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Dire che la qualità del costruito fino agli inizi del novecento era di gran lunga superiore all'attuale è nello stesso tempo una profonda verità e una visione eccessivamente ottimistica della realtà.

In effetti è vero che la cura con cui si costruiva un edificio era elevata, che il costruire era considerato un'arte e coloro che vi si dedicavano erano rispettati e ascoltati; ma è altrettanto vero che di questa grande qualità dell'edificato erano in pochi a goderne, per la gran massa della popolazione il solo concetto di abitare era un'utopia e la casa un luogo dove rientrare la sera per riposare alla meglio prima di riprendere il lavoro.

Mentre gli edifici dei potenti potevano vantare numerose stanze per ogni residente, la cosiddetta edilizia minore ospitava l'intera famiglia patriarcale in un'unica stanza che spesso veniva divisa anche con gli animali.

Quando oggi rincorriamo i miti dell'arte del costruire, codificati nel cinquecento attraverso la grande produzione di Manuali, commettiamo un grande errore di presunzione. Innanzitutto le tecniche costruttive di allora sono in gran parte improponibili oggi se non a costi talmente elevati da selezionare in maniera drastica i potenziali utenti, poi l'oblio a cui è stata costretta la corretta tecnica dell'edificare per quasi un secolo appare difficilmente superabile se non con un grande sforzo collettivo di tutte le componenti della società. A partire da un quadro normativo di riferimento che oggi manca totalmente, fino ad arrivare alle maestranze che hanno perso la conoscenza di prodotti e tecniche appropriate, facendosi attrarre sempre più dai falsi miti dell'industria, impegnata ad offrire prodotti preconfezionati pieni di chimica di sintesi e derivati del petrolio, attenta più a scimmiottare le materie prime naturali che a proporre prodotti all'avanguardia finalizzati a migliorare la qualità dell'abitare e a limitare l'inquinamento indoor.

Che dire poi dei progettisti che si lasciano guidare più dalle tanti luci della pubblicità che non dalla serietà di una ricerca attenta e ad una sperimentazione preliminare dei prodotti e delle tecnologie proposte.

La scuola peraltro non ci viene in aiuto in nessun caso, rappresentando nel migliore dei casi una pura esercitazione teorica totalmente avulsa dalla realtà. La tanto disastrata università italiana oggi sforna (oltre che disoccupati) laureati assolutamente impreparati ad affrontare la realtà di cantiere, impotenti di fronte a tutte le insidie che porta necessariamente con sé.

Ritornando al concetto iniziale in realtà è profondamente vero che quanto costruito dalla metà novecento in poi è assolutamente insoddisfacente dal punto di vista della qualità edilizia, ma è altrettanto vero che non tutto quello che negli ultimi decenni ci è stato spacciato come progresso nei materiali e nelle tecnologie ha mantenuto le promesse.

Da tutto questo nasce la recente riscoperta della manualistica come potenziale ancora di salvezza rispetto alle difficoltà dell'operare quotidiano. E' dei primi anni novanta la ristampa del "Manuale dell'architetto"[1] prodotto negli anni sessanta dal CNR e utilizzato da generazioni di tecnici. Sempre dello stesso periodo sono i vari manuali del Restauro o del Recupero prodotti in gran quantità dalle case editrici specializzate. Da allora ad oggi questo fenomeno non si è mai fermato riscoprendo e ristampando Manuali antichi come quelli di Vitruvio, Palladio e dei loro contemporanei.

In una comunicazione al II Convegno Nazionale dell'ARCo (Ass. per il recupero del costruito) Franco Laner[2] poneva alcuni importanti interrogativi sul proliferare dei manuali del restauro esprimendo perplessità di vario tipo:

"Di opportunità: è possibile che l'indicazione dell'intervento (strutturale ed architettonico: non c'è dicotomia) avvenga con riferimento a corpi estranei, come i manuali? E non sia invece l'edificio stesso, i suoi materiali, l'evidenza dei suoi magisteri e della sua concezione strutturale ad ispirare il progetto?

Di scientificità: i manuali per il recupero, quasi sempre scritti ed illustrati con riferimento a precedenti manuali, cristallizzano le possibilità di intervento, amplificano errori, inducono alla pigrizia, poiché spesso chi scrive non fa e il più delle volte copia senza capire.

Di cultura del restauro: sia che il progetto oscilli fra gli opposti versanti della conservazione o dell'innovazione, non si può prescindere dalla conoscenza. Conoscenza che sola permette l'operazione di conservazione o, viceversa, la "sporgenza su quanto già detto."

Abbiamo tenuto ben presente quanto sopra nella stesura del manuale. L'opera vede coinvolti giovani ricercatori e professionisti esperti che, prima di scrivere hanno fatto e continuano a fare, legati da un rapporto di amicizia e collaborazione che, nella quasi totalità dei casi, dura da oltre un decennio.

Questo non ci mette al riparo da errori, ma le discussioni collettive che hanno caratterizzato le varie fasi di elaborazione del manuale ci auguriamo che abbiano limitato le imprecisioni più macroscopiche e comunque l'intera operazione ci ha coinvolto con un entusiasmo e una reciproca disponibilità che lasceranno sicuramente il segno nella formazione di ciascuno.

La convinzione comune è che la conoscenza della corretta "regola dell'arte" può comunque giovare ad un complesso edilizio ed è questa più di ogni Vincolo o Tutela che può garantirne una vita lunga e con pochi inconvenienti, anche in situazioni limite di sollecitazione (quali ad esempio eventi sismici) o variazioni indipendenti delle condizioni statiche di partenza (cedimenti fondali, modifiche nella base di appoggio dell'edificio, ecc.).

L'impostazione dello studio come un lavoro in itinere, una sorta di cantiere aperto ad approfondimenti successivi rappresenta una sfida per il futuro di questo territorio che, se vuole guardare al futuro, deve conoscere bene il suo passato.

Quale migliore occasione della predisposizione di una sorta di "codice di comportamento" condiviso che porti alla valorizzazione del patrimonio storico, attraverso un recupero rispettoso dei materiali e delle tecniche costruttive originarie per centrare questo ambizioso obiettivo?

Riteniamo che la definizione di una normativa tecnica di riferimento per il recupero nei Centri Storici sia la nuova sfida da lanciare agli Amministratori e a quanti hanno realmente a cuore la tutela del nostro prezioso patrimonio architettonico.

NOTA
Il nostro lavoro va inteso come uno strumento di riferimento costruito con grande impegno nel corso di poco più di un anno di ricerca, compiuto in prevalenza "sul campo", ed ha potuto essere completato in così poco tempo oltre che per l'impegno di tutti i collaboratori, anche grazie al contemporaneo studio sui Centri Storici Minori della Provincia di Ascoli Piceno finalizzato alla perimetrazione e all'individuazione cartografica, che ci ha aperto uno spiraglio di conoscenze insperato, portandoci a diretto contatto con un'architettura sconosciuta ai più, di grande qualità estetica e a tecniche costruttive note solo attraverso i testi di storia dell'architettura.

Siamo perfettamente coscienti della parzialità del nostro lavoro e della necessità di un processo di conoscenza ben più approfondito, ma abbiamo deciso di dare comunque alle stampe il materiale fin qui prodotto, certi di fornire comunque uno strumento di lavoro utile per quanti operano nel settore del recupero.

Ci scusiamo anticipatamente per la sinteticità di alcuni capitoli e per l'eccessiva schematizzazione di alcune notizie o procedure d'intervento, ma la caratteristica principale di un Manuale ci sembra debba essere quella della facile consultazione, trovando risposte immediate anche a domande estremamente impegnative che richiederebbero approfondimenti lunghi e complessi. La bibliografia e le note inserite con frequenza nel corso del testo rappresentano un invito ad approfondimenti tematici che possono essere facilmente colti dal ricercatore più esigente, tutto ciò nella consapevolezza che la completezza assoluta non rientra nei nostri compiti ma richiede una applicazione diretta del cultore della materia e che può avvenire solo attraverso un impegno costante nell'aggiornamento e nella conoscenza.

Abbiamo comunque voluto fornire elementi di conoscenza particolarmente dettagliati su alcuni temi sviluppati da alcuni giovani ricercatori che hanno puntato l'attenzione su elementi apparentemente parziali ma che, posti all'interno del Manuale, consentono la messa in evidenza e la conoscenza approfondita di aspetti particolari legati all'arte del costruire.

[1] CNR – "Manuale dell'architetto" – Panetto e Petrelli Ed. – Roma 1962
[2] In AA.VV. - "Manutenzione e recupero della città storica" – Gangemi Ed. – Roma 1995

 

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