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Titolarità regionaleParticolare gradinata

Asse e misura di riferimento:
Asse 1 - Tutela e valorizzazione ambientale, culturale ed infrastrutturale del territorio transfrontaliero
Misura 1.3 - Sviluppo e potenziamento delle infrastrutture turistiche e culturali
Misura 1.3.3 - Tutela e valorizzazione del patrimonio storico, culturale, architettonico e linguistico letterario dell'area transfrontaliera

Partners di progetto:
REGIONE MARCHE - Servizio Beni e Attività Culturali (Leading partner)
Croazia - Archeoloski Muzej, Spalato
Albania - Regione di Gjrokaster - Direzione Regionale Monumenti di Gjrokaster - Dott. Vladimir Qirjaqi

Rete locale di partenariato e collaborazione per la realizzazione del progetto:
Università degli Studi di Macerata - Dipartimento Scienze Archeologiche e Storiche dell'Antichità
Provincia di Macerata - Assessorato alla Cultura
Provincia di Ascoli Piceno - Assessorato alla Cultura
Comune di Urbisaglia
Comune di Falerone

Teatri Antichi Uniti


Responsabile scientifico:
Prof. Gianfranco Paci - Direttore del Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storiche dell'Antichità dell'Università degli Studi di Macerata

Coordinatore scientifico:
Prof. Roberto Perna - docente presso l'Università degli Studi di Macerata

Consulente scientifico progetto di restauro:
Arch. Fabrizio Torresi

Descrizione del progetto
Il Progetto prevede la progettazione e la realizzazione di interventi di carattere scientifico ed infrastrutturale per adeguare edifici da spettacolo antichi alle necessità imposte dalla realizzazione di attività culturali.
Si dovranno individuare le modalità per garantire la migliore funzionalità del bene culturale, avendo però come prioritario obiettivo quello della salvaguardia e valorizzazione del Patrimonio architettonico antico.
Tali attività saranno condivise con personale specializzato croato e albanese.
La rete che si verrà a formare dovrà essere anche alla base della diffusione delle competenze che la rete locale del TAU (Teatri Antichi Uniti) ha maturato nell'ambito delle produzioni teatrali.

Panoramica teatro

Gli interventi saranno realizzati sui seguenti edifici da spettacolo:

  • Spalato (Croazia) - Teatro
  • Adrianopoli (Albania) - Teatro
  • Urbisaglia (Italia) - Anfiteatro
  • Falerone (Italia) Teatro

Attività previste:

  • Avviamento di due cantieri pilota a Falerone ed Urbisaglia, nell'ambito dei quali attivare tutte le procedure utili alla rifunzionalizzazione degli edifici esistenti.

Verranno avviati scavi, rilievi ed analisi funzionali alla realizzazione di due Progetti pilota, che possano prevedere: nel caso di Urbisaglia l'organizzazione di una nuova gradinata per il pubblico all'interno dell'arena; a Falerone la risistemazione degli accessi e delle gradinate per il pubblico.
A tali cantieri parteciperanno esperti croati ed albanesi.In entrambe i casi si tratta di edifici già in parte utilizzati per tali scopi, dal rilevante interesse archeologico, che per una adeguato utilizzo devono però essere riqualificati.
I due Comuni titolari dei beni, costituiscono già una rete denominata TAU (Teatri Antichi Uniti) che da anni si occupa della produzione di spettacoli d'arta drammatica antica, e che grazie ad una fitta rete di rapporti con altri Teatri esporta le produzioni stesse in tutta Europa.

  • Attivazione di due cantieri in Albania e Croazia con la diretta partecipazione sia degli esperti locali sia di esperti italiani, al fine di elaborare due studi pilota finalizzati alla rifunzionalizzazione dei due edifici da spettacolo antichi.
  • Attivazione di procedure affinché operatori culturali ed archeologi albanesi e croati possano partecipare all'allestimento degli spettacoli organizzati dal TAU, al fine di poter riportare in patria le loro esperienze in funzione della rivitalizzazione degli edifici con la rappresentazione di spettacoli locali.

Sarà promosso altresì uno scambio di esperienze con operatori teatrali selezionati nei paesi partner di progetto al fine di strutturare una rete tra i siti interessati anche ai fini della realizzazione di rappresentazioni di teatro antico nei luoghi oggetto di studio.

Vista ovestRilievi al teatroVista sud 

Ipotesi di pianificazione dello sviluppo partendo dai valori storico-archeologici e paesistico-ambientali

1. Urbanistica e archeologia un conflitto solo apparente.
La necessità di un Piano condiviso da più soggetti non può prescindere da una base di conoscenza approfondita del territorio, che partendo da una analisi fondata su elementi comuni con altre discipline individua delle invariabili intorno alle quali costruire il piano.
In questo processo gli aspetti archeologici rappresentano un arricchimento delle conoscenze; inserisce infatti elementi di conoscenza del non visibile che possono contribuire a supportare scelte a volte difficili in un settore dove, sempre più spesso gli interessi di pochi prevalgono su quelli della collettività.
In realtà il più delle volte questa sensibilità si scontra con gli obiettivi posti a base della pianificazione urbanistica, delle attese dei politici e a volte dei cittadini per cui si preferisce semplicemente ignorare il problema.
Il conflitto tra gli obiettivi della pianificazione urbanistica e l'archeologia, nasce quando l'archeologia crea difficoltà ad un modo di fare urbanistica pragmatico; di fatto l'archeologia inserisce elementi e pone problemi tali che costringe l'urbanista a leggere il territorio in modo diverso.
L'urbanistica anche quando scende a livello di maggior dettaglio (nei Piani Attuativi o nei Piani di Recupero) fa riferimento a quello che si percepisce in superficie, tracciati viari, tessuto urbano antico e recente, paesaggi costruiti dall'azione dell'uomo, ma questi elementi sono spesso il risultato di quanto avvenuto in passato; la lettura di questo processo (quando si è capaci di leggerlo) può diventare stimolo ed elemento fondante dell'azione pianificatoria.
In molti casi la "città nascosta" può fornire elementi chiave per leggere un tessuto urbano particolarmente disomogeneo, basti pensare al caso della Pompei moderna che in un contesto urbano particolarmente degradato presenta valori innegabili legati alla storia.

Il ruolo di elemento di raccordo tra urbanistica e archeologia è stato svolto finora dalle Soprintendenze Archeologiche che però si sono quasi sempre trovate ad intervenire sul Piano sempre a posteriori, dopo che le principali scelte erano state fatte, nel ruolo di controllori o peggio di censori di Piani costruiti senza tenere conto dei valori archeologici.
Un reale dialogo tra archeologia ed urbanistica porrebbe la Soprintendenza di fronte alla necessità di ritagliarsi un nuovo ruolo, di soggetto partecipe a tutti gli effetti al processo pianificatorio su un piano paritario rispetto agli altri soggetti coinvolti.
Non più quindi come unico tutore e garante della persistenza del bene archeologico contro tutto e tutti, ma parte di un processo trasparente e partecipato di valorizzazione del bene stesso costruendo anche gli strumenti che ne consentano il recupero e la fruizione.
La necessità ormai non più rinunciabile è quella di aprirsi ad un confronto con le altre componenti del territorio mettendo in gioco la propria "competenza specifica" esclusiva per confrontarla con altre professionalità e sensibilità che il più delle volte portano ad un arricchimento del concetto di tutela e ad un'estensione delle aree ad essa sottoposte in quanto il concetto di Parco Archeologico oggi mette in gioco fattori che riguardano non solo la storia, ma anche la memoria collettiva, l'ambiente e il paesaggio.
La tutela del bene archeologico ha bisogno del supporto dell'urbanistica, se non la si vuole limitare al solo oggetto occorre infatti considerare anche le aree circostanti, la tutela deve essere estesa alle visuali, evitando l'inserimento di nuovi elementi che creino ostacoli e ne limitino la fruizione, al paesaggio inteso come entità unitaria e riconosciuta, al sistema delle infrastrutture che deve tenere conto del bene archeologico, soprattutto quando questo è pensato come Parco.
Un Parco Archeologico oggi più che mai ha infatti bisogno di infrastrutture di supporto quali parcheggi, aree attrezzate per la sosta e il relax, percorsi naturalistici (vedi Abbadia di Fiastra) che ne consentano una fruibilità ad una pluralità di soggetti, con un'attenzione particolare ai portatori di handicap. Con quale strumento operare se non con attraverso una pianificazione attenta e condivisa dai cittadini, dagli enti locali e dagli enti preposti alla tutela?
Il territorio non è mai indifferenziato ma costituito da un insieme di relazioni tra le sue parti componenti che a volte sono evidenti e a volte nascoste.
Spetta all'urbanista evidenziarne le interconnessioni e se, alle tradizionali si aggiunge anche quella archeologica la disciplina non può che trovarne giovamento.

Bruno Gabrielli, a conclusione di un suo contributo al ciclo di Lezioni sulla Ricerca Applicata in Archeologia tenuto nel Dicembre 1997 alla Certosa di Pontignano, segnalava come mancasse ancora chiarezza nei modi attraverso i quali il principio della conservazione dovesse essere attuato e invitava comunque a non rendere irreversibili le risposte che di volta in volta vengono date, almeno finché non si fosse giunti ad una sintesi condivisa. Da allora non è stato fatto alcun significativo passo avanti su questa strada, la confusione regna ancora sovrana. Ciò anche perché le occasioni di dibattito e confronto tra le due discipline sono state veramente rare, gli sforzi di confrontarsi su terreni apparentemente distanti come l'archeologia e l'urbanistica sono mancati sia nel mondo accademico che in quello della professione.
In sostanza è prevalso l'atteggiamento (sempre segnalato da Gabrielli nel suo intervento) dell'urbanista che fa lo storico (o l'archeologo) o, nel migliore dei casi, acquisisce in maniera acritica quello che lo storico produce, senza alcun dialogo tra le due discipline, senza alcun tentativo di sintesi, di individuazione di obiettivi condivisi.
L'integrazione tra le due discipline non è mai stata tentata in maniera coerente e nei piani cosiddetti di nuova generazione gli aspetti archeologici si riducono a qualche macchia di colore diverso dalle altre con una normativa specifica.
Nel progetto di valorizzazione dell'area Archeologica di Hadrianopoli abbiamo tentato un dialogo multidisciplinare che è riuscito a farci trovare tutti sullo stesso piano.
In T.A.U. in sostanza è mancata la regia dell'urbanista, è mancata l'ansia del produrre nei tempi stabiliti un progetto che desse risposte certe alle aspettative di un territorio più o meno vasto, è mancato un Ente Pubblico preoccupato più che altro di dare risposte immediate e garantire il perpetrarsi del potere e ciò proprio perché il fine ultimo non era un Piano, che ponesse regole fisse nello sviluppo di un territorio.
Questa è stata in realtà la forza di questo processo, durato troppo poco ma che ha visto rappresentanti di discipline tra le più svariate sedersi più volte intorno ad un tavolo per confrontarsi e cercare di capire le esigenze di ciascuno.
Non c'è stata una disciplina che ha prevalso sulle altre ma tutte insieme hanno fornito elementi utili per l'elaborazione del progetto di valorizzazione dell'area.

La stessa lunga fase di rilievo ha portato a verifiche incrociate "sul campo" svolte dall'archeologo ma anche dall'architetto, dal naturalista come dal geologo, con una grande disponibilità a capirsi, a trovare un linguaggio comune, per raggiungere una sintesi che non sia immodificabile ma che prenda atto dei limiti di un lavoro appena iniziato, di cui all'interno di questo testo stiamo tentando di dare atto, sicuramente foriera di grandi sviluppi futuri anche in virtù di un rapporto che travalica l'ambito professionale per costruire nei fatti un solido legame di stima ed amicizia reciproca.

 

2. I PARCHI ARCHEOLOGICI NELLA NORMATIVA ITALIANA
La realizzazione di un Parco Archeologico presenta difficoltà istitutive anche nella nostra realtà nazionale.
Si intende qui dare un sintetico quadro della situazione italiana anche per fornire indirizzi normativi su cui costruire la tutela del Parco Archeologico proposto per Hadrianopoli.
L'esperienza delle Leggi italiane in materia di Parchi Archeologici e la conseguente tutela ad essi collegata è relativamente recente e non ha ancora trovato una sua definizione univoca e condivisa dai settori coinvolti.
L'interesse archeologico, con l'entrata in vigore della legge 431/85, può essere oggetto di due tipi di tutela concorrenti: quella storico-artistica della legge 1089/39, che impone un vincolo diretto sul singolo bene ed, eventualmente, indiretto su aree circostanti e quella paesistica della legge 1497/39, che tutela l'intero territorio su cui è ubicato il bene.
Con la circolare n. 12059 del 15.11.1990, il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, ha poi indicato che per Parco Archeologico si deve intendere un'area protetta nella quale, per la consistenza di presenze monumentali, può individuarsi e definirsi uno spazio di particolare valenza quale Museo all'aperto.
La Legge n°394/91, Legge Quadro sulle aree protette, all'Art.1 prevede: "applicazione di metodi di gestione e di restauro ambientali idonei a realizzare una integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali".
L'art. 9 della legge 352/97, che ha attribuito alla soprintendenza di Pompei autonomia scientifica, organizzativa, amministrativa e finanziaria per quanto concerne l'attività istituzionale però ha ancora come oggetto non già il Parco Archeologico ma bensì le "aree archeologiche" di Pompei, a dimostrazione di come anche in zone universalmente riconosciute come unità paesistico ambientali di rilevante interesse archeologico il concetto di Parco Archeologico ancora non sia acquisito.
Il Testo Unico del 29 ottobre 1999, n.490 propone all'articolo 94 la seguente definizione: "si intende per Parco Archeologico l'ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo all'aperto in modo da facilitarne la lettura attraverso itinerari ragionati e sussidi didattici".

 

2.a LE ESPERIENZE REGIONALI
Uno dei primi tentativi di definizione del concetto di Parco Archeologico è rappresentato dalla Legge Regionale n°11 del 3/04/1990 della REGIONE BASILICATA "Istituzione del Parco Archeologico Storico Naturale Delle Chiese Rupestri del Materano" finalizzata prevalentemente alla salvaguardia, alla valorizzazione e alla gestione dell'habitat rupestre ricadente nel territorio dei Comuni di Matera e Montescaglioso, ponendo peraltro una particolare attenzione al sistema naturale botanico-vegetazionale e geologico-geomorfologico all'interno del quale il bene archeologico ricade.
Si pone altresì l'accento sulla necessità di avviare azioni di formazione e informazione nei confronti dei cittadini che vicono in queste zone.
Una delle esperienze recenti più interessanti in materia è rappresentata dalla Regione Sicilia che con la legge n.20 del 3 novembre 2000, avente come titolo inequivocabile "Istituzione del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento. Norme sull'istituzione del sistema dei parchi archeologici in Sicilia", introduce per la prima volta in maniera chiara nell'ordinamento la figura giuridica del Parco Archeologico.
All'Art. 20 la legge definisce

"… In attuazione delle finalità di cui all' articolo 1 della legge regionale 1 agosto 1977, n. 80, la Regione siciliana istituisce un sistema di parchi archeologici per la salvaguardia, la gestione, la conservazione e la difesa del patrimonio archeologico regionale e per consentire migliori condizioni di fruibilità a scopi scientifici, sociali, economici e turistici dello stesso."

Tale legge che riguardava in sostanza la totalità del territorio regionale è rimasta purtroppo priva di qualsiasi attuazione a causa, ma non solo, della difficoltà di individuare e di perimetrare le diverse aree dei Parchi, da sottoporre a regimi di tutela differenziati.
La stessa istituzione del Parco Archeologico di Urbisaglia con le sue fasi alterne e l'iter non ancora concluso rappresenta un esempio, non certo positivo, di come neanche per aree dall'indiscutibile valore archeologico sia semplice giungere alla fase operativa.
L'esperienza dell'area archeologica di Urbisaglia ci insegna come con lo strumento dei soli vincoli inseriti nei PRG non è facile andare avanti e, nonostante l'impegno di un'attivissima e antica Università come quella di Macerata e della Regione Marche affiancata dagli enti locali su cui il sito ricade, si riesce a programmare poco più delle campagne di scavo che ogni anno coinvolgono decine e decine di giovani.
Finché non sarà formalizzato e reso operativo un Ente delegato alla tutela e alla promozione del patrimonio archeologico sarà sempre più difficile dotare di attrezzature l'area, organizzare iniziative di richiamo per un pubblico più vasto degli esperti e appassionati che pure non fanno mancare il loro supporto attivo.

 

3. Il Parco Archeologico di Hadrianopoli

Se la situazione in Italia non è molto rassicurante sul fronte della normativa e delle iniziative concrete per la tutela e valorizzazione dei siti Il Parco Archeologico di Hadrianopoliarcheologici, se le leggi che consentono e favoriscono l'istituzione dei Parchi Archeologici presenta numerose carenze, in Albania la situazione non è certo migliore.
Sul fronte normativo una legge di riferimento non esiste.
Se non è possibile pretendere qualcosa di simile al nostro Testo Unico sui Beni Culturali (varato peraltro solo sette anni fa) la normativa appare comunque molto disomogenea e legata ai singoli beni che si intende tutelare piuttosto che alla definizione di un quadro di riferimento comune.

Così esiste una legge specifica per la vicina Città Storica di Gjirokastra, un'altra per il sito di Butrinto, un'altra ancora per Apollonia e per gli beni considerati di interesse nazionale.
Per Hadrianopoli, visto e considerato che il sito è stato esplorato solo in parte ed il dibattito sul nome della città non vede concordi tutti gli esperti, esiste solo una generica tutela integrale per una fascia di 50 mt. intorno al Teatro, peraltro non delimitata sul terreno e di cui sono a conoscenza solo gli studiosi e i funzionari dell'Istituto dei Monumenti di Cultura.
Per la Necropoli non esiste neanche questo e due anni fa è stata rilasciata l'autorizzazione a costruire un'abitazione letteralmente sopra le tombe.

Il Parco Archeologico di HadrianopoliOggi, anche volendo, mancano gli strumenti per attuare la tutela; se non è possibile garantire la conservazione dei beni archeologici figuriamoci la loro valorizzazione e la diffusione degli elementi di conoscenza che ne impedirebbero gli scempi che abbiamo visto in questi ultimi anni, soprattutto nel sito della Necropoli, dalle tombe scoperchiate e utilizzate come discarica dei residui dei materiali utilizzati per la costruzione, alla brutale e sistematica rimozione dei coperchi dei sarcofagi per depredarne le tombe.

La grande importanza dei reperti ritrovati nell'area archeologica di Hadrianopoli dai primi scavi ai giorni nostri e l'estensione della città non ancora scavata, testimoniata dai saggi effettuati recentemente, pone oggi più che mai la necessità di individuare un sistema di tutele che si estendano, con diversi gradi di intensità su un territorio talmente vasto da configurarsi come vero e proprio Parco Archeologico.Il Parco Archeologico di Hadrianopoli
Fino a quando non disporremo di dati certi sui limiti della città antica, ricoperta da oltre quattro metri di detriti, sarà necessario mantenersi cautelativamente su un'estensione che salvaguardi con un buon grado di approssimazione quanto sepolto da secoli di esondazioni del Fiume Drino.
La scelta, discussa con gli archeologi, ci ha portato alla definizione di tre aree da sottoporre ad una normativa di tutela con livelli decrescenti mano a mano che ci si allontana dall'area archeologica vera a propria, tendente a porre l'attenzione anche al contesto paesaggistico e architettonico unico dei luoghi vicini alla città antica.
La particolarità del sito è comunque quella di avere due aree archeologiche ben distinte e distanti fra loro: la città con il suo Teatro visibile in lontananza come emergenza nella pianura alluvionale del Drino e la Necropoli posta ad Ovest sui primi pendii collinari, molto vicina alla città abitata oggi e alla sua area cimiteriale, in una continuità con il passato molto comune a tanti siti anche della vicina Grecia.
Il Parco Archeologico di HadrianopoliLa Necropoli dista circa seicento metri dal perimetro ipotizzato per la città antica ed è separata da questa da due strade: la nuova superstrada di collegamento con la vicina frontiera greca e la vecchia strada carrabile che seguiva lo stesso percorso.
La nuova strada realizzata tra il 2000 e il 2002 si innalza di circa quattro metri rispetto al livello del terreno agricolo sottostante ed è una importante arteria di collegamento che dalla frontiera raggiunge Gjirokastra, il capoluogo di regione, ma che presto raggiungerà Tepelene circa cinquanta chilometri più a Nord di Sofratike.
E' questa una infrastruttura di grande importanza per il sud dell'Albania e presenta le dimensioni e le caratteristiche di una nostra superstrada.
Nel tratto che separa le due aree archeologiche si trova anche un canale realizzato per la bonifica delle aree agricole poste a valle del versante Est del Bacino del Drino, questa opera di ingegneria idraulica intercetta le acque che i retrostanti torrenti convogliano a valle, a volte in maniera molto violenta, per poi scaricarle nell'alveo del Fiume Drino.

L'area archeologica della città è solcata dal sistema ortogonale dei canali utilizzati per la bonifica dell'area agricola, che sono stati interrotti in più punti dal tracciato viario della nuova superstrada, interrompendo il sistema di smaltimento delle acque meteoriche e di falda.
Tale situazione si ripercuote negativamente sull'intera area che viene sommersa periodicamente in caso di eventi atmosferici eccezionali, rendendo impraticabile anche il sistema di strade poderali utilizzate per la coltivazione dei fondi e per lo stesso accesso al sito archeologico.

Lo stesso Teatro si trova per alcuni periodi dell'anno sott'acqua con il piano della cavea sommerso anche da un metro e mezzo d'acqua.

 

3a. La zonizzazione proposta.
Fare di Hadrianopoli un Parco Archeologico vivo e non un "Museo all'aperto" isolato dal contesto storico e architettonico circostante, necessita di una particolare attenzione finalizzata a far sentire la città antica come parte di una realtà unica ed attuale, soprattutto agli abitanti moderni dei centri vicini.
La zonizzazione proposta non ha la pretesa di essere esaustiva, né di imporre alcun vincolo concreto, ma va letta come base per costruire insieme con i cittadini, le autorità locali e le associazioni attive sul territorio una normativa condivisa che i tempi stretti di un INTERREG non consentono.
Le ipotesi di tutela individuate nel presente progetto sono graduate nelle zone di seguito definite.

 

Zona A1 - ZONA di tutela integrale della città di Hadrianopoli
Tale zona è costituita dall'area su cui insistono i beni archeologici della Città antica di Hadrianopoli con tutti i resti dei suoi edifici venuti alla luce o ancora da esplorare ma individuati nei primi saggi effettuati. Tale area è da considerarsi quale riserva integrale a tutela dei beni medesimi, nonché dell'ambiente naturale circostante nel suo complesso. All'interno di tale zona va garantita e promossa ogni attività di carattere didattico e scientifico collegata alla conoscenza e alla valorizzazione del sito da un punto di vista storico-culturale e paesistico-ambientale.
In tale zona sono vietati:

  • lo svolgimento di attività agricole che prevedano arature profonde oltre i ml. 1,00 rispetto dell'attuale piano di campagna;
  • gli scavi di qualsiasi entità non legati a saggi o a ricerche di carattere archeologico;
  • il taglio delle essenze arboree e arbustive esistenti; le nuove costruzioni;
  • le costruzioni di qualsiasi genere, anche se di carattere provvisorio, ad esclusione di quelle necessarie per l'esercizio delle attività archeologiche e per la fruizione turistica dell'area;
  • la segnaletica di qualsiasi tipo ad esclusione di quella collegata alla fruizione turistica dell'area.

Possono essere eseguiti, previa autorizzazione rilasciata dagli Enti competenti:

  • le reti per impianti di pubblica utilità, quali quelli per acquedotti, fognature, gas, illuminazione e telefono, purché realizzate mediante condotti sotterranei ad una profondità non superiore ai ml.2,00 al disotto dell'attuale piano di campagna e sotto il diretto controllo di un tecnico dell'Istituto dei Monumenti di Cultura. Con le medesime modalità, può essere autorizzata, altresì la sistemazione delle parti esterne di tali impianti o di impianti esistenti, strettamente necessarie, purché siano ridotte al minimo e non arrechino danni ai monumenti ed all'ambiente circostante;
  • i collegamenti viari carrabili o pedonali, esclusivamente se funzionali alla fruizione dell'area a fini turistici;
  • la realizzazione di recinzioni purché in rete metallica, su pali in legno infissi al suolo per una profondità non superiore ai 50 cm;
  • interventi di bonifica idrogeologica dell'area, di allontanamento delle acque meteoriche e di ripristino del sistema dei canali purché eseguiti sotto il diretto e costante controllo di un tecnico dell'Istituto dei Monumenti di Cultura
  • le opere di scavo e di ricerca archeologica nonché di restauro, sistemazione, conservazione e valorizzazione delle emergenze monumentali ed archeologiche;
  • le arature e gli scavi per la messa a dimora di essenze arboree o arbustive a profondità non superiore a ml 1,00.

Zona A2 - Zona di tutela integrale della Necropoli di Hadrianopoli
Tale zona è costituita dall'area su cui insiste la Necropoli della Città di Hadrianopoli, posta ad ovest della città antica in prossimità del centro urbano di Sofratike e i reperti venuti alla luce o ancora da esplorare ma individuati dalle indagini effettuate negli anni passati dall'Istituto dei Monumenti di Cultura.
Tale area è da considerarsi quale riserva integrale a tutela dei beni medesimi, nonché dell'ambiente naturale circostante nel suo complesso.
All'interno di tale zona va garantita e promossa ogni attività di carattere didattico e scientifico collegata alla conoscenza e alla valorizzazione del sito da un punto di vista storico-culturale e paesistico-ambientale.
In tale zona sono vietati:

  • lo svolgimento di attività agricole;
  • le arature e gli scavi per la messa a dimora di essenze arboree o arbustive;
  • gli scavi di qualsiasi entità non legati a saggi o a ricerche di carattere archeologico;
  • le nuove costruzioni;
  • gli ampliamenti o il cambio di destinazione degli edifici esistenti;
  • le costruzioni di qualsiasi genere, anche se di carattere provvisorio ad esclusione di quelle necessarie per l'esercizio delle attività archeologiche;
  • le infrastrutture viarie e le reti per impianti di pubblica utilità, quali quelli per acquedotti, fognature, gas, illuminazione e telefono;
  • la segnaletica di qualsiasi tipo ad esclusione di quella funzionale alla fruizione turistica dell'area.

Possono essere eseguiti, previa autorizzazione rilasciata dagli Enti competenti:

  • le reti per impianti di pubblica utilità, quali illuminazione e telefono purché non interrate, realizzate per il solo attraversamento aereo dell'area senza alcun traliccio o pilone di appoggio;
  • i collegamenti viari carrabili o pedonali, solo in rilevato ed esclusivamente se funzionali alla fruizione dell'area a fini turistici;
  • la manutenzione della strada di accesso all'area cimiteriale senza modifica o ampliamento del tracciato;
  • gli interventi di manutenzione ordinaria, restauro e risanamento conservativo degli edifici esistenti
  • la realizzazione di recinzioni purché in rete metallica, su pali in legno infissi al suolo per una profondità non superiore ai 30 cm;
  • le opere di scavo e di ricerca archeologica nonché di restauro, sistemazione, conservazione e valorizzazione delle emergenze monumentali ed archeologiche.

Zona B - Zona di tutela paesistico-ambientale e delle visuali panoramiche.
Tale zona comprende le aree di rispetto intorno alle zone A1 e A2 finalizzate a tutelare l'integrità e la riqualificazione del patrimonio ambientale esistente, garantendo un opportuno raccordo tra il Parco e le zone urbane circostanti, evitando la costituzione di barriere visuali quali edifici pluripiano o opere infrastrutturali di notevole entità e ad elevato impatto ambientale.
In tale zona sono vietate:

  • le nuove costruzioni ad esclusione di quelle funzionali alla fruizione turistica dell'area;
  • gli ampliamenti degli edifici esistenti che ne superino l'altezza attuale;
  • i movimenti di terra che alterino in maniera permanente l'andamento naturale del terreno;
  • il taglio delle essenze arboree e arbustive originarie dei luoghi;
  • la realizzazione di viadotti e cavalcavia.

Possono essere eseguiti i seguenti interventi, alle condizioni appresso indicate:

  • gli ampliamenti degli edifici fino ad un massimo del 50% del volume esistente;
  • le reti di attraversamento per impianti di pubblica utilità sia interrate che aeree, quali quelle per acquedotti, fognature, gas, illuminazione e telefono, altresì la sistemazione delle parti esterne strettamente necessarie di tali impianti o di impianti esistenti purché ad una distanza di almeno 50 mt dal limite della Zona A1;
  • le infrastrutture viarie di attraversamento di nuova previsione, purché poste ad una distanza di almeno 150 mt. dal limite della Zona A1;
  • interventi di bonifica idrogeologica dell'area, di allontanamento delle acque meteoriche e di ripristino del sistema dei canali purché non modifichino o interrompano il sistema dei canali esistenti;
  • le infrastrutture necessarie alle attività agro-silvo-pastorali tradizionali, purché non comportino nuove volumetrie;
  • le escavazioni di pozzi per il reperimento di acqua, nonché la costruzione delle annesse cisterne di raccolta delle acque e relativi impianti e canalizzazioni con esclusione di quelle aeree, purché poste ad una distanza di almeno 100 mt. dal limite delle Zone A1 e A2;
  • l'ampliamento della zona cimiteriale preferibilmente in direzione ovest, purché eseguiti sotto il diretto e costante controllo di un tecnico dell'Istituto dei Monumenti di Cultura.

Zona C1 - Zona di riqualificazione architettonica e valorizzazione turistica del Centro Urbano di Sofratike.
Tale zona è costituita dall'insediamento urbano moderno di Sofratike, posto sulle prime pendici dei monti ad ovest del corso del Fiume Drino.
Dalla posizione in cui è localizzato il centro edificato si gode una stupenda vista dell'area archeologica della Città antica di Hadrianopoli che potrebbe ridiventare parte integrante del territorio e della memoria storica dei suoi abitanti.
La presa di coscienza e la riscoperta dei legami tra città antica e moderna passa anche attraverso la tutela di questo contatto visivo interrotto nei secoli dell'oblio della città antica, sommersa dalle esondazioni del Drino e dal materiale depositato al di sopra dei resti delle sue mura.
La tipologia insediativa del centro abitato di Sofratike ricalca quella di molti centri disposti lungo la vallata, è caratterizzata da case isolate di forma prevalentemente rettangolare ed orientamento ortogonale alla linea di pendio.
Anche le dimensioni sono comuni tra i vari edifici con il lato maggiore tra i 10 e i 12 ml. e il minore tra gli 8 e i 10 ml., il numero dei piani è nella maggior parte dei casi limitato a due e non supera mai il numero di tre.
Le pareti esterne sono costituite prevalentemente da blocchi di pietra calcarea e le coperture sono con configurazione geometrica a padiglione, spesso anch'esse in pietra, anche se interventi recenti tendono a sostituirle con tegole laterizie di colore rosso o, peggio, con lastre di lamiera ondulata. Le finestre sono concentrate al primo piano hanno forma rettangolare e sono raggruppate in numero di tre, a volte di quattro.
E' questo un tipo edilizio caratteristico della Regione di Gjirokastra che, se opportunamente valorizzato, può diventare elemento di richiamo per un turismo legato alle tradizioni e alla tipicità.
Da sottolineare che edifici di questo tipo sono frequenti anche nei villaggi greci oltre frontiera, in tutta la zona intorno a Ioannina.
Il tracciato viario è dettato dall'orografia del territorio e ne segue le curve di livello.
La vicinanza con l'area della Necropoli costituisce un elemento di preoccupazione in quanto la naturale espansione appare spingere verso la ricucitura con la zona industriale posta a Nord, attraversando proprio l'area da tutelare.
L'espansione sugli altri tre lati appare difficile per l'elevata acclività del terreno ad Ovest e a Sud e per il limite fisico rappresentato dalla nuova superstrada ad Est.
Tale tendenza va assolutamente controllata e gestita in maniera attenta, potrebbe rappresentare infatti un bell'esempio di integrazione tra antico e moderno se opportunamente progettata o rischiare, se mal gestita, di compromettere per sempre non solo la fruizione del bene archeologico ma la sua stessa persistenza.
Un pessimo esempio in tal senso è la recente costruzione di un edificio proprio in mezzo all'area sepolcrale che con la recinzione dell'area di proprietà ne impedisce la fruizione per una superficie di circa 1.500 metri quadrati.
In tale zona è auspicabile la redazione di un Piano di Recupero che ne salvaguardi l'unicità, fornendo risposte alle comprensibili tensioni abitative attraverso incrementi volumetrici controllati e conformi alle tipologie originarie o espansione attentamente progettata.
Fino alla redazione del Piano di Recupero in tale zona è consentito solamente il restauro e il risanamento conservativo degli edifici esistenti, è altresì consentito il cambio di destinazione finalizzato alla realizzazione di strutture turistico-ricettive e dei servizi ad esse associati.
Sono vietate le nuove costruzioni, gli ampliamenti, le sopraelevazioni e le demolizioni degli edifici esistenti.


Zona C2 - Zona di riqualificazione architettonica della zona industriale di Sofratike.
Tale zona comprende gli edifici industriali di recente realizzazione risalenti agli anni 50 del secolo scorso per quanto riguarda l'impianto originario, ma in molti casi ristrutturati alla fine degli anni 90 per insediarvi nuove attività.
Sono edifici di non grande pregio architettonico e tipologico ma che svolgono una funzione fondamentale per l'economia del territorio per cui vanno anch'essi valorizzati stimolandone il recupero tipologico e strutturale, anche attraverso incentivi economici.
Anche questa zona avrebbe urgente necessità di un Piano che ne definisca chiaramente i limiti e il futuro possibile sviluppo, analizzandone accuratamente il disegno urbanistico che, pur essendo molto semplice e a maglia ortogonale, non appare molto in sintonia con l'orografia del territorio e soprattutto con la sua idrografia.
Alcuni di questi edifici sono sorti infatti in corrispondenza di compluvi naturali che, seppure non molto estesi, raccolgono in alcuni momenti dell'anno grandi quantità di acque meteoriche e, sia l'edificio che le infrastrutture ad esso collegate, si trovano a costituire una barriera al naturale deflusso delle acque, con seri rischi per coloro che vi operano e per le attività in essi insediate.
In tale zona è auspicabile che si proceda in tempi brevi all'elaborazione di una pianificazione di dettaglio, che ne preveda anche l'eventuale espansione. In considerazione del fatto che l'area rappresenta un punto di potenziale rilancio dell'attività industriale locale non appare opportuno porre alcuna tutela o limite al suo potenziale sviluppo se non quello ovvio verso Sud, in quanto un ampliamento in tale direzione andrebbe a confliggere in maniera pesante con l'area tutelata della Necropoli.

 

4. Il progetto di sistemazione dell'area.
Il progetto di sistemazione dell'area tiene conto delle attività connesse alla fruizione del sito sia a fini turistico-ricettivi che culturali e formativi.
Si è quindi provveduto ad individuare un edificio, sito in posizione centrale ed attualmente inutilizzato, all'interno del quale ricavare gli spazi per l'accoglienza dei visitatori e per fornire informazioni sull'area archeologica. Sempre in questo edificio si prevede la localizzazione dell'Antiquarium dove esporre i principali reperti archeologici ritrovati sull'area ed organizzare mostre a tema, un'aula didattica completa i servizi forniti ai visitatori, in particolare alle scuole che possono organizzare visite assistite in cui gli stessi archeologi diventano educatori con la possibilità di trasferire agli studenti l'esperienza di conoscenza acquisita.
Sul retro dell'edificio è localizzata un'area per esposizioni all'aperto destinata a reperti di grandi dimensioni.
Da una piccola area di sosta si accede alla Necropoli, primo contatto con l'area più vasta del Parco Archeologico di Hadrianopoli.
Proseguendo lungo la vecchia strada si individua un'area sufficientemente ampia da destinare a parcheggio per i visitatori, accessibile ai mezzi anche di grandi dimensioni come pulman per comitive numerose.
Da qui, passando sotto il cavalcavia della superstrada, si accede all'area archeologica della città antica.
Superato il cavalcavia all'inizio della strada pedonale lastricata è localizzata un'area verde attrezzata per la sosta e il ristoro dei visitatori con un'alberatura di alto fusto in grado di ombreggiare l'area nei mesi più caldi.
Al limite ovest di quest'area è previsto un edificio in struttura lignea destinato a biglietteria dotato di bar e servizi igienici.
Proseguendo lungo la strada pedonale si incontra un'area attrezzata per le esigenze degli archeologi che operano sul sito e per il ricovero dei mezzi d'opera che contribuiscono allo scavo.
Questa è protetta da una siepe che costituisce barriera visiva e impedisce ai visitatori di curiosare e interferire con il lavoro degli specialisti.
All'interno dell'area è prevista la realizzazione di un edificio in struttura lignea, non stabilmente infisso al suolo, funzionale alle necessità degli operatori scientifici e al primo trattamento dei reperti portati alla luce nel corso degli scavi.
Dal retro dell'edificio si accede direttamente all'area archeologica con un percorso diverso rispetto a quello dei visitatori tale da evitare che operatori e mezzi interrompano il flusso turistico.
I visitatori accedono all'area da un cancello posto sul limite ovest della recinzione in rete metallica che circonda il sito e attraversano l'area lungo percorsi protetti corredati di segnaletica specifica, che impediscono al normale flusso turistico di danneggiare i monumenti portati alla luce.

 

5. Il Parco Archeologico della Valle del Drino: un'occasione di sviluppo nel rispetto dell'ambiente.
Il lavoro fin qui portato avanti ed illustrato nei capitoli precedenti è solo l'avvio di un processo che deve necessariamente portare alla individuazione e realizzazione di vero e proprio Parco Archeologico di area vasta che coinvolga l'intera valle del Dino.
In questa grande culla di molte civiltà, attraversata nell'antichità dall'importante via Egnatia che collegava i balcani con la Grecia e il mondo orientale, si sono susseguite vicende che hanno segnato la storia dell'oriente e dell'occidente.
Numerosi sono i siti lungo la Valle del Drino individuati e non ancora esplorati o addirittura ancora ignoti per localizzazione e dimensione.
La messa in rete dei siti noti già rappresenterebbe un grande passo avanti nella valorizzazione turistica della regione, anche in considerazione della vicinanza con la Grecia di cui potrebbe diventare un importante completamento soprattutto per quanto riguarda la storia dell'Epiro e del periodo storico del dominio di Alì Pasha, le cui vestigia sono concentrate proprio in questa zona.
Per avviare in maniera convinta tale processo sono però necessari una serie di passaggi e di approfondimenti finalizzati allo studio dell'uso del suolo, del sistema delle infrastrutture esistenti e future, del sistema dei servizi sempre con un occhio al futuro dello sviluppo turistico dell'area, all'individuazione delle Unità Territoriali e delle Unità di Paesaggio con i principali rischi a queste legate.
Da questa fase preliminare di analisi si dovrà poi passare in fretta all'individuazione dei principali obiettivi di protezione e tutela, di riqualificazione e recupero paesistico-ambientale delle unità individuate, valutandone le linee di sviluppo compatibili con gli obiettivi fissati.
Lo studio deve necessariamente partire dalla creazione di una base cartografica informatizzata collegata ad un GIS e alla conseguente costruzione di un Sistema Informativo Territoriale della Regione, sul modello dell'Ufficio di Piano costituito tra il 2002 e il 2006 a Gjirokastra per la progettazione del Piano di Recupero del Centro Storico.
Questa struttura dovrebbe provvedere alle analisi preliminari elaborando una serie di carte tematiche finalizzate alla conoscenza approfondita del territorio, con un occhio particolare al recupero dell'esistente, sia per quanto riguarda le emergenze paesistico-ambientali che per quanto riguarda quelle storico-architettoniche.
Occorre ragionare in un'ottica di rete, superando i localismi legati alle appartenenze etniche, molto sentite in questa parte dell'Albania, e gli interessi dei singoli municipi.
In un'ottica di recupero vanno anche pensate le infrastrutture e le strutture ricettive che possono utilizzare il patrimonio edilizio esistente fortemente sottoutilizzato.
In una visione complessiva di area vasta un ruolo importante può essere svolto da Gjirokastra e dal suo castello dotato di ampi spazi da recuperare per un uso museale, in un contesto storico unico quale quello rappresentato dal suo Centro Storico dichiarato nel 2005 dall'UNESCO "Patrimonio dell'Umanità".

 

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