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IL PIANO DIRETTORE DELLA VALDASO

Il Piano Direttore è lo strumento di orientamento della pianificazione sovracomunale e comunale.
Con questo piano non prescrittivo, ma d'indirizzo, vengono definiti i comparti perequativi (ambiti di trasformazione urbanistica, urbana e territoriale, nei quali si applica il principio di perequazione).
Il piano deve essere elaborato di concerto con la provincia, con il supporto di un gruppo di consulenza tecnica, sulla base di un processo pianificatorio concertato e condiviso che coinvolge tutti gli "attori locali" istituzionali rilevanti (Comuni, Unione Comuni, Comunità Montana).
La Regione assume un ruolo significativo nel processo di piano come "attore territoriale" che può fornire una visione allargata delle problematiche del territorio e degli elementi cardine del sistema di pianificazione d'area vasta e locale.


La pianificazione deve superare la visione classica di pianificare e gestire il territorio a comparti separati, ovvero la rigida divisione in livelli gerarchici.
Gli strumenti e gli attori di piano devono "comunicare" tra loro. La provincia di Ascoli Piceno, con l'applicazione di una nuova forma di pianificazione nella Valdaso, può rappresentare inoltre il volano per la modifica della legge regionale (LR 34/1992).
La proposta parte dal presupposto di organizzare il sistema di pianificazione perequativo in livelli differenti di pianificazione:

Provinciale:
piano direttore come strumento di indirizzo per la pianificazione della Valdaso, elaborato sulla base di un processo di pianificazione partecipata (sussidiarietà verticale ed orizzontale) e progetti pilota, come esempi di buone pratiche e reale fattibilità delle indicazioni di piano;

Comunale:
PRG di nuova generazione, costituito non più da un solo strumento, ma da più strumenti e da un rapporto di collaborazione e concertazione con gli attori rilevanti della pianificazione (sussidiarietà orizzontale).
Di seguito, viene presentato uno schema esplicativo dei livelli di pianificazione e delle relazioni tra stakeholder del processo pianificatorio.
In questo modo, si può percepire chiaramente la complessità del processo da avviare e delle relazioni (rete di attori), nonché i risultati che si possono ottenere dal processo (Piano Direttore; aggiornamento PRG Comunali e Riforma Urbanistica regionale).

 

Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP)

1. LA PEREQUAZIONE URBANISTICA

La perequazione urbanistica consiste nell'attribuzione di pari diritti edificatori ai suoli urbani, indipendentemente dalla loro destinazione d'uso. Il sistema perequativo facilita la politica demaniale dei comuni (acquisizione aree per i servizi pubblici) e consente l'equo trattamento delle proprietà fondiarie.

L'attuazione del principio di perequazione consente, infatti, di cofinanziare opere, infrastrutture e servizi pubblici di interesse collettivo attraverso la compartecipazione del settore privato che riceve come beneficio la possibilità di edificare.
Con la perequazione, infatti, si riduce il rischio dell'aleatorietà dello zoning definito con il sistema tradizionale di piano che assegna la possibilità di edificare o attribuisce un vincolo di inedificabilità in relazione alle strategie pianificatorie ed alle caratteristiche territoriali.

La perequazione è quindi una modalità di attuazione di tipo "orizzontale", con la quale pubblico e privato negoziano l'acquisizione dei suoli, la realizzazione di opere e servizi (Amministrazione Pubblica) e diritti edificatori (proprietà privata).
Attraverso la perequazione territoriale, invece, si da attuazione alla sussidiarietà verticale, con la quale Provincia e Comuni interagiscono nella trasformazione dell'ambito di riferimento (area vasta) e condividono le scelte urbanistiche che interessano ambiti e questioni di rilevanza sovracomunale.

A scala territoriale e comunale, devono essere definiti in maniera concertata (tra Provincia e Comuni della Valdaso) i "distretti di perequazione": aree di trasformazione urbanistica (indipendentemente dalla zonizzazione classica), nelle quali l'Amministrazione (o amministrazioni) elimina la distinzione tra proprietà pubblica e privata.
In questi ambiti, il valore delle aree pubbliche e private e uguale e i diritti edificatori non sono più distinti.
Con questo strumento, proprietà, prima escluse dalla trasformazione urbanistica del comune e/o dell'ambito territoriale individuato, possono partecipare al processo di pianificazione.
Un vincolo all'attività urbanistica nelle nuove aree di trasformazione è rappresentato dal fatto che le zone edificabili sono concentrate in una porzione limitata lasciando libero il resto del territorio per interventi di interesse collettivo pubblico.

Per l'applicazione del principio perequativo, attraverso un sistema innovativo di pianificazione, devono essere quindi seguiti alcuni passaggi fondamentali:

Delimitazione delle aree: individuazione delle aree di trasformazione urbanistica e delle aree che saranno oggetto di perequazione.
In questa fase, vanno individuate le aree nelle quali sono già state individuate funzioni urbane (anche se non ancora realizzate o con piani attuativi in corso) e le aree che il nuovo piano prevede di destinare a trasformazione urbanistica.
Classificazione delle aree: analisi delle caratteristiche di fatto (condizioni reali di utilizzo e localizzazione) e di diritto (NTA vigenti nell'area) dei suoli, attraverso un processo partecipativo per una classificazione condivisa dell'area di trasformazione urbanistica.
Attribuzione degli indici edificatori: assegnazione delle capacità edificatorie per i privati, ovvero determinazione della quantità edificatoria (restrittiva o più elastica) in base ad un confronto tra le parti sulle forme di sviluppo urbano delineato dall'Amministrazione e sulle modalità di attuazione (indici e strumenti).

Per gli ambiti di trasformazione nei quali si vuole incentivare gli obiettivi di politica abitativa, si può prevedere un indice perequativo per interventi di edilizia residenziale ed un indice aggiuntivo per edilizia da destinare al mercato dell'Edilizia Residenziale Pubblica o dell'affitto da gestire con l'amministrazione.
Per gli ambiti nei quali si vuole invece tutelare le caratteristiche ambientali, si attribuirà un indice basso e si individueranno "disincentivi" all'edificazione che saranno compensati da priorità nella distribuzione dei contributi o sovvenzioni pubbliche.
In questo modo, si garantisce la ripartizione equa degli svantaggi di localizzazione in ambiti sensibili ed un bilanciamento con benefici economici o edificatori.
Individuazione degli strumenti operativi per la gestione dei comparti: definizione dei comparti perequativi; definizione delle regole di utilizzo dei diritti edificatori; integrazione delle regole di perequazione con le altre regole di trasformazione urbana; individuazione degli strumenti attuativi per l'attuazione delle previsioni di piano per le aree di trasformazione urbanistica (comparti).
Generalmente, gli strumenti d'attuazione sono i piani attuativi di iniziativa privata.
Per le aree di piccole dimensioni può essere semplificato l'iter di progettazione, consentendo interventi edilizi diretti con solo progetto planivolumetrico di sviluppo convenzionato e concordato con l'Amministrazione competente.

 

2. LA PEREQUAZIONE TERRITORIALE

Caratteristica delle trasformazioni del territorio di molte regioni italiane è stato (ed ancora è) lo sviluppo diffuso, e non governato a scala territoriale, fenomeno definito in urbanistica come urban sprawl.
Gli effetti negativi di questo sviluppo urbanistico indiscriminato hanno dato origine ad una pianificazione frammentata e non coordinata; dove insediamenti ed infrastrutture non si integrano, ma si ostacolano ed intaccano le risorse ambientali.

 

3. L'AMBITO SPERIMENTALE DELLA VALDASO: PRIME IPOTESI DI PEREQUAZIONE TERRITORIALE

Nel caso specifico della Valdaso, le Amministrazioni Comunali della valle e la Provincia possono individuare, in maniera concertata e condivisa, le linee d'indirizzo per la pianificazione coordinata, coerente e sostenibile della valle.
Con un piano d'indirizzo sovracomunale, gli enti competenti possono programmare, pianificare e gestire la trasformazione urbanistica del proprio territorio, definendo così anche le aree destinate ad espansione urbanistica, a tutela e recupero ecologico-ambientale, a compensazione urbanistica.
Con lo strumento d'indirizzo possono essere individuati e proposti anche strumenti e meccanismi urbanistici (crediti edilizi, compensazione urbanistica, ...) ed economico-fiscali (fondi di compensazione, incentivi fiscali in cambio di opere pubbliche, ...) per l'attuazione delle previsioni di piano.

3.1 GLI ELEMENTI DI COMPENSAZIONE: GLI INCENTIVI/DISINCENTIVI URBANISTICI

Con la concertazione e la pianificazione integrata del territorio, sulla base dei principi di equità e trasparenza, si può quindi individuare una serie di regole per stabilire la localizzazione più idonea di "ambiti conflittuali", quali sono le aree produttive ed industriali.

La pianificazione in forma associata, tra comuni e provincia, permette di definire quindi uno strumento strategico per la gestione di questioni rilevanti e d'interesse sovracomunale, quali la localizzazione delle aree produttive ed artigianali nuove, dei poli funzionali, dei poli di interscambio, delle zone residenziali di espansione urbana, la tutela di ambiti sensibili e la riqualificazione di aree degradate.

3.2 GLI ELEMENTI DI COMPENSAZIONE: GLI INCENTIVI/DISINCENTIVI ECONOMICO-FISCALI

Altri elementi importanti nel processo perequativo sono rappresentati dalle numerose occasioni di attingere a finanziamenti previsti a livello europeo per incoraggiare e sostenere iniziative, progetti, interventi complessi a scala locale.
La gestione dei fondi europei è, generalmente, delegata alla Regione e/o alla Provincia che a cascata distribuiscono le risorse economiche a supporto di azioni di valore elevato.

L'individuazione dei criteri di priorità nella formazione delle graduatorie per la distribuzione dei fondi può rappresentare un sistema di regolazione dei settori sensibili, rappresentando quindi un punto di forza importante nel processo in grado di garantire un decisivo sostegno ed impulso all'attuazione di una politica di condivisione.

Un discorso a parte merita invece gli strumenti di incentivo fiscale, la cui aleatorietà legata alle modifiche continue apportate al sistema fiscale delle varie finanziarie, necessita di una serie di approfondimenti specifici che si possono attuare solo in presenza di una maggiore autonomia fiscale lasciata agli enti locali.
E' comunque utile cominciare fin d'ora a ragionare sugli elementi certi attualmente in gioco.

 

ELABORAZIONE DATI ISTAT DEI COMUNI DELLA VALLE

Comune di ALTIDONA

 

Comune di CAMPOFILONE

 

Comune di CARASSAI

 

Comune di COMUNANZA

 

Comune di FORCE

 

Comune di LAPEDONA

 

Comune di MONTALTO MARCHE

 

Comune di MONTEDINOVE

 

Comune di MONTEFALCONE

 

Comune di MONTEFIORE DELL'ASO

 

Comune di MONTEFORTINO

 

Comune di MONTEGALLO

 

Comune di MONTELPARO

 

Comune di MONTEMONACO

 

Comune di MONTERINALDO

 

Comune di MONTERUBBIANO

 

Comune di MONTE VIDON COMBATTE

 

Comune di MONTOTTONE

 

Comune di MORESCO

 

Comune di ORTEZZANO

 

Comune di PEDASO

 

Comune di PETRITOLI

 

Comune di ROTELLA

 

Comune di SANTA VITTORIA IN MATENANO

 

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