…: PIANO DIRETTORE E PEREQUAZIONE TERRITORIALE DELLA VALDASO:
STRUMENTI DI ATTUAZIONE PER LA PIANIFICAZIONE AMBIENTALE :...



1. INTRODUZIONE: PROPOSTA DI UN PIANO DIRETTORE D’INDIRIZZO SOVRACOMUNALE CONDIVISO

Innanzitutto, la predisposizione di un piano sovracomunale della Valdaso, basato su principi di equità e negoziazione, ovvero di perequazione urbanistica, implica una revisione e una riorganizzazione del sistema di pianificazione provinciale che, addirittura, può influenzare quello regionale.
La pianificazione deve superare la visione classica di pianificare e gestire il territorio a comparti separati, ovvero la rigida divisione in livelli gerarchici.
Gli strumenti e gli attori di piano devono “comunicare” tra loro.
La provincia di Ascoli Piceno, con l’applicazione di una nuova forma di pianificazione nella Valdaso, può rappresentare addirittura il volano per la modifica della legge regionale LR 34/1992.
La proposta parte dal presupposto di organizzare il sistema di pianificazione perequativo in livelli differenti, ma integrati, di pianificazione:

  • Provinciale → Piano Direttore come strumento di indirizzo per la pianificazione della Valdaso, elaborato sulla base di un processo di pianificazione partecipata (sussidiarietà verticale ed orizzontale) e progetti pilota, come esempi di buone pratiche e reale fattibilità delle indicazioni di piano;
  • Comunale → PRG di nuova generazione, costituito non più da un solo strumento, ma da più strumenti e da un rapporto di collaborazione e concertazione con gli attori rilevanti della pianificazione (sussidiarietà orizzontale).

Il Piano Direttore è lo strumento di orientamento della pianificazione sovracomunale e comunale.
Con questo piano non prescrittivo, ma d’indirizzo, vengono definiti i comparti perequativi (ambiti di trasformazione urbanistica, urbana e territoriale, nei quali si applica il principio di perequazione.
Il piano deve essere elaborato di concerto con la Provincia, con il supporto di un gruppo di consulenza tecnica, sulla base di un processo pianificatorio concertato e condiviso che coinvolge tutti gli “attori locali” istituzionali rilevanti (Comuni, Unione Comuni, Comunità Montana).
La Regione assume, inoltre, un ruolo significativo nel processo di piano come “attore territoriale” che può fornire una visione allargata delle problematiche del territorio e degli elementi cardine del sistema di pianificazione d’area vasta e locale.
Lo strumento urbanistico comunale può essere, invece, strutturato ed organizzato in strumenti distinti per tipologia d’ambito d’intervento (sull’esistente o nuovo insediamento.
La loro definizione è lasciata alla piena autonomia delle Amm.ni Locali.
Un esempio:

  • “Regolamento urbanistico” → assimilabile ad un regolamento edilizio a scala urbanistica, nel quale vengono date indicazioni per l’esistente e per la sua riqualificazione e recupero ambientale;
  • “Piano operativo o degli interventi” → che si occupa di ragionare sulle trasformazioni urbanistiche e di pianificare nuovi insediamenti, infrastrutture, ovvero le modificazioni del tessuto urbano e del territorio extra-urbano (ambiti agricoli, aree vincolate, zone critiche, ...).

Di seguito, viene presentato uno schema esplicativo dei livelli di pianificazione e delle relazioni tra stakeholder del processo pianificatorio.
In questo modo, si può percepire chiaramente la complessità del processo da avviare e delle relazioni (rete di attori), nonché i risultati/prodotti (indirizzi e norme tecniche per la pianificazione che si possono ottenere da questo processo: Piano Direttore; aggiornamento dei PRG Comunali (indirizzi di piano e norme tecniche); Riforma Urbanistica regionale.

 

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3. METODO E FASI DI LAVORO

Per l’implementazione del Piano Direttore della Valdaso e l’attuazione dei principi perequativi in ambito sovracomunale (perequazione territoriale), è stato definito ed organizzato un gruppo di lavoro multidisciplinare esterno all’amministrazione provinciale, costituito da tecnici locali e non.
Questo approccio permette di garantire una visione critica integrativa che amplia la visione locale.
La condivisione ed il confronto di esperienze e di metodologie utilizzate in ambiti e contesti infraregionali, consente di elaborare proposte ed indicazioni di piano innovative, per promuovere la riforma urbanistica e pianificatoria della Valdaso e fornire un esempio di “buone pratiche” da applicare anche in altri ambiti territoriali della regione.
Gli elementi caratterizzanti il metodo di lavoro sono, quindi, l’interazione e la collaborazione tra professionisti esterni e gli enti istituzionali. La definizione preliminare delle strategie e degli obiettivi, attraverso riunioni di coordinamento con la Provincia ed una stretta collaborazione, infatti, ha permesso di scegliere un sistema di pianificazione condiviso per la revisione urbanistica della Valdaso, volto alla tutela, riqualificazione e valorizzazione delle risorse territoriali locali.
La concertazione tra enti istituzionali rilevanti per il territorio di piano è stato un altro elemento importante per l’avvio del processo di pianificazione territoriale della Valdaso.
La partecipazione di tutti gli attori locali significativi per il processo di pianificazione e trasformazione territoriale (stakeholder) consente di avviare un processo aperto e condiviso, in grado di fornire feed back positivi utili a migliorare e a personalizzare il processo alle peculiarità ed esigenze locali.
In questo modo, il processo attivato è interattivo e costantemente implementabile (in itinere) con nuovi elementi, esigenze e richieste locali che emergono in corso d’opera. Il coinvolgimento degli stakeholder permette, quindi, di gestire i conflitti tra interessi ed esigenze in gioco e di utilizzare i risultati della condivisione di opinioni, idee e conoscenze per ottimizzare le azioni di piano.
Per ottenere informazioni specifiche sulle esigenze e sulle peculiarità del territorio della Valdaso viene strutturata una scheda di sintesi, completa di un breve questionario, che viene distribuita a tutte le Amministrazioni Locali.
La scheda di sintesi permette di conoscere gli obiettivi generali e le strategie per l’implementazione di un piano sovracomunale e l’applicazione del principio della perequazione territoriale.
Il questionario fornisce, invece, elementi specifici per conoscere le caratteristiche territoriali ed urbanistiche locali, nonché gli interessi e la percezione del contesto di riferimento da parte degli stakeholder.
I dati e le informazioni rilevate consentono di definire linee d’indirizzo ad hoc per la pianificazione, sia comunale sia sovracomunale.
Tutte le Amministrazioni Comunali della Valdaso e la Provincia hanno, infatti, i riferimenti tecnici e normativi per elaborare uno strumento di piano equo (ripartizione equilibrata di diritti ed oneri edificatori), trasparente, volto alla tutela e valorizzazione delle specificità e delle risorse locali.
L’approccio metodologico ed i contenuti tecnico-normativi del Piano Direttore della Valdaso, basato sui principi perequativi, può essere di riferimento e supporto anche nel momento in cui verrà costituita la Provincia di Fermo.
La nuova Amministrazione Provinciale può predisporre un Piano di Coordinamento Territoriale (PTCP) che prevede piani d’area e piani settoriali attuativi.
Come per il PTCP di Ascoli Piceno, anche all’interno dei piani attuativi del PTCP della futura provincia, si può includere il Piano Direttore su base perequativa; recependo completamente o parzialmente gli indirizzi della presente proposta di piano.
Le norme vigenti in materia forniscono ulteriore spunto e supporto alle Province per la concertazione tra enti.
Le Province possono definire e strutturare un accordo-convenzione perché gli strumenti di pianificazione territoriale d’area vasta, che interessano entrambe le amministrazioni, possano costituire base di riferimento per le amministrazioni locali comunali di entrambe le province, garantendo così una pianificazione urbanistica sovracomunale condivisa.
Le singole Amministrazioni comunali possono recepire (totalmente o parzialmente), inoltre, indirizzi di piano e riferimenti normativi per aggiornare ed integrare gli strumenti di piano comunale (PRG).
Come già sottolineato, un ruolo rilevante è svolto dalla Regione. Nel contesto della pianificazione territoriale sovracomunale, condivisa e concertata, è fondamentale la reale applicazione dei principi di sussidiarietà e concertazione per assicurare efficacia ed efficienza al processo pianificatorio e l’attuazione reale dei principi di sostenibilità ambientale.
In base a tutti questi presupposti, la relazione tecnica di piano è stata, quindi, strutturata in modo da spiegare in modo dettagliato, trasparente e chiaro gli elementi chiave del piano, l’approccio utilizzato, nonché le strategie e gli obiettivi di un sistema di pianificazione territoriale integrato della Valdaso. Il documento di piano è, dunque, così organizzato:

  • Introduzione riguardante i concetti sviluppati nel piano;
  • Parte I: Approfondimenti teorici sul principio della perequazione urbanistica come strumento per gestire le trasformazioni urbanistiche e territoriali;
  • Parte II: Approfondimenti teorici sulla perequazione territoriale e sugli strumenti possibili per l’attuazione di un piano perequato a scala sovracomunale;
  • Parte III: Applicazione dei principi e degli strumenti di perequazione (urbanistica e territoriale) nell’ambito territoriale della Valdaso. In questa fase del lavoro, sono stati applicati ed adattati alle esigenze della Valdaso, i concetti base. L’applicazione ad un territorio così ampio e complesso, sia dal punto di vista ambientale sia urbanistico e socio-economico (24 comuni con caratteristiche differenti tra loro), ha richiesto la definizione di una procedura ad hoc per poter considerare e rappresentare tutti gli interessi e le variabili in gioco;
  • Parte IV: Proposta di indirizzi per la normativa di piano.
    Le indicazioni per la pianificazione della Valdaso, incluse nella relazione tecnica, sono il risultato di analisi e valutazioni tecniche ed urbanistiche, ma anche del coinvolgimento degli attori locali (stakeholder).
    Queste proposte d’indirizzo possono essere utilizzate per definire i contenuti della normativa del piano, oppure per implementare il piano provinciale (PTCP di Ascoli Piceno), inserendo un capitolo specifico per la pianificazione della Valdaso.
    Questa parte del documento di piano, evidenzia le potenzialità di questo strumento; ovvero come la Valdaso può diventare un esempio di “buone pratiche” per la diffusione di un approccio perequativo alla pianificazione delle altre valli;
  • Tavole e Tabelle di sintesi dell’applicazione del principio di perequazione territoriale per la definizione del piano direttore della Valdaso.

Di seguito vengono presentate, in tabelle schematiche, le fasi di lavoro programmate (Tab. n. 1), nonché l’organigramma e la struttura del documento con le tempistiche (Tab. n. 2).
Va ricordato, inoltre, che la prima metà del 2008 servirà per la revisione del Piano Direttore e la strutturazione delle fasi successive di attuazione dello stesso, così da potenziare l’operatività dello strumento di pianificazione elaborato per la Valdaso.



4. IL PIANO DIRETTORE DELLA VALDASO E LA CONVENZIONE EUROPEA DEL PAESAGGIO

4.1 La Convenzione Europea del Paesaggio e la sua attuazione.

La Convenzione Europea del Paesaggio è stata sottoscritta a Firenze il 20 ottobre 2000. Con tale documento è stata affermata l’unitarietà del rapporto fra paesaggio e territorio superando in tal modo ogni ambiguità in merito al tema paesaggio inteso esclusivamente come bellezza da tutelare.

Il concetto di paesaggio è sancito nel nostro ordinamento dalla legge n. 1497 del 29 giugno 1939 sulla Protezione delle bellezze naturali, tale norma insieme alla Legge n. 1089/39 sulla Protezione delle cose d’interesse storico artistico, hanno permesso di proteggere e salvare importanti aree di grande pregio presenti nostro paese.
La legge n. 382 del 1975 e la successiva Legge n. 431 del 1985, nota come legge Galasso con tutte le sue derivazioni, hanno notevolmente ampliato l’applicazione del vincolo paesaggistico.

La Convenzione Europea rappresenta una svolta fondamentale intorno al concetto di paesaggio definendone in maniera chiara gli elementi costituenti:

  1. "Paesaggio" designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni;”

    (Alla definizione unisce l’indicazione di una serie di azioni collegate alla sua tutela e valorizzazione):


  2. "Politica del paesaggio" designa la formulazione, da parte delle autorità pubbliche competenti, dei principi generali, delle strategie e degli orientamenti che consentano l'adozione di misure specifiche finalizzate a salvaguardare gestire e pianificare il paesaggio;
  3. "Obiettivo di qualità paesaggistica" designa la formulazione da parte delle autorità pubbliche competenti, per un determinato paesaggio, delle aspirazioni delle popolazioni per quanto riguarda le caratteristiche paesaggistiche del loro ambiente di vita;
  4. "Salvaguardia dei paesaggi" indica le azioni di conservazione e di mantenimento degli aspetti significativi o caratteristici di un paesaggio, giustificate dal suo valore di patrimonio derivante dalla sua configurazione naturale e/o dal tipo d'intervento umano;
  5. "Gestione dei paesaggi" indica le azioni volte, in una prospettiva di sviluppo sostenibile, a garantire il governo del paesaggio al fine di orientare e di armonizzare le sue trasformazioni provocate dai processi di sviluppo sociali, economici ed ambientali;
  6. "Pianificazione dei paesaggi" indica le azioni fortemente lungimiranti, volte alla valorizzazione, al ripristino o alla creazione di paesaggi.

Si ipotizza in sostanza una convergenza sulla stessa area delle azioni di tutela e salvaguardia con azioni di pianificazione urbanistica e paesistica tendenti alla conservazione e valorizzazione dei luoghi di pregio, passando attraverso il coinvolgimento delle popolazioni nel riconoscimento dell’unitarietà del paesaggio come entità complessa.

Il Codice dei Beni Culturali (DECRETO LEGISLATIVO recante il “CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO”, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137- Gazzetta Ufficiale 24 febbraio 2004, n. 45) fin dall’art. 2 comma 1, dichiara che il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e da quelli paesaggistici sancendo così in maniera inequivocabile il concetto di Paesaggio come patrimonio culturale.
Nella parte del Codice interamente dedicata ai beni paesaggistici si evidenzia una perfetta sintonia con i principi della Convenzione Europea: “Contenuto e contenitore diventano un concetto unitario che esprime l’identità dei luoghi e si esplicitano in quei caratteri che derivano loro “dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interazioni” (Codice B.B.C.C. art.131, comma1).

Lo Stato italiano ha ratificato la Convenzione Europea del Paesaggio tramite la legge 9 gennaio 2006, n. 14 ed in tale ambito si è impegnato a prendersi cura della qualità del paesaggio con riferimento all’intero territorio nazionale e non più soltanto rispetto ad aree e beni considerati di particolare valore sotto il profilo estetico-culturale o ecologico-ambientale, coinvolgendo le popolazioni ed i soggetti interessati nei rilevanti processi decisionali.

La Convenzione Europea del Paesaggio è entrata in vigore in Italia l’1 settembre 2006.

Le disposizioni della Convenzione Europea del Paesaggio relative alla ripartizione delle pubbliche competenze si riferiscono esplicitamente ai principi di sussidiarietà e di autonomia locale. Su questa base, la Convenzione Europea del Paesaggio impegna gli Stati contraenti a coinvolgere gli enti locali e regionali nella definizione e nell’attuazione delle politiche del paesaggio, nei processi di identificazione e caratterizzazione dei paesaggi, come anche nella formulazione degli obiettivi di qualità e delle attività di intervento sui territori interessati.

L’entrata in vigore di queste disposizioni a livello nazionale ha spinto un numero crescente di enti territoriali a rinforzare il proprio impegno istituzionale in materia di paesaggio.

Nella maggioranza dei casi, ciò ha provocato un progressivo ma sostanziale adeguamento del loro apparato tecnico, amministrativo, regolamentare e/o legislativo in materia.

 

4.2 Il processo di costruzione di una consapevolezza ambientale nel territorio della Valdaso

Gli elaborati allegati al “PROGETTO VALDASO – Studio di fattibilità per la naturalizzazione e rivitalizzazione del Fiume Aso e Piano Strategico per la definizione del Marchio d’Area Valdaso”, consegnati approvati con Del. Giunta Provinciale n. 261 del 2/07/2007, individuano nel documento “Linee Guida Strategiche per lo sviluppo integrato della Valdaso” elementi di forte caratterizzazione finalizzati alla valorizzazione e tutela del territorio in funzione dei concetti posti alla base della Convenzione Europea del Paesaggio in particolare:

  • a. il concetto di "Paesaggio"
    • la Provincia di Ascoli Piceno è caratterizzata da un sistema insediativo a pettine legato ai bacini idrografici posti ortogonalmente alla costa e segnati da valli fluviali di recente insediamento con insediamenti storici posti sulla sommità dei crinali che dividono tali vallate.
      La Valdaso è una di queste valli che rispetto alle altre presenta ancora caratteri di limitata antropizzazione nelle aree vallive prossime al corso d’acqua principale ma evidenzia una tendenza a localizzare in tale zone gli insediamenti di nuova previsione sia residenziali che produttivi.
  • b. la "Politica del paesaggio"
    • le Amministrazioni pubbliche coinvolte negli anni scorsi nell’operazione di definizione del Marchio d’Area per la Valdaso hanno dimostrato grande attenzione alla tutela del paesaggio dichiarando in numerose iniziative pubbliche la disponibilità a definire strategie comuni finalizzate al raggiungimento di tale obiettivo.
  • c. l’"Obiettivo di qualità paesaggistica"
    • per avviare un progetto strategico di sviluppo integrato del territorio è risultato fondamentale avviare un processo di coinvolgimento e partecipazione di tutti gli stakeholder locali, individuati attraverso una mappatura della realtà territoriale possibile grazie ad un’analisi socio-economica e culturale del contesto.
      I principali stakeholder individuati e coinvolti nel processo sono stati:
      • enti pubblici (Comuni, Associazioni e Unioni dei Comuni, Istituzioni pubbliche ecc.)
      • organi istituzionali
      • associazioni di categoria ed organismi di rappresentanza (Ass. agricole, Ass. industriali, Ass. commercianti ecc.)
      • soggetti privati quali associazioni e Gruppi di Azione Locali (GAL) attivi sul territorio
      La collaborazione e la concertazione tra attori rilevanti è molto difficile, ma essenziale per garantire un approccio strategico di sviluppo.
      Si è definito e gestito un piano di coinvolgimento e partecipazione con l’obiettivo di avviare un sistema di gestione comune di progetti ed interventi sul territorio, di strutturare corsi di formazione per la sensibilizzazione dei soggetti che operano sul territorio e che possono essere influenzati dalle azioni di progetto.
      Allo scopo di creare un rapporto sinergico tra soggetti ed innescare un meccanismo di feed back positivo per lo sviluppo del territorio, risulta importante cominciare a definire ed organizzare un organismo per la gestione comune e per la diffusione uniforme ed efficace delle informazioni, per la coesione e l’interazione dei soggetti coinvolti, per la promozione di iniziative di tutela e valorizzazione delle valenze locali.
      Sulla definizione e attivazione di tale organismo si sta puntando nel lavoro di progettazione di un Piano Direttore condiviso che rappresenta l’attuale fase di sviluppo ulteriore del Progetto Valdaso. Il lavoro svolto per conto dell’Amm. Provinciale ci ha consentito di raccogliere le aspirazioni delle popolazioni interessate che sono state inserite nella documentazione allegata al Progetto per il marchio d’area della Valdaso.
  • d. la "Salvaguardia dei paesaggi"
    • le azioni di salvaguardia sono il risultato del diretto confronto con cittadini, amministratori ed operatori economici che hanno partecipato agli incontri di lavoro e alle assemblee pubbliche; esse sono state sintetizzate nei seguenti punti:
      • definire un Marchio d’area per la Val d’Aso, che fissi regole e limiti (dimensionali, tipologici, qualitativi,…) per le aziende e le società che vogliono investire in questo territorio;
      • promozione di studi e ricerche incentrati sulla conoscenza delle tipicità e sulla loro tutela;
      • programmazione di sistemi promozionali e di eventi al fine di promuovere la divulgazione della conoscenza della miriade di prodotti tipici locali (ad esempio mediante fiere, spettacoli, campagne pubblicitarie, incontri pubblici e nelle scuole,….
        Altra idea potrebbe essere l’istituzione di una rete museale diffusa che valorizzi anche la storia di questo territorio (es: museo dei mestieri, degli usi e costumi di un tempo,…);
      • Recupero e riqualificazione del paesaggio agrario, con particolare attenzione ai “relitti di paesaggio agrario”, non solo dal punto di vista strettamente naturalistico ma anche tramite la ricerca di una possibile sinergia tra agricoltura e bioedilizia;
      • Tutela e riqualificazione delle “emergenze floristiche” e degli ambiti golenali;
      • Creazione di un sistema di connessione ecologica (Es.: corridoi ecologici); sistema che può essere propedeutico ad un eventuale prossimo progetto di Reti ecologiche sul territorio provinciale;
      • Riqualificazione dei siti produttivi (dismessi, in fase di modifica, di ammodernamento, ampliamento,…) attraverso progetti integrati di ottimizzazione degli impianti dal punto di vista produttivo (bilancio di massa), energetico, ecologico – ambientale (aree ecologicamente attrezzate);
      • Strutturazione ed organizzazione della filiera agroenergetica;
      • Integrazione tra turismo e prodotti agricoli locali (valorizzazione del turismo enogastronomico) mediante il concetto di Parco Rurale Produttivo;
      • Definizione e proposta di valenze ambientali (naturali, storico-culturali, paesaggistiche) per la proposta di istituzione di aree vincolate (ai sensi del Dlgs. n. 42/2004 e s.m.i..
  • e. la "Gestione dei paesaggi"
    • in merito a tale tematica si è provveduto alla realizzazione di un Sistema Informativo Territoriale che ha consentito di raccogliere in un unico strumento facilmente consultabile tutte le informazioni disponibili presso tutti gli Enti che hanno competenze sul territorio, evidenziando gli elementi in contrasto con lo sviluppo sostenibile del territorio stesso, come base di un sistema comune e condiviso di gestione del paesaggio della Valdaso.
  • f. "Pianificazione dei paesaggi"
    • sono stati presi in esame gli strumenti di programmazione, pianificazione e gestione del territorio, sia a scala vasta sia locale, che incidono sul territorio della Valdaso nel suo complesso indicando come azioni urgenti di pianificazione:
      • l’elaborazione ed implementazione del Piano Intercomunale di coordinamento dei territori compresi nel bacino della Val d’Aso;
      • la riqualificazione degli ambiti paesaggistici vincolati;
      • la realizzazione di un Piano Direttore per l’intera vallata che fornisca indicazioni per la programmazione comunale correggendo i disequilibri evidenziati negli studi effettuati.

 

4.3 La conoscenza come base per un’azione di tutela e valorizzazione del paesaggio

La conoscenza comunque resta sempre il nodo fondamentale per una efficace azione sul territorio.

La conoscenza del territorio e del suo genius loci, dell’identità culturale locale, permette di recuperare elementi tematizzanti che possono essere utilizzati nelle fasi di costruzione dell’identità comune e di definizione di un ambito riconoscibile, sia internamente sia esternamente all’area.
Si sono quindi approfondite non solo le caratteristiche e le attività tipiche del un luogo ma anche le radici e le motivazioni storiche.

Con il quadro completo dei caratteri peculiari, storici ed attuali, del territorio, si possono facilmente riconoscere le eccellenze dei settori di attività presenti (agricoltura di qualità, artigianato tipico, ristorazione compatibile e slow food, artigianato tipico, turismo di qualità, ….

L’individuazione di elementi forti, distintivi e di qualità consente di innescare un circolo virtuoso per lo sviluppo locale.

Per creare e consolidare un’identità locale ed avviare un processo di sviluppo integrato e diffuso, oltre alla conoscenza dei luoghi, intesi come spazio vissuto e realtà con le proprie caratteristiche, risulta fondamentale definire e conoscere gli attori locali (stakeholder).
Il lavoro fin qui svolto è consistito nello studio e mappatura “sul campo” (analisi socio-economiche approfondite; predisposizione di questionari) della realtà da sviluppare, attraverso la conoscenza diretta delle persone, che hanno portato a definire quali sono i soggetti rilevanti per il processo da innescare, creando un rapporto di fiducia e collaborazione con il gruppo di progettazione.
L’esperienza fatta ci ha indicato come gli stakeholder vadano coinvolti direttamente ed indirettamente, sia materialmente sia emotivamente, nelle attività di costruzione del progetto di distretto, ovvero di marchio d’area.

Conoscere e far conoscere diventa dunque uno degli strumenti fondamentali della democrazia partecipata e, per questo, mettere a disposizione strumenti ed elementi di conoscenza diventa un preciso dovere delle amministrazioni pubbliche.

Uno strumento fondamentale di diffusione ed allargamento delle conoscenze acquisite è risultato il Sistema Informativo Territoriale della Valdaso (S.I.T.-Valdaso), distribuito capillarmente in centinaia di copie, che ha consentito a tutti gli operatori e agli Enti decisionali di avere sotto controllo l’intero territorio, il suo livello di pianificazione, con la “carta dei conflitti” dove sono indicati gli elementi di squilibrio rispetto ad un’ipotesi di sviluppo sostenibile del territorio stesso.
Il primo risultato ottenuto è che nessuno potrà più dire “… non sapevo, non ero a conoscenza!” in caso di scelte che compromettono l’ottenimento del risultato.
Le scelte effettuate su una singola porzione del territorio interessato, incidono sul paesaggio e sulla sua percezione creando ricadute negative sull’intero sistema che possono essere verificate attraverso lo strumento del S.I.T.
Abbiamo, comunque, rilevato come il limite di questo importante strumento di lavoro collettivo sia nel suo aggiornamento costante che deve essere curato dai vari settori dell’Amministrazione Provinciale (con l’Urbanistica al primo posto) in un rapporto biunivoco con gli Enti territoriali competenti e con le Amministrazioni Pubbliche dei singoli Comuni.

 

4.4 La formazione come strumento finalizzato al rafforzamento della coscienza collettiva di un’identità territoriale.

L’obiettivo di accrescere la consapevolezza e la conoscenza dei valori e delle peculiarità del proprio territorio necessita di strumenti in grado di agire su diversi piani, promuovendo un coinvolgimento di diversi soggetti; appare pertanto fondamentale avviare un processo decisionale partecipato che porti alla condivisione degli obiettivi posti, evitando i conflitti che operazioni di questo genere naturalmente portano con sé.
Alla base intendiamo porre l’implementazione di un processo di partecipazione e di informazione rivolto prevalentemente agli amministratori, ai tecnici comunali e ai professionisti operanti sul territorio, rappresentati dagli Ordini e collegi.

La formazione dovrebbe avere come obiettivo il confronto e l’acquisizione di tecniche di gestione del territorio di area vasta ed essere finalizzato alla strutturazione di accordi sovracomunali che pongano al centro la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del territorio nel suo complesso partendo dai presupposti finora condivisi e raccolti nelle Linee Guida concordate con gli enti locali e approvate dalla Giunta Provinciale.
Il lavoro al fianco del Servizio Formazione Professionale dell’Amm.ne Provinciale potrebbe consentire in tempi brevi l’avvio concreto di questa fase del tutto sperimentale in quanto rivolta a soggetti decisori nel proprio ambito territoriale. Lo scopo è trasmettere conoscenze all’avanguardia nella gestione condivisa del territorio, partendo proprio da quel concetto perequativo a cui più volte si sono richiamati gli interventi svolti nei numerosi incontri svolti nel corso degli ultimi due anni.

Una particolare attenzione va posta ai corsi post-diploma finanziabili con il Fondo Sociale Europeo, anche questi attivabili in tempi brevi, e rivolti a quel mondo della scuola che dovrebbe costruire i futuri operatori del settore.
Tempi un pò più lunghi appaiono, invece, quelli per Master o Dottorati che devono essere concordati con gli Istituti Universitari. In questo caso, risulta più opportuno attivare corsi previsti dagli istituti aderenti alla RECEP tra cui l’Università di Camerino con la Facoltà di Architettura di Ascoli, in primis.

Le azioni da attivare a breve possono essere le seguenti:

  • Tavoli di concertazione
  • Focus Group
  • Workshop specifici sulla tutela e valorizzazione del paesaggio community interattiva ad hoc;
  • programma di promozione e divulgazione sulle caratteristiche paesaggistico-ambientali della Valdaso
  • organizzazione convegni ed eventi informativi per la popolazione e per i potenziali fruitori della Valdaso sui temi del governo del territorio
  • organizzazione di corsi periodici tematici per formare ed aggiornare gli operatori locali e gli amministratori sulle tematiche della pianificazione territoriale condivisa e sui criteri della perequazione

4.6 Il Piano Direttore della Valdaso come processo di piena attuazione della Convenzione Europea del Paesaggio.

Un gran lavoro è stato svolto finora sulla scorta delle indagini e delle ricerche di supporto alle Linee Guida del “Progetto Valdaso” che ha portato alla formazione di un Gruppo di Lavoro Intersettoriale coordinato dal Dott. Vagnoni e che vede coinvolti i Dirigenti dei Settori Urbanistica, Turismo e Agricoltura, Ambiente, Genio Civile e Cultura.

Nel corso delle riunioni svolte negli ultimi mesi e finalizzate alla definizione del Piano Direttore attraverso un processo di prima condivisione con le strutture Provinciali competenti sul territorio, si è giunti all’elaborazione di un questionario complesso, rivolto agli Amministratori, tendente ad individuare le priorità per ogni ambito locale sulla base del quale elaborare la prima bozza ragionata di Piano, tarata sulle esigenze manifestate da ogni soggetto e sulla sintesi scaturita dal confronto interno alla Commissione Integrata.
E’ questo un lavoro di grande impegno per tutti ma i cui risultati sono importanti per sanare preliminarmente i possibili conflitti legati alle diverse sensibilità che debbono necessariamente essere coinvolte nel processo di pianificazione territoriale riferito ad un’area così vasta quale quella di un bacino fluviale.

Al fine di giungere alla piena attuazione della Convenzione Europea si ritiene comunque opportuno avviare alcune azioni in via prioritaria tra cui:

  1. definire un Protocollo d’intesa tra Comuni, Provincia e Regione in attuazione alla Convenzione Europea del Paesaggio che preveda anche canali di finanziamento prioritari su alcuni settori di maggior interesse quali Agricoltura e Turismo;
  2. continuare a stimolare la partecipazione dei soggetti interessati e delle associazioni costituite per la tutela degli interessi diffusi attraverso incontri, conferenze e dibattiti mirati;
  3. promuovere la salvaguardia e la reintegrazione dei valori del paesaggio rendendo con essi compatibili le politiche di pianificazione del territorio, urbanistiche, a carattere culturale, paesaggistico, ambientale, agricolo, sociale ed economico, nonché le altre politiche che possono avere un’incidenza diretta o indiretta sul paesaggio;
  4. promuovere programmi pluridisciplinari di formazione sulle politiche per la salvaguardia e la pianificazione paesaggistica destinati agli amministratori, agli operatori del settore pubblico e privato e alle associazioni di categoria interessate, agli Ordini e ai Collegi professionali;
  5. attivare corsi di formazione post-diploma per tecnici diplomati in discipline che interessano il territorio (Geometri, Periti Agrari ecc.) con formazione on-job sull’attuazione del Piano Direttore;
  6. monitoraggio costante della disciplina contenuta nel Piano Direttore a cura del Sistema Informativo Territoriale, attraverso l’aggiornamento del S.I.T. Valdaso in uno scambio biunivoco di informazioni con i Comuni interessati;
  7. attivazione di un sistema di verifica dell’adeguatezza alle finalità di tutela paesaggistica contenute nella Convenzione Europea del Paesaggio degli strumenti urbanistici, dei piani attuativi e dei regolamenti urbanistici attualmente vigenti, che interessano beni paesaggistici formalmente riconosciuti, in attesa dell’adeguamento degli strumenti di pianificazione di livello comunale alla disciplina paesaggistica contenuta nel Piano Direttore;
  8. dare coerenza e unicità all’azione pianificatoria nel territorio della Valdaso per consentire l’attuazione del Piano Direttore sulla base del riconoscimento dei valori paesaggistici.



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