ALLEGATO 1
1.1 Analisi territoriale
Quello della Valle dell'Aso è un vasto territorio che
si apre, al centro del Piceno, lungo il corso del fiume Aso,
dalle sorgenti nel cuore dei monti Sibillini, fino alle spiagge
di Altidona, Pedaso e Campofilone (Fig.1.1).
Il paesaggio è particolarmente vario e articolato.
L'Aso ha le sue sorgenti a Foce di Montemonaco, circa a
metà strada tra i due monti più famosi dei
Sibillini, il Vettore (2476 m) e la Sibilla (2175 m).
Scendendo lungo il suo corso, lentamente la valle si apre; lungo
le strade di collina si notano ovunque i segni dell'operosa e
antica presenza dell'uomo: coltivazioni, per lo più di
piccole dimensioni, disegnano, sui fianchi delle colline, tappeti
di oliveti, vigneti e frutteti, spesso interrotti da boschi,
calanchi e sottili strade rurali.
Sulle sommità delle colline spiccano, poi, i centri
storici dei comuni, la maggior parte dei quali conserva,
urbanisticamente, le tracce del Medioevo e dell'Età
Comunale, anche se molti insediamenti persistono
dall'antichità.
In particolare, nel territorio oggetto del presente studio,
insistono i seguenti comuni: Altidona, Pedaso, Campofilone,
Lapedona, Moresco, Montefiore dell'Aso, Monterubbiano, Carassai,
Ortezzano, Monte Vidon Combatte, Montottone, Petritoli,
Monterinaldo, Montalto delle Marche, Montelparo, Montedinove,
Rotella, Force, Montefalcone Appennino, S. Vittoria in Matenano,
Comunanza, Montefortino, Montemonaco e Montegallo.
>> inizio
1.1.1 Evoluzione storica del territorio della Val D'Aso ed
aspetti antropologici
La descrizione dell'evoluzione storica che porta un paesaggio
ad assumere l'aspetto attuale, non è un'operazione
così semplice e scontata come si potrebbe pensare.
Questo poiché la descrizione di tale processo di
trasformazione non dovrebbe essere compiuta senza considerare la
definizione stessa di paesaggio e gli elementi che essa
implica.
Il paesaggio è un'entità geografica che esiste solo
nel momento in cui la si intercetta con i sensi; di conseguenza
può essere concepita come produzione immaginaria
dell'uomo.
A proposito Ritter scriveva "Paesaggio è natura che si
rivela esteticamente a chi la osserva e contempla con
sentimento".
Sulla definizione di paesaggio esistono molte differenti e
contrastanti versioni che nascono da basi disciplinari spesso
lontane; le più importanti sono le seguenti:
- Entità spaziale complessiva dello spazio vissuto
dall'uomo (Troll, 1968);
- I paesaggi riguardano nella totalità entità
fisiche, ecologiche e geografiche che integrano e sono integrate
dai processi umani e naturali (Naveh, 1987);
- " Il paesaggio è un'area terrestre eterogenea composta
da un cluster di ecosistemi interagenti e ripetuti con patterns
simili in uno spazio geografico (Godron, 1986);
- " Una particolare configurazione di topografia, copertura
della vegetazione, uso del suolo e patterns insediativi che
delimita alcune coerenze di processi naturali, culturali e di
attività (Green et al., 1996).
Più semplicemente, il paesaggio è parte del
territorio come essa è concepita dalle popolazioni, il cui
aspetto può essere determinato da influssi naturali,
seminaturali e antropici.
L'essere umano, con la sua percezione, identifica nel territorio
il paesaggio, e con le sue attività può
influenzarne in modo decisivo l'evoluzione.
Un approccio di studio al paesaggio deve, quindi, essere
necessariamente di tipo integrato, considerando tutti gli
elementi (fisico - chimici, biologici e socio-culturali) come
insiemi aperti e in continuo rapporto dinamico tra loro.
Aspetti paesaggistici e storico culturali
L'aspetto storico del paesaggio piceno, costituito da colline
intensamente lavorate degradanti verso il mare, ricche di alberi,
alberate, fossi, strade campestri, vigne e terre da cereali
alternate ad alberi da frutto ed olivi, seppur disturbato dalla
proliferazione edilizia e dalla copertura delle vallate con
impianti industriali, è la testimonianza di una
costruzione secolare che si è formata anche attraverso la
mediazione urbana (Fig.1.2).
Ogni paese aveva costituito già nel basso Medioevo un
proprio territorio, colonizzandolo nei secoli attraverso il
progressivo disboscamento e la messa a coltura dei suoli; il
sistema agrario fondato, fino a tempi non troppo remoti, sulla
mezzadria e sulla policoltura intensiva, ha portato alla crescita
dei poderi, operata dai mezzadri, che hanno contribuito in
maniera decisiva al presidio e alla "manutenzione" degli spazi
interurbani.
Fattore determinante nella costruzione del paesaggio è
stata la crescita demografica verificatasi nei secoli XVII - XX,
che produsse due effetti:
- La progressiva erosione dell'alberato e del prato naturale
per far spazio ai cereali;
- La trasformazione dell'allevamento.
L'elemento dominante del paesaggio piceno è quello
dell'agricoltura, che per molti aspetti conserva i tratti di 50
anni fa; il gran numero di poderi è segnato dalle case
coloniche ancora esistenti (costituenti una caratteristica della
media collina) e dai centri urbani che punteggiano il
territorio.
A conferma di questo rapporto tradizionalmente consolidato di
relazioni tra casa contadina e struttura del paesaggio, tra
quadri ambientali e organizzazione insediativa, economica e
culturale della società agricola e urbana basta pensare
che negli anni '90 la percentuale di popolazione che ancora
viveva nelle case sparse non era trascurabile, ma si attestava
intorno al 16%.
All'interno di questo paesaggio si collocava il reticolo dei
centri abitati, situati quasi sempre al culmine collinare; la
posizione sui rilievi di dorsale interessa la stragrande
maggioranza dei capoluoghi di comune: esclusi quelli costieri
(Altidona e Campofilone) solo Comunanza ha una posizione
valliva.
La caratteristica principale di questi vecchi centri urbani,
oltre che per l'uso del "cotto" quale materiale predominante,
è data dall'organizzazione spaziale, costituita da una
cinta urbica dotata di porte, con al centro i grandi edifici
pubblici, palazzi, piazze, fontane, botteghe,…, con
diminuzione dei volumi abitativi a mano a mano che si va verso le
mura; all'esterno, lungo le strade di accesso alle porte, si
allungavano i borghi su cui, oggi, si rilevano le espansioni
recenti che talvolta determinano effetti stridenti con la
dicotomia evidente tra il passato e il presente.
Questa organizzazione si presenta con qualche variabile lungo la
costa, che ha ora assunto le caratteristiche di un insediamento
continuo, con espansione lineare dei centri costieri dovuta alla
presenza della linea ferroviaria.
Evoluzione storica dell'agricoltura e del paesaggio
agrario nella valle dell'Aso
La valle dell'Aso, come del resto tutte le valli del bacino
mediterraneo, è stata abitata fin da tempi remoti.
Segnali della presenza dell'uomo nell'età del Ferro si
hanno dai ritrovamenti nei territori degli attuali comuni di
Force, Montelparo, Monterubbiano e Montefiore dell'Aso.
Il Piceno ai tempi di Roma era rinomato per le sue produzioni
agricole: non solo le olive di Ascoli, ma anche la frutta e i
vini.
Il più ricercato era il Palmense delle colline litoranee,
esportato in tutto l'impero, tra l'altro, dall'azienda di C.
Barbula nella contrada che ancora oggi porta il suo nome in
territorio di Altidona. Uve della varietà Bananica,
Irtiola, oltrechè Palmense, venivano esportate in Gallia;
i poeti Orazio e Giovenale, poi, citano le mele picene e Plinio
le pere.
In età romana venne poi introdotto il pesco.
Il paesaggio della valle, agli inizi dell'era Cristiana,
doveva somigliare molto all'attuale, fatta eccezione per il
fondovalle non ancora bonificato.
A seguito della centuriazione e dell'affidamento di piccoli
appezzamenti ai veterani, la valle si popolò di fattorie i
cui resti sono spesso visibili in prossimità delle
più antiche case coloniche.
Alla base della sistemazione agricola romana si trova la villa
rustica, che ha a fianco le casae degli schiavi e la villa
fructuaria per il deposito e la lavorazione dei prodotti.
La produzione è organizzata secondo il sistema del maggese
biennale.
Questo sistema, introdotto dai romani, rappresentò un
deciso progresso per lo sviluppo delle capacità produttive
andando a sostituire l'arcaico sistema del debbio (preparazione
del terreno col fuoco) o quello dei campi ad erba.
Probabilmente i romani mantennero l'antica usanza picena di
utilizzare sostegni vivi per le viti maritate ad aceri, olmi o
alberi da frutta, usanza restata fino ai giorni nostri.
Nella valle dell'Aso non sembra vi fossero città: molto
si discute su Novana.
In ogni modo si può dire che tutta la campagna fosse
urbanizzata. Strade ed acquedotti raggiungevano le singole villae
ed i collegamenti con Fermo, Falerio, Cupra ed Ascoli erano
abbastanza agevoli.
L'assetto romano non venne del tutto sconvolto nel corso del
basso impero e a seguito delle invasioni del V e VI secolo.
La forte presenza dei benedettini di Farfa, che a partire
dall'IX secolo hanno in Santa Vittoria in Matenano il loro punto
di riferimento principale e nella valle dell'Aso i loro maggiori
possessi, avvia una dinamica economica e sociale che
porterà velocemente tutta l'area compresa tra Ascoli e
Fermo ad assumere quei caratteri peculiari che tuttora
conserva.
Essi consentono la formazione della piccola proprietà
riconoscendo ai vassalli i diritti sulla terra che coltivano,
stipulano contratti di enfiteusi o bonifica, che si risolvono
generalmente anch'essi in proprietà, introducono e danno
larga diffusione a forme di colonia parziaria.
Nonostante ciò, il patrimonio farfense si dissolse in
breve in favore dei privati, ma anche per la cattiva gestione e
per la crescente ingerenza del vescovo di Fermo.
Il successivo frazionamento delle proprietà è
testimonianza di un nuovo forte interesse per la terra che, data
la ripresa demografica attorno al Mille, comincia a riprendere un
ruolo economico di prim'ordine.
In questi anni, grazie anche all'opera delle abbazie, si
introducono nuove tecniche agricole (il giogo doppio di garrese
per il traino animale, l'aratro pesante con versoio che
sostituisce l'aratro chiodo, i mulini ad acqua, …) e si
diffondono nuove colture (gelsi, agrumi, nuovi vitigni).
Le più attente ed impegnate cure dei contadini (molti dei
quali sono anche proprietari della terra che coltivano o
partecipano del prodotto) si ripercuotono sui lineamenti del
paesaggio agrario nel quale si riflette, con l'ordine degli
insediamenti, delle strade, delle siepi, dei filari e degli orti,
la ripresa del sistema agrario del maggese biennale e del regime
dei campi chiusi, rispetto al debbio e ai campi ad erba
prevalenti nell'Alto Medioevo.
Anzi, in molti casi si passa al sistema dei "tre campi" nel quale
al maggese e al cereale invernale seguono legumi o cereali a
semina primaverile consentendo la destinazione a frumento dei due
terzi dell'appezzamento anziché della metà.
E' proprio la ripresa della coltivazione del frumento, rispetto a
quella dei cereali inferiori (farro, spelta, miglio, …),
che si era largamente diffusa nelle età delle invasioni e
nell'Alto Medioevo in quanto meno bisognoso di cure, il fatto
nuovo di questi anni attorno al Mille.
Il nuovo ceto dei proprietari, medi, piccoli e piccolissimi, che
si affianca ai signori feudali e agli ecclesiastici, dà
vita tra il IX e l'XIII secolo, al comune, trasferendo la propria
residenza in un luogo nuovo sulla sommità delle
colline.
Corti, castelli e casali sparsi in campagna vengono abbandonati e
distrutti per ragioni di sicurezza.
Nella valle dell'Aso sorgono una ventina di nuovi paesi.
Quelli della bassa valle e quelli che una volta erano luoghi
feudali diventano castelli della città di Fermo, senza
autonomia, retti da massari e controllati da un vicario fermano;
quelli invece dove più forte era o era stata la presenza
farfense, che aveva impedito il formarsi di feudalità e
aveva favorito la piccola e la media proprietà, sono
terrae, cioè liberi comuni.
Nella classificazione di Albornoz nel 1357 risulta che otto su
dieci delle terrae parvae dell'attuale provincia di Ascoli Piceno
erano situate nella Valle dell'Aso. Esse sono: Montefiore
dell'Aso, Montalto, Montedinove, Force, Montelparo, Santa
Vittoria in Matenano, Montemonaco e Montegallo.
Agli abati e ai proprietari che iniziano il movimento comunale si
affiancano ben presto i rappresentanti delle arti e del popolo
che hanno ugualmente modo di accedere alla piccola
proprietà.
A Montalto, ad esempio, ai primi del Trecento, l'80% - 90% dei
residenti risulta possidente, anche se di piccoli
appezzamenti.
Il comune, quindi, si costituisce al suo contado definendo i
confini del suo territorio e sposta entro le mura l'intera
gestione del sistema economico e produttivo agricolo.
I primi che beneficiano del nuovo modello di vita associata sono
proprio i servi della gleba.
Il territorio viene per la prima volta accatastato e le
proprietà valutate non in base alla fertilità o
alle colture ma alla loro distanza dal centro urbano, secondo
linee concentriche dette senaite.
Si modella quindi un paesaggio che vede il paese sulla
sommità del colle, al centro di una corona che ha una
prima senaita suburbana di "cortine" formate di orti, vigne
basse, giardini con vari alberi da frutto ed eventuali "cassine"
per il ricovero degli attrezzi e dei piccoli animali; una terza e
una quarta dove prevale la cerealicoltura, fino alle più
lontane zone del pascolo, del bosco, delle "rote" o argini
boscosi e paludosi del fiume dove pecore, capre, bufali, asini e
cavalli abbondano, guardati dai soccidari che dividono l'utile
dell'allevamento con i proprietari degli animali stessi.
Mai come in questa fase paese e campagna risultano integrati.
L'iconografia e la letteratura del tempo ci mostrano le piazze
urbane più simili alle aie e le vie quasi tratturi,
ingombre di paglia e letame o di lino e canapa posti ad
asciugare.
Il fervore della vita comunale, l'eccezionale volume delle
produzioni e degli scambi dei prodotti agricoli ed artigiani, le
grandi realizzazioni edilizie (palazzi comunali, residenze
private, chiese romaniche e gotiche) si interrompono,
però, bruscamente alla metà del Trecento.
Gli storici ne indicano le cause nell'esaurirsi della
fertilità dei terreni, nel peggioramento del clima, negli
eccessi della conflittualità interna e nell'arrivo della
peste nera.
I comuni della valle sono coinvolti nelle guerre tra Ascoli e
Fermo, nelle lotte tra i vari signori che aspirano a diventare
tiranni delle città, nel gioco di equilibrio tra le forze
guelfe e quelle ghibelline.
La popolazione si riduce di molto, l'attività agricola si
ridimensiona, selve e pascoli riprendono il sopravvento sui
coltivi, vanificando l'opera dei grandi dissodamenti e delle
bonifiche che era avanzata dalla bassa valle fino all'area
montana.
Tra il XV e il XVI secolo, a seguito dell'aprirsi di nuovi
mercati e di porti italiani ed europei, si assiste ad un
risveglio di interessi per l'agricoltura.
La proprietà terriera, passata nelle mani della
"nobiltà di reggimento", di ecclesiastici e di borghesi a
seguito dello smembramento dei feudi e dell'alienazione delle
proprietà minori, avvia il recupero delle terre degradate
ricorrendo a strumenti nuovi che attirano manodopera forestiera:
sono i contratti di compartecipazione, e tra essi, il lavoreccio,
antenato della mezzadria.
Si tratta di un contratto che riconosce al colono che fa le
bonifiche e che coltiva a sue spese un appezzamento di terreno, i
due terzi del raccolto.
La compartecipazione, rispetto all'enfiteusi, ha il vantaggio di
favorire una buona tenuta della terra e un più razionale
sfruttamento di essa, e soprattutto riduce il rischio economico
in caso di carestie o di annate difficili, in quanto anche le
perdite si dividono.
Nel corso del Quattrocento la strutturazione del paesaggio
agrario va assumendo un'estrema raffinatezza di forme a seguito
della frequenza delle opere di sistemazione dei pendii con
ciglionature e terrazzamenti, e soprattutto, per la diffusione
dei "campi a pigola", cioè di appezzamenti di varia forma
circondati da siepi.
Mano a mano che si consolidano i possessi e le forme di
conduzione e si amplia la maglia poderale, si ricomincia a
costruire in campagna: prima si edificano le palombare o
colombaie, torri di tipo urbano per l'allevamento dei piccioni ma
usate anche come rifugio per i coltivatori e gli animali e come
ricovero di attrezzi.
Se ne vedono ancora oggi nelle campagne di Campofilone,
Montefiore, Moresco, Monterubbiano, Montelparo, Comunanza,
ecc… .
Nel corso del Cinquecento, poi, alla palombara si affianca
l'abitazione del coltivatore e molte altre case coloniche vengono
costruite sui poderi già ben organizzati.
Gli addetti alle attività agricole vengono gradualmente
"espulsi" dai paesi e sistemati nelle varie case di campagna.
Tale fenomeno, comunque, appare molto più lento nella
valle rispetto ad altre aree delle Marche centro -
settentrionali.
Dopo una prima fase di forte espansione cerealicola con grandi
disboscamenti e diffusi dissodamenti, a seguito della crisi del
Seicento che, tra l'altro, modifica profondamente l'assetto della
proprietà terriera, che si concentra nelle mani delle
più solide famiglie urbane e degli ecclesiastici, il
processo di appoderamento riprende nella seconda metà del
Seicento per nuove vie e forme estremamente vantaggiose per la
proprietà, che, questa volta dispone di manodopera in
abbondanza.
Il recupero delle terre avviene non più disboscando ma
piantando, associando cioè alla cerealicoltura, la vite,
l'olivo, il gelso, gli alberi da frutto. Il risultato sarà
una progressiva erosione "dell'imperialismo dei cereali
panificabili", in gran parte responsabile delle carestie, e,
visivamente, un suggestivo effetto di "movimento" del paesaggio
agrario della valle.
Grande diffusione ha, in questa fase, il contratto di piantata,
in base al quale un lavoratore effettua a proprie spese le
piantagioni e le bonifiche su terre altrui, riconoscendo alla
proprietà un terzo del prodotto e la facoltà,
trascorsi dieci anni, di ricomprare le bonifiche
effettuate.
Sulla base, poi, dell'obbligo della residenza sull'appezzamento,
al lavoratore s'impone la costruzione di un "atterrato" o casa di
terra, determinando, in tal modo, l'instaurarsi di un rapporto
colonico che diventerà ben presto mezzadrile, tra i due
soggetti interessati.
Il processo di diffusione dell'appoderamento e della
mezzadria, nelle sue varie forme, appare ormai inarrestabile:
questo contratto sarà il protagonista della definitiva
sistemazione della valle attraverso i secoli XVIII e XIX. Agli
inizi di questo periodo si registreranno nella zona oltre 13 case
coloniche per Km2: 188 case a Campofilone, 337 a Montefiore, 440
a Montalto e così via.
Per opera dei mezzadri, che hanno pesanti obblighi di "fossa", in
altre parole di porre a dimora un determinato numero di piante
all'anno, il paesaggio agrario si anima con le linee delle
alberate, dove le viti sono maritate all'acero campestre o
intrecciate a festone tra i rami dei pioppi, con i filari dei
gelsi, gli ulivi sparsi, le querce camporili e le siepi.
Intorno al 1720 nella valle dell'Aso viene introdotto il mais
che ha un buon successo potendo sostituire nell'alimentazione
contadina il grano che, per il suo alto valore sul mercato, viene
in gran parte requisito dal proprietario. Legumi d'ogni sorta,
canapa e lino si coltivano dal Medioevo.
Dalla seconda metà del Settecento e fino alla prima
metà del Novecento un ruolo importante assume nella zona
la bachicoltura, tanto che nelle nuove costruzioni coloniche si
prevede la stanza per i bachi.
Nel frattempo inizia la bonifica del fondovalle con arginature
e "forti" per restringere il corso dell'Aso. La bonifica si
effettua col sistema della "varane", ossia colmate, in cui viene
immessa acqua torbida, fatta poi defluire una volta depositato il
fango.
Su tali colmate, tra Settecento e Ottocento si piantano numerose
risaie, da Altidona fino a Petritoli. La coltivazione del riso,
però, ritenuta dannosa alla salute pubblica, viene abolita
intorno al 1830.
Dopo la grande carestia del 1816 - 1817 anche nella valle
dell'Aso si diffonde la coltivazione della patata che, col mais,
le erbe e i legumi, diventerà un alimento base
dell'alimentazione contadina.
Nel corso dell'Ottocento s'introducono anche i prati artificiali
di lupinella, trifoglio e sulla e, poi, di erba medica.
Con essi si diffonde l'allevamento bovino, prima sconosciuto o
limitato alla produzione dei buoi da lavoro. Si comincia ad
aggiogare le vacche, raddoppiando o triplicando le paia al traino
in modo da eliminare gli infruttiferi buoi.
Le nuove case coloniche, o quelle rinnovate, saranno costruite in
funzione della stalla, sviluppandosi in senso
longitudinale.
La diffusione delle foraggiere e del mais consente l'introduzione
della rotazione quinquennale e un miglioramento della
produttività che, precedentemente, era attestata su tre -
cinque volte la semina.
Una svolta definitiva per l'agricoltura e il paesaggio della
valle si ha a partire dai primi del Novecento quando si
introducono le coltivazioni industriali e la frutticoltura.
La prima coltivazione orticola finalizzata al mercato è
quella del pisello, praticata nelle colline litoranee a partire
dal 1870.
La ferrovia darà un impulso determinante al commercio
dei prodotti agricoli, sostituendo efficacemente le lente vie di
mare, e la stazione di Pedaso, prima ancora di quella di San
Benedetto del Tronto, sarà il più importante scalo
merci della provincia.
Nel 1906 s'introduce la taccola nei terreni asciutti di
collina, mentre i canali dei mulini e altri scavati dai privati
consentono la graduale diffusione della coltivazione del
finocchio, del cavolfiore e del pomodoro da industria nel
fondovalle.
I primi frutteti specializzati vengono piantati negli anni
immediatamente successivi alla prima guerra mondiale.
Nel 1929 si costituisce il consorzio di bonifica della Valle
dell'Aso che, a partire dal 1937, comincia la costruzione di
canali di irrigazione consorziali.
Le coltivazioni orticole intensive si diffondono gradualmente
ovunque nel fondovalle, mentre la frutticoltura risale la collina
e si inoltra nella valle fin quasi sotto l'Appennino.
Fu proprio negli anni Trenta che l'agricoltura visse il suo
momento di massima intensificazione. Allora esisteva la
percentuale più alta di copertura vegetale degli ultimi
1000 anni, a significare che prima di allora un manto vegetale
simile non c'era mai stato.
La vita era povera tanto che il mezzadro doveva giovarsi
dell'ausilio di "casanti" o "casanolanti", pilastri del
bracciantato agricolo per i quali bastava, come compenso, poco
più di una scodella di fagioli.
Nonostante ciò, questi anni rappresentano il massimo dello
splendore di quel mondo, in cui ogni persona ha segnato
profondamente tutta la cultura, il paesaggio agrario e i valori
del paese.
A tal proposito, in una tavola di Paolo Uccello, si può
osservare un paesaggio agrario diverso da quello attuale e
sopravvissuto fino agli anni Cinquanta: una coltivazione
intensiva molto diffusa e il bosco ridotto a ben poco, specie in
collina.
Le proprietà erano suddivise le une dalle altre da
limiti molto precisi costituiti da pietre di confine, siepi,
fossi e sentieri.
Allora la quercia adulta, che produceva un quintale di ghianda o
poco più, era un punto cardine dell'organizzazione del
territorio e della vita dell'agricoltore.
Garantire che le piante crescessero nel modo giusto era vissuto
come un grande problema, così come la collocazione del
pagliaio.
Questo senso dell'ordine portò ad una commistione di
colture, cereali, erbai e filari di viti sorretti da fili e pali,
tesi per la presenza di alberi da frutto.
La frutta prodotta in un podere di 10-20 ettari era di una
quantità irrilevante rispetto ad oggi e la varietà
delle colture, per nulla belle ma ricche di sapori, era stata
selezionata attraverso i secoli perché vivessero a lungo,
libere da malattie.
Nei campi non c'era palmo di terra che non fosse coltivato;
così come nella vita quotidiana non c'era spazio per la
noia, per la pigrizia e il soggetto che guidava l'azienda doveva
saper fare di tutto.
Ciò per dire che l'ordine presente nei modi di vita e di
lavoro (e quindi nella mente dell'agricoltore) era alla base di
un edificio strutturale molto complesso ma irrimediabilmente
preciso.
Basta pensare che nella casa vivevano due o tre coppie di figli,
gli anziani e il garzone.
Di solito due erano i grandi "reggitori": l'anziano maschio che
doveva occuparsi dei conti, dei rapporti con l'esterno e della
conduzione dei campi, e la moglie, che in caso di morte del
marito assumeva per intero il comando, fino a quel momento
limitato al governo della casa.
Altro elemento caratterizzante la società di un tempo era
il linguaggio; dai libri di Dino Tiberi emerge come questi uomini
avessero un grande senso del pudore, tanto da non far pesare
sugli altri i propri risentimenti, dal guardarsi dall'offendere,
in modo da dare al rispetto il senso della
quotidianità.
In famiglie così numerose, piene di assilli, ma
orgogliose, una parola fuori luogo era in grado di provocare
rotture insanabili. L'offesa, infatti, era una lama profonda che
intaccava il concetto di unione.
Se la cultura ufficiale, cioè il parlare in lingua, era
prerogativa del maestro, del parroco, del padrone e del
farmacista, la pratica dialettale, a volte diversa negli accenti
e nei significati da vallata a vallata, era il solo modo agevole
e spontaneo per capirsi.
Il sapersi rapportare con chi sta in casa e con i vicini
significava reggere, nel migliore dei modi, le sorti
dell'azienda.
Il lavoro era sinonimo di "vita" e il termine lavoratore,
riferito alle qualità della persona, era l'elogio massimo
che si poteva fare, contrapposto a quello del "birbante" o del
"vagabondo" che pure esistevano.
Nonostante gli eccezionali progressi dell'agricoltura quasi
una metà degli abitanti si è vista costretta a
lasciare la valle, nel secondo dopoguerra.
La meccanizzazione, da una parte, e la persistenza di arcaici
rapporti di produzione, dall'altra, avevano incoraggiato la fuga
verso realtà produttive nuove, di tipo industriale, che si
sono giovate delle capacità imprenditoriali del mezzadro
"pluriattivo" di queste campagne.
La valle con diverse migliaia di case coloniche abbandonate,
nonostante negli ultimi due decenni abbia stabilizzato il proprio
assetto demografico, resta notevolmente depauperata delle sue
risorse e sempre più in difficoltà nell'opera di
conservazione del sistema produttivo ed ambientale.
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1.1.2 Inquadramento territoriale d'area vasta
La provincia di Ascoli Piceno si estende su una superficie di
2087 Km2 e confina a Nord e Nord-Ovest con la provincia di
Macerata, a Est con il Mare Adriatico, a Sud con l'Abruzzo
(provincia di Teramo) e con il Lazio (provincia di Rieti) e a
Sud-Ovest con l'Umbria (provincia di Perugia). (Fig.1.3)
Essa è situata nella parte meridionale della regione
Marche, tra il basso corso del fiume Chienti e quello del
Tronto.
Per quanto riguarda la presenza di aree protette, si segnala la
vicinanza al Parco Nazionale dei Monti Sibillini e al Parco
Nazionale dei Monti della Laga.
La configurazione geografica presenta una caratteristica
struttura a "pettine" data da vallate che, dalle catene montuose
appenniniche poste nell'area occidentale della provincia, si
prolungano a Est fino alla costa adriatica.
La storia antica e recente della provincia di Ascoli Piceno,
al pari di quella di tutte le Marche, non presenta caratteri di
grande unità, essendo stata attraversata da orientamenti e
tendenze politico - culturali molto diverse.
Questo è uno dei fattori che ha causato una notevole
frammentazione degli insediamenti e un'altrettanto notevole
carenza di strutture e funzioni di servizio.
Questa relativa debolezza ha prodotto, inoltre, situazioni di
squilibrio, marginalità e un'accentuata tendenza
all'esodo.
Il territorio della provincia di Ascoli Piceno negli ultimi
anni è stato caratterizzato da una relativa
stabilità demografica con processi di assestamento che
hanno prodotto fenomeni di migrazione interna frenando le
tendenze all'emigrazione, e ciò, in particolare a causa di
un consistente sviluppo industriale che ha caratterizzato alcune
aree (soprattutto nei bacini dei fiumi Tronto e Tenna).
Ciò ha provocato da un lato l'irrobustimento di alcuni
sistemi insediativi sub-provinciali, dall'altro la formazione di
aree di vero e proprio squilibrio.
La distribuzione della popolazione residente, per classi di
ampiezza demografica, segnala una diffusa presenza di centri con
popolazione superiore ai 10.000 abitanti che ricadono nell'area
costiera dove si sono registrati anche i maggiori flussi
migratori. Oltre il 60% della popolazione provinciale (circa
360.000 abitanti) risiede in pochi centri, di cui i maggiori
sono, sia per consistenza che per ruolo funzionale, Ascoli Piceno
con circa 58.000 abitanti, San Benedetto del Tronto con 48.000
ab. e Fermo con 36.000 ab.
Molto numeroso risulta l'insieme dei comuni con popolazione
compresa tra i 2000 e i 10.000 abitanti ed alto il numero di
comuni con meno di 2000 ab, con punte in basso di poche centinaia
di residenti per comune.
La struttura insediativa provinciale è costituita da
tre sottosistemi:
- Sottosistema dell'area fermana: caratterizzato da una
specializzazione produttiva monosettoriale incentrata sul polo
calzaturiero;
- Sottosistema longitudinale costiero: percorso da
infrastrutture autostradali, stradali e ferroviarie, e
maggiormente irrobustito in corrispondenza dei punti di saldatura
ai due sottosistemi trasversali, San Benedetto a Sud e Porto S.
Giorgio - S. Elpidio a Nord;
- Area centrale (bacini dell'Aso e del Tesino) conserva
situazioni insediative diffuse e le aree più interne si
caratterizzano per una bassa densità abitativa e una forte
fragilità insediativa.
Nel complesso si può quindi concludere che, all'interno
dell'area provinciale coesistono problemi di congestionamento, di
relativa stabilità e di accentuata marginalità.
>> inizio
1.1.3 Inquadramento geomorfologico
La situazione morfologica presente nel territorio della valle
dell'Aso è la conseguenza di una tettonica complessa che
ha agito nel tardo Miocene fino a tempi recenti, con fasi alterne
di compressione, stasi e sollevamento.
L'assetto geomorfologico di tale area è strettamente
relazionato con la natura litologica dei terreni affioranti,
l'assetto strutturale, le condizioni climatiche e l'azione
antropica.
A causa della variabilità litologica di cui è
caratterizzato l'assetto litostratigrafico e la concomitante
azione erosiva dei corsi d'acqua presenti, si assiste ad una
leggera differenziazione del paesaggio, con pendii più
acclivi e meno affetti da fenomeni di instabilità in
corrispondenza dei terreni più sabbiosi e/o ghiaiosi,
aventi proprietà fisiche diverse e grado di resistenza
all'erosione più elevato rispetto ai terreni dove la
componente pelitica è prevalente.
Dal punto di vista geomorfologico si possono riconoscere
queste due fasce:
- Fascia costiera collinare
Nei casi in cui la geologia è riferibile essenzialmente ai
terreni del ciclo sedimentario plio - pleistocenico, è
presente un aspetto del paesaggio generalmente collinare, con
brusche variazioni topografiche in corrispondenza della presenza
delle litologie riferibili ai conglomerati.
In corrispondenza delle litologie più prettamente
argillose il paesaggio tende ad assumere un aspetto collinare
(bassa collina) con linee di crinale ampie ed uniformemente
degradanti.
Nelle aree più interne della fascia collinare, le
condizioni di elevata acclività rispetto alle pendenze
medie generali e la presenza di sedimenti pelitico - argillosi
determinano marcate situazioni di dilavamento superficiale nei
membri argillosi, con conseguente formazione di calanchi.
La morfologia collinare risulta fortemente segnata
dall'attività erosiva da parte delle acque dilavanti e
canalizzate nonché dalla risposta, in termini di elevata
degradabilità, dei terreni argillosi.
Alla morfologia primaria, che caratterizza il territorio nella
sua globalità, si associa un insieme di forme morfologiche
secondarie più minute che qualificano la situazione
evolutiva del territorio stesso; in particolare ci si riferisce
ai fenomeni erosivi, i movimenti dei detriti, le aree di
accumulo, l'azione delle acque e degli altri fattori meteorici,
presenti, sebbene con caratteristiche differenziate, in gran
parte degli ambiti.
La zona di raccordo con la fascia morfologica propriamente
montana, è costituita da terreni prevalentemente
sabbioso-arenacei, appartenenti alla formazione della Laga. La
morfologia dell'ambito in questione risulta mutevole e in
generale media e aspra, con accordi tra le dorsali e le aree
vallive addolciti di coperture detritiche, anche di notevole
spessore, risultanti dalla degradabilità dei membri
pelitici e marnosi.
- Fascia montana
Tale ambito territoriale è litologicamente caratterizzato
dalle formazioni che vanno dal Calcare Massiccio alle
Scaglie.
Queste aree fin dal Trias Superiore si sono evidenziate per la
presenza di un bacino sedimentario interrotto da alti strutturali
(seaumonts) in cui le condizioni di mare poco profondo favorivano
la deposizione della cosiddetta "serie condensata".
E' stato pertanto mantenuto un assetto che si era definito, nei
suoi caratteri essenziali, a partire dal Triassico
superiore.
La successiva compressione Tardo Miocenica, ha esasperato questa
situazione, tramite la costruzione di un sistema a pieghe, che
nonostante le azioni tettoniche più recenti, sono ancora
riconoscibili nel territorio.
Tale sistema mostra un verso di piegamento a est con pieghe
fortemente asimmetriche.
In tali aree un comportamento anomalo lo mostra il calcare
massiccio, in quanto, a causa della notevole resistenza agli
sforzi tettonici, non ha subito ripiegamenti sensibili, ma si
è fratturato e smembrato in numerosi blocchi.
Questa situazione ha generato forme caratteristiche, con
morfologie aspre, versanti spesso verticali con rara vegetazione
e scarse coperture detritiche.
I prodotti della degradazione del calcare massiccio si sono, poi,
accumulati alla base delle pareti, addolcendone il raccordo con
il fondovalle.
>> inizio
1.1.4 Inquadramento geologico
Nella fascia costiera, la geologia del territorio della Valle
dell'Aso è caratterizzata essenzialmente dalla presenza di
formazioni argillose e argillo-sabbiose del
Plio-Pleistocene.
Su tali terreni insistono nelle aree a quote maggiori, depositi
conglomeratici marini, mentre nelle zone di fondovalle, sono
presenti terreni di deposizione fluviale.
Proseguendo verso l'interno i terreni argillo-sabbiosi
Pleistocenici cedono il posto alle formazioni marnose del
Miocene.
I passaggi stratigrafici tra le varie formazioni sono
pressoché paralleli alla linea di costa con ampie fasce a
litologia omogenea.
In particolare sono riconoscibili tre grandi macroaree:
- in prossimità delle sorgenti del fiume Aso, quindi
nella zona montuosa, si trova un complesso carbonatico
comprendente tutti i litotipi dolomitici, calcarei, calcareo -
marnosi, marnosi ed argillosi della serie umbro - marchigiana, la
cui formazione risale ad un'epoca compresa tra il Triassico e il
Miocene inferiore.
Si tratta per lo più di rocce lapidee e tenere,
generalmente stratificate. Sono inoltre presenti detriti di falda
recenti e depositi detritici periglaciali;
- nella zona intermedia, che confina con quella costiera, si
trova un complesso terrigeno, comprendente alternanze di arenarie
e marne delle successioni torbiditiche umbra e marchigiana,
formatesi in un periodo geologico compreso tra il Pliocene
superiore e il Miocene superiore. Si tratta di terreni
eterogenici a struttura complessa, caratterizzati dalla presenza
di sequenze, sia stratificate che caotiche, di rocce lapidee
separate da argille o da argilliti variamente fratturate.
- nella zona costiera si trova, invece, un complesso di
sedimenti post-orogenici, che comprende:
- argille, limi, marne, sabbie e conglomerati della successione
mio-plio-pleistocenica marina;
- limi argillosi, sabbie e conglomerati lacustri e
fluvio-lacustri;
- detriti di origine alluvionale recenti ed attuali;
- travertini;
Si tratta in prevalenza di rocce sciolte che possono o meno
presentare una struttura complessa.
Una descrizione più approfondita dei depositi
continentali che interessano la valle è riportata di
seguito:
- Depositi marini
Sulla fascia costiera oltre alla superficie di regressione
infra-medio-pleistocenica, che costituisce qui la sommità
dei rilievi, attualmente rimangono solo pochi lembi isolati e
terrazzati a differenti quote degli antichi depositi di spiaggia,
spesso piuttosto rimodellati da agenti subaerei e
antropici.
Essi sono in genere costituiti da ciottoli eterometrici
prevalentemente calcarei, fortemente arrotondati e/o da sabbie
piuttosto classate, in cui solo raramente si riescono ad
individuare strutture sedimentarie.
- Depositi fluviali
Si riconoscono tre ordini principali di terrazzi alluvionali
posti a differenti altezze sul fondovalle e prodotti, molto
probabilmente in ambiente freddo, come'è testimoniato
dalla presenza al loro interno di forme di crioturbazione e dalle
frequenti interdigitazioni con depositi stratificati di versante
riferibili ad un clima periglaciale.
Il numero dei livelli terrazzati può localmente aumentare
per effetto di meccanismi morfogenetici connessi direttamente
(dislocazioni di superficie) o indirettamente (catture,
deviazioni) con l'attività tettonica.
Una genesi differente deve essere attribuita al livello
terrazzato più basso e recente (4° ordine), posto
generalmente pochi metri al di sopra dell'alveo attuale.
Infatti, i materiali di questi depositi sono stati messi in posto
soprattutto come conseguenza degli estesi disboscamenti
effettuati per approvvigionamento di legname, per pascolo o per
fini agricoli in epoca storica, mentre la loro incisione si
è verificata in tempi recenti, soprattutto a seguito di
attività antropiche che hanno rallentato l'apporto
detritico dei versanti.
- Deposito di versante
Tra questi depositi risultano particolarmente interessanti i
depositi stratificati di versante, formati da frammenti calcarei
a spigoli vivi, appiattiti, di piccole dimensioni (2 -5 cm di
lunghezza) e disposti secondo livelli e lenti di spessore
variabile, talora dislocati da fenomeni neotettonici o da
movimenti gravitativi.
Questi livelli, più o meno discontinui, presentano
un'inclinazione variabile tra i 15 e i 30 gradi e si
differenziano l'uno dall'altro soprattutto per il contenuto in
materiali fini (si passa da livelli formati quasi esclusivamente
da clasti grossolani a livelli in cui i frammenti maggiori sono
inglobati in una matrice argillosa).
Tali depositi si osservano a diverse altitudini tanto sui
versanti, quanto alla loro base, dove raggiungono qualora
spessori piuttosto elevati.
Particolarmente diffusi sono i depositi colluviali dati da
materiale a prevalente granulometria fine, che spesso bordano con
raccordi concavi i pendii collinari.
Le coperture pluvio-glaciali poco potenti di versanti montani
vengono diffusamente interessate da fenomeni franosi piuttosto
superficiali, attivati da precipitazioni intense e
prolungate.
Movimenti lenti (soliflussi) e deformazioni plastiche interessano
spesso gli stessi materiali anche nelle aree di impluvio dove
presentano spessori notevolmente più elevati.
Questi fenomeni risultano essere ciclici e fortemente legati alle
precipitazioni atmosferiche, si possono attivare durante i
periodi piovosi autunnali e/o primaverili e risultano stabili
durante i periodi estivi scarsamente piovosi.
>> inizio
1.1.5 Inquadramento idrologico
Al fine di operare un corretto inquadramento idrologico
dell'area della valle dell'Aso è utile partire da un
ragionamento a scala regionale.
L'assetto orografico delle Marche, caratterizzato dalla
pressoché costante diminuzione delle quote andando dal
margine occidentale della regione verso il litorale, fa sì
che la quasi totalità dei corsi presenti nella regione
dreni nel mare Adriatico.
Tra le caratteristiche comuni di questi corsi d'acqua, si
può ricordare il loro carattere torrentizio, la loro
ridotta lunghezza e il profilo trasversale asimmetrico delle loro
valli.
Per quanto riguarda il primo punto, il carattere torrentizio dei
corsi d'acqua marchigiani può essere bene evidenziato
osservando l'andamento nel tempo delle portate, caratterizzate da
piene sproporzionatamente grandi rispetto alle medie e alle
magre.
Questo andamento può essere ricondotto al clima presente
nell'area, caratterizzato da estati secche e piogge concentrate
nel periodo autunnale ed invernale.
Almeno in parte tale regime è anche dovuto alla diffusa
presenza di acquiferi calcarei che restituiscono ai fiumi le
acque piovane in tempi piuttosto brevi, non omogeneizzando,
quindi, le portate.
L'area oggetto del presente studio è caratterizzata
dalla presenza del fiume Aso, le cui caratteristiche geografiche
generali sono:
- Superficie: 279,68 Km2;
- Lunghezza: 58 Km;
- Invasi:
- Gerosa ⇒ volume invaso 12×106 m3;
- La Pera ⇒ volume invaso 0.6×106 m3.
Questo corso d'acqua è completamente compreso nella
provincia di Ascoli Piceno e nasce dalle pendici occidentali del
massiccio di M. Porche (Monti Sibillini) e va a gettarsi nel mare
Adriatico in località Pedaso.
Affluenti sono a sinistra il torrente Indaco, a destra il
torrente Pallone.
Lungo il corso d'acqua esistono due invasi artificiali: la diga
di Gerosa con una capacità di accumulo di circa 12 milioni
di m3 di acqua e il lago artificiale di La Pera con una
capacità di circa 700.000 m3.
La portata media del fiume, desunta dagli annali dell'ufficio
idrografico di Bologna, ha come valore medio (anni 1931 - 1935)
2,32 m3/s in località Comunanza di Littorio, ed un valore
medio (anni 1936 - 1953) di 2,35 m3/s in località
Comunanza Sant'Anna.
I dati medi delle portate mensili in località Comunanza
Sant'Anna, mettono in evidenza la diminuzione dei valori medi
durante il periodo agosto - ottobre con un valore minimo di 1,5
m3/s (Grafico 1.1).
Grafico 1.1 Portate medie mensili dell'Aso in
località Comunanza Sant'Anna
In località Comunanza del Littorio, le portate medie
mensili mostrano un andamento tipico, caratterizzato da un
abbassamento di portata durante il periodo luglio - ottobre
(Grafico 1.2).
Grafico 1.2 Portate medie mensili dell'Aso in
località Comunanza del Littorio
Gli sbarramenti sono stati costruiti per venire incontro alla
domanda d'acqua maggiore durante il periodo estivo-autunnale,
quando le portate diminuiscono.
>> inizio
1.1.6 Inquadramento vegetazionale
Per compiere un corretto inquadramento vegetazionale di
un'area è fondamentale dare alcune definizioni.
Innanzitutto i termini "flora" e "vegetazione" implicano
concetti differenti.
La flora è l'insieme delle specie che vivono in un
determinato spazio geograficamente ben definito, mentre la
vegetazione è l'insieme di individui coerenti con
il posto nel quale crescono e con la disposizione che essi hanno
assunto.
Per vegetazione si intende, quindi, il modo di raggrupparsi delle
specie vegetali, in relazione all'ambiente in cui vivono.
Altro concetto importante è quello di "associazione
vegetale" o "fitocenosi"; in proposito completa è la
definizione proposta da Tuxen:
"E' come un gruppo di lavoro di piante, selezionato nella sua
composizione specifica dall'ambiente, che si trova in un
equilibrio sociologico - dinamico come struttura attiva
autoregolantesi e autorigenerantesi nella concorrenza per lo
spazio, sostanze nutritive, acqua ed energia; in essa ciascuno
agisce su tutto; essa è caratterizzata dall'armonia tra
ambiente e produzione e tutti i fenomeni vitali come forma,
colore e svolgimento temporale".
L'associazione vegetale è data quindi da un complesso
di piante in equilibrio tra di loro e con l'ambiente che le
circonda.
Le associazioni vegetali sono influenzate, in modo determinante,
dai fattori ecologici (topografici, climatici, edifici, biologici
ed antropici), tra cui quello predominante è rappresentato
dal clima.
In particolare le variazioni climatiche sono caratteristiche
soprattutto delle zone montuose, dove, secondo il variare
dell'altitudine, le specie della flora e della vegetazione si
distribuiscono in fasce che si susseguono l'una all'altra,
denominate piani altitudinali; a ciascun piano altitudinale
corrisponde un determinato tipo di vegetazione.
In relazione alle fasce altimetriche si possono distinguere
sette zone:
- zona marina sommersa: da 0 a -30 m s.l.m.
- zona mediterranea o sempreverde o dell'ulivo: da 0 a 100 -
975 m s.l.m.
- zona di transizione: dal mare a 100 - 300 m s.l.m.
- zona submontana o del castagno e della rovere: dai 100 ai
1300 m s.l.m.
- zona montana o delle conifere e del faggio: dai 900 - 1300 ai
1400 - 2100 m s.l.m.
- zona subalpina o degli arbusti alpini: dai 1400 - 2100 ai
1600 - 2350 m s.l.m.
- zona alpina o scoperta: dai 1600 - 2350 m s.l.m. in su.
Nella valle dell'Aso sono rappresentate tutte le zone sopra
indicate, ad eccezione della zona 3; la zona 2 va da 0 a 150-200
m s.l.m. ed ha buone potenzialità per la lecceta e
talvolta il pino d'Aleppo; la zona 4 arriva fino a 1000 m s.l.m.,
con il querceto di roverella e l'Orno-Ostrieto; la 5 va dai 1000
ai 1800 m s.l.m., con la faggeta e talvolta l'abete bianco, la 6
dai 1800 ai 1900 m s.l.m., con gli arbusti contorti e le
brughiere alpine; infine, la 7 arriva oltre i 1800 - 1900 m
s.l.m., con la fascia dei pascoli di altitudine.
Se la vegetazione del territorio viene lasciata libera di
svilupparsi per un tempo infinitamente lungo, durante il quale il
clima rimane costante, raggiungerà, con il passare degli
anni, un completo equilibrio con le condizioni ambientali e non
vi sarà più alcuna ulteriore evoluzione.
Si parla in questo caso di associazione climax che
rappresenta la più complessa vegetazione che si può
sviluppare in determinate condizioni climatiche e che raggiunge
il massimo sfruttamento possibile dello spazio, della luce,
dell'acqua e di tutti gli altri fattori necessari alla vita delle
piante.
L'aspetto più interessante è la
stabilità: basta che un solo fattore sia alterato che
l'associazione subisce trasformazioni in senso contrario a quello
naturale con l'affermarsi di processi di regressione o di
degradazione.
Altri due termini non trascurabili sono la "vegetazione
reale o naturale attuale" e la "vegetazione
potenziale". La vegetazione reale è quella
presente nel momento del rilevamento ed è spesso il
risultato dell'azione dell'uomo nel corso dei secoli; la
vegetazione potenziale è invece quella che si
otterrebbe senza l'intervento dell'uomo con una spontanea
evoluzione verso lo stadio finale stabile della vegetazione.
Questa premessa è fondamentale per poter analizzare la
vegetazione reale e potenziale del comprensorio della Valle
dell'Aso.
La vegetazione potenziale
La vegetazione potenziale della valle dell'Aso segue una ben
precisa distribuzione; nella fascia nelle dirette vicinanze del
fiume era presente la vegetazione ripariale costituita dalle
alleanze del Salicion, Populion albae, Alno - Ulmion.
Nel piano collinare rientravano le due alleanze dell'Orno -
Ostryon e del Quercion - Pubescenti - Petraeae, mentre nel piano
montano la vegetazione forestale apparteneva al Geranio Nodosi -
Fagion.
Alleanza che poteva articolarsi in aspetti termofili alle quote
inferiori, e in aspetti più nettamente montani a quote
superiori.
E' da includere la presenza, alle quote più elevate, di
consorzi misti di faggio e abete bianco.
Al di sopra della fascia forestale si estendeva una fascia di
vegetazione arbustiva di cui oggi rimangono solo poche tracce
dovute alla presenza del ginepro e di poche altre specie.
Alcune tracce di pascoli d'altitudine sono, inoltre, presenti nel
territorio alle quote più elevate.
La vegetazione reale ⇒ situazione
attuale
L'elemento più rappresentativo del territorio montano
è dato dalle foreste di caducifoglie, che un tempo
occupavano un territorio molto più vasto di quello
attuale.
L'uomo ne ha, infatti, ridotto la distribuzione a favore di
pascoli, campi coltivati, aree industriali, strade e
rimboschimenti con piante non autoctone.
Gli incendi, poi, prevalentemente dolosi, aggravano la situazione
determinando il grave degrado di molti territori.
Si perde, così, l'importante azione protettiva del bosco
nei confronti, soprattutto, della regolazione della circolazione
idrica ed eolica. Questa funzione si esercita mediante
l'intercettazione delle precipitazioni da parte della chioma e la
conseguente riduzione dello scorrimento superficiale delle acque.
Le necessità del pascolo, praticato soprattutto nei secoli
passati, hanno finito per riversare nelle aree boscate un numero
eccessivo di animali, con effetti devastanti.
I fenomeni erosivi in aree prive di copertura forestale si
svolgono con notevole rapidità: il terreno, dopo aver
perso gli orizzonti superficiali ricchi di frazioni colloidali,
presenta una capacità di ritenuta modesta e le
caratteristiche fisiche degli strati profondi, messi a nudo,
favoriscono il ruscellamento, determinando, quindi, una notevole
perturbazione del bilancio idrico.
Un tale ecosistema è destinato ad una lenta involuzione
con l'impoverimento progressivo delle formazioni vegetali, fino
alla sopravvivenza di poche specie di modesto valore
produttivo.
Il frequente ripetersi di fenomeni franosi e di alluvioni, anche
nelle annate in cui le precipitazioni sono scarse, sono la
diretta conseguenza della notevole diminuzione delle superfici
boscate e del loro non buono stato.
Un aspetto spesso trascurato dell'erosione è quello che
riguarda le zone periurbane.
Nelle aree di espansione dei centri abitati più grandi si
alternano, di solito, zone industriali, zone rurali e
infrastrutture nelle quali si verifica un'intensa movimentazione
del terreno.
Il suolo rimane, così, esposto per lunghi periodi di tempo
all'azione delle acque e del vento, senza tener conto che il
trasporto solido delle particelle terrose rappresenta un elemento
che favorisce l'inquinamento delle acque e dell'aria.
La conservazione delle aree boscate nelle zone periurbane e
l'estensione di fasce arboree in prossimità dei centri
abitati rappresentano degli elementi fondamentali per la difesa
di quella parte di territorio che viene più intensamente
utilizzata dall'uomo.
Per quanto riguarda la vegetazione naturale nel territorio in
esame, sono rappresentati due grandi gruppi fisionomici e
precisamente formazioni erbacee e formazioni arboree.
Formazioni erbacee
Le uniche formazioni erbacee di origine primaria, ossia
esistenti in natura senza l'intervento dell'uomo, sono i PASCOLI
DI ALTITUDINE (Seslerieti, Festuceti).
Questi sono tipici della fascia altimetrica superiore ai
1700-1800 metri di quota, e si sviluppano a partire dal punto in
cui il bosco trova gradualmente condizioni climatiche meno
favorevoli e cioè al termine della fascia altimetrica
propria del faggio.
Esempi di pascoli di altitudine si trovano nella catena dei Monti
Sibillini.
Nelle aree montane l'uomo con il disboscamento ha cercato nel
passato nuovi spazi da destinare al pascolo: le formazioni
erbacee che hanno preso il posto in precedenza ricoperto dai
boschi sono quindi di origine secondaria e prendono il nome di
PASCOLI MONTANI; i PRATI FALCIABILI sono invece formazioni
erbacee ottenute dall'uomo in stazioni fresche fertili, con una
cotica erbosa stabile e che vengono sfalciati per ottenere
fieno.
L'azione dell'uomo ha riguardato anche e soprattutto le zone
collinari dove quasi ovunque è stata eliminata la
vegetazione forestale originaria sostituita da prati, erbai
polititi e monoliti, orti e frutteti.
Anche la VEGETAZIONE LITORANEA DELLE DUNE, formata da piante
alofite presenti lungo le coste sabbiose, appartiene alle
formazioni erbacee di origine primaria.
Pochissimi sono gli ambienti dove ancora si conserva questa
fitocenosi, a causa della diffusione degli stabilimenti balneari,
della costruzione di strade e dell'intensa pressione
antropica.
Formazioni arboree
In passato ricoprivano quasi tutto il territorio, ma oggi, a
causa dell'intervento dell'uomo, occupano una superficie
notevolmente minore e sono rappresentate soprattutto da fustaie e
da boschi cedui.
Questi ultimi rappresentano due forme di governo dei boschi: nel
governo a fustaia il bosco è ottenuto da seme e si rinnova
per seme con disseminazione naturale o con il trapianto di
piantine provenienti dal vivaio (riproduzione gamica); nel
governo a ceduo si interrompe l'accrescimento naturale degli
alberi con tagli periodici, sfruttando la possibilità
delle latifoglie forestali di emettere polloni dalla ceppaia
rimasta sul terreno (riproduzione agamica o vegetativa); questi
polloni vanno a costituire il nuovo bosco ceduo.
Nel territorio in questione, inoltre, frequente è la
presenza di macchie, ossia di una vegetazione di alti cespugli e
di bassi alberi.
I tipi di formazioni arboree presenti nella valle dell'Aso
sono:
- SCLEROFILLE SEMPREVERDI con specie a foglie dure e
persistenti
- FORESTE DI CADUCIFOGLIE
- boschi di orniello e carpino nero
- querceti
- boschi di carpino bianco
- castagneti
- boschi di faggio
- boschi riparali
- FORESTE DI AGHIFOGLIE
- boschi misti di abete e faggio
- ORIZZONTE DEGLI ARBUSTI CONTORTI
In molti casi questa vegetazione è stata sostituita
dalle colture agrarie e dai rimboschimenti.
>> inizio
1.1.7 Inquadramento faunistico
La fauna di un'area dipende, nella sua composizione, da
fattori storici pregressi, paleogeografici e paleoclimatici, e da
fattori attuali, ambientali ed ecologici.
La ricchezza faunistica di un'area è, quindi, il risultato
della storia dell'area stessa (tempo di emersione, articolazione
geografica nei periodi successivi all'emersione, collegamenti con
altre terre emerse, situazione climatica), che ne ha permesso il
popolamento, e della sua complessità attuale, che permette
la permanenza del popolamento stesso.
Un territorio con una lunga storia e con un complicato
alternarsi di vicende geografiche e climatiche, che lo hanno
isolato o collegato con altri territori, è quindi, almeno
dal punto di vista biogeografico storico, un buon candidato ad
un'alta biodiversità.
Se poi questo territorio non è omogeneo, ma vario ed
articolato, con montagne alte e valli profonde, con ghiacciai a
pochi chilometri dal mare, con una struttura del paesaggio
vegetale ricca e complessa, allora è evidente che anche
una fauna ricca e complessa ha potuto popolare questo territorio,
come risultato di colonizzazioni, ma anche di fenomeni di
isolamento e di speciazione.
E' questo il caso del territorio della provincia di Ascoli
Piceno.
Purtroppo, la particolarità del territorio provinciale
ricco di presenze floristiche e faunistiche ha subito, nel corso
dei secoli, profonde modificazioni ed alterazioni a causa
dell'interazione dell'attività umana, arrivando
all'estinzione per alcune specie.
In proposito, l'attività estrattiva rappresenta una delle
realtà produttive che promuove notevoli impatti sulla
fauna.
Presenze faunistiche di rilievo
Per ottenere un quadro completo delle condizioni faunistiche
della Valle dell'Aso è utile puntare l'attenzione sulle
principali specie di fauna selvatica rilevate nel presente
territorio.
In particolare si trovano le seguenti specie:
- Fagiano (Phasianus colchicus)
A livello provinciale la popolazione del fagiano è
costituita da sub-popolazioni parzialmente o completamente
isolate, localizzate in aree protette o a servizio venatorio
riservato; nel territorio aperto alla caccia sono assenti le
dinamiche naturali: i nuclei di selvaggina non sono
autosufficienti, ma vengono mantenuti attraverso massicci
ripopolamenti con l'immissione annuale di migliaia di capi
provenienti per la maggior parte da allevamenti.
Dalla carta attuale delle vocazioni faunistiche si evince come i
comprensori di pianura e di bassa collina siano caratterizzati da
un'elevata potenzialità, mentre una vocazionalità
intermedia si attesta nell'area alto-collinare e pedemontana.
- Starna (Perdix perdix)
Per questa specie risulta difficile operare la distinzione tra
popolazioni create artificialmente aventi durata limitata e
nuclei naturalizzati o, comunque, autosufficienti e
autoriproducentesi.
Dopo un periodo di massima abbondanza, intorno all'inizio del
secolo scorso, la starna ha avuto un declino generalizzato e
inarrestabile che, in Europa ha assunto proporzioni drammatiche a
partire dal secondo dopoguerra; declino che si è
manifestato sia nella diminuzione del numero di individui, sia
nella contrazione dell'areale, soprattutto nelle fasce
periferiche.
Nella provincia di Ascoli Piceno la condizione di questa specie
continua ad essere molto critica, in quanto le presenze non danno
alcuna garanzia di stabilità né tanto meno di
potenziale espansione.
La starna è un competitore diretto del fagiano, per cui la
massiccia presenza e la maggiore adattabilità di
quest'ultimo ne limita fortemente l'espansione nell'intero
territorio.
- Lepre (Lepus aeropaeus)
La situazione della lepre è molto simile a quella
descritta per il fagiano, dove sub-popolazioni parzialmente o
completamente isolate sono presenti solo in aree protette o ad
esercizio venatorio riservato; nel territorio aperto alla caccia,
invece, sono assenti le dinamiche naturali, i nuclei di
selvaggina non sono autosufficienti, ma vengono mantenuti
attraverso ripopolamenti con l'immissione annuale di capi
provenienti in parte da allevamenti e in parte dalle catture
svolte nelle Zone di Ripopolamento e Cattura.
Dal punto di vista della vocazione faunistica si riscontra
un'elevata potenzialità nei distretti di pianura e di
bassa collina e una vocazionalità intermedia nell'area
alto-collinare e pedemontana.
- Cinghiale (Sus scrofa)
Il cinghiale è una specie di forte impatto, che negli
ultimi anni sta raggiungendo indici di numerosità elevati
occupando un'areale sempre più vasto, che dalle zone
prettamente montane si sta allargando fino a trovare esemplari
anche in prossimità delle zone costiere.
L'obiettivo prioritario che deve essere perseguito, sia dagli
enti pubblici, che dagli istituti di gestione venatoria e dalle
associazioni agricole, è il contenimento, entro i limiti
di tollerabilità, dell'impatto che questa specie esercita
sulle attività agricole.
- Capriolo (Capreolus capreolus)
Questa specie non sembra avere la consistenza che un ambiente
così idoneo, come quello della valle dell'Aso, potrebbe
far supporre.
Questa situazione è dovuta a molti fattori, tra i quali
una probabile sottostima del numero degli esemplari presenti, il
forte impatto della caccia in battuta al cinghiale con mute di
cani, un certo grado di bracconaggio e prelievo illegale.
Tenendo in considerazione la situazione attuale e considerando le
esigenze della specie, si può affermare che il capriolo
potrebbe attestarsi su buona parte del territorio, soprattutto
lungo gli alvei fluviali.
Allo stato attuale la specie non presenta particolari
problematiche di ordine economico: il suo grado di
sedentarietà e territorialismo, le dimensioni modeste e le
aree vitali ridotte, non lasciano presupporre impatti
significativi se non a densità molto elevate. Generalmente
il capriolo è stato sempre considerato un animale del
bosco la cui diffusione era associata ad un'elevata presenza di
boschi o foreste con fitto sottobosco; ultimamente si ritiene
invece importante la presenza concomitante di boschi e di aree
aperte (soprattutto coltivi a rotazione) con arbusteti.
In pratica sembrano avere affetti positivi tutti gli ambienti
caratterizzati da un'elevata diversificazione ambientale.
- Volpe (Vulpes vulpes)
La volpe è diffusa ovunque nella provincia di Ascoli
Piceno; la sua distribuzione interessa tutto il territorio dalla
costa fino ai crinali appenninici.
Le uniche aree non occupate sembrano essere i grandi centri
urbani, benché talvolta sia segnalato qualche avvistamento
anche in queste zone; il fenomeno dell'urbanizzazione delle
popolazioni di volpe, comune in altri paesi europei e in
particolare in Inghilterra, è privo di riscontri nella
realtà provinciale.
- Corvidi
Le specie di corvidi regolarmente nidificanti nel presente
territorio sono la cornacchia grigia(Corpus corone
cornix), la gazza (Pica pica), la ghiandaia
(Garrulus glandarus) e la taccola (Corpus
monedula).
Negli ambiente rupestri d'altitudine dei Monti Sibillini vi sono,
inoltre, il gracchio corallino (Phyrrochorax phyrrochorax)
ed il gracchio alpino (Phyrrochorax graculus).
Le specie più comuni e diffuse sono la cornacchia grigia e
la gazza, specie ad ampia tolleranza ecologica, in quanto dotate
di uno spiccato opportunismo trofico e di una parziale
antropofilia; questi elementi hanno determinato negli ultimi anni
un aumento considerevole del numero di esemplari e del loro
areale.
La gazza, ad esempio, appare oggi in espansione ed è
presente in quasi tutti i piani altitudinali.
Un'elevata densità di queste due specie, può
localmente determinare problemi legati, in primo luogo, al
danneggiamento che essi possono provocare alle colture agricole,
ma anche una forte pressione predatoria sulle uova ed i nidiacei
di altri uccelli, soprattutto passeriformi e galliformi che
nidificano sul terreno, interferendo notevolmente sul loro tasso
annuo di natalità.
- Nutria (Myocastor corpus)
La nutria è un roditore originario del Sud America
importato in Italia negli anni 30 per essere allevato come
animale da pelliccia.
A seguito di fughe accidentali dagli allevamenti la nutria ha
raggiunto, grazie alla sua prolificità,
all'adattabilità e alla mancanza di predatori, una
distribuzione molto ampia con densità localmente
elevate.
L'habitat tipico è costituito dalle aree rivierasche delle
acque dolci, paludi, laghi e fiumi a lento scorrimento; si
insedia preferibilmente nelle zone ricche di vegetazione,
spingendosi anche lontano dalle rive in cerca di cibo o durante
gli spostamenti tra diverse zone umide.
Preferisce le zone di pianura, ma può spingersi in ogni
modo anche oltre i 1000 m di quota.
Le principali problematiche gestionali sono dovute al fatto che
si tratta di una specie estranea alla fauna locale, il cui
sviluppo, in mancanza di fattori limitanti, può avere
ripercussioni sia sulle componenti faunistiche, sia su quelle
vegetazionale che su quelle antropiche.
In ambito provinciale mancano dati riguardanti l'eventuale
presenza e densità di questa specie.
>> inizio
1.1.8 Aspetti economici del territorio piceno
Il sistema produttivo marchigiano, che rappresenta il 2,6%
della ricchezza nazionale, ha fatto registrare un incremento del
Valore Aggiunto pari al 4% rispetto al 2003, crescita che si
attesta al di sopra del dato nazionale (+3,7%).
Grafico 1.3 Valore aggiunto
provinciale.
- dati 2004 - Fonte: Camera di Commercio.
Ancona è la provincia che concorre maggiormente alla
formazione del V.A. marchigiano, rappresentando il 38% circa del
totale regionale; a seguire vi è la provincia di Ascoli
Piceno, che produce il 24% della ricchezza marchigiana e che ha
registrato un incremento, rispetto al 2003, pari al 3,3% (Grafico
1.3).
Lo sviluppo economico della provincia di Ascoli Piceno
è rappresentato da una notevole vitalità
imprenditoriale, con una presenza di piccole e medie imprese
capillarmente diffuse nel territorio ed organizzate in distretti
industriali e poli di specializzazione produttiva.
Osservando la dinamica della struttura produttiva della provincia
di Ascoli, si evince che in questo territorio il comparto dei
"servizi" rappresenta la componente prevalente del valore
aggiunto locale. L'industria, in senso stretto, rappresenta il
secondo comparto per ordine d'importanza, anche se l'andamento
denuncia un'evoluzione pressoché stazionaria.
L'agricoltura presenta, invece, un trend sostanzialmente
decrescente, con due picchi positivi nel 1997 e nel 2001.
Per quanto concerne la composizione delle forze lavoro della
provincia, che ammontano a 159.000 unità, si può
rilevare che il 4,7% lavora nell'agricoltura, il 45%
nell'industria ed il rimanente 50,3% nel terziario.
Grafico 1.4 Distribuzione aziende attive
Analizzando i dati sulle imprese per settore di
attività economica, si osserva che le 41.328 imprese
attive nel Piceno sono così distribuite: il 25% opera
nell'agricoltura e pesca; il 17% nell'industria; il 13% nelle
costruzioni; il 23% nel commercio; il 4% nel settore degli
"alberghi e ristoranti" e il restante 18% nelle altre
attività di servizi (Grafico 1.4).
Inoltre, confrontando l'andamento dei principali settori di
attività rispetto al 2004, si osserva complessivamente una
contrazione del numero delle imprese operanti nel settore
primario (-1,6%) e nell'industria in senso stretto (-0,35%);
mentre sono in crescita le "costruzioni" (+4,5%), il "commercio"
(+0,8%), gli "alberghi e ristoranti" (+2,6%) e i "servizi alle
imprese" (+4,1%) e alle persone (+2,4%).
Nel comparto manifatturiero prevale il settore calzaturiero e
delle attività collegate, ma costituiscono realtà
importanti le produzioni chimiche, meccaniche, agro-industriali,
dell'elettronica e quelle del legno e della carta.
Da sottolineare il consistente peso dell'artigianato, di fatti
Ascoli Piceno risulta la prima provincia delle Marche per
"presenza artigiana" con il 27% a livello regionale.
Al fine di comprendere al meglio la situazione economica
attuale e le cause che hanno portato alla definizione del
presente quadro, risulta utile compiere un breve ma esaustivo
excursus storico dello sviluppo economico della provincia
picena.
>> inizio
STORIA DELLO SVILUPPO ECONOMICO DELLA PROVINCIA PICENA
Fino agli anni '50 la provincia di Ascoli presenta una
struttura economica prevalentemente fondata sull'agricoltura, che
allora costituiva la fonte principale di reddito ed occupazione:
ben il 65,4% della forza lavoro era di fatti impegnata nel
settore primario.
Con gli anni '60 inizia il decollo industriale nella fascia
costiera e nei comuni limitrofi, che possono usufruire di moderne
reti di comunicazione e di un tessuto ricco di attività
economiche, che ha come epicentro i comuni del fermano e della
Val Tenna da una parte, e i comuni litoranei di S. Benedetto del
Tronto, Cupramarittima e Grottammare dall'altra.
I due modelli di sviluppo industriale sono profondamente diversi:
nell'area del fermano e della Val Tenna si assiste ad uno
sviluppo endogeno, tipico dell'industrializzazione diffusa,
fondato su imprese autoctone, prevalentemente piccole,
distribuite a ragnatela sul territorio, alimentate da una forza
lavoro flessibile, proveniente dall'agricoltura, in particolare
dalla famiglia ex-mezzadrile che costituisce ancora il perno
dell'organizzazione sociale, mentre nell'altra area la direttice
dello sviluppo poggia sulle attività marinare e
artigianali, connesse alla città di S. Benedetto del
Tronto, che può contare, inoltre, sull'incremento del
turismo, da sempre comparto forte e motore delle attività
commerciali del territorio.
Le nuove opportunità di occupazione favoriscono la
migrazione delle forze lavoro sulla direttrice monte-mare.
Inizia, così, l'inarrestabile declino demografico
dell'area montana le cui forze lavoro migrano verso la costa; si
innesta, conseguentemente, un processo irreversibile di
senilizzazione della popolazione residente, processo comune ad
altre zone interne della regione e del territorio
nazionale.
Negli anni '70 si accentuano i processi di industrializzazione
delle valli dell'Aso e del Tenna, trainate dall'industria
calzaturiera e dalle attività indotte, mentre si avvia al
declino il ruolo dell'agricoltura.
Non trascurabile è poi il fatto che in questi anni si
dispiegano in pieno gli effetti sinergici degli insediamenti
produttivi, determinati dai benifici della Cassa del Mezzogiorno
sulla fascia costiera e sull'immediato entroterra.
Grazie a tali agevolazioni, qui si trasferiscono imprese dalle
dimensioni medio-grandi appartenenti a gruppi industriali del
Nord o a multinazionali e decollano i comparti dell'edilizia,
della meccanica, dell'agro-alimentare e del
tessile-abbigliamento.
Gli anni '80 possono essere definiti gli anni del consolidamento
industriale, anche se i differenti tipi di sviluppo Nord-Sud
permangono nella provincia: industrializzazione diffusa con
piccole-medie imprese nel fermano e grandi aziende nella vallata
del Tronto e sulla costa.
Si accentua il fenomeno di spopolamento delle aree montane e dei
comuni più interni a cui fa riscontro un incremento
demografico nei comuni interessati dalle nuove aree
industriali.
La fine dei benefici della Cassa del Mezzogiorno e la crisi
congiunturale dell'economia caratterizzano gli anni '90.
In questo periodo muta il panorama industriale della provincia:
nella parte più a Nord, le piccole e medie imprese si
ristrutturano, perseguono programmi di qualità e puntano
all'esportazione, riuscendo a contenere i costi grazie anche alla
struttura familiare delle aziende e al lavoro "a
domicilio".
Nella parte meridionale, alcune grandi imprese abbandonano il
territorio, altre subiscono pesanti processi di ristrutturazione,
mentre alcune piccole e medie imprese altamente specializzate
assumono un ruolo leader nel territorio e recuperano una parte
dell'occupazione presente nell'indotto, prima al servizio delle
grandi industrie.
Nel nuovo scenario economico nascono 12 poli specialistici:
calzature, carta e cartotecnica, minuterie metalliche,
pelletteria, abbigliamento, apparecchiature elettroniche,
cappelli, catena del freddo, edilizia ed attività
collegate, mobile, trafilerie e cavi, lavorazione del filo di
ferro.
Scenario economico anni '60
Nel decennio 1961-71 è la fascia costiera a registrare
l'incremento demografico più sostenuto, con una crescita
del 20,6%. A guidare questo trend positivo è il comune di
S. Benedetto del Tronto, che registra un incremento del 34,3%,
seguito da Grottammare con una variazione del 34%.
L'incremento di residenti in questi due comuni litoranei è
indotta dalle numerose occasioni di lavoro originate dal grande
centro di S. Benedetto del Tronto, situato sulla direttrice delle
principali vie di comunicazione della dorsale adriatica e
già noto come stazione turistico-balneare.
Qui il commercio riveste aspetti di grande dinamismo e gli
insediamenti artigianali ed industriali, con aree dedicate, sono
già attivi alla fine degli anni '50 e producono
occupazione.
L'altro grande polo attrattivo sulla costa è Porto San
Giorgio, che cresce del 26,5%, seguito da Fermo, con l'11,5%,
centri interessati da una consolidata industrializzazione
diffusa.
In decremento, a vantaggio dei centri maggiori, i piccoli comuni
costieri quali Altidona (-7,2%), Campofilone (-11,1%), Massignano
(-17,3%); fa eccezione Pedaso che aumenta del 10%.
Proprio negli anni '60 tutti i comuni compresi nella fascia
montana della provincia subiscono un vero tracollo demografico
con tassi di variazione in picchiata che vanno da -19% di
Comunanza, il comune che resiste maggiormente, a -41,3% di
Montefalcone Appennino.
Così le aree interne della provincia, pur ricche di
notevoli valenze naturalistiche ed ambientali si
"marginalizzano", con il delinearsi della situazione di
squilibrio territoriale che ancora oggi persiste.
Anche per i comuni localizzati nella fascia più valliva
dell'Aso questi anni sono cruciali; tale area subisce un
decremento del 26,1%. L'emigrazione di massa tocca punte
vertiginose a Monte Vidon Combatte (-37,8%), Montottone (-32,2%),
Carassai (-29,5%).
In queste zone l'esodo salta la consueta fase che vedeva il
trasferimento dei residenti dai centri storici verso le aree
pianeggianti, più idonee allo sviluppo delle aree
produttive, consentendo un drenaggio a valle della popolazione
pur mantenendola nel territorio comunale.
Il salto dei confini comunali determina così una
più accentuata fase di crisi in tale macro-area che non
vede nascere i primi nuclei elementari produttivi. L'esodo si
sviluppa secondo tre direttrici principali:
- i comuni calzaturieri dell'area del fermano;
- i centri della fascia costiera;
- l'abbandono del territorio provinciale con preferenza verso
la direttrice Emilia-Romagna.
Sviluppo economico anni '70
L'intervento della Cassa del Mezzogiorno, alla fine degli anni
'60 nella provincia picena, dispiega i suoi effetti negli anni
'70.
L'avvento di tali provvidenze ha un notevole impatto sulla
popolazione residente nella fascia costiera (+22,1%), nella parte
valliva dell'Aso (-13,9%) e nell'area montana (-10,2%).
L'evoluzione dell'intervento può essere così
sintetizzata:
- prima fase 1950 - 1957: in cui le risorse vengono
prevalentemente orientate all'agricoltura, alle sistemazioni
fondiarie, alle bonifiche e alla viabilità;
- seconda fase 1957 - 1965: con la legge 634/'57 si verifica lo
spostamento delle risorse verso il settore industriale;
- terza fase 1965 - 1971: con la legge 717/'65 viene introdotto
il tasso agevolato per tutti i settori d'intervento, ossia la
concessione di prestiti a tassi notevolmente inferiori a quelli
di mercato;
- quarta fase 1971 - 1976: con la legge 853/'71 si avvia il
trasferimento parziale delle competenze alle Regioni;
- quinta fase 1976 - 1986: la legge 183/'76 programma
interventi per l'industrializzazione con incentivi finanziari,
contributivi, tecnici e di progettazione ed istituisce il fondo
per la ristrutturazione e la riconversione industriale;
- sesta fase 1984 - 1992: prende avvio con la soppressione
della Cassa del Mezzogiorno (D.P.R. 6/08/1984).
L'area dei 25 comuni che godono dell'intervento della Cassa
del Mezzogiorno (tra i quali si evidenziano Comunanza, Force,
Montegallo e Rotella) presenta un sistema produttivo che, a
fianco di micro-imprese a base prevalentemente familiare, vede
ora unità produttive di medie e grandi dimensioni.
Soprattutto nel settore industriale si registrano tassi di
crescita annui del 7,8% e si registra la seguente ridistribuzione
della forza lavoro:
- Agricoltura: dal 27,6% al 13,2%;
- Industria: dal 42,3% al 48,8%;
- Terziario: dal 30% al 38%.
In particolare, nella fascia costiera si sommano gli effetti
sinergici dello sviluppo iniziato negli anni '60 con gli effetti
dell'intervento della Cassa del Mezzogiorno; continua
l'incremento dei centri come Grottammare (+16,3%), S. Benedetto
del Tronto (+6,6%) e anche i piccoli comuni della costa, quali
Altidona, cominciano a crescere (+5,4%) o a ridurre le
perdite.
I comuni più vallivi continuano, invece, a rappresentare
una "linea di frattura" nello sviluppo, isolata a Nord dall'area
calzaturiera in espansione, e a Sud dalla zona agevolata dalla
Cassa del Mezzogiorno.
Tutti i comuni continuano a perdere popolazione con punte del
20,6% a Carassai, del 19,1% a Monte Vidon Combatte e del 19% a
Moresco.
Infine, per quanto concerne l'area montana, la perdita di
popolazione subisce un rallentamento, specie in alcuni comuni
quali Comunanza, Rotella e Force, che rientrando nelle
agevolazioni vedono sorgere importanti stabilimenti
metalmeccanici, come la Merloni elettrodomestici.
Fattore questo che unito ad un'incentivazione del turismo nel
bacino dei Sibillini frena gli esodi degli anni '50 e '60.
Scenario economico degli anni '80
Tra il 1981 e il 1991 la provincia di Ascoli registra un
aumento dei residenti del 2,2%, un incremento nettamente
più elevato di quello delle Marche (+1,2%) e di quello
nazionale (+0,4%).
Una crescita spiegabile con la sensibile ondata migratoria che ha
avuto luogo nel corso degli anni '80 per l'espansione ed il
consolidamento sia del sistema delle piccole e medie imprese che
delle aziende di maggiori dimensioni con un tasso di occupazione
nell'industria tra i più elevati del paese.
Nell'area costiera la crescita continua anche se in misura
più contenuta (+1,3%) sull'onda dei benefici della Cassa
del Mezzogiorno e sullo sviluppo di attività quali il
commerciale ed il terziario avanzato.
Si vanno ridefinendo i ruoli tra il grande centro costiero di S.
Benedetto del Tronto, che perde popolazione (-4,6%) e i centri
minori lungo la costa, che continuano a crescere anche per gli
alti costi delle abitazioni e degli affitti che caratterizzano il
comune di S. Benedetto e per l'esaurimento delle aree di
espansione edilizia di pertinenza.
Per quanto riguarda la valle dell'Aso continua il calo
demografico ma il trend è più contenuto, tanto che
si può parlare di stabilizzazione demografica.
Ci sono comuni in ripresa, come Lapedona (2,2%) e Ortezzano
(+1,6%), i quali subiscono gli effetti positivi dei vicini comuni
di Monteurano, Montegranaro e Montegiorgio, ove l'industria delle
calzature e le attività connesse hanno travalicato i
confini della Val Tenna.
Altri continuano a diminuire come Carassai (-6,2%) e Monte Vidon
Combatte, in quanto decentrati rispetto alle grandi aree
industriali ed artigianali e con l'agricoltura in declino.
Sebbene rallentata continua la perdita della popolazione
residente (-5%), mentre resta pressoché stazionaria la
popolazione attiva e cresce il tasso di attività.
I comuni di Comunanza, Montedinove e Montelparo sono
caratterizzati da un discreto tasso di crescita economica
conseguente all'insediamento di alcune industrie.
Per contro, i comuni più a ridosso dell'Appennino, quali
Force e Montefalcone Appennino registrano una considerevole
migrazione verso le altre aree più facili all'insediamento
di attività economiche e quindi più vicine alle
fonti di occupazione.
Scenario economico anni '90
Se gli anni '80 hanno rappresentato il consolidamento del
tessuto economico della provincia sia per le piccole e medie
imprese che per le aziende di maggiori dimensioni, proiettando il
territorio piceno ai tassi più elevati di occupazione
dell'industria, la perdita dei benefici della Cassa del
Mezzogiorno ha prodotto negli anni '90 grossi cambiamenti nel
sistema produttivo.
In particolare:
- riorganizzazione interna delle aziende;
- ridimensionamento delle grandi imprese;
- ridimensionamento delle piccole imprese operanti
nell'indotto;
- crisi occupazionale diffusa, cassa integrazione e liste di
mobilità dei lavoratori;
- contrazione del n° delle imprese industriali dalle 12.081
unità del '91 alle 10.928 del '95 (-10%).
I dati del 1996 denotano una certa ripresa nella provincia,
passando ad 11.179 imprese industriali, un 2,3% in più che
denota una seppur parziale ritrovata vitalità e
dinamismo.
Ancora una volta è la fascia costiera a presentare il
ritmo di crescita più sostenuto della provincia, con una
variazione positiva del +3,7%.
Gli incrementi demografici più rilevanti si registrano ad
Altidona con +16,1%.
Questo trend è collegato alla dislocazione nell'area
costiera di alcuni poli specialistici, quali calzature, industria
del freddo e lavorazione dei prodotti ittici.
A ciò vanno aggiunte le dinamiche connesse al terziario
con l'espansione delle attività commerciali e
turistiche.
Per quanto riguarda la valle dell'Aso, negli anni '90 risulta
molto contenuta la diminuzione della popolazione (-0,3%); si
notano spostamenti interni tra i vari comuni determinati dalla
localizzazione di nuove imprese e quindi dalle offerte di lavoro.
Cresce notevolmente il comune di Monte Vidon Combatte (+58,7%)
anche se gli indici di partenza sono modesti.
Crescono anche i comuni di Moresco (+3,5%) e Ortezzano (+2,3%),
mentre il comune di Carassai guida la classifica dei decrementi,
con -5,6%.
Il tessuto economico dell'area s'incentra sulle colture agricole
specializzate come la produzione ortofrutticola e
vitivinicola.
Anche nell'area montana si è registrato un rallentamento
del decremento della popolazione residente, con un tasso del
-1,9%. Perdono maggiormente residenti i comuni delle zone
più interne, quali Montegallo (-16,4%), Montefalcone
Appennino (-10,2%), Montefortino (-5,3%) e Montemonaco
(-5,8%).
Ciononostante, registra un buon incremento il comune di Comunanza
(+2,4%), grazie alla sua zona industriale.
Il quadro economico attuale può essere descritto
considerando i tre macro - settori economici separatamente.
>> inizio
AGRICOLTURA
Il settore agricolo dell'area è caratterizzato da una
forte integrazione con il tessuto sociale ed economico; fenomeno
storicamente favorito dalla particolare morfologia del territorio
costituito in gran parte da collina a bassa acclività e a
media fertilità che ha permesso la diffusione delle
coltivazioni delle aree lungo le principali vallate fino all'alta
collina preappenninica.
Il processo d'industrializzazione ha, poi, ridotto sensibilmente
il ruolo di questo settore che vanta una tradizione
secolare.
Nonostante ciò questo settore mantiene una valenza
importante nell'economia provinciale, sia per quanto riguarda il
n. di addetti, sia come capacità di concorrere
all'integrazione dei redditi familiari, come avviene
principalmente nelle aree montane.
In base al Quarto Censimento generale dell'agricoltura, nel
1991, nella provincia di Ascoli Piceno erano presenti 23.130
aziende agricole, pari al 28,6% del totale regionale.
Sulla base dei dati del Quinto Censimento dell'agricoltura (2001)
si è riscontrato una diminuzione dell'11,6% sul totale
delle aziende agricole; variazione riscontrata non solo a livello
provinciale, ma in termini molto più marcati (-18%) a
livello regionale.
Per questo motivo le 20.452 aziende agricole ascolane
rappresentano ora il 31% del totale regionale.
Rispetto ai dati del 1990 è inoltre riscontrabile una
diminuzione dell'11,4% della superficie agricola totale e del 10%
della superficie agricola utilizzata.
Prevalgono tra le coltivazioni i seminativi con quasi il 70%
della superficie agricola utilizzata, le coltivazioni legnose
agrarie rappresentano il 19%, mentre il rimanente 14% è da
attribuire ai prati permanenti e ai pascoli (Tab.1.1 - 1.2).
| |
AZIENDE AGRICOLE |
SUPERFICIE TOTALE (ha) |
SUPERFICIE AGRICOLA
UTILIZZATA (ha) |
| |
2000 |
1990 |
Var. % |
2000 |
1990 |
Var. % |
2000 |
1990 |
Var. % |
| Ascoli Piceno |
20452 |
23130 |
-11.6 |
150719 |
170043 |
-11.4 |
103587 |
115133 |
-10.0 |
| Marche |
66283 |
80832 |
-18.0 |
707472 |
793919 |
-10.9 |
503977 |
549143 |
-8.2 |
Tabella 1.1. Aziende agricole, superficie totale
e superficie agricola utilizzata a livello provinciale e
regionale - Dati ISTAT anno 2000.
| |
SUPERFICIE AGRICOLA UTILIZZATA |
| |
Seminativi (ha) |
Coltivazioni legnose agrarie (ha) |
Prati permanenti e pascoli (ha) |
Totale (ha) |
| Ascoli Piceno |
69277 |
19302 |
15008 |
103587 |
Tabella 1.2. Ripartizione per forma di
conduzione della superficie agricola utilizzata Dati ISTAT anno
2000.
La maggior parte delle imprese è localizzata nelle aree
della valle del Tronto, nel fermano e nella valle dell'Aso,
mentre valori marginali sono riscontrabili nei territori
montani.
Si nota inoltre, una marcata prevalenza delle imprese di piccole
dimensioni a conduzione diretta del coltivatore, pari quasi al
90% del totale delle imprese.
Sulla base del profilo pedologico e morfologico, nel
territorio provinciale possono essere individuate tre sub-aree
con caratteristiche relativamente omogenee:
- la collina litoranea irrigua;
- la collina litoranea asciutta;
- la collina interna.
Nella prima area, comprendente in gran parte i comuni
costieri, il settore agricolo è maggiormente dinamico,
potendo contare su favorevoli condizioni climatiche e pedologiche
e un buon sistema infrastrutturale.
La zona di collina asciutta è costituita dalla tipica
media e bassa collina, dove sia l'acclività che la
fertilità dei terreni hanno consentito il consolidamento
di una delle più qualificate zone di produzione
vitivinicola (Rosso Piceno Superiore); sempre qui sono diffuse
l'olivicoltura (oliva nera ascolana e da olio) e coltivazioni
varie (barbabietole, girasole,…).
Parimenti importante è la presenza di un'area diffusa ad
alta specializzazione nella coltivazione della pesca.
Nella terza area, a ridosso della catena appenninica, sono
evidenti i caratteri di marginalità del sistema agricolo,
basato su colture estensive ma con dimensioni aziendali
inadeguate che non consentono il raggiungimento di condizioni di
efficienza tecnico-economica.
Infine, per quanto riguarda i comuni localizzati lungo l'arco
appenninico, gli aspetti orografici e pedoclimatici condizionano
fortemente le attività agricole non consentendo il
raggiungimento di condizioni reddittuali accettabili.
In tale zona è prevalente l'utilizzo del suolo per la
frutticoltura e per le coltivazioni foraggere permanenti, mentre
i boschi coprono il 40% della superficie totale.
>> inizio
INDUSTRIA
L'industria assume un peso determinante nel sistema produttivo
della provincia di Ascoli Piceno, in particolare il comparto
manifatturiero che conta ben 51.353 addetti con un indice
d'industrializzazione, calcolato come rapporto tra addetti al
settore e la popolazione residente, pari al 13,99%.
Nella parte settentrionale della provincia, corrispondente al
distretto industriale del fermano, si registra un indice
d'industrializzazione del 28,05%, con un indice di
specializzazione manifatturiera nel settore calzaturiero che
raggiunge l'82,68%, grazie alla presenza di un fitto tessuto di
piccole e medie imprese.
La valle del Tronto e la fascia costiera si caratterizzano per
una maggiore diversificazione della base manifatturiera con
elevati indici di specializzazione nei settori delle
apparecchiature elettroniche, dei prodotti in metallo, del
tessile - abbigliamento e dell'industria alimentare.
Nell'area montana spicca il valore della meccanica con un indice
di specializzazione del 24,86%.
Tale comparto si concentra prevalentemente nel "triangolo
industriale" di Force, Comunanza e Rotella; significativa anche
la presenza dell'industria alimentare, con indici di
specializzazione del 12,21%.
L'indice d'industrializzazione più basso si riscontra
nella parte valliva del fiume Aso (Tab.1.3), un territorio ad
attitudine prevalentemente agricola.
L'indice di specializzazione più alto (43,17%) si osserva
nel settore calzaturiero, ma importanti sono anche il comparto
alimentare, e l'industria del legno e del mobile.
| |
INDICE D'INDUSTRIALIZZAZIONE
% |
| FASCIA COSTIERA |
10,32 |
| VALLE DELL'ASO |
9,26 |
| AREA MONTANA |
12,40 |
Tabella 1.3. Indice d'industrializzazione per
ambiti territoriali -Fonte: PTCP Ascoli Piceno.
Come si può notare nella Tabella 1.4, nel variegato
settore manifatturiero è presente una forte concentrazione
di Unità Locali (U.L.) ed addetti nel reparto delle
"industrie conciarie, fabbricazione prodotti in cuoio, pelle e
similari", in particolare nel gruppo di attività
"fabbricazione di calzature", che da solo rappresenta il 43%
delle U.L. del settore e il 47% degli addetti.
La forte vocazione della provincia verso le calzature non
rappresenta comunque la sola attività produttiva
locale.
Infatti, anche se con numeri sostanzialmente inferiori a quelli
del calzaturiero, l'industria alimentare nel Piceno conta 678
U.L. ed impiega oltre 3800 addetti, la lavorazione dei prodotti
in metallo è presente in 568 U.L. e 5364 addetti e la
"meccatronica" comprende 757 U.L. con 5447 addetti.
| ATTIVITA' ECONOMICHE |
Ascoli Piceno |
Distribuzione % |
| Unità locali |
Addetti |
Unità locali |
Addetti |
| ATTIVITA' MANIFATTURIERE |
6.816 |
51.325 |
100 |
100 |
| INDUSTRIE ALIMENTARI DELLE BEVANDE E DEL
TABACCO |
678 |
3.857 |
10 |
8 |
| INDUSTRIE TESSILI E DELL'ABBIGLIAMENTO |
475 |
3.555 |
7 |
7 |
| INDUSTRIE CONCIARIE, FABBRICAZIONE DI PRODOTTI
IN CUOIO, PELLE E SIMILARI |
3.055 |
24.902 |
45 |
49 |
| INDUSTRIA DEL LEGNO E DEI PRODOTTI IN LEGNO |
340 |
1.207 |
5 |
2 |
| FABBRICAZIONE DELLA CARTA E DEI PRODOTTI DI
CARTA: STAMPA ED EDITORIA |
273 |
1.523 |
4 |
3 |
| FABBRICAZIONE DI COKE, RAFFINERIE DI PETROLIO,
TRATTAMENTO DEI COMBUSTIBILI NUCLEARI |
5 |
70 |
0 |
0 |
| FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI E DI FIBRE
SINTETICHE E ARTIFICIALI |
31 |
949 |
0 |
2 |
| FABBRICAZIONE DI ARTICOLI DI GOMMA E MATERIE
PLASTICHE |
124 |
1.890 |
2 |
4 |
| FABBRICAZIONE DI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI
MINERALI NON METALLIFERI |
203 |
784 |
3 |
2 |
| FABBRICAZIONE DI METALLO E DI PRODOTTI IN
METALLO |
568 |
5.364 |
8 |
10 |
| FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI
MECCANICI |
317 |
2.949 |
5 |
6 |
| FABBRICAZIONE DI MACCHINE ELETTRICHE E DI
APPARECCHIATURE OTTICHE |
440 |
2.498 |
6 |
5 |
| FABBRICAZIONE DI MEZZI DI TRASPORTO |
30 |
365 |
0 |
1 |
Tabella 1.4. Unità locali ed addetti per
imprese - Fonte: Camera di Commercio di A. Piceno 2001.
Osservando quindi i dati in valore assoluto si rileva nel 2001
una struttura produttiva del piceno fortemente specializzata
nella fabbricazione di calzature, anche se dal 1991 sono in netta
crescita nuovi settori quali:
- fabbricazione macchine (+36%U.L.; +56% addetti);
- lavorazioni prodotti in metalli (+13% U.L.; 18%
addetti);
- fabbricazione di macchine elettriche (+13% U.L.; +12%
addetti).
In termini tendenziali, invece, il settore calzaturiero ha
subito nell'ultimo decennio una contrazione del 16% per le
unità locali e del 10% per gli addetti.
Rispetto al totale del manifatturiero rilevato nel 1991, si
osserva in provincia una generale contrazione del settore, pari
all'8% per le U.L. e del 7% per gli addetti, diminuzione che si
accentua in comparti quali il tessile-abbigliamento, la
chimica-gomma, metalli e minerali, e la meccanica tradizionale e
di precisione.
Terziario
Il comparto dei servizi rappresenta, nella realtà
provinciale, il 66% delle unità locali presenti nel
territorio, assorbendo più o meno il 50% della forza
lavoro.
Non trascurabile è, poi, il fatto che questo settore, nel
decennio 1991 - 2001, è cresciuto del 14% in entrambi i
termini.
Dalla Tabella 1.5 emerge che il terziario piceno è
composto prevalentemente dal settore del commercio, che
rappresenta da solo il 44% delle unità locali e il 41%
della forza lavoro nei servizi.
In particolare è il commercio al dettaglio ad assumere un
peso di primaria importanza nell'economia picena, con il 24%
delle U.L. del terziario totale e il 22% degli addetti.
Da sottolineare anche che il settore "ricerca, attività
imprenditoriali e professionali" pesa sul complesso dei servizi
per il 24% in termini di U.L. e per il 21% in termini di addetti,
con una rilevante percentuale in entrambi i termini nella
divisione "attività e servizi alle imprese" (19% U.L. e
16% addetti).
| ATTIVITA' ECONOMICHE |
Ascoli Piceno |
Distribuzione % |
| Unità locali |
Addetti |
Unità locali |
Addetti |
| COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO |
9.844 |
21.185 |
44 |
41 |
| Commercio al dettaglio |
5.344 |
11.108 |
24 |
22 |
| ALBERGHI E RISTORANTI |
1.957 |
5.173 |
9 |
10 |
| TRASPORTI, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONE |
1.316 |
5.186 |
6 |
10 |
| INTERMEDIAZIONE MONETARIA E FINANZIARIA |
771 |
2.770 |
3 |
5 |
| RICERCA E ALTRE ATTIVITA' PROFESSIONALI E
IMPRENDITORIALI |
5.399 |
10.612 |
24 |
21 |
| Attivita' e servizi alle imprese |
4.170 |
8.311 |
19 |
16 |
| ISTRUZIONE |
93 |
231 |
0 |
0 |
| SANITA' E ALTRI SERVIZI SOCIALI |
1.167 |
2.087 |
5 |
4 |
| ALTRI SERVIZI PUBBLICI, SOCIALI E PERSONALI |
1.951 |
4.099 |
9 |
8 |
| TOTALE TERZIARIO |
22.498 |
51.343 |
100 |
100 |
Tabella 1.5. Caratterizzazione del settore
terziario nella provincia di Ascoli Piceno.
>> inizio
1.1.9 Sistema della mobilità nel territorio
provinciale
Per quanto concerne il sistema della mobilità nella
provincia di Ascoli Piceno, il Piano Territoriale di
Coordinamento Provinciale pone come obiettivo principale il
raggiungimento della sostenibilità e il suo
mantenimento.
Si tratta di un obiettivo di ampio respiro, correlato a numerosi
elementi e a diversi fattori del contesto territoriale, la cui
formulazione può essere così articolata:
- consentire un accesso sicuro, economicamente attuabile e
socialmente accettabile a persone, luoghi, beni e servizi;
- proteggere gli ecosistemi evitando i superamenti di carichi e
i livelli critici per la loro integrità;
- promuovere l'educazione e la partecipazione della
comunità alle decisioni relative ai trasporti;
- ricondurre la mobilità al suo effettivo ruolo di mezzo
finalizzato all'accessibilità, la quale va soddisfatta
anche operando su altri settori di intervento, quali
l'innovazione tecnologica e la pianificazione urbanistica e
territoriale.
Su questa base è stata, poi, delineata una serie di
obiettivi specifici che prevede:
- la razionalizzazione dell'offerta di trasporto cercando di
far corrispondere ad ogni spostamento la combinazione dei modi di
trasporto più adeguata ed efficiente dai punti di vista
economico ed ambientale;
- la gestione della domanda di trasporto delle persone in modo
da favorire le modalità di spostamento più
sostenibili, talvolta rispetto all'auto privata;
- la gestione della domanda di trasporto delle merci in modo da
favorire il trasporto ferroviario;
- lo sviluppo della modalità di spostamento in
bicicletta, in grado di garantire flessibilità per brevi
spostamenti in ambiti circoscritti (la cosiddetta
viabilità dolce).
Il conseguimento di questo obiettivo non può non tener
conto di alcune necessità che derivano dal dover
affrontare importanti problemi, quali:
- il forte congestionamento del traffico costiero con la
S.S.16, che attraversa il cuore di centri importanti e fortemente
urbanizzati come S. Benedetto del Tronto e, andando verso nord,
Grottammare, Cupra Marittima, Pedaso, Porto S. Giorgio e Porto S.
Elpidio;
- la carenza di collegamenti intervallivi nord - sud che
comporta l'aggravamento del traffico sulla direttrice costiera
parallela all'asse autostradale, oltre che l'allungamento dei
tempi di mobilità ed il disagio per i territori di collina
interna caratterizzati da una forte presenza di PMI;
- l'inadeguatezza ed in alcuni casi l'inesistenza di
collegamenti est - ovest che rendono difficoltosa, se non
impossibile, la penetrazione del territorio in quest'asse,
costituendo un motivo di isolamento dell'area pur a fronte di
enormi potenzialità dal punto di vista economico e
turistico.
Il PTC individua, pertanto, due precise direzioni da seguire,
relative al miglioramento dell'accessibilità del
territorio provinciale.
La prima riguarda il miglioramento del sistema dei
collegamenti all'interno del territorio provinciale,
riducendo il grave congestionamento costiero.
Allo scopo è stato ritenuto necessario promuovere e
portare a compimento le seguenti iniziative:
- rete ferroviaria
- realizzazione della "Metropolitana di superficie" nell'ambito
dei seguenti tratti: Ascoli - San Benedetto; Martinsicuro -
Pedaso; Pedaso - Civitanova Marche.
L'adozione di questa tipologia di trasporti presuppone, tra
l'altro, la realizzazione di almeno 10 nuove fermate,
l'eliminazione di tutti i passaggi a livello e l'elettrificazione
della tratta Ascoli - Porto d'Ascoli;
- rete autostradale
- realizzazione del casello di Porto Sant'Elpidio;
- realizzazione di adeguate bretelle di raccordo tra i caselli
autostradali di Porto Sant'Elpidio, Porto San Giorgio e Pedaso e
la viabilità valliva di riferimento;
- rete stradale
- completamento del tracciato viario medio collinare della
"Mezzina" da Castel di Lama alla Girola di Fermo;
- realizzazione della cosiddetta "Mare - Monti" del fermano,
tra Amandola e Porto Sant'Elpidio;
- ultimazione ed apertura al traffico del Traforo di Croce di
Casale e delle relative bretelle di collegamento alla ex
S.S.78;
- ammodernamento ad ampliamento della Valdaso, in particolare
nei tratti Comunanza - Ponte Maglio e Pedaso - Rubbianello
- ammodernamento ed ampliamento del tracciato vallivo lungo
l'Ete Vivo tra il bivio di Grottazzolina ed il casello
autostradale di Porto San Giorgio.
Per l'ultimo tratto è prevista la realizzazione di una
bretella in sponda destra fino a Caldarette di Fermo;
- realizzazione della circonvallazione di Fermo;
- realizzazione del tracciato vallivo lungo l'Ete Morto tra
Massa Fermana ed allaccio alla Mezzina in posizione intermedia
tra Torre San Patrizio e Monte Urano;
- completamento della sopraelevata di San Benedetto.
La seconda concerne, invece, il miglioramento del
rapporto del territorio piceno con il contesto
sovraprovinciale in cui è inserito.
A tale scopo è stato ritenuto necessario promuovere le
seguenti iniziative:
- rete ferroviaria
- redazione dello studio di fattibilità per la
realizzazione della tratta Ascoli Piceno - Antrodoco, nell'ambito
del più ampio progetto denominato "Ferrovia dei due
mari";
- elettrificazione della tratta ferroviaria Ascoli - Porto
d'Ascoli per favorire il trasporto delle merci su ferro,
attualmente scoraggiato dall'inadeguatezza dei locomotori diesel
e delle conseguenti rotture di carico.
- rete autostradale
- potenziamento del corridoio autostradale adriatico (A14) per
l'intero tracciato in territorio provinciale: dopo la
realizzazione della terza corsia nel tratto nord della provincia
si pensa di studiare e realizzare nuove soluzioni per il tratto
successivo;
- rete stradale
- ammodernamento della SS 4 "Salaria", nel tratto tra
Acquasanta e Arquata, al fine di migliorare il collegamento sia
con Roma che verso Perugia;
- realizzazione del collegamento tra il raccordo autostradale
Ascoli - Mare (punto di incrocio con la strada Mezzina) e la
"Pedemontana Abruzzo - Marche" (in fase di realizzazione); tale
collegamento consente una connessione con l'autostrada A24 per
tutti i territori medio collinari del piceno attraversati dalla
"Mezzina";
- ammodernamento del tratto marchigiano della SS 81 Piceno
Aprutina. Tale intervento, che completa il programma in atto
sulla stessa arteria nel tratto abruzzese, oltre a rendere
più agevole il collegamento con i territori interni del
teramano, va a migliorare l'asse pedemontano dei parchi (Gran
Sasso - Laga e Sibillini).
Come esplicitato all'inizio del paragrafo, uno degli obiettivi
specifici per il raggiungimento della sostenibilità nel
sistema della mobilità nel territorio provinciale,
è rappresentato dallo sviluppo della modalità di
spostamento in bicicletta.
A tal proposito l'amministrazione provinciale ha promosso il
cosiddetto "progetto MO.DO.", cui obiettivo principale
è la costituzione di un'articolata rete di piste ciclabili
che colleghi la costa Adriatica ai sentieri dell'entroterra del
piceno, mediante un naturale percorso "a pettine".
L'amministrazione stessa ha già ottenuto un
finanziamento per la pista ciclabile "Onde Verdi" in zona valle
del torrente Menocchia: il progetto definitivo prevede che il
percorso si sviluppi per 10 Km, dal comune di Massignano a quello
di Carassai, prolungando pertanto il tracciato, seguendo gli
argini del torrente, nel territorio di Cupra Marittima per
permettere il collegamento con la dorsale Adriatica. Strategico,
oltre la fascia costiera, risulta il corridoio vallivo del Tronto
che rappresenta la derivazione più importante per
l'entroterra montano con i suoi quasi 37 Km di piste
ciclabili.
Di particolare interesse il percorso nella zona di Campolungo
nel territorio di Ascoli, un'area caratterizzata da particolari
valenze naturalistiche e di paesaggio agrario. Infine, anche
l'Unione dei comuni Valdaso ha proposto un itinerario "Lung'Aso",
come corridoio verde d'ingresso nei Sibillini.
>> inizio
1.2 Analisi economica
In riferimento alla struttura economica e sociale della Valle
dell'Aso, si evidenzia, a differenza dell'andamento provinciale,
un maggior peso del settore primario rispetto ai comparti
industriale e terziario, a conferma del carattere spiccatamente
rurale della zona in questione.
Considerando il valore della produzione lorda dell'area
(Tab.1.6), si può rilevare come esista una netta
differenziazione reddittuale tra la zona in esame ed il dato
medio provinciale (+17%), e lo scostamento aumenta se si prendono
in considerazione i valori pro-capite del solo capoluogo
provinciale (30%) .
| |
VALLE DELL'ASO |
CAPOLUOGO DI PROVINCIA |
MEDIA PROVINCIALE |
| ASCOLI PICENO |
10,0 |
13,0 |
11,7 |
Tabella 1.6. P.I.L. pro-capite della provincia
di Ascoli Piceno - valori in euro x 1000.
Queste osservazioni fanno, quindi, emergere con chiarezza le
condizioni di relativo svantaggio di queste zone.
Passando ai dati sulle imprese, dalla Tabella 1.7 si evince come
le imprese dell'area rappresentino soltanto il 26,2% del totale
provinciale, lasciando, quindi, il restante 73,8% agli altri
comuni della provincia.
| AREA |
N° IMPRESE |
RILEVANZA % |
| VALLE DELL'ASO |
10.502 |
25,4 |
| ALTRI COMUNI PROVINCIALI |
30.826 |
74,6 |
| TOTALE PROVINCIA |
41.328 |
100,00 |
Tabella 1.7. Distribuzione delle imprese tra la
valle dell'Aso e il territorio provinciale
>> inizio
1.2.1 Trend agricolo dell'area
Per quanto concerne il settore agricolo, nel territorio in
esame la superficie agricola utilizzata (SAU) evidenzia una
progressiva diminuzione nel corso degli ultimi 10 anni; anche
l'incidenza della stessa sulla superficie totale risulta
sensibilmente inferiore, sia rispetto alla % marchigiana, che
rispetto al valore nazionale, evidenziando un tasso di
sfruttamento dei terreni agricoli inferiore alla media
(Tab.1.8).
| Superficie |
MARCHE |
ITALIA |
VALLE ASO |
| Ha |
% |
% |
Ha |
% |
| TOTALE: |
715.770 |
|
|
101.356 |
|
| SAU di cui : |
541.079 |
76 |
72 |
62.171 |
61 |
| Seminativi |
446.391 |
83 |
56 |
39.221 |
63 |
| Prati e pascoli |
54.430 |
10 |
25 |
12.462 |
20 |
| Coltivazioni perm. |
40.257 |
7 |
18 |
10.487 |
17 |
| BOSCHI |
111.884 |
16 |
19 |
21.147 |
21 |
| Altra Superficie |
62.807 |
9 |
6 |
18.038 |
18 |
Tabella 1.8. Ripartizione della superficie
aziendale per tipo di utilizzo dei terreni.
Da tali considerazioni si evidenzia una vocazione dell'area
verso i seminativi molto inferiore alla media regionale, ma
superiore alla media nazionale, mentre si ha una percentuale
prossima al valore nazionale per le coltivazioni permanenti; la
superficie boschiva è molto elevata, con una percentuale
superiore al 21% rispetto valore nazionale e regionale
(rispettivamente 19% e 16%).
Se si considera, inoltre, la percentuale delle imprese agricole
sul totale delle imprese dell'area si ottiene un valore
abbastanza elevato, pari al 51,24%, con picchi che arrivano fino
al 75% in diversi comuni della collina interna, ad ulteriore
conferma della prevalenza del settore primario.
Questo valore è in linea con la percentuale regionale che
si aggira sul 52%, così come in linea con la regione
risulta l'invecchiamento degli attivi agricoli (circa il 40%
degli attivi ha un'età maggiore ai 55 anni); questo pone
il grave problema generazionale e quindi della successione di
impresa.
Questo fenomeno è indotto dalla difficoltà di
garantirsi in agricoltura redditi comparabili con quelli degli
altri settori economici che, unitamente alla carenza dei servizi
alle persone, incide negativamente sulla qualità della
vita e quindi sulla scelta di permanenza nei territori
rurali.
A tal proposito è da rilevare la quasi scomparsa della
mezzadria, che storicamente ha caratterizzato l'universo delle
aziende agricole dell'area.
Dall'elaborazione dei dati ISTAT del 5° Censimento
dell'agricoltura, si evince che le aziende agricole sono in
prevalenza di piccole dimensioni, la maggior parte delle quali si
attesta intorno ai 2 - 5 ettari di SAU.
In particolare i comuni di Altidona, Pedaso, Montegallo e Monte
Vidon Combatte vedono la maggioranza di imprese con dimensioni
inferiori a 1 ettaro di superficie agricola utilizzata, mentre
Montelparo, Monterinaldo e Santa Vittoria in Matenano sono
caratterizzati da una maggioranza di aziende comprese tra i 5 e i
10 ettari di SAU (Tab.1.9).
La prevalenza delle aziende agricole è gestita a
conduzione diretta del coltivatore, elemento che nasconde una
caratteristica tipica dell'area locale e della regione: la
conduzione part-time, dove il conduttore svolge
un'attività extra-aziendale principalmente nel terziario;
questo tipo di fenomeno in crescita deriva storicamente da una
situazione di scarsa redditività delle unità
produttive.
Il comune che presenta il numero più elevato di aziende
agricole è Montegallo (412), a sottolineare il carattere
spiccatamente agricolo della zona; al contrario una bassa
vocazione agricola è da associare a Pedaso (28), comune
localizzato sul litorale a carattere prevalentemente industriale
(Tab.1.10).
In riferimento alle aziende con seminativi si possono
evidenziare i seguenti andamenti:
- nei comuni litoranei (Pedaso, Campofilone e Altidona) le
aziende che prevedono la coltivazione dei cereali stanno
all'interno di un'intervallo di percentuale compreso tra il 36 e
il 50%, mentre valori nettamente più elevati per questo
tipo di coltivazione si registrano nella fascia collinare (70%) e
montana (ad eccezione del comune di Montegallo che vede un valore
del 13%); (Tab.1.11)
- per quanto riguarda le coltivazioni ortive, queste sono
praticate in poco più del 40% delle aziende dei comuni
litoranei, mentre la percentuale si attesta a valori decisamente
più bassi nella fascia collinare e montana
(rispettivamente 14% e 10%);(Tab.1.11)
- infine per quanto concerne le coltivazioni foraggere
avvicendate, mentre nella fascia litoranea e collinare le aziende
che le prevedono sono comprese tra il 30 e il 40%, percentuale
nettamente più elevata caratterizza la fascia montana
(più del 70%) (Tab.1.11).
Per quanto riguarda, invece, le aziende con coltivazioni
legnose, dall'analisi dei dati statistici si possono estrapolare
le seguenti considerazioni:
- VITE
La fascia in cui si registra la netta predominanza di questo tipo
di coltivazioni è quella collinare con circa il 65% di
aziende praticanti, eccezion fatta per Monterubbiano e Moresco
nei quali tale aspetto non è così rilevante.
Nei comuni costieri la percentuale si attesta intorno al 35%,
mentre la situazione è decisamente diversa per la fascia
montana in cui tale coltivazione è esigua (8% a
Montegallo) se non del tutto assente; (Tab.1.12)
- OLIVO
Questo tipo di coltivazione risulta essere predominante nella
zona litoranea, situazione intermedia si registra nella fascia
collinare, mentre nell'area montana non sono presenti aziende che
la praticano.
Più in dettaglio nei comuni costieri la percentuale si
attesta intorno all'85%, mentre in quelli collinari si parte da
una percentuale del 70%, a ridosso della costa, per arrivare a
poco più del 28% nei comuni a ridosso della fascia montana
(Montedinove, Rotella, Force, Montefalcone Appennino e
Comunanza); (Tab.1.12)
- FRUTTETI
Questo elemento risulta essere predominante nella zona montana
(quasi il 100% delle aziende lo prevedono), mentre nella fascia
collinare e litoranea la situazione è spiccatamente
diversa (44% di aziende praticanti); (Tab.1.12).
| COMUNI |
CLASSI DI SUPERFICIE AGRICOLA UTILIZZATA
(ettari) |
TOTALE |
| Senza superficie |
Meno di 1 |
1-2 |
2-5 |
5-10 |
10-20 |
20-50 |
50-100 |
Più di 100 |
| Altidona |
1 |
59 |
51 |
36 |
27 |
12 |
5 |
2 |
- |
193 |
| Campofilone |
1 |
43 |
40 |
50 |
25 |
16 |
1 |
- |
- |
176 |
| Carassai |
2 |
17 |
15 |
54 |
47 |
28 |
13 |
2 |
1 |
179 |
| Comunanza |
20 |
78 |
51 |
87 |
44 |
20 |
12 |
1 |
2 |
315 |
| Force |
19 |
49 |
34 |
56 |
34 |
38 |
18 |
5 |
1 |
254 |
| Lapedona |
- |
16 |
24 |
69 |
27 |
20 |
6 |
1 |
- |
163 |
| Montalto M. |
4 |
37 |
35 |
106 |
93 |
64 |
7 |
- |
- |
346 |
| Montedinove |
3 |
7 |
9 |
32 |
27 |
16 |
7 |
- |
- |
101 |
| Montefalcone |
- |
8 |
28 |
50 |
23 |
9 |
4 |
1 |
- |
123 |
| Montefiore A. |
7 |
39 |
29 |
99 |
49 |
33 |
8 |
3 |
2 |
269 |
| Montefortino |
2 |
24 |
25 |
59 |
57 |
32 |
9 |
2 |
6 |
216 |
| Montegallo |
29 |
153 |
83 |
95 |
33 |
15 |
2 |
1 |
1 |
412 |
| Montelparo |
4 |
19 |
21 |
42 |
50 |
21 |
9 |
3 |
- |
169 |
| Montemonaco |
5 |
13 |
12 |
27 |
21 |
20 |
13 |
5 |
3 |
119 |
| Monte Rinaldo |
2 |
18 |
9 |
28 |
35 |
12 |
2 |
- |
- |
106 |
| Monterubbiano |
1 |
87 |
50 |
97 |
51 |
32 |
21 |
3 |
1 |
343 |
| M. V. Combatte |
2 |
16 |
6 |
14 |
12 |
8 |
4 |
2 |
1 |
65 |
| Montottone |
2 |
26 |
20 |
50 |
41 |
24 |
9 |
2 |
1 |
175 |
| Moresco |
3 |
28 |
25 |
34 |
14 |
3 |
1 |
1 |
- |
109 |
| Ortezzano |
1 |
26 |
17 |
40 |
17 |
11 |
3 |
- |
- |
115 |
| Pedaso |
- |
12 |
3 |
3 |
5 |
3 |
2 |
- |
- |
28 |
| Petritoli |
4 |
66 |
47 |
80 |
51 |
28 |
7 |
3 |
2 |
288 |
| Rotella |
- |
81 |
48 |
58 |
49 |
23 |
6 |
2 |
1 |
268 |
| S. Vittoria in M. |
14 |
21 |
18 |
41 |
52 |
35 |
11 |
3 |
- |
195 |
Tabella 1.9. Aziende per classe di superficie
agricola utilizzata (SAU) suddivise per comune
Fonte: Istat - 5° Censimento generale dell'agricoltura
2000
284--
| COMUNI |
CONDUZIONE DIRETTA DEL
COLTIVATORE |
SALARIATI |
COLONIA PARZIARIA APPODERATA |
ALTRA CONDUZIONE |
TOTALE |
| Solo manodopera famigliare |
Manodopera famigliare prevalente |
Manodopera extrafamigliare
prevalente |
totale |
| Altidona |
116 |
6 |
1 |
173 |
20 |
- |
- |
193 |
| Campofilone |
162 |
10 |
4 |
176 |
- |
- |
- |
176 |
| Carassai |
169 |
4 |
- |
173 |
6 |
- |
- |
179 |
| Comunanza |
| 14 |
6 |
304 |
9 |
- |
2 |
315 |
| Force |
251 |
1 |
2 |
254 |
- |
- |
- |
254 |
| Lapedona |
139 |
7 |
- |
146 |
17 |
- |
- |
163 |
| Montalto M. |
318 |
11 |
1 |
330 |
16 |
- |
| 346 |
| Montedinove |
99 |
- |
- |
99 |
1 |
- |
1 |
101 |
| Monfalcone |
118 |
1 |
1 |
120 |
3 |
- |
- |
123 |
| Montefiore A. |
254 |
6 |
3 |
263 |
6 |
- |
- |
269 |
| Montefortino |
197 |
- |
- |
197 |
19 |
- |
- |
216 |
| Montegallo |
387 |
16 |
3 |
406 |
2 |
- |
4 |
412 |
| Montelparo |
148 |
15 |
2 |
165 |
4 |
- |
- |
169 |
| Montemonaco |
115 |
1 |
- |
116 |
3 |
- |
- |
119 |
| Monterubbiano |
330 |
5 |
2 |
337 |
3 |
3 |
- |
343 |
| M.V. Combatte |
55 |
3 |
- |
58 |
7 |
- |
- |
65 |
| Montottone |
143 |
1 |
4 |
148 |
27 |
- |
- |
175 |
| Moresco |
107 |
2 |
- |
109 |
- |
- |
- |
109 |
| Ortezzano |
109 |
3 |
1 |
113 |
2 |
- |
- |
115 |
| Pedaso |
21 |
2 |
2 |
25 |
3 |
| - |
28 |
| Petritoli |
274 |
7 |
1 |
282 |
6 |
- |
- |
288 |
| Rotella |
215 |
7 |
4 |
226 |
5 |
37 |
- |
268 |
| S. V. Matenano |
176 |
1 |
- |
177 |
18 |
- |
- |
195 |
Tabella 1.10. Aziende agricole per forma di
conduzione e comune.
Fonte: Istat - 5° Censimento generale dell'agricoltura
2000.
| COMUNI |
TOTALE |
CEREALI |
COLTIVAZIONI ORTIVE |
COLTIVAZIONI FORAGGERE
AVVICENDATE |
| TOTALE |
FRUMENTO |
| aziende |
superficie |
aziende |
superficie |
aziende |
superficie |
aziende |
superficie |
| Altidona |
182 |
81 |
227,80 |
23 |
111,59 |
74 |
139,57 |
48 |
96,74 |
| Campofilone |
166 |
85 |
179,17 |
31 |
61,23 |
78 |
98,57 |
52 |
35,63 |
| Carassai |
157 |
121 |
610,07 |
91 |
435,31 |
12 |
16,64 |
45 |
40,47 |
| Comunanza |
256 |
160 |
706,62 |
52 |
238,47 |
93 |
10,88 |
76 |
187,54 |
| Force |
226 |
153 |
860,90 |
106 |
538,81 |
38 |
15,07 |
106 |
389,91 |
| Lapedona |
154 |
111 |
376,62 |
64 |
229,59 |
64 |
62,72 |
51 |
57,92 |
| Montalto M. |
314 |
196 |
634,68 |
116 |
326,74 |
25 |
18,35 |
129 |
161,77 |
| Montedinove |
87 |
69 |
254,75 |
48 |
162,75 |
12 |
2,47 |
41 |
117,06 |
| Montefalcone |
115 |
86 |
278,68 |
48 |
137,30 |
6 |
0,16 |
77 |
105,30 |
| Montefiore A. |
193 |
154 |
699,04 |
109 |
564,81 |
38 |
44,31 |
65 |
93,15 |
| Montefortino |
196 |
145 |
563,59 |
45 |
100,85 |
2 |
0,31 |
99 |
336,59 |
| Montegallo |
201 |
27 |
23,52 |
3 |
9,50 |
16 |
2,63 |
20 |
16,88 |
| Montelparo |
157 |
115 |
543,76 |
61 |
256,18 |
13 |
1,50 |
87 |
208,83 |
| Montemonaco |
92 |
43 |
124,51 |
9 |
10,40 |
45 |
4,78 |
70 |
252,21 |
| Monte Rinaldo |
94 |
50 |
146,95 |
30 |
66,30 |
- |
- |
50 |
84,37 |
| Monterubbiano |
275 |
195 |
975,92 |
128 |
652,80 |
43 |
91,92 |
84 |
199,58 |
| M.V.Combatte |
55 |
33 |
268,79 |
25 |
203,75 |
4 |
25,78 |
22 |
89,32 |
| Montottone |
149 |
122 |
722,52 |
58 |
266,90 |
6 |
2,55 |
62 |
156,54 |
| Moresco |
86 |
52 |
125,75 |
19 |
42,91 |
17 |
22,40 |
23 |
26,80 |
| Ortezzano |
91 |
58 |
160,68 |
17 |
48,23 |
13 |
15,04 |
21 |
27,16 |
| Pedaso |
28 |
10 |
56,18 |
4 |
19,50 |
11 |
13,48 |
9 |
8,42 |
| Petritoli |
259 |
182 |
769,65 |
92 |
426,73 |
64 |
101,92 |
89 |
120,91 |
| Rotella |
235 |
158 |
591,77 |
63 |
306,27 |
20 |
0,49 |
152 |
319,02 |
| S.V. Matenano |
174 |
138 |
632,22 |
89 |
348,19 |
17 |
1,18 |
101 |
297,59 |
Tabella 1.11. Aziende con seminativi e relativa
superficie (in ettari) per le principali coltivazioni praticate
suddivise per comune.
Fonte: Istat - 5° Censimento generale dell'agricoltura
2000.
| COMUNI |
TOTALE AZIENDE |
VITE |
OLIVO |
FRUTTIFERI |
| aziende |
superficie |
aziende |
superficie |
aziende |
superficie |
| Altidona |
160 |
40 |
81,28 |
141 |
45,67 |
62 |
116,44 |
| Campofilone |
162 |
77 |
77,46 |
140 |
60,45 |
90 |
102,60 |
| Carassai |
163 |
124 |
236,17 |
104 |
43,03 |
66 |
129,01 |
| Comunanza |
199 |
55 |
26,39 |
2 |
2,20 |
170 |
135,68 |
| Force |
58 |
50 |
30,60 |
13 |
6,15 |
13 |
12,79 |
| Lapedona |
148 |
84 |
75,04 |
112 |
65,20 |
70 |
84,48 |
| Montalto M. |
320 |
239 |
494,06 |
212 |
74,87 |
159 |
290,79 |
| Montedinove |
84 |
67 |
134,13 |
20 |
29,65 |
38 |
64,41 |
| Montefalcone A. |
77 |
44 |
21,20 |
24 |
7,70 |
35 |
28,80 |
| Montefiore Aso |
222 |
132 |
337,11 |
158 |
124,88 |
91 |
202,17 |
| Montefortino |
60 |
- |
- |
- |
- |
60 |
36,82 |
| Montegallo |
324 |
28 |
3,57 |
1 |
1,50 |
323 |
232,55 |
| Montelparo |
122 |
97 |
118,07 |
65 |
19,88 |
47 |
90,16 |
| Montemonaco |
63 |
- |
- |
- |
- |
63 |
58,87 |
| Monte Rinaldo |
87 |
64 |
88,50 |
73 |
15,29 |
42 |
78,53 |
| Monterubbiano |
305 |
112 |
58,19 |
244 |
69,66 |
114 |
136,44 |
| Monte V. Combatte |
55 |
26 |
18,96 |
47 |
13,52 |
17 |
65,48 |
| Montottone |
118 |
85 |
83,29 |
71 |
32,78 |
22 |
38,91 |
| Moresco |
80 |
27 |
29,20 |
50 |
20,78 |
53 |
77,55 |
| Ortezzano |
98 |
58 |
98,56 |
32 |
8,05 |
68 |
173,10 |
| Pedaso |
27 |
9 |
21,32 |
24 |
17,66 |
10 |
11,06 |
| Petritoli |
241 |
124 |
167,26 |
182 |
52,79 |
73 |
128,83 |
| Rotella |
149 |
59 |
25,81 |
53 |
13,67 |
102 |
38,72 |
| S. V. in Matenano |
153 |
130 |
46,06 |
98 |
21,49 |
65 |
24,73 |
Tabella 1.12. Aziende con coltivazioni legnose
agrarie e relativa superficie (in ettari) per le principali
coltivazioni praticate suddivise per comune.
Fonte: Istat - 5° Censimento generale dell'agricoltura
2000
>> inizio
1.2.2 Trend industriale e del settore terziario
La caratteristica della struttura industriale dell'area
è individuabile dalla presenza di distretti industriali
monosettoriali.
A parte alcune realtà di eccellenza, il quadro complessivo
fa riferimento a produzioni tradizionali che risentono fortemente
degli effetti della competitività internazionale. Inoltre,
la dimensione territoriale ristretta dei singoli bacini
produttivi pone ricorrentemente il problema dell'assorbimento
della manodopera in eccesso.
A livello provinciale il settore ha fatto segnare una perdita
rispetto alla fine degli anni '90; rallentamento che in parte
è da imputare al regime delle agevolazioni previste
dall'intervento straordinario e dall'altra alla forte
specializzazione di alcune aree (monosettorialità).
La situazione attuale vede un trend stazionario della situazione
industriale; in particolare dai dati della Camera di Commercio
(anni 2002-2003) si può notare come il numero di imprese
attive in questo settore si sia mantenuto pressoché
costante in quasi tutti i territori comunali.
Eccezioni sono rappresentate dai comuni di Pedaso e Petritoli,
che durante questo intervello di tempo hanno assistito ad una
crescita non trascurabile del numero di industrie, e da
Comunanza, che al contrario, ha registrato un andamento
leggermente negativo (Tab.1.13).
Analizzando poi la consistenza delle imprese attive per natura
giuridica, si conferma il rilevante peso della "ditta
individuale": a fine anno 2005 sono 28.182 le ditte individuali,
imprese che sono in lieve crescita rispetto al 2004 (+0,2%) e che
continuano a rappresentare per il tessuto imprenditoriale locale
il 68% del totale imprese.
A seguire vi sono le "società di persone" con 8.065
unità attive, le "società di capitale" con 4.528
unità ed infine le "altre forme" (consorzi, cooperative
etc.) con 553 unità.
Analizzando,inoltre, il tessuto imprenditoriale provinciale in
termini di longevità si osserva che: delle 41.328 imprese
attive nel 2005, circa il 74% opera nel territorio dal 1990, il
16% si è iscritto negli anni '80, l'8% negli anni '70, il
2% nel periodo compreso tra gli anni '40/'60; mentre sono solo
dodici le imprese che si sono iscritte negli anni precedenti il
1940 e che risultano oggi ancora in attività.
Con circa 2823 imprese (dato del 1999) l'artigianato
rappresenta il 26,88% delle imprese dell'area complessivamente
intesa.
Va, inoltre, sottolineato che il ruolo delle piccole e
piccolissime imprese è ancora più rilevante se si
considerano esclusivamente i settori manifatturieri: molte
imprese manifatturiere sono di fatti artigiane.
Per quel che concerne l'artigianato occorre, poi, porre in
rilievo la presenza, in queste zone, di un'antica tradizione di
produzioni tipiche e di pregio che hanno acquisito nel tempo
caratteri peculiari del tutto propri e originali.
Tra queste ricordiamo:
- La produzione e la lavorazione della ceramica
(Montottone);
- Il restauro del mobile antico e l'artigianato tipico del
legno (Monte Vidon Combatte);
- La lavorazione del rame (Force).
Tuttavia alcune di queste attività, un tempo diffuse,
sono ora praticamente scomparse o seriamente minacciate di
estinzione, per effetto del diverso equilibrio che si è
venuto a creare nel mondo rurale in seguito all'inurbamento delle
aree forti.
Riguardo al settore dei servizi si evidenzia una debolezza
nella terziarizzazione dell'area in esame, sia rispetto al
livello nazionale che regionale, a cui si aggiunge un ulteriore
squilibrio sotto il profilo territoriale dello sviluppo economico
tra le aree interne e marginali e le aree forti.
In particolare, nei comuni della Valle dell'Aso le imprese attive
nel settore terziario rappresentano in media il 20% del totale
delle imprese; eccezioni sono rappresentate dai comuni di
Altidona (41%), di Comunanza (44%) e di Pedaso (61%)
(Tab.1.14).
Inoltre, suddividendo i comuni per fasce altitudinali si
può capire come questo settore abbia un peso maggiore
nella parte litoranea, con circa 90 imprese in media coinvolte,
un'importanza media nella fascia collinare, con quasi 60 imprese
in media coinvolte, e una rilevanza nettamente inferiore nella
parte montana, con circa 26 imprese coinvolte per ogni comune
considerato.
Sotto il profilo strettamente qualitativo emerge l'elevato valore
relativo alla componente tradizionale (commercio al dettaglio e
all'ingrosso), mentre fortemente sottodimensionate risultano
essere le classi riconducibili al terziario superiore (credito,
ricerca, istruzione,…). (Tab.1.15)
Tutto ciò a sottolineare la presenza di una struttura
riconducibile ad un sistema produttivo ancora notevolmente legato
a modelli di sviluppo tipici dei territori rurali.
| COMUNI |
2002 |
2003 |
| ESTRAZIONE
MINERALI |
IND.
MANIFATTURIERA |
PROD. EN.ELETTRICA GAS,
ACQUA |
ESTRAZIONE
MINERALI |
IND.
MANIFATTURIERA |
PROD. EN.ELETTRICA GAS,
ACQUA |
| Altidona |
- |
44 |
- |
- |
45 |
- |
| Campofilone |
1 |
33 |
- |
- |
34 |
- |
| Carassai |
- |
26 |
- |
- |
26 |
- |
| Comunanza |
2 |
77 |
2 |
2 |
74 |
2 |
| Force |
- |
20 |
- |
- |
19 |
- |
| Lapedona |
- |
20 |
- |
- |
20 |
- |
| Montalto delle Marche |
- |
24 |
- |
- |
24 |
- |
| Montedinove |
- |
5 |
- |
- |
6 |
- |
| Montefalcone Appennino |
- |
5 |
- |
- |
5 |
- |
| Montefiore dell'Aso |
- |
37 |
- |
- |
38 |
- |
| Montefortino |
1 |
8 |
- |
1 |
8 |
- |
| Montegallo |
- |
3 |
- |
- |
2 |
- |
| Montelparo |
- |
10 |
- |
- |
10 |
- |
| Montemonaco |
- |
5 |
- |
- |
5 |
- |
| Monte Rinaldo |
- |
3 |
- |
- |
3 |
- |
| Monterubbiano |
- |
38 |
- |
- |
38 |
- |
| Monte Vidon Combatte |
- |
8 |
- |
- |
8 |
- |
| Montottone |
- |
19 |
- |
- |
20 |
- |
| Moresco |
- |
9 |
- |
- |
9 |
- |
| Ortezzano |
- |
16 |
- |
- |
15 |
- |
| Pedaso |
- |
1 |
- |
- |
29 |
- |
| Petritoli |
- |
29 |
- |
- |
42 |
- |
| Rotella |
- |
8 |
- |
- |
10 |
- |
| S. Vittoria in Matenano |
- |
8 |
- |
- |
10 |
- |
Tabella 1.13. Imprese attive nel settore
industriale nei comuni della Val d'Aso
Fonte: Camera di Commercio di Ascoli Piceno
| COMUNI |
IMPRESE ATTIVE NEL SETTORE TERZIARIO |
IMPRESE TOTALI OPERANTI |
% DI RILEVANZA DEL TERZIARIO |
| Altidona |
151 |
366 |
41 |
| Campofilone |
74 |
283 |
26 |
| Carassai |
51 |
254 |
20 |
| Comunanza |
163 |
372 |
44 |
| Force |
47 |
215 |
23 |
| Lapedona |
47 |
204 |
23 |
| Montalto delle Marche |
100 |
438 |
23 |
| Montedinove |
19 |
108 |
16 |
| Montefalcone Appennino |
15 |
80 |
19 |
| Montefiore dell'Aso |
67 |
342 |
20 |
| Montefortino |
37 |
171 |
22 |
| Montegallo |
16 |
55 |
29 |
| Montelparo |
28 |
179 |
16 |
| Montemonaco |
25 |
106 |
24 |
| Monte Rinaldo |
11 |
81 |
14 |
| Monterubbiano |
97 |
389 |
24 |
| Monte Vidon Combatte |
13 |
75 |
17 |
| Montottone |
42 |
182 |
23 |
| Moresco |
15 |
114 |
13 |
| Ortezzano |
39 |
158 |
24 |
| Pedaso |
136 |
222 |
61 |
| Petritoli |
99 |
379 |
26 |
| Rotella |
24 |
150 |
16 |
| S. Vittoria in Matenano |
54 |
225 |
24 |
Tabella 1.14. Imprese attive nel settore
terziario al 31/12/2003 con relativa % di rilevanza
Fonte: Camera di Commercio di Ascoli Piceno
>
| COMUNI |
comm. ingrosso e al
dettaglio |
alberghi e
ristoranti |
trasporti
comunicazioni |
intermediazione monetaria
finaziaria |
ricerca |
istruzione |
sanità |
altro |
totale |
| Altidona |
68 |
16 |
14 |
11 |
23 |
- |
1 |
18 |
151 |
| Campofilone |
45 |
8 |
4 |
1 |
11 |
- |
1 |
5 |
74 |
| Carassai |
31 |
7 |
3 |
3 |
3 |
- |
- |
4 |
51 |
| Comunanza |
82 |
12 |
27 |
3 |
20 |
- |
2 |
17 |
163 |
| Force |
28 |
2 |
4 |
2 |
3 |
- |
1 |
7 |
47 |
| Lapedona |
26 |
7 |
2 |
1 |
7 |
- |
- |
4 |
47 |
| Montalto Marche |
54 |
11 |
18 |
4 |
4 |
- |
- |
9 |
100 |
| Montedinove |
9 |
5 |
2 |
- |
2 |
1 |
- |
- |
19 |
| Montefalcone |
5 |
6 |
- |
- |
4 |
- |
- |
- |
15 |
| Montefiore A. |
37 |
5 |
6 |
4 |
4 |
- |
1 |
10 |
67 |
| Montefortino |
17 |
13 |
2 |
- |
2 |
- |
- |
3 |
37 |
| Montegallo |
11 |
4 |
- |
- |
- |
- |
- |
1 |
16 |
| Montelparo |
13 |
5 |
5 |
1 |
1 |
- |
1 |
3 |
28 |
| Montemonaco |
9 |
9 |
1 |
1 |
1 |
- |
- |
3 |
25 |
| Monte Rinaldo |
6 |
1 |
1 |
- |
2 |
- |
- |
1 |
11 |
| Monterubbiano |
44 |
9 |
20 |
5 |
7 |
1 |
1 |
10 |
97 |
| M.V. Combatte |
4 |
2 |
2 |
- |
3 |
- |
- |
2 |
13 |
| Montottone |
21 |
4 |
6 |
1 |
6 |
- |
- |
4 |
42 |
| Moresco |
8 |
4 |
- |
- |
2 |
- |
- |
1 |
15 |
| Ortezzano |
22 |
4 |
2 |
2 |
6 |
- |
- |
3 |
39 |
| Pedaso |
64 |
23 |
8 |
5 |
17 |
2 |
- |
17 |
136 |
| Petritoli |
52 |
7 |
7 |
3 |
16 |
- |
2 |
12 |
99 |
| Rotella |
12 |
5 |
2 |
- |
3 |
- |
- |
3 |
24 |
| S.V. Matenano |
28 |
6 |
7 |
1 |
3 |
- |
1 |
8 |
54 |
Tabella 1.15. Imprese attive al 31/12/2003 per
settore di attività economica nei Comuni della Valle
dell'Aso.
Fonte: Camera di Commercio di Ascoli Piceno
>> inizio
1.2.3 Definizione del quadro turistico a livello
provinciale
Al fine di definire il trend turistico della provincia di
Ascoli Piceno è stata effettuata l'analisi di una serie
storica completa di dati (arrivi
1 e presenze
2 ), risalenti al periodo 1995 - 2002, riferiti alla
Regione Marche.
Sono stati, inoltre, considerati alcuni dati più recenti
(fino al 2005) per aggiornare il più possibile, fino ai
giorni nostri, la situazione.
Nel periodo 1995 - 2002, la regione Marche registra un trend
di crescita dei flussi turistici positivo, pari a circa il 20%
per quanto riguarda gli arrivi e intorno al 24% per quanto
riguarda le presenze, passando dai 1,815 milioni di arrivi e
13,900 milioni di presenze del 1995 ai 2,250 milioni di arrivi e
16,640 milioni di presenze nel 2002.
Sulla base dei dati risalenti al 2004 si può osservare
come tale andamento sia stato, poi, caratterizzato da una fase di
decrescita, registrando 2,089 milioni di arrivi e 12,853 milioni
di presenze.
Disaggregando i dati, si rileva come nel 1995 la provincia che
faceva registrare il maggior numero di presenze era Pesaro-Urbino
(3,953 milioni) seguita da Ascoli Piceno, Macerata e
Ancona.
Dal 1996 ad oggi tale graduatoria è mutata: è
balzata, infatti, al primo posto, per quanto riguarda il numero
di presenze turistiche, la provincia di Ascoli Piceno che ha
mantenuto fino ad ora tale posizione, seguita dalle province
Pesaro - Urbino, Macerata e Ancona.
Per quanto riguarda la rilevanza delle singole province sul
totale delle presenze regionali registrate nel 2002 si può
vedere come Ascoli Piceno incideva con un 32%, seguito da Pesaro
- Urbino (27%), Ancona (21%) e Macerata (20%) (Tab.1.15 e
1.16).
L'andamento dei flussi turistici rilevato nel 2003 riflette lo
stesso comportamento; infatti si conferma leader delle presenze
nella regione Marche la provincia di Ascoli Piceno con circa 4,5
milioni di presenze che rappresentano il 32,2% del totale
regionale, seguita da Pesaro - Urbino (25,5%) e dalle province di
Ancona e Macerata.
Comportamento simile si può estendere anche al 2004 e al
2005, con la provincia di Ascoli Piceno in testa,
rispettivamente, con 4,260 e 4,142 milioni di presenze.
| AREA GEOGRAFICA |
1995 |
1996 |
1997 |
1998 |
| arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
| Pesaro e Urbino |
478.508 |
3.953.876 |
496.503 |
4.059.316 |
500.563 |
4.025.255 |
526.178 |
3.898.834 |
| Ancona |
567.628 |
2.813.573 |
554.016 |
2.860.740 |
566.363 |
2.855.363 |
589.932 |
3.031.984 |
| Macerata |
299.238 |
3.291.156 |
283.892 |
3.220.907 |
288.194 |
3.203.157 |
297.323 |
3.251.195 |
| Ascoli Piceno |
469.578 |
3.844.725 |
498.694 |
4.313.808 |
503.049 |
4.626.366 |
529.280 |
4.784.388 |
| Regione Marche |
1.814.952 |
13.923.330 |
1.833.105 |
14.463.771 |
1.858.169 |
14.701.141 |
1.942.713 |
14.966.401 |
| AREA GEOGRAFICA |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
| arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
| Pesaro e Urbino |
560.053 |
4.020.254 |
581.921 |
4.162.307 |
619.244 |
4.317.452 |
621.686 |
4.382.122 |
| Ancona |
605.554 |
3.050.417 |
686.431 |
3.207.626 |
679.516 |
3.368.570 |
698.144 |
3.554.673 |
| Macerata |
321.748 |
3.302.025 |
328.788 |
3.253.604 |
341.363 |
3.415.585 |
355.017 |
3.484.893 |
| Ascoli Piceno |
539.775 |
4.783.790 |
546.658 |
4.959.243 |
577.441 |
5.202.304 |
574.639 |
5.219.310 |
| Regione Marche |
2.027.130 |
15.156.486 |
2.143.798 |
15.582.780 |
2.217.564 |
16.309.911 |
2.249.486 |
16.640.998 |
Tabella 1.15. Arrivi e presenze a livello
provinciale e regionale dal 1995 al 2002.
| AREA GEOGRAFICA |
1995 |
1996 |
1997 |
1998 |
| arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
| Pesaro e Urbino |
26,4 % |
28,4 % |
27,1 % |
28,1 % |
26,9 % |
27,4 % |
27,1 % |
26,1 % |
| Ancona |
31,3 % |
20,2 % |
30,2% |
19,8 % |
30,5 % |
19,4 % |
30,4 % |
20,3 % |
| Macerata |
16,5 % |
23,7 % |
15,5 % |
22,3 % |
15,5 % |
21,8 % |
15,3 % |
21,7 % |
| Ascoli Piceno |
25,9 % |
23,7 % |
27,2 % |
29,8 % |
27,1 % |
31,5 % |
27,2 % |
32,0 |
| AREA GEOGRAFICA |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
| arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
| Pesaro e Urbino |
27,6 % |
26,5 % |
27,1 % |
26,7 % |
27,9 % |
26,5 % |
27,6 % |
26,3 % |
| Ancona |
29,9 % |
20,1 % |
32,0 % |
20,6 % |
30,6 % |
20,7 % |
31,0 % |
21,4 % |
| Macerata |
15,9 % |
21,8 % |
15,3 % |
20,9 % |
15,4 % |
20,9 % |
15,8 % |
20,9 % |
| Ascoli Piceno |
26,6 % |
31,6 % |
25,5 % |
31,8 % |
26,0 % |
31,9 % |
25,5 % |
31,4 % |
Tabella 1.16. Rilevanza percentuale, in termini
di arrivi e presenze, sul totale regionale.
I dati turistici del 2004 (543 mila arrivi e a 4,2 milioni di
presenze), evidenziano, rispetto al 2003, una sostanziale tenuta
del movimento turistico nel territorio: in lieve crescita
è il numero complessivo degli arrivi (+1,07%), grazie
soprattutto al movimento turistico italiano che fa registrare un
incremento di circa 11 mila arrivi, mentre è leggermente
in diminuzione il numero delle presenze (-1,57%), valore questo
che risente soprattutto della contrazione, a livello di
permanenza, registrata dal flusso straniero, che rispetto al
2003, ha registrato una diminuzione di circa 74 mila
presenze.
Il flusso turistico rilevato durante i 12 mesi dell'anno
conferma la forte stagionalità che caratterizza il turismo
presente in provincia; dai dati a disposizione (Tab. 1.17) si
può, di fatti, estrapolare come la maggior affluenza
turistica, in termini di arrivi e presenze, si registri nei mesi
estivi (giugno - agosto), anche se i mesi di maggio e settembre
iniziano a riscuotere un interesse crescente da parte dei
turisti, influenzati probabilmente dalle buone condizioni
meteorologiche (Grafico 1.5).
| PROVINCIA |
MESE |
ALBERGHIERI |
TOTALE
COMPLEMENTARI |
TOTALE |
| arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
| ASCOLI PICENO |
GENNAIO |
14.461 |
47.534 |
780 |
22.353 |
15.241 |
69.887 |
| FEBBRAIO |
16.921 |
50.314 |
1.000 |
21.639 |
17.921 |
71.953 |
| MARZO |
19.865 |
55.033 |
1.230 |
23.400 |
21.095 |
78.433 |
| APRILE |
22.429 |
67.723 |
2.599 |
28.166 |
25.028 |
95.891 |
| MAGGIO |
35.597 |
100.326 |
7.516 |
55.377 |
43.113 |
155.703 |
| GIUGNO |
47.103 |
243.919 |
30.465 |
359.524 |
77.568 |
603.443 |
| LUGLIO |
56.931 |
360.055 |
56.622 |
811.033 |
113.553 |
1.171.088 |
| AGOSTO |
58.687 |
419.357 |
60.625 |
1.037.233 |
119.312 |
1.456.590 |
| SETTEMBRE |
36.240 |
169.077 |
10.563 |
176.463 |
46.803 |
345.540 |
| OTTOBRE |
22.826 |
65.910 |
2.630 |
21.394 |
25.456 |
87.304 |
| NOVEMBRE |
18.154 |
51.469 |
1289 |
12.653 |
19.443 |
64.122 |
| DICEMBRE |
16.611 |
45.813 |
1.897 |
14.502 |
18.508 |
60.315 |
| ANNO 2004 |
365.825 |
1.676.530 |
177.216 |
2.583.739 |
543.041 |
4.260.269 |
Tabella 1.17. Arrivi e presenze mensili per tipo
di esercizio e provincia - Anno 2004
Fonte: dati Istat.
Grafico 1.5. Andamento annuale del movimento
turistico - Anno 2004.
Osservando l'evoluzione mensile del flusso turistico (Tab.
1.18 e 1.19) risulta interessante distinguere la provenienza del
turista: il periodo preferito, da parte dei turisti italiani, per
effettuare un soggiorno in questo territorio è quello
estivo, da giugno ad agosto, mentre gli stranieri si concentrano
soprattutto nel mese di luglio.
La permanenza media annua dei turisti è risultata di poco
superiore alla settimana (7 - 8 giorni), valore che aumenta fino
a 12 giorni nel mese di agosto, mentre diminuisce fino a 3 giorni
durante i mesi invernali, in particolare tra novembre e
dicembre.
Più in dettaglio, distribuendo la permanenza media dei
turisti in base alla loro provenienza, si osserva che gli
italiani soggiornano più a lungo durante i mesi estivi,
mentre gli stranieri, ad eccezione di agosto, mese in cui si
registra la massima permanenza media (circa 11 giorni),
soggiornano mediamente 6 giorni anche durante il periodo
invernale.
Inoltre, in base alla tipologia di struttura ricettiva, si
osserva che la permanenza media negli esercizi complementari
è di circa 15 giorni, rispetto ai circa 5 giorni rilevati
negli esercizi alberghieri, periodo che aumenta fino ad una
settimana nel mese di agosto.
| PROVINCIA |
MESE |
ALBERGHIERI |
TOTALE
COMPLEMENTARI |
TOTALE |
| arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
| ASCOLI PICENO |
Gennaio |
12.539 |
38.223 |
676 |
20.397 |
13.215 |
58.620 |
| Febbraio |
14.541 |
38.164 |
789 |
19.130 |
15.330 |
57.294 |
| Marzo |
16.739 |
41.397 |
986 |
20.577 |
17.725 |
61.974 |
| Aprile |
18.939 |
50.062 |
2035 |
23.856 |
20.974 |
73.918 |
| Maggio |
29.549 |
74.368 |
5.802 |
44.527 |
35.451 |
118.895 |
| Giugno |
40.151 |
197.632 |
26.291 |
317.250 |
66.442 |
514.882 |
| Luglio |
48.490 |
303.952 |
50.235 |
735.671 |
98.725 |
1.039.623 |
| Agosto |
53.722 |
385.518 |
56.611 |
976.332 |
110.333 |
1.361.850 |
| Settembre |
29.350 |
131.651 |
7819 |
143.101 |
37.169 |
274.752 |
| Ottobre |
19.587 |
49.963 |
1922 |
15.532 |
21.509 |
65.495 |
| Novembre |
15.015 |
37.391 |
1086 |
9797 |
16.101 |
47.188 |
| Dicembre |
14.759 |
35.664 |
1707 |
11.668 |
16.466 |
47.332 |
| ANNO 2004 |
313.481 |
1.383.985 |
155.959 |
2.337.838 |
469.440 |
3.721.823 |
Tabella 1.18. Arrivi e presenze mensili degli
italiani per tipo di esercizio con stima del periodo di
permanenza - Anno 2004.
| PROVINCIA |
MESE |
ALBERGHIERI |
TOTALE
COMPLEMENTARI |
TOTALE |
| arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
| ASCOLI PICENO |
Gennaio |
1922 |
9311 |
104 |
1956 |
2026 |
11267 |
| Febbraio |
2380 |
12.150 |
211 |
2509 |
2591 |
14.659 |
| Marzo |
3126 |
13.636 |
244 |
2823 |
3370 |
16.459 |
| Aprile |
3490 |
17.661 |
564 |
4312 |
4054 |
21.973 |
| Maggio |
5948 |
25.598 |
1714 |
20.850 |
7662 |
36.808 |
| Giugno |
6952 |
46.287 |
4174 |
42.274 |
11.126 |
88.561 |
| Luglio |
8441 |
56.103 |
6387 |
75.362 |
14.828 |
131.465 |
| Agosto |
4965 |
33.839 |
4014 |
60.901 |
8979 |
94.740 |
| Settembre |
6890 |
37.426 |
2744 |
33.362 |
9634 |
70.788 |
| Ottobre |
3239 |
15.947 |
708 |
5862 |
3947 |
21.809 |
| Novembre |
3139 |
14.078 |
203 |
2856 |
3342 |
16.934 |
| Dicembre |
1852 |
10.149 |
190 |
2834 |
2042 |
12.983 |
| ANNO 2004 |
52.344 |
292.545 |
21.527 |
249.901 |
73.601 |
538.446 |
Tabella 1.19. Arrivi e presenze mensili degli
stranieri per tipo di esercizio con stima del periodo di
permanenza
Dalla tabella 1.20 si può osservare come nel 2004 il
movimento turistico italiano, con circa 469 mila arrivi e 3,7
milioni di presenze, rappresenti per la provincia di Ascoli
Piceno l'86% degli arrivi e l'87% circa delle presenze
totali.
In termini assoluti i turisti che preferiscono queste zone
provengono dalla regione Lombardia, che da sola rappresenta il
22% degli arrivi e il 27% delle presenze, e a seguire i turisti
laziali e marchigiani.
Inoltre, rapportando il flusso nazionale su quello estero, si
calcola che soggiornano in provincia 6,4 italiani per ogni arrivo
straniero e circa 7 presenze italiane per ogni notte trascorsa in
provincia da un turista straniero.
A fronte della permanenza media di circa 8 giorni, sono i turisti
provenienti dall'Umbria e dal Piemonte a rimanere più a
lungo in provincia (circa 11 giorni), seguono le regioni della
Valle d'Aosta e della Lombardia. Per contro, i turisti
provenienti dalle regioni meridionali (Sicilia, Calabria e
Puglia) soggiornano mediamente dai 4 ai 5 giorni.
Infine, entrando nel dettaglio per tipologia di esercizi
ricettivi, il 67% degli arrivi italiani soggiorna nelle strutture
alberghiere, anche se rimangono mediamente per 4 giorni.
Negli esercizi complementari si registrano, invece, meno arrivi
rispetto a quelli alberghieri, tuttavia tali strutture hanno,
però, il maggior numero di presenze con una permanenza
media di circa 15 giorni.
La domanda straniera registrata è stata pari a circa
73.600 arrivi e 538.500 presenze.
Il flusso turistico esterno proviene prevalentemente dalla
Repubblica Ceca e dalla Germania che, in termini di arrivi,
presentano entrambe la stessa quota percentuale (16%) sul totale
provinciale.
In termini di presenze, sono sempre loro a registrare le
percentuali maggiori: la Repubblica Ceca rappresenta il 25%,
mentre la Germania il 16%.
Il periodo medio di soggiorno dei turisti stranieri è di
7,3 giorni, valore superato dalla Repubblica Ceca e dalla
Germania ( entrambe con 10 giorni), e soprattutto dalla
Slovacchia (14 giorni) e dalla Corea del Sud (24 giorni).
Infine il 71% degli arrivi stranieri preferisce soggiornare nelle
strutture alberghiere, con un tempo di permanenza medio di 6
giorni, mentre il restante, che opta per le strutture
complementari, vi permane per circa 12 giorni.
| PROVENIENZA |
ESERCIZI ALBERGHIERI |
ESERCIZI COMPLEMENTARI |
TOTALE ESERCIZI |
| arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
| PIEMONTE |
12.437 |
65.927 |
11.242 |
188.911 |
23.679 |
254.838 |
| VALLE D'AOSTA |
346 |
3450 |
200 |
2210 |
546 |
5.660 |
| LOMBARDIA |
61.567 |
346.538 |
41.232 |
655.926 |
102.799 |
1.002.464 |
| VENETO |
22.192 |
106.846 |
7958 |
95.580 |
30.150 |
202.426 |
| FRIULI - VEN. GIULIA |
3541 |
12.340 |
723 |
7493 |
4264 |
19.833 |
| LIGURIA |
3500 |
12.008 |
868 |
6.097 |
4368 |
18.105 |
| EMILIA ROMAGNA |
30.180 |
134.879 |
15.386 |
229.557 |
45.566 |
364436 |
| TOSCANA |
15.533 |
49.722 |
3168 |
39.512 |
18.701 |
89.234 |
| UMBRIA |
13.062 |
59.081 |
13.460 |
236.747 |
26.522 |
295.828 |
| MARCHE |
29.564 |
102.264 |
23.063 |
355.797 |
52.627 |
458.061 |
| LAZIO |
47.117 |
204.754 |
19.853 |
239.223 |
66.970 |
443.977 |
| ABRUZZO |
13.080 |
41.337 |
3879 |
66.918 |
16.959 |
108.255 |
| MOLISE |
2185 |
8488 |
415 |
7397 |
2600 |
15.885 |
| CAMPANIA |
20.003 |
82.097 |
5.033 |
81.773 |
25.036 |
163.870 |
| PUGLIA |
20.443 |
71.204 |
3195 |
35.142 |
23.638 |
106.346 |
| BASILICATA |
572 |
9985 |
361 |
3270 |
2933 |
13.255 |
| CALABRIA |
3684 |
12.064 |
424 |
4871 |
4108 |
16.935 |
|
| SICILIA |
5793 |
21.136 |
834 |
6826 |
6577 |
27.962 |
| SARDEGNA |
1610 |
5724 |
252 |
1668 |
1862 |
7.392 |
| BOLZANO |
2117 |
15.209 |
1315 |
20.248 |
3432 |
35.457 |
| TRENTO |
2766 |
18245 |
3088 |
52.571 |
5854 |
70.816 |
| TOTALE ITALIANI |
313.481 |
1.383.985 |
155.959 |
2.337.838 |
469.440 |
3.721.823 |
| Francia |
2750 |
10.871 |
860 |
8744 |
3610 |
19.615 |
| Belgio |
1424 |
6588 |
415 |
4451 |
1839 |
11.039 |
| Paesi Bassi |
825 |
2984 |
873 |
8558 |
1698 |
11.542 |
| Germania |
8122 |
42.614 |
4092 |
41.268 |
12.214 |
83.882 |
| Regno Unito |
2654 |
10.172 |
1207 |
8387 |
3861 |
18.559 |
| Irlanda |
230 |
795 |
58 |
418 |
288 |
1.213 |
| Danimarca |
296 |
1722 |
234 |
2668 |
530 |
4.390 |
| Grecia |
358 |
1566 |
34 |
168 |
39 |
1.734 |
| Portogallo |
199 |
905 |
20 |
315 |
219 |
1.220 |
| Spagna |
3020 |
7540 |
124 |
524 |
3144 |
8.064 |
| Lussemburgo |
69 |
494 |
68 |
1295 |
137 |
1.789 |
| Islanda |
13 |
78 |
8 |
40 |
21 |
118 |
| Norvegia |
329 |
2146 |
53 |
396 |
382 |
2.542 |
| Svezia |
455 |
1405 |
72 |
514 |
527 |
1.919 |
| Finlandia |
148 |
363 |
52 |
245 |
200 |
608 |
| Svizzera |
2830 |
17.467 |
990 |
8973 |
3820 |
26.440 |
| Austria |
2437 |
15.612 |
556 |
7180 |
2993 |
22.792 |
| Turchia |
278 |
620 |
5 |
46 |
283 |
666 |
| Polonia |
1878 |
7569 |
428 |
4468 |
2306 |
12.037 |
| Repubblica Ceca |
4697 |
40.295 |
7832 |
95.584 |
12.529 |
135.879 |
| Slovacchia |
926 |
7064 |
610 |
14.550 |
1536 |
21.614 |
| Ungheria |
581 |
4221 |
167 |
1833 |
748 |
6.054 |
| Russia |
3721 |
25.938 |
247 |
2961 |
3968 |
28.899 |
| Slovenia |
243 |
591 |
46 |
588 |
289 |
1.179 |
| Croazia |
444 |
1109 |
20 |
238 |
464 |
1.347 |
| Altri paesi europei |
5435 |
51.352 |
891 |
14.503 |
6326 |
65.855 |
| Egitto |
76 |
306 |
5 |
38 |
81 |
344 |
| Africa mediterranea |
512 |
2957 |
110 |
1769 |
622 |
4.726 |
| Altri paesi Africa |
320 |
1715 |
82 |
2659 |
402 |
4.374 |
| Sudafrica |
91 |
365 |
7 |
14 |
98 |
379 |
| Stati Uniti |
2420 |
8414 |
300 |
1855 |
2720 |
10.269 |
| Canada |
551 |
2580 |
70 |
696 |
621 |
3.276 |
| Messico |
87 |
254 |
11 |
119 |
98 |
373 |
| Venezuela |
116 |
344 |
26 |
120 |
142 |
464 |
| Brasile |
275 |
934 |
57 |
432 |
332 |
1.366 |
| Argentina |
254 |
916 |
77 |
568 |
331 |
1.484 |
| Altri paesi America |
532 |
1987 |
148 |
1237 |
680 |
3.224 |
| Israele |
130 |
502 |
16 |
105 |
146 |
607 |
| Cina |
383 |
882 |
29 |
785 |
412 |
1.667 |
| Corea del Sud |
55 |
152 |
20 |
1667 |
75 |
1.819 |
| Giappone |
530 |
1589 |
26 |
47 |
556 |
1.636 |
| Altri paesi Medio Oriente |
380 |
1113 |
105 |
933 |
485 |
2.046 |
| Altri paesi Asia |
415 |
1634 |
75 |
1515 |
490 |
3.149 |
| Australia |
532 |
2341 |
102 |
1050 |
634 |
3.391 |
| Nuova Zelanda |
49 |
144 |
17 |
34 |
66 |
178 |
| Totale Paesi esteri |
52.344 |
292.545 |
21.257 |
245.901 |
73.601 |
538.446 |
Tabella 1.20. Movimento turistico per
provenienza nella Provincia di Ascoli Piceno - Anno 2004
>> inizio
La situazione turistica nei comuni della Valle dell'Aso
Per definire un quadro esaustivo del trend turistico che
caratterizza i comuni della Valle dell'Aso è stata presa
in considerazione una serie completa di dati (arrivi e presenze)
risalente al periodo 2000 - 2005 (Tab.1.21).
Dall'analisi dei dati si può vedere come la variazione,
in termini di arrivi e presenze, dal 2000 al 2005 non registri un
andamento omogeneo, se non in riferimento ai soli comuni costieri
(Altidona, Campofilone e Pedaso), per i quali si è
registrato un incremento medio del 51% per quanto concerne gli
arrivi e del 32% per le presenze.
Per quanto riguarda, invece, i comuni della fascia collinare e
montana non è possibile delineare un andamento
collettivo.
In particolare, si sono riscontrati comuni con incrementi
notevoli del movimento turistico; primo tra tutti Montedinove,
che partito con appena 14 arrivi e 56 presenze nel 2000, ha
registrato, nel 2005, 393 arrivi e 1691 presenze, seguito da
Montefiore dell'Aso (+42% arrivi e +76% presenze).
Nonostante ciò, molti altri paesi hanno riscontrato un
andamento decrescente in uno o in entrambi i termini, come si
può notare nella tabella riassuntiva di seguito
riportata:
| COMUNE |
VARIAZIONE% 2000-2005 |
| arrivi |
presenze |
| Lapedona |
+70,5% |
- 51,6% |
| Comunanza |
- 21,7% |
- 67,4% |
| Montefalcone Appennino |
- 53,8% |
+ 5,6% |
| Montefortino |
- 4,9% |
- 59,9% |
| Montemonaco |
- 30,6% |
- 11,5% |
| Monterubbiano |
- 66,3% |
- 57,9% |
| Rotella |
- 78% |
- 86,7% |
| S. Vittoria in Matenano |
+88% |
- 37,9% |
| COMUNE |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
| arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
| ALTIDONA |
20.842 |
313.297 |
37.053 |
413.442 |
34.461 |
428.936 |
37.594 |
461.424 |
37.423 |
516.714 |
35.147 |
403.799 |
| CAMPOFILONE |
1.376 |
17.422 |
1.451 |
20.567 |
1.574 |
21.282 |
1.668 |
25.925 |
1.794 |
25.835 |
1.762 |
22.740 |
| COMUNANZA |
382 |
3.166 |
185 |
794 |
206 |
1.188 |
247 |
1.832 |
296 |
1.279 |
299 |
1.032 |
| LAPEDONA |
400 |
6.894 |
573 |
4.216 |
723 |
4.710 |
623 |
5.130 |
693 |
3.572 |
682 |
3.335 |
| MONTEDINOVE |
14 |
56 |
66 |
341 |
119 |
632 |
88 |
326 |
226 |
1.175 |
393 |
1.691 |
| MONTEFALCONE APPENNINO |
736 |
5.836 |
968 |
8.657 |
998 |
6.389 |
565 |
6.054 |
1.162 |
7.877 |
340 |
6.166 |
| MONTEFIORE DELL'ASO |
772 |
3.277 |
908 |
4.514 |
994 |
5.521 |
1.354 |
7.184 |
1.610 |
6.390 |
1.092 |
5.773 |
| MONTEFORTINO |
926 |
14.629 |
1.550 |
15.246 |
1.524 |
9.504 |
1.949 |
9.056 |
1.225 |
5.958 |
881 |
5.871 |
| MONTEMONACO |
4.561 |
29.166 |
4.950 |
29.848 |
4.609 |
25.890 |
4.498 |
32.129 |
4.129 |
29.631 |
3.166 |
25.813 |
| MONTERUBBIANO |
3.706 |
62.687 |
1.304 |
20.503 |
1.387 |
27.620 |
1.348 |
21.456 |
1.362 |
18.487 |
1.249 |
26.378 |
| PEDASO |
9.339 |
31.006 |
10.689 |
33.860 |
11.911 |
33.183 |
12.934 |
32.998 |
13.920 |
39.428 |
14.763 |
41.813 |
| ROTELLA |
549 |
4.034 |
362 |
2.511 |
428 |
3.211 |
154 |
2.155 |
181 |
2.254 |
121 |
537 |
| SANTA VITTORIA IN MATENANO |
826 |
18.785 |
711 |
4.591 |
916 |
4.393 |
1.222 |
7.427 |
1.847 |
10.154 |
1.553 |
11.663 |
| MONTELPARO |
n.p. |
n.p. |
1.458 |
8.705 |
1.664 |
8.649 |
2.227 |
9.704 |
1.826 |
9.957 |
1.856 |
9.224 |
| MONTE RINALDO |
n.p. |
n.p. |
0 |
0 |
2 |
8 |
5 |
70 |
n.p. |
n.p. |
n.p. |
n.p. |
| ORTEZZANO |
n.p. |
n.p. |
25 |
140 |
110 |
503 |
224 |
1.135 |
236 |
1.435 |
323 |
2.538 |
| SOMMA COMUNI |
44.429 |
510.255 |
60.770 |
559.090 |
59.850 |
572.459 |
64.244 |
613.096 |
65.868 |
668.754 |
61.448 |
556.61 |
Tabella 1.21. Arrivi e presenze nel totale degli
esercizi ricettivi dal 2000 al 2005
Prendendo nuovamente in considerazione la Tab.1.21 si
può, inoltre, ragionare sulla rilevanza dell'insieme dei
comuni considerati, in termini di presenze e di arrivi, sul
totale provinciale; in particolare è possibile evidenziare
come questo territorio rappresenti una frazione non proprio
trascurabile per quanto concerne gli arrivi, basti pensare che
nel 2005 la Valle dell'Aso apportava l'11,8% del totale degli
arrivi provinciali, dato che si mantenuto all'incirca costante
anche negli anni precedenti (Tab.1.22).
Anche per quanto riguarda le presenze, la rilevanza non è
trascurabile: nel 2005 si è attestata intorno al 13%,
registrando un picco massimo nel 2004 con il 15.7%
(Tab.1.23).
| |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
| Somma comuni Aso |
44.429 |
60.770 |
59.850 |
64.244 |
65.868 |
61.448 |
| Provincia di Ascoli |
546.658 |
577.441 |
574.639 |
- |
543.000 |
522.362 |
| Rilevanza% |
8% |
10,5% |
10,4% |
- |
12,1% |
11,8% |
Tabella 1.22. Rilevanza percentuale degli arrivi
sul totale provinciale
| |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
| Somma comuni Aso |
510.255 |
559.090 |
572.459 |
613.096 |
668.754 |
556.611 |
| Provincia di Ascoli |
3.988.037 |
4.394.185 |
4.316.738 |
4.328.182 |
4.260.269 |
4.132.381 |
| Rilevanza% |
12.8% |
12.7% |
13.3% |
14.1% |
15.7% |
13.5% |
Tabella 1.23. Rilevanza percentuale delle
presenze sul totale provinciale
Per quanto riguarda la suddivisione del carico turistico tra
italiani e stranieri, dai pochi dati disponibili (le stime non
sono pubblicabili per comuni con meno di 3 esercizi per categoria
ricettiva) si può osservare come i turisti italiani
rappresentano circa l'80% del carico complessivo
(Tab.1.24).
Inoltre, sempre dalla stessa tabella si può estrapolare
come la maggior parte dei turisti (più dell'80%), sia
italiani che stranieri, preferisca soggiornare in strutture
extralberghiere (B&B, agriturismi,…).
| COMUNI |
TOTALE
TURISTI |
TURISTI
ITALIANI |
TURISTI
STRANIERI |
| alberghiero |
extralberghiero |
alberghiero |
extralberghiero |
alberghiero |
extralberghiero |
| arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
arrivi |
presenze |
| Montefortino |
231 |
1072 |
994 |
4886 |
216 |
1024 |
893 |
4555 |
15 |
48 |
101 |
331 |
| Montemonaco |
1394 |
6565 |
2735 |
23066 |
1277 |
6142 |
2618 |
22475 |
117 |
423 |
117 |
591 |
| Monterubbiano |
417 |
3151 |
945 |
15336 |
313 |
2469 |
653 |
8244 |
104 |
682 |
292 |
7092 |
|
% di preferenza dei turisti italiani e stranieri,
nei confronti dell'offerta ricettiva
|
Montefortino |
18,4 |
|
81,6 |
|
13 |
|
87 |
| Montemonaco |
21,5 |
|
78,5 |
|
42 |
|
58 |
| Monterubbiano |
23 |
|
77 |
|
9 |
|
91 |
Tabella 1.24. Suddivisione del carico turistico
tra turisti italiani e stranieri e relative stime di preferenza
dell'offerta ricettiva - Anno 2004
Fonte dati: Servizio Sistema Informativo Statistico
provinciale.
Considerando a questo punto la situazione turistica interna
alla Val d'Aso, dai grafici che seguono (Grafico 1.6-1.7)
è possibile estrapolare delle informazioni di carattere
strategico per la futura pianificazione del territorio.
I comuni non sono presentati in modo casuale, ma sono ordinati
per numero crescente di abitanti residenti.
Grafico 1.6. Andamento delle presenze nei
diversi comuni della Val d'Aso
nnanzitutto, si può osservare come il territorio sia
caratterizzato dalla presenza di tre tipologie turistiche: il
turismo balneare, concentrato nei comuni di Altidona, Pedaso e
Campofilone, il turismo storico-culturale focalizzato nei comuni
di S. Vittoria in Matenano e Montelparo, nonché il turismo
legato al Parco dei Monti Sibillini incentrato nei comuni di
Montemonaco, Montegallo e Montefortino.
Nel grafico che segue (Grafico 1.7) non sono stati considerati
i comuni sopraccitati e i dati sono presentati con il numero di
abitanti dei relativi comuni.
Grafico 1.7. Presenze turistiche e popolazione
nei comuni della collina interna
Si può, quindi, osservare come nei comuni
dell'entroterra la situazione sia abbastanza omogenea: a parte
Montefiore dell'Aso, per il quale il valore della presenza
turistica potrebbe essere spiegato dalla vicinanza geografica al
comune costiero di Campofilone, per il resto, i dati danno
conferma di un turismo poco sviluppato e valorizzato.
Stupisce in questo contesto la situazione di Comunanza, che
nonostante sia ubicata nelle immediate vicinanze del Parco dei
Monti Sibillini e abbia un numero rilevante di abitanti rispetto
alla media dei comuni collinari, registra un numero di presenze
molto esiguo; basti pensare che si attesta intorno al 50-60% in
meno rispetto a comuni inferiori come Ortezzano o Moresco, i
quali non godono di una posizione geografica altrettanto
favorevole e della stessa estensione territoriale.
>> inizio
1.3 Analisi degli aspetti sociali
>> inizio
1.3.1 Andamento demografico della popolazione
Una delle caratteristiche peculiari del territorio della Valle
del fiume Aso è rappresentata dal basso livello di
densità di popolazione per Kmq rispetto alla media
provinciale (Tab.1.24).
In particolare il territorio ha una media di 86,04 abitanti per
Kmq.
| COMUNI |
ALTITUDINE
MINIMA |
ALTITUDINE
MASSIMA |
DENSITA'
DEMOGRAFICA |
|
| metri |
metri |
ab/Kmq |
| ALTIDONA |
0 |
250 |
185,45 |
| CAMPOFILONE |
0 |
275 |
149,63 |
| CARASSAI |
96 |
382 |
56,74 |
| COMUNANZA |
398 |
890 |
57,71 |
| FORCE |
266 |
824 |
45,93 |
| LAPEDONA |
40 |
345 |
77,94 |
| MONTALTO delle Marche |
126 |
580 |
68,51 |
| MONTEDINOVE |
236 |
580 |
48,15 |
| MONTEFALCONE Appennino |
300 |
904 |
31,91 |
| MONTEFIORE dell'Aso |
41 |
412 |
78,89 |
| MONTEFORTINO |
450 |
2332 |
16,6 |
DENSITA'
DEMOGRAFICA |
FASCIA
MONTANA |
FASCIA
COLLINARE |
FASCIA
COSTIERA |
| MONTEGALLO |
440 |
2476 |
12,62 |
ab/Kmq |
13,05 |
64,67 |
287,26 |
| MONTELPARO |
43,47 |
218 |
588 |
|
| MONTEMONACO |
607 |
2476 |
9,94 |
| MONTE RINALDO |
203 |
485 |
51,03 |
| MONTERUBBIANO |
43 |
463 |
74,89 |
| MONTE VIDON COMBATTE |
104 |
393 |
47,57 |
| MONTOTTONE |
88 |
411 |
63,87 |
| MORESCO |
51 |
430 |
97,15 |
| ORTEZZANO |
167 |
379 |
118,74 |
| PEDASO |
0 |
155 |
526,7 |
| PETRITOLI |
83 |
358 |
106,77 |
| ROTELLA |
253 |
1103 |
36,91 |
| S. VITTORIA in MATENANO |
200 |
640 |
57,87 |
| MEDIA PROVINCIALE |
|
|
178,47 |
Tabella 1.24. Densità demografica dei
comuni della Valle dell'Aso - dati del 2002
Fonte: ISTAT.
Sempre nella tabella precedente si può osservare come
la popolazione sia distribuita con andamento crescente dalle zone
montane a quelle costiere, nelle quali, tra l'altro, si sono
riscontrati i maggiori flussi migratori.
Questo comportamento può trovare spiegazione nel fatto che
le dinamiche di migrazione della popolazione sono direttamente
collegate alle possibilità di lavoro, quindi risultano
connesse all'ubicazione delle zone produttive, che di fatti si
trovano concentrate nella fascia costiera, ad eccezione della
zona industriale di Comunanza.
In particolare i comuni che presentano la più alta
densità demografica sono Pedaso (526,7 ab/Kmq), Altidona
(185,5 ab/Kmq) e Campofilone (149,6 ab/Kmq), seguiti da Ortezzano
(118,7 ab/Kmq) e Petritoli (106,8 ab/Kmq).
Per quanto riguarda l'andamento della popolazione residente
nei diversi comuni considerati, sono disponibili i dati dei
censimenti effettuati dall'Istat dal 1861 al 2001; a questi vanno
aggiunti i dati più recenti, relativi al 2002
(Tab.1.25).
Dalla relativa analisi (Tab.1.26) è possibile estrapolare
un simile comportamento tra tutti i comuni considerati: dal 1861
al 1951 si è riscontrata una crescita media della
popolazione di quasi il 36%, cui ha fatto seguito, nel 1961, un
crollo decisivo di circa il 15% (ad eccezione di Pedaso che ha
registrato un aumento del 13% della popolazione).
Nei due decenni seguenti (1961-1971; 1971-1981) l'andamento non
ha registrato grosse variazioni, sebbene sia stato più
contenuto.
Tra il censimento del 1981 e quello del 2001 si è
mantenuta la tendenza al calo demografico, peraltro in linea col
resto d'Italia, ma notevolmente inferiore a quello registrato nei
decenni precedenti.
Si è di fatti riscontrato un calo della popolazione di
circa il 4,5%, sebbene un numero non trascurabile di comuni
presenti una controtendenza: Altidona, Campofilone, Comunanza,
Ortezzano, Pedaso e S. Vittoria in M., infatti, registrano un
aumento demografico.
Tale fenomeno è dovuto, in parte, alla componente
migratoria (saldo migratorio positivo) che ha compensato la
componente naturale costantemente negativa.
| COMUNI |
C E N S I M E N T I |
| 1861 |
1871 |
1881 |
1901 |
1911 |
1921 |
1931 |
1936 |
1951 |
1961 |
1971 |
1981 |
1991 |
2001 |
2002 |
| Altidona |
1308 |
1372 |
1316 |
1351 |
1491 |
1409 |
1538 |
1549 |
1760 |
1624 |
1507 |
1589 |
1741 |
2292 |
2.409 |
| Campofilone |
1389 |
1548 |
1549 |
1792 |
1931 |
2008 |
1929 |
1994 |
2152 |
1857 |
1650 |
1618 |
1678 |
1803 |
1.818 |
| Carassai |
1732 |
1820 |
1951 |
2291 |
1313 |
2389 |
2592 |
2631 |
2830 |
2589 |
1831 |
1461 |
1371 |
1263 |
1.267 |
| Comunanza |
2784 |
3077 |
3046 |
3460 |
3819 |
3892 |
4118 |
4287 |
4225 |
3675 |
2977 |
2919 |
3026 |
3100 |
3.118 |
| Force |
2446 |
3084 |
3093 |
3500 |
3691 |
3725 |
3762 |
3835 |
3925 |
3139 |
1991 |
1778 |
1722 |
1602 |
1.570 |
| Lapedona |
1375 |
1383 |
1374 |
1556 |
1684 |
1641 |
1763 |
1856 |
1942 |
1672 |
1306 |
1143 |
1168 |
1148 |
1.155 |
| Montalto delle M. |
3132 |
3423 |
3413 |
3828 |
3882 |
3134 |
4392 |
4589 |
4449 |
4042 |
3019 |
2607 |
2526 |
2345 |
2.337 |
| Montedinove |
1179 |
1192 |
1202 |
1401 |
1453 |
1442 |
1470 |
1553 |
1580 |
1312 |
785 |
638 |
617 |
567 |
573 |
| Montefalcone A. |
1139 |
1405 |
1296 |
1513 |
1643 |
1698 |
1674 |
1743 |
1807 |
145 |
853 |
713 |
569 |
527 |
510 |
| Montefiore dell'Aso |
2197 |
2230 |
2251 |
2867 |
3118 |
3062 |
3351 |
3591 |
3801 |
3335 |
2586 |
2354 |
2262 |
2199 |
2.216 |
| Montefortino |
2571 |
2745 |
2624 |
3014 |
2652 |
2803 |
2959 |
3048 |
2993 |
2458 |
1683 |
1493 |
1411 |
1303 |
1.300 |
| Montegallo |
2162 |
2551 |
2595 |
2965 |
3337 |
3302 |
3118 |
2817 |
2749 |
2238 |
1401 |
1018 |
812 |
622 |
613 |
| Montelparo |
1509 |
1558 |
1507 |
1702 |
1774 |
1879 |
2120 |
2358 |
2310 |
1886 |
1268 |
1121 |
1002 |
964 |
939 |
| Montemonaco |
1497 |
1667 |
1692 |
2010 |
1864 |
1886 |
1851 |
1843 |
1771 |
1489 |
1007 |
905 |
753 |
684 |
672 |
| Monte Rinaldo |
926 |
925 |
893 |
975 |
1030 |
1026 |
1077 |
1125 |
1090 |
843 |
606 |
520 |
448 |
412 |
397 |
| Monterubbiano |
2970 |
2941 |
2845 |
3303 |
3348 |
3456 |
3797 |
4019 |
4123 |
3569 |
2748 |
2410 |
2442 |
2387 |
2.407 |
| Monte V. Combatte |
1027 |
1092 |
1055 |
1243 |
1267 |
1350 |
1409 |
1434 |
1571 |
1205 |
749 |
606 |
520 |
511 |
519 |
| Montottone |
1757 |
1766 |
1814 |
1951 |
2109 |
2148 |
2235 |
2244 |
2210 |
1991 |
1349 |
1178 |
1086 |
1032 |
1.050 |
| Moresco |
829 |
839 |
878 |
966 |
1103 |
1002 |
1051 |
1062 |
1100 |
1025 |
746 |
604 |
606 |
608 |
614 |
| Ortezzano |
868 |
921 |
870 |
1047 |
1113 |
1140 |
1196 |
1279 |
1262 |
1095 |
864 |
806 |
819 |
832 |
830 |
| Pedaso |
572 |
672 |
755 |
920 |
1026 |
1063 |
1145 |
1251 |
1428 |
1612 |
1774 |
1859 |
1934 |
1968 |
2.012 |
| Petritoli |
3003 |
3024 |
2956 |
3291 |
3367 |
3463 |
3795 |
3958 |
4061 |
3732 |
3053 |
2662 |
2602 |
2529 |
2.538 |
| Rotella |
2369 |
2301 |
2270 |
2561 |
2806 |
2799 |
2816 |
2939 |
3018 |
2257 |
1368 |
1112 |
1058 |
1000 |
1.004 |
| S. Vittoria Matenano |
2230 |
2351 |
2248 |
2324 |
2289 |
2381 |
2551 |
2792 |
2900 |
2368 |
1719 |
1483 |
1447 |
1486 |
1.503 |
Tabella 1.25. Popolazione residente nei comuni
della Valle dell'Aso dal 1861 al 2002
Fonte dati: ISTAT.
| COMUNI |
VARIAZIONE PERCENTUALE DELLA
POPOLAZIONE |
| 1861-1951 |
1951-1961 |
1961-1971 |
1971-1981 |
1981-1991 |
1991-2001 |
2001-2002 |
| % |
% |
% |
% |
% |
% |
% |
| Altidona |
34,6 |
-7,7 |
-7,2 |
5,4 |
9,6 |
31,6 |
5,1 |
| Campofilone |
54,9 |
-13,7 |
-11,1 |
-1,9 |
3,7 |
7,4 |
0,8 |
| Carassai |
63,4 |
-8,5 |
-29,3 |
-20,2 |
-6,2 |
-7,9 |
0,3 |
| Comunanza |
51,8 |
-13,0 |
-19,0 |
-1,9 |
3,7 |
2,4 |
0,6 |
| Force |
60,5 |
-20,0 |
-36,6 |
-10,7 |
-3,1 |
-7,0 |
-2,0 |
| Lapedona |
41,2 |
-13,9 |
-21,9 |
-12,5 |
2,2 |
-1,7 |
0,6 |
| Montalto delle M. |
42,0 |
-9,1 |
-25,3 |
-13,6 |
-3,1 |
-7,2 |
-0,3 |
| Montedinove |
34,0 |
-17,0 |
-40,2 |
-18,7 |
-3,3 |
-8,1 |
1,1 |
| Montefalcone A. |
58,6 |
-19,6 |
-41,3 |
-16,4 |
-20,2 |
-7,4 |
-3,2 |
| Montefiore dell'Aso |
73,0 |
-12,3 |
-22,5 |
-9,0 |
-3,9 |
-2,8 |
0,8 |
| Montefortino |
16,4 |
-17,9 |
-31,5 |
-11,3 |
-5,5 |
-7,7 |
-0,2 |
| Montegallo |
27,2 |
-18,6 |
-37,4 |
-27,3 |
-20,2 |
-23,4 |
-1,4 |
| Montelparo |
53,1 |
-18,4 |
-32,8 |
-11,6 |
-10,6 |
-3,8 |
-2,6 |
| Montemonaco |
18,3 |
-15,9 |
-32,4 |
-10,1 |
-16,8 |
-9,2 |
-1,8 |
| Monte Rinaldo |
17,7 |
-22,7 |
-28,1 |
-14,2 |
-13,8 |
-8,0 |
-3,6 |
| Monterubbiano |
38,8 |
-13,4 |
-23,0 |
-12,3 |
1,3 |
-2,3 |
0,8 |
| Monte V. Combatte |
53,0 |
-23,3 |
-37,8 |
-19,1 |
-14,2 |
-1,7 |
1,6 |
| Montottone |
25,8 |
-9,9 |
-32,2 |
-12,7 |
-7,8 |
-5,0 |
1,7 |
| Moresco |
32,7 |
-6,8 |
-27,2 |
-19,0 |
0,3 |
0,3 |
1,0 |
| Ortezzano |
45,4 |
-13,2 |
-21,1 |
-6,7 |
1,6 |
1,6 |
-0,2 |
| Pedaso |
149,7 |
12,9 |
10,0 |
4,8 |
4,0 |
1,8 |
2,2 |
| Petritoli |
35,2 |
-8,1 |
-18,2 |
-12,8 |
-2,3 |
-2,8 |
0,4 |
| Rotella |
27,4 |
-25,2 |
-39,4 |
-18,7 |
-4,9 |
-5,5 |
0,4 |
| S. Vittoria Matenano |
30,0 |
-18,3 |
-27,4 |
-13,7 |
-2,4 |
2,7 |
1,1 |
Tabella 1.26. Andamento demografico, espresso
come variazione percentuale, tra il 1861 e il 2002
Informazioni altrettanto interessanti possono essere ottenute
considerando separatamente, per la fascia costiera e quella
montana, gli andamenti nel tempo della popolazione residente
(Grafico 1.6).
Grafico 1.6. Andamento medio del n. di
abitanti della fascia costiera del territorio della Val d'Aso dal
1861 al 2002.
Dal presente grafico è possibile osservare, in accordo
con l'andamento medio della popolazione della Val d'Aso, come
fino al 1950, si sia registrato un aumento degli abitanti.
Questo comportamento potrebbe essere correlato al sistema
economico stabile del tempo, prevalentemente basato sul settore
primario, che occupava quasi il 70% della forza lavoro.
Nel ventennio successivo, nonostante il decollo industriale, che
vede come protagonisti l'area del fermano e S. Benedetto del
Tronto, si assiste ad un decremento della popolazione,
probabilmente a prova di un territorio ancora segnato dalla
povertà del dopoguerra.
E' a partire dagli anni '70 che s'instaura un inversione di
rotta: a seguito dei benefici promossi dalla Cassa del
Mezzogiorno sul settore industriale, le grandi imprese e
multinazionali del Nord si trasferiscono nella fascia costiera,
determinando di conseguenza la migrazione della forza lavoro
verso questi poli costieri maggiormente produttivi.
Fenomeno che si accentua negli anni '90, a seguito dalla
sospensione degli incentivi che portò alla crisi economica
tuttora esistente, soprattutto nelle aree interne e montane del
territorio in esame.
Grafico 1.7. Andamento medio del n. di abitanti
della fascia montana del territorio della Val d'Aso dal 1861 al
2002.
Considerando, a questo punto, la situazione nella fascia
montana e di collina interna (Grafico 1.7 ) si può notare
come la popolazione si sia mantenuta pressoché stabile
fino agli anni '50, in seguito ai quali, nel decennio successivo,
si registrò un deciso decremento demografico (molto
maggiore rispetto a quello della fascia costiera), probabilmente
dovuto alla grave situazione di povertà che
contrassegnò il dopoguerra.
Negli anni '70 con l'avvento delle agevolazioni della Cassa del
Mezzogiorno, la situazione, contrariamente a quanto ci si
aspettava, non migliorò, anzi con il definitivo declino
dell'agricoltura, si registrò un sostanziale calo
demografico di quasi il 34% (decennio '71-'81).
Negli anni a seguire, fino ai giorni nostri, tale andamento venne
mantenuto, come conseguenza della migrazione della forza lavoro
verso le zone costiere più produttive.
Questo fenomeno determinò il consolidamento di un'altra
peculiare caratteristica del territorio della Valle dell'Aso:
l'elevata senilizzazione della popolazione.
Di fatti, dalla Tabella 1.27, si può notare come persista
una netta rilevanza delle persone anziane sul totale degli
abitanti.
In dettaglio è stata riscontrata una rilevanza media
del 20% per quanto riguarda la popolazione anziana, dato che
aumenta fino al 25,7% considerando la sola fascia montana, dove,
infatti, si sono riscontrati i maggiori effetti della migrazione
sulla direttrice monti - mare.
| COMUNI |
POPOLAZIONE TOTALE |
BAMBINI |
RAGAZZI |
ADULTI |
ANZIANI |
|
BAMBINI |
RAGAZZI |
ADULTI |
ANZIANI |
| 5-9 anni |
10-29 anni |
30-69 anni |
70-+95 anni |
|
% |
% |
% |
% |
| Altidona |
2409 |
231 |
522 |
1345 |
311 |
|
9,6 |
21,7 |
55,8 |
13 |
| Campofilone |
1818 |
151 |
409 |
939 |
319 |
|
8,3 |
22,5 |
51,7 |
18 |
| Carassai |
1267 |
101 |
261 |
660 |
245 |
|
8,0 |
20,6 |
52,1 |
19 |
| Comunanza |
3118 |
296 |
672 |
1668 |
482 |
|
9,5 |
21,6 |
53,5 |
15 |
| Force |
1570 |
113 |
349 |
812 |
296 |
|
7,2 |
22,2 |
51,7 |
19 |
| Lapedona |
1155 |
83 |
244 |
627 |
201 |
|
7,2 |
21,1 |
54,3 |
17 |
| Montalto delle M. |
2337 |
175 |
497 |
1221 |
444 |
|
7,5 |
21,3 |
52,2 |
19 |
| Montedinove |
573 |
26 |
112 |
303 |
132 |
|
4,5 |
19,5 |
52,9 |
23 |
| Montefalcone A. |
510 |
39 |
94 |
239 |
138 |
|
7,6 |
18,4 |
46,9 |
27 |
| Montefiore dell'Aso |
2216 |
166 |
472 |
1153 |
425 |
|
7,5 |
21,3 |
52,0 |
19 |
| Montefortino |
1300 |
105 |
262 |
683 |
261 |
|
8,1 |
20,2 |
52,5 |
20 |
| Montegallo |
613 |
21 |
113 |
263 |
216 |
|
3,4 |
18,4 |
42,9 |
35 |
| Montelparo |
939 |
66 |
185 |
471 |
217 |
|
7,0 |
19,7 |
50,2 |
23 |
| Montemonaco |
672 |
42 |
139 |
342 |
149 |
|
6,3 |
20,7 |
50,9 |
22 |
| Monte Rinaldo |
397 |
37 |
71 |
213 |
76 |
|
9,3 |
17,9 |
53,7 |
19 |
| Monterubbiano |
2407 |
195 |
484 |
1233 |
495 |
|
8,1 |
20,1 |
51,2 |
21 |
| Monte V. Combatte |
519 |
51 |
103 |
275 |
90 |
|
9,8 |
19,8 |
53,0 |
17 |
| Montottone |
1050 |
81 |
233 |
525 |
211 |
|
7,7 |
22,2 |
50,0 |
20 |
| Moresco |
614 |
41 |
132 |
321 |
120 |
|
6,7 |
21,5 |
52,3 |
20 |
| Ortezzano |
830 |
55 |
182 |
422 |
171 |
|
6,6 |
21,9 |
50,8 |
21 |
| Pedaso |
2012 |
151 |
414 |
1113 |
334 |
|
7,5 |
20,6 |
55,3 |
17 |
| Petritoli |
2538 |
190 |
499 |
1333 |
516 |
|
7,5 |
19,7 |
52,5 |
20 |
| Rotella |
1004 |
82 |
206 |
528 |
188 |
|
8,2 |
20,5 |
52,6 |
19 |
| S. Vittoria in Matenano |
1503 |
135 |
324 |
782 |
262 |
|
9,0 |
21,6 |
52,0 |
17 |
| |
|
|
|
|
Dato medio |
7,6 |
20,6 |
51,8 |
20,0 |
Tabella 1.27. Popolazione residente nei comuni
della Val d'Aso e rilevanza percentuale delle classi
d'età
>> inizio
1.3.2 Questionario di valutazione della percezione del
territorio della Val d'Aso e del fiume Aso
Di seguito viene presentato il questionario elaborato per la
conoscenza della percezione territoriale locale da parte degli
stakeholder (attori locali rilevanti ed influenzati dal
progetto):
....
OMISSIS
....
>> inizio
1.3.3 La percezione del territorio: risultati del
questionario.
Per l'analisi della percezione del territorio, dei suoi
caratteri e delle risorse (naturali, ambientali, paesaggistiche,
economiche, socio-culturali e storico-architettoniche) della Val
d'Aso, è stato elaborato e studiato ad hoc il questionario
sopraindicato, nel quale vengono richieste informazioni
riguardanti le relazioni che l'attività svolta ha con lo
sviluppo sostenibile e la tutela e valorizzazione del territorio
e del fiume; gli aspetti peculiari che caratterizzano la Val
d'Aso; le trasformazioni territoriali dell'ultimo decennio; gli
aspetti negativi ed i problemi prioritari da risolvere; la
percezione del territorio e del fiume Aso; la qualità ed i
problemi di gestione delle acque; azioni e proposte di tutela,
valorizzazione del territorio e risparmio della risorsa
idrica.
Sono, quindi, stati individuati gli attori locali rilevanti ed
influenzati dall'implementazione del progetto integrato di
sviluppo sostenibile e valorizzazione della Val d'Aso
(stakeholder).
Dall'analisi dei questionari compilati e consegnati dagli attori
locali individuati, emergono alcuni aspetti significativi del
territorio e considerazioni interessanti per comprendere la
percezione e l'approccio all'uso del territorio.
Innanzitutto, i questionari evidenziano che la componente
ambientale è considerata l'elemento caratterizzante e
più rilevante per la Val d'Aso.
Gli stakeholder ritengono che i gli elementi caratterizzanti il
territorio della valle sono rappresentati dall'ambiente naturale,
dal fiume e dal paesaggio agrario. Il settore ritenuto trainante
per l'area è l'agricoltura, a conferma dell'importanza
assegnata al paesaggio agrario ed alle attività ad esso
connesse.
Nella Val d'Aso la produzione tipica e dominante è la
frutticoltura.
In tutti i questionari emerge che, negli ultimi 10 anni, il
territorio in esame ha subito sensibili modificazioni,
soprattutto di natura urbanistica (espansione delle zone
residenziali e delle aree produttive-industriali).
Viene, inoltre, rilevato che, nell'ultimo decennio, l'espansione
urbanistica incontrollata e disorganica (il c.d. fenomeno
dell'urban sprawl) ha determinato modifiche negative dell'assetto
delle campagne e l'indebolimento dell'assetto idraulico e
naturale del fiume.
In quest'ultimo è stato riscontrato un peggioramento
dell'assetto idrogeologico, come l'innesco di nuove frane e
l'aggravamento di quelle già in atto (come, ad esempio,
nei comuni di Force, Montefalcone Appennino, Montelparo,
Monterubbiano) e l'artificializzazione dell'alveo fluviale. Manca
anche una gestione complessiva ed integrata del fiume e della
rete di captazione delle acque.
Le captazioni d'acqua sono, infatti, poco controllate e
razionalizzate, con conseguente spreco della risorsa
idrica.
Inoltre, i Piani Regolatori (PRG) dei Comuni della Val d'Aso (per
molti comuni si parla ancora di Piano di Fabbricazione!)
risultano invasivi, con indirizzi e prescrizioni rivolti
prevalentemente allo sviluppo urbanistico-residenziale ed alla
crescita delle aree produttive che, soprattutto nella bassa valle
dell'Aso, sono state ubicate in ambiti vulnerabili.
La strategia generale è rivolta allo sviluppo
economico-industriale ed ha determinato il disinteresse per le
iniziative di coordinamento e valorizzazione delle piccole
attività agricole e quindi il loro fallimento.
Le pratiche agricole sono meno coerenti con l'assetto
caratteristico del territorio e tendono ad essere di tipo
intensivo.
Una percentuale bassissima degli attori locali ritiene che nel
corso dell'ultimo decennio sia aumentata la salvaguardia del
territorio.
Gli aspetti negativi ritrovati nella Val d'Aso sono,
quindi:
- Una scarsa attenzione al territorio ed al fiume;
- Riduzione della componente naturale;
- Il disinteresse delle istituzioni;
- La mancanza di organizzazione e controllo delle
attività estrattive;
- Scarsa ed inadeguata dotazione di servizi a sostegno
dell'ambiente e delle attività economiche tradizionali
(agricoltura, turismo, artigianato, sviluppo socio-culturale dei
centri minori);
- Mancanza di identità culturale;
- Sfruttamento irrazionale delle risorse idriche e del
territorio;
- Frattura causata dall'istituzione della nuova provincia di
Fermo;
- Infrastrutture scarse.
I problemi che sono quindi ritenuti rilevanti e da risolvere
in via prioritaria sono:
- Il recupero ambientale e la tutela dell'ambiente e del
paesaggio tipico;
- La valorizzazione delle attività tipiche;
- Il miglioramento dei servizi locali;
- Lo sviluppo economico sociale locale;
- La concertazione tra enti per la predisposizione e la
gestione di progetti di finanziamento per iniziative volte allo
sviluppo sostenibile;
- L'assenza di coesione sociale;
- La gestione ed il controllo delle attività estrattive,
sia di roccia sia di materiale litoide lungo l'asta
fluviale;
- La gestione delle risorse idriche;
- L'adeguamento infrastrutturale.
In seguito alla conoscenza dei caratteri peculiari e della
situazione generale attuale della Val d'Aso, attraverso le
opinioni degli attori locali, è stata posta una domanda
riguardante il tipo ed il grado di percezione personale della Val
d'Aso.
Il territorio della valle è percepito come risorsa
ambientale e culturale importante; base per la crescita e la
maturazione di sensibilità e affezione verso il contesto
in cui si vive e lavora.
La Val d'Aso è considerata come un'importante
realtà dal punto di vista economico, sociale e culturale,
caratterizzata da risorse ambientali, naturali ed artistiche
proprie e da un'agricoltura tipica.
Tutti questi elementi rendono questa valle un'opportunità
per tutti i comuni situati al suo interno e per la Provincia di
Ascoli Piceno che necessita di essere tutelata e valorizzata
attraverso iniziative pianificatorie coordinate ed integrate per
uno sviluppo locale compatibile con il contesto.
Gli stakeholder coinvolti ritengono che la valle ha una sua forte
identità territoriale dovuta alle ricchezze paesaggistiche
e naturali che convivono con le tradizioni e la cultura delle
realtà locali della Val d'Aso e con una tradizione
agricola fatta di piccole aziende ed attività con
produzioni tipiche (es.: frutticoltura, orticoltura).
Per quanto riguarda invece il fiume, gli attori locali
percepiscono il corso d'acqua come parte integrante del
territorio, sia da parte di chi ne conosce le caratteristiche sia
da parte di chi non ha competenze specifiche in merito.
E' sentita l'esigenza di una maggiore attenzione per l'uso e la
tutela della qualità delle acque.
Infatti, per quanto riguarda la gestione e l'uso delle acque e
del fiume nel suo complesso, emerge che una buona parte degli
attori locali rilevanti ritiene che ci sia una gestione
inadeguata della risorsa idrica ed uno sfruttamento
eccessivo.
La gestione dell'ambito fluviale e delle acque è, infatti,
finalizzata alla sola difesa fine a se stessa e non tiene conto
della peculiarità ambientale e paesaggistica del
territorio e del fiume.
È necessaria una progressiva riduzione dello sfruttamento
idroelettrico ed una razionalizzazione dell'uso idropotabile
delle acque poiché sono azioni che penalizzano il bilancio
idrico della valle dell'Aso.
In alcuni casi però, nonostante venga ribadita la gestione
carente, l'uso attuale delle acque è considerato corretto,
in quanto gli usi principali sono necessari per la vita della Val
d'Aso (es.: uso energetico, acque minerali, uso agricolo ed
irriguo).
La mancanza di risorse economiche sufficienti è, in alcuni
casi, la causa dell'affermarsi di una gestione lacunosa e
settoriale della risorsa idrica.
Dall'analisi emerge che la Val d'Aso ha molte
potenzialità ed opportunità per avviare forme di
sviluppo locale sostenibile e compatibile con i caratteri e le
esigenze del territorio e dell'ambiente.
Questa valle è rimasta una delle poche zone della Regione
dove si è riusciti a fermare, o quanto meno a rallentare,
crescita e progresso economico nei suoi aspetti più
negativi.
La conseguenza diretta di questo fenomeno è stata lo
spopolamento e l'isolamento della valle, nonché la perdita
di interesse da parte delle istituzioni.
Le iniziative per la rivitalizzazione del territorio sono
lasciate in mano a pochi "coraggiosi".
Per cambiare questa tendenza è necessario che le forze
locali si coordinino e collaborino per utilizzare al meglio le
potenzialità e le peculiarità proprie della Val
d'Aso.
Le iniziative e le azioni possibili per il risparmio della
risorsa idrica e per la tutela del territorio della Val d'Aso,
che gli attori attivano abitualmente, sono:
- uso razionale delle risorse idriche desinate a fini
irrigui;
- Irrigazione dei terreni agricoli e dei giardini privati con
tecniche adeguate per il risparmio idrico;
- Non utilizzo di acque minerali;
- Uso di un dispositivo di risparmio dell'acqua nell'impianto
idrico domestico (doccia, rubinetti, wc);
- Rubinetti automatici o con temporizzatore.
Le iniziative che, invece, si propongono per il futuro
sono:
- Concertazione tra enti e programmazione ed attuazione di una
nuova politica d'uso del territorio da parte di tutti gli attori
pubblici locali (Comuni, Province, Regione, Comunità
Montane, Unione dei Comuni, Associazioni di categoria, Enti
Parco, …), in grado di cambiare i comportamenti e di
tutelare le risorse ambientali e di impedire la cementificazione
del territorio.
- Miglioramento del sistema di programmazione e pianificazione
urbanistica e le modalità di utilizzo del fiume e delle
risorse idriche:
- pianificazione e progettazione degli interventi di
sistemazione fluviale attraverso rinfoltimenti, nuove
piantumazioni per ripristinare il valore di corridoio ecologico e
di fascia tampone del fiume;
- miglioramento dell'assetto idraulico per ovviare ai fenomeni
di esondazione e ripristinare l'apporto dei solidi a mare;
- salvaguardia
- Attuazione solo di azioni ed iniziative rispettosi delle
reali esigenze del territorio e dell'ambiente.
- Azioni di coordinamento tra tutti gli interessi in gioco e
tra tutti i settori di attività.
- Accrescere l'attenzione per la valle, in particolare per il
settore agricolo;
- Evitare la realizzazione di scenari incompatibili con il
territorio (es.: arretramento della A14);
- Programmazione di iniziative per la valorizzazione
dell'intero patrimonio (ambientale, storico-culturale,
architettonico, enogastronomico, …) dei Comuni lungo
l'asta del fiume Aso;
- Valorizzazione e promozione specifica del settore agricolo e
dei suoi prodotti (promozione di attività agricole
compatibili con l'ambiente e le vocazioni tipiche del
territorio);
- Azioni di sensibilizzazione e formazione di tecnici e
cittadini (es.: educazione ambientale nelle scuole);
- Azioni di informazioni e di promozione della Valle
dell'Aso;
- Coordinamento di tutte le piccole strutture agricole per
vincere l'abbattimento morale, attuale e futuro, che ha causato
la rassegnazione e, quindi, la chiusura della loro
cooperativa.
In alcuni casi, si è potuto constatare che le
iniziative di risparmio della risorsa idrica e di tutela
ambientale sono solo di tipo pubblico, ovvero quelle specifiche
attuate in funzione delle competenze dell'ente di
appartenenza.
Per rendere effettiva la tutela e la valorizzazione del
territorio, gli attori locali ritengono necessario che il
progetto di sviluppo integrato e di tutela del territorio della
Val d'Aso sia realizzato in tempi brevi.
La realizzazione del progetto e l'attuazione delle azioni di
sviluppo locale individuate, possono avviare un processo di feed
back positivo per promuovere uno sviluppo equilibrato del
territorio che perduri nel tempo e che consenta un reale
miglioramento della qualità della vita.
>> inizio
1.4 Analisi degli aspetti pianificatori del territorio
>> inizio
1.4.1 Pianificazione a livello regionale
Il concetto di Sviluppo Sostenibile
Lo "Sviluppo Sostenibile", che può essere
sinteticamente definito come il modo di continuare a migliorare
la nostra qualità di vita senza recare danno all'ambiente
e alle generazioni future, rappresenta una visione del progresso
che lega lo sviluppo economico, la protezione dell'ambiente e la
coesione sociale.
Sono quindi tre i principi di base dello sviluppo
sostenibile:
- uno sviluppo economico equo e bilanciato;
- alti livelli di occupazione;
- integrazione e coesione sociale ed un alto livello di
protezione ambientale ed uso responsabile delle risorse
naturali.
Un sistema politico aperto ed affidabile e la conduzione di
una politica di governo coerente, accompagnati da un'effettiva
collaborazione internazionale, sono un presupposto
imprescindibile per la promozione della sostenibilità a
livello locale e globale.
Il processo di pianificazione strategica implica che
in futuro il processo pianificatorio e decisionale integri la
componente ambientale con lo sviluppo economico e sociale del
territorio.
Di seguito vengono analizzati e riportati estratti di alcuni
documenti di pianificazione e programmazione territoriale ed
ambientale di supporto per la definizione di politiche integrate
ed azioni di piano strategiche per lo sviluppo complessivo e
compatibili del territorio oggetto di analisi, la Val d'Aso.
|
Dall'analisi dei piani di seguito presentati, il progetto di
linee guida per lo sviluppo integrato sostenibile della Val d'Aso
è coerente ed in linea con le politiche e gli indirizzi
Europei e nazionali ed anche regionali.
Con questo strumento, si cerca infatti di orientare lo sviluppo
della valle verso un approccio sostenibile ed integrato di
pianificazione e gestione del territorio che, nella definizione
delle politiche e delle azioni di piano, prenda in considerazione
tutte le componenti e gli elementi del territorio.
|
Strategie per lo sviluppo locale integrato e
sostenibile
In linea con gli indirizzi e le azioni dell'Unione Europea,
l'Italia ha adottato nell'agosto del 2002 la "Strategia di azione
ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia" (Delibera CIPE
n.57/2002). Si può considerare questo documento come un
primo passo verso lo sviluppo sostenibile, in quanto al momento
concentra l'impegno a livello nazionale sulla dimensione
ambientale della sostenibilità. Il documento infatti si
articola, identificando prima gli strumenti operativi di
carattere generale, in quattro grandi aree tematiche prioritarie,
le medesime indicate nel Sesto programma d'azione ambientale
comunitario:
- cambiamenti climatici e protezione della fascia d'ozono;
- protezione e valorizzazione sostenibile della natura e della
biodiversità;
- qualità dell'ambiente e qualità della vita
negli ambienti urbani;
- prelievo delle risorse e produzione dei rifiuti.
Anche gli strumenti dell'azione ambientale individuati dal
documento, basati prevalentemente su comportamenti volontari e
partecipati, sono in linea con quelli comunitari e mirano a:
- semplificare la legislazione per migliorarne
l'applicazione;
- creare un sistema informativo nazionale per facilitare
l'accesso alle informazioni ambientali;
- integrare il fattore ambientale in tutte le politiche di
settore (VAS, responsabilità condivisa) e nei mercati
(innovazione tecnologica, sistemi di gestione ambientale,
ecolabel, riforma fiscale, esternalità ambientali
positive, revisione della politica dei sussidi);
- creare consapevolezza e capacità di decisione dei
cittadini (formazione sulla sostenibilità, Agenda 21,
ruolo attivo e concreto della Pubblica Amministrazione);
- sviluppare un sistema di contabilità e degli
indicatori per l'azione ambientale.
Al fine di favorire l'azione concorrente di Stato e Regioni
nella promozione dello sviluppo sostenibile, è stato
istituito presso la Conferenza Stato-Regioni, un Tavolo
Tecnico permanente tra Stato e Regioni sullo Sviluppo
Sostenibile, presieduto dal Ministero
dell'Ambiente.
La Strategia nazionale prevede che: "Gli obiettivi e le azioni
della Strategia devono trovare continuità nel sistema
delle Regioni, delle Province autonome e degli Enti locali alla
luce del principio di sussidarietà, attraverso la
predisposizione di strategie di sostenibilità
[…]".
Essa sostiene inoltre che: "E' necessario quindi che le Regioni
individuino e orientino nel proprio bilancio le risorse
finanziarie necessarie.
Lo Stato dovrà, agli stessi fini, provvedere ad orientare
le risorse del proprio bilancio a sostegno dell'azione regionale,
ove queste siano dotate di strategie regionali per il
perseguimento degli obiettivi di grande scala e delle
macro-azioni".
La Regione Marche ha aderito alla Dichiarazione di
Gauteng
3 nel giugno 2003 (DGR n. 859/03), impegnandosi a
livello internazionale nel perseguimento dello sviluppo
sostenibile e entrando a far parte della Rete mondiale dei
Governi Regionali per lo Sviluppo Sostenibile (NRG4SD - Network
of Regional Governments for Sustainable Development).
Linee Guida per lo sviluppo sostenibile regionale:
"STRATEGIA REGIONALE D'AZIONE AMBIENTALE PER LO SVILUPPO
SOSTENIBILE - ST.R.A.S.S. 2005-2010"
Al fine di raggiungere l'obiettivo dello sviluppo sostenibile
integrato del territorio è necessaria la partecipazione
attiva di tutti gli attori rilevanti del processo pianificatorio
(stakeholder).
La Regione Marche ha elaborato un documento di linee guida per
lo sviluppo sostenibile integrato del territorio regionale,
"STRATEGIA REGIONALE D'AZIONE AMBIENTALE PER LO SVILUPPO
SOSTENIBILE - ST.R.A.S.S. 2005-2010", sulla base del quale
studiare ed intersecare le politiche e le strategie comunitarie,
nazionali e regionali per definire una serie di azioni
trasversali in grado di attivare un circolo virtuoso a scala
locale che coinvolga lo sviluppo economico complessivo, la
coesione sociale e la tutela dell'ambiente.
In linea quindi con gli indirizzi comunitari nazionali, la
Regione Marche vuole orientare le politiche regionali in base ai
principi dello sviluppo sostenibile, fissando obiettivi ed
individuando azioni in quattro aree principali di intervento:
- Clima ed atmosfera;
- Natura e biodiversità;
- Ambiente e salute;
- Uso e gestione sostenibile delle risorse naturali e dei
rifiuti.
Il documento di linee guida strategiche per lo sviluppo
sostenibile della regione costituisce la base di riferimento per
gli attori locali, per il confronto e la collaborazione verso la
sostenibilità delle azioni anche a scala locale e
l'integrazione delle tematiche ambientali nelle politiche
settoriali degli enti.
L'obiettivo prioritario è l'integrazione delle politiche
ambientali nelle politiche economiche e di coesione sociale.
La politica della Regione Marche per la sostenibilità
ambientale 2005-2010, nel quadro degli impegni internazionali e
degli obiettivi fissati a livello nazionale, è orientata
quindi verso lo sviluppo sostenibile, cercando di garantire
l'integrazione delle considerazioni ambientali nelle
politiche di settore già a partire dalle prime fasi di
elaborazione. Principio cardine delle linee guida
regionali è l'implementazione di azioni
trasversali tra i diversi settori e livelli
d'azione.
Nel 2003 infatti è stato adottato un Programma di
Azioni ambientali per lo Sviluppo Sostenibile (Programma
A.S.SO.), come prima sperimentazione concreta di
integrazione dei concetti di tutela ambientale e
sostenibilità nei principali settori di sviluppo delle
Marche (industria, artigianato, turismo, agricoltura,
pianificazione territoriale).
Il Documento di Strategia di Azione Ambientale per lo Sviluppo
Sostenibile (ST.R.A.S.S.), sulla base dei contenuti del Programma
A.S.SO, dei dati del Secondo Rapporto sullo Stato dell'Ambiente
delle Marche e dell'analisi degli attuali strumenti di
programmazione regionale, indica per il periodo 2005- 2010 lo
schema d'azione che i futuri piani settoriali di sviluppo
regionale dovrebbero utilizzare come riferimento per integrare la
componente ambientale sin dalle prime fasi di elaborazione.
Con questo documento di programmazione strategica, la Regione
Marche ha voluto creare uno strumento che permetta il passaggio
dal vecchio approccio pianificatorio ad un nuovo sistema di
pianificazione integrata sostenibile, nel quale tutte le
componenti territoriali sono considerate.
Il documento si articola per tematiche e indica gli obiettivi di
livello generale, gli obiettivi specifici, le azioni da
intraprendere ed i relativi strumenti:
1. Clima ed atmosfera
- Riduzione delle emissioni di gas climalteranti
2. Natura e biodiversità
- Conservazione degli ecosistemi
- Riduzione dell'impatto ambientale dell'agricoltura e
conservazione dello spazio rurale
- Mantenere il giusto equilibrio fra attività venatoria
e risorse faunistiche
- Garantire una sviluppo territoriale integrato
- Proteggere il territorio dai rischi idrogeologici, idraulici
e sismici
- Prevenire la desertificazione
- Ridurre l'inquinamento del suolo e del sottosuolo
- Favorire un corretto uso delle risorse minerarie
- Garantire la gestione integrata della fascia costiera
3. Ambiente e salute
- Promuovere uno sviluppo urbano sostenibile e una migliore
qualità di vita
- Tutelare la popolazione dai rischi sanitari originati da
situazioni di degrado ambientale
- Prevenire e ridurre l'inquinamento industriale e il rischio
d'incidenti rilevanti
- Promuovere un sistema integrato per le politiche di sicurezza
ambientale
Uso e gestione sostenibile delle risorse naturali e
dei rifiuti
- Riduzione del prelievo delle risorse naturali nei cicli e
nelle attività di produzione e consumo
- Perseguire una gestione sostenibile della risorsa idrica
- Conservare, ripristinare e migliorare la qualità della
risorsa idrica
- Riduzione della produzione dei rifiuti e della loro
pericolosità, recupero di materia
Per poter, quindi, implementare uno strumento strategico di
sviluppo integrato locale che applica i principi di
sostenibilità ambientale, è necessario programmare
ed attuare azioni e strumenti che vadano oltre i singoli settori
d'attività e, quindi, in grado di interagire in maniera
trasversale.
Le azioni trasversali rendono il processo di sviluppo
sostenibile, efficiente ed efficace perché consente di
includere le tematiche ambientali nella programmazione,
pianificazione e gestione del territorio, di creare un processo
trasparente e partecipato ed avviare un meccanismo di educazione
ambientale nei diversi settori d'intervento.
L'efficienza e l'efficacia di un'azione trasversale è
connessa all'integrazione effettiva tra più livelli
settoriali.
Attuare un'azione trasversale consente, inoltre, di raggiungere
più facilmente anche le singole azioni individuate nei
differenti livelli perché non ha schemi rigidi di
sviluppo, ma permea tutte le politiche di sviluppo locale e,
quindi, può concretizzare gli obiettivi previsti nei vari
campi d'azione.
Il Piano Sviluppo Rurale (PSR) e la Nuova Politica
Agricola Comunitaria (PAC)
Innanzitutto, la prima evidente novità delle nuove
strategie e politiche per lo sviluppo del settore agricolo
è l'integrazione della tematica ambientale
nell'agricoltura. Nel Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006, il
rapporto fra agricoltura e ambiente è molto stretto; anche
nel settore agricolo, la salvaguardia dell'ambiente e del
territorio è quindi di fondamentale importanza.
Gli obiettivi del PSR sono, in sintesi:
- creare una rete trasversale di azioni, così da creare
rapporti di interdipendenza e collaborazione e non di dipendenza
tra attori;
- ridurre l'inquinamento e le attività inquinanti per
garantire la tutela dell'ambiente e del territorio;
- supportare lo sviluppo rurale locale tipico del territorio
attraverso un approccio "botton up", ovvero che prende in
considerazione le reali esigenze degli attori rilevanti
(stakeholder).
Le priorità d'intervento che il piano ha definito per
il settore agricolo, sulla base degli obiettivi prefissati, si
possono sintetizzare come segue:
- Miglioramento della competitività e dell'efficienza
dei sistemi agricoli e agro-industriali e della
- Qualità dei prodotti, in un contesto di filiera;
- Tutela e valorizzazione del paesaggio rurale e delle risorse
ambientali;
- Azioni di sostegno allo sviluppo rurale.
Con il periodo di programmazione, 2000-2006, la programmazione
e la pianificazione dello Sviluppo Rurale viene integrato nella
Politica Agricola Comunitaria (PAC).
La nuova Politica Agricola Comunitaria prevede che il sostegno
alla produzione agricola sia coordinato con il sostegno allo
sviluppo delle aree rurali.
Anche la politica agricola comunitaria prevede una maggiore
attenzione all'ambiente, che viene considerato la tematica
trasversale di tutti i settori, anche in agricoltura.
Le misure agroambientali, introdotte già nel precedente
periodo di programmazione con uno specifico Regolamento, il
2078/92, e poi riprese nel PSR 2000-2006 (misura F), finanziano
l'adozione da parte degli agricoltori di tecniche agricole a
minor impatto ambientale, quali la riduzione dell'uso di
pesticidi e fertilizzanti, la manutenzione del paesaggio rurale,
ecc..
Possono usufruire del sostegno del piano e della politica
agricola tutti i soggetti che rispettano determinati requisiti di
qualità e che applicano le "buone pratiche agricole" ed
ogni ulteriore miglioramento della performance ambientale.
Da questo presupposto, ne deriva che il PSR prevede finanziamenti
anche per l'agricoltura biologica, per l'agricoltura a basso
impatto ambientale e per la manutenzione del paesaggio
agrario.
Nella nuova programmazione agricola la manutenzione è
intesa in modo più complesso, includendo in questa azione
il "mantenimento delle potenzialità ecologiche e
faunistiche del paesaggio inteso come sistema di ecosistemi,
habitat seminaturale essenziale per la vita di numerose
popolazioni animali e vegetali che si sono nei secoli adattate
alla presenza umana sul territorio".
La nuova proposta di piano (2007-2013) è
caratterizzata, quindi, da una nuova strategia di sviluppo
orientata all'integrazione della tutela dell'ambiente negli
obiettivi di sviluppo locale del settore agricolo e non
solo.
Questa tendenza della programmazione agricola rafforza ancora di
più l'importanza dell'ambiente e del sostegno per
iniziative ed attività agricole sostenibili, grazie anche
alla Politica Agricola Comune.
La nuova politica agricola vuole reindirizzare maggiori risorse
economiche verso temi quali la sicurezza degli alimenti, il
benessere degli animali, il mantenimento della qualità
ecologica del territorio, ecc.
Con la trasversalità e l'allargamento delle azioni
finanziabili, nonché con l'aumento della
sensibilità ambientale, aumentano le opportunità di
riorientare verso lo sviluppo sostenibile e di rivitalizzare un
settore così importante della politica comunitaria.
Gli assi di sviluppo del nuovo PSR, di riferimento per il
progetto, sono:
Asse I:
- Sviluppo integrato delle filiere regionali agricole e
forestali
- Sviluppo e valorizzazione delle produzioni di
qualità
Asse II:
- Mantenimento ed ampliamento delle superfici forestali
- Tutela del suolo e delle acque
- Tutela e valorizzazione del paesaggio rurale
Asse III:
- Diversificazione delle attività agricole e filiere
energetiche
- Miglioramento della qualità della vita nelle aree
rurali
Asse IV:
- Promozione del parternariato locale pubblico-privato
- Promozione della cooperazione tra territori
Il progetto di sviluppo integrato locale della Val d'Aso ha
definito, quindi, le strategie ed indirizzi per l'elaborazione
delle linee guida in coerenza con la programmazione regionale per
il periodo 2000-2006 (attualmente in vigore), ma anche con gli
obiettivi prioritari della programmazione 2007-2013 del futuro
Piano di Sviluppo Rurale e con le strategie della politica
agricola comunitaria.
>> inizio
1.4.2 Piani di settore
Piano Stralcio per l'Assetto Idrogeologico della Regione
Marche (PAI)
Con il PAI vengono pianificati e gestiti gli interventi in
materia di assetto idrogeologico, ovvero per le aree a rischio
idraulico (assetto idraulico) e le aree a rischio geologico
(frane e valanghe dei versanti).
Il PAI pianifica e programma le azioni e le norme d'uso
finalizzate alla conservazione, alla difesa ed alla
valorizzazione del suolo, alla prevenzione del rischio
idrogeologico, in relazione alle caratteristiche fisiche ed
ambientali del territorio interessato.
Le finalità del Piano per l'assetto idraulico sono (art.
6):
- individuazione della fascia di territorio inondabile con
tempi di ritorno fino a 200 anni dei principali corsi d'acqua dei
bacini regionali;
- salvaguardia delle dinamiche idrauliche naturali (esondazioni
ed evoluzione morfologica degli alvei,)
- mantenimento o ripristino dei caratteri di naturalità
del reticolo idrografico;
- prevenzione e mitigazione del rischio idraulico dei corsi
d'acqua.
Per l'assetto geologico dei versanti, il Piano ha, invece,
come finalità (art. 10):
- individuazione e perimetrazione dei dissesti da frana e
valanga e attribuzione di diversi livelli di rischio
idrogeologico (R1-R4) e pericolosità (P1-P4);
- tutela delle specificità morfologiche, ambientali e
paesaggistiche del territorio, in funzione dei naturali processi
evolutivi dei versanti;
- difesa del suolo e mantenimento delle relative condizioni di
equilibrio;
- riequilibrio naturale dei versanti, nel caso in cui ci siano
interferenze con gli ambiti urbanizzati;
- tutela degli ambiti non compromessi da dissesti dell'assetto
geologico;
- salvaguardia del territorio da fattori antropici di
interferenza, definiti in base alle classi di pericolosità
definite;
- definizione degli interventi di mitigazione del rischio per
le popolazioni esposte, per le infrastrutture e le
attività, sulla base delle classi di
pericolosità.
Il progetto di linee guida strategiche per lo sviluppo
integrato della Val d'Aso ha come obiettivo la tutela e la
valorizzazione del territorio e delle risorse locali, ma anche la
salvaguardia e la riqualificazione dell'ambiente fluviale. Di
conseguenza, le finalità del PAI sono parte integrante
delle strategie di intervento del documento di sviluppo integrato
proposto.
Le linee guida daranno indicazioni, in sinergia con il progetto
specifico per il recupero idraulico ed ambientale del fiume Aso,
anche sulle modalità di riqualificazione ambientale per
garantire la tutela dell'ambito fluviale e quindi la tutela
dell'assetto idraulico delle acque e dell'assetto idrogeologico e
geologico dei versanti.
Di seguito viene presentato anche l'estratto del PAI relativo
alle aree critiche: "5 - Allegati: Tabelle di sintesi delle
aree critiche per Provincia".
| I D E N T I F I C A Z I
O N E |
D E S C R I Z I O N
E |
| sub-bacino |
comune |
località |
tipologia fenomeno |
descrizione fenomeno |
evoluzione fenomeno |
strutture e infrastrutture
coinvolgibili |
cause |
interventi |
|
Fosso senza nome che costeggia via
Libertà
|
COMUNANZA
|
Abitato capoluogo
|
Allagamenti per insufficienza restrizioni e
parziale occlusione dell'alveo
|
Trattasi di un fosso che in prossimità
dell'abitato risulta scorrere su un'opera artificiale in
calcestruzzo (alveo e sponde) per poi immettersi in una tubazione
sotterranea
|
Possono ripetersi gli inconvenienti idraulici ed
allagamenti già manifestatesi
|
Infrastrutture fabbricati e strade
|
Manomissione del corso d'acqua
|
Ripristino alveo e sistemazione idraulica
|
|
Torrente Pallone
|
FORCE
|
Case Pallone
|
Dissesti idraulici
|
Trattasi di n° 2 attraversamenti; uno stradale
con briglia di protezione sottostante in pessimo stato di
conservazione, l'altro agricolo, anch'esso in pessime
condizioni
|
In caso di piena, per il forte restringimento
dell'alveo possono aversi inconvenienti idraulici vari
|
Attraversamenti e strade
|
Manomissione dell'alveo del corso d'acqua
|
Ripristino alveo e sistemazione idraulica del
tratto
|
|
Fosso della Rota
|
MONTEMONACO
|
Vallegrascia
|
Dissesti idraulici per restizione alveo a causa di
attraversamenti inadeguati
|
Il fosso per il tratto che costeggia l'abitato
è attraversato in tre tratti con tubazioni insufficienti a
contere le piene
|
In caso di piena, per il forte restringimento
dell'alveo possono aversi allagamenti ed inconvenienti idraulici
vari
|
Attraversamenti e strade
|
Manomissione dell'alveo del corso d'acqua
|
Ripristino alveo e sistemazione idraulica del
tratto
|
|
Fosso Lungo
|
MONTEMONACO
|
Rocca da Piedi
|
Dissesti idraulici per restizione alveo a causa di
attraversamento inadeguato
|
Possibile esondazione del corso d'acqua
|
Allagamenti ed inconvenienti in caso di piene
consistenti
|
Strada
|
Attraversamento inadeguato e con manutenzione
insufficiente
|
Adeguamento dell'attravversamento e manutenzione
dello stesso
|
|
senza nome
|
S. VITTORIA in MATENANO
|
Faele
|
Dissesti per colamenti
|
Presenza a monte di area calanchiva che apporta
detriti con rischio di occlusione della luce del ponte
|
Allagamento con anche fango e detriti della
strada
|
Strada statale
|
Piogge torrenziali
|
Sistemazione idraulica
|
|
Fosso della Fonte
|
MONTEFALCONE APPENNINO
|
Bofaro
|
Dissesti per dilavamenti ed infiltrazioni
idriche
|
Circa 900 ml. di fosso obliterati per pratiche
agricole con deflusso anomlo delle acque
|
Allagamento con fango e detriti della strada e
dissesto della stessa
|
Strada presumibilmente comunale
|
Deflusso incontrollato delle acque
|
Ripristino alveo e sistemazione idraulica
|
|
Fosso della Fonte Antica
|
AMANDOLA
|
San Giovanni
|
Dissesti per ristagni di acque
|
Tombino parzialmente ostruito con tratto di alveo a
monte soggetto ad erosione di sponda
|
Allagamento con fango e detriti della strada e
dissesto della stessa
|
Strada comunale "Casa Tasso"
|
Inadeguatezza dell'0pera di raccolta e smaltimento
delle acque ed infiltrazioni idriche
|
Sistemazione idraulica
|
(N.B. Documento rispetto all'originale mancante
di alcune voci burocratiche sotto "Identificazione", che
però non compromette la valutazione dei dati.)
Programma Provinciale Attività Estrattive Ascoli
Piceno (PPAE)
Il Piano Regionale per le Attività Estrattive ed il
Programma Provinciale, hanno come obiettivo prioritario quello di
favorire lo sviluppo di un sistema di gestione basato
sull'individuazione ed il recupero dei materiali e non più
sul loro smaltimento.
Il piano della Regione Marche, quindi, vuole favorire il
recupero, il riciclaggio ed il riutilizzo dei rifiuti inerti da
attività edilizia, allo scopo di preservare le riserve
minerarie e per ridurre l'estrazione di risorse non
rinnovabili.
Ai sensi del Piano Regionale Attività Estrattive
(P.R.A.E.) - "Direttiva recante norme di attuazione per una
razionale coltivazione, un appropriato uso del materiale, per
l'esercizio dell'attività estrattiva nelle formazioni
boscate e per il recupero e ricomposizione finale delle cave -
Allegato B: criteri, interventi ed opere per il recupero e la
ricomposizione finale delle cave", sono definiti due possibili
livelli di intervento per il recupero e la ricomposizione
ambientale delle cave:
- ricomposizione ambientale che con opportune opere tende a
realizzare una destinazione finale del sito uguale alla
situazione esistente prima dell'attività estrattiva;
- recupero ambientale definibile come un più complesso
ed articolato intervento tendente ad un uso finale dell'area
diverso da quello antecedente.
In sede progettuale occorre pertanto preventivamente stabilire
la destinazione d'uso finale dell'area; questa deve essere
compatibile ed in assonanza con l'intorno paesaggistico -
ambientale.
Il Programma Provinciale delle Attività Estrattive
(P.P.A.E.) della Provincia di Ascoli Piceno fa riferimento ai
criteri regionali della direttiva sopraccitata.
La Provincia di Ascoli Piceno ha demandato, inoltre, al
Programma Provinciale per le Attività Estrattive (PPAE) il
compito di definire le regole di sviluppo del settore,
utilizzando un approccio basato sui principi della tutela e della
salvaguardia ambientale.
Il Programma Provinciale per le Attività Estrattive
della Provincia di Ascoli Piceno è conforme al Piano
Regionale. Il programma provinciale ha come finalità:
- individuare i giacimenti estrattivi;
- definire i bacini estrattivi di produzione a livello
provinciale;
- definire i fabbisogni provinciali, considerando i trend
evolutivi e i quantitativi previsti dal PRAE;
- indicare le cave abbandonate e dismesse e quelle da
sottoporre a recupero ambientale;
- dettare le norme per l'assegnazione dei quantitativi massimi
estraibili per ogni bacino;
- stabilire le norme generali applicabili per la coltivazione e
il recupero ambientale di tutte le attività
estrattive;
- favorire l'attuazione di una politica di recupero e
valorizzazione paesistico ambientale dei siti di cava e di ex
cave e di riduzione dell'impatto dovuto al movimento ed al
trasporto di materiali provenienti da siti esterni al territorio
della Provincia.
Per la tutela degli acquiferi, ai sensi del PPAE, gli
interventi di escavazione vanno mantenuti almeno un metro al di
sopra del livello conosciuto o stimabile della falda
freatica.
Il bacino estrattivo giacimentologico individuato lungo l'asta
fluviale dell'Aso è costituito da materiale di tipo
sabbioso ed argilloso. Lungo l'asta fluviale dell'Aso sono,
inoltre, individuati ambiti vincolati ai sensi del Dlgs, n.
42/2004.
La proposta di linee guida strategiche, nonché il
progetto di tutela del fiume Aso, prevede la regolamentazione e
la riduzione delle attività estrattive lungo l'asta
fluviale e il riutilizzo di materiale di risulta delle
attività edilizie e la riqualificazione degli ambiti
fluviali.
Piano Regionale di Tutela delle Acque (PRTA) [Prima Fase
- Acque superficiali]: Dal nuovo sistema di analisi delle acque
superficiali agli interventi prioritari nelle aree a più
forte degrado ambientale
Il Piano Regionale di Tutela delle Acque della Regione Marche
(PRTA)
4 ha come finalità il compito di assicurare il
risanamento e la tutela delle acque, ed un loro uso appropriato e
razionale con particolare riguardo per quelli diretti al consumo
umano. Gli obiettivi specifici del piano sono (art.1):
- prevenire e ridurre l'inquinamento e attuare il risanamento
dei corpi idrici;
- conseguire il miglioramento dello stato delle acque ed
adeguate protezioni di quelle destinate a particolari usi;
- perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche,
con priorità per quelle potabili;
- mantenere la capacità naturale di autodepurazione dei
corpi idrici e la conservazione della biodiversità.
Il PRTA è un piano settoriale operativo e di dettaglio,
riferimento di programmazione e pianificazione per l'elaborazione
del Piano di Bacino, il quale è lo strumento strategico
che stabilisce le norme d'uso finalizzate alla conservazione,
alla difesa e alla valorizzazione del suolo e al corretto
utilizzo delle acque sulla base delle caratteristiche fisiche,
ambientali del territorio interessato dal bacino dell'asta
fluviale considerata.
Dall'analisi del Piano Regionale di Tutela delle Acque, si
rileva che nell'area oggetto del progetto non ci sono aree
significativamente compromesse (Relazione, cap. 6 del
PRTA).
Inoltre, dall'analisi di piano relativa alla qualità
ambientale dei corpi idrici (Relazione, cap. 4 del PRTA), il
fiume Aso risulta avere uno stato qualitativo complessivo che
varia da ottimo a buono. In dettaglio:
- Nel tratto montano, fino al Comune di Comunanza, la
qualità delle acque superficiali del fiume è
ottima, ovvero "non si rilevano alterazioni dei valori di
qualità degli elementi chimico-fisici ed idromorfologici
per quel dato tipo di corpo idrico, o sono minime rispetto ai
valori normalmente associati allo stesso ecotipo in condizioni
indisturbate."
- Nei tratti successivi, invece, il fiume Aso passa alla classe
qualitativa buona, ovvero "i valori degli elementi della
qualità biologica per quel tipo di corpo idrico mostrano
bassi livelli di alterazione derivanti dall'attività umana
e si discostano solo leggermente da quelli normalmente associati
allo stesso ecotipo in condizioni non disturbate."
Da questi elementi, si può notare come l'area di
progetto della Val d'Aso presenti caratteri particolarmente
significativi di naturalità e sensibilità che
necessitano di essere attentamente analizzati e tutelati, per
ovviare al rischio di danneggiare un ambito fluviale con
caratteristiche qualitative complessive.
Gli interventi di riqualificazione e valorizzazione dell'asta
fluviale andranno programmati in stretta relazione con le
previsioni di pianificazione territoriale urbanistica ambientale,
così da definire strategie ed azioni integrate di sviluppo
locale.
Piano del Parco dei monti Sibillini
Come indicato nella relazione di piano (Relazione Piano del
Parco dei Monti Sibillini - Bozza di Piano aggiornata al
20.07.2001), le finalità del Piano del Parco dei Monti
Sibillini sono in particolare:
- tutelare, valorizzare ed estendere le caratteristiche di
naturalità, integrità territoriale e ambientale
(conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni
vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di
formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di
biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di
equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri
ecologici);
- salvaguardare le aree suscettibili di alterazione e i sistemi
di specifico interesse naturalistico;
- conservare e valorizzare il patrimonio storico, culturale e
artistico;
- realizzare un modello di sviluppo sostenibile favorendo e
riorganizzando le attività economiche tradizionali, in
particolare quelle agricole, zootecniche, forestali e
artigianali, e promuovendo lo sviluppo di attività
integrative e turistiche compatibili con le sue
finalità;
- promuovere attività di ricerca scientifica e di
educazione ambientale;
- difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e
idrogeologici.
Tra gli obiettivi primari del parco ci sono:
- il ripristino delle aree marginali mediante ricostituzione e
difesa degli equilibri ecologici;
- l'individuazione di forme di agevolazione a favore dei
privati che intendano realizzare iniziative produttive o di
servizio compatibili con le finalità istituzionali del
Parco;
- la promozione di interventi a favore delle categorie
più deboli , e in particolare dei cittadini portatori di
handicap, per assicurare a tutti la fruizione e la conoscenza del
Parco.
Inoltre il Parco favorisce e sostiene interventi all'interno
del suo perimetro territorio che riguardano:
- restauro dei centri storici e degli edifici di particolare
valore storico e culturale;
- recupero dei nuclei abitativi e rurali;
- realizzazione di opere igieniche e idropotabili nonché
di risanamento dell'acqua, dell'aria e del suolo;
- realizzazione di opere di conservazione e di restauro
ambientale del territorio, ivi comprese le attività
agricole e forestali;
- promozione di attività culturali nei settori di
interesse del Parco;
- interventi in materia di agriturismo;
- svolgimento di attività sportive compatibili;
- realizzazione di strutture per l'utilizzazione di fonti
energetiche a basso impatto ambientale, quali il metano e altri
gas combustibili, nonché interventi volti a favorire l'uso
di energie rinnovabili.
Per l'attuazione degli obiettivi del Parco, il piano prevede
programmi per proteggere e potenziare la rete di risorse
ambientali e di servizi del parco e programmi di valorizzazione e
promozione territoriale.
I programmi di valorizzazione in rete riguardano:
- Reti ecologiche e recupero ambientale;
- Rete fruitiva e rifugi.
I programmi di valorizzazione territoriale riguardano in
dettaglio i seguenti comuni:
- - Arquata del Tronto
- - Montegallo
- - Alta Valle dell'Aso
- - Alta Valle del Tenna ed Alta Valle dell'Ambro
- - Acquacanina, Bolognola e Castelmanardo
- - Valle del Fiastrone
- - Macereto - Cupi
- - "Campus universitario diffuso"
- - Alta Valnerina
- - Piani di Castelluccio
- - Valle Castoriana e Piana di Santa Scolastica
Ai sensi del piano del parco, va sottolineato che possono
essere previsti anche programmi e progetti di valorizzazione
territoriale non compresi tra quelli elencati dal piano, se sono
funzionali al raggiungimento degli obbiettivi del Parco e
coerenti con gli indirizzi del Piano.
Il progetto di linee guida per lo sviluppo integrato e
sostenibile dalla Val d'Aso è, quindi, pienamente in linea
anche con i contenuti di sostenibilità e le indicazioni
strategiche del Parco dei Monti Sibillini.
Inoltre, gli interventi specifici di riqualificazione fluviale e
dell'assetto idraulico del fiume Aso sono programmati nelle
finalità del piano del parco.
Linee strategiche per l'istituzione del futuro Parco
Marino
Va premesso che l'iter per l'istituzione dell'"Area marina
protetta del Piceno" è attualmente in corso.
La procedura è in fase avanzata e sono stati completati
gli studi oceanografici e socio-economici.
Durante l'incontro organizzato a San Benedetto del Tronto l'08
agosto scorso, il Presidente della Provincia, Massimo Rossi, ha
annunciato che auspica l'istituzione definitiva del Parco per la
fine del 2006.
L'area del parco marino è compresa tra le foci dei fiumi
Chienti e Salinello e si estende verso il largo fino a tre miglia
dalla costa (attuale limite per la pesca a strascico) ed ha una
superficie complessiva di circa 300 Kmq.
Per accrescere il valore ed il significato dell'idea di parco e
l'importanza dell'Area protetta del Piceno, il progetto propone
l'integrazione dell'area protetta di costa con l'entroterra.
Infatti, alle spalle delle aree urbane costiere, il territorio
interno è relativamente integro.
In questo modo, è potenziata la funzione di recupero e di
riequilibrio ambientale dell'Area.
La proposta dell'Area marina protetta del Piceno ha come
obiettivi:
- La conservazione di specie animali o vegetali, di
associazioni vegetali o forestali, di singolarità
biologiche, di valori scenici, di processi naturali di equilibri
idraulici e idrogeologici, di equilibri economici;
- L'applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale
idonei a realizzare una integrazione tra uomo ed ambiente
naturale anche tramite la salvaguardia dei valori antropologici,
archeologici, storici ed architettonici e delle attività
umane;
- Promozione di attività di educazione, di formazione e
di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché di
attività ricreative compatibili;
- Difesa e ricostruzione degli equilibri idraulici e
idrogeologici;
- Promozione della valorizzazione e della sperimentazione di
attività produttive compatibili.
Il Progetto di Linee Guida strategiche per lo sviluppo
integrato della Val d'Aso può dare sicuramente forza ed
essere il volano per concretizzare l'integrazione tra l'area
costiera, compresa nel parco marino e l'entroterra; garantendo
così la reale tutela e salvaguardia delle valenze
naturali, ambientali e culturali locali e consentendo la
valorizzazione complessiva del territorio e delle sue
risorse.
Il progetto per lo sviluppo sostenibile integrato della Val d'Aso
è coerente con quanto previsto dal piano di settore del
Parco.
>> inizio
1.4.3 Pianificazione a livello provinciale
Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP)
vigente
Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale si propone
come strumento di concertazione tra enti locali così da
coordinare e mediare i molteplici interessi in gioco,
nonché fornire metodi, criteri e linee guida per la
pianificazione comunale. Per l'attuazione della concertazione la
provincia fa riferimento al "tavolo unico permanente di lavoro
Regione/Province", già presentato precedentemente.
Con questo strumento istituito dalla Regione anche la provincia
vuole coordinare le scelte in materia urbanistica, attraverso un
sistema pianificatorio partecipativo.
Sulla base delle indicazioni del PTCP, il progetto di marchio
territoriale d'area della Val d'Aso è coerente ed in linea
con le previsioni progettuali e con l'approccio pianificatorio
del PTCP della Provincia di Ascoli Piceno (elaborato ai sensi
della LR. n. 34/1992), ed anche con la proposta di "progetto di
fattibilità della Val d'Aso" che doveva
prevedere
5:
- la formulazione di un sistema integrato per la valorizzazione
dei prodotti locali con visite ed escursioni per la degustazione
dei prodotti biologici dell'area;
- la possibilità di creare strutture turistiche a basso
costo (alberghi, agriturismi, campeggi ostelli per la
gioventù);
- la creazione di un sistema dei centri storici locali con siti
specializzati nel confezionamento di pasti tipici medievali con
musiche ed intrattenimenti d'epoca;
- la valorizzazione del sistema museale anche attraverso la
formazione di specifiche cooperative di servizi;
- l'utilizzazione della fattoria con la Rocca Montevarmine per
istituire un centro di formazione per il restauro conservativo
dei monumenti;
- la valorizzazione di tutto il percorso fluviale, attraverso
una pista ciclabile che risale al Parco dei Sibillini;
- la regolamentazione del problema relativo all'escavazione
della ghiaia lungo il fiume;
- la valorizzazione dal punto di vista turistico del lago di
Gerosa;
- la realizzazione di un turismo storico-gastronomico con la
certificazione di genuinità dei prodotti;
- la ripresa di un artigianato tipico;
- il rilancio di attività agricole ormai perse come la
bachicoltura;
- la commercializzazione dei prodotti agricoli sia attraverso
un complesso lancio pubblicitario, che attraverso la
valorizzazione del rapporto con il Centro Agro-Alimentare di San
Benedetto.
In relazione alle caratteristiche di ciascuna area, il P.T.C.
indica gli obiettivi strategici, le azioni da intraprendere, gli
strumenti e i progetti per l'attuazione di obiettivi ed azioni
(art. 2).
- Salvaguardia delle qualità ambientali e delle
capacità produttive agricole delle aree di pianura, ai
margini dell'alveo del fiume;
- Riqualificazione e razionalizzazione del sistema degli
insediamenti produttivi;
- Riqualificazione del sistema insediativo esistente (centri su
crinali, affacciati sulla Valle, a breve distanza);
- Razionalizzazione della rete della mobilità.
Per l'attuazione delle strategie di piano, è prevista
l'implementazione di strumenti e progetti specifici che vengono
di seguito riportati.
Risorse ambientali e risorse culturali
- Strumenti di incentivazione e norme di tutela delle aree
agricole produttive: unici interventi consentiti nella Valle sono
quelli di lavorazione e conservazione dei prodotti;
- Norme per il controllo dell'inquinamento nei terreni agricoli
e falde acquifere: codice comportamento pratiche agricole (uso
fertilizzanti, ecc.);
- Piantumazione scarpate nei tratti più
vulnerabili;
- Parco fluviale dell'Aso.
Turismo e servizi:
Attuazione progetto "Albergo diffuso", attrezzature di
agriturismo in stretto rapporto con il sistema insediativo
storico esistente (progetto Leader II; progetto Modulo - L.R.
31/97)
- Definizione di piani per insediamenti produttivi (PIP) in
stretto rapporto con i tessuti urbani esistenti
- Connessione del Centro agroalimentare di San Benedetto del
Tronto con il sistema produttivo della Valle
- Rafforzamento del nodo di incrocio "Mezzina" - asse vallivo,
attraverso localizzazione di attrezzature di servizio ed
attività produttive
- Promozione della qualità del prodotto tipico
Struttura insediativa e mobilità:
- Controllo compatibilità ed integrazione delle scelte
dei P.R.G. dei Comuni limitrofi;
- Censimento dei beni pubblici e delle aree demaniali
dismesse;
- Progetto qualità dei trasporti (unificazione aziende
pubbliche del trasporto su gomma; abbonamento integrato
FS-bus);
- Organizzazione unitaria del sistema viario della Valle con
S.S. 433, strada provinciale: adeguamento sedi, attraversamenti
dell'Aso;
- Protocollo d'intesa per redistribuzione competenze reti
viarie;
- Attuazione tracciato "Mezzina" per il tratto Grottazzolina,
Petritoli, Carassai, Cossignano, Affida;
- Progetto pilota "Rocca di Monte Varmine";
- Caso campione di Moregnano nel sistema integrato della
valle.
Nel Capo IV "Norme per l'uso del territorio" del P.T.C., il
piano prevede, per le aree fluviali danneggiate dalla presenza di
insediamenti produttivi e coltivazioni intensive inquinanti, la
realizzazione di sistemi vegetazionali con specie autoctone, con
lo scopo di creare una fascia di pertinenza fluviale libera per
l'evoluzione naturale del corso d'acqua.
Per le aree boscate non sono consentiti interventi che possano
alterare ed intaccare lo stato quali-quantitativo della
vegetazione.
Per le aree agricole, invece, il piano ammette che vengano usate
pratiche agronomiche ecocompatibili, volte anche a ridurre il
carico chimico sull'ambiente.
Altre azioni consentite nelle aree agricole sono
l'attività agrituristica ed il turismo rurale.
Il progetto di definizione delle Linee Guida per lo sviluppo
integrato e sostenibile della Val d'Aso è, quindi, in
linea sia con gli obiettivi e le strategie del piano sia con gli
strumenti attuativi previsti dal P.T.C..
Il nuovo PTCP di Ascoli Piceno: Bozza
Preliminare
Il documento preliminare del PTCP della Provincia di Ascoli
Piceno mette in evidenza che il piano provinciale vigente non
prevede per quanto concerne i PRG, la redazione della "Carta
delle vocazionalità"; cartografia molto importante per la
pianificazione del territorio e delle trasformazioni
urbanistiche.
Questo strumento rappresenta il principale elemento di verifica
delle scelte di piano rispetto agli aspetti geologici e
geomorfologici.
Con questa carta, il nuovo PTCP modifica l'articolo 9 delle NTA
del piano vigente ed elimina una grande carenza.
Con la revisione dell'art. 9, viene rivisto anche il criterio per
il dimensionamento degli strumenti urbanistici comunali che
devono valutare attentamente i fabbisogni edilizi e la
qualità e quantità delle aree necessarie allo
sviluppo insediativo.
L'articolo n. 2, relativo agli obiettivi generali del piano e
precedentemente illustrato, non ha subito proposte di modifica. I
progetti d'intervento in attuazione agli obiettivi strategici per
la Val d'Aso non sono mutati.
Per quanto concerne gli insediamenti produttivi, il nuovo
piano provinciale modifica l'articolo 11 delle NTA (sistema di
localizzazione e distribuzione delle attività produttive)
per cercare di garantire un'aggregazione ed una distribuzione
territoriale più razionale delle aree industriali ed
artigianali. Il piano richiede che siano previsti nuovi
insediamenti produttivi in aree già dotate delle
necessarie opere di urbanizzazione, di servizi ed infrastrutture.
È, inoltre, richiesto che i nuovi insediamenti siano
sostenibili e compatibili con il contesto ambientale e con quello
urbano.
Il PTCP aggiornato, inoltre, inserisce, all'articolo 30, il
concetto di risparmio delle risorse del territorio e di
sostenibilità ambientale. Tale articolo specifica infatti
che i Comuni nelle previsioni di piano devono "contenere il
consumo del territorio, riducendo al minimo l'ulteriore
occupazione di suolo non urbano per funzioni urbane
[…]".
Altro elemento importante ed innovativo del nuovo piano
provinciale è l'introduzione della Valutazione Ambientale
Strategica (VAS) dei piani, in relazione ai principi di
sostenibilità ambientale, sia alla scala provinciale che
comunale. Sulla base di questa breve sintesi delle indicazioni
più significative contenute nelle previsioni del futuro
Piano Territoriale di Coordinamento, si evince in quale direzione
si muove anche la Provincia di Ascoli Piceno:
- sostenibilità delle previsioni di piano;
- compatibilità ambientale degli interventi
urbanistici;
- coordinamento e concertazione tra enti sovraordinati ed
amministrazioni locali;
- valutazione strategica dei piani.
Il progetto di sviluppo strategico integrato della Val d'Aso
è in linea con le nuove previsioni.
Il Patto Territoriale Piceno: il Piano
d'Azione
Il Patto territoriale del Piceno comprende nel suo
ragionamento i seguenti territori:
- sistema delle Valli del Tronto, del Tesino e dell'Aso;
- sistema fermano;
- sistema montano.
Gli obiettivi che il Patto territoriale del Piceno si prefigge
sono:
- Difesa ed innalzamento dei livelli occupazionali,
nonché valorizzazione delle competenze
tecnico-professionali e delle risorse umane;
- Riattivazione dei percorsi di formazione professionale
gestiti dalla Provincia;
- Potenziamento e riqualificazione della PMI attraverso il
sostegno all'internazionalizzazione;
- Alla incentivazione dei sistemi di qualità e
all'agevolazione del credito;
- Rafforzamento delle reti, dei centri di sapere, delle
strutture di servizi, dei centri finanziari e del credito;
- Valorizzazione e promozione delle risorse naturali e
storico-urbanistiche;
- Snellimento delle procedure e dei loro nodi critici;
- Potenziamento dei servizi amministrativi;
- Attivazione di interventi e progetti per potenziare i
vantaggi localizzativi e sostenere il tessuto imprenditoriale
locale.
Gli assi territoriali di intervento
Il patto territoriale di Ascoli Piceno si pone come obiettivo
quello di rilanciare il territorio e l'occupazione attraverso un
piano integrato di interventi nei settori dell'industria, agro -
industria, servizi e turismo e nell'apparato
infrastrutturale.
Mediante il patto territoriale, la Provincia di Ascoli Piceno ha
individuato con il Piano d'Azione tre assi d'intervento, ovvero
sistemi territoriali d'intervento:
- il sistema delle valli del Tronto e dell'Aso, comprendente il
territorio che gravita attorno all'area del comune capoluogo e i
territori dei comuni di Ripatransone e Offida;
- Il sistema Fermano, comprendente i comuni del polo
calzaturiero e i comuni del sistema moda;
- Il sistema montano, comprendente l'area del parco dei monti
sibillini e l'area dell'agglomerato di Force, Comunanza e
Rotella.
Per ogni asse territoriale è stato definito un
obiettivo specifico di sviluppo collegato alle specificità
del territorio (grado di sviluppo socio-economico) e ad un uso
più razionale ed efficace delle risorse esistenti e di
quelle non ancora sfruttate.
Per il sistema della Valli del Tronto e dell'Aso, gli
obiettivi specifici del patto sono
6:
- il sostegno sinergico alla grande impresa e all'indotto,
attraverso tre categorie d'azione:
- Consolidamento dei punti di eccellenza;
- Rafforzamento ed ampliamento delle attività esistenti,
con particolare riferimento alle zone industriali di Campolungo e
Marino, dove hanno sede la maggior parte degli insediamenti
industriali del comune di Ascoli;
- Sostegno ai nuovi insediamenti produttivi delle imprese
artigiane - Area P.I.P. "Lu Battente"
Il tutto nel rispetto e con il potenziamento delle
specializzazioni esistenti.
Per il sistema fermano, gli obiettivi specifici del patto
sono
7:
- sostegno al sistema produttivo.
- Riorganizzazione dell'assetto del territorio, dei
collegamenti e delle aree di insediamento produttivo.
- Accrescere l'efficienza produttiva delle imprese operanti nei
settori calzaturiero, pelletteria e moda.
- Rafforzamento del tessuto produttivo, privilegiando il
consolidamento delle specializzazioni esistenti e la crescita
dell'indotto ad esse collegato.
Per il sistema montano, gli obiettivi specifici del patto
sono
8:
- promuovere lo sviluppo e rilanciare l'occupazione,
salvaguardando le specificità territoriali collegate alla
presenza del Parco dei Sibillini, privilegiando quelle produzioni
che manifestano un alto grado di compatibilità con il
sistema ambientale.
- Nei territori comunali di Comunanza, Force e Rotella, le
specificità sono legate alla presenza di alcuni
insediamenti di imprese come Merloni e Della Valle, che
rappresentano dei veri e proprio centri di eccellenza nel
territorio. In questo caso l'obiettivo non è il rilancio
dell'occupazione, ma la salvaguardia dei livelli
occupazionali.
Analizzando l'area oggetto d'intervento, essa ricade
all'interno di tutti e tre i sistemi d'intervento.
L'analisi degli obiettivi specifici del piano d'azione del patto
territoriale evidenzia la coerenza del progetto di linee guida
per lo sviluppo integrato della Val d'Aso con gli obiettivi e le
strategie di sviluppo e rafforzamento delle specificità
territoriali, di riorganizzazione territoriale, rilancio locale,
salvaguardia delle risorse locali e sostegno delle
attività compatibili con il sistema ambientale.
Come evidenziato nell'analisi degli strumenti a scarta
regionale, anche per il livello provinciale (ma anche per quello
comunale), il raggiungimento della sostenibilità
ambientale necessita di azioni e strumenti che vadano oltre i
singoli campi di azione e che siano quindi in grado di agire in
maniera trasversale: le azioni trasversali rendono il processo di
sviluppo sostenibile efficiente ed efficace.
L'interazione tra i diversi strumenti di programmazione,
pianificazione e gestione territoriale che influenzano la
definizione di azioni ed interventi nella Val d'Aso è di
fondamentale importanza per elaborare linee guida strategiche di
sviluppo integrato che siano realmente efficaci.
Indirizzando la crescita economica, la coesione sociale e la
tutela dell'ambiente verso l'obiettivo comune dello sviluppo
locale integrato ed equilibrato, si attua automaticamente il
principio dello sviluppo sostenibile.
>> inizio
1.4.4 Pianificazione a livello comunale: il mosaico dei PRG
+ TAVOLA mosaico dei PRG
L'ambito territoriale della Val d'Aso, oggetto di analisi,
comprende il territorio di 21 Comuni, sedici dei quali sono
dotati di PRG elaborati ed approvati recentemente.
Cinque Comuni hanno solamente il Programma di Fabbricazione (P.
di F.), vecchio strumento urbanistico, previsto dalla LUN n.
1150/1042, risalente alla prima metà degli anni '80.
L'analisi dei contenuti dei piani comunali è stata
effettuata sulla base delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) e
della tavola della zonizzazione dei piani dei comuni di:
- PRG Campofilone
- PRG Moresco
- PRG Monterinaldo
- PRG Montalto delle Marche
- PRG Ortezzano
- PRG Petritoli
- P. di F. Monterubbiano
- PRG Montefalcone appennino
- PRG Monte Vidon Combatte
- PRG S. Vittoria in Matenano
- P. di F. Rotella
- P. di F. Montedinove
- P. di F. Montmonaco
- P. di F. Montelparo
- PRG Comunanza
- PRG Force
- PRG Carassai
- PRG Montefiore dell'Aso
- PRG Lapedona
- PRG Altidona
- PRG Pedaso
Dall'analisi del mosaico dei PRG sono stati esclusi i Comuni
di Montegallo, Montefortino, Amandola, poiché il
territorio comunale dei tre comuni ricade per buona parte
all'interno del perimetro del Parco dei Monti Sibillini e solo
marginalmente compresi nel bacino idrografico del fiume
Aso.
L'inclusione nell'area del Parco implica un sistema di tutele
molto più esteso e una pianificazione più rigorosa
che deve essere analizzata e valutata in riferimento al Piano del
Parco.
È comunque molto importante che all'interno della
pianificazione comunale i comuni analizzati, non ricadenti
nell'ambito del parco, coordinino e pianifichino le azioni anche
di concerto con quelli compresi in tale area, tenendo conto delle
previsioni del Parco.
Dall'analisi è stato escluso anche il Comune di
Montottone, in quanto quasi completamente esterno all'ambito
idrografico del Bacino del fiume Aso.
Anche in questo caso è fondamentale il coordinamento con
gli altri comuni della valle per garantire una pianificazione
territoriale urbanistica uniforme.
Dall'analisi comparata degli strumenti di pianificazione
locale (PRG e P. di F.) sono emerse, innanzitutto, una situazione
di completa disorganicità degli strumenti urbanistici
comunali ed un'assenza di coordinamento tra le Amministrazioni
Comunali locali.
Attualmente, i Comuni della Val d'Aso sono caratterizzati da una
percentuale altissima (96,20%) di aree non urbanizzate (ZTO E, G,
H) con una parte residuale (3,80%) di aree urbanizzate (ZTO A, B,
C, D, F). La superficie non ancora costruita rappresenta per i
comuni un ambito potenziale di sviluppo, salvo i vincoli imposti
dai caratteri del territorio che rendono difficoltoso (o
antieconomico) un intervento urbanistico.
Da ciò deriva il rischio di innescare il fenomeno
dell'urban sprawl, ovvero di espansione e distribuzione
disordinata (c.d. a "macchia di leopardo") e diffusa
(indistintamente su tutto il territorio) di zone residenziali e
produttive.
La conseguenza più evidente ed immediata di questo
fenomeno è il sovradimensionamento delle aree produttive
ed artigianali che vengono previste, sia nuove sia in espansione
delle esistenti, da tutti i PRG.
A medio-lungo termine si delinea, invece, il fenomeno
dell'urban jam, ovvero di diffusione a macchia d'olio dei sistemi
insediativi (residenziale, produttivo, commerciale,) e dei
servizi complementari.
Infatti, la nascita a "macchia di leopardo" di nuove aree
insediative (inizialmente prevalentemente produttive) innesca un
meccanismo a catena con il quale le aree urbanizzate si
diffondono sul territorio e con esse cresce in maniera
esponenziale la richiesta di nuove infrastrutture che entrano
ovviamente in conflitto con gli elevati valori ambientali
presenti lungo tutto il bacino fluviale.
Non va dimenticato infatti come la Val d'Aso, a differenza delle
Valli del Tronto e del Tenna, presenta un'area valliva molto
stretta in gran parte del suo corso.
Il punto di partenza dell'espansione urbana non è
più il centro storico, ma diventa tutto il territorio non
edificato!
Viene così messo in crisi il sistema dei Centri Storici di
crinale, comune a molte aree della regione, che ha retto per
secoli caratterizzando fortemente l'antropizzazione del paesaggio
lungo la Val d'Aso.
I Centri Storici fortificati, disposti alla sommità dei
versanti, hanno costituito un tempo un presidio strategico e oggi
sono vissuti come una importante risorsa turistica per la zona;
il venir meno di questa consapevolezza ha portato ad un forte
degrado e all'abbandono recente dei Centri Storici, preferendo a
questi le aree vallive anche per la residenza.
E' questo un fenomeno che oltre a procurare un elevato consumo di
territorio e la conseguente sottrazione di vaste aree
all'agricoltura rappresenta oggettivamente un modo di operare in
contrasto con ogni più elementare indirizzo di sviluppo
sostenibile.
Occorre inoltre segnalare come le previsioni di Piano, anche le
più recenti conformi al PPAR, siano sempre
sovradimensionate rispetto alle reali esigenze del
territorio.
La causa principale di questi fenomeni è legata allo
scarso coordinamento tra i Comuni della Valle, manifestatosi
negli anni passati, che ha portato ognuno di questi a prevedere,
sul proprio territorio, tutte le zonizzazioni, pensando
più a non perdere possibili occasioni di sviluppo che ad
uno uso assennato dello stesso.
Alcune forme di aggregazione recente tra Comuni vicini segna una
importante inversione di tendenza che lascia ben sperare per il
futuro.
La pianificazione Provinciale, con la revisione del PTCP di
Ascoli Piceno, sembra comunque avere percepito il rischio che
questo fenomeno si ripresenti poiché nella proposta di
modifica delle NTA rivede la regolamentazione del sistema di
localizzazione e distribuzione delle zone residenziali e delle
attività produttive, commerciali (artt. 9,11,12).
I PRG dovranno quindi fare riferimento alle disposizioni della
proposta di modifica del PTCP.
I criteri di sostenibilità ambientale contenuti nel nuovo
articolo 30 del PTCP dovranno essere il riferimento per la
pianificazione territoriale urbanistica comunale. Analizzando in
dettaglio il mosaico dei PRG, si nota una presenza significativa
di aree produttive (ZTO D) di notevoli dimensioni (Poli
Produttivi) nella fascia interna della valle dell'Aso, lungo
l'asta fluviale dell'Aso ed in zone classificate come territorio
agricolo.
Va, inoltre, sottolineato che le aree produttive esistenti, come
individuate nelle tavole di analisi allegate alla proposta di
variante del PTCP della Provincia di Ascoli Piceno, rappresentano
solo il 3%. Il restante 97% sono costituite invece dalla proposta
di espansione di zone produttive avanzata dal CONSIND.
Se è pur vero che le zone produttive previste nelle aree
interne del bacino hanno contribuito in epoche passate a
contenere il trasferimento di tanti abitanti verso le aree
costiere, fenomeno comune all'intera regione, è
altrettanto vero che la localizzazione di queste zone senza
tenere in debito conto l'orografia del territorio ne fa oggetto
di limitate possibilità di sviluppo oltre che di reali
rischi legati alle possibili esondazioni del Fiume Aso.
Queste previsioni andrebbero pertanto riviste in un contesto
integrato, coordinando e concertando le scelte localizzative ed i
settori di sviluppo, analizzando in dettaglio il reale fabbisogno
in rapporto alle criticità locali.
In previsione di uno strumento di strategia e di
pianificazione territoriale intercomunale, andranno
attentamente analizzati gli insediamenti produttivi già
esistenti (tipologia, ubicazione, dotazioni infrastrutturali,
…) e le nuove localizzazioni previste o ipotizzate; anche
in funzione delle indicazioni per la sostenibilità degli
interventi del nuovo PTCP.
Nonostante la consistente previsione di nuovi poli produttivi,
dal mosaico dei PRG, emerge che i territori della Val d'Aso, e
nello specifico dei 21 comuni analizzati, sono caratterizzati
prevalentemente da zone agricole (ZTO E).
Dall'analisi urbanistica, unitamente all'analisi del settore
agricolo, è evidente una netta distinzione tra agricoltura
nell'area di costa ed agricoltura dell'entroterra. Nel primo
ambito, l'attività agricola è di tipo intensivo;
mentre nell'area interna della Val d'Aso è di tipo
estensivo.
È importante evidenziare però che nelle aree
agricole vengono ricomprese anche le aree boscate, i crinali, i
versanti e tutto il territorio non edificato.
Non avendo avuto modo di trasporre gli "ambiti di tutela"
definitivi del PPAR così come individuati dai Comuni,
proprio per la scarsa collaborazione avuta da questi ultimi,
risulta di difficile interpretazione ed identificazione la
distribuzione sul territorio delle zone effettivamente agricole e
delle aree aperte inedificate non agricole (quali ad esempio le
zone H o zone di tutela e salvaguardia: aree sensibili, boschi,
prati, crinali, …).
Perciò, allo stato attuale dello studio non è
possibile valutare esattamente le previsioni comunali in termini
di aree sensibili e/o tutelate e, quindi, fare un raffronto con
le previsioni di insediamenti produttivi.
Come già segnalato, risulta evidente, comunque, che le
aree produttive più significative sono situate in
prossimità del fiume Aso; quindi in area potenzialmente
sensibile e critica.
La definizione degli ambiti di tutela è stata possibile
solo attraverso una lettura dei vincoli sovraordinati, ovvero
attraverso una trasposizione passiva delle tutele del PPAR e
l'analisi dei piani sovraoridinati coordinati con le indicazioni
del PPAR (Piano Cave, PAI).
È mancata, invece, l'individuazione e la trascrizione
definitiva dei vincoli e delle tutele effettuata dai Comuni che
hanno recentemente adeguato al PPAR i propri PRG.
Da ciò, si evince che è possibile una lettura delle
aree sensibili, ma solo a livello generale di ambito , ovvero di
vincolo superiore.
Manca invece la conoscenza dettagliata delle previsioni comunali
che possono confermare o ampliare e specificare le indicazioni
degli strumenti di pianificazione d'area vasta; fornendo
così informazioni significative in più sulle
tendenze pianificatorie di ogni comune.
In riferimento, alle zone agricole ed alle zone non edificate,
che possiamo definire "zone non classificate" o "alte zone",
vista la loro distribuzione e prevalenza, emergono due
considerazioni importanti:
- queste aree, non precisamente definite e perimetrate, possono
essere viste non solo come una debolezza del sistema di
pianificazione territoriale urbanistica locale, ma anche come una
potenzialità dove poter avviare ragionamenti e processi di
pianificazione territoriale ambientale integrata.
- Si può cercare di avviare un cambio di tendenza nella
trasformazione del territorio non costruito, promuovendo la
riqualificazione ambientale e la ristrutturazione urbanistica
(risparmio e riuso delle risorse) limitando l'espansione urbana e
gli ampliamenti urbanistici e riducendo l'impronta ecologia delle
comunità della Val d'Aso.
Analizzando, la pianificazione delle zone residenziali (ZTO B
e C) e destinate alle attrezzature di interesse collettivo (ZTO
F), come già evidenziato in riferimento all'espansione
urbana (urban jam), emerge che queste zone sono diffuse in tutto
il territorio comunale non costruito.
Assieme alla classica espansione che parte dal centro storico e
si dirige verso il suo esterno con nuove residenze ed aree a
standard ad esse connesse, le zone residenziali ed a servizio si
sviluppano anche in altri ambiti del comune, spesso in zone
contermini agli insediamenti produttivi. Le zone F fungono spesso
da fascia tampone tra le zone residenziali nuove e le zone
produttive-artigianali.
Una breve analisi individuale va fatta per le zone
urbanistiche destinate agli insediamenti, alle strutture
turistiche ed ai servizi complementari.
Dall'analisi dei PRG e della normativa di riferimento, infatti,
emerge che non c'è una zonizzazione omogenea coordinata
delle aree turistiche, ovvero tutti i Comuni hanno personalizzato
la definizione di queste aree, classificandole nei PRG come zone
produttive (ZTO D) o come zone destinate a servizi collettivi e
di interesse pubblico (Zone F); in alcuni casi anche come zone di
espansione residenziale (Zone C).
Questa diversa classificazione può essere intesa come una
diversa tipologia di zone turistiche: per seconde case per le
vacanze; per strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere e
per attività e servizi turistici complementari.
È auspicabile che ci sia comunque un coordinamento tra
comuni per la definizione di una "classe omogenea" così da
consentire un'analisi comparata più precisa.
In previsione di uno strumento di pianificazione
intercomunale, andranno attentamente analizzate anche le
trasformazioni nel settore turistico e definite le zone destinate
allo sviluppo del settore.
Per un piano intercomunale andranno anche definite:
- le direttrici ed il dimensionamento delle aree urbanizzate di
espansione nei singoli comuni e nell'intero complesso del bacino
della Val d'Aso;
- le zone da tutelare, con differenti gradi di tutela,
salvaguardia e valorizzazione;
- le zone agricole da individuare e organizzare valutando le
attitudini e le propensioni locali e le peculiarità del
territorio, privilegiando comunque attività di
qualità e produzioni tipiche.
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