Quadro istituzionale
La regione Marche è costituita da 246 comuni e
da 5 Province.
La regione ha funzioni di legiferazione,
programmazione, indirizzo e coordinamento.
Le province sono titolari di competenze urbanistiche
dal 1992 (approvazione degli strumenti urbanistici
generali) e di deleghe in materia paesaggistica dal
1990.
I Comuni esercitano tutte le funzioni propriamente
attinenti gli interventi che ricadono sul proprio
territorio.
Quadro normativo di riferimento
Di scala regionale
Nelle Marche è vigente la Legge regionale n.
33/1984 "Norme per le costruzioni in zone sismiche
nella Regione Marche" in attuazione della tuttora
vigente Legge nazionale n.64/1974 "Provvedimenti per
le costruzioni con particolari prescrizioni per le
zone sismiche".
E' attualmente in corso di revisione l'originaria
Legge urbanistica regionale n.34/1992 attraverso un
apposito tavolo tecnico tra Regione e sistema delle
autonomie locali.
Nelle Marche è in vigore dal febbraio 1990 il
Piano paesistico ambientale regionale, dal 2000 il
Piano di inquadramento territoriale, costituenti
rispettivamente il quadro delle tutele di scala
regionale ed il quadro degli indirizzi strategici per
le trasformazioni d'area vasta.
Inoltre è in vigore dal maggio 2003 il Piano
di assetto idrogeologico regionale. Con deliberazione
n.2/2005, è stato adottato il Piano stralcio
di bacino per l'assetto idrogeologico del fiume
Tronto che individua e disciplina le zone a rischio
idrogeologico e di esondazione secondo quattro
livelli differenziati.
Nell'ambito delle attività post sisma 1997 la
regione Marche ha costruito, avvalendosi della
consulenza del Comitato tecnico scientifico,
un notevole e significativo corpus normativo
relativo agli aspetti istituzionali, amministrativi,
finanziari e tecnici interessati nella complessa
opera di ricostruzione.
Il quadro tecnico - normativo regionale è
divenuto il riferimento per:
-
- il recupero dei centri definiti dalla
Legge n.61/98 "di particolare interesse
maggiormente colpiti", quali centri di
valore storico-architettonico e/o
storico-paesaggistico, in quanto inseriti in aree a
particolare valenza ambientale (art.3);
-
- il restauro con miglioramento strutturale
( a dicembre 2006) di oltre 1000 fabbriche
monumentali su 2385 danneggiate dal sisma
ed inserite in un apposito "Piano" (art.8).
Va rilevata l'innovatività del
"programma di recupero post sisma" per
Comuni di piccole dimensioni, anche delle proprie
strutture tecniche: per alcuni è stata la
prima occasione per misurarsi con uno strumento
esigente che ha richiesto la pianificazione ed il
coordinamento di una pluralità di interventi e
di soggetti in un'ottica concretamente
"integrata".
E' altresì la prima volta nella storia
della normativa regionale che viene posta particolare
attenzione all'aggregato edilizio, elemento
costitutivo dei tessuti storici, entro un'ottica
strutturale con finalità
antisismiche.
Altro aspetto innovativo riguarda gli interventi
sulle infrastrutture ed in particolare l'interramento
delle reti aeree (elettriche e telefoniche) reso
possibile da apposite convenzioni tra la Regione e
gli enti erogatori dei servizi cui la legge nazionale
ha riconosciuto un parziale contributo.
Progettare e realizzare le reti dei
sottoservizi con criteri antisismici costituisce uno
dei principali interventi di riduzione della
vulnerabilità del sistema
urbano.
In particolare, per la stretta attinenza con le
tematiche del Progetto SISMA, si richiamano i
seguenti atti, predisposti dalla Regione nel
1998 e 1999 nell'ambito dell'esperienza post sisma
(si veda la documentazione contenuta nell'allegato
CD):
- - Linee di indirizzo per la
ricostruzione post-terremoto ( Allegato n.2 riferite
ai criteri per la perimetrazione dei programmi di
recupero post sisma ed ai relativi "contenuti");
- - Elaborati dei programmi; Criteri di
valutazione e di priorità per la loro
approvazione;
- - Raccomandazioni per il rispetto
delle normative paesaggistiche;
- - Raccomandazioni dirette ad
assicurare una architettura ecologica ed il risparmio
energetico;
- - Direttive tecniche per le opere
pubbliche;
- - Fase attuativa dei programmi di
recupero: Criteri per la valutazione degli interventi
unitari;
- - "Piano di ripristino, recupero e
restauro del patrimonio culturale danneggiato dalla
crisi sismica " di cui all'art. 8 della L.61/98";
- - "Direttive tecniche per la
progettazione e la realizzazione degli interventi di
ripristino, recupero e restauro, con miglioramento
sismico, del patrimonio culturale danneggiato dalla
crisi sismica";
- - Legenda unificata per la redazione
dei progetti e Scheda tecnica di accompagnamento ai
progetti per la realizzazione degli interventi di
ripristino, recupero e restauro del patrimonio
culturale danneggiato dalla crisi sismica";
- - Codice di pratica per la
progettazione degli interventi di riparazione,
miglioramento sismico e restauro dei beni
architettonici danneggiati dal terremoto
umbro-marchigiano del 1997.
A seguito dell'entrata in vigore dell'Ordinanza
n.3274/2003, che ha classificato l'intero territorio
nazionale come zona sismica, la Regione Marche ha
provveduto all'individuazione ed alla formazione
dell'elenco delle zone sismiche con Deliberazione n.
1046/2003 ed a successivi provvedimenti.
>>
inizio
Di scala comunale
La sperimentazione attuata per il centro storico di
Offida è stata guidata dai contenuti di tali
provvedimenti e dall'esperienza maturata dalla
struttura regionale dedicata - P.F. Tutela dei beni
culturali e programmi di recupero - nell'attuazione
degli interventi previsti dai citati programmi di
recupero, di cui il 63% riguarda insediamenti storici
e di quelli relativi ai progetti ed ai cantieri dei
beni culturali danneggiati.
Il Comune di Offida è dotato di un piano
regolatore generale adeguato al Piano paesistico
ambientale regionale (2004). Per il centro storico
è da tempo in corso di redazione un "piano
particolareggiato attuativo". Ciò ha agevolato
l'attività di sperimentazione nella fase di
raccolta dei dati, i cui esiti potranno fornire un
ulteriore apporto ad integrazione dello strumento
urbanistico di dettaglio.
Caratteristiche del centro storico di Offida
Il centro storico del Comune di Offida è
rappresentativo della tipicità degli
insediamenti marchigiani di crinale, di dimensione
"media" con un numero di abitanti al di sotto delle
6.000 unità, come il 78% dei comuni della
regione.
Al suo interno sono allocate funzioni non solo di
scala urbana ma anche comunale oltre ad un notevole
patrimonio di beni culturali pubblici e privati,
elemento anche questo ricorrente nella realtà
marchigiana.
L'attuale impianto urbanistico - edilizio del centro
storico di Offida , si è sviluppato lungo un
crinale, a circa 20 Km di distanza dalla costa ,
molto presumibilmente come saldatura fra due
originari castelli di "Ophida" e di "Iscla".
Restano oggi alcuni tratti superstiti delle antiche
mura in prossimità della rocca
quattrocentesca. Il tessuto edilizio di base non ha
subito nel tempo forti manomissioni, ad esclusione di
alcune ristrutturazioni di edifici a partire dal
secondo dopoguerra quali episodi circoscritti.
E' importante sottolineare la
continuità nel tempo di funzioni pubbliche o
di uso pubblico, che interessano rispettivamente
edifici strategici o a rischio affollamento, svolte
all'interno di edifici monumentali adibite in passato
a funzioni specialistiche (ad esempio, il
municipio già "palazzo priorale" medioevale e
l'enoteca regionale "Vinea" nell' ex complesso
conventuale).
Principali tematismi indagati
I diversi tematismi indagati di seguito illustrati
sono stati di volta in volta interfacciati con le
quattro componenti del rischio: pericolosità,
vulnerabiltà, esposizione e valore.
Si è proceduto alla lettura ed alla
comprensione:
- - delle relazioni funzionali tra il
territorio comunale di Offida ed il contesto
territoriale di riferimento;
- - del sistema delle tutele di natura
paesaggistico - ambientale e delle criticità
di carattere idrogeologico presenti sul territorio;
- - delle diverse amplificazioni
sismiche locali desunte dalle indagini di
microzonazione di dettaglio già in possesso
del Comune;
- - dell'evoluzione della forma urbana
del centro storico e delle sue implicazioni sulle
attuali caratteristiche morfo - tipologiche del
tessuto edilizio storico;
- - del sistema dei beni culturali ,
del connettivo e delle funzioni presenti all'interno
del centro storico attraverso la cernita e la lettura
dei dati socio - economici significativi.
Per quanto riguarda il fattore
pericolosità, quale componente "trasversale"
ai diversi sistemi ed agli altri fattori di
rischio, la sperimentazione ha fatto
riferimento a due strumenti conoscitivi:
- - le indagini di microzonazione
sismica di dettaglio, effettuate dal Gruppo Nazionale
Difesa Terremoti in collaborazione con il Servizio
Sismico Nazionale e l'Istituto Nazionale di Geofisica
e Vulcanologia per conto del Servizio Protezione
Civile della Regione Marche
- - il piano stralcio di bacino per
l'assetto idrogeologico del fiume Tronto.
Le indagini di microzonazione sismica di
dettaglio nel centro storico di Offida hanno fornito
valori differenziati del fattore di
amplificazione sismica locale (Fa=1.1 ed 1.2.)
Quindi si evince che l'area esaminata è
soggetta ad un'amplificazione sismica ridotta che,
peraltro, potrebbe essere comunque aggravata dalla
presenza di un articolato sistema di strutture ipogee
di origine antropica, fenomeno ricorrente in molti
centri storici marchigiani.
Tale presenza interessa molto presumibilmente
l'intero centro storico ed intercetta in particolare
il sistema di vie di fuga ipotizzabile nell'ambito
del piano di protezione civile comunale.
A queste informazioni si sovrappongono le
interferenze con zone suscettibili di dissesto
idrogeologico censite dal Piano Stralcio di
bacino per l'Assetto idrogeologico del Fiume Tronto
(PAI.
Le principali criticità sono risultate le
seguenti:
- - una vasta area a rischio elevato
"R3" che lambisce la porzione nord-est del centro
storico in cui sono situati due edifici, uno di
rilevante interesse per le finalità di
protezione civile (presidio ospedaliero) ed uno a
rischio di affollamento (scuola), nonché
l'unico effettivo accesso al centro storico e al suo
percorso principale di attraversamento (percorso di
crinale).
Per la messa in sicurezza di tale area, la
più estesa, il comune di Offida ha
già predisposto un progetto preliminare che
prevede una serie di interventi mirati di
risanamento; lo stesso risulta fra i progetti
ammessi a finanziamento dalla Giunta regionale per
la difesa del suolo (DGR n.1347/2006) per un
importo stimato pari a 400.000,00 euro;
- - un altro dissesto identificato come
zona a rischio molto elevato "R4" è quello che
interessa la strada provinciale "Mezzina"
(viabilità di accesso occidentale al centro
storico) che interferisce anche con il versante
sottostante la chiesa di Santa Maria della Rocca.
Principali sistemi fisici e funzionali indagati -
Criticità - Punti forza - Proposte di
intervento
Nell'esperienza di Offida l'indagine ha investito
tre grandi ambiti di analisi di sistemi
vulnerabili, tra loro strettamente
correlati:
- - il sistema del
connettivo (rete viaria ed
infrastrutturale; reti di sottoservizi; spazi e
luoghi non edificati, pubblici e privati);
- - il sistema del patrimonio
edilizio complessivamente inteso (beni
monumentali e tessuto di base);
- - il sistema delle
funzioni (residenziali; produttive;
terziarie)che in essi o tramite essi si svolgono.
>>
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Il sistema del connettivo
Criticità
Le principali criticità riscontrate sono:
- - la difficoltosa
accessibilità da ovest dovuta allo
sviluppo storico dell'insediamento come progressivo
intasamento di un percorso di crinale che collega due
originari incastellamenti, di cui quello ad ovest,
ubicato su di un'emergenza geomorfologica, da sempre
inaccessibile.
Ad amplificare tale criticità concorre il
fatto che l'unica strada di accesso interferisce
con una zona classificata dal P.A.I. ad elevato
rischio (R4 - fenomeno di dissesto in atto);
- - una limitata
accessibilità ad uno dei quattro edifici "di
importanza strategica" (caserma dei
carabinieri) e a gran parte degli edifici "a
rischio di affollamento".
In particolare risulta critica
l'accessibilità alla scuola ubicata nell'ex
complesso conventuale di S.Agostino, a monte di una
zona geomorfologicamente delicata "R3" (rischio
elevato);
- - un articolato sistema di
strutture ipogee di origine antropica, che
interessa molto presumibilmente l'intero centro
storico ed intercetta in particolare il sistema di
vie di fuga ipotizzabile nell'ambito del piano di
protezione civile comunale;
- - l'obsolescenza delle reti
di sottoservizi, quale ad esempio la rete
fognante, che necessariamente interferiscono con le
citate strutture; tra questa spicca, come
criticità prioritaria, la presenza di
un unico punto di presa a scala comunale della rete
elettrica
- - la acclività e
l'esigua sezione dei percorsi pedonali
all'interno del centro storico, insieme alla presenza
di numerose scalinate, anch'esse tipiche degli
insediamenti marchigiani, per due terzi ubicati in
zone collinari;
- - la presenza di alcuni
sottopassi, dovuti alla presenza di alcuni
collegamenti presenti tra edifici vicini, la cui
stabilità andrebbe accuratamente verificata;
- - la vulnerabilità
indotta al sistema viario principale dalla
presenza di edifici e di elementi critici (aggetti,
cornicioni, comignoli, alcuni campanili) che
presentano condizioni di debito manutentivo.
Punti di forza
Il recupero antisismico degli
edifici prospicienti Piazza del popolo (piazza
principale del centro storico) avvenuto di recente,
comprensivo dell'integrale restauro con miglioramento
strutturale del Municipio (edificio strategico) e
dell'imponente complesso della Collegiata - S. M.
Assunta può consentire la connotazione di tale
spazio come "luogo sicuro" per le
finalità di protezione civile in caso di
emergenza.
Analogamente la vicinanza di Piazza delle merlettaie
al limitrofo presidio ospedaliero (edificio
strategico) situato all'imbocco nord-orientale del
centro storico ( punto primario di
accessibilità ) è anch'esso da
considerare un punto di forza del sistema connettivo.
Proposte di intervento
Sono state individuate le seguenti proposte che
possono essere "collocate" sia negli strumenti di
natura normativa che in quelli più
propriamente progettuali:
-
- l'estensione della zona "R4"
dalla zona sottostante S. Maria della Rocca
all'intero versante potenzialmente interferente con
l'unica strada di accesso occidentale e la connessa
definizione, in stretta collaborazione con
l'Autorità di bacino, di misure di
salvaguardia e di interventi (nell'ambito dei
relativi piani di competenza) a partire da
preventive attività di monitoraggio
programmato;
- - una prioritaria progressiva
campagna di rilevazione sulla consistenza e
sullo stato delle strutture ipogee, al fine
di verificarne le interazioni con i fabbricati
sovrastanti e con le reti dei sottoservizi per
consentire interventi mirati e compatibili con la
presenza di tali strutture, quali ad esempio
interventi di consolidamento delle strutture ipogee
almeno per i tratti sottostanti i percorsi
principali;
- - censimento e/o
aggiornamento della mappatura delle reti di
sottoservizi, del loro stato di
conservazione e funzionamento finalizzato alla
successiva definizione di un programma di interventi
coerente con finalità antisismiche, da
inserire, ad esempio, nel programma triennale delle
opere pubbliche comunale; quanto alla prioritaria
criticità dell'unico punto di presa a scala
comunale della rete elettrica andranno valutate tra
il Comune e l'ente erogatore soluzioni idonee a
consentire un sistema di doppia alimentazione
sezionata in modo garantire la funzionalità
del servizio anche in fase di emergenza;
- - verifiche puntuali sui
percorsi e sugli spazi pubblici, finalizzate
alla predisposizione di un articolato normativo
(prescrizioni ed indirizzi) orientato a garantire nel
tempo:
- - interventi con
finalità antisismiche sugli edifici
prospicienti i percorsi ed i potenziali luoghi
sicuri;
- - l'interramento delle
reti aeree;
- - la ripavimentazione dei
tratti viari più scoscesi e
pericolosi.
>> inizio
Il sistema del patrimonio edilizio
Criticità
Le criticità evidenziate ad Offida per tale
sistema sono sostanzialmente riconducibili a due
temi, riferiti al "sistema dei beni culturali" inteso
come complesso integrato di fabbriche monumentali e
di tessuto storico aggregato, quali:
-
la vulnerabilità del tessuto
edilizio storico di base;
-
la vulnerabilità del patrimonio
architettonico monumentale (non di tutto,
dati anche recenti interventi di restauro post
sismico su alcuni beni), in particolare di quello
relativo agli edifici "strategici" ed a quelli "a
rischio di affollamento" (scuole, chiese, luoghi di
riunione).
Per quanto riguarda la vulnerabilità degli
aggregati edilizi (n.59 unità) è stata
indagata attraverso una valutazione a
campione di tipo speditivo strutturata secondo dieci
parametri significativi (illustrata nella
relazione della WP3 e confrontata nel meeting di
Santorini).
A riguardo, sono stati scelti tre aggregati
"tipo" per stato di conservazione, forma e
caratteristiche dei tipi edilizi che li compongono
(di tipo "scatolare" e non, quale un edificio
specialistico).
Su di essi è stata applicata tale metodologia
speditiva di valutazione dalla quale sono emersi
livelli differenziati di vulnerabilità (alta,
media, bassa). Si richiamano gli elementi
della "check-list" che incrementano la
vulnerabilità complessiva rispetto alla
vulnerabilità propria degli edifici che fanno
parte dell'aggregato stesso: differenze
geometriche del mantello; differenze geometriche in
pianta; numero medio dei piani; differenza nei
materiali e nelle tipologie costruttive; epoca di
costruzione o di ultimo intervento; presenza di
elementi di debolezza (quali orizzontamenti sfalsati,
eccessive bucature); presenza di edifici a
comportamento "non scatolare" (del tipo edifici
monumentali); forma complessiva dell'aggregato; stato
di conservazione (debito manutentivo); geomorfologia
dell'area di sedime dell'aggregato.
Quale ulteriore interessante sviluppo di tale
indagine, i tecnici della struttura regionale (P.F.
Tutela dei beni culturali e programmi di recupero)
hanno elaborato un' apposita "legenda" di
scala "pre- esecutiva" per il rilievo critico
dell'aggregato edilizio storico ed una corrispondente
"legenda" per i relativi "interventi proposti"
finalizzati alla riduzione delle vulnerabilità
rilevate che andranno approfondite a livello
progettuale esecutivo, già a partire da
interventi di semplice "manutenzione ordinaria".
Per quanto attiene la vulnerabilità
del patrimonio architettonico monumentale,
nel centro storico di Offida sono presenti 13 edifici
vincolati ( di cui 3 sono anche edifici strategici,
il municipio, l'ambulatorio comunale - ex presidio
ospedaliero e la caserma dei carbinieri) e 19 sono
ritenuti "di particolare valore" dal PRG; 9 edifici a
rischio di affollamento sono beni culturali.
La principale criticità che l'analisi di
vulnerabilità riferita al sistema dei beni
culturali ha evidenziato, avente implicazioni nello
specifico con la riduzione del fattore esposizione,
riguarda il complesso monumentale di Sant'Agostino il
cui ex convento è attualmente sede scolastica,
complesso situato nelle vicinanze di una zona in
dissesto idrogeologico ad "elevato" rischio (
così come censita dal Piano di Assesto
Idrogeologico del bacino del fiume Tronto - livello
"R3").
E' inoltre stato rilevato che la caserma dei
carabinieri (funzione strategica) è ubicata
all'interno di un palazzo storico (ex stabilimento
bacologico) che necessita di interventi.
Analogamente altri due beni culturali ospitano
funzioni d'uso pubblico ed a rischio di affollamento:
i tre musei di Offida all'interno di palazzo
Pagnanelli e la scuola materna all'ultimo piano di un
edificio storico.
Punti di forza
- - I principali edifici strategici
sono stati oggetto di interventi di recupero
antisismico (ad eccezione della citata
caserma) e la maggior parte degli edifici a rischio
affollamento è in buone condizioni
strutturali, alcune sono in corso di restauro come la
Collegiata.
- - L'elevato grado di utilizzo
residenziale del patrimonio edilizio (68%)
ne determina un buon livello dello stato
conservativo.
Proposte di intervento
Per quanto riguarda gli aggregati edilizi si propone:
- - estensione della lettura
"speditiva" delle condizioni di vulnerabilità
a tutti gli aggregati del centro storico
utilizzando la metodologia applicata in fase
sperimentale ai tre aggregati campione, per
evidenziare a scala urbana livelli diversi di
vulnerabilità degli aggregati e per
determinare conseguentemente priorità
d'intervento;
- - integrazione della strumentazione
urbanistica comunale con specifici "indirizzi
progettuali per la riduzione della
vulnerabilità degli aggregati" avvalendosi
delle "legende" proposte dalla presente
sperimentazione.
A titolo esemplificativo si richiama l'applicazione
di tale legenda effettuata sull'aggregato n. 19.
Per quanto attiene il patrimonio culturale si
propone):
- - verifica delle condizioni di
sicurezza strutturale di due dei
quattro edifici strategici per
finalità di protezione civile (l'Ambulatorio
comunale - ex presidio ospedaliero e la Caserma dei
carabinieri; mentre il Municipio è stato
oggetto di miglioramento strutturale secondo le
direttive regionali post sisma 1997 e la Residenza
sanitaria assistita è stata oggetto di
intervento nel 1999);
- - delocalizzazione della
scuola (quale soluzione drastica della
criticità) al di fuori del centro storico (e
connessa diversa attribuzione di destinazioni d'uso
più compatibili con il contenitore storico);
- - verifiche sullo stato di
conservazione e di vulnerabilità di alcuni
edifici storici in cui si svolgono funzioni a rischio
affollamento tramite gli strumenti
metodologici e tecnici utilizzati dalla Regione
Marche per il restauro con miglioramento strutturale
del patrimonio monumentale danneggiato dal sisma
1997;
- - integrazione della strumentazione
urbanistica comunale con specifici "indirizzi
progettuali per la riduzione della
vulnerabilità del patrimonio architettonico
monumentale", assumendo i criteri della
citata metodologia regionale e perfezionandoli anche
con eventuali "prescrizioni speciali" riferite alle
particolarità (tecniche costruttive, stilemi,
elementi decorativi, altro) rilevabili nelle
fabbriche offidane;
- - interventi di recupero e
riqualificazione delle mura storiche
andranno anch'essi finalizzati alla riduzione delle
loro vulnerabilità.
>>
inizio
Il sistema delle funzioni
Criticità
A scala comunale la distribuzione delle
diverse funzioni produttive è la
seguente:
il numero delle imprese nel settore agricolo è
pari al 48% ed il 27% riguarda il manufatturiero, il
23% il terziario e solo il 2% funzioni recettive
(turismo).
La dimensione d'impresa (manufatturiero) è
minima, pari in media a 3,8 unità ; nel
settore agricolo è ancora più ridotta,
pari a 1,06 unità. Anche nel settore turistico
la dimensione vede 1,76 addetti per impresa.
Analizzando i dati delle singole attività
produttive nel centro storico, si rileva la
concentrazione di quasi la metà delle funzioni
terziarie con un valore pari al 49% ed una
sostanziale irrilevanza delle altre funzioni; le
imprese turistiche risultano
equamente ripartite fra il centro storico (7) ed il
restante territorio comunale (10).
Da tali dati emerge che la
potenzialità ricettiva del centro storico
luogo non è ancora sviluppata.
Opportunità
Nel centro storico l'uso prevalente del
patrimonio immobiliare è a residenza
essendo pari al 65% del totale (espresso in mq di
superficie), il 31% a servizi, mentre l'1,5% ed il
2,5% rispettivamente a turismo e ad attività
produttive. Il 32% degli edifici ad uso
residenziale risulta non utilizzato.
Proposte di intervento
E' fondamentale acquisire la consapevolezza della
stretta interdipendenza tra destinazioni
d'uso capaci di incrementare l'esposizione
complessiva del sistema urbano e condizioni di
vulnerabilità del patrimonio edilizio
interessato (tale scelta dovrebbe sempre
essere accompagnata se non condizionata ad azioni
finalizzate al recupero antisismico degli
immobili).
Si richiamano a riguardo i contenuti di cui al punto
8) dei "Primi lineamenti metodologici per la
prevenzione del rischio sismico nei centri storici"
inseriti nel relazione generale alla Linea di
attività n.3 "Percorsi progettuali per la
pianificazione urbanistica e la programmazione
integrata" (WP 3).
Per Offida, in rapporto a quanto sopra rilevato, si
propone di:
- - verificare la
"capacità di carico" del patrimonio
immobiliare pubblico e privato utilizzabile per
destinazioni recettive e delle connesse
implicazioni sul funzionamento complessivo sistema
centro storico (in particolare, in caso di
sovraffollamento ed in caso di emergenza sismica);
- - una volta effettuata la valutazione
dei livelli differenziati di vulnerabilità del
patrimonio edilizio (v.sopra), la stessa andrà
incrociata con la mappatura delle funzioni e della
presenza di popolazione (attuale e potenziale) al
fine di verificare "criticità di
esposizione" in alcuni edifici e/o ambiti urbani
piuttosto che in altri.
Considerazioni finali
La lettura del centro storico di Offida sopra
illustrata è volutamente schematica solo per
finalità metodologiche.
E' evidente che la rilevazione dei dati e dello stato
di fatto, la loro interpretazione critica e le
corrispondenti proposte, sia di tipo più
regolativo che di tipo progettuale, non sono svolte
in sequenza ma si rimandano continuamente data la
stretta interdipendenza tra sistemi fisici e sistemi
funzionali.
Si rimanda pertanto alla documentazione ed alle
elaborazioni contenute nel CD allegato al presente
hand-book.
Gli esiti della sperimentazione sul
centro storico campione di Offida hanno due
significative implicazioni:
- - a livello
comunale, l'Amministrazione potrà
tenerne conto quale contributo utile al
perfezionamento della propria strumentazione, previo
idoneo coinvolgimento partecipativo della
comunità locale sul tema della prevenzione del
rischio sismico in rapporto alle peculiarità
del centro storico ed all'obiettivo della sua
salvaguardia;
- - a livello
regionale, quale indispensabile presupposto
conoscitivo e metodologico per l'attuazione completa
della Delibera di Giunta n.1532/2004 che prevede
l'istituzione di un "Tavolo tecnico di confronto" con
le autonomie locali per la definizione congiunta di
"Prime linee guida per la prevenzione del rischio
sismico a scala urbana ed edilizia" nella Regione
Marche e la conseguente attivazione di politiche
coerenti.
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