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"SISMA" Interreg III B CADSES

Percorsi progettuali per la pianificazione urbanistica e la programmazione integrata

 

 

 

 

 

 

 

La riduzione del rischio sismico

Si ritiene significativo richiamare le proficue riflessioni emerse tra i partners italiani negli incontri tecnici di Ancona (3 maggio 2005, tra le quattro regioni presso la sede della regione Marche), di Ascoli Piceno (14 giugno 2006 tra Marche ed Umbria; 26 ottobre 2006 tra regione Marche ed Abruzzo presso la sede dell’ Autorità di bacino interregionale del fiume Tronto ), di Roma (20 luglio 2006 tra i consulenti scientifici delle regioni Marche ed Umbria, presso la sede dell’Università della Sapienza, Roma Tre – 21 luglio 2006 tra regione Marche e Dipartimento della protezione civile nazionale - Ufficio vulnerabilità urbana).

La stesura di questi “Primi lineamenti”, articolati per punti corrispondenti agli elementi metodologici individuati come possibili comuni riferimenti, trasferibili e declinabili ulteriormente da ogni partner secondo la propria specificità istituzionale, normativa e tecnica, si avvale della consulenza del Prof. Ing. Alberto Cherubini e della collaborazione dell’Arch. Roberto Borgognoni.

Per una più agevole ed efficace illustrazione dei “lineamenti” si è pensato di formularli sotto forma di “enunciati” e di farli seguire da un breve commento. Per alcuni si è anche integrato il testo con immagini od elaborati tratti dal materiale prodotto dai partners nell’ambito del Progetto con funzione ulteriormente esplicativa.

 

Primi lineamenti metodologici per la prevenzione del rischio sismico nei centri storici”

1) Il centro storico, quale “oggetto” urbanistico unitario “di interesse artistico, storico, archeologico ed etnoantropologico”, va considerato a tutti gli effetti come “bene culturale”.

Va quindi protetto, mantenuto, tutelato e valorizzato come segno identitario della storia, della memoria e della cultura di ogni paese: non solo le rappresenta, ma ne è elemento costitutivo.

2) La prevenzione del rischio sismico a scala urbana ed edilizia passa necessariamente attraverso una pianificazione territoriale ed urbanistica che la inseriscano e la assumano come proprio “obiettivo strategico” nella dimensione della “sostenibilità” delle scelte pianificatorie finalizzate a garantire anche per le future generazioni riconoscibilità e salvaguardia dell’insediamento storico quale “valore” irrinunciabile, insieme alla sicurezza delle persone, delle funzioni, del patrimonio, in conformità con i contenuti innovativi della Direttiva 2001/42/CE sulla valutazione ambientale strategica (V.A.S.).

A riguardo è opportuno distinguere “analisi delle componenti di rischio sismico” di scala territoriale ed urbana - pericolosità, vulnerabilità, esposizione e valore - per finalità programmatorie tese ad individuare livelli differenziati di rischio, scenari di danno e connesse stime di costo fra insediamenti oggetto di comparazione , da “analisi di vulnerabilità e di esposizione del sistema urbano” finalizzate a fornire consapevolezza e supporto conoscitivo alle scelte urbanistiche di scala comunale, tali che le stesse risultino coerenti con l’obiettivo di riduzione del rischio sismico dello stesso sistema assunto dalla strumentazione urbanistica generale (piano strategico e piano operativo) e particolareggiata (piani di recupero del centro storico), nonché da strumenti di natura programmatoria (programmi di recupero, contratti di quartiere, altro).

Per il primo tipo di metodologia si richiamano, quale esempio, i contenuti del progetto “SAVE/TASK 4” del gruppo Nazionale Difesa terremoti – Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanologia e del progetto “RELUIS 10/TASK 5/7” (in corso) coordinato dall’Ing. A. Cherubini.

Per il secondo si richiamano, quale esempio, gli studi promossi dalla Regione Emilia -Romagna a partire dagli anni ’80 curati e coordinati dall'Arch. Irene Cremonini.

3)Il centro storico si configura come “un sistema di sistemi vulnerabili” tra loro strettamente interrelati e condizionatisi (Vedi immagine n. 1):

- il sistema del patrimonio edilizio storico, inteso come insieme unitario di emergenze monumentali, edifici specialistici e tessuto storico di base;

- il sistema del connettivo (infrastrutture, spazi aperti, mura storiche ed accessi, rampe, scalinate, comprese anche reti dei sottoservizi ed eventuali sistemi ipogei come ad Offida e a Banska Stiavnica);

- il complesso sistema delle funzioni (abitative, produttive, terziarie) che vengono svolte nel sistema urbano e che ha dirette implicazioni con il fattore “esposizione” (perdita di persone, perdita di attività, di funzioni e servizi).

Le condizioni di entrambi i primi due sistemi incidono direttamente sul fattore “vulnerabilità” e sul fattore “valore” riferiti all’ intero organismo urbano. Il sistema delle funzioni investe prepotentemente l’ambito disciplinare proprio dell’urbanistica perché riguarda il suo specifico oggetto, le destinazioni d’uso degli immobili che condizionano e possono condizionare il fattore “esposizione” (popolazione esposta).

I tre sistemi, come sopra schematicamente individuati per necessità di maggiore chiarezza metodologica, interferiscono tutti con il fattore “pericolosità” del sito (d’area e locale), sia di natura geologico - geomorfologica (zone suscettibili di dissesti di livello differenziato), sia di natura geofisica (livello di amplificazione sismica locale).

Nelle sperimentazioni l’analisi, sia speditiva che dettagliata, “incrocia” tali componenti o fattori di rischio con i tre sistemi sopra citati (e con gli eventuali sottosistemi in cui le sperimentazioni li hanno declinati) attraverso una rappresentazione di tipo “matriciale”, anch’essa assumibile come elemento metodologico comune, che vede “in ascissa” i parametri significativi di rischio individuati ed “in ordinata” gli stessi sottosistemi. Nel punto di incontro vengono attribuiti “punteggi” ad “indicatori” del “rapporto significativo” così configurato espresso in valori numerici (vedi immagine n. 2).

4)I livelli di conoscenza e di indagine vanno commisurati con le diverse finalità degli strumenti – programmatori, pianificatori, esecutivi - e mirati ai connessi livelli differenziati di scala – rispettivamente di area vasta, comunale, di isolato, di edificio – nonché al connesso relativo grado di dettaglio – di scala territoriale, di scala urbanistica, di scala progettuale ed esecutiva : questo consente di circoscrivere ambito e livello di raccolta ed elaborazione dei dati, soprattutto per esigenze di iniziale “speditività” delle indagini (anche queste devono risultare “sostenibili”) finalizzate:

- per enti di dimensioni territoriali “d’area vasta”, ad evidenziare condizioni differenziate di criticità fra insediamenti e conseguenti priorità di intervento;

- per enti quali i Comuni di dimensione territoriale più ridotta, ad avere in tempi ragionevolmente brevi un’analisi sulle condizioni di vulnerabilità del sistema urbano e dei suoi “oggetti”, con individuazione di quelli in condizioni di maggiore rischio.

E’ importante sottolineare che, nel progressivo approfondimento del livello conoscitivo, si mantengano ed utilizzino “gli stessi parametri” al fine di rendere omogenei e confrontabili gli esiti delle diverse elaborazioni alle diverse scale.

5) L’analisi della morfologia urbana e delle sue trasformazioni nel tempo (effettuata in tutte le sperimentazioni - Vedi immagine n. 3) è un’operazione fondamentale per consentire di leggere:

- la riconoscibilità di “parti” del centro storico di diversa datazione ed anche i diversi “gradi” di riconoscibilità dovuti alle stratificazioni susseguitisi nel tempo;

- il ruolo che queste parti hanno svolto, svolgono (o continuano a svolgere) nel funzionamento del sistema centro storico;

- le modificazioni alla morfologia urbana che hanno inciso sul tessuto edilizio storico, quali ad esempio: estensione (o riduzione) dell’impianto urbanistico originario, ampliamento delle mura urbiche, apertura di nuove porte di accesso all’area storica, demolizioni di edifici o isolati, ristrutturazioni urbanistiche parziali, costruzione di fabbriche monumentali tramite accorpamento e rifusione di unità edilizie, ecc.: tale analisi va strettamente collegata alle implicazioni che tali modifiche hanno comportato sulle caratteristiche morfo-tipologiche e sulle condizioni strutturali del patrimonio, in particolare su quelle che possono aggravare le sue condizioni di vulnerabilità.

6) L’individuazione di “strutture urbane minime” nelle quali può essere scomponibile l’insediamento storico, è finalizzata a “perimetrare” ambiti integrati in cui vengono svolte funzioni specifiche, come quelle primarie da garantire in caso di emergenza, quindi da collegare direttamente al piano di protezione civile comunale; per completezza va detto che in talune sperimentazioni tale “struttura urbana minima” coincide con l’intero centro storico, date le sue ridotte dimensioni, in insediamenti più grandi può essere effettivamente utile nella lettura sistemica di un “oggetto” particolarmente “complesso” e delle relazioni fra funzioni (più numerose, diversificate e disseminate).

7) Dal confronto delle esperienze emerge che le successive fasi di approfondimento sono necessariamente guidate dalle peculiarità di ogni centro storico e delle sue caratteristiche.

Tutte le sperimentazioni analizzano ed interpretano “le criticità” del sistema urbano centro storico intese come “elementi di debolezza”, intrinseci ed estrinseci, fisiologici e patologici dei sistemi fisici e funzionali in cui è stato scomposto e delle relazioni tra loro esistenti che potrebbero condizionare la capacità di tenuta e di risposta al sisma dello stesso sistema dotato di “quelle” caratteristiche.

E’ interessante notare a riguardo, come nuova frontiera delle ricerche sul rischio sismico, l’importanza di evidenziare, perché l’analisi sia completa e reale, anche i principali “punti di forza” (ad esempio, un buon funzionamento del sistema di accessibilità) e dei principali “elementi di resilienza” del sistema, rispettivamente quali sue attuali e potenziali capacità di risposta (ad esempio, gli edifici in condizioni strutturali buone o ottime - per recenti interventi - che, se concentrati sulla stessa piazza possono configurarla come potenziale “luogo sicuro” in caso di emergenza).

8) La lettura integrata delle principali criticità va connessa a proposte coerenti per la riduzione del rischio sismico. Assumere la mitigazione del rischio sismico quale obiettivo strategico della pianificazione territoriale ed urbanistica significa effettuare una “valutazione preventiva di compatibilità sismica” delle decisioni, quale quella svolta, ad esempio, per il centro storico di Naplion (Grecia), quale espressione concreta di una “cultura della consapevolezza” della stretta interdipendenza tra destinazioni d’uso (funzioni esercitabili all’interno del patrimonio e dell’insediamento storico) e loro dirette o indirette implicazioni sull’incremento o, in positivo, sulla riduzione del rischio sismico o della vulnerabilità del sistema urbano e delle sue componenti.

In tali operazioni sono investiti aspetti e livelli decisionali differenziati:

a) di carattere normativo e regolamentare: trattasi di scelte da assumere in sede di strumento urbanistico generale e del suo apparato tecnico - normativo di corredo, afferenti disposizioni che possono, a titolo esemplificativo (si indicano alcuni esempi non potendo contemplare l’intera gamma di situazioni possibili), al fine di:

a.1) individuare gli interventi “di sistema” che incidono direttamente sull’insediamento e che ne condizionano pregiudizialmente il funzionamento quali:

- modifiche al sistema di accessibilità del centro (compatibilmente con la salvaguardia dei valori storici);

- previsione, mantenimento o ampliamento di “zone di margine” ad immediato ridosso del centro in modo da configurarle come vere e proprie “zone di protezione” tramite destinazioni d’uso plurimo (verde, parcheggi, piazze) che le possano qualificare anche come potenziali “luoghi sicuri”;

- previsione di zone di risanamento idrogeologico che risultino interferenti con l’edificato e/o con il sistema del connettivo;

- previsione di norme per la manutenzione o il rifacimento secondo criteri antisismici delle reti di sottoservizi;

- previsione di norme finalizzate alla progressiva messa in sicurezza dei percorsi e luoghi pubblici principali nonché delle eventuali “vie di fuga” che il piano sia riuscito ad individuare, cui associare anche utili “Codici di pratica” , per la manutenzione degli “elementi critici” che incidono direttamente sull’esposizione della popolazione ( campanili, aggetti, balconi, manti di copertura, comignoli, ecc);

- disciplina per il miglioramento sismico del tessuto edilizio storico di base (a partire dagli interventi di manutenzione straordinaria) nel rispetto delle sue caratteristiche storiche, documentarie ed artistiche (ad esempio, norme che vietano modifiche alle aperture a piano terra degli isolati, richieste spesso per esigenze funzionali alle attività esercitate nel centro, sono da motivare e da condividere con i cittadini per esigenze di sicurezza strutturale e quindi anche della popolazione, non solo per ragioni di natura estetica);

a.2) individuare “ambiti di intervento antisismico” e le relative “unità strutturali minime” cui connettere specifiche norme per l’attuazione coordinata degli interventi da parte dei proprietari (vedi immagini 5a e 5b);

a.3) disciplinare modalità finalizzate a conseguire il miglioramento sismico del patrimonio architettonico monumentale attraverso appositi studi conoscitivi - sulle tecniche costruttive locali, le tipologie, le condizioni di vulnerabilità – da inserire nell’apparato normativo tecnico di strumenti particolareggiati; a riguardo le esperienze e le sperimentazioni messe a confronto nell’ambito del Progetto SISMA costituiscono un prezioso patrimonio di conoscenze e di strumenti metodologici diversificati idonei a indirizzare scelte pianificatorie che assumano al proprio interno il tema della conservazione coniugandolo con quello della sicurezza, quali, ad esempio: schede utilizzate per la lettura dei meccanismi di danno e delle vulnerabilità, esemplificazione di tecniche di intervento compatibili con le caratteristiche formali e costruttive delle fabbriche, direttive di indirizzo tecnico e “codici di pratica” ;

a.4) individuare destinazioni d’uso compatibili con la “capacità di carico complessiva” del sistema e con la tutela dei valori storico - culturali del centro : si richiama a riguardo il delicatissimo tema del riuso immobiliare “compatibile” che non può essere disgiunto anche da valutazioni relative all’incremento del fattore esposizione, da stimare o, quanto meno, da non ignorare: ad esempio, la trasformazione generalizzata in uso abitativo dei sottotetti nei centri storici va preventivamente valutata in relazione all’incremento dell’esposizione che questa comporta;

a.5) individuare destinazioni d’uso compatibili con le “capacità di carico” degli edifici storiciin rapporto alle funzioni pubbliche “strategiche” o a quelle che comportano “rischio di affollamento” ( in molte delle sperimentazioni è emersa la “permanenza” nei secoli di funzioni strategiche all’interno di contenitori storici e, spesso, monumentali) prevedendo “limiti” al loro utilizzo o, in alternativa, la loro delocalizzazione in contenitori o zone più idonee: ad esempio, scuole, archivi, biblioteche, musei spesso ubicati all’interno di complessi conventuali monumentali senza una preventiva approfondita valutazione della loro idoneità strutturale e funzionale, nonché delle implicazioni legate all’esposizione dell’utenza in caso di emergenza (evacuazione in condizioni di sicurezza);

b) di natura pre-progettuale: si tratta di strumenti di natura tecnica di scala inferiore a quella di piano (di isolato, di edificio) con funzione di indirizzo e coordinamento che potrebbero fornire, se supportati da una consistente base conoscitiva del tessuto edilizio locale (rilievi adeguati), “indicazioni prescrittive” cui attenersi nella successiva fase d’intervento esecutivo. Ci si riferisce in particolare a “rilievi” e “progetti orientativi”per il recupero con miglioramento sismico del patrimonio edilizio storico nei quali vengono illustrate modalità di lettura critica degli elementi che concorrono ad accentuare i dissesti strutturali - presenti o attivabili – delle unità edilizie aggregate e, corrispondentemente, vengono proposti relativi progetti “di massima” di carattere prestazionale con funzione di “guida” ad una corretta riduzione o eliminazione delle vulnerabilità rilevate, nel rispetto delle caratteristiche morfologiche, tipologiche, architettoniche e materiche dei tessuti.

Si richiama a riguardo l’esperienza anticipatrice a partire dagli anni ’80 della regione Emilia – Romagna (“progetti-guida” per il recupero antisismico dell’edilizia storica aggregata), gli studi più recenti della regione Umbria per la “Lettura strutturale, analisi del dissesto e stima della vulnerabilità” dell’isolato storico (Città di Castello) ed il materiale post sisma prodotto dalla regione Marche nell’ambito dei “programmi di recupero” (“Criteri per la valutazione degli interventi unitari” - DGR n.2976/1999) ed oggetto di ulteriore aggiornamento proprio nell’ambito del presente Progetto SISMA relativo alla “Lettura delle condizioni di vulnerabilità dell’aggregato edilizio storico” (Vedi immagine n. 6) ed alla relativa proposta di “Legenda” per il rilievo critico e le proposte di intervento (vedi immagine n. 7).

c) di natura progettuale ed esecutiva: ci si riferisce ai veri e propri “interventi” previsti dalla strumentazione urbanistica generale e particolareggiata espressamente finalizzati alla riduzione del rischio sismico del sistema urbano - o dei sistemi che lo compongono - e che investono soggetti pubblici (ad esempio in Italia, gli interventi previsti dal “programma annuale delle opere pubbliche” o da strumenti analoghi nelle altre giurisdizioni comunitarie);soggetti privati (la minuta attività edilizia privata e quella strutturata delle imprese immobiliari);soggetti pubblici e privati, attraverso specifiche modalità diversificate a seconda del quadro istituzionale di riferimento (si pensi in Italia agli interventi previsti in applicazione dei “contratti di quartiere” o in attuazione di proposte da parte di “società di trasformazione urbana”).

A riguardo si ritiene significativo riportare di seguito l’interessante proposta di “Percorso metodologico” (vedi immagine n. 8) illustrato ai partners nel seminario di Santorini in Grecia (29-30 giugno 2006), maturato da un confronto tra regione Marche e regione Umbria, quale sviluppo significativo delle esperienze attivate e sperimentate dalle due regioni a seguito degli eventi sismici iniziati il 26 settembre 1997.

9) Come sottolineato in altre sezioni dell’ hand-book, in particolare in quelle relative alla WP2 ed alla WP4, analisi, lettura delle criticità, proposte normative e progettuali proprie della pianificazione territoriale e urbanistica, hanno una strettissima interdipendenza con la previsione e la prevenzione degli interventi propri della protezione civile (pianificazione di emergenza). Ci si riferisce in particolare alla necessità di garantire: l’accesso agli edifici strategici (municipio, presidi ospedalieri, caserme) ed i collegamenti funzionali con le aree attrezzate all’esterno del centro storico insieme a percorsi e luoghi di prima raccolta per la popolazione che siano effettivamente sicuri“sicuri”.

10) Concludendo, è importante evidenziare come nel corso dei lavori sia emersa con forza la necessità di politiche di sostegno “ a cascata”, comunitarie, nazionali e regionali quale presupposto indispensabile per mettere in condizione il governo locale, spesso caratterizzato non solo in Italia da dimensioni operative minute e da progressive restrizioni di bilancio, di affrontare adeguatamente un tema di estrema complessità quale quello della “prevenzione del rischio sismico a scala urbana ed edilizia”.

Sono necessarie risorse per :

- sviluppare sistemi di conoscenza delle condizioni di rischio degli insediamenti storici tramite strumenti scientifici di natura speditiva tali da consentire, progressivamente, la selezione di quelli più critici su cui affinare ulteriormente le indagini e su cui allocare prioritariamente risorse;

- collegare i “saperi” acquisiti alla connessa “responsabilizzazione” in tema di “gestione del rischio” all’interno di politiche regionali “permanenti” (diversamente, studi e ricerche otterrebbero solo un pernicioso “effetto allarme”);

- attivare azioni differenziate all’interno di programmi annuali e pluriennali associati ad altrettanto permanenti capitoli di bilancio;

- operare per promuovere una cultura della prevenzione dei rischi sia all’interno della pubblica amministrazione che delle comunità sociali, tramite attività di qualificazione e formazione delle strutture, in particolare di quelle tecniche, nonché di coinvolgimento diretto dei cittadini in iniziative divulgative ed orientative, a partire dal primo livello di scolarizzazione. A riguardo si ritiene importante che i cittadini vengano adeguatamente coinvolti anche nel processo pianificatorio di scala comunale per consentire loro di comprendere “in itinere” il processo elaborativo completo “delle coerenze” che dalle analisi conoscitive porta alla fase di lettura critica per confluire nelle proposte di regolamentazione urbanistico-edilizia vera e propria, avente essa stessa “funzione preventiva” in quanto ha “fatto proprio” l’obiettivo della riduzione del rischio sismico.

 

scolaresca

Scolaresche di Montone (PG) nell’esercitazione dell’11 novembre 2006.

 A completamento di questa introduzione di sintesi e di inquadramento generale, seguono i materiali prodotti nelle sperimentazioni svolte dai partners dai quali potranno evincersi, oltre agli elementi comuni già sopra evidenziati, anche gli elementi di differenziazione che rendono particolarmente degna di nota la “produzione” complessiva realizzata, da rapportare anche alle diversissime condizioni di partenza, per ricchezza di approfondimenti, per innovatività metodologiche, per particolarità dei contesti oggetto di indagine, quale esito “unitario” anche se “a geometria variabile” di un prodotto che ha sicuramente un peso specifico estremamente denso per complessità dei tematismi indagati e per rilevanza di ricadute implicabili nelle comunità di appartenenza.

a cura di Paola Mazzotti

 

Rischio Sismico - rilievo critico orizzontamenti

 

Rischi sismico - rilievo critico aggetti

 

Rischio sismico - rilievo critico aperture

 

Rischio sismico - vulnerabilità aggregato

 

Rischio sismico - analisi criticità

 

Riduzione rischio sismico

 

 

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