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La perequazione urbanistica consiste
nell'attribuzione di pari diritti edificatori ai
suoli urbani, indipendentemente dalla loro
destinazione d'uso.
Il sistema perequativo facilita la politica demaniale
dei comuni (per i servizi pubblici) e consente l'equo
trattamento delle proprietà fondiarie.
L’attuazione del principio di perequazione
consente, infatti, di cofinanziare opere,
infrastrutture e servizi pubblici di interesse
collettivo attraverso la compartecipazione del
settore privato che riceve come beneficio la
possibilità di edificare.
Con la perequazione, infatti, si riduce il rischio
dell’aleatorità dello zonig definito con
il sistema tradizionale di piano che assegna la
possibilità di edificare o attribuisce un
vincolo di inedificabilità in relazione alle
strategie pianificatorie ed alle caratteristiche
territoriali.
La perequazione è quindi una modalità
di attuazione della sussidiarietà orizzontale,
con la quale pubblico e privato negoziano
l’acquisizione dei suoli, la realizzazione di
opere e servizi (Amministrazione Pubblica) e diritti
edificatori (proprietà privata).
Attraverso la perequazione territoriale, invece, si
da attuazione alla sussidiarietà verticale,
con la quale Provincia e Comuni interagiscono nella
trasformazione dell’ambito di riferimento
(Valdaso) e condividono le scelte urbanistiche che
interessano ambiti e questioni di rilevanza
sovracomunale.
2. PIANIFICAZIONE URBANISTICA E TERRITORIALE
ATTRAVERSO LA PEREQUAZIONE URBANISTICA
L’attuazione del Piano strutturale, come
strumento d’indirizzo per la pianificazione
urbanistica a scala locale, avviene con
l’applicazione delle regole della perequazione
urbanistica.
A scala territoriale e comunale, devono essere
definiti in maniera concertata (tra Provincia e
Comuni della Valdaso) i “distretti di
perequazione”: aree di trasformazione
urbanistica (indipendentemente dalla zonizzazione
classica), nelle quali l’Amministrazione (o
amministrazioni) elimina la distinzione tra
proprietà pubblica e privata.
In questi ambiti, il valore delle aree pubbliche e
private è uguale e i diritti edificatori non
sono più distinti.
Con questo strumento, proprietà, prima escluse
dalla trasformazione urbanistica del comune e/o
dell’ambito territoriale individuato, possono
partecipare al processo di pianificazione.
Un vincolo all’attività urbanistica
nelle nuove aree di trasformazione è che le
zone edificabili sono concentrate in una porzione
limitata lasciando libero il resto per interventi di
interesse collettivo pubblico.
I distretti urbanistici di perequazione dovranno
essere sia di carattere comunale sia territoriale
(per la Valdaso).
La competenza e la rilevanza (comunale o provinciale)
del distretto saranno definite con modalità
concertata, attraverso la discussione collettiva tra
gli stakeholder locali (Amministrazioni, Ass. di
categoria, Provincia AP).
Definiti gli ambiti di rilevanza territoriale e gli
indirizzi comuni per l’individuazione e la
pianificazione delle zone di perequazione comunale, i
singoli comuni potranno avere una certa
elasticità nel definire le aree nelle quali
individuare l’applicazione dei principi
perequativi (diritti edificatori equilibrati).
Nelle aree di perequazione sarà possibile
definire ambiti tematici o misti
(multisettoriali).
Questo significa che potranno essere selezionate zone
nelle quali per compensazione urbanistica si
trasferiranno i crediti edilizi per singoli settori
(produttivo-artigianale, residenziale, commerciale,
servizi d’interesse pubblico-collettivo, ...) o
per comparti misti di attività.
A scala sovracomunale, l’ambito di perequazione
rappresenta un comparto di riqualificazione
territoriale ed ambientale, in grado di consentire
non solo il ricompattamento dei vari ambiti
(produttivo, artigianale, residenziale, ...), ma
anche la riqualificazione del territorio, sia dal
punto di vista ambientale sia di tipo
urbanistico.
A scala comunale, l’ambito di perequazione
può essere inteso come “comparto di
riqualificazione urbana” che consente di
indirizzare verso lo sviluppo sostenibile anche il
disegno della città e di tutto il territorio
comunale.
Gli ambiti di perequazione urbanistica, o comparti
perequativi, individuano le aree (comunali o
sovracomunali) di trasformazione urbanistica, ovvero
le aree destinate ad una radicale riforma della
struttura urbanistica della città e del
territorio.
In queste aree la progettazione urbanistica prevede
la possibilità di cambio della destinazione
d’uso definita dalla zonizzazione tradizionale
(da zona agricola a zona urbana).
Le iniziative intraprese in questi ambiti perequativi
possono essere attivate, sia dal pubblico sia
attraverso l’iniziativa privata (anche con lo
strumento del project financing).
Con l’applicazione del principio di
perequazione urbanistica, vengono quindi definiti dei
comparti nei quali garantire la compensazione
urbanistica e l’assegnazione di crediti edilizi
(in cambio dell’assegnazione delle aree
destinate ad interventi pubblici e di interesse
collettivo).
Viene inoltre eliminato lo squilibrio dei valori
delle proprietà, ovvero viene riconosciuto il
diritto ad avere un indennizzo pari al valore di
mercato dei beni anche se gli ambiti sono interessati
da interventi di carattere ed interesse
pubblico.
I soggetti proprietari delle aree di particolare
rilevanza e potenzialmente soggette a perequazione
(ovvero per le quali è in previsione un
intervento di ricomposizione ambientale,
territoriale, urbanistica) possono decidere di cedere
volontariamente le proprie aree così da
garantirsi agevolazioni o semplificazioni di
procedura (es.: una percentuale di crediti edilizi
aggiuntiva; riduzione dei tempi di
valutazione).
Il processo pianificatorio si attua attraverso
l’implementazione di un processo decisionale
partecipato che coinvolge i principali stakeholder e
con il quale si definiscono una serie di alternative
possibili per l’individuazione delle soluzioni
di piano e perequazione concertate.
In questo modo si riducono gli effetti
dell’incertezza che caratterizzano tutti i
processi di pianificazione e gestione
territoriale.
Le fasi operative per l’avvio del processo
decisionale sono indicativamente:
- l’individuazione dei possibili comparti,
ovvero delle aree (anche non vicine tra loro) da
destinare ad attività urbanistica ed edilizia
e nelle quali ci siano le caratteristiche (sia
materiali sia di proprietà) adatte
all’attuazione dell’approccio
perequativo;
- esplicitazione degli obiettivi generali e
specifici dei programmi d’intervento che
possono essere attuati in tali aree e definizione dei
criteri di valutazione;
- promozione della presentazione di alternative di
intervento (es.: bandi) per uno stesso comparto da
parte di soggetti (privati, pubblici,
pubblico-privati) che propongono proposte di
progetto;
- valutazione delle proposte presentate sulla base
di una procedura trasparente e di criteri predefiniti
e riconosciuti.
Per ogni proposta di progetto viene stilato un
giudizio di recepimento e di inclusione degli
obiettivi comuni definiti per i piani
d’intervento in ambiti di perequazione
(compilazione di una graduatoria di soddisfacimento
dei requisiti delle proposte);
- selezione del progetto (o dei progetti)
più coerente con gli obiettivi di piano
d’intervento e che soddisfa maggiormente i
criteri di valutazione; in grado di garantire
autonomia e correttezza della scelta politica per la
realizzazione dell’intervento di piano.
2.4 Perequazione: fasi e metodo
Per l’applicazione del principio perequativo,
attraverso un sistema innovativo di pianificazione,
devono essere quindi seguiti alcuni passaggi
fondamentali:
-
Delimitazione delle aree:
individuazione delle aree di trasformazione
urbanistica e delle aree che saranno oggetto di
perequazione.
In questa fase, risulta importante effettuare un
confronto con le previsioni urbanistiche del piano
vigente non ancora attuate.
Infatti, vanno individuate le aree nelle quali sono
già state individuate funzioni urbane (anche
se non ancora realizzate o con piani attuativi in
corso) e le aree che il nuovo piano prevede di
destinare a trasformazione urbanistica.
-
Classificazione delle aree
destinate a trasformazione urbanistica: analisi
delle caratteristiche di fatto (condizioni reali di
utilizzo e localizzazione) e di diritto (NTA
vigenti nell’area) dei suoli, attraverso un
processo partecipativo per una classificazione
condivisa con gli attori rilevanti. Definendo le
caratteristiche specifiche e di localizzazione dei
suoli, nonché le destinazioni d’uso
attribuite dal piano precedente, si possono
stabilire le categorie nelle quali può
essere suddiviso l’ambito di trasformazione
urbanistica.
-
Attribuzione degli indici
edificatori: assegnazione delle
capacità edificatorie per i privati, ovvero
determinazione della quantità edificatoria
(restrittiva o più elastica) in base ad un
confronto tra le parti sulle forme di sviluppo
urbano delineato dall’Amministrazione e sulle
modalità di attuazione (indici e
strumenti).
Per gli ambiti di trasformazione nei quali si
vogliono incentivare gli obiettivi di politica
abitativa, si possono prevedere un indice
perequativo per la realizzazione degli interventi
di edilizia residenziale ed un indice aggiuntivo
per la realizzazione di edilizia da destinare al
mercato di affitto da gestire con
l’amministrazione. Il valore
dell’indice sarà definito
dall’Amministrazioni, di concerto con tutti i
soggetti che condividono i principi guida del Piano
Direttore, in base alle caratteristiche del
contesto urbano e delle peculiarità
locali.
Per gli ambiti nei quali si vogliono invece
tutelare le caratteristiche ambientali, si
attribuirà un indice basso, più
restrittivo.
-
Individuazione degli strumenti
operativi per la gestione dei
comparti: definizione dei comparti perequativi;
definizione delle regole di utilizzo dei diritti
edificatori; integrazione delle regole di
perequazione con le altre regole di trasformazione
urbana; individuazione degli strumenti attuativi
per l’attuazione delle previsioni di piano
per le aree di trasformazione urbanistica
(comparti).
Generalmente, gli strumenti d’attuazione sono
i piani attuativi di iniziativa privata.
Per le aree di piccole dimensioni può essere
semplificato l’iter di progettazione,
consentendo interventi edilizi diretti con solo
progetto planivolumetrico di sviluppo convenzionato
e concordato con l’Amministrazione
competente.
I comparti perequativi possono essere:
-
comparti continui, dove i diritti
edificatori sono utilizzati nello stesso
ambito;
-
comparti discontinui, dove i diritti
edificatori vengono trasferiti in una porzione
di un altro comparto urbanistico, in quanto le
finalità dell’Amministrazione per
l’ambito sono diverse, ovvero d’uso
pubblico e collettivo (es.: Comparti
perequativi per le attività produttive
nella Valdaso.
Allo scopo di stabilire regole edilizie
chiare, le aree di trasformazione, articolate
in comparti, sono suddivise in tre zone
funzionali:
- zone a superficie edificabile
- zone a verde con valenza ecologica e di
percolazione
- zone a verde pubblico di compensazione
La percentuale da destinare ad ogni zona
specifica (residenziale, verde pubblico,
verde a valenza ecologica) dipende dalle
classi urbanistiche nelle quali è
stata suddivisa l’area di
trasformazione urbanistica.
In caso di aree di trasformazione di piccole
dimensioni (con superfici modeste), invece di
prevedere al cessione di suoli, si può
intervenire con altre soluzioni:
- richiesta di un contributo finanziario in
cambio dei diritti edificatori concessi
(monetizzazione della cessione di aree);
- richiesta di un contributo in forma di
interventi di interesse pubblico e
collettivo.
Le schede progettuali che costituiranno parte
integrante del nuovo piano regolatore forniranno
anche le informazioni necessarie in merito ai
requisiti necessari per il raggiungimento dei
requisiti ambientali, urbanistici ed edilizi del
piano.
Per definire una nuova zonizzazione nei piani
comunali (ma anche a scala territoriale),
andrà integrata la zonizzazione classica,
basata sulle Zone Territoriali Omogenee (ZTO), con le
zone di perequazione urbanistica, includendo gli
ambiti di trasformazione individuati a prevalente
destinazione residenziale o produttiva nelle
rispettive ZTO classiche (ZTO C e D) come una
sottoclasse speciale.
Per garantire il raggiungimento degli obiettivi della
qualità ecologica, ambientale e paesaggistica
del territorio (comunale e/o provinciale), in
particolare nelle aree interessate dalla presenza di
ambiti di pregio o molto sensibili, ogni
Amministrazione può prevedere la creazione di
ambiti di trasformazione urbanistica di
riserva.
Con queste aree aggiuntive, attraverso
l’attuazione del meccanismo della perequazione,
possono essere ceduti ambiti con diritti edificatori
in cambio di proprietà private con
attività localizzate in zone improprie.
In questo modo, si attribuiscono ai proprietari
crediti edilizi a compensazione urbanistica per la
cessione di un’area critica da riqualificare o
tutelare.
Come anticipato nella lista di possibili strumenti
attuativi per la perequazione, i programmi complessi
(programmi integrati) rappresentano una soluzione per
superare la rigidità della zonizzazione
classica ed integrare le regole dello zoning con la
classificazione degli ambiti dei comparti di
perequazione.
La perequazione urbanistica può essere intesa,
quindi, come uno strumento di gestione di progetti
attuativi e di trasformazione urbanistica.
Amministrazioni e proprietà devono avere
molteplici strumenti per poter governare le
trasformazioni del territorio in maniera sinergica e
condivisa.
In caso di strutturazione degli strumenti di
pianificazione in piano strutturale/d’indirizzo
ed in piano operativo, le fasi della perequazione
saranno suddivise in relazione della valenza
strategica o attuativa della fase da attivare.
Nel piano strutturale, la perequazione individua le
aree di trasformazione, classifica ogni area in zone
omogenee, stabilisce ed attribuisce ad ogni zona un
indice perequativo di edificabilità.
Invece, sarà compito del piano operativo
attuare ed integrare il principio di perequazione nel
piano attraverso strumenti attuativi (es.: programmi
integrati) e, quindi, promuovere i progetti di
trasformazione e riqualificazione urbanistica (in
funzione delle priorità
dell’Amministrazione).
Nel piano strutturale, in base agli obiettivi del
piano ed alle disponibilità
dell’Amministrazione, la perequazione
potrà essere distinta in perequazione
fondiaria (trasferimento di diritti edificatori dalle
proprietà private che l’Amministrazione
vuole acquisire per progetti di recupero ad ambiti di
trasformazione) e perequazione integrata (concessione
dell’Amministrazione della possibilità
di realizzazione di un progetto edificatorio da parte
del privato con obbligo di realizzazione di
infrastrutture e attrezzature collettive).
La perequazione rappresenta un sistema di
regolamentazione che promuove ed incentiva le
trasformazioni urbanistiche e non prescrive
rigidamente nuove norme di pianificazione
territoriale.
È uno strumento che consente di ridefinire ed
adattare i contenuti della normativa urbanistica
locale in maniera flessibile alle condizioni
variabili delle trasformazioni che caratterizzano il
territorio.
Il piano può essere, quindi, aggiornato e
adeguato allo stato della nuova situazione.
Gli strumenti perequativi, i programmi complessi
negoziati (il piano perequativo stabilisce le
condizioni generali dei programmi integrati per
completarli con le regole della perequazione),
evolvono assieme allo sviluppo della città
Pubblica (rappresentata da strutture, infrastrutture
e servizi pubblici collettivi).
I nuovi strumenti di pianificazione negoziata non
eliminano la zonizzazione classica, ma si integrano
ad essa, incentivando una trasformazione
condivisa.
Con l’attuazione di un sistema perequativo,
l’Amministrazione condivide le scelte di piano
e di trasformazione urbanistica del territorio con le
proprietà e con tutti gli altri soggetti che
partecipano allo sviluppo del piano.
In questo modo, tutti gli attori rilevanti del
processo di pianificazione sono tenuti a ragionare
sinergicamente sui contenuti e sui principi del piano
e sulle modalità di sviluppo urbano.
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