+58,7%) anche se gli indici di partenza sono modesti.
Crescono anche i comuni di Moresco (+3,5%) e Ortezzano (+2,3%), mentre il comune di Carassai guida la classifica dei decrementi, con -5,6%.
Il tessuto economico dell'area s'incentra sulle colture agricole specializzate come la produzione ortofrutticola e vitivinicola.
Anche nell'area montana si è registrato un rallentamento del decremento della popolazione residente, con un tasso del -1,9%. Perdono maggiormente residenti i comuni delle zone più interne, quali Montegallo (-16,4%), Montefalcone Appennino (-10,2%), Montefortino (-5,3%) e Montemonaco (-5,8%).
Ciononostante, registra un buon incremento il comune di Comunanza (+2,4%), grazie alla sua zona industriale.

Il quadro economico attuale può essere descritto considerando i tre macro - settori economici separatamente.

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AGRICOLTURA

Il settore agricolo dell'area è caratterizzato da una forte integrazione con il tessuto sociale ed economico; fenomeno storicamente favorito dalla particolare morfologia del territorio costituito in gran parte da collina a bassa acclività e a media fertilità che ha permesso la diffusione delle coltivazioni delle aree lungo le principali vallate fino all'alta collina preappenninica.
Il processo d'industrializzazione ha, poi, ridotto sensibilmente il ruolo di questo settore che vanta una tradizione secolare.
Nonostante ciò questo settore mantiene una valenza importante nell'economia provinciale, sia per quanto riguarda il n. di addetti, sia come capacità di concorrere all'integrazione dei redditi familiari, come avviene principalmente nelle aree montane.

In base al Quarto Censimento generale dell'agricoltura, nel 1991, nella provincia di Ascoli Piceno erano presenti 23.130 aziende agricole, pari al 28,6% del totale regionale.
Sulla base dei dati del Quinto Censimento dell'agricoltura (2001) si è riscontrato una diminuzione dell'11,6% sul totale delle aziende agricole; variazione riscontrata non solo a livello provinciale, ma in termini molto più marcati (-18%) a livello regionale.
Per questo motivo le 20.452 aziende agricole ascolane rappresentano ora il 31% del totale regionale.
Rispetto ai dati del 1990 è inoltre riscontrabile una diminuzione dell'11,4% della superficie agricola totale e del 10% della superficie agricola utilizzata.
Prevalgono tra le coltivazioni i seminativi con quasi il 70% della superficie agricola utilizzata, le coltivazioni legnose agrarie rappresentano il 19%, mentre il rimanente 14% è da attribuire ai prati permanenti e ai pascoli (Tab.1.1 - 1.2).

  AZIENDE AGRICOLE SUPERFICIE TOTALE (ha) SUPERFICIE AGRICOLA
UTILIZZATA (ha)
  2000 1990 Var. % 2000 1990 Var. % 2000 1990 Var. %
Ascoli Piceno 20452 23130 -11.6 150719 170043 -11.4 103587 115133 -10.0
Marche 66283 80832 -18.0 707472 793919 -10.9 503977 549143 -8.2


Tabella 1.1. Aziende agricole, superficie totale e superficie agricola utilizzata a livello provinciale e regionale - Dati ISTAT anno 2000.

 

  SUPERFICIE AGRICOLA UTILIZZATA
  Seminativi (ha) Coltivazioni legnose agrarie (ha) Prati permanenti e pascoli (ha) Totale (ha)
Ascoli Piceno 69277 19302 15008 103587


Tabella 1.2. Ripartizione per forma di conduzione della superficie agricola utilizzata Dati ISTAT anno 2000.

La maggior parte delle imprese è localizzata nelle aree della valle del Tronto, nel fermano e nella valle dell'Aso, mentre valori marginali sono riscontrabili nei territori montani.
Si nota inoltre, una marcata prevalenza delle imprese di piccole dimensioni a conduzione diretta del coltivatore, pari quasi al 90% del totale delle imprese.

Sulla base del profilo pedologico e morfologico, nel territorio provinciale possono essere individuate tre sub-aree con caratteristiche relativamente omogenee:

  • la collina litoranea irrigua;
  • la collina litoranea asciutta;
  • la collina interna.

Nella prima area, comprendente in gran parte i comuni costieri, il settore agricolo è maggiormente dinamico, potendo contare su favorevoli condizioni climatiche e pedologiche e un buon sistema infrastrutturale.

La zona di collina asciutta è costituita dalla tipica media e bassa collina, dove sia l'acclività che la fertilità dei terreni hanno consentito il consolidamento di una delle più qualificate zone di produzione vitivinicola (Rosso Piceno Superiore); sempre qui sono diffuse l'olivicoltura (oliva nera ascolana e da olio) e coltivazioni varie (barbabietole, girasole,…).
Parimenti importante è la presenza di un'area diffusa ad alta specializzazione nella coltivazione della pesca.

Nella terza area, a ridosso della catena appenninica, sono evidenti i caratteri di marginalità del sistema agricolo, basato su colture estensive ma con dimensioni aziendali inadeguate che non consentono il raggiungimento di condizioni di efficienza tecnico-economica.
Infine, per quanto riguarda i comuni localizzati lungo l'arco appenninico, gli aspetti orografici e pedoclimatici condizionano fortemente le attività agricole non consentendo il raggiungimento di condizioni reddittuali accettabili.
In tale zona è prevalente l'utilizzo del suolo per la frutticoltura e per le coltivazioni foraggere permanenti, mentre i boschi coprono il 40% della superficie totale.

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INDUSTRIA

L'industria assume un peso determinante nel sistema produttivo della provincia di Ascoli Piceno, in particolare il comparto manifatturiero che conta ben 51.353 addetti con un indice d'industrializzazione, calcolato come rapporto tra addetti al settore e la popolazione residente, pari al 13,99%.
Nella parte settentrionale della provincia, corrispondente al distretto industriale del fermano, si registra un indice d'industrializzazione del 28,05%, con un indice di specializzazione manifatturiera nel settore calzaturiero che raggiunge l'82,68%, grazie alla presenza di un fitto tessuto di piccole e medie imprese.
La valle del Tronto e la fascia costiera si caratterizzano per una maggiore diversificazione della base manifatturiera con elevati indici di specializzazione nei settori delle apparecchiature elettroniche, dei prodotti in metallo, del tessile - abbigliamento e dell'industria alimentare.
Nell'area montana spicca il valore della meccanica con un indice di specializzazione del 24,86%.
Tale comparto si concentra prevalentemente nel "triangolo industriale" di Force, Comunanza e Rotella; significativa anche la presenza dell'industria alimentare, con indici di specializzazione del 12,21%.
L'indice d'industrializzazione più basso si riscontra nella parte valliva del fiume Aso (Tab.1.3), un territorio ad attitudine prevalentemente agricola.
L'indice di specializzazione più alto (43,17%) si osserva nel settore calzaturiero, ma importanti sono anche il comparto alimentare, e l'industria del legno e del mobile.

  INDICE D'INDUSTRIALIZZAZIONE
%
FASCIA COSTIERA 10,32
VALLE DELL'ASO 9,26
AREA MONTANA 12,40


Tabella 1.3. Indice d'industrializzazione per ambiti territoriali -Fonte: PTCP Ascoli Piceno.

Come si può notare nella Tabella 1.4, nel variegato settore manifatturiero è presente una forte concentrazione di Unità Locali (U.L.) ed addetti nel reparto delle "industrie conciarie, fabbricazione prodotti in cuoio, pelle e similari", in particolare nel gruppo di attività "fabbricazione di calzature", che da solo rappresenta il 43% delle U.L. del settore e il 47% degli addetti.
La forte vocazione della provincia verso le calzature non rappresenta comunque la sola attività produttiva locale.
Infatti, anche se con numeri sostanzialmente inferiori a quelli del calzaturiero, l'industria alimentare nel Piceno conta 678 U.L. ed impiega oltre 3800 addetti, la lavorazione dei prodotti in metallo è presente in 568 U.L. e 5364 addetti e la "meccatronica" comprende 757 U.L. con 5447 addetti.

ATTIVITA' ECONOMICHE Ascoli Piceno Distribuzione %
Unità locali Addetti Unità locali Addetti
ATTIVITA' MANIFATTURIERE 6.816 51.325 100 100
INDUSTRIE ALIMENTARI DELLE BEVANDE E DEL TABACCO 678 3.857 10 8
INDUSTRIE TESSILI E DELL'ABBIGLIAMENTO 475 3.555 7 7
INDUSTRIE CONCIARIE, FABBRICAZIONE DI PRODOTTI IN CUOIO, PELLE E SIMILARI 3.055 24.902 45 49
INDUSTRIA DEL LEGNO E DEI PRODOTTI IN LEGNO 340 1.207 5 2
FABBRICAZIONE DELLA CARTA E DEI PRODOTTI DI CARTA: STAMPA ED EDITORIA 273 1.523 4 3
FABBRICAZIONE DI COKE, RAFFINERIE DI PETROLIO, TRATTAMENTO DEI COMBUSTIBILI NUCLEARI 5 70 0 0
FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI E DI FIBRE SINTETICHE E ARTIFICIALI 31 949 0 2
FABBRICAZIONE DI ARTICOLI DI GOMMA E MATERIE PLASTICHE 124 1.890 2 4
FABBRICAZIONE DI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI 203 784 3 2
FABBRICAZIONE DI METALLO E DI PRODOTTI IN METALLO 568 5.364 8 10
FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI MECCANICI 317 2.949 5 6
FABBRICAZIONE DI MACCHINE ELETTRICHE E DI APPARECCHIATURE OTTICHE 440 2.498 6 5
FABBRICAZIONE DI MEZZI DI TRASPORTO 30 365 0 1


Tabella 1.4. Unità locali ed addetti per imprese - Fonte: Camera di Commercio di A. Piceno 2001.

Osservando quindi i dati in valore assoluto si rileva nel 2001 una struttura produttiva del piceno fortemente specializzata nella fabbricazione di calzature, anche se dal 1991 sono in netta crescita nuovi settori quali:

  • fabbricazione macchine (+36%U.L.; +56% addetti);
  • lavorazioni prodotti in metalli (+13% U.L.; 18% addetti);
  • fabbricazione di macchine elettriche (+13% U.L.; +12% addetti).

In termini tendenziali, invece, il settore calzaturiero ha subito nell'ultimo decennio una contrazione del 16% per le unità locali e del 10% per gli addetti.
Rispetto al totale del manifatturiero rilevato nel 1991, si osserva in provincia una generale contrazione del settore, pari all'8% per le U.L. e del 7% per gli addetti, diminuzione che si accentua in comparti quali il tessile-abbigliamento, la chimica-gomma, metalli e minerali, e la meccanica tradizionale e di precisione.

Terziario

Il comparto dei servizi rappresenta, nella realtà provinciale, il 66% delle unità locali presenti nel territorio, assorbendo più o meno il 50% della forza lavoro.
Non trascurabile è, poi, il fatto che questo settore, nel decennio 1991 - 2001, è cresciuto del 14% in entrambi i termini.
Dalla Tabella 1.5 emerge che il terziario piceno è composto prevalentemente dal settore del commercio, che rappresenta da solo il 44% delle unità locali e il 41% della forza lavoro nei servizi.
In particolare è il commercio al dettaglio ad assumere un peso di primaria importanza nell'economia picena, con il 24% delle U.L. del terziario totale e il 22% degli addetti.
Da sottolineare anche che il settore "ricerca, attività imprenditoriali e professionali" pesa sul complesso dei servizi per il 24% in termini di U.L. e per il 21% in termini di addetti, con una rilevante percentuale in entrambi i termini nella divisione "attività e servizi alle imprese" (19% U.L. e 16% addetti).

ATTIVITA' ECONOMICHE Ascoli Piceno Distribuzione %
Unità locali Addetti Unità locali Addetti
COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO 9.844 21.185 44 41
Commercio al dettaglio 5.344 11.108 24 22
ALBERGHI E RISTORANTI 1.957 5.173 9 10
TRASPORTI, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONE 1.316 5.186 6 10
INTERMEDIAZIONE MONETARIA E FINANZIARIA 771 2.770 3 5
RICERCA E ALTRE ATTIVITA' PROFESSIONALI E IMPRENDITORIALI 5.399 10.612 24 21
Attivita' e servizi alle imprese 4.170 8.311 19 16
ISTRUZIONE 93 231 0 0
SANITA' E ALTRI SERVIZI SOCIALI 1.167 2.087 5 4
ALTRI SERVIZI PUBBLICI, SOCIALI E PERSONALI 1.951 4.099 9 8
TOTALE TERZIARIO 22.498 51.343 100 100


Tabella 1.5. Caratterizzazione del settore terziario nella provincia di Ascoli Piceno.

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1.1.9     Sistema della mobilità nel territorio provinciale

Per quanto concerne il sistema della mobilità nella provincia di Ascoli Piceno, il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale pone come obiettivo principale il raggiungimento della sostenibilità e il suo mantenimento.
Si tratta di un obiettivo di ampio respiro, correlato a numerosi elementi e a diversi fattori del contesto territoriale, la cui formulazione può essere così articolata:

  • consentire un accesso sicuro, economicamente attuabile e socialmente accettabile a persone, luoghi, beni e servizi;
  • proteggere gli ecosistemi evitando i superamenti di carichi e i livelli critici per la loro integrità;
  • promuovere l'educazione e la partecipazione della comunità alle decisioni relative ai trasporti;
  • ricondurre la mobilità al suo effettivo ruolo di mezzo finalizzato all'accessibilità, la quale va soddisfatta anche operando su altri settori di intervento, quali l'innovazione tecnologica e la pianificazione urbanistica e territoriale.

Su questa base è stata, poi, delineata una serie di obiettivi specifici che prevede:

  • la razionalizzazione dell'offerta di trasporto cercando di far corrispondere ad ogni spostamento la combinazione dei modi di trasporto più adeguata ed efficiente dai punti di vista economico ed ambientale;
  • la gestione della domanda di trasporto delle persone in modo da favorire le modalità di spostamento più sostenibili, talvolta rispetto all'auto privata;
  • la gestione della domanda di trasporto delle merci in modo da favorire il trasporto ferroviario;
  • lo sviluppo della modalità di spostamento in bicicletta, in grado di garantire flessibilità per brevi spostamenti in ambiti circoscritti (la cosiddetta viabilità dolce).

Il conseguimento di questo obiettivo non può non tener conto di alcune necessità che derivano dal dover affrontare importanti problemi, quali:

  • il forte congestionamento del traffico costiero con la S.S.16, che attraversa il cuore di centri importanti e fortemente urbanizzati come S. Benedetto del Tronto e, andando verso nord, Grottammare, Cupra Marittima, Pedaso, Porto S. Giorgio e Porto S. Elpidio;
  • la carenza di collegamenti intervallivi nord - sud che comporta l'aggravamento del traffico sulla direttrice costiera parallela all'asse autostradale, oltre che l'allungamento dei tempi di mobilità ed il disagio per i territori di collina interna caratterizzati da una forte presenza di PMI;
  • l'inadeguatezza ed in alcuni casi l'inesistenza di collegamenti est - ovest che rendono difficoltosa, se non impossibile, la penetrazione del territorio in quest'asse, costituendo un motivo di isolamento dell'area pur a fronte di enormi potenzialità dal punto di vista economico e turistico.

Il PTC individua, pertanto, due precise direzioni da seguire, relative al miglioramento dell'accessibilità del territorio provinciale.

La prima riguarda il miglioramento del sistema dei collegamenti all'interno del territorio provinciale, riducendo il grave congestionamento costiero.
Allo scopo è stato ritenuto necessario promuovere e portare a compimento le seguenti iniziative:

  • rete ferroviaria
    • realizzazione della "Metropolitana di superficie" nell'ambito dei seguenti tratti: Ascoli - San Benedetto; Martinsicuro - Pedaso; Pedaso - Civitanova Marche.
      L'adozione di questa tipologia di trasporti presuppone, tra l'altro, la realizzazione di almeno 10 nuove fermate, l'eliminazione di tutti i passaggi a livello e l'elettrificazione della tratta Ascoli - Porto d'Ascoli;
  • rete autostradale
    • realizzazione del casello di Porto Sant'Elpidio;
    • realizzazione di adeguate bretelle di raccordo tra i caselli autostradali di Porto Sant'Elpidio, Porto San Giorgio e Pedaso e la viabilità valliva di riferimento;
  • rete stradale
    • completamento del tracciato viario medio collinare della "Mezzina" da Castel di Lama alla Girola di Fermo;
    • realizzazione della cosiddetta "Mare - Monti" del fermano, tra Amandola e Porto Sant'Elpidio;
    • ultimazione ed apertura al traffico del Traforo di Croce di Casale e delle relative bretelle di collegamento alla ex S.S.78;
    • ammodernamento ad ampliamento della Valdaso, in particolare nei tratti Comunanza - Ponte Maglio e Pedaso - Rubbianello
    • ammodernamento ed ampliamento del tracciato vallivo lungo l'Ete Vivo tra il bivio di Grottazzolina ed il casello autostradale di Porto San Giorgio.
      Per l'ultimo tratto è prevista la realizzazione di una bretella in sponda destra fino a Caldarette di Fermo;
    • realizzazione della circonvallazione di Fermo;
    • realizzazione del tracciato vallivo lungo l'Ete Morto tra Massa Fermana ed allaccio alla Mezzina in posizione intermedia tra Torre San Patrizio e Monte Urano;
    • completamento della sopraelevata di San Benedetto.

La seconda concerne, invece, il miglioramento del rapporto del territorio piceno con il contesto sovraprovinciale in cui è inserito.
A tale scopo è stato ritenuto necessario promuovere le seguenti iniziative:

  • rete ferroviaria
    • redazione dello studio di fattibilità per la realizzazione della tratta Ascoli Piceno - Antrodoco, nell'ambito del più ampio progetto denominato "Ferrovia dei due mari";
    • elettrificazione della tratta ferroviaria Ascoli - Porto d'Ascoli per favorire il trasporto delle merci su ferro, attualmente scoraggiato dall'inadeguatezza dei locomotori diesel e delle conseguenti rotture di carico.
  • rete autostradale
    • potenziamento del corridoio autostradale adriatico (A14) per l'intero tracciato in territorio provinciale: dopo la realizzazione della terza corsia nel tratto nord della provincia si pensa di studiare e realizzare nuove soluzioni per il tratto successivo;
  • rete stradale
    • ammodernamento della SS 4 "Salaria", nel tratto tra Acquasanta e Arquata, al fine di migliorare il collegamento sia con Roma che verso Perugia;
    • realizzazione del collegamento tra il raccordo autostradale Ascoli - Mare (punto di incrocio con la strada Mezzina) e la "Pedemontana Abruzzo - Marche" (in fase di realizzazione); tale collegamento consente una connessione con l'autostrada A24 per tutti i territori medio collinari del piceno attraversati dalla "Mezzina";
    • ammodernamento del tratto marchigiano della SS 81 Piceno Aprutina. Tale intervento, che completa il programma in atto sulla stessa arteria nel tratto abruzzese, oltre a rendere più agevole il collegamento con i territori interni del teramano, va a migliorare l'asse pedemontano dei parchi (Gran Sasso - Laga e Sibillini).

Come esplicitato all'inizio del paragrafo, uno degli obiettivi specifici per il raggiungimento della sostenibilità nel sistema della mobilità nel territorio provinciale, è rappresentato dallo sviluppo della modalità di spostamento in bicicletta.
A tal proposito l'amministrazione provinciale ha promosso il cosiddetto "progetto MO.DO.", cui obiettivo principale è la costituzione di un'articolata rete di piste ciclabili che colleghi la costa Adriatica ai sentieri dell'entroterra del piceno, mediante un naturale percorso "a pettine".

L'amministrazione stessa ha già ottenuto un finanziamento per la pista ciclabile "Onde Verdi" in zona valle del torrente Menocchia: il progetto definitivo prevede che il percorso si sviluppi per 10 Km, dal comune di Massignano a quello di Carassai, prolungando pertanto il tracciato, seguendo gli argini del torrente, nel territorio di Cupra Marittima per permettere il collegamento con la dorsale Adriatica. Strategico, oltre la fascia costiera, risulta il corridoio vallivo del Tronto che rappresenta la derivazione più importante per l'entroterra montano con i suoi quasi 37 Km di piste ciclabili.

Di particolare interesse il percorso nella zona di Campolungo nel territorio di Ascoli, un'area caratterizzata da particolari valenze naturalistiche e di paesaggio agrario. Infine, anche l'Unione dei comuni Valdaso ha proposto un itinerario "Lung'Aso", come corridoio verde d'ingresso nei Sibillini.

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1.2     Analisi economica

In riferimento alla struttura economica e sociale della Valle dell'Aso, si evidenzia, a differenza dell'andamento provinciale, un maggior peso del settore primario rispetto ai comparti industriale e terziario, a conferma del carattere spiccatamente rurale della zona in questione.
Considerando il valore della produzione lorda dell'area (Tab.1.6), si può rilevare come esista una netta differenziazione reddittuale tra la zona in esame ed il dato medio provinciale (+17%), e lo scostamento aumenta se si prendono in considerazione i valori pro-capite del solo capoluogo provinciale (30%) .

  VALLE DELL'ASO CAPOLUOGO DI PROVINCIA MEDIA PROVINCIALE
ASCOLI PICENO 10,0 13,0 11,7


Tabella 1.6. P.I.L. pro-capite della provincia di Ascoli Piceno - valori in euro x 1000.

Queste osservazioni fanno, quindi, emergere con chiarezza le condizioni di relativo svantaggio di queste zone.
Passando ai dati sulle imprese, dalla Tabella 1.7 si evince come le imprese dell'area rappresentino soltanto il 26,2% del totale provinciale, lasciando, quindi, il restante 73,8% agli altri comuni della provincia.

AREA N° IMPRESE RILEVANZA %
VALLE DELL'ASO 10.502 25,4
ALTRI COMUNI PROVINCIALI 30.826 74,6
TOTALE PROVINCIA 41.328 100,00


Tabella 1.7. Distribuzione delle imprese tra la valle dell'Aso e il territorio provinciale

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1.2.1     Trend agricolo dell'area

Per quanto concerne il settore agricolo, nel territorio in esame la superficie agricola utilizzata (SAU) evidenzia una progressiva diminuzione nel corso degli ultimi 10 anni; anche l'incidenza della stessa sulla superficie totale risulta sensibilmente inferiore, sia rispetto alla % marchigiana, che rispetto al valore nazionale, evidenziando un tasso di sfruttamento dei terreni agricoli inferiore alla media (Tab.1.8).

Superficie MARCHE ITALIA VALLE ASO
Ha % % Ha %
TOTALE: 715.770     101.356  
SAU di cui : 541.079 76 72 62.171 61
   Seminativi 446.391 83 56 39.221 63
   Prati e pascoli 54.430 10 25 12.462 20
   Coltivazioni perm. 40.257 7 18 10.487 17
BOSCHI 111.884 16 19 21.147 21
Altra Superficie 62.807 9 6 18.038 18


Tabella 1.8. Ripartizione della superficie aziendale per tipo di utilizzo dei terreni.

Da tali considerazioni si evidenzia una vocazione dell'area verso i seminativi molto inferiore alla media regionale, ma superiore alla media nazionale, mentre si ha una percentuale prossima al valore nazionale per le coltivazioni permanenti; la superficie boschiva è molto elevata, con una percentuale superiore al 21% rispetto valore nazionale e regionale (rispettivamente 19% e 16%).
Se si considera, inoltre, la percentuale delle imprese agricole sul totale delle imprese dell'area si ottiene un valore abbastanza elevato, pari al 51,24%, con picchi che arrivano fino al 75% in diversi comuni della collina interna, ad ulteriore conferma della prevalenza del settore primario.
Questo valore è in linea con la percentuale regionale che si aggira sul 52%, così come in linea con la regione risulta l'invecchiamento degli attivi agricoli (circa il 40% degli attivi ha un'età maggiore ai 55 anni); questo pone il grave problema generazionale e quindi della successione di impresa.
Questo fenomeno è indotto dalla difficoltà di garantirsi in agricoltura redditi comparabili con quelli degli altri settori economici che, unitamente alla carenza dei servizi alle persone, incide negativamente sulla qualità della vita e quindi sulla scelta di permanenza nei territori rurali.
A tal proposito è da rilevare la quasi scomparsa della mezzadria, che storicamente ha caratterizzato l'universo delle aziende agricole dell'area.

Dall'elaborazione dei dati ISTAT del 5° Censimento dell'agricoltura, si evince che le aziende agricole sono in prevalenza di piccole dimensioni, la maggior parte delle quali si attesta intorno ai 2 - 5 ettari di SAU.
In particolare i comuni di Altidona, Pedaso, Montegallo e Monte Vidon Combatte vedono la maggioranza di imprese con dimensioni inferiori a 1 ettaro di superficie agricola utilizzata, mentre Montelparo, Monterinaldo e Santa Vittoria in Matenano sono caratterizzati da una maggioranza di aziende comprese tra i 5 e i 10 ettari di SAU (Tab.1.9).
La prevalenza delle aziende agricole è gestita a conduzione diretta del coltivatore, elemento che nasconde una caratteristica tipica dell'area locale e della regione: la conduzione part-time, dove il conduttore svolge un'attività extra-aziendale principalmente nel terziario; questo tipo di fenomeno in crescita deriva storicamente da una situazione di scarsa redditività delle unità produttive.

Il comune che presenta il numero più elevato di aziende agricole è Montegallo (412), a sottolineare il carattere spiccatamente agricolo della zona; al contrario una bassa vocazione agricola è da associare a Pedaso (28), comune localizzato sul litorale a carattere prevalentemente industriale (Tab.1.10).

In riferimento alle aziende con seminativi si possono evidenziare i seguenti andamenti:

  • nei comuni litoranei (Pedaso, Campofilone e Altidona) le aziende che prevedono la coltivazione dei cereali stanno all'interno di un'intervallo di percentuale compreso tra il 36 e il 50%, mentre valori nettamente più elevati per questo tipo di coltivazione si registrano nella fascia collinare (70%) e montana (ad eccezione del comune di Montegallo che vede un valore del 13%); (Tab.1.11)
  • per quanto riguarda le coltivazioni ortive, queste sono praticate in poco più del 40% delle aziende dei comuni litoranei, mentre la percentuale si attesta a valori decisamente più bassi nella fascia collinare e montana (rispettivamente 14% e 10%);(Tab.1.11)
  • infine per quanto concerne le coltivazioni foraggere avvicendate, mentre nella fascia litoranea e collinare le aziende che le prevedono sono comprese tra il 30 e il 40%, percentuale nettamente più elevata caratterizza la fascia montana (più del 70%) (Tab.1.11).

Per quanto riguarda, invece, le aziende con coltivazioni legnose, dall'analisi dei dati statistici si possono estrapolare le seguenti considerazioni:

  • VITE
    La fascia in cui si registra la netta predominanza di questo tipo di coltivazioni è quella collinare con circa il 65% di aziende praticanti, eccezion fatta per Monterubbiano e Moresco nei quali tale aspetto non è così rilevante.
    Nei comuni costieri la percentuale si attesta intorno al 35%, mentre la situazione è decisamente diversa per la fascia montana in cui tale coltivazione è esigua (8% a Montegallo) se non del tutto assente; (Tab.1.12)
  • OLIVO
    Questo tipo di coltivazione risulta essere predominante nella zona litoranea, situazione intermedia si registra nella fascia collinare, mentre nell'area montana non sono presenti aziende che la praticano.
    Più in dettaglio nei comuni costieri la percentuale si attesta intorno all'85%, mentre in quelli collinari si parte da una percentuale del 70%, a ridosso della costa, per arrivare a poco più del 28% nei comuni a ridosso della fascia montana (Montedinove, Rotella, Force, Montefalcone Appennino e Comunanza); (Tab.1.12)
  • FRUTTETI
    Questo elemento risulta essere predominante nella zona montana (quasi il 100% delle aziende lo prevedono), mentre nella fascia collinare e litoranea la situazione è spiccatamente diversa (44% di aziende praticanti); (Tab.1.12).
COMUNI CLASSI DI SUPERFICIE AGRICOLA UTILIZZATA (ettari) TOTALE
Senza superficie Meno di 1 1-2 2-5 5-10 10-20 20-50 50-100 Più di 100
Altidona 1 59 51 36 27 12 5 2 - 193
Campofilone 1 43 40 50 25 16 1 - - 176
Carassai 2 17 15 54 47 28 13 2 1 179
Comunanza 20 78 51 87 44 20 12 1 2 315
Force 19 49 34 56 34 38 18 5 1 254
Lapedona - 16 24 69 27 20 6 1 - 163
Montalto M. 4 37 35 106 93 64 7 - - 346
Montedinove 3 7 9 32 27 16 7 - - 101
Montefalcone - 8 28 50 23 9 4 1 - 123
Montefiore A. 7 39 29 99 49 33 8 3 2 269
Montefortino 2 24 25 59 57 32 9 2 6 216
Montegallo 29 153 83 95 33 15 2 1 1 412
Montelparo 4 19 21 42 50 21 9 3 - 169
Montemonaco 5 13 12 27 21 20 13 5 3 119
Monte Rinaldo 2 18 9 28 35 12 2 - - 106
Monterubbiano 1 87 50 97 51 32 21 3 1 343
M. V. Combatte 2 16 6 14 12 8 4 2 1 65
Montottone 2 26 20 50 41 24 9 2 1 175
Moresco 3 28 25 34 14 3 1 1 - 109
Ortezzano 1 26 17 40 17 11 3 - - 115
Pedaso - 12 3 3 5 3 2 - - 28
Petritoli 4 66 47 80 51 28 7 3 2 288
Rotella - 81 48 58 49 23 6 2 1 268
S. Vittoria in M. 14 21 18 41 52 35 11 3 - 195


Tabella 1.9. Aziende per classe di superficie agricola utilizzata (SAU) suddivise per comune
Fonte: Istat - 5° Censimento generale dell'agricoltura 2000

 

284--
COMUNI CONDUZIONE DIRETTA DEL COLTIVATORE SALARIATI COLONIA PARZIARIA APPODERATA ALTRA CONDUZIONE TOTALE
Solo manodopera famigliare Manodopera famigliare prevalente Manodopera extrafamigliare prevalente totale
Altidona 116 6 1 173 20 - - 193
Campofilone 162 10 4 176 - - - 176
Carassai 169 4 - 173 6 - - 179
Comunanza
14 6 304 9 - 2 315
Force 251 1 2 254 - - - 254
Lapedona 139 7 - 146 17 - - 163
Montalto M. 318 11 1 330 16 -
346
Montedinove 99 - - 99 1 - 1 101
Monfalcone 118 1 1 120 3 - - 123
Montefiore A. 254 6 3 263 6 - - 269
Montefortino 197 - - 197 19 - - 216
Montegallo 387 16 3 406 2 - 4 412
Montelparo 148 15 2 165 4 - - 169
Montemonaco 115 1 - 116 3 - - 119
Monterubbiano 330 5 2 337 3 3 - 343
M.V. Combatte 55 3 - 58 7 - - 65
Montottone 143 1 4 148 27 - - 175
Moresco 107 2 - 109 - - - 109
Ortezzano 109 3 1 113 2 - - 115
Pedaso 21 2 2 25 3
- 28
Petritoli 274 7 1 282 6 - - 288
Rotella 215 7 4 226 5 37 - 268
S. V. Matenano 176 1 - 177 18 - - 195


Tabella 1.10. Aziende agricole per forma di conduzione e comune.
Fonte: Istat - 5° Censimento generale dell'agricoltura 2000.

 

COMUNI TOTALE CEREALI COLTIVAZIONI ORTIVE COLTIVAZIONI FORAGGERE AVVICENDATE
TOTALE FRUMENTO
aziende superficie aziende superficie aziende superficie aziende superficie
Altidona 182 81 227,80 23 111,59 74 139,57 48 96,74
Campofilone 166 85 179,17 31 61,23 78 98,57 52 35,63
Carassai 157 121 610,07 91 435,31 12 16,64 45 40,47
Comunanza 256 160 706,62 52 238,47 93 10,88 76 187,54
Force 226 153 860,90 106 538,81 38 15,07 106 389,91
Lapedona 154 111 376,62 64 229,59 64 62,72 51 57,92
Montalto M. 314 196 634,68 116 326,74 25 18,35 129 161,77
Montedinove 87 69 254,75 48 162,75 12 2,47 41 117,06
Montefalcone 115 86 278,68 48 137,30 6 0,16 77 105,30
Montefiore A. 193 154 699,04 109 564,81 38 44,31 65 93,15
Montefortino 196 145 563,59 45 100,85 2 0,31 99 336,59
Montegallo 201 27 23,52 3 9,50 16 2,63 20 16,88
Montelparo 157 115 543,76 61 256,18 13 1,50 87 208,83
Montemonaco 92 43 124,51 9 10,40 45 4,78 70 252,21
Monte Rinaldo 94 50 146,95 30 66,30 - - 50 84,37
Monterubbiano 275 195 975,92 128 652,80 43 91,92 84 199,58
M.V.Combatte 55 33 268,79 25 203,75 4 25,78 22 89,32
Montottone 149 122 722,52 58 266,90 6 2,55 62 156,54
Moresco 86 52 125,75 19 42,91 17 22,40 23 26,80
Ortezzano 91 58 160,68 17 48,23 13 15,04 21 27,16
Pedaso 28 10 56,18 4 19,50 11 13,48 9 8,42
Petritoli 259 182 769,65 92 426,73 64 101,92 89 120,91
Rotella 235 158 591,77 63 306,27 20 0,49 152 319,02
S.V. Matenano 174 138 632,22 89 348,19 17 1,18 101 297,59


Tabella 1.11. Aziende con seminativi e relativa superficie (in ettari) per le principali coltivazioni praticate suddivise per comune.
Fonte: Istat - 5° Censimento generale dell'agricoltura 2000.

 

COMUNI TOTALE AZIENDE VITE OLIVO FRUTTIFERI
aziende superficie aziende superficie aziende superficie
Altidona 160 40 81,28 141 45,67 62 116,44
Campofilone 162 77 77,46 140 60,45 90 102,60
Carassai 163 124 236,17 104 43,03 66 129,01
Comunanza 199 55 26,39 2 2,20 170 135,68
Force 58 50 30,60 13 6,15 13 12,79
Lapedona 148 84 75,04 112 65,20 70 84,48
Montalto M. 320 239 494,06 212 74,87 159 290,79
Montedinove 84 67 134,13 20 29,65 38 64,41
Montefalcone A. 77 44 21,20 24 7,70 35 28,80
Montefiore Aso 222 132 337,11 158 124,88 91 202,17
Montefortino 60 - - - - 60 36,82
Montegallo 324 28 3,57 1 1,50 323 232,55
Montelparo 122 97 118,07 65 19,88 47 90,16
Montemonaco 63 - - - - 63 58,87
Monte Rinaldo 87 64 88,50 73 15,29 42 78,53
Monterubbiano 305 112 58,19 244 69,66 114 136,44
Monte V. Combatte 55 26 18,96 47 13,52 17 65,48
Montottone 118 85 83,29 71 32,78 22 38,91
Moresco 80 27 29,20 50 20,78 53 77,55
Ortezzano 98 58 98,56 32 8,05 68 173,10
Pedaso 27 9 21,32 24 17,66 10 11,06
Petritoli 241 124 167,26 182 52,79 73 128,83
Rotella 149 59 25,81 53 13,67 102 38,72
S. V. in Matenano 153 130 46,06 98 21,49 65 24,73


Tabella 1.12. Aziende con coltivazioni legnose agrarie e relativa superficie (in ettari) per le principali coltivazioni praticate suddivise per comune.
Fonte: Istat - 5° Censimento generale dell'agricoltura 2000

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1.2.2     Trend industriale e del settore terziario

La caratteristica della struttura industriale dell'area è individuabile dalla presenza di distretti industriali monosettoriali.
A parte alcune realtà di eccellenza, il quadro complessivo fa riferimento a produzioni tradizionali che risentono fortemente degli effetti della competitività internazionale. Inoltre, la dimensione territoriale ristretta dei singoli bacini produttivi pone ricorrentemente il problema dell'assorbimento della manodopera in eccesso.

A livello provinciale il settore ha fatto segnare una perdita rispetto alla fine degli anni '90; rallentamento che in parte è da imputare al regime delle agevolazioni previste dall'intervento straordinario e dall'altra alla forte specializzazione di alcune aree (monosettorialità).
La situazione attuale vede un trend stazionario della situazione industriale; in particolare dai dati della Camera di Commercio (anni 2002-2003) si può notare come il numero di imprese attive in questo settore si sia mantenuto pressoché costante in quasi tutti i territori comunali.
Eccezioni sono rappresentate dai comuni di Pedaso e Petritoli, che durante questo intervello di tempo hanno assistito ad una crescita non trascurabile del numero di industrie, e da Comunanza, che al contrario, ha registrato un andamento leggermente negativo (Tab.1.13).
Analizzando poi la consistenza delle imprese attive per natura giuridica, si conferma il rilevante peso della "ditta individuale": a fine anno 2005 sono 28.182 le ditte individuali, imprese che sono in lieve crescita rispetto al 2004 (+0,2%) e che continuano a rappresentare per il tessuto imprenditoriale locale il 68% del totale imprese.
A seguire vi sono le "società di persone" con 8.065 unità attive, le "società di capitale" con 4.528 unità ed infine le "altre forme" (consorzi, cooperative etc.) con 553 unità.
Analizzando,inoltre, il tessuto imprenditoriale provinciale in termini di longevità si osserva che: delle 41.328 imprese attive nel 2005, circa il 74% opera nel territorio dal 1990, il 16% si è iscritto negli anni '80, l'8% negli anni '70, il 2% nel periodo compreso tra gli anni '40/'60; mentre sono solo dodici le imprese che si sono iscritte negli anni precedenti il 1940 e che risultano oggi ancora in attività.

Con circa 2823 imprese (dato del 1999) l'artigianato rappresenta il 26,88% delle imprese dell'area complessivamente intesa.
Va, inoltre, sottolineato che il ruolo delle piccole e piccolissime imprese è ancora più rilevante se si considerano esclusivamente i settori manifatturieri: molte imprese manifatturiere sono di fatti artigiane.
Per quel che concerne l'artigianato occorre, poi, porre in rilievo la presenza, in queste zone, di un'antica tradizione di produzioni tipiche e di pregio che hanno acquisito nel tempo caratteri peculiari del tutto propri e originali.
Tra queste ricordiamo:

  • La produzione e la lavorazione della ceramica (Montottone);
  • Il restauro del mobile antico e l'artigianato tipico del legno (Monte Vidon Combatte);
  • La lavorazione del rame (Force).

Tuttavia alcune di queste attività, un tempo diffuse, sono ora praticamente scomparse o seriamente minacciate di estinzione, per effetto del diverso equilibrio che si è venuto a creare nel mondo rurale in seguito all'inurbamento delle aree forti.

Riguardo al settore dei servizi si evidenzia una debolezza nella terziarizzazione dell'area in esame, sia rispetto al livello nazionale che regionale, a cui si aggiunge un ulteriore squilibrio sotto il profilo territoriale dello sviluppo economico tra le aree interne e marginali e le aree forti.
In particolare, nei comuni della Valle dell'Aso le imprese attive nel settore terziario rappresentano in media il 20% del totale delle imprese; eccezioni sono rappresentate dai comuni di Altidona (41%), di Comunanza (44%) e di Pedaso (61%) (Tab.1.14).
Inoltre, suddividendo i comuni per fasce altitudinali si può capire come questo settore abbia un peso maggiore nella parte litoranea, con circa 90 imprese in media coinvolte, un'importanza media nella fascia collinare, con quasi 60 imprese in media coinvolte, e una rilevanza nettamente inferiore nella parte montana, con circa 26 imprese coinvolte per ogni comune considerato.
Sotto il profilo strettamente qualitativo emerge l'elevato valore relativo alla componente tradizionale (commercio al dettaglio e all'ingrosso), mentre fortemente sottodimensionate risultano essere le classi riconducibili al terziario superiore (credito, ricerca, istruzione,…). (Tab.1.15)
Tutto ciò a sottolineare la presenza di una struttura riconducibile ad un sistema produttivo ancora notevolmente legato a modelli di sviluppo tipici dei territori rurali.

COMUNI 2002 2003
ESTRAZIONE MINERALI IND. MANIFATTURIERA PROD. EN.ELETTRICA GAS, ACQUA ESTRAZIONE MINERALI IND. MANIFATTURIERA PROD. EN.ELETTRICA GAS, ACQUA
Altidona - 44 - - 45 -
Campofilone 1 33 - - 34 -
Carassai - 26 - - 26 -
Comunanza 2 77 2 2 74 2
Force - 20 - - 19 -
Lapedona - 20 - - 20 -
Montalto delle Marche - 24 - - 24 -
Montedinove - 5 - - 6 -
Montefalcone Appennino - 5 - - 5 -
Montefiore dell'Aso - 37 - - 38 -
Montefortino 1 8 - 1 8 -
Montegallo - 3 - - 2 -
Montelparo - 10 - - 10 -
Montemonaco - 5 - - 5 -
Monte Rinaldo - 3 - - 3 -
Monterubbiano - 38 - - 38 -
Monte Vidon Combatte - 8 - - 8 -
Montottone - 19 - - 20 -
Moresco - 9 - - 9 -
Ortezzano - 16 - - 15 -
Pedaso - 1 - - 29 -
Petritoli - 29 - - 42 -
Rotella - 8 - - 10 -
S. Vittoria in Matenano - 8 - - 10 -


Tabella 1.13. Imprese attive nel settore industriale nei comuni della Val d'Aso
Fonte: Camera di Commercio di Ascoli Piceno


COMUNI IMPRESE ATTIVE NEL SETTORE TERZIARIO IMPRESE TOTALI OPERANTI % DI RILEVANZA DEL TERZIARIO
Altidona 151 366 41
Campofilone 74 283 26
Carassai 51 254 20
Comunanza 163 372 44
Force 47 215 23
Lapedona 47 204 23
Montalto delle Marche 100 438 23
Montedinove 19 108 16
Montefalcone Appennino 15 80 19
Montefiore dell'Aso 67 342 20
Montefortino 37 171 22
Montegallo 16 55 29
Montelparo 28 179 16
Montemonaco 25 106 24
Monte Rinaldo 11 81 14
Monterubbiano 97 389 24
Monte Vidon Combatte 13 75 17
Montottone 42 182 23
Moresco 15 114 13
Ortezzano 39 158 24
Pedaso 136 222 61
Petritoli 99 379 26
Rotella 24 150 16
S. Vittoria in Matenano 54 225 24


Tabella 1.14. Imprese attive nel settore terziario al 31/12/2003 con relativa % di rilevanza
Fonte: Camera di Commercio di Ascoli Piceno


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COMUNI comm. ingrosso e al dettaglio alberghi e ristoranti trasporti comunicazioni intermediazione monetaria finaziaria ricerca istruzione sanità altro totale
Altidona 68 16 14 11 23 - 1 18 151
Campofilone 45 8 4 1 11 - 1 5 74
Carassai 31 7 3 3 3 - - 4 51
Comunanza 82 12 27 3 20 - 2 17 163
Force 28 2 4 2 3 - 1 7 47
Lapedona 26 7 2 1 7 - - 4 47
Montalto Marche 54 11 18 4 4 - - 9 100
Montedinove 9 5 2 - 2 1 - - 19
Montefalcone 5 6 - - 4 - - - 15
Montefiore A. 37 5 6 4 4 - 1 10 67
Montefortino 17 13 2 - 2 - - 3 37
Montegallo 11 4 - - - - - 1 16
Montelparo 13 5 5 1 1 - 1 3 28
Montemonaco 9 9 1 1 1 - - 3 25
Monte Rinaldo 6 1 1 - 2 - - 1 11
Monterubbiano 44 9 20 5 7 1 1 10 97
M.V. Combatte 4 2 2 - 3 - - 2 13
Montottone 21 4 6 1 6 - - 4 42
Moresco 8 4 - - 2 - - 1 15
Ortezzano 22 4 2 2 6 - - 3 39
Pedaso 64 23 8 5 17 2 - 17 136
Petritoli 52 7 7 3 16 - 2 12 99
Rotella 12 5 2 - 3 - - 3 24
S.V. Matenano 28 6 7 1 3 - 1 8 54


Tabella 1.15. Imprese attive al 31/12/2003 per settore di attività economica nei Comuni della Valle dell'Aso.
Fonte: Camera di Commercio di Ascoli Piceno

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1.2.3     Definizione del quadro turistico a livello provinciale

Al fine di definire il trend turistico della provincia di Ascoli Piceno è stata effettuata l'analisi di una serie storica completa di dati (arrivi 1 e presenze 2 ), risalenti al periodo 1995 - 2002, riferiti alla Regione Marche.
Sono stati, inoltre, considerati alcuni dati più recenti (fino al 2005) per aggiornare il più possibile, fino ai giorni nostri, la situazione.

Nel periodo 1995 - 2002, la regione Marche registra un trend di crescita dei flussi turistici positivo, pari a circa il 20% per quanto riguarda gli arrivi e intorno al 24% per quanto riguarda le presenze, passando dai 1,815 milioni di arrivi e 13,900 milioni di presenze del 1995 ai 2,250 milioni di arrivi e 16,640 milioni di presenze nel 2002.
Sulla base dei dati risalenti al 2004 si può osservare come tale andamento sia stato, poi, caratterizzato da una fase di decrescita, registrando 2,089 milioni di arrivi e 12,853 milioni di presenze.
Disaggregando i dati, si rileva come nel 1995 la provincia che faceva registrare il maggior numero di presenze era Pesaro-Urbino (3,953 milioni) seguita da Ascoli Piceno, Macerata e Ancona.
Dal 1996 ad oggi tale graduatoria è mutata: è balzata, infatti, al primo posto, per quanto riguarda il numero di presenze turistiche, la provincia di Ascoli Piceno che ha mantenuto fino ad ora tale posizione, seguita dalle province Pesaro - Urbino, Macerata e Ancona.
Per quanto riguarda la rilevanza delle singole province sul totale delle presenze regionali registrate nel 2002 si può vedere come Ascoli Piceno incideva con un 32%, seguito da Pesaro - Urbino (27%), Ancona (21%) e Macerata (20%) (Tab.1.15 e 1.16).
L'andamento dei flussi turistici rilevato nel 2003 riflette lo stesso comportamento; infatti si conferma leader delle presenze nella regione Marche la provincia di Ascoli Piceno con circa 4,5 milioni di presenze che rappresentano il 32,2% del totale regionale, seguita da Pesaro - Urbino (25,5%) e dalle province di Ancona e Macerata.
Comportamento simile si può estendere anche al 2004 e al 2005, con la provincia di Ascoli Piceno in testa, rispettivamente, con 4,260 e 4,142 milioni di presenze.

AREA GEOGRAFICA 1995 1996 1997 1998
arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze
Pesaro e Urbino 478.508 3.953.876 496.503 4.059.316 500.563 4.025.255 526.178 3.898.834
Ancona 567.628 2.813.573 554.016 2.860.740 566.363 2.855.363 589.932 3.031.984
Macerata 299.238 3.291.156 283.892 3.220.907 288.194 3.203.157 297.323 3.251.195
Ascoli Piceno 469.578 3.844.725 498.694 4.313.808 503.049 4.626.366 529.280 4.784.388
Regione Marche 1.814.952 13.923.330 1.833.105 14.463.771 1.858.169 14.701.141 1.942.713 14.966.401

AREA GEOGRAFICA 1999 2000 2001 2002
arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze
Pesaro e Urbino 560.053 4.020.254 581.921 4.162.307 619.244 4.317.452 621.686 4.382.122
Ancona 605.554 3.050.417 686.431 3.207.626 679.516 3.368.570 698.144 3.554.673
Macerata 321.748 3.302.025 328.788 3.253.604 341.363 3.415.585 355.017 3.484.893
Ascoli Piceno 539.775 4.783.790 546.658 4.959.243 577.441 5.202.304 574.639 5.219.310
Regione Marche 2.027.130 15.156.486 2.143.798 15.582.780 2.217.564 16.309.911 2.249.486 16.640.998


Tabella 1.15. Arrivi e presenze a livello provinciale e regionale dal 1995 al 2002.

 

AREA GEOGRAFICA 1995 1996 1997 1998
arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze
Pesaro e Urbino 26,4 % 28,4 % 27,1 % 28,1 % 26,9 % 27,4 % 27,1 % 26,1 %
Ancona 31,3 % 20,2 % 30,2% 19,8 % 30,5 % 19,4 % 30,4 % 20,3 %
Macerata 16,5 % 23,7 % 15,5 % 22,3 % 15,5 % 21,8 % 15,3 % 21,7 %
Ascoli Piceno 25,9 % 23,7 % 27,2 % 29,8 % 27,1 % 31,5 % 27,2 % 32,0

AREA GEOGRAFICA 1999 2000 2001 2002
arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze
Pesaro e Urbino 27,6 % 26,5 % 27,1 % 26,7 % 27,9 % 26,5 % 27,6 % 26,3 %
Ancona 29,9 % 20,1 % 32,0 % 20,6 % 30,6 % 20,7 % 31,0 % 21,4 %
Macerata 15,9 % 21,8 % 15,3 % 20,9 % 15,4 % 20,9 % 15,8 % 20,9 %
Ascoli Piceno 26,6 % 31,6 % 25,5 % 31,8 % 26,0 % 31,9 % 25,5 % 31,4 %


Tabella 1.16. Rilevanza percentuale, in termini di arrivi e presenze, sul totale regionale.

I dati turistici del 2004 (543 mila arrivi e a 4,2 milioni di presenze), evidenziano, rispetto al 2003, una sostanziale tenuta del movimento turistico nel territorio: in lieve crescita è il numero complessivo degli arrivi (+1,07%), grazie soprattutto al movimento turistico italiano che fa registrare un incremento di circa 11 mila arrivi, mentre è leggermente in diminuzione il numero delle presenze (-1,57%), valore questo che risente soprattutto della contrazione, a livello di permanenza, registrata dal flusso straniero, che rispetto al 2003, ha registrato una diminuzione di circa 74 mila presenze.

Il flusso turistico rilevato durante i 12 mesi dell'anno conferma la forte stagionalità che caratterizza il turismo presente in provincia; dai dati a disposizione (Tab. 1.17) si può, di fatti, estrapolare come la maggior affluenza turistica, in termini di arrivi e presenze, si registri nei mesi estivi (giugno - agosto), anche se i mesi di maggio e settembre iniziano a riscuotere un interesse crescente da parte dei turisti, influenzati probabilmente dalle buone condizioni meteorologiche (Grafico 1.5).

PROVINCIA MESE ALBERGHIERI TOTALE
COMPLEMENTARI
TOTALE
arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze
ASCOLI PICENO GENNAIO 14.461 47.534 780 22.353 15.241 69.887
FEBBRAIO 16.921 50.314 1.000 21.639 17.921 71.953
MARZO 19.865 55.033 1.230 23.400 21.095 78.433
APRILE 22.429 67.723 2.599 28.166 25.028 95.891
MAGGIO 35.597 100.326 7.516 55.377 43.113 155.703
GIUGNO 47.103 243.919 30.465 359.524 77.568 603.443
LUGLIO 56.931 360.055 56.622 811.033 113.553 1.171.088
AGOSTO 58.687 419.357 60.625 1.037.233 119.312 1.456.590
SETTEMBRE 36.240 169.077 10.563 176.463 46.803 345.540
OTTOBRE 22.826 65.910 2.630 21.394 25.456 87.304
NOVEMBRE 18.154 51.469 1289 12.653 19.443 64.122
DICEMBRE 16.611 45.813 1.897 14.502 18.508 60.315
ANNO 2004 365.825 1.676.530 177.216 2.583.739 543.041 4.260.269


Tabella 1.17. Arrivi e presenze mensili per tipo di esercizio e provincia - Anno 2004
Fonte: dati Istat.

Grafico 1.5. Andamento annuale del movimento turistico - Anno 2004.

Osservando l'evoluzione mensile del flusso turistico (Tab. 1.18 e 1.19) risulta interessante distinguere la provenienza del turista: il periodo preferito, da parte dei turisti italiani, per effettuare un soggiorno in questo territorio è quello estivo, da giugno ad agosto, mentre gli stranieri si concentrano soprattutto nel mese di luglio.
La permanenza media annua dei turisti è risultata di poco superiore alla settimana (7 - 8 giorni), valore che aumenta fino a 12 giorni nel mese di agosto, mentre diminuisce fino a 3 giorni durante i mesi invernali, in particolare tra novembre e dicembre.
Più in dettaglio, distribuendo la permanenza media dei turisti in base alla loro provenienza, si osserva che gli italiani soggiornano più a lungo durante i mesi estivi, mentre gli stranieri, ad eccezione di agosto, mese in cui si registra la massima permanenza media (circa 11 giorni), soggiornano mediamente 6 giorni anche durante il periodo invernale.
Inoltre, in base alla tipologia di struttura ricettiva, si osserva che la permanenza media negli esercizi complementari è di circa 15 giorni, rispetto ai circa 5 giorni rilevati negli esercizi alberghieri, periodo che aumenta fino ad una settimana nel mese di agosto.

PROVINCIA MESE ALBERGHIERI TOTALE
COMPLEMENTARI
TOTALE
arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze
ASCOLI PICENO Gennaio 12.539 38.223 676 20.397 13.215 58.620
Febbraio 14.541 38.164 789 19.130 15.330 57.294
Marzo 16.739 41.397 986 20.577 17.725 61.974
Aprile 18.939 50.062 2035 23.856 20.974 73.918
Maggio 29.549 74.368 5.802 44.527 35.451 118.895
Giugno 40.151 197.632 26.291 317.250 66.442 514.882
Luglio 48.490 303.952 50.235 735.671 98.725 1.039.623
Agosto 53.722 385.518 56.611 976.332 110.333 1.361.850
Settembre 29.350 131.651 7819 143.101 37.169 274.752
Ottobre 19.587 49.963 1922 15.532 21.509 65.495
Novembre 15.015 37.391 1086 9797 16.101 47.188
Dicembre 14.759 35.664 1707 11.668 16.466 47.332
ANNO 2004 313.481 1.383.985 155.959 2.337.838 469.440 3.721.823


Tabella 1.18. Arrivi e presenze mensili degli italiani per tipo di esercizio con stima del periodo di permanenza - Anno 2004.

PROVINCIA MESE ALBERGHIERI TOTALE
COMPLEMENTARI
TOTALE
arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze
ASCOLI PICENO Gennaio 1922 9311 104 1956 2026 11267
Febbraio 2380 12.150 211 2509 2591 14.659
Marzo 3126 13.636 244 2823 3370 16.459
Aprile 3490 17.661 564 4312 4054 21.973
Maggio 5948 25.598 1714 20.850 7662 36.808
Giugno 6952 46.287 4174 42.274 11.126 88.561
Luglio 8441 56.103 6387 75.362 14.828 131.465
Agosto 4965 33.839 4014 60.901 8979 94.740
Settembre 6890 37.426 2744 33.362 9634 70.788
Ottobre 3239 15.947 708 5862 3947 21.809
Novembre 3139 14.078 203 2856 3342 16.934
Dicembre 1852 10.149 190 2834 2042 12.983
ANNO 2004 52.344 292.545 21.527 249.901 73.601 538.446


Tabella 1.19. Arrivi e presenze mensili degli stranieri per tipo di esercizio con stima del periodo di permanenza

Dalla tabella 1.20 si può osservare come nel 2004 il movimento turistico italiano, con circa 469 mila arrivi e 3,7 milioni di presenze, rappresenti per la provincia di Ascoli Piceno l'86% degli arrivi e l'87% circa delle presenze totali.
In termini assoluti i turisti che preferiscono queste zone provengono dalla regione Lombardia, che da sola rappresenta il 22% degli arrivi e il 27% delle presenze, e a seguire i turisti laziali e marchigiani.
Inoltre, rapportando il flusso nazionale su quello estero, si calcola che soggiornano in provincia 6,4 italiani per ogni arrivo straniero e circa 7 presenze italiane per ogni notte trascorsa in provincia da un turista straniero.
A fronte della permanenza media di circa 8 giorni, sono i turisti provenienti dall'Umbria e dal Piemonte a rimanere più a lungo in provincia (circa 11 giorni), seguono le regioni della Valle d'Aosta e della Lombardia. Per contro, i turisti provenienti dalle regioni meridionali (Sicilia, Calabria e Puglia) soggiornano mediamente dai 4 ai 5 giorni.
Infine, entrando nel dettaglio per tipologia di esercizi ricettivi, il 67% degli arrivi italiani soggiorna nelle strutture alberghiere, anche se rimangono mediamente per 4 giorni.
Negli esercizi complementari si registrano, invece, meno arrivi rispetto a quelli alberghieri, tuttavia tali strutture hanno, però, il maggior numero di presenze con una permanenza media di circa 15 giorni.

La domanda straniera registrata è stata pari a circa 73.600 arrivi e 538.500 presenze.
Il flusso turistico esterno proviene prevalentemente dalla Repubblica Ceca e dalla Germania che, in termini di arrivi, presentano entrambe la stessa quota percentuale (16%) sul totale provinciale.
In termini di presenze, sono sempre loro a registrare le percentuali maggiori: la Repubblica Ceca rappresenta il 25%, mentre la Germania il 16%.
Il periodo medio di soggiorno dei turisti stranieri è di 7,3 giorni, valore superato dalla Repubblica Ceca e dalla Germania ( entrambe con 10 giorni), e soprattutto dalla Slovacchia (14 giorni) e dalla Corea del Sud (24 giorni).
Infine il 71% degli arrivi stranieri preferisce soggiornare nelle strutture alberghiere, con un tempo di permanenza medio di 6 giorni, mentre il restante, che opta per le strutture complementari, vi permane per circa 12 giorni.

PROVENIENZA ESERCIZI ALBERGHIERI ESERCIZI COMPLEMENTARI TOTALE ESERCIZI
arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze
PIEMONTE 12.437 65.927 11.242 188.911 23.679 254.838
VALLE D'AOSTA 346 3450 200 2210 546 5.660
LOMBARDIA 61.567 346.538 41.232 655.926 102.799 1.002.464
VENETO 22.192 106.846 7958 95.580 30.150 202.426
FRIULI - VEN. GIULIA 3541 12.340 723 7493 4264 19.833
LIGURIA 3500 12.008 868 6.097 4368 18.105
EMILIA ROMAGNA 30.180 134.879 15.386 229.557 45.566 364436
TOSCANA 15.533 49.722 3168 39.512 18.701 89.234
UMBRIA 13.062 59.081 13.460 236.747 26.522 295.828
MARCHE 29.564 102.264 23.063 355.797 52.627 458.061
LAZIO 47.117 204.754 19.853 239.223 66.970 443.977
ABRUZZO 13.080 41.337 3879 66.918 16.959 108.255
MOLISE 2185 8488 415 7397 2600 15.885
CAMPANIA 20.003 82.097 5.033 81.773 25.036 163.870
PUGLIA 20.443 71.204 3195 35.142 23.638 106.346
BASILICATA 572 9985 361 3270 2933 13.255
CALABRIA 3684 12.064 424 4871 4108 16.935
SICILIA 5793 21.136 834 6826 6577 27.962
SARDEGNA 1610 5724 252 1668 1862 7.392
BOLZANO 2117 15.209 1315 20.248 3432 35.457
TRENTO 2766 18245 3088 52.571 5854 70.816
TOTALE ITALIANI 313.481 1.383.985 155.959 2.337.838 469.440 3.721.823
Francia 2750 10.871 860 8744 3610 19.615
Belgio 1424 6588 415 4451 1839 11.039
Paesi Bassi 825 2984 873 8558 1698 11.542
Germania 8122 42.614 4092 41.268 12.214 83.882
Regno Unito 2654 10.172 1207 8387 3861 18.559
Irlanda 230 795 58 418 288 1.213
Danimarca 296 1722 234 2668 530 4.390
Grecia 358 1566 34 168 39 1.734
Portogallo 199 905 20 315 219 1.220
Spagna 3020 7540 124 524 3144 8.064
Lussemburgo 69 494 68 1295 137 1.789
Islanda 13 78 8 40 21 118
Norvegia 329 2146 53 396 382 2.542
Svezia 455 1405 72 514 527 1.919
Finlandia 148 363 52 245 200 608
Svizzera 2830 17.467 990 8973 3820 26.440
Austria 2437 15.612 556 7180 2993 22.792
Turchia 278 620 5 46 283 666
Polonia 1878 7569 428 4468 2306 12.037
Repubblica Ceca 4697 40.295 7832 95.584 12.529 135.879
Slovacchia 926 7064 610 14.550 1536 21.614
Ungheria 581 4221 167 1833 748 6.054
Russia 3721 25.938 247 2961 3968 28.899
Slovenia 243 591 46 588 289 1.179
Croazia 444 1109 20 238 464 1.347
Altri paesi europei 5435 51.352 891 14.503 6326 65.855
Egitto 76 306 5 38 81 344
Africa mediterranea 512 2957 110 1769 622 4.726
Altri paesi Africa 320 1715 82 2659 402 4.374
Sudafrica 91 365 7 14 98 379
Stati Uniti 2420 8414 300 1855 2720 10.269
Canada 551 2580 70 696 621 3.276
Messico 87 254 11 119 98 373
Venezuela 116 344 26 120 142 464
Brasile 275 934 57 432 332 1.366
Argentina 254 916 77 568 331 1.484
Altri paesi America 532 1987 148 1237 680 3.224
Israele 130 502 16 105 146 607
Cina 383 882 29 785 412 1.667
Corea del Sud 55 152 20 1667 75 1.819
Giappone 530 1589 26 47 556 1.636
Altri paesi Medio Oriente 380 1113 105 933 485 2.046
Altri paesi Asia 415 1634 75 1515 490 3.149
Australia 532 2341 102 1050 634 3.391
Nuova Zelanda 49 144 17 34 66 178
Totale Paesi esteri 52.344 292.545 21.257 245.901 73.601 538.446


Tabella 1.20. Movimento turistico per provenienza nella Provincia di Ascoli Piceno - Anno 2004

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La situazione turistica nei comuni della Valle dell'Aso

Per definire un quadro esaustivo del trend turistico che caratterizza i comuni della Valle dell'Aso è stata presa in considerazione una serie completa di dati (arrivi e presenze) risalente al periodo 2000 - 2005 (Tab.1.21).

Dall'analisi dei dati si può vedere come la variazione, in termini di arrivi e presenze, dal 2000 al 2005 non registri un andamento omogeneo, se non in riferimento ai soli comuni costieri (Altidona, Campofilone e Pedaso), per i quali si è registrato un incremento medio del 51% per quanto concerne gli arrivi e del 32% per le presenze.
Per quanto riguarda, invece, i comuni della fascia collinare e montana non è possibile delineare un andamento collettivo.
In particolare, si sono riscontrati comuni con incrementi notevoli del movimento turistico; primo tra tutti Montedinove, che partito con appena 14 arrivi e 56 presenze nel 2000, ha registrato, nel 2005, 393 arrivi e 1691 presenze, seguito da Montefiore dell'Aso (+42% arrivi e +76% presenze).
Nonostante ciò, molti altri paesi hanno riscontrato un andamento decrescente in uno o in entrambi i termini, come si può notare nella tabella riassuntiva di seguito riportata:

COMUNE VARIAZIONE% 2000-2005
arrivi presenze
Lapedona +70,5% - 51,6%
Comunanza - 21,7% - 67,4%
Montefalcone Appennino - 53,8% + 5,6%
Montefortino - 4,9% - 59,9%
Montemonaco - 30,6% - 11,5%
Monterubbiano - 66,3% - 57,9%
Rotella - 78% - 86,7%
S. Vittoria in Matenano +88% - 37,9%

 

COMUNE 2000 2001 2002 2003 2004 2005
arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze
ALTIDONA 20.842 313.297 37.053 413.442 34.461 428.936 37.594 461.424 37.423 516.714 35.147 403.799
CAMPOFILONE 1.376 17.422 1.451 20.567 1.574 21.282 1.668 25.925 1.794 25.835 1.762 22.740
COMUNANZA 382 3.166 185 794 206 1.188 247 1.832 296 1.279 299 1.032
LAPEDONA 400 6.894 573 4.216 723 4.710 623 5.130 693 3.572 682 3.335
MONTEDINOVE 14 56 66 341 119 632 88 326 226 1.175 393 1.691
MONTEFALCONE APPENNINO 736 5.836 968 8.657 998 6.389 565 6.054 1.162 7.877 340 6.166
MONTEFIORE DELL'ASO 772 3.277 908 4.514 994 5.521 1.354 7.184 1.610 6.390 1.092 5.773
MONTEFORTINO 926 14.629 1.550 15.246 1.524 9.504 1.949 9.056 1.225 5.958 881 5.871
MONTEMONACO 4.561 29.166 4.950 29.848 4.609 25.890 4.498 32.129 4.129 29.631 3.166 25.813
MONTERUBBIANO 3.706 62.687 1.304 20.503 1.387 27.620 1.348 21.456 1.362 18.487 1.249 26.378
PEDASO 9.339 31.006 10.689 33.860 11.911 33.183 12.934 32.998 13.920 39.428 14.763 41.813
ROTELLA 549 4.034 362 2.511 428 3.211 154 2.155 181 2.254 121 537
SANTA VITTORIA IN MATENANO 826 18.785 711 4.591 916 4.393 1.222 7.427 1.847 10.154 1.553 11.663
MONTELPARO n.p. n.p. 1.458 8.705 1.664 8.649 2.227 9.704 1.826 9.957 1.856 9.224
MONTE RINALDO n.p. n.p. 0 0 2 8 5 70 n.p. n.p. n.p. n.p.
ORTEZZANO n.p. n.p. 25 140 110 503 224 1.135 236 1.435 323 2.538
SOMMA COMUNI 44.429 510.255 60.770 559.090 59.850 572.459 64.244 613.096 65.868 668.754 61.448 556.61


Tabella 1.21. Arrivi e presenze nel totale degli esercizi ricettivi dal 2000 al 2005

Prendendo nuovamente in considerazione la Tab.1.21 si può, inoltre, ragionare sulla rilevanza dell'insieme dei comuni considerati, in termini di presenze e di arrivi, sul totale provinciale; in particolare è possibile evidenziare come questo territorio rappresenti una frazione non proprio trascurabile per quanto concerne gli arrivi, basti pensare che nel 2005 la Valle dell'Aso apportava l'11,8% del totale degli arrivi provinciali, dato che si mantenuto all'incirca costante anche negli anni precedenti (Tab.1.22).
Anche per quanto riguarda le presenze, la rilevanza non è trascurabile: nel 2005 si è attestata intorno al 13%, registrando un picco massimo nel 2004 con il 15.7% (Tab.1.23).

  2000 2001 2002 2003 2004 2005
Somma comuni Aso 44.429 60.770 59.850 64.244 65.868 61.448
Provincia di Ascoli 546.658 577.441 574.639 - 543.000 522.362
Rilevanza% 8% 10,5% 10,4% - 12,1% 11,8%


Tabella 1.22. Rilevanza percentuale degli arrivi sul totale provinciale

  2000 2001 2002 2003 2004 2005
Somma comuni Aso 510.255 559.090 572.459 613.096 668.754 556.611
Provincia di Ascoli 3.988.037 4.394.185 4.316.738 4.328.182 4.260.269 4.132.381
Rilevanza% 12.8% 12.7% 13.3% 14.1% 15.7% 13.5%


Tabella 1.23. Rilevanza percentuale delle presenze sul totale provinciale

Per quanto riguarda la suddivisione del carico turistico tra italiani e stranieri, dai pochi dati disponibili (le stime non sono pubblicabili per comuni con meno di 3 esercizi per categoria ricettiva) si può osservare come i turisti italiani rappresentano circa l'80% del carico complessivo (Tab.1.24).
Inoltre, sempre dalla stessa tabella si può estrapolare come la maggior parte dei turisti (più dell'80%), sia italiani che stranieri, preferisca soggiornare in strutture extralberghiere (B&B, agriturismi,…).

COMUNI TOTALE TURISTI TURISTI ITALIANI TURISTI STRANIERI
alberghiero extralberghiero alberghiero extralberghiero alberghiero extralberghiero
arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze arrivi presenze
Montefortino 231 1072 994 4886 216 1024 893 4555 15 48 101 331
Montemonaco 1394 6565 2735 23066 1277 6142 2618 22475 117 423 117 591
Monterubbiano 417 3151 945 15336 313 2469 653 8244 104 682 292 7092

% di preferenza dei turisti italiani e stranieri, nei confronti dell'offerta ricettiva

Montefortino 18,4   81,6   13   87
Montemonaco 21,5   78,5   42   58
Monterubbiano 23   77   9   91


Tabella 1.24. Suddivisione del carico turistico tra turisti italiani e stranieri e relative stime di preferenza dell'offerta ricettiva - Anno 2004
Fonte dati: Servizio Sistema Informativo Statistico provinciale.

Considerando a questo punto la situazione turistica interna alla Val d'Aso, dai grafici che seguono (Grafico 1.6-1.7) è possibile estrapolare delle informazioni di carattere strategico per la futura pianificazione del territorio.

I comuni non sono presentati in modo casuale, ma sono ordinati per numero crescente di abitanti residenti.


Grafico 1.6. Andamento delle presenze nei diversi comuni della Val d'Aso

nnanzitutto, si può osservare come il territorio sia caratterizzato dalla presenza di tre tipologie turistiche: il turismo balneare, concentrato nei comuni di Altidona, Pedaso e Campofilone, il turismo storico-culturale focalizzato nei comuni di S. Vittoria in Matenano e Montelparo, nonché il turismo legato al Parco dei Monti Sibillini incentrato nei comuni di Montemonaco, Montegallo e Montefortino.

Nel grafico che segue (Grafico 1.7) non sono stati considerati i comuni sopraccitati e i dati sono presentati con il numero di abitanti dei relativi comuni.

lgs013 (6K)


Grafico 1.7. Presenze turistiche e popolazione nei comuni della collina interna

Si può, quindi, osservare come nei comuni dell'entroterra la situazione sia abbastanza omogenea: a parte Montefiore dell'Aso, per il quale il valore della presenza turistica potrebbe essere spiegato dalla vicinanza geografica al comune costiero di Campofilone, per il resto, i dati danno conferma di un turismo poco sviluppato e valorizzato.
Stupisce in questo contesto la situazione di Comunanza, che nonostante sia ubicata nelle immediate vicinanze del Parco dei Monti Sibillini e abbia un numero rilevante di abitanti rispetto alla media dei comuni collinari, registra un numero di presenze molto esiguo; basti pensare che si attesta intorno al 50-60% in meno rispetto a comuni inferiori come Ortezzano o Moresco, i quali non godono di una posizione geografica altrettanto favorevole e della stessa estensione territoriale.

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1.3     Analisi degli aspetti sociali

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1.3.1     Andamento demografico della popolazione

Una delle caratteristiche peculiari del territorio della Valle del fiume Aso è rappresentata dal basso livello di densità di popolazione per Kmq rispetto alla media provinciale (Tab.1.24).
In particolare il territorio ha una media di 86,04 abitanti per Kmq.

COMUNI ALTITUDINE
MINIMA
ALTITUDINE
MASSIMA
DENSITA'
DEMOGRAFICA
 
metri metri ab/Kmq
ALTIDONA 0 250 185,45
CAMPOFILONE 0 275 149,63
CARASSAI 96 382 56,74
COMUNANZA 398 890 57,71
FORCE 266 824 45,93
LAPEDONA 40 345 77,94
MONTALTO delle Marche 126 580 68,51
MONTEDINOVE 236 580 48,15
MONTEFALCONE Appennino 300 904 31,91
MONTEFIORE dell'Aso 41 412 78,89
MONTEFORTINO 450 2332 16,6 DENSITA'
DEMOGRAFICA
FASCIA
MONTANA
FASCIA
COLLINARE
FASCIA
COSTIERA
MONTEGALLO 440 2476 12,62 ab/Kmq 13,05 64,67 287,26
MONTELPARO 43,47 218 588  
MONTEMONACO 607 2476 9,94
MONTE RINALDO 203 485 51,03
MONTERUBBIANO 43 463 74,89
MONTE VIDON COMBATTE 104 393 47,57
MONTOTTONE 88 411 63,87
MORESCO 51 430 97,15
ORTEZZANO 167 379 118,74
PEDASO 0 155 526,7
PETRITOLI 83 358 106,77
ROTELLA 253 1103 36,91
S. VITTORIA in MATENANO 200 640 57,87
MEDIA PROVINCIALE     178,47


Tabella 1.24. Densità demografica dei comuni della Valle dell'Aso - dati del 2002
Fonte: ISTAT.

Sempre nella tabella precedente si può osservare come la popolazione sia distribuita con andamento crescente dalle zone montane a quelle costiere, nelle quali, tra l'altro, si sono riscontrati i maggiori flussi migratori.
Questo comportamento può trovare spiegazione nel fatto che le dinamiche di migrazione della popolazione sono direttamente collegate alle possibilità di lavoro, quindi risultano connesse all'ubicazione delle zone produttive, che di fatti si trovano concentrate nella fascia costiera, ad eccezione della zona industriale di Comunanza.
In particolare i comuni che presentano la più alta densità demografica sono Pedaso (526,7 ab/Kmq), Altidona (185,5 ab/Kmq) e Campofilone (149,6 ab/Kmq), seguiti da Ortezzano (118,7 ab/Kmq) e Petritoli (106,8 ab/Kmq).

Per quanto riguarda l'andamento della popolazione residente nei diversi comuni considerati, sono disponibili i dati dei censimenti effettuati dall'Istat dal 1861 al 2001; a questi vanno aggiunti i dati più recenti, relativi al 2002 (Tab.1.25).
Dalla relativa analisi (Tab.1.26) è possibile estrapolare un simile comportamento tra tutti i comuni considerati: dal 1861 al 1951 si è riscontrata una crescita media della popolazione di quasi il 36%, cui ha fatto seguito, nel 1961, un crollo decisivo di circa il 15% (ad eccezione di Pedaso che ha registrato un aumento del 13% della popolazione).
Nei due decenni seguenti (1961-1971; 1971-1981) l'andamento non ha registrato grosse variazioni, sebbene sia stato più contenuto.
Tra il censimento del 1981 e quello del 2001 si è mantenuta la tendenza al calo demografico, peraltro in linea col resto d'Italia, ma notevolmente inferiore a quello registrato nei decenni precedenti.
Si è di fatti riscontrato un calo della popolazione di circa il 4,5%, sebbene un numero non trascurabile di comuni presenti una controtendenza: Altidona, Campofilone, Comunanza, Ortezzano, Pedaso e S. Vittoria in M., infatti, registrano un aumento demografico.
Tale fenomeno è dovuto, in parte, alla componente migratoria (saldo migratorio positivo) che ha compensato la componente naturale costantemente negativa.

COMUNI C E N S I M E N T I
1861 1871 1881 1901 1911 1921 1931 1936 1951 1961 1971 1981 1991 2001 2002
Altidona 1308 1372 1316 1351 1491 1409 1538 1549 1760 1624 1507 1589 1741 2292 2.409
Campofilone 1389 1548 1549 1792 1931 2008 1929 1994 2152 1857 1650 1618 1678 1803 1.818
Carassai 1732 1820 1951 2291 1313 2389 2592 2631 2830 2589 1831 1461 1371 1263 1.267
Comunanza 2784 3077 3046 3460 3819 3892 4118 4287 4225 3675 2977 2919 3026 3100 3.118
Force 2446 3084 3093 3500 3691 3725 3762 3835 3925 3139 1991 1778 1722 1602 1.570
Lapedona 1375 1383 1374 1556 1684 1641 1763 1856 1942 1672 1306 1143 1168 1148 1.155
Montalto delle M. 3132 3423 3413 3828 3882 3134 4392 4589 4449 4042 3019 2607 2526 2345 2.337
Montedinove 1179 1192 1202 1401 1453 1442 1470 1553 1580 1312 785 638 617 567 573
Montefalcone A. 1139 1405 1296 1513 1643 1698 1674 1743 1807 145 853 713 569 527 510
Montefiore dell'Aso 2197 2230 2251 2867 3118 3062 3351 3591 3801 3335 2586 2354 2262 2199 2.216
Montefortino 2571 2745 2624 3014 2652 2803 2959 3048 2993 2458 1683 1493 1411 1303 1.300
Montegallo 2162 2551 2595 2965 3337 3302 3118 2817 2749 2238 1401 1018 812 622 613
Montelparo 1509 1558 1507 1702 1774 1879 2120 2358 2310 1886 1268 1121 1002 964 939
Montemonaco 1497 1667 1692 2010 1864 1886 1851 1843 1771 1489 1007 905 753 684 672
Monte Rinaldo 926 925 893 975 1030 1026 1077 1125 1090 843 606 520 448 412 397
Monterubbiano 2970 2941 2845 3303 3348 3456 3797 4019 4123 3569 2748 2410 2442 2387 2.407
Monte V. Combatte 1027 1092 1055 1243 1267 1350 1409 1434 1571 1205 749 606 520 511 519
Montottone 1757 1766 1814 1951 2109 2148 2235 2244 2210 1991 1349 1178 1086 1032 1.050
Moresco 829 839 878 966 1103 1002 1051 1062 1100 1025 746 604 606 608 614
Ortezzano 868 921 870 1047 1113 1140 1196 1279 1262 1095 864 806 819 832 830
Pedaso 572 672 755 920 1026 1063 1145 1251 1428 1612 1774 1859 1934 1968 2.012
Petritoli 3003 3024 2956 3291 3367 3463 3795 3958 4061 3732 3053 2662 2602 2529 2.538
Rotella 2369 2301 2270 2561 2806 2799 2816 2939 3018 2257 1368 1112 1058 1000 1.004
S. Vittoria Matenano 2230 2351 2248 2324 2289 2381 2551 2792 2900 2368 1719 1483 1447 1486 1.503


Tabella 1.25. Popolazione residente nei comuni della Valle dell'Aso dal 1861 al 2002
Fonte dati: ISTAT.

COMUNI VARIAZIONE PERCENTUALE DELLA POPOLAZIONE
1861-1951 1951-1961 1961-1971 1971-1981 1981-1991 1991-2001 2001-2002
% % % % % % %
Altidona 34,6 -7,7 -7,2 5,4 9,6 31,6 5,1
Campofilone 54,9 -13,7 -11,1 -1,9 3,7 7,4 0,8
Carassai 63,4 -8,5 -29,3 -20,2 -6,2 -7,9 0,3
Comunanza 51,8 -13,0 -19,0 -1,9 3,7 2,4 0,6
Force 60,5 -20,0 -36,6 -10,7 -3,1 -7,0 -2,0
Lapedona 41,2 -13,9 -21,9 -12,5 2,2 -1,7 0,6
Montalto delle M. 42,0 -9,1 -25,3 -13,6 -3,1 -7,2 -0,3
Montedinove 34,0 -17,0 -40,2 -18,7 -3,3 -8,1 1,1
Montefalcone A. 58,6 -19,6 -41,3 -16,4 -20,2 -7,4 -3,2
Montefiore dell'Aso 73,0 -12,3 -22,5 -9,0 -3,9 -2,8 0,8
Montefortino 16,4 -17,9 -31,5 -11,3 -5,5 -7,7 -0,2
Montegallo 27,2 -18,6 -37,4 -27,3 -20,2 -23,4 -1,4
Montelparo 53,1 -18,4 -32,8 -11,6 -10,6 -3,8 -2,6
Montemonaco 18,3 -15,9 -32,4 -10,1 -16,8 -9,2 -1,8
Monte Rinaldo 17,7 -22,7 -28,1 -14,2 -13,8 -8,0 -3,6
Monterubbiano 38,8 -13,4 -23,0 -12,3 1,3 -2,3 0,8
Monte V. Combatte 53,0 -23,3 -37,8 -19,1 -14,2 -1,7 1,6
Montottone 25,8 -9,9 -32,2 -12,7 -7,8 -5,0 1,7
Moresco 32,7 -6,8 -27,2 -19,0 0,3 0,3 1,0
Ortezzano 45,4 -13,2 -21,1 -6,7 1,6 1,6 -0,2
Pedaso 149,7 12,9 10,0 4,8 4,0 1,8 2,2
Petritoli 35,2 -8,1 -18,2 -12,8 -2,3 -2,8 0,4
Rotella 27,4 -25,2 -39,4 -18,7 -4,9 -5,5 0,4
S. Vittoria Matenano 30,0 -18,3 -27,4 -13,7 -2,4 2,7 1,1


Tabella 1.26. Andamento demografico, espresso come variazione percentuale, tra il 1861 e il 2002

Informazioni altrettanto interessanti possono essere ottenute considerando separatamente, per la fascia costiera e quella montana, gli andamenti nel tempo della popolazione residente (Grafico 1.6).

Grafico 1.6. Andamento medio del n. di abitanti della fascia costiera del territorio della Val d'Aso dal 1861 al 2002.

Dal presente grafico è possibile osservare, in accordo con l'andamento medio della popolazione della Val d'Aso, come fino al 1950, si sia registrato un aumento degli abitanti.
Questo comportamento potrebbe essere correlato al sistema economico stabile del tempo, prevalentemente basato sul settore primario, che occupava quasi il 70% della forza lavoro.
Nel ventennio successivo, nonostante il decollo industriale, che vede come protagonisti l'area del fermano e S. Benedetto del Tronto, si assiste ad un decremento della popolazione, probabilmente a prova di un territorio ancora segnato dalla povertà del dopoguerra.
E' a partire dagli anni '70 che s'instaura un inversione di rotta: a seguito dei benefici promossi dalla Cassa del Mezzogiorno sul settore industriale, le grandi imprese e multinazionali del Nord si trasferiscono nella fascia costiera, determinando di conseguenza la migrazione della forza lavoro verso questi poli costieri maggiormente produttivi.
Fenomeno che si accentua negli anni '90, a seguito dalla sospensione degli incentivi che portò alla crisi economica tuttora esistente, soprattutto nelle aree interne e montane del territorio in esame.


Grafico 1.7. Andamento medio del n. di abitanti della fascia montana del territorio della Val d'Aso dal 1861 al 2002.

Considerando, a questo punto, la situazione nella fascia montana e di collina interna (Grafico 1.7 ) si può notare come la popolazione si sia mantenuta pressoché stabile fino agli anni '50, in seguito ai quali, nel decennio successivo, si registrò un deciso decremento demografico (molto maggiore rispetto a quello della fascia costiera), probabilmente dovuto alla grave situazione di povertà che contrassegnò il dopoguerra.
Negli anni '70 con l'avvento delle agevolazioni della Cassa del Mezzogiorno, la situazione, contrariamente a quanto ci si aspettava, non migliorò, anzi con il definitivo declino dell'agricoltura, si registrò un sostanziale calo demografico di quasi il 34% (decennio '71-'81).
Negli anni a seguire, fino ai giorni nostri, tale andamento venne mantenuto, come conseguenza della migrazione della forza lavoro verso le zone costiere più produttive.

Questo fenomeno determinò il consolidamento di un'altra peculiare caratteristica del territorio della Valle dell'Aso: l'elevata senilizzazione della popolazione.
Di fatti, dalla Tabella 1.27, si può notare come persista una netta rilevanza delle persone anziane sul totale degli abitanti.

In dettaglio è stata riscontrata una rilevanza media del 20% per quanto riguarda la popolazione anziana, dato che aumenta fino al 25,7% considerando la sola fascia montana, dove, infatti, si sono riscontrati i maggiori effetti della migrazione sulla direttrice monti - mare.

COMUNI POPOLAZIONE TOTALE BAMBINI RAGAZZI ADULTI ANZIANI   BAMBINI RAGAZZI ADULTI ANZIANI
5-9 anni 10-29 anni 30-69 anni 70-+95 anni   % % % %
Altidona 2409 231 522 1345 311   9,6 21,7 55,8 13
Campofilone 1818 151 409 939 319   8,3 22,5 51,7 18
Carassai 1267 101 261 660 245   8,0 20,6 52,1 19
Comunanza 3118 296 672 1668 482   9,5 21,6 53,5 15
Force 1570 113 349 812 296   7,2 22,2 51,7 19
Lapedona 1155 83 244 627 201   7,2 21,1 54,3 17
Montalto delle M. 2337 175 497 1221 444   7,5 21,3 52,2 19
Montedinove 573 26 112 303 132   4,5 19,5 52,9 23
Montefalcone A. 510 39 94 239 138   7,6 18,4 46,9 27
Montefiore dell'Aso 2216 166 472 1153 425   7,5 21,3 52,0 19
Montefortino 1300 105 262 683 261   8,1 20,2 52,5 20
Montegallo 613 21 113 263 216   3,4 18,4 42,9 35
Montelparo 939 66 185 471 217   7,0 19,7 50,2 23
Montemonaco 672 42 139 342 149   6,3 20,7 50,9 22
Monte Rinaldo 397 37 71 213 76   9,3 17,9 53,7 19
Monterubbiano 2407 195 484 1233 495   8,1 20,1 51,2 21
Monte V. Combatte 519 51 103 275 90   9,8 19,8 53,0 17
Montottone 1050 81 233 525 211   7,7 22,2 50,0 20
Moresco 614 41 132 321 120   6,7 21,5 52,3 20
Ortezzano 830 55 182 422 171   6,6 21,9 50,8 21
Pedaso 2012 151 414 1113 334   7,5 20,6 55,3 17
Petritoli 2538 190 499 1333 516   7,5 19,7 52,5 20
Rotella 1004 82 206 528 188   8,2 20,5 52,6 19
S. Vittoria in Matenano 1503 135 324 782 262   9,0 21,6 52,0 17
          Dato medio 7,6 20,6 51,8 20,0


Tabella 1.27. Popolazione residente nei comuni della Val d'Aso e rilevanza percentuale delle classi d'età

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1.3.2     Questionario di valutazione della percezione del territorio della Val d'Aso e del fiume Aso

Di seguito viene presentato il questionario elaborato per la conoscenza della percezione territoriale locale da parte degli stakeholder (attori locali rilevanti ed influenzati dal progetto):

 

....

OMISSIS

....

 

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1.3.3     La percezione del territorio: risultati del questionario.

Per l'analisi della percezione del territorio, dei suoi caratteri e delle risorse (naturali, ambientali, paesaggistiche, economiche, socio-culturali e storico-architettoniche) della Val d'Aso, è stato elaborato e studiato ad hoc il questionario sopraindicato, nel quale vengono richieste informazioni riguardanti le relazioni che l'attività svolta ha con lo sviluppo sostenibile e la tutela e valorizzazione del territorio e del fiume; gli aspetti peculiari che caratterizzano la Val d'Aso; le trasformazioni territoriali dell'ultimo decennio; gli aspetti negativi ed i problemi prioritari da risolvere; la percezione del territorio e del fiume Aso; la qualità ed i problemi di gestione delle acque; azioni e proposte di tutela, valorizzazione del territorio e risparmio della risorsa idrica.
Sono, quindi, stati individuati gli attori locali rilevanti ed influenzati dall'implementazione del progetto integrato di sviluppo sostenibile e valorizzazione della Val d'Aso (stakeholder).
Dall'analisi dei questionari compilati e consegnati dagli attori locali individuati, emergono alcuni aspetti significativi del territorio e considerazioni interessanti per comprendere la percezione e l'approccio all'uso del territorio.

Innanzitutto, i questionari evidenziano che la componente ambientale è considerata l'elemento caratterizzante e più rilevante per la Val d'Aso.
Gli stakeholder ritengono che i gli elementi caratterizzanti il territorio della valle sono rappresentati dall'ambiente naturale, dal fiume e dal paesaggio agrario. Il settore ritenuto trainante per l'area è l'agricoltura, a conferma dell'importanza assegnata al paesaggio agrario ed alle attività ad esso connesse.
Nella Val d'Aso la produzione tipica e dominante è la frutticoltura.
In tutti i questionari emerge che, negli ultimi 10 anni, il territorio in esame ha subito sensibili modificazioni, soprattutto di natura urbanistica (espansione delle zone residenziali e delle aree produttive-industriali).
Viene, inoltre, rilevato che, nell'ultimo decennio, l'espansione urbanistica incontrollata e disorganica (il c.d. fenomeno dell'urban sprawl) ha determinato modifiche negative dell'assetto delle campagne e l'indebolimento dell'assetto idraulico e naturale del fiume.
In quest'ultimo è stato riscontrato un peggioramento dell'assetto idrogeologico, come l'innesco di nuove frane e l'aggravamento di quelle già in atto (come, ad esempio, nei comuni di Force, Montefalcone Appennino, Montelparo, Monterubbiano) e l'artificializzazione dell'alveo fluviale. Manca anche una gestione complessiva ed integrata del fiume e della rete di captazione delle acque.
Le captazioni d'acqua sono, infatti, poco controllate e razionalizzate, con conseguente spreco della risorsa idrica.
Inoltre, i Piani Regolatori (PRG) dei Comuni della Val d'Aso (per molti comuni si parla ancora di Piano di Fabbricazione!) risultano invasivi, con indirizzi e prescrizioni rivolti prevalentemente allo sviluppo urbanistico-residenziale ed alla crescita delle aree produttive che, soprattutto nella bassa valle dell'Aso, sono state ubicate in ambiti vulnerabili.
La strategia generale è rivolta allo sviluppo economico-industriale ed ha determinato il disinteresse per le iniziative di coordinamento e valorizzazione delle piccole attività agricole e quindi il loro fallimento.
Le pratiche agricole sono meno coerenti con l'assetto caratteristico del territorio e tendono ad essere di tipo intensivo.
Una percentuale bassissima degli attori locali ritiene che nel corso dell'ultimo decennio sia aumentata la salvaguardia del territorio.

Gli aspetti negativi ritrovati nella Val d'Aso sono, quindi:

  • Una scarsa attenzione al territorio ed al fiume;
  • Riduzione della componente naturale;
  • Il disinteresse delle istituzioni;
  • La mancanza di organizzazione e controllo delle attività estrattive;
  • Scarsa ed inadeguata dotazione di servizi a sostegno dell'ambiente e delle attività economiche tradizionali (agricoltura, turismo, artigianato, sviluppo socio-culturale dei centri minori);
  • Mancanza di identità culturale;
  • Sfruttamento irrazionale delle risorse idriche e del territorio;
  • Frattura causata dall'istituzione della nuova provincia di Fermo;
  • Infrastrutture scarse.

I problemi che sono quindi ritenuti rilevanti e da risolvere in via prioritaria sono:

  • Il recupero ambientale e la tutela dell'ambiente e del paesaggio tipico;
  • La valorizzazione delle attività tipiche;
  • Il miglioramento dei servizi locali;
  • Lo sviluppo economico sociale locale;
  • La concertazione tra enti per la predisposizione e la gestione di progetti di finanziamento per iniziative volte allo sviluppo sostenibile;
  • L'assenza di coesione sociale;
  • La gestione ed il controllo delle attività estrattive, sia di roccia sia di materiale litoide lungo l'asta fluviale;
  • La gestione delle risorse idriche;
  • L'adeguamento infrastrutturale.

In seguito alla conoscenza dei caratteri peculiari e della situazione generale attuale della Val d'Aso, attraverso le opinioni degli attori locali, è stata posta una domanda riguardante il tipo ed il grado di percezione personale della Val d'Aso.
Il territorio della valle è percepito come risorsa ambientale e culturale importante; base per la crescita e la maturazione di sensibilità e affezione verso il contesto in cui si vive e lavora.
La Val d'Aso è considerata come un'importante realtà dal punto di vista economico, sociale e culturale, caratterizzata da risorse ambientali, naturali ed artistiche proprie e da un'agricoltura tipica.
Tutti questi elementi rendono questa valle un'opportunità per tutti i comuni situati al suo interno e per la Provincia di Ascoli Piceno che necessita di essere tutelata e valorizzata attraverso iniziative pianificatorie coordinate ed integrate per uno sviluppo locale compatibile con il contesto.
Gli stakeholder coinvolti ritengono che la valle ha una sua forte identità territoriale dovuta alle ricchezze paesaggistiche e naturali che convivono con le tradizioni e la cultura delle realtà locali della Val d'Aso e con una tradizione agricola fatta di piccole aziende ed attività con produzioni tipiche (es.: frutticoltura, orticoltura).
Per quanto riguarda invece il fiume, gli attori locali percepiscono il corso d'acqua come parte integrante del territorio, sia da parte di chi ne conosce le caratteristiche sia da parte di chi non ha competenze specifiche in merito.
E' sentita l'esigenza di una maggiore attenzione per l'uso e la tutela della qualità delle acque.
Infatti, per quanto riguarda la gestione e l'uso delle acque e del fiume nel suo complesso, emerge che una buona parte degli attori locali rilevanti ritiene che ci sia una gestione inadeguata della risorsa idrica ed uno sfruttamento eccessivo.
La gestione dell'ambito fluviale e delle acque è, infatti, finalizzata alla sola difesa fine a se stessa e non tiene conto della peculiarità ambientale e paesaggistica del territorio e del fiume.
È necessaria una progressiva riduzione dello sfruttamento idroelettrico ed una razionalizzazione dell'uso idropotabile delle acque poiché sono azioni che penalizzano il bilancio idrico della valle dell'Aso.
In alcuni casi però, nonostante venga ribadita la gestione carente, l'uso attuale delle acque è considerato corretto, in quanto gli usi principali sono necessari per la vita della Val d'Aso (es.: uso energetico, acque minerali, uso agricolo ed irriguo).
La mancanza di risorse economiche sufficienti è, in alcuni casi, la causa dell'affermarsi di una gestione lacunosa e settoriale della risorsa idrica.

Dall'analisi emerge che la Val d'Aso ha molte potenzialità ed opportunità per avviare forme di sviluppo locale sostenibile e compatibile con i caratteri e le esigenze del territorio e dell'ambiente.
Questa valle è rimasta una delle poche zone della Regione dove si è riusciti a fermare, o quanto meno a rallentare, crescita e progresso economico nei suoi aspetti più negativi.
La conseguenza diretta di questo fenomeno è stata lo spopolamento e l'isolamento della valle, nonché la perdita di interesse da parte delle istituzioni.
Le iniziative per la rivitalizzazione del territorio sono lasciate in mano a pochi "coraggiosi".
Per cambiare questa tendenza è necessario che le forze locali si coordinino e collaborino per utilizzare al meglio le potenzialità e le peculiarità proprie della Val d'Aso.

Le iniziative e le azioni possibili per il risparmio della risorsa idrica e per la tutela del territorio della Val d'Aso, che gli attori attivano abitualmente, sono:

  • uso razionale delle risorse idriche desinate a fini irrigui;
  • Irrigazione dei terreni agricoli e dei giardini privati con tecniche adeguate per il risparmio idrico;
  • Non utilizzo di acque minerali;
  • Uso di un dispositivo di risparmio dell'acqua nell'impianto idrico domestico (doccia, rubinetti, wc);
  • Rubinetti automatici o con temporizzatore.

Le iniziative che, invece, si propongono per il futuro sono:

  • Concertazione tra enti e programmazione ed attuazione di una nuova politica d'uso del territorio da parte di tutti gli attori pubblici locali (Comuni, Province, Regione, Comunità Montane, Unione dei Comuni, Associazioni di categoria, Enti Parco, …), in grado di cambiare i comportamenti e di tutelare le risorse ambientali e di impedire la cementificazione del territorio.
  • Miglioramento del sistema di programmazione e pianificazione urbanistica e le modalità di utilizzo del fiume e delle risorse idriche:
    • pianificazione e progettazione degli interventi di sistemazione fluviale attraverso rinfoltimenti, nuove piantumazioni per ripristinare il valore di corridoio ecologico e di fascia tampone del fiume;
    • miglioramento dell'assetto idraulico per ovviare ai fenomeni di esondazione e ripristinare l'apporto dei solidi a mare;
    • salvaguardia
  • Attuazione solo di azioni ed iniziative rispettosi delle reali esigenze del territorio e dell'ambiente.
  • Azioni di coordinamento tra tutti gli interessi in gioco e tra tutti i settori di attività.
  • Accrescere l'attenzione per la valle, in particolare per il settore agricolo;
  • Evitare la realizzazione di scenari incompatibili con il territorio (es.: arretramento della A14);
  • Programmazione di iniziative per la valorizzazione dell'intero patrimonio (ambientale, storico-culturale, architettonico, enogastronomico, …) dei Comuni lungo l'asta del fiume Aso;
  • Valorizzazione e promozione specifica del settore agricolo e dei suoi prodotti (promozione di attività agricole compatibili con l'ambiente e le vocazioni tipiche del territorio);
  • Azioni di sensibilizzazione e formazione di tecnici e cittadini (es.: educazione ambientale nelle scuole);
  • Azioni di informazioni e di promozione della Valle dell'Aso;
  • Coordinamento di tutte le piccole strutture agricole per vincere l'abbattimento morale, attuale e futuro, che ha causato la rassegnazione e, quindi, la chiusura della loro cooperativa.

In alcuni casi, si è potuto constatare che le iniziative di risparmio della risorsa idrica e di tutela ambientale sono solo di tipo pubblico, ovvero quelle specifiche attuate in funzione delle competenze dell'ente di appartenenza.

Per rendere effettiva la tutela e la valorizzazione del territorio, gli attori locali ritengono necessario che il progetto di sviluppo integrato e di tutela del territorio della Val d'Aso sia realizzato in tempi brevi.

La realizzazione del progetto e l'attuazione delle azioni di sviluppo locale individuate, possono avviare un processo di feed back positivo per promuovere uno sviluppo equilibrato del territorio che perduri nel tempo e che consenta un reale miglioramento della qualità della vita.

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1.4     Analisi degli aspetti pianificatori del territorio

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1.4.1     Pianificazione a livello regionale

Il concetto di Sviluppo Sostenibile

Lo "Sviluppo Sostenibile", che può essere sinteticamente definito come il modo di continuare a migliorare la nostra qualità di vita senza recare danno all'ambiente e alle generazioni future, rappresenta una visione del progresso che lega lo sviluppo economico, la protezione dell'ambiente e la coesione sociale.
Sono quindi tre i principi di base dello sviluppo sostenibile:

  • uno sviluppo economico equo e bilanciato;
  • alti livelli di occupazione;
  • integrazione e coesione sociale ed un alto livello di protezione ambientale ed uso responsabile delle risorse naturali.

Un sistema politico aperto ed affidabile e la conduzione di una politica di governo coerente, accompagnati da un'effettiva collaborazione internazionale, sono un presupposto imprescindibile per la promozione della sostenibilità a livello locale e globale.

Il processo di pianificazione strategica implica che in futuro il processo pianificatorio e decisionale integri la componente ambientale con lo sviluppo economico e sociale del territorio.

Di seguito vengono analizzati e riportati estratti di alcuni documenti di pianificazione e programmazione territoriale ed ambientale di supporto per la definizione di politiche integrate ed azioni di piano strategiche per lo sviluppo complessivo e compatibili del territorio oggetto di analisi, la Val d'Aso.

Dall'analisi dei piani di seguito presentati, il progetto di linee guida per lo sviluppo integrato sostenibile della Val d'Aso è coerente ed in linea con le politiche e gli indirizzi Europei e nazionali ed anche regionali.
Con questo strumento, si cerca infatti di orientare lo sviluppo della valle verso un approccio sostenibile ed integrato di pianificazione e gestione del territorio che, nella definizione delle politiche e delle azioni di piano, prenda in considerazione tutte le componenti e gli elementi del territorio.



Strategie per lo sviluppo locale integrato e sostenibile

In linea con gli indirizzi e le azioni dell'Unione Europea, l'Italia ha adottato nell'agosto del 2002 la "Strategia di azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia" (Delibera CIPE n.57/2002). Si può considerare questo documento come un primo passo verso lo sviluppo sostenibile, in quanto al momento concentra l'impegno a livello nazionale sulla dimensione ambientale della sostenibilità. Il documento infatti si articola, identificando prima gli strumenti operativi di carattere generale, in quattro grandi aree tematiche prioritarie, le medesime indicate nel Sesto programma d'azione ambientale comunitario:

  • cambiamenti climatici e protezione della fascia d'ozono;
  • protezione e valorizzazione sostenibile della natura e della biodiversità;
  • qualità dell'ambiente e qualità della vita negli ambienti urbani;
  • prelievo delle risorse e produzione dei rifiuti.

Anche gli strumenti dell'azione ambientale individuati dal documento, basati prevalentemente su comportamenti volontari e partecipati, sono in linea con quelli comunitari e mirano a:

  • semplificare la legislazione per migliorarne l'applicazione;
  • creare un sistema informativo nazionale per facilitare l'accesso alle informazioni ambientali;
  • integrare il fattore ambientale in tutte le politiche di settore (VAS, responsabilità condivisa) e nei mercati (innovazione tecnologica, sistemi di gestione ambientale, ecolabel, riforma fiscale, esternalità ambientali positive, revisione della politica dei sussidi);
  • creare consapevolezza e capacità di decisione dei cittadini (formazione sulla sostenibilità, Agenda 21, ruolo attivo e concreto della Pubblica Amministrazione);
  • sviluppare un sistema di contabilità e degli indicatori per l'azione ambientale.

Al fine di favorire l'azione concorrente di Stato e Regioni nella promozione dello sviluppo sostenibile, è stato istituito presso la Conferenza Stato-Regioni, un Tavolo Tecnico permanente tra Stato e Regioni sullo Sviluppo Sostenibile, presieduto dal Ministero dell'Ambiente.
La Strategia nazionale prevede che: "Gli obiettivi e le azioni della Strategia devono trovare continuità nel sistema delle Regioni, delle Province autonome e degli Enti locali alla luce del principio di sussidarietà, attraverso la predisposizione di strategie di sostenibilità […]".
Essa sostiene inoltre che: "E' necessario quindi che le Regioni individuino e orientino nel proprio bilancio le risorse finanziarie necessarie.
Lo Stato dovrà, agli stessi fini, provvedere ad orientare le risorse del proprio bilancio a sostegno dell'azione regionale, ove queste siano dotate di strategie regionali per il perseguimento degli obiettivi di grande scala e delle macro-azioni".

La Regione Marche ha aderito alla Dichiarazione di Gauteng 3 nel giugno 2003 (DGR n. 859/03), impegnandosi a livello internazionale nel perseguimento dello sviluppo sostenibile e entrando a far parte della Rete mondiale dei Governi Regionali per lo Sviluppo Sostenibile (NRG4SD - Network of Regional Governments for Sustainable Development).



Linee Guida per lo sviluppo sostenibile regionale: "STRATEGIA REGIONALE D'AZIONE AMBIENTALE PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE - ST.R.A.S.S. 2005-2010"

Al fine di raggiungere l'obiettivo dello sviluppo sostenibile integrato del territorio è necessaria la partecipazione attiva di tutti gli attori rilevanti del processo pianificatorio (stakeholder).

La Regione Marche ha elaborato un documento di linee guida per lo sviluppo sostenibile integrato del territorio regionale, "STRATEGIA REGIONALE D'AZIONE AMBIENTALE PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE - ST.R.A.S.S. 2005-2010", sulla base del quale studiare ed intersecare le politiche e le strategie comunitarie, nazionali e regionali per definire una serie di azioni trasversali in grado di attivare un circolo virtuoso a scala locale che coinvolga lo sviluppo economico complessivo, la coesione sociale e la tutela dell'ambiente.

In linea quindi con gli indirizzi comunitari nazionali, la Regione Marche vuole orientare le politiche regionali in base ai principi dello sviluppo sostenibile, fissando obiettivi ed individuando azioni in quattro aree principali di intervento:

  • Clima ed atmosfera;
  • Natura e biodiversità;
  • Ambiente e salute;
  • Uso e gestione sostenibile delle risorse naturali e dei rifiuti.

Il documento di linee guida strategiche per lo sviluppo sostenibile della regione costituisce la base di riferimento per gli attori locali, per il confronto e la collaborazione verso la sostenibilità delle azioni anche a scala locale e l'integrazione delle tematiche ambientali nelle politiche settoriali degli enti.
L'obiettivo prioritario è l'integrazione delle politiche ambientali nelle politiche economiche e di coesione sociale.

La politica della Regione Marche per la sostenibilità ambientale 2005-2010, nel quadro degli impegni internazionali e degli obiettivi fissati a livello nazionale, è orientata quindi verso lo sviluppo sostenibile, cercando di garantire l'integrazione delle considerazioni ambientali nelle politiche di settore già a partire dalle prime fasi di elaborazione. Principio cardine delle linee guida regionali è l'implementazione di azioni trasversali tra i diversi settori e livelli d'azione.

Nel 2003 infatti è stato adottato un Programma di Azioni ambientali per lo Sviluppo Sostenibile (Programma A.S.SO.), come prima sperimentazione concreta di integrazione dei concetti di tutela ambientale e sostenibilità nei principali settori di sviluppo delle Marche (industria, artigianato, turismo, agricoltura, pianificazione territoriale).
Il Documento di Strategia di Azione Ambientale per lo Sviluppo Sostenibile (ST.R.A.S.S.), sulla base dei contenuti del Programma A.S.SO, dei dati del Secondo Rapporto sullo Stato dell'Ambiente delle Marche e dell'analisi degli attuali strumenti di programmazione regionale, indica per il periodo 2005- 2010 lo schema d'azione che i futuri piani settoriali di sviluppo regionale dovrebbero utilizzare come riferimento per integrare la componente ambientale sin dalle prime fasi di elaborazione.
Con questo documento di programmazione strategica, la Regione Marche ha voluto creare uno strumento che permetta il passaggio dal vecchio approccio pianificatorio ad un nuovo sistema di pianificazione integrata sostenibile, nel quale tutte le componenti territoriali sono considerate.
Il documento si articola per tematiche e indica gli obiettivi di livello generale, gli obiettivi specifici, le azioni da intraprendere ed i relativi strumenti:

1. Clima ed atmosfera

  • Riduzione delle emissioni di gas climalteranti

2. Natura e biodiversità

  • Conservazione degli ecosistemi
  • Riduzione dell'impatto ambientale dell'agricoltura e conservazione dello spazio rurale
  • Mantenere il giusto equilibrio fra attività venatoria e risorse faunistiche
  • Garantire una sviluppo territoriale integrato
  • Proteggere il territorio dai rischi idrogeologici, idraulici e sismici
  • Prevenire la desertificazione
  • Ridurre l'inquinamento del suolo e del sottosuolo
  • Favorire un corretto uso delle risorse minerarie
  • Garantire la gestione integrata della fascia costiera

3. Ambiente e salute

  • Promuovere uno sviluppo urbano sostenibile e una migliore qualità di vita
  • Tutelare la popolazione dai rischi sanitari originati da situazioni di degrado ambientale
  • Prevenire e ridurre l'inquinamento industriale e il rischio d'incidenti rilevanti
  • Promuovere un sistema integrato per le politiche di sicurezza ambientale

Uso e gestione sostenibile delle risorse naturali e dei rifiuti

  • Riduzione del prelievo delle risorse naturali nei cicli e nelle attività di produzione e consumo
  • Perseguire una gestione sostenibile della risorsa idrica
  • Conservare, ripristinare e migliorare la qualità della risorsa idrica
  • Riduzione della produzione dei rifiuti e della loro pericolosità, recupero di materia

Per poter, quindi, implementare uno strumento strategico di sviluppo integrato locale che applica i principi di sostenibilità ambientale, è necessario programmare ed attuare azioni e strumenti che vadano oltre i singoli settori d'attività e, quindi, in grado di interagire in maniera trasversale.
Le azioni trasversali rendono il processo di sviluppo sostenibile, efficiente ed efficace perché consente di includere le tematiche ambientali nella programmazione, pianificazione e gestione del territorio, di creare un processo trasparente e partecipato ed avviare un meccanismo di educazione ambientale nei diversi settori d'intervento.
L'efficienza e l'efficacia di un'azione trasversale è connessa all'integrazione effettiva tra più livelli settoriali.
Attuare un'azione trasversale consente, inoltre, di raggiungere più facilmente anche le singole azioni individuate nei differenti livelli perché non ha schemi rigidi di sviluppo, ma permea tutte le politiche di sviluppo locale e, quindi, può concretizzare gli obiettivi previsti nei vari campi d'azione.



Il Piano Sviluppo Rurale (PSR) e la Nuova Politica Agricola Comunitaria (PAC)

Innanzitutto, la prima evidente novità delle nuove strategie e politiche per lo sviluppo del settore agricolo è l'integrazione della tematica ambientale nell'agricoltura. Nel Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006, il rapporto fra agricoltura e ambiente è molto stretto; anche nel settore agricolo, la salvaguardia dell'ambiente e del territorio è quindi di fondamentale importanza.

Gli obiettivi del PSR sono, in sintesi:

  • creare una rete trasversale di azioni, così da creare rapporti di interdipendenza e collaborazione e non di dipendenza tra attori;
  • ridurre l'inquinamento e le attività inquinanti per garantire la tutela dell'ambiente e del territorio;
  • supportare lo sviluppo rurale locale tipico del territorio attraverso un approccio "botton up", ovvero che prende in considerazione le reali esigenze degli attori rilevanti (stakeholder).

Le priorità d'intervento che il piano ha definito per il settore agricolo, sulla base degli obiettivi prefissati, si possono sintetizzare come segue:

  • Miglioramento della competitività e dell'efficienza dei sistemi agricoli e agro-industriali e della
  • Qualità dei prodotti, in un contesto di filiera;
  • Tutela e valorizzazione del paesaggio rurale e delle risorse ambientali;
  • Azioni di sostegno allo sviluppo rurale.

Con il periodo di programmazione, 2000-2006, la programmazione e la pianificazione dello Sviluppo Rurale viene integrato nella Politica Agricola Comunitaria (PAC).
La nuova Politica Agricola Comunitaria prevede che il sostegno alla produzione agricola sia coordinato con il sostegno allo sviluppo delle aree rurali.
Anche la politica agricola comunitaria prevede una maggiore attenzione all'ambiente, che viene considerato la tematica trasversale di tutti i settori, anche in agricoltura.

Le misure agroambientali, introdotte già nel precedente periodo di programmazione con uno specifico Regolamento, il 2078/92, e poi riprese nel PSR 2000-2006 (misura F), finanziano l'adozione da parte degli agricoltori di tecniche agricole a minor impatto ambientale, quali la riduzione dell'uso di pesticidi e fertilizzanti, la manutenzione del paesaggio rurale, ecc..
Possono usufruire del sostegno del piano e della politica agricola tutti i soggetti che rispettano determinati requisiti di qualità e che applicano le "buone pratiche agricole" ed ogni ulteriore miglioramento della performance ambientale.
Da questo presupposto, ne deriva che il PSR prevede finanziamenti anche per l'agricoltura biologica, per l'agricoltura a basso impatto ambientale e per la manutenzione del paesaggio agrario.
Nella nuova programmazione agricola la manutenzione è intesa in modo più complesso, includendo in questa azione il "mantenimento delle potenzialità ecologiche e faunistiche del paesaggio inteso come sistema di ecosistemi, habitat seminaturale essenziale per la vita di numerose popolazioni animali e vegetali che si sono nei secoli adattate alla presenza umana sul territorio".

La nuova proposta di piano (2007-2013) è caratterizzata, quindi, da una nuova strategia di sviluppo orientata all'integrazione della tutela dell'ambiente negli obiettivi di sviluppo locale del settore agricolo e non solo.
Questa tendenza della programmazione agricola rafforza ancora di più l'importanza dell'ambiente e del sostegno per iniziative ed attività agricole sostenibili, grazie anche alla Politica Agricola Comune.
La nuova politica agricola vuole reindirizzare maggiori risorse economiche verso temi quali la sicurezza degli alimenti, il benessere degli animali, il mantenimento della qualità ecologica del territorio, ecc.
Con la trasversalità e l'allargamento delle azioni finanziabili, nonché con l'aumento della sensibilità ambientale, aumentano le opportunità di riorientare verso lo sviluppo sostenibile e di rivitalizzare un settore così importante della politica comunitaria.

Gli assi di sviluppo del nuovo PSR, di riferimento per il progetto, sono:

Asse I:

  • Sviluppo integrato delle filiere regionali agricole e forestali
  • Sviluppo e valorizzazione delle produzioni di qualità

Asse II:

  • Mantenimento ed ampliamento delle superfici forestali
  • Tutela del suolo e delle acque
  • Tutela e valorizzazione del paesaggio rurale

Asse III:

  • Diversificazione delle attività agricole e filiere energetiche
  • Miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali

Asse IV:

  • Promozione del parternariato locale pubblico-privato
  • Promozione della cooperazione tra territori

Il progetto di sviluppo integrato locale della Val d'Aso ha definito, quindi, le strategie ed indirizzi per l'elaborazione delle linee guida in coerenza con la programmazione regionale per il periodo 2000-2006 (attualmente in vigore), ma anche con gli obiettivi prioritari della programmazione 2007-2013 del futuro Piano di Sviluppo Rurale e con le strategie della politica agricola comunitaria.

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1.4.2     Piani di settore


Piano Stralcio per l'Assetto Idrogeologico della Regione Marche (PAI)

Con il PAI vengono pianificati e gestiti gli interventi in materia di assetto idrogeologico, ovvero per le aree a rischio idraulico (assetto idraulico) e le aree a rischio geologico (frane e valanghe dei versanti).
Il PAI pianifica e programma le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa ed alla valorizzazione del suolo, alla prevenzione del rischio idrogeologico, in relazione alle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato.
Le finalità del Piano per l'assetto idraulico sono (art. 6):

  • individuazione della fascia di territorio inondabile con tempi di ritorno fino a 200 anni dei principali corsi d'acqua dei bacini regionali;
  • salvaguardia delle dinamiche idrauliche naturali (esondazioni ed evoluzione morfologica degli alvei,)
  • mantenimento o ripristino dei caratteri di naturalità del reticolo idrografico;
  • prevenzione e mitigazione del rischio idraulico dei corsi d'acqua.

Per l'assetto geologico dei versanti, il Piano ha, invece, come finalità (art. 10):

  • individuazione e perimetrazione dei dissesti da frana e valanga e attribuzione di diversi livelli di rischio idrogeologico (R1-R4) e pericolosità (P1-P4);
  • tutela delle specificità morfologiche, ambientali e paesaggistiche del territorio, in funzione dei naturali processi evolutivi dei versanti;
  • difesa del suolo e mantenimento delle relative condizioni di equilibrio;
  • riequilibrio naturale dei versanti, nel caso in cui ci siano interferenze con gli ambiti urbanizzati;
  • tutela degli ambiti non compromessi da dissesti dell'assetto geologico;
  • salvaguardia del territorio da fattori antropici di interferenza, definiti in base alle classi di pericolosità definite;
  • definizione degli interventi di mitigazione del rischio per le popolazioni esposte, per le infrastrutture e le attività, sulla base delle classi di pericolosità.

Il progetto di linee guida strategiche per lo sviluppo integrato della Val d'Aso ha come obiettivo la tutela e la valorizzazione del territorio e delle risorse locali, ma anche la salvaguardia e la riqualificazione dell'ambiente fluviale. Di conseguenza, le finalità del PAI sono parte integrante delle strategie di intervento del documento di sviluppo integrato proposto.
Le linee guida daranno indicazioni, in sinergia con il progetto specifico per il recupero idraulico ed ambientale del fiume Aso, anche sulle modalità di riqualificazione ambientale per garantire la tutela dell'ambito fluviale e quindi la tutela dell'assetto idraulico delle acque e dell'assetto idrogeologico e geologico dei versanti.

Di seguito viene presentato anche l'estratto del PAI relativo alle aree critiche: "5 - Allegati: Tabelle di sintesi delle aree critiche per Provincia".

I D E N T I F I C A Z I O N E D E S C R I Z I O N E
sub-bacino comune località tipologia fenomeno descrizione fenomeno evoluzione fenomeno strutture e infrastrutture coinvolgibili cause interventi

Fosso senza nome che costeggia via Libertà

COMUNANZA

Abitato capoluogo

Allagamenti per insufficienza restrizioni e parziale occlusione dell'alveo

Trattasi di un fosso che in prossimità dell'abitato risulta scorrere su un'opera artificiale in calcestruzzo (alveo e sponde) per poi immettersi in una tubazione sotterranea

Possono ripetersi gli inconvenienti idraulici ed allagamenti già manifestatesi

Infrastrutture fabbricati e strade

Manomissione del corso d'acqua

Ripristino alveo e sistemazione idraulica

Torrente Pallone

FORCE

Case Pallone

Dissesti idraulici

Trattasi di n° 2 attraversamenti; uno stradale con briglia di protezione sottostante in pessimo stato di conservazione, l'altro agricolo, anch'esso in pessime condizioni

In caso di piena, per il forte restringimento dell'alveo possono aversi inconvenienti idraulici vari

Attraversamenti e strade

Manomissione dell'alveo del corso d'acqua

Ripristino alveo e sistemazione idraulica del tratto

Fosso della Rota

MONTEMONACO

Vallegrascia

Dissesti idraulici per restizione alveo a causa di attraversamenti inadeguati

Il fosso per il tratto che costeggia l'abitato è attraversato in tre tratti con tubazioni insufficienti a contere le piene

In caso di piena, per il forte restringimento dell'alveo possono aversi allagamenti ed inconvenienti idraulici vari

Attraversamenti e strade

Manomissione dell'alveo del corso d'acqua

Ripristino alveo e sistemazione idraulica del tratto

Fosso Lungo

MONTEMONACO

Rocca da Piedi

Dissesti idraulici per restizione alveo a causa di attraversamento inadeguato

Possibile esondazione del corso d'acqua

Allagamenti ed inconvenienti in caso di piene consistenti

Strada

Attraversamento inadeguato e con manutenzione insufficiente

Adeguamento dell'attravversamento e manutenzione dello stesso

senza nome

S. VITTORIA in MATENANO

Faele

Dissesti per colamenti

Presenza a monte di area calanchiva che apporta detriti con rischio di occlusione della luce del ponte

Allagamento con anche fango e detriti della strada

Strada statale

Piogge torrenziali

Sistemazione idraulica

Fosso della Fonte

MONTEFALCONE APPENNINO

Bofaro

Dissesti per dilavamenti ed infiltrazioni idriche

Circa 900 ml. di fosso obliterati per pratiche agricole con deflusso anomlo delle acque

Allagamento con fango e detriti della strada e dissesto della stessa

Strada presumibilmente comunale

Deflusso incontrollato delle acque

Ripristino alveo e sistemazione idraulica

Fosso della Fonte Antica

AMANDOLA

San Giovanni

Dissesti per ristagni di acque

Tombino parzialmente ostruito con tratto di alveo a monte soggetto ad erosione di sponda

Allagamento con fango e detriti della strada e dissesto della stessa

Strada comunale "Casa Tasso"

Inadeguatezza dell'0pera di raccolta e smaltimento delle acque ed infiltrazioni idriche

Sistemazione idraulica


(N.B. Documento rispetto all'originale mancante di alcune voci burocratiche sotto "Identificazione", che però non compromette la valutazione dei dati.)


Programma Provinciale Attività Estrattive Ascoli Piceno (PPAE)

Il Piano Regionale per le Attività Estrattive ed il Programma Provinciale, hanno come obiettivo prioritario quello di favorire lo sviluppo di un sistema di gestione basato sull'individuazione ed il recupero dei materiali e non più sul loro smaltimento.
Il piano della Regione Marche, quindi, vuole favorire il recupero, il riciclaggio ed il riutilizzo dei rifiuti inerti da attività edilizia, allo scopo di preservare le riserve minerarie e per ridurre l'estrazione di risorse non rinnovabili.
Ai sensi del Piano Regionale Attività Estrattive (P.R.A.E.) - "Direttiva recante norme di attuazione per una razionale coltivazione, un appropriato uso del materiale, per l'esercizio dell'attività estrattiva nelle formazioni boscate e per il recupero e ricomposizione finale delle cave - Allegato B: criteri, interventi ed opere per il recupero e la ricomposizione finale delle cave", sono definiti due possibili livelli di intervento per il recupero e la ricomposizione ambientale delle cave:

  1. ricomposizione ambientale che con opportune opere tende a realizzare una destinazione finale del sito uguale alla situazione esistente prima dell'attività estrattiva;
  2. recupero ambientale definibile come un più complesso ed articolato intervento tendente ad un uso finale dell'area diverso da quello antecedente.

In sede progettuale occorre pertanto preventivamente stabilire la destinazione d'uso finale dell'area; questa deve essere compatibile ed in assonanza con l'intorno paesaggistico - ambientale.
Il Programma Provinciale delle Attività Estrattive (P.P.A.E.) della Provincia di Ascoli Piceno fa riferimento ai criteri regionali della direttiva sopraccitata.

La Provincia di Ascoli Piceno ha demandato, inoltre, al Programma Provinciale per le Attività Estrattive (PPAE) il compito di definire le regole di sviluppo del settore, utilizzando un approccio basato sui principi della tutela e della salvaguardia ambientale.

Il Programma Provinciale per le Attività Estrattive della Provincia di Ascoli Piceno è conforme al Piano Regionale. Il programma provinciale ha come finalità:

  • individuare i giacimenti estrattivi;
  • definire i bacini estrattivi di produzione a livello provinciale;
  • definire i fabbisogni provinciali, considerando i trend evolutivi e i quantitativi previsti dal PRAE;
  • indicare le cave abbandonate e dismesse e quelle da sottoporre a recupero ambientale;
  • dettare le norme per l'assegnazione dei quantitativi massimi estraibili per ogni bacino;
  • stabilire le norme generali applicabili per la coltivazione e il recupero ambientale di tutte le attività estrattive;
  • favorire l'attuazione di una politica di recupero e valorizzazione paesistico ambientale dei siti di cava e di ex cave e di riduzione dell'impatto dovuto al movimento ed al trasporto di materiali provenienti da siti esterni al territorio della Provincia.

Per la tutela degli acquiferi, ai sensi del PPAE, gli interventi di escavazione vanno mantenuti almeno un metro al di sopra del livello conosciuto o stimabile della falda freatica.

Il bacino estrattivo giacimentologico individuato lungo l'asta fluviale dell'Aso è costituito da materiale di tipo sabbioso ed argilloso. Lungo l'asta fluviale dell'Aso sono, inoltre, individuati ambiti vincolati ai sensi del Dlgs, n. 42/2004.

La proposta di linee guida strategiche, nonché il progetto di tutela del fiume Aso, prevede la regolamentazione e la riduzione delle attività estrattive lungo l'asta fluviale e il riutilizzo di materiale di risulta delle attività edilizie e la riqualificazione degli ambiti fluviali.


Piano Regionale di Tutela delle Acque (PRTA) [Prima Fase - Acque superficiali]: Dal nuovo sistema di analisi delle acque superficiali agli interventi prioritari nelle aree a più forte degrado ambientale

Il Piano Regionale di Tutela delle Acque della Regione Marche (PRTA) 4 ha come finalità il compito di assicurare il risanamento e la tutela delle acque, ed un loro uso appropriato e razionale con particolare riguardo per quelli diretti al consumo umano. Gli obiettivi specifici del piano sono (art.1):

  1. prevenire e ridurre l'inquinamento e attuare il risanamento dei corpi idrici;
  2. conseguire il miglioramento dello stato delle acque ed adeguate protezioni di quelle destinate a particolari usi;
  3. perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche, con priorità per quelle potabili;
  4. mantenere la capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici e la conservazione della biodiversità.

Il PRTA è un piano settoriale operativo e di dettaglio, riferimento di programmazione e pianificazione per l'elaborazione del Piano di Bacino, il quale è lo strumento strategico che stabilisce le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo e al corretto utilizzo delle acque sulla base delle caratteristiche fisiche, ambientali del territorio interessato dal bacino dell'asta fluviale considerata.

Dall'analisi del Piano Regionale di Tutela delle Acque, si rileva che nell'area oggetto del progetto non ci sono aree significativamente compromesse (Relazione, cap. 6 del PRTA).
Inoltre, dall'analisi di piano relativa alla qualità ambientale dei corpi idrici (Relazione, cap. 4 del PRTA), il fiume Aso risulta avere uno stato qualitativo complessivo che varia da ottimo a buono. In dettaglio:

  • Nel tratto montano, fino al Comune di Comunanza, la qualità delle acque superficiali del fiume è ottima, ovvero "non si rilevano alterazioni dei valori di qualità degli elementi chimico-fisici ed idromorfologici per quel dato tipo di corpo idrico, o sono minime rispetto ai valori normalmente associati allo stesso ecotipo in condizioni indisturbate."
  • Nei tratti successivi, invece, il fiume Aso passa alla classe qualitativa buona, ovvero "i valori degli elementi della qualità biologica per quel tipo di corpo idrico mostrano bassi livelli di alterazione derivanti dall'attività umana e si discostano solo leggermente da quelli normalmente associati allo stesso ecotipo in condizioni non disturbate."

Da questi elementi, si può notare come l'area di progetto della Val d'Aso presenti caratteri particolarmente significativi di naturalità e sensibilità che necessitano di essere attentamente analizzati e tutelati, per ovviare al rischio di danneggiare un ambito fluviale con caratteristiche qualitative complessive.
Gli interventi di riqualificazione e valorizzazione dell'asta fluviale andranno programmati in stretta relazione con le previsioni di pianificazione territoriale urbanistica ambientale, così da definire strategie ed azioni integrate di sviluppo locale.


Piano del Parco dei monti Sibillini

Come indicato nella relazione di piano (Relazione Piano del Parco dei Monti Sibillini - Bozza di Piano aggiornata al 20.07.2001), le finalità del Piano del Parco dei Monti Sibillini sono in particolare:

  1. tutelare, valorizzare ed estendere le caratteristiche di naturalità, integrità territoriale e ambientale (conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici);
  2. salvaguardare le aree suscettibili di alterazione e i sistemi di specifico interesse naturalistico;
  3. conservare e valorizzare il patrimonio storico, culturale e artistico;
  4. realizzare un modello di sviluppo sostenibile favorendo e riorganizzando le attività economiche tradizionali, in particolare quelle agricole, zootecniche, forestali e artigianali, e promuovendo lo sviluppo di attività integrative e turistiche compatibili con le sue finalità;
  5. promuovere attività di ricerca scientifica e di educazione ambientale;
  6. difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici.

Tra gli obiettivi primari del parco ci sono:

  1. il ripristino delle aree marginali mediante ricostituzione e difesa degli equilibri ecologici;
  2. l'individuazione di forme di agevolazione a favore dei privati che intendano realizzare iniziative produttive o di servizio compatibili con le finalità istituzionali del Parco;
  3. la promozione di interventi a favore delle categorie più deboli , e in particolare dei cittadini portatori di handicap, per assicurare a tutti la fruizione e la conoscenza del Parco.

Inoltre il Parco favorisce e sostiene interventi all'interno del suo perimetro territorio che riguardano:

  1. restauro dei centri storici e degli edifici di particolare valore storico e culturale;
  2. recupero dei nuclei abitativi e rurali;
  3. realizzazione di opere igieniche e idropotabili nonché di risanamento dell'acqua, dell'aria e del suolo;
  4. realizzazione di opere di conservazione e di restauro ambientale del territorio, ivi comprese le attività agricole e forestali;
  5. promozione di attività culturali nei settori di interesse del Parco;
  6. interventi in materia di agriturismo;
  7. svolgimento di attività sportive compatibili;
  8. realizzazione di strutture per l'utilizzazione di fonti energetiche a basso impatto ambientale, quali il metano e altri gas combustibili, nonché interventi volti a favorire l'uso di energie rinnovabili.

Per l'attuazione degli obiettivi del Parco, il piano prevede programmi per proteggere e potenziare la rete di risorse ambientali e di servizi del parco e programmi di valorizzazione e promozione territoriale.

I programmi di valorizzazione in rete riguardano:

  1. Reti ecologiche e recupero ambientale;
  2. Rete fruitiva e rifugi.

I programmi di valorizzazione territoriale riguardano in dettaglio i seguenti comuni:

  1. - Arquata del Tronto
  2. - Montegallo
  3. - Alta Valle dell'Aso
  4. - Alta Valle del Tenna ed Alta Valle dell'Ambro
  5. - Acquacanina, Bolognola e Castelmanardo
  6. - Valle del Fiastrone
  7. - Macereto - Cupi
  8. - "Campus universitario diffuso"
  9. - Alta Valnerina
  10. - Piani di Castelluccio
  11. - Valle Castoriana e Piana di Santa Scolastica

Ai sensi del piano del parco, va sottolineato che possono essere previsti anche programmi e progetti di valorizzazione territoriale non compresi tra quelli elencati dal piano, se sono funzionali al raggiungimento degli obbiettivi del Parco e coerenti con gli indirizzi del Piano.
Il progetto di linee guida per lo sviluppo integrato e sostenibile dalla Val d'Aso è, quindi, pienamente in linea anche con i contenuti di sostenibilità e le indicazioni strategiche del Parco dei Monti Sibillini.
Inoltre, gli interventi specifici di riqualificazione fluviale e dell'assetto idraulico del fiume Aso sono programmati nelle finalità del piano del parco.


Linee strategiche per l'istituzione del futuro Parco Marino

Va premesso che l'iter per l'istituzione dell'"Area marina protetta del Piceno" è attualmente in corso.
La procedura è in fase avanzata e sono stati completati gli studi oceanografici e socio-economici.
Durante l'incontro organizzato a San Benedetto del Tronto l'08 agosto scorso, il Presidente della Provincia, Massimo Rossi, ha annunciato che auspica l'istituzione definitiva del Parco per la fine del 2006.
L'area del parco marino è compresa tra le foci dei fiumi Chienti e Salinello e si estende verso il largo fino a tre miglia dalla costa (attuale limite per la pesca a strascico) ed ha una superficie complessiva di circa 300 Kmq.
Per accrescere il valore ed il significato dell'idea di parco e l'importanza dell'Area protetta del Piceno, il progetto propone l'integrazione dell'area protetta di costa con l'entroterra. Infatti, alle spalle delle aree urbane costiere, il territorio interno è relativamente integro.
In questo modo, è potenziata la funzione di recupero e di riequilibrio ambientale dell'Area.

La proposta dell'Area marina protetta del Piceno ha come obiettivi:

  • La conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità biologiche, di valori scenici, di processi naturali di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri economici;
  • L'applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare una integrazione tra uomo ed ambiente naturale anche tramite la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici ed architettonici e delle attività umane;
  • Promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative compatibili;
  • Difesa e ricostruzione degli equilibri idraulici e idrogeologici;
  • Promozione della valorizzazione e della sperimentazione di attività produttive compatibili.

Il Progetto di Linee Guida strategiche per lo sviluppo integrato della Val d'Aso può dare sicuramente forza ed essere il volano per concretizzare l'integrazione tra l'area costiera, compresa nel parco marino e l'entroterra; garantendo così la reale tutela e salvaguardia delle valenze naturali, ambientali e culturali locali e consentendo la valorizzazione complessiva del territorio e delle sue risorse.
Il progetto per lo sviluppo sostenibile integrato della Val d'Aso è coerente con quanto previsto dal piano di settore del Parco.

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1.4.3     Pianificazione a livello provinciale


Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP) vigente

Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale si propone come strumento di concertazione tra enti locali così da coordinare e mediare i molteplici interessi in gioco, nonché fornire metodi, criteri e linee guida per la pianificazione comunale. Per l'attuazione della concertazione la provincia fa riferimento al "tavolo unico permanente di lavoro Regione/Province", già presentato precedentemente.
Con questo strumento istituito dalla Regione anche la provincia vuole coordinare le scelte in materia urbanistica, attraverso un sistema pianificatorio partecipativo.

Sulla base delle indicazioni del PTCP, il progetto di marchio territoriale d'area della Val d'Aso è coerente ed in linea con le previsioni progettuali e con l'approccio pianificatorio del PTCP della Provincia di Ascoli Piceno (elaborato ai sensi della LR. n. 34/1992), ed anche con la proposta di "progetto di fattibilità della Val d'Aso" che doveva prevedere 5:

  • la formulazione di un sistema integrato per la valorizzazione dei prodotti locali con visite ed escursioni per la degustazione dei prodotti biologici dell'area;
  • la possibilità di creare strutture turistiche a basso costo (alberghi, agriturismi, campeggi ostelli per la gioventù);
  • la creazione di un sistema dei centri storici locali con siti specializzati nel confezionamento di pasti tipici medievali con musiche ed intrattenimenti d'epoca;
  • la valorizzazione del sistema museale anche attraverso la formazione di specifiche cooperative di servizi;
  • l'utilizzazione della fattoria con la Rocca Montevarmine per istituire un centro di formazione per il restauro conservativo dei monumenti;
  • la valorizzazione di tutto il percorso fluviale, attraverso una pista ciclabile che risale al Parco dei Sibillini;
  • la regolamentazione del problema relativo all'escavazione della ghiaia lungo il fiume;
  • la valorizzazione dal punto di vista turistico del lago di Gerosa;
  • la realizzazione di un turismo storico-gastronomico con la certificazione di genuinità dei prodotti;
  • la ripresa di un artigianato tipico;
  • il rilancio di attività agricole ormai perse come la bachicoltura;
  • la commercializzazione dei prodotti agricoli sia attraverso un complesso lancio pubblicitario, che attraverso la valorizzazione del rapporto con il Centro Agro-Alimentare di San Benedetto.

In relazione alle caratteristiche di ciascuna area, il P.T.C. indica gli obiettivi strategici, le azioni da intraprendere, gli strumenti e i progetti per l'attuazione di obiettivi ed azioni (art. 2).

  • Salvaguardia delle qualità ambientali e delle capacità produttive agricole delle aree di pianura, ai margini dell'alveo del fiume;
  • Riqualificazione e razionalizzazione del sistema degli insediamenti produttivi;
  • Riqualificazione del sistema insediativo esistente (centri su crinali, affacciati sulla Valle, a breve distanza);
  • Razionalizzazione della rete della mobilità.

Per l'attuazione delle strategie di piano, è prevista l'implementazione di strumenti e progetti specifici che vengono di seguito riportati.

Risorse ambientali e risorse culturali

  • Strumenti di incentivazione e norme di tutela delle aree agricole produttive: unici interventi consentiti nella Valle sono quelli di lavorazione e conservazione dei prodotti;
  • Norme per il controllo dell'inquinamento nei terreni agricoli e falde acquifere: codice comportamento pratiche agricole (uso fertilizzanti, ecc.);
  • Piantumazione scarpate nei tratti più vulnerabili;
  • Parco fluviale dell'Aso.

Turismo e servizi:

Attuazione progetto "Albergo diffuso", attrezzature di agriturismo in stretto rapporto con il sistema insediativo storico esistente (progetto Leader II; progetto Modulo - L.R. 31/97)

  • Definizione di piani per insediamenti produttivi (PIP) in stretto rapporto con i tessuti urbani esistenti
  • Connessione del Centro agroalimentare di San Benedetto del Tronto con il sistema produttivo della Valle
  • Rafforzamento del nodo di incrocio "Mezzina" - asse vallivo, attraverso localizzazione di attrezzature di servizio ed attività produttive
  • Promozione della qualità del prodotto tipico

Struttura insediativa e mobilità:

  • Controllo compatibilità ed integrazione delle scelte dei P.R.G. dei Comuni limitrofi;
  • Censimento dei beni pubblici e delle aree demaniali dismesse;
  • Progetto qualità dei trasporti (unificazione aziende pubbliche del trasporto su gomma; abbonamento integrato FS-bus);
  • Organizzazione unitaria del sistema viario della Valle con S.S. 433, strada provinciale: adeguamento sedi, attraversamenti dell'Aso;
  • Protocollo d'intesa per redistribuzione competenze reti viarie;
  • Attuazione tracciato "Mezzina" per il tratto Grottazzolina, Petritoli, Carassai, Cossignano, Affida;
  • Progetto pilota "Rocca di Monte Varmine";
  • Caso campione di Moregnano nel sistema integrato della valle.

Nel Capo IV "Norme per l'uso del territorio" del P.T.C., il piano prevede, per le aree fluviali danneggiate dalla presenza di insediamenti produttivi e coltivazioni intensive inquinanti, la realizzazione di sistemi vegetazionali con specie autoctone, con lo scopo di creare una fascia di pertinenza fluviale libera per l'evoluzione naturale del corso d'acqua.
Per le aree boscate non sono consentiti interventi che possano alterare ed intaccare lo stato quali-quantitativo della vegetazione.
Per le aree agricole, invece, il piano ammette che vengano usate pratiche agronomiche ecocompatibili, volte anche a ridurre il carico chimico sull'ambiente.
Altre azioni consentite nelle aree agricole sono l'attività agrituristica ed il turismo rurale.

Il progetto di definizione delle Linee Guida per lo sviluppo integrato e sostenibile della Val d'Aso è, quindi, in linea sia con gli obiettivi e le strategie del piano sia con gli strumenti attuativi previsti dal P.T.C..


Il nuovo PTCP di Ascoli Piceno: Bozza Preliminare

Il documento preliminare del PTCP della Provincia di Ascoli Piceno mette in evidenza che il piano provinciale vigente non prevede per quanto concerne i PRG, la redazione della "Carta delle vocazionalità"; cartografia molto importante per la pianificazione del territorio e delle trasformazioni urbanistiche.
Questo strumento rappresenta il principale elemento di verifica delle scelte di piano rispetto agli aspetti geologici e geomorfologici.
Con questa carta, il nuovo PTCP modifica l'articolo 9 delle NTA del piano vigente ed elimina una grande carenza.
Con la revisione dell'art. 9, viene rivisto anche il criterio per il dimensionamento degli strumenti urbanistici comunali che devono valutare attentamente i fabbisogni edilizi e la qualità e quantità delle aree necessarie allo sviluppo insediativo.

L'articolo n. 2, relativo agli obiettivi generali del piano e precedentemente illustrato, non ha subito proposte di modifica. I progetti d'intervento in attuazione agli obiettivi strategici per la Val d'Aso non sono mutati.

Per quanto concerne gli insediamenti produttivi, il nuovo piano provinciale modifica l'articolo 11 delle NTA (sistema di localizzazione e distribuzione delle attività produttive) per cercare di garantire un'aggregazione ed una distribuzione territoriale più razionale delle aree industriali ed artigianali. Il piano richiede che siano previsti nuovi insediamenti produttivi in aree già dotate delle necessarie opere di urbanizzazione, di servizi ed infrastrutture. È, inoltre, richiesto che i nuovi insediamenti siano sostenibili e compatibili con il contesto ambientale e con quello urbano.

Il PTCP aggiornato, inoltre, inserisce, all'articolo 30, il concetto di risparmio delle risorse del territorio e di sostenibilità ambientale. Tale articolo specifica infatti che i Comuni nelle previsioni di piano devono "contenere il consumo del territorio, riducendo al minimo l'ulteriore occupazione di suolo non urbano per funzioni urbane […]".

Altro elemento importante ed innovativo del nuovo piano provinciale è l'introduzione della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) dei piani, in relazione ai principi di sostenibilità ambientale, sia alla scala provinciale che comunale. Sulla base di questa breve sintesi delle indicazioni più significative contenute nelle previsioni del futuro Piano Territoriale di Coordinamento, si evince in quale direzione si muove anche la Provincia di Ascoli Piceno:

  • sostenibilità delle previsioni di piano;
  • compatibilità ambientale degli interventi urbanistici;
  • coordinamento e concertazione tra enti sovraordinati ed amministrazioni locali;
  • valutazione strategica dei piani.

Il progetto di sviluppo strategico integrato della Val d'Aso è in linea con le nuove previsioni.


Il Patto Territoriale Piceno: il Piano d'Azione

Il Patto territoriale del Piceno comprende nel suo ragionamento i seguenti territori:

  • sistema delle Valli del Tronto, del Tesino e dell'Aso;
  • sistema fermano;
  • sistema montano.

Gli obiettivi che il Patto territoriale del Piceno si prefigge sono:

  • Difesa ed innalzamento dei livelli occupazionali, nonché valorizzazione delle competenze tecnico-professionali e delle risorse umane;
  • Riattivazione dei percorsi di formazione professionale gestiti dalla Provincia;
  • Potenziamento e riqualificazione della PMI attraverso il sostegno all'internazionalizzazione;
  • Alla incentivazione dei sistemi di qualità e all'agevolazione del credito;
  • Rafforzamento delle reti, dei centri di sapere, delle strutture di servizi, dei centri finanziari e del credito;
  • Valorizzazione e promozione delle risorse naturali e storico-urbanistiche;
  • Snellimento delle procedure e dei loro nodi critici;
  • Potenziamento dei servizi amministrativi;
  • Attivazione di interventi e progetti per potenziare i vantaggi localizzativi e sostenere il tessuto imprenditoriale locale.


Gli assi territoriali di intervento

Il patto territoriale di Ascoli Piceno si pone come obiettivo quello di rilanciare il territorio e l'occupazione attraverso un piano integrato di interventi nei settori dell'industria, agro - industria, servizi e turismo e nell'apparato infrastrutturale.
Mediante il patto territoriale, la Provincia di Ascoli Piceno ha individuato con il Piano d'Azione tre assi d'intervento, ovvero sistemi territoriali d'intervento:

  1. il sistema delle valli del Tronto e dell'Aso, comprendente il territorio che gravita attorno all'area del comune capoluogo e i territori dei comuni di Ripatransone e Offida;
  2. Il sistema Fermano, comprendente i comuni del polo calzaturiero e i comuni del sistema moda;
  3. Il sistema montano, comprendente l'area del parco dei monti sibillini e l'area dell'agglomerato di Force, Comunanza e Rotella.

Per ogni asse territoriale è stato definito un obiettivo specifico di sviluppo collegato alle specificità del territorio (grado di sviluppo socio-economico) e ad un uso più razionale ed efficace delle risorse esistenti e di quelle non ancora sfruttate.

Per il sistema della Valli del Tronto e dell'Aso, gli obiettivi specifici del patto sono 6:

  • il sostegno sinergico alla grande impresa e all'indotto, attraverso tre categorie d'azione:
    • Consolidamento dei punti di eccellenza;
    • Rafforzamento ed ampliamento delle attività esistenti, con particolare riferimento alle zone industriali di Campolungo e Marino, dove hanno sede la maggior parte degli insediamenti industriali del comune di Ascoli;
    • Sostegno ai nuovi insediamenti produttivi delle imprese artigiane - Area P.I.P. "Lu Battente"

Il tutto nel rispetto e con il potenziamento delle specializzazioni esistenti.

Per il sistema fermano, gli obiettivi specifici del patto sono 7:

  • sostegno al sistema produttivo.
  • Riorganizzazione dell'assetto del territorio, dei collegamenti e delle aree di insediamento produttivo.
  • Accrescere l'efficienza produttiva delle imprese operanti nei settori calzaturiero, pelletteria e moda.
  • Rafforzamento del tessuto produttivo, privilegiando il consolidamento delle specializzazioni esistenti e la crescita dell'indotto ad esse collegato.

Per il sistema montano, gli obiettivi specifici del patto sono 8:

  • promuovere lo sviluppo e rilanciare l'occupazione, salvaguardando le specificità territoriali collegate alla presenza del Parco dei Sibillini, privilegiando quelle produzioni che manifestano un alto grado di compatibilità con il sistema ambientale.
  • Nei territori comunali di Comunanza, Force e Rotella, le specificità sono legate alla presenza di alcuni insediamenti di imprese come Merloni e Della Valle, che rappresentano dei veri e proprio centri di eccellenza nel territorio. In questo caso l'obiettivo non è il rilancio dell'occupazione, ma la salvaguardia dei livelli occupazionali.

Analizzando l'area oggetto d'intervento, essa ricade all'interno di tutti e tre i sistemi d'intervento.
L'analisi degli obiettivi specifici del piano d'azione del patto territoriale evidenzia la coerenza del progetto di linee guida per lo sviluppo integrato della Val d'Aso con gli obiettivi e le strategie di sviluppo e rafforzamento delle specificità territoriali, di riorganizzazione territoriale, rilancio locale, salvaguardia delle risorse locali e sostegno delle attività compatibili con il sistema ambientale.

Come evidenziato nell'analisi degli strumenti a scarta regionale, anche per il livello provinciale (ma anche per quello comunale), il raggiungimento della sostenibilità ambientale necessita di azioni e strumenti che vadano oltre i singoli campi di azione e che siano quindi in grado di agire in maniera trasversale: le azioni trasversali rendono il processo di sviluppo sostenibile efficiente ed efficace.
L'interazione tra i diversi strumenti di programmazione, pianificazione e gestione territoriale che influenzano la definizione di azioni ed interventi nella Val d'Aso è di fondamentale importanza per elaborare linee guida strategiche di sviluppo integrato che siano realmente efficaci.
Indirizzando la crescita economica, la coesione sociale e la tutela dell'ambiente verso l'obiettivo comune dello sviluppo locale integrato ed equilibrato, si attua automaticamente il principio dello sviluppo sostenibile.

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1.4.4     Pianificazione a livello comunale: il mosaico dei PRG + TAVOLA mosaico dei PRG

L'ambito territoriale della Val d'Aso, oggetto di analisi, comprende il territorio di 21 Comuni, sedici dei quali sono dotati di PRG elaborati ed approvati recentemente.
Cinque Comuni hanno solamente il Programma di Fabbricazione (P. di F.), vecchio strumento urbanistico, previsto dalla LUN n. 1150/1042, risalente alla prima metà degli anni '80.
L'analisi dei contenuti dei piani comunali è stata effettuata sulla base delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) e della tavola della zonizzazione dei piani dei comuni di:

  1. PRG Campofilone
  2. PRG Moresco
  3. PRG Monterinaldo
  4. PRG Montalto delle Marche
  5. PRG Ortezzano
  6. PRG Petritoli
  7. P. di F. Monterubbiano
  8. PRG Montefalcone appennino
  9. PRG Monte Vidon Combatte
  10. PRG S. Vittoria in Matenano
  11. P. di F. Rotella
  12. P. di F. Montedinove
  13. P. di F. Montmonaco
  14. P. di F. Montelparo
  15. PRG Comunanza
  16. PRG Force
  17. PRG Carassai
  18. PRG Montefiore dell'Aso
  19. PRG Lapedona
  20. PRG Altidona
  21. PRG Pedaso

Dall'analisi del mosaico dei PRG sono stati esclusi i Comuni di Montegallo, Montefortino, Amandola, poiché il territorio comunale dei tre comuni ricade per buona parte all'interno del perimetro del Parco dei Monti Sibillini e solo marginalmente compresi nel bacino idrografico del fiume Aso.
L'inclusione nell'area del Parco implica un sistema di tutele molto più esteso e una pianificazione più rigorosa che deve essere analizzata e valutata in riferimento al Piano del Parco.
È comunque molto importante che all'interno della pianificazione comunale i comuni analizzati, non ricadenti nell'ambito del parco, coordinino e pianifichino le azioni anche di concerto con quelli compresi in tale area, tenendo conto delle previsioni del Parco.
Dall'analisi è stato escluso anche il Comune di Montottone, in quanto quasi completamente esterno all'ambito idrografico del Bacino del fiume Aso.
Anche in questo caso è fondamentale il coordinamento con gli altri comuni della valle per garantire una pianificazione territoriale urbanistica uniforme.

Dall'analisi comparata degli strumenti di pianificazione locale (PRG e P. di F.) sono emerse, innanzitutto, una situazione di completa disorganicità degli strumenti urbanistici comunali ed un'assenza di coordinamento tra le Amministrazioni Comunali locali.
Attualmente, i Comuni della Val d'Aso sono caratterizzati da una percentuale altissima (96,20%) di aree non urbanizzate (ZTO E, G, H) con una parte residuale (3,80%) di aree urbanizzate (ZTO A, B, C, D, F). La superficie non ancora costruita rappresenta per i comuni un ambito potenziale di sviluppo, salvo i vincoli imposti dai caratteri del territorio che rendono difficoltoso (o antieconomico) un intervento urbanistico.
Da ciò deriva il rischio di innescare il fenomeno dell'urban sprawl, ovvero di espansione e distribuzione disordinata (c.d. a "macchia di leopardo") e diffusa (indistintamente su tutto il territorio) di zone residenziali e produttive.
La conseguenza più evidente ed immediata di questo fenomeno è il sovradimensionamento delle aree produttive ed artigianali che vengono previste, sia nuove sia in espansione delle esistenti, da tutti i PRG.

A medio-lungo termine si delinea, invece, il fenomeno dell'urban jam, ovvero di diffusione a macchia d'olio dei sistemi insediativi (residenziale, produttivo, commerciale,) e dei servizi complementari.
Infatti, la nascita a "macchia di leopardo" di nuove aree insediative (inizialmente prevalentemente produttive) innesca un meccanismo a catena con il quale le aree urbanizzate si diffondono sul territorio e con esse cresce in maniera esponenziale la richiesta di nuove infrastrutture che entrano ovviamente in conflitto con gli elevati valori ambientali presenti lungo tutto il bacino fluviale.
Non va dimenticato infatti come la Val d'Aso, a differenza delle Valli del Tronto e del Tenna, presenta un'area valliva molto stretta in gran parte del suo corso.
Il punto di partenza dell'espansione urbana non è più il centro storico, ma diventa tutto il territorio non edificato!
Viene così messo in crisi il sistema dei Centri Storici di crinale, comune a molte aree della regione, che ha retto per secoli caratterizzando fortemente l'antropizzazione del paesaggio lungo la Val d'Aso.
I Centri Storici fortificati, disposti alla sommità dei versanti, hanno costituito un tempo un presidio strategico e oggi sono vissuti come una importante risorsa turistica per la zona; il venir meno di questa consapevolezza ha portato ad un forte degrado e all'abbandono recente dei Centri Storici, preferendo a questi le aree vallive anche per la residenza.
E' questo un fenomeno che oltre a procurare un elevato consumo di territorio e la conseguente sottrazione di vaste aree all'agricoltura rappresenta oggettivamente un modo di operare in contrasto con ogni più elementare indirizzo di sviluppo sostenibile.
Occorre inoltre segnalare come le previsioni di Piano, anche le più recenti conformi al PPAR, siano sempre sovradimensionate rispetto alle reali esigenze del territorio.
La causa principale di questi fenomeni è legata allo scarso coordinamento tra i Comuni della Valle, manifestatosi negli anni passati, che ha portato ognuno di questi a prevedere, sul proprio territorio, tutte le zonizzazioni, pensando più a non perdere possibili occasioni di sviluppo che ad uno uso assennato dello stesso.
Alcune forme di aggregazione recente tra Comuni vicini segna una importante inversione di tendenza che lascia ben sperare per il futuro.
La pianificazione Provinciale, con la revisione del PTCP di Ascoli Piceno, sembra comunque avere percepito il rischio che questo fenomeno si ripresenti poiché nella proposta di modifica delle NTA rivede la regolamentazione del sistema di localizzazione e distribuzione delle zone residenziali e delle attività produttive, commerciali (artt. 9,11,12).
I PRG dovranno quindi fare riferimento alle disposizioni della proposta di modifica del PTCP.
I criteri di sostenibilità ambientale contenuti nel nuovo articolo 30 del PTCP dovranno essere il riferimento per la pianificazione territoriale urbanistica comunale. Analizzando in dettaglio il mosaico dei PRG, si nota una presenza significativa di aree produttive (ZTO D) di notevoli dimensioni (Poli Produttivi) nella fascia interna della valle dell'Aso, lungo l'asta fluviale dell'Aso ed in zone classificate come territorio agricolo.
Va, inoltre, sottolineato che le aree produttive esistenti, come individuate nelle tavole di analisi allegate alla proposta di variante del PTCP della Provincia di Ascoli Piceno, rappresentano solo il 3%. Il restante 97% sono costituite invece dalla proposta di espansione di zone produttive avanzata dal CONSIND.
Se è pur vero che le zone produttive previste nelle aree interne del bacino hanno contribuito in epoche passate a contenere il trasferimento di tanti abitanti verso le aree costiere, fenomeno comune all'intera regione, è altrettanto vero che la localizzazione di queste zone senza tenere in debito conto l'orografia del territorio ne fa oggetto di limitate possibilità di sviluppo oltre che di reali rischi legati alle possibili esondazioni del Fiume Aso.
Queste previsioni andrebbero pertanto riviste in un contesto integrato, coordinando e concertando le scelte localizzative ed i settori di sviluppo, analizzando in dettaglio il reale fabbisogno in rapporto alle criticità locali.

In previsione di uno strumento di strategia e di pianificazione territoriale intercomunale, andranno attentamente analizzati gli insediamenti produttivi già esistenti (tipologia, ubicazione, dotazioni infrastrutturali, …) e le nuove localizzazioni previste o ipotizzate; anche in funzione delle indicazioni per la sostenibilità degli interventi del nuovo PTCP.
Nonostante la consistente previsione di nuovi poli produttivi, dal mosaico dei PRG, emerge che i territori della Val d'Aso, e nello specifico dei 21 comuni analizzati, sono caratterizzati prevalentemente da zone agricole (ZTO E).
Dall'analisi urbanistica, unitamente all'analisi del settore agricolo, è evidente una netta distinzione tra agricoltura nell'area di costa ed agricoltura dell'entroterra. Nel primo ambito, l'attività agricola è di tipo intensivo; mentre nell'area interna della Val d'Aso è di tipo estensivo.
È importante evidenziare però che nelle aree agricole vengono ricomprese anche le aree boscate, i crinali, i versanti e tutto il territorio non edificato.
Non avendo avuto modo di trasporre gli "ambiti di tutela" definitivi del PPAR così come individuati dai Comuni, proprio per la scarsa collaborazione avuta da questi ultimi, risulta di difficile interpretazione ed identificazione la distribuzione sul territorio delle zone effettivamente agricole e delle aree aperte inedificate non agricole (quali ad esempio le zone H o zone di tutela e salvaguardia: aree sensibili, boschi, prati, crinali, …).
Perciò, allo stato attuale dello studio non è possibile valutare esattamente le previsioni comunali in termini di aree sensibili e/o tutelate e, quindi, fare un raffronto con le previsioni di insediamenti produttivi.
Come già segnalato, risulta evidente, comunque, che le aree produttive più significative sono situate in prossimità del fiume Aso; quindi in area potenzialmente sensibile e critica.
La definizione degli ambiti di tutela è stata possibile solo attraverso una lettura dei vincoli sovraordinati, ovvero attraverso una trasposizione passiva delle tutele del PPAR e l'analisi dei piani sovraoridinati coordinati con le indicazioni del PPAR (Piano Cave, PAI).
È mancata, invece, l'individuazione e la trascrizione definitiva dei vincoli e delle tutele effettuata dai Comuni che hanno recentemente adeguato al PPAR i propri PRG.
Da ciò, si evince che è possibile una lettura delle aree sensibili, ma solo a livello generale di ambito , ovvero di vincolo superiore.
Manca invece la conoscenza dettagliata delle previsioni comunali che possono confermare o ampliare e specificare le indicazioni degli strumenti di pianificazione d'area vasta; fornendo così informazioni significative in più sulle tendenze pianificatorie di ogni comune.

In riferimento, alle zone agricole ed alle zone non edificate, che possiamo definire "zone non classificate" o "alte zone", vista la loro distribuzione e prevalenza, emergono due considerazioni importanti:

  1. queste aree, non precisamente definite e perimetrate, possono essere viste non solo come una debolezza del sistema di pianificazione territoriale urbanistica locale, ma anche come una potenzialità dove poter avviare ragionamenti e processi di pianificazione territoriale ambientale integrata.
  2. Si può cercare di avviare un cambio di tendenza nella trasformazione del territorio non costruito, promuovendo la riqualificazione ambientale e la ristrutturazione urbanistica (risparmio e riuso delle risorse) limitando l'espansione urbana e gli ampliamenti urbanistici e riducendo l'impronta ecologia delle comunità della Val d'Aso.

Analizzando, la pianificazione delle zone residenziali (ZTO B e C) e destinate alle attrezzature di interesse collettivo (ZTO F), come già evidenziato in riferimento all'espansione urbana (urban jam), emerge che queste zone sono diffuse in tutto il territorio comunale non costruito.
Assieme alla classica espansione che parte dal centro storico e si dirige verso il suo esterno con nuove residenze ed aree a standard ad esse connesse, le zone residenziali ed a servizio si sviluppano anche in altri ambiti del comune, spesso in zone contermini agli insediamenti produttivi. Le zone F fungono spesso da fascia tampone tra le zone residenziali nuove e le zone produttive-artigianali.

Una breve analisi individuale va fatta per le zone urbanistiche destinate agli insediamenti, alle strutture turistiche ed ai servizi complementari.
Dall'analisi dei PRG e della normativa di riferimento, infatti, emerge che non c'è una zonizzazione omogenea coordinata delle aree turistiche, ovvero tutti i Comuni hanno personalizzato la definizione di queste aree, classificandole nei PRG come zone produttive (ZTO D) o come zone destinate a servizi collettivi e di interesse pubblico (Zone F); in alcuni casi anche come zone di espansione residenziale (Zone C).
Questa diversa classificazione può essere intesa come una diversa tipologia di zone turistiche: per seconde case per le vacanze; per strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere e per attività e servizi turistici complementari.
È auspicabile che ci sia comunque un coordinamento tra comuni per la definizione di una "classe omogenea" così da consentire un'analisi comparata più precisa.

In previsione di uno strumento di pianificazione intercomunale, andranno attentamente analizzate anche le trasformazioni nel settore turistico e definite le zone destinate allo sviluppo del settore.

Per un piano intercomunale andranno anche definite:

  • le direttrici ed il dimensionamento delle aree urbanizzate di espansione nei singoli comuni e nell'intero complesso del bacino della Val d'Aso;
  • le zone da tutelare, con differenti gradi di tutela, salvaguardia e valorizzazione;
  • le zone agricole da individuare e organizzare valutando le attitudini e le propensioni locali e le peculiarità del territorio, privilegiando comunque attività di qualità e produzioni tipiche.



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