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Caratteristica delle trasformazioni del territorio di
molte regioni italiane è stato (ed ancora
è) lo sviluppo diffuso, e non governato a
scala territoriale; fenomeno definito in urbanistica
come urban sprawl.
Gli effetti negativi di questo sviluppo urbanistico
indiscriminato hanno dato origine ad una
pianificazione frammentata e non coordinata, dove
insediamenti ed infrastrutture non si integrano ma si
ostacolano ed intaccano le risorse ambientali.
L’attuazione del principio di perequazione
urbanistica a scala sovracomunale può essere
possibile attraverso l’applicazione a scala
territoriale di tale principio.
La perequazione territoriale si basa sulla
condivisione a livello sovracomunale degli obiettivi
da raggiungere (a livello territoriale e locale) e
delle risorse finanziarie disponibili.
Gli strumenti per rendere concreta la perequazione
anche ad una scala più ampia del singolo
comune sono gli Accordi Territoriali tra Comuni e
Provincia per concordare gli obiettivi e le scelte
strategiche comuni, coordinare l’attuazione
delle previsioni dei piani urbanistici, prevedere
l’istituzione di un fondo di compensazione per
il finanziamento di azioni ed interventi concordati e
di interesse condiviso.
L’applicazione della perequazione a scala
territoriale è la conseguenza di
trasformazioni urbanistiche del territorio e di
fenomeni pianificatori che hanno reso necessario
ragionare ad un livello più ampio.
I presupposti della perequazione urbanistica
territoriale sono quindi:
- lo sprawl urbano che determina dispersione degli
insediamenti produttivi e residenziali e causa,
quindi, eccessivo uso del suolo e delle risorse
disponibili, mancato sfruttamento di economie di
scala e di agglomerazione dovute alla reciproca
vicinanza di attività e residenze, minore
coesione delle comunità locali e mancanza di
coerenza tra le scelte pianificatorie alle differenti
scale di governo;
- risorse economico-finanziarie dei comuni che
condizionano l’attività amministrativa
in funzione della disponibilità e mancanza di
coordinamento tra amm.ni locali (Comuni), con loro
autonomia nella definizione delle entrate connesse
alle modalità d’uso del territorio, ed
enti che hanno la competenza nelle scelte di
pianificazione territoriale ad una scala superiore e
che devono compensare gli effetti
(esternalità) prodotti a livello sovracomunale
(Provincia);
- nuove competenze per la Provincia come
conseguenza della legislazione anni ’90 che
riforma le autonomie locali, soprattutto in materia
di pianificazione territoriale, difesa del suolo,
tutela e valorizzazione ambientale, trasporti e
mobilità;
- valorizzazione del PTCP di nuova generazione per
la valenza ambientale, ecologica e paesaggistica.
Tutti questi elementi hanno determinato la
possibilità e la necessità di
compensare gli effetti a scala comunale di
determinate scelte pianificatorie a scala
sovracomunale, attraverso la condivisione dei
vantaggi e dei benefici finanziari ottenuti da altri
soggetti istituzionali.
I benefici da condividere possono essere quindi
ridistribuiti anche con la concessione di diritti
edificatori e crediti edilizi come compensazione
urbanistica per comuni che “subiscono”
dei costi per la collettività.
I nuovi crediti di compensazione possono essere
sfruttati in ambiti predefiniti, in maniera
concertata e condivisa, così da tutelare e
valorizzare aree di interesse collettivo
sovracomunale o da recuperare aree dismesse.
Attraverso lo strumento degli “accordi
territoriali” possono essere definite procedure
ad hoc per concordare obiettivi e scelte comuni, per
coordinare l’attuazione dei piani attuativi a
scala comunale.
La realizzazione degli obiettivi e l’
attuazione dei piani a scala comunale, sulla base di
principi di perequazione territoriale, possono essere
concretizzate anche attraverso strumenti economici,
quali un fondo finanziato dalle Amministrazioni
locali attraverso il versamento di quote stabilite e
di parte delle entrate derivanti dagli oneri di
urbanizzazione o da entrate connesse a progetti ed
interventi concordati.
Per l’attuazione degli accordi, il ruolo
principale viene assegnato alla Provincia che
promuove la loro realizzazione e degli di interventi,
a scala sovracomunale, previsti dal Piano
Territoriale di Coordinamento Provinciale
(PTCP).
Gli Accordi Territoriali sono un valido strumento per
attuare la pianificazione perequata degli
“ambiti produttivi d’interesse
sovracomunali” e dei “poli funzionali e
di attività miste d’interesse
territoriale”.
Nei casi di interventi sovracomunali che generano
entrate, ovvero gli oneri di urbanizzazione dovuti al
Comune in cui è localizzata l’opera, con
gli Accordi Territoriali si stabilisce che questi
introiti vengano assegnati alla realizzazione di
impianti, strutture, infrastrutture o servizi di
rilevanza sovracomunale.
In questo modo, si riescono a distribuire tra i
Comuni interessati e la Provincia, le
esternalità (positive e negative) prodotte da
scelte effettuate dalle Amministrazioni locali e di
rilevanza sovracomunale.
I principali benefici legati all’utilizzo gli
accordi territoriali ed i relativi fondi sono:
- maggiore efficienza localizzativa di interventi e
servizi d’interesse sovracomunale e, quindi,
maggiore equità territoriale e trasparenza
nelle scelte urbanistiche;
- minori conflitti (e maggiore possibilità
di raggiungere un consenso elevato)in riferimento
all’attuazione delle scelte del PTCP;
- possibilità di dotare gli ambiti
intercomunali (produttivi, artigianali, commerciali,
di servizi) delle migliori tecnologie ed attrezzature
disponibili per il miglioramento ambientale e per la
riduzione dell’inquinamento connesso
all’intervento, per la riqualificazione di aree
dismesse e degradate, per la realizzazione di aree
produttive sulla base dei principi delle “aree
ecologicamente attrezzate”.
La direzione delle strategie perequative e, quindi, i
soggetti coinvolti per l’attuazione della
perequazione urbanistica classica e della
perequazione territoriale sono differenti.
A scala comunale, la regia è orizzontale (tra
provati proprietari delle aree di trasformazione
urbanistica).
A scala sovracomunale, pur mantenendo la regia
orizzontale, ma si parla di sussidiarietà
orizzontale, ovvero di rapporto di collaborazione e
interazione tra enti preordinati all’attuazione
del principio di perequazione territoriale (comuni e
provincia).
Di seguito viene illustrato un breve schema
comparativo tra la perequazione urbanistica (a scala
comunale) e la perequazione territoriale (a scala
sovracomunale).
Schema di sintesi e confronto
Tipi di perequazione
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Urbanistica
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Territoriale
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Obiettivi perseguiti
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Distribuire equamente i diritti edificatori fra
le prprietà immobiliari comprese in
ambiti di trasformazione urbanistica
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Compensare le esternalità prodotte a
livello sovra-comunale come conseguenza di
progetti di sviluppo territoriale condivisi
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Soggetti coinvolti
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Proprietari (privati) e Amministrazioni comunali
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Amministrazioni locali (Comuni, Provincia e
Regione)
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Ambiti territoriali
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Micro-territoriale (= singolo comune)
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Meso-territoriale (= insieme di comuni)
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Direzione
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Orizzontale (fra privati)
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Orizzontale (fra enti pariordinati)
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Fonte: estratto prospetto documento ERVET
“La perequazione territoriale in Emilia
Romagna. Esperienze, problemi e prospettive”
(Ottobre 2005)
2. ATTUAZIONE DEL PIANO TERRITORIALE DELLA VALDASO:
IL RUOLO CENTRALE DELLA PROVINCIA
Per l’attuazione della perequazione
territoriale, a scala sovracomunale, la Provincia
deve introdurre nuovi elementi di equità e
concertazione nello strumento di piano provinciale
(PTCP).
La provincia sta diventando, infatti, un vero e
proprio punto di incontro ed unione di molteplici
interessi sovracomunali.
Questo nuovo ruolo di attore principale che assume la
provincia e la corretta applicazione dei principi
perequativi a scala sovraordinata possono portare ad:
- una migliore gestione dei conflitti per la
definizione delle scelte urbanistiche
d’interesse prioritario (es.: localizzazione di
nuovi poli produttivi),
- armonizzare i divari esistenti tra realtà
locali appartenenti allo stesso ambito territoriale,
- un coordinamento ed un controllo delle
“competizioni” di mercato,
- una semplificazione dei processi decisionali
(l’inclusione degli interessi collettivi nella
definizione delle scelte di piano riduce i contrasti
con gli attori del processo di piano)
- una concertazione e un consenso nelle scelte tra
soggetti istituzionali; quindi collaborazione tra
enti che influenzano il processo pianificatorio.
Con l’introduzione nelle norme di piano
(prescrizioni, vincoli e direttive)
dell’Accordo Territoriale, la Provincia
può imporre ad associazioni o unioni di comuni
di accordarsi sulle regole di pianificazione e
gestione di ambiti produttivi che interessano i
comuni associati.
L’accordo pone le basi per una politica
provinciale, condivisa a livello sovracomunale
(raggruppamento di più comuni, valli, bacini,
...).
Per l’ambito specifico della Valdaso,
l’accordo tra amministrazioni può
interessare le aree produttive.
Un accordo territoriale dovrebbe definire:
- gli assetti urbanistici delle aree produttive,
- le esigenze e modalità per
l’adeguamento e il potenziamento delle
infrastrutture
- le regole e gli interventi per la realizzazione
di aree ecologicamente attrezzate (per garantire
qualità ambientale ed ecologica dei nuovi
interventi e delle nuove strutture),
- la costituzione, da parte dei comuni interessati,
di un fondo di compensazione per la realizzazione
delle opere di interesse sovracomunale.
Il fondo deve essere costituito dagli oneri di
urbanizzazione e dalle altre entrate fiscali (es.:
ICI) relative alle nuove aree produttive.
Con l’introduzione dell’Accordo
Territoriale e del fondo di compensazione tra i
comuni che scelgono di riunirsi in Associazione o
Unione, nuovi progetti di aree produttive,
artigianali, commerciali, di poli funzionali possono
essere realizzati solo se viene raggiunta la
condivisione di benefici (ricadute positive di
mercato, entrate finanziarie) e costi (costi ed oneri
a livello sovracomunale).
Nell’accordo, si può stabilire (in
seguito allo svolgimento di un processo decisionale
partecipato) anche l’individuazione di un
ambito produttivo di espansione, nel quale trasferire
progressivamente le altre aree industriali ed
artigianali, esistenti o nuove.
Per le aree già realizzate o in fase di
attuazione, si può stabilire, inoltre,
l’impossibilità di ampliare gli impianti
e le attività.
Successivamente, per gli insediamenti contermini a
zone residenziali, si può prevedere anche la
riconversione delle aree più vecchie e
caratterizzate da attività produttive non
compatibili con la residenza, trasformandole in aree
a verde, residenziali e di servizi.
Attraverso l’accordo territoriale tra enti
pubblici (Comuni, Provincia e/o Regione), può
essere definita anche una pianificazione integrata e
comune del territorio di competenza, programmando la
predisposizione di un piano strutturale
d’indirizzo per l’ambito
d’interesse comune.
Con questo strumento possono essere delineate in modo
condiviso le strategie di sviluppo, individuati gli
obiettivi (generali e specifici) da raggiungere e
concordate le scelte che possono avere ricadute
sovracomunali; il tutto per ottenere una
pianificazione complessiva e sensibile del
territorio.
L’accordo territoriale definisce, quindi, nei
suoi contenuti:
- I caratteri qualitativi che l’ambito di
trasformazione (ad esempio ambito produttivo) deve
assumere per essere realizzato.
L’ambito di trasformazione è
l’area di perequazione territoriale nella
quale viene trasferito il progetto
d’intervento (ad esempio: realizzazione di un
polo produttivo), da un’area sensibile ad
un’area più idonea.
- Gli interventi e le opere necessarie per la nuova
zona di trasformazione oppure per l’eventuale
riqualificazione dell’area dismessa destinata a
trasformazione urbanistica, dove è prevista la
localizzazione dell’intervento.
- Le opere di compensazione per minimizzare gli
impatti negativi che possono derivare
dall’attuazione del progetto. Le compensazioni
devono essere previste, sia nell’area di
progetto sia nei territori dei comuni inclusi
nell’accordo ed interessati dagli interventi di
trasformazione urbanistica di carattere
sovracomunale.
Nel caso specifico della Valdaso, le Amministrazioni
Comunali della valle e la Provincia possono
individuare, in maniera concertata e condivisa, le
linee d’indirizzo per la pianificazione
coordinata, coerente e sostenibile della valle.
Con un piano d’indirizzo sovracomunale, gli
enti competenti possono programmare, pianificare e
gestire la trasformazione urbanistica del proprio
territorio, definendo così anche le aree
destinate ad espansione e compensazione urbanistica,
a tutela e recupero ecologico-ambientale.
Con lo strumento d’indirizzo possono essere
individuati e proposti anche strumenti e meccanismi
urbanistici (crediti edilizi, compensazione
urbanistica, ...) ed economico-fiscali (fondi di
compensazione, incentivi fiscali in cambio di opere
pubbliche, ...) per l’attuazione delle
previsioni di piano.
Con la concertazione e la pianificazione integrata
del territorio, sulla base dei principi di
equità e trasparenza, si può quindi
individuare una serie di regole per stabilire la
localizzazione più idonea di “ambiti
conflittuali”, quali sono le aree produttive ed
industriali.
La perequazione urbanistica e la perequazione
territoriale (a scala sovracomunale) consentono di
impiegare nella pianificazione un approccio che si
basa sul rispetto di peculiarità di fatto
(caratteristiche fisiche, uso del suolo) e di diritto
(caratteristiche urbanistiche, zonizzazione) di un
territorio, nonché sull’equa
distribuzione dei diritti edificatori tra
proprietà, limitando l’incertezza della
zonizzazione classica del PRG.
In questo modo, ambiti territoriali sensibili privati
possono essere recuperati e tutelati e, al contempo,
possono essere garantiti crediti edilizi a
proprietà altrimenti “danneggiate”
da progetti complessi d’interesse
collettivo.
Anche lo sviluppo economico e l’espansione di
aree produttive (per l’insediamento di nuove
attività artigianali e commerciali) possono
trovare un compromesso con le esigenze di tutela
paesaggistica ed ambientale, grazie alla
possibilità di scambio urbanistico.
La pianificazione in forma associata, tra comuni e
provincia, permette di definire quindi uno strumento
strategico per la gestione di questioni rilevanti e
d’interesse sovracomunale, quali la
localizzazione delle aree produttive ed artigianali
nuove, dei poli funzionali, dei poli di interscambio,
delle zone residenziali di espansione urbana, la
tutela di ambiti sensibili e la riqualificazione di
aree degradate.
L’elaborazione di un piano d’indirizzo
comunale (Piano Strutturale) e sovracomunale (Piano
Direttore) per la pianificazione delle aree
produttive, prevede alcuni passaggi:
- inquadramento di ambiti produttivi, esistenti e
di progetto (classificazione aree);
- individuazione delle infrastrutture e dei
requisiti necessari per adeguare le aree produttive
alle richieste della normativa vigente in materia di
salvaguardia del territorio, dell’ambiente e
del paesaggio ed alle linee guida per le aree
ecologicamente attrezzate;
- predisposizione e condivisione dei contenuti
degli Accordi territoriali per coordinare le scelte
urbanistiche che implicano la localizzazione di
strutture sovracomunali;
- istituzione di fondi di compensazione da parte
della provincia e dei comuni associati;
- adozione di una soluzione coordinata ed organica
di sviluppo territoriale, ovvero condivisione a scala
sovracomunale delle scelte urbanistiche in materia di
aree produttive, di infrastrutture connesse, di
regole progettuali;
- definizione degli indici edificatori di
trasformazione per attribuire la capacità
edificatoria idonea all’area privata inclusa
nell’ambito di perequazione.
È importante rilevare che l’attuazione
di un piano d’indirizzo (sovracomunale, ma
anche comunale), secondo il principio di
equità distributiva, ovvero attraverso la
perequazione territoriale, implica
l’applicazione di strumenti di pianificazione
negoziata (Programma Integrato d’Intervento,
Programma di Riqualificazione Urbana, Programma di
Riqualifica Urbana e Sviluppo Sostenibile,
...).
Questi strumenti hanno in comune il principio
dell’integrazione di contenuti tecnici e
discussione costruttiva tra attori in gioco (pubblico
e privato).
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