…: PIANO DIRETTORE E PEREQUAZIONE TERRITORIALE DELLA VALDASO:
STRUMENTI DI ATTUAZIONE PER LA PIANIFICAZIONE AMBIENTALE :...
PARTE V – PROPOSTE DI INDIRIZZI NORMATIVI



1. PROCESSO DI FORMAZIONE DELL’APPARATO NORMATIVO DI PIANO

Innanzitutto, va sottolineato che un piano complessivo per la tutela, la valorizzazione e lo sviluppo integrato della Valdaso (fondato sulla conoscenza del territorio e su analisi approfondite del contesto e delle componenti naturali ed antropiche) consente di definire un sistema coordinato e sostenibile di tutto il territorio della valle.
Questi presupposti permettono, quindi, di ottimizzare l’uso delle risorse e garantire la tutela e valorizzazione delle peculiarità e delle valenze locali; grazie anche ad un processo parallelo di condivisione e partecipazione allargata (di tutti gli attori rilevanti).

Ai fini della definizione di un apparato tecnico normativo, sulla base di tutto il lavoro svolto per la progettazione dello strumento di piano, si possono fornire alcune indicazioni per la gestione delle trasformazioni (vincoli, prescrizioni, direttive).

Tali indicazioni di piano rappresentano la base su cui costruire le fasi successive del processo di pianificazione condivisa, ovvero:

- definizione e strutturazione delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del Piano Direttore, che saranno allegate all’Accordo Territoriale, il quale è finalizzato al recepimento del piano da parte delle Amministrazioni Locali;

- elaborazione degli elementi base per il Disciplinare d’Area, il quale è finalizzato alla definizione del Marchio d’Area Valdaso e legato prevalentemente alle tematiche ed ai settori ed attività peculiari (agricoltura, turismo eco-sostenibile, tutela della biodiversità, ...).

È auspicabile che questi due momenti distinti del processo si integrino nello stesso percorso, così da creare sinergie ed innescare un meccanismo di feed back positivi per le trasformazioni territoriali, il tutto in un ottica multidisciplinare che rappresenta il presupposto della pianificazione territoriale ambientale.

1.1 Indicazioni normative di piano per il Fondo di Compensazione

Per la definizione del fondo di compensazione, strumento di attuazione del Piano Direttore perequativo della Valdaso, si valutano compensazioni urbanistiche, scambi di crediti edilizi e si calcolano incentivi e sostegni per il trasferimento delle attività improprie dai territori con vocazionalità prevalentemente agricole e di tutela naturalistica ed ambientale ad ambiti più appropriati.

La Tavola n. 7 individua le aree di trasformazione attraverso la sovrapposizione delle tavole di analisi (uso del suolo, vincoli e tutele, macroclassi e sottoclassi, infrastrutture, sistema naturalistico e culturale, vocazionalità).
Gli spazi individuati come idonei per il trasferimento di attività improprie (aree di trasformazione) sono ulteriormente specificati in base alla vocazione dell’ambito in cui ricadono (es.: vocazione naturalistico-ambientale, vocazione agricola, vocazione produttiva, vocazione residenziale).

I Comuni nei quali sono localizzate aree individuate a prevalente vocazione agricola, agricola-ricettiva e turistico-ricettiva devono includere nello strumento urbanistico comunale gli indirizzi normativi del Piano Direttore più appropriati alla tutela e valorizzazione delle peculiarità e vocazionalità locali.
Gli indirizzi normativi di piano saranno poi esplicitati ed approfonditi nel futuro Disciplinare territoriale d’Area e nel Disciplinare d’Area settoriale per l’agricoltura.

In questi ambiti, infatti, non possono essere previsti nuovi interventi o ampliamenti di attività non idonee, ma solo ristrutturazioni e riqualificazioni dell’esistente, così da mitigare e compensare gli impatti. Possono essere, invece, pianificati e attuati interventi volti alla valorizzazione e riqualificazione della vocazionalità prevalente dell’area.

Il fondo di Compensazione ha, quindi, lo scopo di definire le regole per compensare dal punto di vista economico l’impossibilità di realizzare interventi previsti in ambiti non idonei, in quanto caratterizzati da equilibri particolarmente delicati, da elementi di fragilità e caratteristiche sensibili.

Nel caso non sia possibile attuare la compensazione urbanistica e la concessione di crediti edilizi economica, infatti, il Fondo permette di ridistribuire un valore economico (proporzionale alla percentuale di adesione al fondo e funzionale ai risultati degli indici calcolati in base ai dati di bilancio) alle Amministrazioni svantaggiate in termini di previsioni urbanistiche.

Con lo strumento del Fondo viene allo stesso modo ridistribuito ogni introito derivante da infrastrutture pubbliche realizzate in attuazione del piano (ad esempio la realizzazione di poli per servizi sovracomunali).

1.2 Indicazioni normative di piano per il Disciplinare d’Area

Si ribadisce, inoltre, che tali riferimenti per la normativa del piano direttore, ma anche per i singoli PRG dei Comuni della Valdaso, rappresentano anche gli elementi ed i presupposti per la stesura del “Disciplinare del Marchio d’Area della Valdaso”.

I requisiti normativi proposti possono, infatti, costituire anche l’ossatura ed i contenuti di base del Disciplinare del Marchio d’Area poiché ripresi in tale documento formano regole ed indicazioni di “buone pratiche” da rispettare per poter far parte del circuito di qualità della Valdaso.
Gli indirizzo normativi di piano prevedono anche indicazioni territoriali e multisettoriali, ovvero complete, per la programmazione e pianificazione del “sistema Valdaso”, elemento portante e qualificante del Marchio d’Area per la Valdaso.

Il Disciplinare d’Area, in quanto costituito dagli indirizzi normativi del Piano Direttore, rappresenta un atto normativo di attuazione del PTCP.
Gli indirizzi normativi sono, infatti, parte integrante degli elementi attuativi del Piano Direttore (NTA).

Le norme del piano costituiscono, inoltre, il volano per la definizione a scala territoriale e locale di specifici Disciplinari Settoriali per i temi strategici, quali l’agricoltura, il turismo e la tutela della biodiversità.

Nel Disciplinare d’area territoriale, ed in quello settoriale per l’agricoltura, in particolare, la Provincia e le singole Amministrazioni Comunali includono e prevedono incentivi ed azioni per la riconversione al biologico delle colture agricole.
In questa direzione, verranno periodicamente ricercati e previsti finanziamenti per le attività coerenti con le indicazioni di piano e di disciplinare.

Il Disciplinare d’Area territoriale e in particolare quello settoriale per l’agricoltura includono indicazioni per definire azioni sinergiche tra agricoltura e gestione forestale e fluviale.
In questo senso, verranno promosse e incentivate attività basate sugli indirizzi del Piano, ovvero del Disciplinare.
I presupposti dei nuovi strumenti di pianificazione territoriale per la Valdaso per il settore agricolo-forestale sono la PAC e il PSR.



2. INDIRIZZI NORMATIVI DI PIANO

2.1 Principi base e criteri urbanistici operativi per la fase attuativa

Di seguito si presenta una lista dei principi base e criteri urbanistici operativi a cui i Comuni si dovranno attenere e che verranno meglio definiti nel corso della fase attuativa del piano direttore (fasi successive di definizione di pesi, scale valori, liste di priorità d’intervento, ...).

Tali indicazioni di piano derivano, principalmente, dall’applicazione di leggi, norme, direttive e prescrizioni sovraordinate.

Principi e criteri base:

  1. Applicazione dei criteri di trasparenza e partecipazione delle istituzioni e dei cittadini alla formazione delle scelte nelle previsioni di pianificazione territoriale;
  2. Garanzia delle coerenza delle previsioni urbanistiche con leggi nazionali, regionali e strumenti di pianificazione sovraordinati, secondo principi di sussidiarietà.
    Lo scopo è di promuovere il dialogo e un processo di trasformazione degli strumenti urbanistici quanto più possibile dal basso verso l’alto.
  3. Tutela, valorizzazione, promozione e sviluppo della vocazionalità dominante della Valdaso, rappresentata dall’agricoltura biologica.
  4. Attivazione di iniziative di sostenibilità ambientale locale e nel territorio circostante, nonché tutela del paesaggio agrario e naturalistico tipico dei diversi ambiti territoriali (macroclassi) della Valdaso.
  5. Sostenibilità delle infrastrutture, sia a scala locale che territoriale.
  6. Avvio di iniziative di tutela e recupero del patrimonio storico-artistico e storico-culturale.
  7. Impegno nella tutela e recupero del patrimonio architettonico e valorizzazione dei Centri Storici principali e di quelli Minori censiti dall’Amm.ne Provinciale.
  8. Avvio di iniziative di tutela e valorizzazione dei materiali e delle tecniche costruttive locali negli interventi di recupero del patrimonio edilizio storico; anche attraverso l’adeguamento dei Regolamenti Edilizi Comunali e delle Norme Tecniche di Attuazione dei P.R.G. alle indicazioni contenute nel “Manuale del Recupero dei Centri Storici” elaborato dall’Amm.ne Provinciale di Ascoli Piceno.
  9. Impegno nella Schedatura speditiva del Rischio Sismico nei Centri Storici, sulla base della scheda definita dall’Amm.ne Provinciale all’interno del Progetto TRANSISMIC e allegata al Presente Piano Direttore.
    Nello specifico:
    • Ogni singolo Comune dovrà provvedere ad acquisire dal SERVIZIO URBANISTICA dell’Amm.ne Provinciale la scheda informatizzata ed effettuare il rilievo restituendo i file allo stesso SERVIZIO URBANISTICA che provvederà all’elaborazione della Carta del Rischio Sismico del Centro Storico dalla quale si evinceranno le priorità negli interventi di Mitigazione del rischio per edifici e infrastrutture.
  10. Avvio di iniziative di tutela e recupero del paesaggio urbano, extraurbano, rurale e naturale in conformità con le indicazioni contenute nella Convenzione del Paesaggio cui l’Amm.ne Provinciale ha aderito.
  11. Iniziative finalizzate a garantire la sostenibilità socioeconomica del tessuto produttivo e dei servizi privati.
    Avvio di iniziative di tutela e recupero del paesaggio urbano, extraurbano, rurale e naturale in conformità con le indicazioni contenute nella Convenzione del Paesaggio cui l’Amm.ne Provinciale ha aderito.
  12. Attuazione, in funzione delle priorità definite, delle infrastrutture e dei servizi rispetto agli insediamenti.
  13. Individuazione su base cartografica da parte delle Amministrazioni locali delle aree pubbliche da utilizzare per l’attuazione della compensazione urbanistica.
  14. Definizione delle modalità di compensazione ecologica preventiva (rif.: pag. 66) per la realizzazione delle superfici di trasferimento (attività non idonee) eccedenti le aree di trasformazione.
  15. Definizione di regole condivise per la possibilità di commercializzazione delle superfici definite in base all’indice perequativo (creazione di un mercato gestito).
  16. Definizione di regole condivise per la possibilità di commercializzazione dei crediti edilizi (cubatura), stabilendo un tetto massimo di acquisizione e le modalità di utilizzo.
  17. Definizione di un piano di monitoraggio e revisione periodica (follow-up, ogni 5 anni) del modello perequativo, in modo che il piano e le trasformazioni territoriali della Valdaso siano sempre conformi alle esigenze e rispondano all’evoluzione attesa.
  18. Promozione di schede progetto da includere nel piano, definite in base alle indicazioni e alle regole per la progettazione fornite dal piano (rif. Relazione tecnica, pag. 15 – schede di progetto perequative).
    I soggetti pubblici e privati, proprietari di aree sensibili e di particolare interesse pubblico, sono incentivati alla presentazione di progetti di tutela, riqualificazione, promozione territoriale attraverso la presentazione di schede progettuali alle quali può essere concesso un supporto economico-finanziario o agevolazioni fiscali.

    Ad esempio:
    • Comune di Montemonaco – località Foce: questa località può usufruire dei fondi di finanziamento per il recupero dei centri storici presentando una scheda di progetto per il recupero e la valorizzazione del borgo, attraverso il progetto “Centro dell’acqua” (proposta di museo e centro culturale.
    • Comune di Carassai – località Rocca Montevarmine: recupero del complesso medievale per la realizzazione di un progetto di riqualificazione e valorizzazione dell’area, sia dal punto di vista culturale sia ricettivo, attraverso finanziamenti pubblico-privati (project financing).

      Le schede di progetto possono riguardare anche l’attuazione delle schede presentate nel documento elaborato nello step 1, “Linee Guida strategiche per lo sviluppo integrato della Valdaso”.

2.2 Principi base e criteri culturali degli orientamenti locali, nazionali ed europei

Si propongono, inoltre i principali criteri operativi da seguire nel corso della progettazione del piano, che riassumono anche gli indirizzi culturali, nonché gli orientamenti (locali, nazionali ed europei) più aggiornati che riteniamo particolarmente appropriati per l’Area della Valdaso:

  1. Capacità dello strumento urbanistico di essere comprensibile, “semplice”, facile da modificare con paradigmi chiaramente interpretabili.
  2. Capacità di diminuzione della “complessità territoriale” (infrastrutturale e di servizi) limitando bisogni indotti e prevedendo soluzioni urbanistiche, architettoniche ed infrastrutturali che siano meno impegnative in termini di mantenimento e manutenzione futuri.
  3. Coinvolgimento delle realtà locali per la ricostruzione, il recupero, la valorizzazione e lo sviluppo delle diverse identità specifiche e favorire così la condivisione da parte della comunità del progetto urbanistico territoriale, attraverso principi di trasparenza, partecipazione, equità ed imparzialità.
    In questo modo è anche possibile promuovere il senso di appartenenza di ogni singolo ambito urbano alla “comunità della Valdaso”.
  4. Varietà e diversificazione socio economica, per evitare quelle scelte “monoculturali” che possono rendere fragile e vulnerabile il sistema.
  5. Dare priorità al recupero e riuso del patrimonio edilizio storico (Edilizia rurale, Centri Storici e Centri Minori) anche attraverso l’acquisizione al patrimonio pubblico degli immobili inutilizzati e abbandonati, rispetto all’edificazione di nuovi volumi per dare risposte alle esigenze di nuovi spazi abitativi.
  6. Incentivare l’adeguamento sismico degli edifici esistenti nei Centri Storici e nei centri Minori attraverso un sistema che indirizzi in questo settore una parte dei finanziamenti pubblici, definendo priorità sulla base dei fattori di rischio sismico legati alla pericolosità del sito, alla vulnerabilità degli edifici, all’esposizione della popolazione residente e al valore storico-culturale dell’immobile stesso.
  7. Identificazione delle aree per il trasferimento della cubatura (aree di trasformazione) in ambiti già antropizzati e nei terreni più frammentati, così da ridurre gli impatti sul territorio ed agevolare gli imprenditori agricoli locali che coltivano con tecniche estensive ed ecocompatibili i prodotti tipici della Valdaso.
  8. Attuazione del principio di compensazione ecologica preventiva in ambienti di pregio selezionati (es.: aree golenali del fiume Aso acquisite nuovamente dall’Amministrazione Pubblica), così da incrementare la biodiversità e ricreare corridoi di connessione ecologica attraverso il rimboschimento e la riqualificazione degli ecosistemi naturali ed il ripristino ambientale e paesaggistico della Valdaso.
    Ogni progetto urbanistico ed edilizio deve prevedere, per essere approvato, anche un progetto di recupero ecologico-ambientale di aree appositamente individuate dal Piano Direttore o dai singoli PRG Comunali (anche in ambiti non contigui).
    A tale proposito, le Amministrazioni Locali (Comuni e Provincia) devono identificare un “fondo ecologico” di aree degradate e/o sensibili da riqualificare e valorizzare in via prioritaria, attraverso interventi privati ed al quale attingere.
    Gli interventi urbanistici ed edilizi in Valdaso devono includere, quindi, un progetto per il miglioramento di una porzione di tale “fondo ecologico”.
  9. Individuazione di un incentivo (ad es.: incremento % di cubatura concessa) per i privati che intendono condividere con l’Amministrazione pubblica, i costi di progettazione e realizzazione degli interventi di tutela, riqualificazione e valorizzazione delle aree acquisite dal pubblico attraverso il principio perequativo.
  10. Realizzazione graduale delle trasformazioni e delle espansioni insediative, per controllare e gestire gli effetti nel lungo periodo sulla capacità del territorio o dell’ambito urbano di assorbire e metabolizzare positivamente le trasformazioni, soprattutto in ordine alla costruzione e ricostruzione del tessuto connettivo sociale.
  11. 1.Capacita del Piano di prevedere aree di “riserva o risparmio urbanistico”, a disposizione per future pianificazioni.

Tali indicazioni e principi guida proposti devono essere inclusi nell’apparato normativo del piano, ma anche nel documento di Accordo Territoriale che disciplina i rapporti tra i comuni compresi nel sistema territoriale della Valdaso e, quindi, inclusi anche il Piano Direttore.

Tutte le indicazioni normative elencate, sia quelle ritenute prioritarie basate sull’apparato normativo sovraordinato sia le indicazioni di approfondimento basate su criteri di sostenibilità e sulla conoscenza del contesto locale, devono essere adattate e relazionate al contesto e, quindi, incorporate nella struttura normativa del piano direttore.
In questo modo, il piano può diventare un riferimento generale e chiaro per la pianificazione locale della Valdaso.

È auspicabile che tali indirizzi normativi possano essere inclusi anche nelle norme tecniche del piano provinciale (PTCP di Ascoli Piceno), così da rendere l’attuazione del piano direttore ancor più incisiva e coerente con le previsioni urbanistiche d’area vasta di tutto il territorio provinciale.
In questo modo, infatti, il piano rappresenta uno strumento di linee guida e di buone pratiche a livello provinciale ed anche regionale.

Sulla base di questo documento di piano, quindi, risulta chiaro che l’applicazione alla pianificazione d’area vasta, ed a quella locale, del principio di perequazione territoriale permette di definire modelli integrati di governance del territorio che uniscono i diversi livelli istituzionali (Provincia, Comuni, Unione Comuni, Comunità Montana, ...) e riducono gli effetti derivanti dalle disparità tra ambiti territoriali (concorrenza tra territori), conseguenza di peculiarità locali differenti, di localizzazione e, soprattutto, di politiche e sistemi di pianificazione non coordinati tra loro e destinati solo allo specifico territorio comunale di riferimento.




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