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Progetto finanziato con i fondi di cui alla L. 84/01 "BALCANI - Disposizioni per la partecipazione italiana alla stabilizzazione, alla ricostruzione ed allo sviluppo di paesi dell'area balcanica"

Gruppo di consulenza:

Coordinatori
Aspetti urbanistici e del restauro - Arch. Fabrizio Torresi
Aspetti Urbanistici e G.I.S. - Ing.Bruno Bonifazi

Indagini di settore
Rapporto tra normativa vigente e NTA di Piano - Ing. Carlo Brunori (Funzionario Amm. Provinciale Ascoli Piceno - Resp. PTC)
Indagini geologiche-geomorfologiche - Geol. Claudio Carducci (Funzionario Amm. Provinciale Ascoli Piceno)
Analisi storica degli intonaci e delle malte - Prof. Guido Botticelli (Docente di Restauro Apparati Pittorici - Università Internazionale dell'Arte - Firenze)
Analisi chimico-fisiche delle malte e leganti - Dott. Pierluigi Ferracuti (Docente di Chimica dei Materiali da Costruzione - Università di Pozzo - cisternaMacerata)
Indagini Storiche - Prof. Vladimir Qirjaqi

Informatizzazione ARC/INFO
Ing. Roberto Capancioni - GEOSERVICE S.r.l

Procedure informatizzate
Ing. Giorgio Borghini - Consulente Informatico
P.I. Andrea Ercoli - Operatore GIS
Geol. Ivan Ciarma - Operatore GIS

Aerofotogrammetria e stereorestituzione
Geom. Filippo Girolami - AERTECNO S.r.l.

UFFICIO DI PIANO di Gjirokastra
Istituto dei Monumenti - Prof. Vladimir Qirjaqi
Ufficio tecnico comune di Gjirokastra - Arch. Fredi Mamani
Gis e informatizzazione cartografica - Ing. Arian Koshi
Università di Gjirokastra - Prof. Teodor Bilushi

 

Descrizione progetto
Il progetto consiste nella elaborazione, in stretta collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture, il Ministero della Cultura albanese e con la Municipalità di Gjirokastra, del Piano di Recupero del Centro Storico.
La fondazione della città di Gjirokastra risale al XIII secolo su antichi insediamenti databili al IV-III sec. A.C., la città è dominata da un castello dotato di possenti mura.
Il nucleo storico è caratterizzato dalle case fortificate, realizzate all'inizio del 1800 sotto Ali Pasha Tepelena, la cui particolare tipologia ha portato alla tutela del Centro, dichiarato "Città Museo" dal 1961.
Nel 2003 è stato richiesto dal Governo Albanese l'inserimento di Gjirokastra tra i siti "Patrimonio dell'Umanità" all'UNESCO che ha richiesto l'avvio di azioni di tutela in grado di garantire la conservazione delle caratteristiche storiche e la valorizzazione del Centro Storico, in tale ottica si pone il Piano di Recupero la cui elaborazione si è completata nei primi mesi del 2006.

Edificio storicoEdificio storicoModello di edificio storico - Museo Etnografico di Gjirokastra

 Studi preliminari

Studi preliminari - carta geologicaStudi preliminari - destinazioni d'usoStudi preliminari - epoca di costruzione

Studi preliminari - numero di pianiStudi preliminari - stato di conservazioneStudi preliminari - visuali panoramiche

Progetto
ZONIZZAZIONE DI PIANO
Le Zone Territoriali omogenee previste nel presente Piano sono indicate nelle tavole e definite dalle seguenti norme:

Progetto - categorie di interventoProgetto - copertureProgetto - pavimentazioni stradali

Progetto - scheda normativaProgetto - sistema del verdeProgetto - zonizzazione di piano

CAPIRE LA COMPLESSITA’

Il Piano di Recupero del Centro Storico di Gjirokastra

Fabrizio TORRESI

....un insieme di edifici costruiti da cittadini ricchi

che il destino ha riunito, senza una ragione apparente,

in uno stesso luogo.

Ismail Kadarè - Gjirokester la città di pietra

  

 La frase di Kadaré, tradotta anni fa da un testo in francese (la traduzione italiana del testo è introvabile da tempo), mi è tornata in mente durante una conversazione avuta recentemente con il Prof. Genz Rule; egli affermava come il paradosso di Gjirokastra fosse che una città costruita dai ricchi dovesse essere conservata dai poveri.

 Queste due riflessioni provenienti da un poeta e da un economista chiariscono in maniera inequivocabile quale sia il limite del nostro Piano: per quanto questo possa essere accurato e condiviso con i cittadini, potrà incidere realmente sul Centro Storico di Gjirokastra solo se accompagnato da interventi di carattere economico che ne incentivino il recupero.

 Capire la complessità di una città, che peraltro appartiene ad una civiltà e ad una cultura diverse dalla nostra, comporta un grande atto di umiltà. Occorre spogliarsi dagli schemi che guidano il nostro operare quotidiano; studiare a fondo innanzitutto le radici storiche del popolo albanese; conoscere gli Illiri, la civiltà Epirota; visitare Antigonea e Finiq, arrivare fino a Butrinto e risalire fino ad Apollonia. Vuol dire leggere i testi di Ismail Kadaré e provare a capire l’Albania moderna da Enver Hoxa alla crisi delle Piramidi Economiche insieme, le grandi contraddizioni recenti.

 E’ stato proprio questo il mio approccio e confesso che è stato un percorso entusiasmante per il quale sono grato ai miei amici albanesi (Teodor, Vladimir, Fredi e Arian) che sono stati delle guide colte e intelligenti. Mi hanno portato per sentieri a me ignoti e scarsamente esplorati dai viaggiatori e dagli operatori internazionali che sono passati per Gjirokastra in questi anni.

 E’ un viaggio che dura ormai da sei anni, durante i quali ho potuto tenere un contatto costante (molto più intenso in questi ultimi due anni di elaborazione del Piano di Recupero) con la realtà albanese in continua e rapida evoluzione. L’impegno maggiore è stato quello di capire alcune apparenti incongruenze della società albanese e le tante differenze tra le regioni del sud e il resto del paese.

In questo percorso di conoscenza mi sono ritrovato insieme a tanti compagni di viaggio, curiosi ed entusiasti almeno quanto me, con i quali ho condiviso oltre alle innumerevoli difficoltà (dalla neve e gelo del gennaio 2005, ai guai con i vari mezzi di trasporto) anche la gioia delle scoperte in un confronto costante su riflessioni comuni. In tutti coloro che hanno lavorato al Piano, condividendo le difficoltà di una pianificazione complessa come quella di un Centro Storico, è comunque sempre prevalso l’entusiasmo, la volontà di capire, di superare i pregiudizi; nella convinzione comune dell’importanza di un processo che ha come fine ultimo la salvaguardia di un patrimonio culturale divenuto, nel frattempo e anche grazie al nostro lavoro, Patrimonio dell’Umanità per l’UNESCO.

 

IL PROCESSO DI PIANO

 Giungere alla elaborazione in soli due anni di un Piano, complesso come quello del Centro Storico di Gjirokastra, è stato possibile solo grazie al lavoro di preparazione svolto nei quattro anni precedenti. Durante questo periodo, grazie all’impegno del Comune di Grottammare e della Regione Marche è stata realizzata la cartografia informatizzata del territorio comunale, è stato attivato l’Ufficio di Piano presso la municipalità di Gjirokastra, formato sulle più avanzate tecniche del GIS e dotato di materiale hardware e software all’avanguardia. E’ solo grazie ai componenti dell’Ufficio di Piano che è stato possibile schedare centinaia di edifici, discutendo insieme ogni passaggio prima di sottoporlo al giudizio dei cittadini e delle autorità locali e nazionali

 Il primo problema che ci siamo trovati ad affrontare e che ci ha tenuti impegnati fino a poco prima della consegna degli elaborati definitivi è stato la definizione del perimetro del Centro Storico.

Abbiamo capito subito che il concetto di Centro Storico come tessuto urbano non è conteplato nella legislazione albanese. Le normative sono tese a tutelare l’oggetto, il singolo edificio, per il quale vengono fissate norme restrittive ed un iter burocratico finalizzato al controllo centrale di ogni intervento. Al massimo viene individuata un’area all’interno della quale si richiede un’attenzione particolare agli interventi da effettuarsi sugli edifici e solo su questi. Il realtà il Centro Storico, in particolare quello di Gjirokastra, è il risultato di un insieme di elementi a cui va posta attenzione, come non considerare infatti le strade, sia come tracciato che ricalca antiche vie sia come superfici lastricate in pietra dello stesso materiale cioè che dei tetti e delle pareti; come non prendere in esame in dettaglio le aree verdi, gli spazi pubblici da riqualificare e i tanti dettagli costruttivi da tutelare e valorizzare.

 Fin dai primi sopralluoghi ci siamo resi conto di quanto esteso sia il territorio in cui sono molto forti le presenze del passato. Abbiamo quindi iniziato con il definire un’area che contenesse all’interno la gran parte degli edifici di Prima Categoria e che consentisse, in un tempo ragionevole, di effettuarne una schedatura accurata. Quest’area coincideva in gran parte con il perimetro fissato per la Città Museo e al suo interno conteneva circa 750 edifici. Ma già all’inizio delle fasi di schedatura ci siamo accorti come quest’area non fosse sufficiente a dare conto della complessità e della ricchezza del tessuto urbano antico, le aree di bordo, soprattutto a nord e a sud, presentavano caratteri non molto differenti e in alcuni casi molto più interessanti di quelle interne.

 Si è quindi passati, dopo lunghe discussioni all’interno dell’Ufficio di Piano, ad allargare il perimetro poco oltre quello definito dall’UNESCO raggiungendo così quasi 1000 edifici.

 Nel corso dell’ultima missione si è poi deciso di porre un’attenzione particolare al quartiere di Manalat, del tutto conforme per caratteristiche al resto del Centro Storico e posto in una posizione particolarmente suggestiva e panoramica, che regala scorci stupendi della città antica. Siamo arrivati così ad oltre 1200 edifici, limitandone però la schedatura a 840
in ragione dei tempi previsti dal progetto per la consegna degli elaborati.

 Completata la schedatura degli edifici abbiamo avuto la conferma di quanto avevamo percepito girando per le strade di Gjirokastra: l’elevato livello di degrado degli edifici, in particolare quelli più antichi; lo stato di abbandono di una parte consistente della città; la carenza di manutenzione degli immobili anche in discreto stato di conservazione; il grave dissesto di numerose strade e della rete di smaltimento delle acque piovane che portano infiltrazioni negli edifici e dissesto nelle fondazioni quasi sempre superficiali.

 Le sofisticate elaborazioni del GIS, nel frattempo, consentivano approfondimenti importanti per cogliere le articolazioni complesse del tessuto urbano e di come questo sia strettamente legato agli elementi morfologici del territorio. Ricordo ancora la prima modellazione tridimensionale del terreno che ci ha lasciato stupiti nel vedere come le vie del Bazar fossero nient’altro che canali di scorrimento e smaltimento delle acque piovane provenienti dai rilievi montuosi retrostanti. E quando ci siamo trovati (nel corso di un incontro con i cittadini e la stampa) all’interno di un Bar lungo la via principale del Bazar, durante un acquazzone primaverile, con più di mezzo metro d’acqua che scorreva lungo la strada, abbiamo sperimentato quanta verità vi fosse in quelle intuizioni e la ragione di quei marciapiedi ai lati delle strade del Bazar, alti anche un metro in alcuni punti.

 

DALLA PARTECIPAZIONE ALLA CONDIVISIONE: il ruolo dei cittadini.

 Il GIS ha rappresentato indubbiamente un supporto importante per cogliere alcuni elementi della complessità del sistema urbano di Gjirokastra, ma l’altro elemento che ci ha aiutato maggiormente è stato il contatto diretto con i cittadini, fatto di cordialità e grande volontà di farci capire, a noi stranieri, le difficoltà di vivere in un centro antico. I tanti Rachì bevuti insieme a qualsiasi ora del giorno, ogni volta che si chiedeva di poter entrare nei cortili per compilare le schede e fare le foto o dopo ogni riunione pubblica, hanno messo a dura prova la nostra lucidità ma hanno costruito rapporti che vanno ben oltre il lavoro svolto.

 Nella fase di programmazione iniziale avevamo ipotizzato per ogni missione un incontro tecnico-politico all’inizio e un’assemblea pubblica finale nel corso della quale si illustravano i progressi nel lavoro e si registravano i consigli e le critiche. Grazie al gran lavoro dell’Ufficio di Piano siamo riusciti a mantenere questi impegni, arricchendoli con incontri a tema con le varie categorie interessate al Piano (operatori del settore edile, forum degli economisti, associazioni) raccogliendo un’attenzione ed un interesse insperati. Come dimenticare l’assemblea tenuta a Gennaio 2005 sotto una fitta nevicata in una sala piena con numerosi interventi di grande livello?

 La partecipazione dei cittadini è stata la sorpresa più bella che ha ripagato appieno il nostro impegno.

 Ricordo l’anziano proprietario di un edificio storico che raccontava delle enormi difficoltà incontrate nella manutenzione della copertura in pietra, che richiedeva interventi frequenti e per lui impossibili da sostenere economicamente; la signora che nell’ultima affollatissima assemblea denunciava le difficoltà imposte dalla burocrazia con le autorizzazioni da ottenere a Tirana, i tempi lunghissimi per ottenerle e la sua pratica che giaceva presso gli uffici da oltre un anno.

 

STORIA DI UN RAPPORTO CONTROVERSO: il ruolo delle istituzioni.

 La collaborazione richiesta agli enti ha evidenziato un atteggiamento controverso, all’elevato livello di collaborazione dimostrato nei fatti dalla Direzione Regionale dell’Istituto dei Monumenti, che ci ha seguito in tutte le fasi più delicate, ha corrisposto il totale disinteresse, quando non l’aperta ostilità, della Direzione Centrale a Tirana. Nonostante le garanzie dei quattro Direttori che si sono succeduti, nonostante le richieste ufficiali della Regione Marche, nonostante i numerosi incontri a Tirana e i solleciti del Direttore Regionale (che si è recato più volte presso gli archivi dell’Istituto), non siamo riusciti ad avere copia di nessuno delle centinaia di raffinati disegni degli edifici storici, eseguiti negli anni dai tecnici dell’Istituto. Ed è per questo che in questo nostro volume e nel CD, che raccoglie tutto il lavoro del Piano di Recupero, non sono presenti questi preziosi documenti che consentirebbero di capire meglio l’evoluzione degli edifici che documentano per ricostruirne facilmente le parti mancanti.

 Finché non si avrà accesso a questa documentazione si lascerà un eccessivo spazio alla creatività e alla sensibilità del progettista sia nella ricostruzione degli edifici demoliti che delle porzioni mancanti per crolli o interventi non corretti succedutisi negli anni; o, ancor peggio, mano libera alle manovre di burocrati più o meno zelanti.

 

LA SCELTA DIFFICILE: quale Piano per la città di Gjirokastra.

 Tante erano le opzioni che si aprivano al nostro operare, soprattutto in una realtà sprovvista di una normativa generale di riferimento.   Ci si è trovati davanti il classico foglio bianco.

 La prima scelta che ci siamo trovati di fronte è stata tra uno strumento snello e di basso profilo che consentisse anche un processo di approvazione agevole da parte delle autorità competenti, o un Piano che andasse oltre la routine per spingere a riflettere anche sull’intero territorio circostante, con il rischio che il suo iter divenisse complesso, soprattutto in una realtà amministrativa ancora molto centralizzata come quella albanese.

 La decisione non è stata né semplice né indolore e ha visto contrapporsi due fazioni molto determinate ed agguerrite.   Da una parte i nostri amici albanesi dell’Ufficio di Piano che propendevano per uno strumento sostanzialmente mediato tra le scarne norme esistenti e le procedure consolidate, dall’altra il gruppo dei consulenti italiani che non voleva rinunciare ad uno strumento all’avanguardia, in grado di svolgere un ruolo di indirizzo per gli altri Piani che seguiranno, provando a forzare la mano su un decentramento in perfetta sintonia con le migliori pratiche amministrative a livello europeo.

 La discussione si è sviluppata prevalentemente sul tema del decentramento, molto osteggiato soprattutto da chi, a livello centrale, non vuol rinunciare ad alcuni privilegi, contrari peraltro ad ogni logica di snellimento delle procedure indispensabile per non rendere complicati interventi già di per sé molto onerosi.

 Su questo punto una visione comune non è stata raggiunta e, supportati dalle continue segnalazioni dei cittadini e tecnici locali che denunciano insopportabili lungaggini burocratiche, abbiamo maturato la convinzione che quanti siano intenzionati ad intervenire in una realtà difficile come quella del Centro Storico, accollandosi maggiori costi che vanno dalla disposizione del cantiere, alle tecniche del recupero estremamente complesse e onerose, alle regole molto severe fissate dal Piano non possono essere gravati anche dall’incertezza nei tempi di rilascio delle autorizzazioni necessarie.   Non è giusto che si sottopongano a continui viaggi a Tirana per sollecitare pareri che possono benissimo essere espressi in ambito locale. L’attuale procedura alimenta una logica di clientela del tutto contraria allo spirito che ci ha mosso durante tutto il processo di progettazione.

 Dopo lunghe riflessioni e scambi di opinione il gruppo di consulenza italiano ha deciso su questo argomento di andare avanti assumendosi tutte le responsabilità di un possibile insuccesso. Siamo infatti ben coscienti che con questa impostazione aumenta in modo esponenziale il rischio che il nostro lavoro venga dimenticato in qualche cassetto dal giorno successivo alla presentazione ufficiale e che non inizi neanche il suo iter di approvazione. Siamo coscienti di metterci contro una parte dell’apparato burocratico, ma siamo altrettanto certi di interpretare le istanze di cambiamento che la nuova Albania manifesta in molti settori e che i cittadini di Gjirokastra ci hanno rappresentato nei tanti incontri pubblici tenuti in città.

 Cedere su questo importante principio ci sembrerebbe quasi un tradire le tante aspettative che un processo di Piano così intensamente partecipato ha legittimamente fatto nascere in importanti settori della società civile.

 

I LIMITI DEL PIANO E I POSSIBILI SVILUPPI FUTURI.

 Mostrare la complessità del tessuto urbano di Gjirokastra è stato il primo principio posto alla base del nostro operare, pur nella convinzione che questo è un processo lungo che non può concludersi nei tempi stretti imposti dal Piano, ma siamo convinti di averne colto alcuni elementi che sono leggibili nelle tavole di analisi. Abbiamo comunque messo a punto un metodo di lavoro e di indagine che, per approfondimenti successivi, potrebbe portare molto vicino all’obiettivo.

 Il lavoro va continuato e portato a termine seguendo il tracciato pensato sei anni fa e messo a punto per approfondimenti successivi in questi anni.

 Il successivo passo, ormai non più rinunciabile, dovrà essere il Piano Regolatore Generale che, dopo la città storica, analizzi la città moderna e ne definisca lo sviluppo futuro, nel rispetto dell’ambiente.

Uno studio intermedio, senz’altro urgente in virtù di quanto indicato nella tavola di analisi geologica, è quello sul rischio sismico. La grave situazione relativa alla stabilità dei versanti e alla faglia ipotizzata che attraversa l’intero centro urbano lascia molto preoccupati su potenziali danni a persone e cose in caso di eventi sismici. La riduzione del rischio sismico è un obiettivo sicuramente praticabile e che si lega con le proposte contenute nel Piano del Centro Storico, orientandone le priorità e finalizzandone i potenziali finanziamenti.

Siamo convinti che un Piano non possa risolvere tutti i problemi di una città e che la pianificazione urbanistica, se non supportata da una pianificazione accorta degli investimenti pubblici, non abbia senso, ma siamo coscienti di aver avviato un processo che, la costante partecipazione e attiva dei cittadini, ci fa pensare sia difficile interrompere.

… resta ancora molto da scoprire nell’universo di questa città,

nel rapporto tra il suo aspetto fisico e la mentalità dei suoi abitanti,

tra le sue acquisizioni architettoniche e i suoi valori spirituali,

tra l’arte di costruire da una parte

e, dall’altra, la filosofia, la poesia

e lo sviluppo audace del pensiero di coloro che ci vivono.

Ismail Kadaré – Gjirokaster la città di pietra

 

 

 

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