1. SINTESI DEL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE PROPRIETÀ
ROCCA MONTEVARMINE >> indice
Il progetto interessa l'area denominata Rocca
Montevarmine, che si estende per ca. 670 ha, nel territorio
comunale di Carassai in provincia di Ascoli Piceno.
Il principio progettuale è quello di
riqualificare l'intera proprietà Rocca Montevarmine
mantenendo (migliorando) il concetto di unità e
omogeneità territoriale. Tutte le azioni progettuali
tendono a riqualificare l'area (in coerenza con quanto richiesto
dalle Amministrazioni Locali) attraverso azioni differenziate per
settore ma coerenti con il concetto complessivo.
Il presente progetto è il risultato di una
fase di concertazione tra il soggetto promotore CNS,
l'amministrazione proprietaria dei beni in concessione (Comune di
Fermo), l'amministrazione comunale su cui insistono i beni in
concessione (Comune di Carassai) e l'amministrazione provinciale
di Ascoli Piceno.
Le linee guida per la riqualificazione territoriale
sono state identificate ed affinate attraverso varie riunioni con
le amministrazioni locali e tutti i soggetto coinvolti (es.
agricoltori) e un'analisi del "sistema progetto" (SWOT ANALISYS),
che ha permesso di definire gli elementi di base del sistema.
La riqualificazione dell'intera area avverrà
in base a principi compatibili con il concetto di futuro
sostenibile. Gli interventi previsti nel settore
agricolo-forestale tendono ad una valorizzazione e ad un
miglioramento della qualità delle lavorazioni agricole e
del prodotto, ad un'implementazione delle connessioni ecologiche,
alla rinaturalizzazione della composizione forestale e più
in generale al recupero del paesaggio originale.
Gli interventi sugli edifici sono improntati alla
massima attenzione e rispetto delle tipologie originarie e
applicando correttamente i principi della bioedilizia e
bioclimatica. I materiali utilizzati saranno prevalentemente
quelli di recupero, integrati con laterizi anch'essi di
recupero.
Il progetto prevede le proprie azioni in coerenza
con i piani e programmi locali, provinciali e regionali,
valutando eventuali limiti e problematiche dettati da azioni
precedenti e in particolare monitorando tutte le
potenzialità che l'area RMV può sviluppare e
"immettere" nello scenario turistico/agro-industriale/culturale,
nazionale ed internazionale.
Per questi motivi il progetto è stato
sviluppato con un'ottica strategica d'area vasta, cercando di
contribuire in modo sostanziale alla riqualificazione dell'intera
Val D'Aso, sviluppando maggiormente il sistema Mare-Sibillini e
creando/implementando le connessioni ecologiche interne ed
esterne all'area.
L'analisi economico-finanziaria delle varie azioni
rende chiaro come queste abbiano tempi, costi e modalità
di gestione differenti ma che, in un'ottica di lungo periodo,
creano uno sviluppo omogeneo e in continua sinergia. Il volume
degli investimenti è elevato, le numerose azioni di
pubblica utilità previste dal progetto richiedono pertanto
una solida collaborazione tra pubblico e privato per garantire
successo all'operazione. Tali azioni e tali modalità
gestionali sono possibili solo in ottica di lungo periodo e la
definizione temporale della gestione è dettata per
l'appunto da fattori di opportunità e di ritorno economico
che, alla luce delle finalità di progetto non speculative,
hanno ritorni d'investimento modesti su tempi lunghi.
2. ASPETTI INTRODUTTIVI
2.1. DESCRIZIONE SULLA BASE DEI DATI
ESISTENTI >> indice
L'area di proprietà del comune di Fermo che
insiste sul territorio di Montevarmine, si estende per circa 670
ha, interamente nel comune di Carassai (provincia di Ascoli
Piceno). All'interno di questo comparto territoriale si trovano
diversi edifici storici (Rocca medioevale, chiesa Romanica di
Sant'Angelo, cimitero ecc.), edifici rurali da ristrutturare
parzialmente o totalmente nonché strutture antropiche a
forte impatto da mitigare, convertire, demolire e/o spostare in
area più vocata (ex-stalle per l'allevamento industriale
di suini, piazzale di deposito inerti, campo sportivo, area
industriale da PRG ecc.).

Fig. 1 - Foto aerea del territorio di Montevarmine;
in evidenza l'ubicazione della Rocca
2.1.1 Inquadramento territoriale d'area
vasta. >> indice
La Provincia di Ascoli Piceno è situata
nella parte meridionale della Regione Marche, tra il basso corso
del fiume Chienti e quello del Tronto. Il territorio ascolano
confina a Nord con la Provincia di Macerata, a Nord-Ovest con la
Provincia di Perugia, ad Ovest con quella di Rieti e a Sud con la
Provincia di Teramo.
Il territorio provinciale è costituito da 73
Comuni, di cui 53 compresi negli obiettivi 2 (il Comune di
Carassai è tra questi) e 5b dell'Unione Europea. Il
territorio provinciale si estende per una superficie complessiva
di Kmq. 2086,48 pari al 21,5 % della superficie regionale ed allo
0,69% di quella nazionale.
Per quel che riguarda la presenza di aree protette,
si segnalano la vicinanza a due Parchi nazionali: quello dei
Monti Sibillini e quello dei Monti della Laga, le cui vette
(M.Vettore, Monte Priora, Monte Sibilla, Pizzo di Sevo) superano
i 2000 metri (TAV. 001).
La configurazione geografica presenta una
caratteristica struttura a pettine data da vallate che, dalle
catene montuose appenniniche poste nell'area occidentale della
Provincia, si prolungano ad Est fino alla costa Adriatica.
Per una lettura più agevole ed integrata dei
dati, il territorio provinciale è stato suddiviso in 5
macro-aree scelte in funzione della contiguità
territoriale e delle affinità presenti nelle direttrici di
sviluppo socio economico:
- Fascia Costiera che comprende i comuni di: Altidona,
Campofilone, Cupramarittima, Fermo, Grottammare, Massignano,
Pedaso, Porto San Giorgio, Porto Sant'Elpidio e San Benedetto del
Tronto.
- Area montana che comprende i comuni di Acquasanta
Terme, Amandola, Appignano del Tronto, Arquata del Tronto,
Castignano, Comunanza, Force, Montedinove, Montefalcone
Appennino, Montefortino, Montegallo, Montelaparo, Montemonaco,
Palmiano, Roccafluvione, Rotella, Santa Vittoria in Matenano,
Smerillo e Venarotta.
- Valle del Tronto e Capoluogo che oltre ad Ascoli
Piceno comprende i comuni di: Acquaviva Picena, Castel di Lama,
Castorano, Colli del Tronto, Folignano, Maltigano, Monsampolo del
Tronto, Monteprandone, Offida e Spinetoli
- Valle dell'Aso che comprende i comuni di:
Carassai, Cossignano, Lapedona, Monsampietro Morico,
Montalto delle Marche, Montefiore dell'Aso, Monte Rinaldo,
Monterubbiano, Monte Vidon Combatte, Montottone, Moresco,
Ortezzano, Petritoli e Ripatransone.
- Valle del Tenna che comprende i comuni di: Belmonte
Piceno, Falerone, Francavilla d'Ete, Grottazzolina, Magliano di
Tenna, Massa Fermana, Montappone, Monte Giberto, Montegiorgio,
Montegranaro, Monteleone di Fermo, Monte San Pietrangeli, Monte
Urano, Monte Vidon Corrado, Ponzano di Fermo, Rapagnano,
Sant'Elpidio a Mare, Servigliano e Torre San Patrizio.
Le caratteristiche di insediamento della
popolazione confermano l'esistenza di un forte squilibrio
territoriale.
Attualmente il 36,2% della popolazione, pari a
144.234 abitanti, si concentra infatti nei 10 comuni della Fascia
Costiera con una densità abitativa media nel 1997 di oltre
560 ab/Kmq; i comuni di San Benedetto del Tronto, Fermo, Porto
San Giorgio e Porto Sant'Elpidio superano la densità di
1000 ab/Kmq.
La Valle del Tronto, che comprende il comune
capoluogo Ascoli Piceno, rappresenta la seconda zona più
popolosa della Provincia con una densità, al 1997, di
307,9 ab/Kmq, con punte di 640,8 ab/Kmq nei comuni di Folignano e
di Castel di Lama.
Nella Valle dell'Aso, posta nella parte centrale
del territorio Piceno, risiedono 21.936 persone con una
densità al 1997 di circa 72,6 ab/Kmq.
La Valle del Tenna, sede del distretto calzaturiero
del Fermano, presenta 67.099 residenti con una densità di
204 abitanti/Kmq.
Infine nell'Area Montana dei Sibillini, costituita
dai comuni situati nella parte Sud-Occidentale della Provincia,
la densità media d'area nel 1997 risulta di 36,4 ab/Km,
per complessive 31.378 persone pari al 9 % della popolazione
provinciale.
Da questo breve inquadramento territoriale possiamo
desumere che l'area Rocca Montevarmine è inserita in un
contesto territoriale geografico baricentrico rispetto a contesti
territoriali d'elevata potenzialità (attrattività)
turistica come la costa adriatica e i Monti Sibillini.
2.1.2 Inquadramento geologico >> indice
Il territorio del Comune di Carassai, dal punto di
vista geologico, è compreso nella porzione centro
meridionale del Bacino Marchigiano Esterno (o Fossa
Periadriatica), in cui si rinvengono depositi terrigeni
pleistocenici di ambiente sia marino sia continentale.
Il substrato è costituito da:
- Depositi pelitici (Pleistocene inferiore), costituiti da
argille e argille marnose laminate, con frequenti e sottili
intercalazioni di strati sabbiosi fini.
- Depositi torbiditici (Pleistocene inferiore), costituiti da
alternanza di litotipi a diversa percentuale di componente
sabbiosa, conglomeratica e pelitica.
Sulla base della letteratura esistente e dei
rilevamenti eseguiti per la redazione della relazione geologica
allegata al PRG comunale, possiamo distinguere le seguenti
unità del substrato:
Unità pelitica e peliti laminate
(Pleistocene inf.): argille e argille marnose grigio-azzurre, con
frequenti intercalazioni sabbioso-arenacee fini, sottilmente
laminate. Localmente si osserva una fitta alternanza di
sottilissimi strati argillosi e siltosi.
Unità pelitico-arenacea (Pleistocene
inf.): alternanza di argille marnose grigio-azzurre, in strati
medi e spessi e arenarie giallastre, in strati sottili, a
granulometria medio-fine. Il rapporto sabbia/argilla è
minore di 1. Si tratta di depositi torbiditici di margine e di
riempimento di canali sottomarini.
Unità arenaceo-pelitica (Pleistocene
inf.): alternanze di arenarie giallastre, in strati medi e
sottili, ed argille marnose grigio-azzurre, in strati sottili,
con rapporto sabbia/argilla >1. Questi depositi rappresentano
i riempimenti di canali sottomarini e depressioni.
Unità arenacea (Pleistocene inf.):
depositi torbiditici costituiti da arenarie giallastre, in strati
medi e spessi, tabulari e/o lenticolari, a granulometria media e
grossolana, con sottili interstrati pelitici.
Unità conglomeratica,
arenaceo-conglomeratica e pelitico-conglomeratica
(Pleistocene inf.): depositi torbiditici costituiti da
conglomerati con ciottoli prevalentemente calcarei, ben
arrotondati, in matrice sabbiosa; arenarie giallastre, in strati
medi, tabulari e/o lenticolari, a granulometria media e
grossolana, con sottili interstrati pelitici; talora sono
presenti lenti e tasche conglomeratiche di spessore ed estensione
variabile; argille marnose grigio-azzurre, inglobanti ciottoli
calcarei ben arrotondati.
Nell'area di progetto prevalgono le litofacies
pelitiche, pelitico laminate e pelitico-arenacee.
Dal punto di vista strutturale, i terreni del
substrato sono disposti secondo una struttura monoclinalica
immergente a ENE, con debole inclinazione, variabile da
suborizzontale a circa 15°, anche se localmente si rilevano
giaciture con diversa orientazione, per la presenza di elementi
strutturali.
Unità di copertura
Dall'alterazione delle unità di substrato derivano le
coltri, con spessori molto variabili, di depositi colluviali
(Olocene - Pleistocene sup.), che ricoprono il substrato stesso e
che localmente sono interessate da movimenti di massa. Tali
depositi sono costituiti da limi argillosi, limi sabbiosi e
sabbie limose, con locali inclusi arenacei e/o calcarei.
Lungo le aste del Fiume Aso e del Torrente
Menocchia sono osservabili depositi alluvionali attuali e recenti
(Olocene - Pleistocene sup.), rappresentati da ghiaie, ghiaie
sabbiose in matrice sabbioso-limosa con intercalate lenti o
livelli discontinui di limi argillosi, limi sabbiosi e
sabbie.
I depositi alluvionali terrazzati (Pleistocene
sup.) presentano altezze medie rispetto agli alvei attuali del F.
Aso e del T. Menocchia, comprese fra 10 e 30 metri. Essi sono
costituiti da ghiaie sabbiose e sabbie con intercalazioni
limose.
2.1.3 Inquadramento geomorfologico
>> indice
La catena appenninica è caratterizzata da
frequenti ed estesi dissesti idrogeologici e da fenomeni di
erosione accelerata, a causa del sollevamento tettonico che ha
creato morfologie giovanili e lontane da un equilibrio
idrogeologico, e a causa della prevalenza di litologie a forte
componente argillosa, unitamente a scorretti interventi
antropici.
Nel territorio di RMV la storia evolutiva quaternaria ha portato
all'approfondimento della rete idrografica, con formazione di
valli incise con versanti ripidi, con energia del rilievo tale da
innescare fenomeni gravitativi, ed alla produzione di estese
coltri colluviali, con spessore superiore ai 2 metri.
L'area di progetto è caratterizzata da un
paesaggio collinare modellato sulle litologie terrigene;
localmente l'affioramento di litotipi arenaceo-conglomeratici,
più resistenti all'erosione, dà origine a nette
"rotture morfologiche", ossia scarpate di erosione selettiva che
risaltano sul paesaggio circostante. L'area è interessata
da numerosi fenomeni di dissesto idrogeologico, che si
manifestano in corrispondenza delle coltri colluviali derivate
dall'alterazione dei materiali terrigeni del substrato.
I fenomeni gravitativi prevalenti sono le frane di scorrimento
roto-traslativo ed i soliflussi. Le frane di scorrimento sono
attive o quiescenti, ossia suscettibili di riattivazione in caso
di precipitazioni piovose particolarmente intense o di forti
eventi sismici; le frane interessano a volte anche la rete
viaria, come nel caso della S.P. 58 Montevarmine.
I soliflussi sono movimenti lenti che interessano la coltre
colluviale e sono riconoscibili per le caratteristiche
ondulazioni della superficie dissestata.
I dissesti dell'area di progetto sono classificati
nel Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) dell'Autorità di
Bacino Regionale, con un grado di pericolosità variabile
da moderato ad elevato, in base alla tipologia del fenomeno ed
allo stato di attività. Il grado di rischio, stimato
dall'incrocio tra il livello preliminare di pericolosità e
l'esposizione di beni potenzialmente coinvolgibili dal dissesto,
varia da moderato (marginali danni sociali, economici ed al
patrimonio ambientale) a medio (possibili danni minori agli
edifici, alle infrastrutture ed al patrimonio ambientale che non
pregiudicano l'incolumità delle persone,
l'agibilità degli edifici e la funzionalità delle
attività economiche) a seconda dei casi.
Da notare che i limiti delle aree di versante in dissesto sono
stati recentemente ridefiniti rispetto a quelli del PAI, in base
al rilevamento geomorfologico di dettaglio eseguito nell'ambito
degli studi geologici per il PRG comunale.
Per quanto riguarda le morfologie fluviali, il F.
Aso, e il T. Menocchia presentano valli pianeggianti, con
presenza di terrazzi fluviali e orli di scarpate di erosione
fluviale; in corrispondenza di alcuni tratti meandriformi degli
alvei si hanno fenomeni, anche intensi, di erosione laterale, che
causano arretramenti della scarpata fluviale.
I corsi d'acqua secondari presentano, specie nei tratti
terminali, degli alvei in approfondimento, con sezione a "V".
Tale situazione è favorita dalle caratteristiche di bassa
permeabilità dei terreni argillosi, che limitano
l'infiltrazione e causano lo scorrimento superficiale, con
elevata energia, delle acque meteoriche, dando luogo a fenomeni
di erosione con asportazione del suolo; tale scorrimento
superficiale si manifesta anche sui pendii sottoforma di
dilavamento diffuso.
Il Piano di Assetto Idrogeologico
dell'Autorità di Bacino Regionale individua le aree a
rischio idraulico, inondabili da piene fluviali assimilabili ad
eventi con tempi di ritorno fino a 200 anni, dedotte su base
storico-geomorfologica. Nell'area di progetto esse si
identificano con fasce di territorio lungo il F. Aso, a rischio
moderato e medio. Tali aree sono soggette alle norme di
salvaguardia del PAI.
Infine, gli elementi antropici sono costituiti
prevalentemente da briglie, canali e argini artificiali lungo i
principali corsi d'acqua; da segnalare, inoltre, la presenza di
un'area di stoccaggio inerti in corrispondenza del campo sportivo
nei pressi della Rocca Montevarmine
2.1.4 Pericolosità sismica
>> indice
In base alla nuova classificazione sismica
(Ordinanza n.3274 del Presidente del Consiglio dei Ministri del
20 marzo 2003 - Primi elementi in materia di criteri generali per
la classificazione sismica del territorio nazionale e di
normative per le costruzioni in zona sismica) il Comune di
Carassai, prima "non classificato", è assegnato in zona 2
(sismicità media). Ciò comporta il rispetto della
normativa sismica per il recupero di edifici esistenti; inoltre
le nuove edificazioni devono essere precedute da accurate
indagini geomorfologiche e geotecniche per la verifica delle
condizioni di rischio reali e potenziali.
2.1.5 Acque superficiali e sotterranee
>> indice
L'area di progetto è costituita da una rete
idrica superficiale costituita da due assi fluviali principali,
il fiume Aso ed il torrente Menocchia. I due fiumi vanno ad
individuare i confini, rispettivamente, a nord e a sud del
territorio di Montevarmine. All'interno si sviluppa una discreta
rete di corsi d'acqua temporanei, separata da una linea di
spartiacque che, attraversando le sommità di Montevarmine
e della Rocca, suddivide idealmente l'area di progetto a
metà.
Le acque sotterranee sono ospitate nei depositi
alluvionali recenti del F. Aso e del T. Menocchia, che poggiano
su un substrato argilloso impermeabile. Si tratta di acquiferi
freatici con locali condizioni di artesianità,
caratterizzati da consistenti scambi con il reticolo idrografico.
Queste falde sono sfruttate tramite pozzi a scopo irriguo o
domestico. In corrispondenza di Contrada Aso, al di fuori
dell'area di progetto, è presente l'unico pozzo ad uso
idropotabile del territorio comunale.
La zona collinare è costituita da depositi
terrigeni con permeabilità da media a molto bassa, legata
soprattutto alle condizioni di fessurazione dei litotipi
presenti, ed è caratterizzata da una modesta e variabile
circolazione sotterranea. Nell'area sono presenti alcune piccole
sorgenti con portate molto variabili, che rimangono asciutte per
lunghi periodi dell'anno. Tali sorgenti, di scarso interesse per
uso potabile, potrebbero essere eventualmente valorizzate dal
punto di vista ambientale, nel caso vi siano le condizioni
ecologiche per un loro recupero e la disponibilità
economica.

Fig. 2 - Rete idrica del territorio di
Montevarmine; linea approssimativa di spartiacque
2.1.6. Aspetti ecosistemici e
naturalistici >> indice
Il territorio in esame è attualmente
composto d'aree agricole e forestali con diverse caratteristiche
legate soprattutto alla natura dei suoli e alle condizioni
edafiche del territorio.
Il paesaggio agro-forestale di Montevarmine,
arricchito da costruzioni rurali e storiche, è tipicamente
un paesaggio culturale dove la lettura ecosistemica deve essere
fatta attraverso gli strumenti della Landscape Ecology.
Le macrocomponenti territoriali dell'area sono
state definite nella carta dell'uso del suolo e si strutturano
in:
| Uso del suolo |
AREA (ha) |
| Prati sterili, filari e arbusti |
95,85 |
| Bosco alto fusto |
111,38 |
| Calanchi |
12,18 |
| Erba Medica |
9,82 |
| Fabbricati e aree fortemente antropizzate |
8,37 |
| Frutteto |
15,17 |
| Oliveto |
7,34 |
| Orticole |
29,62 |
| Prato |
14,01 |
| Seminativo Collinare |
337,24 |
| Seminativo Pianura |
27,94 |
| Stagno |
0,32 |
| Vigna |
2,62 |
| Totale |
671,86 |
Tab. 1 - Tabella sintetica dell'uso del suolo

Graf. 1 - Grafico della distribuzione percentuale
dell'uso del suolo
2.1.7. Aspetti agricoli >> indice
Il sistema agricolo attuale è caratterizzato
da un modello produttivo intensivo, che provoca sul territorio
una banalizzazione delle colture e delle strutture.
Nonostante il processo d'industrializzazione abbia
ridotto sensibilmente il ruolo dell'agricoltura, tradizione
secolare della provincia di Ascoli Piceno, nell'area di
Montevarmine, i terreni lavorati sono ancora in netta prevalenza
sullo stato di avanzamento delle aree boscate. Come si vede dalla
carta dell'uso del suolo (Tav. 002) la superficie agricola
ammonta al 65% dell'intero territorio.
Esaminando la porzione di territorio interno al
confine della proprietà Montevarmine nella carta dell'uso
del suolo, si può facilmente notare che l'intera area
è così suddivisa:
- nella piana della Valle dell'Aso si ha una prevalenza di
frutteti e colture orticole in rotazione;
- nella porzione collinare al centro dell'area e nella piana
del torrente Menocchia si ha una destinazione d'uso
sostanzialmente a seminativi (piccoli lembi di terra sono
destinati all'olivicoltura mentre i vigneti risultano esterni
all'area).

Graf. 2 - Distribuzione dei coltivi nel territorio
di Montevarmine (in %)
Quantitativamente la produzione agricola si
concentra sui cereali (87%) mentre, come detto, vigneti e uliveti
risultano in netta minoranza.
Storicamente questa zona era fortemente votata alla
produzione di frutta, olio e vino, ma negli ultimi anni gli
orientamenti gestionali e le politiche agricole comunitarie (PAC)
hanno condotto ad una banalizzazione del tessuto agricolo.
E' da notare che a differenza d'altre situazioni
simili, nel comparto RMV la monotonizzazione delle colture
cerealicole è stata incentivata anche da una gestione
degli affitti di breve termine e canoni d'affitto agevolato. I
contratti d'affitto stipulati negli anni passati tra la
proprietà e i singoli coltivatori diretti erano limitati
ad un quinquennio; questa limitazione ha portato all'ovvia
impossibilità finanziaria di un'eventuale investimento in
colture maggiormente remunerative da parte degli affittuari. E'
infatti presumibile che gli attuali conduttori dei fondi si siano
adattati ad una passata politica agricola assistenzialista che
copriva i mancati redditi dei seminativi con sussidi ad hoc.
La proprietà RMV rappresenta una vera e
propria azienda agricola accorpata di proprietà del comune
di Fermo, allo stato attuale è affidata a 9 coltivatori
diretti affittuari, con canoni di concessione agevolati e con
corpi di terreni di superficie variabile.
2.1.8. Patrimonio architettonico
esistente >> indice
Gli edifici esistenti sull'area in base al loro
attuale utilizzo possono essere divisi in tre categorie:
- Edifici utilizzati e abitati
Si tratta di edifici che sono attualmente
utilizzati per l'attività agricola dagli affittuari o che
sono residenza fissa degli stessi; tra questi abbiamo inserito
anche le residenze costruite dagli affittuari su piccole porzioni
di terreno assegnate loro come buonuscita dalla precedente
gestione e sulle quali hanno realizzato edifici nuovi, con scarsa
attenzione all'inserimento paesistico-ambientale e alle finiture
tradizionali degli edifici esistenti sull'area. Sono basati
prevalentemente su criteri di massima economicità e quindi
difficilmente integrabili con le valenze storiche dell'area. Sono
concentrati in un'area di crinale e disposti al margine est della
proprietà, pertanto possono essere facilmente esclusi
dalle ipotesi di valorizzazione dell'area senza creare problemi
per i restanti immobili
- Edifici disponibili
Sono ricompresi in questa categoria tutti gli
edifici inutilizzati o parzialmente utilizzati che possono essere
disponibili per interventi di recupero a fini residenziali o
turistico-ricettivi senza creare problemi al normale svolgimento
dell'attività agricola degli affittuari. Questi immobili
presentano caratteristiche tipologiche interessanti che ne fanno
elementi importanti per la valorizzazione dell'intera area; in
base ai materiali utilizzati per la costruzione sono
prevalentemente riconducibili a due categorie principali:
- edifici in muratura portante, solai in legno, con finitura
esterna in muratura faccia a vista, copertura in coppi e pianta
rettangolare con scala esterna, nella maggior parte dei casi, o
scala interna centrale per l'accesso al piano primo in un numero
limitato di casi;
- edifici in struttura mista con pilastri centrali in cemento
armato e muratura portante perimetrale, solai in latero-cemento,
copertura in tegole laterizie e pianta ad elle con scala esterna.
In questa tipologia la superficie del Piano Terra è
maggiore di quella al Piano Primo e la parte della copertura del
Piano Terra eccedente è utilizzata come terrazzo
praticabile.
-
In entrambi i tipi edilizi citati il Piano Terra
veniva originariamente utilizzato a servizio dell'attività
agricola, con la localizzazione di cantine, depositi e,
soprattutto per la tipologia b.2, stalla aziendale. Il piano
Primo era sempre destinato a residenza della famiglia contadina e
non sempre era dotato dei servizi igienici, che nelle abitazioni
più antiche venivano localizzati all'esterno.
- Edifici demoliti
In questa categoria abbiamo inserito tutti gli
edifici demoliti o diroccati e di cui rimangono tracce evidenti
sul terreno o documenti sufficienti a consentirne la
ricostruzione. Si tratta prevalentemente degli edifici più
antichi o disposti in posizione difficilmente raggiungibile con i
mezzi meccanici. In alcuni casi i rustici sono stati ricoperti
dalla vegetazione ripariale e sono difficilmente individuabili
all'interno dei boschi che hanno preso il sopravvento sul
territorio agricolo circostante.
Edifici tutelati ai sensi della L. n°
1089/1939 e del D.lgs.490/1999.
All'interno dell'area sono presenti alcuni edifici
tutelati ai sensi della L. n°1089/1939 e del D.lgs.
n°490/1999:
- la Chiesa Romanica di S. Angelo in Piano;
- la Rocca Medioevale.
Tali edifici sono sottoposti al parere preventivo
della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici delle
Marche.
In questi due edifici sono stati già
realizzati lavori di manutenzione straordinaria e restauro
conservativo, effettuati con fondi della stessa Soprintendenza ed
integrati con fondi dell'Amministrazione Comunale di Fermo; tali
interventi hanno interessato sulla copertura e sulla
pavimentazione della Chiesa di Sant'Angelo in Piano e sul
torrione della Rocca.Per la Rocca è stato elaborato un
progetto di consolidamento strutturale e miglioramento sismico in
attesa di finanziamento ai sensi della L.61/98 per interventi su
edifici danneggiati dal Sisma del Settembre 1997. Tale progetto
ha superato la fase istruttoria ed è in attesa dei fondi
necessari all'intervento.
Per la Rocca è stato elaborato un progetto
di consolidamento strutturale e miglioramento sismico in attesa
di finanziamento ai sensi della L.61/98 per interventi su edifici
danneggiati dal Sisma del Settembre 1997. Tale progetto ha
superato la fase istruttoria ed è in attesa dei fondi
necessari all'intervento.
Anche per l'antico mulino ad acqua localizzato nei
pressi della Chiesa di S. Angelo in Piano è stato
predisposto un progetto di Restauro sottoposto al parere
preventivo della Soprintendenza. I lavori sono in procinto di
essere appaltati e dovranno essere ultimati entro il corrente
anno.
3. ANALISI SWOT (SINTESI) >> indice
L'analisi preliminare del sistema di RMV ha
permesso di evidenziare i seguenti parametri interni al sistema
(forze e debolezze) ed esterni al sistema (opportunità e
rischi).
| FORZE
Territorio ampio di un solo proprietario
Valore ambientale elevato
Presenza di un patrimonio edilizio elevato
Posizione geografica strategica a livello regionale
Redditività agricola potenziale medio alta
Disponibilità di risorse energetiche endogene di tipo
rinnovabile
|
DEBOLEZZE
Gestione del territorio non coordinata sia internamente
(affittuari) che verso l'esterno (comuni).
Gestione agricola non efficiente.
Patrimonio edilizio in stato di abbandono.
Interesse locale per l'area ridotto.
Presenza di molti affittuari e concessionari.
|
| OPPORTUNITA'
Interesse elevato pubblico e privato per sviluppi territoriali
coordinati con alte valenze ambientali, culturali e sociali
Progetto pilota per un polo agrituristico di alto livello
ambientale e culturale
Sussidi e aiuti pubblici orientati verso sviluppi rurali
sostenibili
Possibili forti sinergie pubbliche tra i comuni e
pubblico-private
|
RISCHI
Presenza di molti affittuari e concessionari
Mancanza di dati sulla qualità dei suoli e del loro stato
attuale (inquinamento, produttività, ecc.)
Presenza di Enti pubblici da coordinare nell'ambito della
convezione
Investimenti iniziali elevati
Difficoltà di definire progetti a lungo termine (30-60-90
anni)
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4. PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE PROPRIETÀ MONTEVARMINE
(SINTESI) >> indice
L'obiettivo del presente progetto è la
riqualificazione dell'intera proprietà mantenendo
l'importantissimo concetto d'unità territoriale e
sviluppando una progettazione integrata su area vasta (670 Ha)
nel pieno rispetto dei tre pilastri della
sostenibilità:
- Sostenibilità economica;
- Sostenibilità sociale;
- Sostenibilità ambientale.
4.1.1 Sostenibilità economica
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Il progetto di riqualificazione dell'area deve
consentire alla società concessionaria di ottimizzare i
propri investimenti e conseguentemente lo sviluppo societario. La
sostenibilità economica si traduce, quindi, in garanzie
per le scelte societarie che giornalmente si intraprendono e che
sono finalizzate ad aumentare il valore dell'impresa non solo nel
breve periodo ma soprattutto a garantire la stabilità e la
continuità economica nel medio e nel lungo periodo.
4.1.2 Sostenibilità sociale
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La sostenibilità sociale si esprime su un
duplice livello.
Il primo livello evidenzia un impegno da parte del
soggetto concessionario nei confronti della collettività
nell'erogare servizi di pubblica utilità, impegno che
progressivamente si evolve e si esprime anche in altri settori -
culturali e ambientali - a beneficio del contesto sociale di
riferimento.
Il secondo livello è invece rappresentato da
una serie di comportamenti idonei a soddisfare le aspettative dei
diversi interlocutori aziendali.
4.1.3 Sostenibilità ambientale
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La sostenibilità ambientale dovrà
essere garantita attraverso il rispetto per l'equilibrio
ecologico, la gestione sostenibile delle risorse e l'impegno a
minimizzare l'impatto ambientale di tutte le attività
intraprese del concessionario. La salvaguardia dell'ambiente
è la linea politica strategicamente prioritaria per
puntare ad uno sviluppo aziendale che implichi al contempo una
crescita economica compatibile con una continua attenzione
all'ambiente.
L'obiettivo del progetto è la
riqualificazione della proprietà Rocca Montevarmine,
attraverso interventi in vari settori secondo un unico principio
comune, di mantenimento e miglioramento dell'unità e
omogeneità territoriale.
Saranno quindi sviluppati aspetti culturali ed
ambientali conservando e valorizzando il tessuto agricolo
attuale.
Gli interventi in campo agro-ambientale prevedono
la conversione ad agricoltura biologica e la valorizzazione dei
prodotti tipici locali; lungo la piana del Fiume Aso la
produzione si baserà essenzialmente su frutticoltura e
orticoltura, mentre nelle aree collinari si favoriranno le
produzioni di viti, ulivi e seminativi.
Per gli aspetti naturalistici, si provvederà
alla messa a dimora di nuove siepi e fasce boscate per aumentare
la connettività tra aree diverse, alla riduzione delle
specie invasive (come la robinia) permettendo l'evoluzione delle
specie autoctone, alla creazione di nuove zone umide, praterie
xerofile estensive, e altri habitat rari, ad interventi
selvicolturali e di ingegneria naturalistica.
Per quanto concerne gli aspetti architettonici, gli
interventi saranno limitati al restauro degli edifici esistenti
mantenendo le tipologie e i dettagli costruttivi che
caratterizzano l'area; le ricostruzioni saranno improntate a
criteri di massima omogeneità con gli edifici circostanti
e basso impatto ambientale sia per l'uso di tecnologie e
materiali idonei sia per l'armonizzazione con gli esterni,
ripristinando essenze arboree originali dei luoghi che
costituiranno elemento qualificante nella piantumazione delle
aree di pertinenza degli edifici e della viabilità che
verrà ripristinata.
Gli interventi di riordino dei volumi esistenti, particolarmente
concentrati nella zona di Sant'Angelo in Piano prevedono la
riconfigurazione delle superfici e delle sagome in maniera tale
da eliminare le emergenze rispetto al paesaggio agrario
circostante, traslando i volumi in posizione tale da eliminare
ogni impatto visivo e ogni possibile barriera visiva rispetto al
contesto paesistico-ambientale dell'area della Rocca.
Sono previsti interventi integrativi al progetto di
restauro presentato dal Comune di Fermo, che per l'edificio
monumentale della Rocca ne consentano un potenziamento delle
capacità turistico-ricettive, configurandolo come un
centro di grande attrazione per un turismo di qualità
elevata.
Stesso intervento si prevede per la Chiesa di Sant'Angelo in
Piano, di cui verrà completato il progetto di restauro con
la realizzazione degli impianti e dei servizi, nonché
delle finiture di qualità necessarie a farne un Centro
Conferenze di pregio a servizio dell'area e delle vicine
strutture destinate a Centro Fieristico e Congressi.
La fruizione dell'area da parte dei residenti e dei
turisti sarà improntata su un'offerta di qualità,
mediante iniziative culturali e sociali di ampia portata che
spaziano dalla creazione della Fondazione Matteo Mattei (a scopo
assistenziale), allo sviluppo di sistemi museali, come sopra
descritto.
Il progetto di riqualificazione sarà
realizzato tramite la il continuo sviluppo di importanti sinergie
e forme di cooperazione tra pubblica amministrazione e gestore
privato.
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