studio torresi - Adrianopoli, teatro romano
studio torresi - progetto
studio torresi - Grottammare alto
studio torresi - recupero ex ospedale Grottammare
studio torresi - Gjirokastra, castello

Lingua

Segui studio torresi

Feed Linked In Twitter YouTube

Houzz

Curriculum Vitae

bandiera ita Bandiera en

News ed eventi

 

Le zone costiere e collinari ricchissime di quell'argilla, tanto avara da un punto di vista della produzione agricola, hanno privilegiato l'utilizzo del laterizio, derivato dalla cottura dell'argilla stessa. Non è tradizione delle nostre zone l'uso del laterizio solamente essiccato al sole, il lateres citato da Vitruvio non si ritrova nei nostri centri storici forse anche per la facile deperibilità del materiale. Tale tecnologia costruttiva non viene comunque utilizzata in epoca recente e non si trovano nelle ricerche di archivio effettuate segnalazioni di strutture produttive di tale materiale.
Il laterizio rappresentava una soluzione ai principali problemi in quanto elemento riproducibile in tanti esemplari sulla base di uno stampo unico (o quasi); il prodotto finito poi era l'ideale per il trasporto in quanto modulare e facilmente movimentabile con ogni mezzo di trasporto sia esso a trazione animale o umana.
Il basso livello tecnologico necessario alla produzione del laterizio e la grande disponibilità della materia prima permetteva di operare in loco, senza necessità di grandi strutture; bastava una piccola fornace in mattoni, spesso ricoperta di terra, e il "fornaciaio" operava nello stesso sito dove l'edificio veniva costruito con economie considerevoli. Non è raro trovare la volta in laterizio di una di queste piccole fornaci, vicino agli edifici colonici, scavando dove appare una macchia di terreno più scuro o dove affiorano pezzi di laterizi anneriti dal fumo.
Il laterizio, proprio per la massima flessibilità dimensionale veniva codificato nelle sue misure fin dall'antichità e sostanzialmente ogni epoca storica ha dimensioni diverse anche se di poco. Con il passaggio alla produzione standardizzata si provvedeva a stabilire precise norme all'interno degli Statuti Cittadini dove erano indicate le varie misure rapportate all'uso; tali norme venivano affisse all'interno della città nei principali luoghi di ritrovo.
Il laterizio quando veniva usato per le strutture portanti verticali assumeva tipologie differenti a seconda delle epoche storiche, dell'importanza dell'edificio e della disponibilità economica del proprietario. Quelle giunte fino a noi possono riassumersi in:

  • Muratura a sacco con doppia parete in laterizio e riempimento con pezzame di laterizio o pietra, unito a malta di calce o semplice argilla nelle tipologie più povere; (Foto a)
  • Muratura piena a tre o più teste legata con malta di calce; (Foto b)
  • Muratura ad elevato spessore realizzata prevalentemente con laterizio di recupero dotata di elementi in pietra o legno in funzione di diatoni finalizzati a collegare le due pareti. (Foto c)


Le finiture esterne
Le principali finiture esterne nelle murature portanti in laterizio possono riassumersi nelle seguenti tipologie:
1. Finitura ad intonaco.
Era questa la tecnica di gran lunga più usata. Negli edifici più antichi la superficie delle murature in laterizio non veniva quasi mai lasciata a vista, uno strato di sacrificio rappresentato da un intonaco a spessore o da una semplice scialbatura rappresentava la soluzione ai problemi di disomogeneità cromatica, di irregolarità nei corsi murari (quando si utilizzava pezzame o materiali di recupero) e di durata nel tempo quando il materiale usato non era di prima qualità.
(Foto 1)
2. Finitura faccia a vista con stuccatura rabboccata a raso; a volte con stilatura dei giunti al fine di regolarizzarne la trama.
Questa tecnica veniva usata prevalentemente quando si disponeva di materiale di recupero di dimensioni non uniformi, lo spessore delle stuccature veniva accentuato al fine di comprendere al suo interno i diversi spessori e la malta in eccesso utilizzata per allettare il laterizio veniva spalmata sulla faccia esterna per chiudere le irregolarità negli spigoli che nel materiale riutilizzato perdevano spesso il filo originario. Prima della completa asciugatura della malta la superficie muraria veniva passata alla pezza per eliminare la porosità residua.
(Foto 2)
3. Finitura faccia vista con stuccatura a rilievo in malta di cemento al fine di regolarizzare i giunti.
E' una tecnica che consentiva di dare omogeneità anche in caso di uso di materiale non perfettamente calibrato e che presentava difformità (non eccessive) soprattutto nello spessore, molto frequenti sono i casi in cui la faccia esterna del laterizio veniva bocciardata, sempre per raggiungere un livello di uniformità maggiore nel paramento esterno.
(Foto 3)
4. Finitura faccia a vista con lavorazione "a cortina".
Solo negli ultimi tre secoli, man mano che progrediva la tecnica di produzione del laterizio, si è venuta affermando, soprattutto per gli edifici monumentali, una tecnica di esecuzione di grande suggestione rappresentata dalla regolarizzazione e lavorazione delle facce del laterizio con strumenti abrasivi, al fine di dare forme particolari alle cornici, ai cornicioni, agli elementi decorativi e di consentire il montaggio dei laterizi in perfetta aderenza, limitando al minimo lo strato di malta.
Questo sistema richiedeva a monte una accurata lavorazione e una ancor più accurata selezione del materiale in quanto la levigatura, asportando lo strato superficiale, portava in superficie gli strati interni maggiormente porosi nonché le imperfezioni dovute alle impurità non eliminate in fase di impasto.
(Foto 4)
La recente moda di disintonacare le pareti mettendo in luce gli interventi susseguitisi sulla struttura, sottolineandoli anche a volte in maniera eccessiva, ha reso eccessivamente omogenei i fronti prospettici delle nostre città, facendo perdere ai nostri centri i caratteri cromatici originari che possono ritrovarsi in traccia ormai solo in edifici non ristrutturati nella parte sommitale della parete protetta dal cornicione.
Tale pratica, legata alla scarsa conoscenza delle tecniche originarie, all'uso di premiscelati per la stuccatura e al metodo di lasciare il laterizio in risalto, arretrando la stuccatura dei giunti, tende a falsare la percezione del paramento murario costruendo trame non compatibili con le caratteristiche originarie degli edifici.

IL RECUPERO DELLE MURATURE IN LATERIZIO
Nel caso di interventi di recupero delle murature in laterizio occorre operare come appresso indicato, in rapporto alle diverse tipologie:


- Muratura a sacco con doppia parete in laterizio e riempimento con pezzame di laterizio o pietra, unito a malta di calce o semplice argilla nelle tipologie più povere.
Tra le murature in laterizio questa è quella che presenta più problemi da un punto di vista della coesione con conseguenti ripercussioni sulla statica dell'edificio. La mancata manutenzione ordinaria di molti di questi edifici, legata all'abbandono o alla limitata disponibilità economica porta in breve tempo l'apparato murario ad uno stato critico difficilmente recuperabile se non con interventi radicali.
a. Il maggior problema per le murature di questo tipo è rappresentato dalle infiltrazioni da acque meteoriche che, penetrando dal tetto nello strato di riempimento, ne provoca rapidamente il degrado per dilavamento del legante, normalmente rappresentato da malta di calce molto magra se non addirittura da argilla mescolata con inerti di vario tipo ma molto scadenti. Una volta iniziato questo fenomeno se non preso in tempo porta con una rapidità estrema alla separazione delle due pareti in laterizio con conseguente distacco e crollo prima della parete esterna (priva di intonaco che ad elevati spessori svolge una limitata funzione strutturale) e successivamente di quella interna con collasso dei solai (con inizio dal tetto) situazione quasi irreversibile se non affrontata per tempo e con costi notevoli.
(Foto 5)
b. Altro problema frequente riguarda fenomeni di cedimento fondale differenziato, soprattutto in corrispondenza degli spigoli a valle, (legato prevalentemente a mancata disciplina delle acque superficiali o a fenomeni di scorrimento degli strati superficiali di riporto) che crea situazioni di dissesto, inizialmente limitate con lesioni spesso non passanti, ma che se trascurate portano in tempi lunghi allo stesso fenomeno sopra indicato dello svuotamento del riempimento interno ad opera delle acque meteoriche con le conseguenze già esaminate.
(Foto 6)
Per gli interventi di cui sopra occorre procedere come appresso indicato:
1. in caso di fenomeno di dilavamento dello strato interno in fase iniziale normalmente è sufficiente un intervento di manutenzione ordinaria, ripristinando l'efficienza del tetto o delle fondazioni.
In particolare nel caso di intervento sulle fondazioni occorrerà tendere a garantire la massima uniformità nelle condizioni di appoggio, privilegiando le operazioni di sottofondazioni in muratura, evitando il ricorso ad interventi con micropali da adottare solo ove non esistano valide alternative.
2. Qualora nel fenomeno di degrado sia limitato alla parte sommitale della parete o alle aree nelle immediate vicinanze della lesione e ancora non siano stati coinvolti i solai occorre intervenire con il sistema del cuci-scuci esteso alle parti poste nelle immediate vicinanze, provvedendo nel contempo alla ricostituzione del nucleo interno e limitate colature di boiacca di calce.
Per interventi di recupero nei casi di avanzato stato di degrado occorre procedere come appresso indicato:

  • rimozione del materiale crollato e recupero dei laterizi riutilizzabili;
  • ricostituzione del nucleo interno superiore alla muratura ancora in sito con malta di calce e inerti costituiti da solo pezzame di laterizio, previa limitata colatura di boiacca di calce all'interno dello strato sottostante;
  • ricostruzione della muratura crollata con materiale di recupero e riempimento interno con malta di calce e inerti costituiti da solo pezzame di laterizio, inserendo collegamenti tra le due pareti in laterizio anche con barre di acciaio, soprattutto nelle zone d'angolo maggiormente sollecitate.

3. Quando invece il fenomeno di degrado si manifesti con fenomeni di crollo e coinvolgimento dei solai l'intervento dovrà essere radicale unendo agli interventi sopra descritti la totale demolizione dei solai coinvolti e la ricostruzione degli stessi con materiali conformi agli originali al fine di non aumentare il carico sulle fondazioni.

Note.
Ove il laterizio di recupero non è disponibile o non è sufficiente al completamento dell'intervento occorre provvedere al reintegro con materiale le cui caratteristiche meccaniche siano simili a quelle della restante muratura. A tal fine occorre evitare l'uso del cosiddetto "mattone comune" trafilato di produzione recente, le cui caratteristiche meccaniche sono completamente diverse rispetto all'originale e costituirebbero elemento di discontinuità strutturale con problemi seri in caso di interventi localizzati.
(Foto 7)
L'uso del mattone "a pasta molle", riproposto recentemente sul mercato da numerose aziende, consente di unire la produzione industriale all'esigenza di un prodotto con caratteristiche di porosità e resistenza molto simili a quelle del mattone antico, senza necessariamente ricorrere al "mattone fatto a mano" i cui costi per interventi di grande entità potrebbero risultare proibitivi.
(Foto 8)
Qualora la parete esterna sia prevista con finitura faccia a vista occorrerà porre particolare attenzione alla colorazione sia del mattone di recupero che di quello nuovo richiedendo espressamente, in questo secondo caso, una accurata selezione delle argille da parte del produttore.

Nel caso di murature a sacco, è opportuno evitare quanto più possibile di intervenire con iniezioni a pressione di malte additivate, in quanto l'indeterminatezza della distribuzione delle stesse all'interno della muratura (legata alla non costante consistenza dello strato interno e alla difficoltà di stabilire con certezza l'entità del dilavamento) potrebbe creare seri problemi statici, aumentando in alcuni casi il dissesto stesso soprattutto quando la pressione diventa maggiore della coesione tra i laterizi, legata alla qualità della malta utilizzata.

E' importante tenere conto delle direttive sugli interventi di restauro emanate dal Ministero Beni Culturali in occasione degli interventi di recupero degli edifici danneggiati dal terremoto che colpì l'Umbria e le Marche nel 1997 inviata a tutte le Soprintendenze Italiane[1], in particolare laddove indica che:

  • L'intervento deve mirare a far recuperare alla parete una resistenza sostanzialmente uniforme e una continuità nella rigidezza, anche realizzando gli opportuni ammorsamenti qualora mancanti.
  • Le perforazioni armate sono da evitare come intervento sistematico di consolidamento della muratura per l'insieme di impatti prodotti.
  • In generale sono da evitare comunque le demolizioni di parti edilizie significative nella storia delle trasformazioni del manufatto e di particolare valore storico artistico, anche se presentano gravi sintomi di instabilità quali strapiombi o estese lesioni.


c. Un tipo di degrado comune a tutte le tipologie di muratura in laterizio è rappresentato dall'erosione della faccia esterna del mattone dovuta a fattori naturali quali il vento, il gelo o le acque meteoriche.
(Foto 9)
Questo fenomeno in molti casi è accentuato dalla rimozione dell'intonaco esterno tanto di moda oggi. Infatti l'uso di un laterizio di pessima qualità (mattoni poco cotti o realizzati con argille inadatte e non vagliate) non era quasi mai legato ad imperizia delle maestranze ma per lo più alla necessità di diminuire i costi di costruzione in caso di limitata disponibilità economica; l'acquisto dei mattoni di scarto e del pezzame (espressamente vietato dai capitolati elaborati per i lavori più importanti) unito alla difficoltà nel mantenimento costante e uniforme della temperatura di cottura nei forni, faceva si che si disponesse di grandi quantità di materiale residuo venduto a bassissimi prezzi. Alla scarsa qualità della materia prima si sopperiva sempre con un intonaco di buona qualità che proteggendo la faccia esterna del laterizio ne limitava il degrado.
Una cottura non uniforme, legata alle differenze di temperatura interna al forno, produceva a temperature troppo basse mattoni friabili di colore rosso intenso o a temperature troppo elevate mattoni con superficie facilmente sfaldabile di colore giallo-verde.
- Il mattone rosso risulta facilmente attaccabile dagli agenti atmosferici quali il vento e le acque meteoriche, che lo erodono con estrema rapidità[2].
- Il mattone giallo-verde presenta caratteristiche cristalline e una durezza superiore alla media, ma un aspetto estetico difficilmente accettabile presentando bruciature e serie irregolarità dimensionali e risulta facilmente attaccabile dal gelo che tende a sfaldarne la facciata esterna, procedendo in zone particolarmente esposte con estrema facilità verso l'interno, giungendo anche a creare seri problemi statici per l'apparato murario.
d. Altro problema legato alla qualità dell'argilla è rappresentato dalla presenza di caolino che una volta posto in opera il laterizio comporta, all'aumento dell'umidità ambientale (a volte dopo il lavaggio effettuato ad ultimazione della posa), un distacco della parte superficiale e la messa a nudo del grano di calcare bianco (detto anche "calcinello"). Questo fenomeno è meno preoccupante da un punto di vista statico in quanto crea problemi solamente da un punto di vista estetico, il distacco è infatti limitato ed avviene con forme tronco-coniche che raramente interessano una porzione consistente del laterizio e rimangono sempre in superficie.
(Foto 10)
Gli interventi di recupero in questi due ultimi casi casi sono tutti risolvibili con la realizzazione di un buon intonaco esterno realizzato a calce con inerti selezionati, per la cui realizzazione si rinvia al successivo capitolo sulle finiture esterne. Qualora per l'importanza dell'immobile sia necessario il mantenimento della faccia a vista occorrerà ricorre alla sostituzione delle porzioni rovinate con interventi di cuci-scuci effettuati con laterizi dello stesso tipo e colore dell'esistente, procedendo come sopra indicato.

1. Finitura ad intonaco.
L'intervento su superfici ad intonaco su supporto in muratura avviene normalmente attraverso la rimozione e il rifacimento con le stesse tecniche e materiali dell'originale. Per l'esecuzione del nuovo intonaco si procederà come segue[3]:

  • pulitura supporto esistente con idropulitrice a bassa pressione o asportazione degli intonaci esistenti con azione manuale;
  • esecuzione di intonaco rustico per esterni tirato in piano, eseguito con malta di calce idraulica, costituito da strato di rinzaffo di consistenza fluida con inerte a base di sabbie grossolane selezionate, applicato a cazzuola su supporto preventivamente bagnato; strato di arriccio su supporto già indurito e opportunamente bagnato, costituito da calce idraulica naturale, applicato a mano con cazzuola e successiva staggiatura;
  • esecuzione di strato di stabilitura in malta di calce aerea e sabbie fini selezionate, applicato con spatola metallica e lavorata al fratazzo metallico e fratazzo di spugna.


Le composizioni dei leganti per i vari strati sarà la seguente:
RINZAFFO:
SABBIA GROSSOLANA ASCIUTTA
(granulometria: 2 parti 1,5/5 + 1 parte 0,5/1,2) 6 vol.
CALCE IDRAULICA NATURALE [4] 3 vol.[5]
ACQUA quantità varia

ARRICCIO:
SABBIA VAGLIATA ASCIUTTA (granulometria: 0,5/1,5) 8 vol.
CALCE IDRAULICA NATURALE 2 vol.
CALCE AEREA IN PASTA (grassello) 1 vol.

STABILITURA:
SABBIA FINE ASCIUTTA (granulometria: 0,5/0,8) 2 vol.
CALCE AEREA IN PASTA (grassello) 2 vol.

L'esecuzione di intonaco colorato è sempre auspicabile quando si tratti di ripristino di colori esistenti, ma è consigliabile anche in edifici non tutelati.
In caso di esecuzione di tinteggiatura a fresco, lo strato colorato (STABILITURA) va posto su intonaco rustico (RINZAFFO), eseguito secondo le indicazioni di cui sopra opportunamente bagnato e sarà costituito da malta di calce aerea e sabbie fini selezionate, pigmentata esclusivamente con terre naturali, pietre colorate macinate o ossidi, applicato con fratazzo metallico e ripassato al fratazzo di spugna.
Non è prevista alcuna limitazione all'uso del colore purché le tecniche esecutive siano quelle di cui sopra e il colore derivi da TERRE NATURALI, PIETRE COLORATE MACINATE o OSSIDI.

In caso di intonaci di pregio, colorati o che presentino decorazioni di rilievo occorrerà provvedere ad una verifica di dettaglio delle porzioni distaccate e, ove necessario, ad iniezioni con resine eseguite da personale specializzato in interventi di restauro.
In genere si consiglia di procedere come appresso indicato[6] :

  • Battere l'intonaco per individuare i punti di distacco;
  • Forare con un trapano in più punti l'intonaco staccato;
  • Utilizzando una peretta in gomma iniettare dell'acqua per verificare i punti da cui l'acqua fuoriesce, da stuccare con malta di calce;
  • Iniettare con una siringa una soluzione di resina acrilica ed acqua, ripetendo l'operazione ad intervalli fino a che l'intonaco battuto non indichi la completa adesione, qualora il distacco sia notevole occorrerà mischiare la resina con carbonato di calcio ed acqua eseguendo l'operazione di iniezione con la peretta in gomma;
  • Nei casi di maggiore entità del distacco occorrerà puntellare l'intonaco con assi di legno, fino all'avvenuta adesione, interponendo tra questi e l'intonaco un panno spesso al fine di evitare abrasioni.


2. Finitura faccia a vista con stuccatura rabboccata a raso; a volte con stilatura dei giunti al fine di regolarizzarne la trama.
Per gli interventi di recupero occorrerà procedere come appresso indicato:

  • rimozione della stuccatura originaria con scarnitura manuale delle connessioni tra i laterizi;
  • risarcimento delle fughe con malta costituita da calce e sabbia fine non di frantoio, eseguito con cazzuola, ponendo particolare attenzione alla tonalità originaria della malta;
  • trattamento superficiale con piccolo fratazzo o tampone di panno.

Nell'intervento occorrerà evitare l'uso di tutti quei prodotti che presentano malte additivate con resine di vario tipo tendenti a migliorarne e ad accelerarne la presa, prediligendo malte di sola calce ed inerti selezionati che mantengono la traspirabilità totale delle stuccature, garantendo altresì la totale compatibilità con la malta originaria utilizzata per murare il laterizio.
In linea di principio l'inserimento di uno strato di intonaco normalmente non rappresenta un elemento negativo in quanto molto probabilmente all'origine tale strato era presente nella facciata esterna, anche con presenza di un colore dato a fresco.

3. Finitura faccia vista con stuccatura a rilievo in malta di cemento al fine di regolarizzare i giunti.
Sono frequenti i casi di distacco di porzioni anche consistenti di stuccatura in quanto tale tipo di finitura si prestava particolarmente agli attacchi degli agenti atmosferici (tra tutti il più aggressivo risultava il gelo), da notare ad esempio come sia praticamente assente nelle zone montane.
Il recupero di questo tipo di finitura presenta difficoltà soprattutto nel trovare la tonalità cromatica conforme all'originale, operazione che di norma presenta non poche difficoltà per la differenza delle materie prime utilizzate e per i fenomeni di invecchiamento dell'esistente che ne hanno alterato sia l'aspetto superficiale che il colore, pertanto gli interventi dovranno essere estesi ad aree ben più vaste di quelle interessate dal fenomeno di degrado, quando non a tutta la facciata.
Altro problema può essere rappresentato dalla bocciardatura superficiale del laterizio, laddove presente, quando si renda necessaria la sostituzione o l'integrazione di laterizi mancanti, in quanto questa tecnica si è andata perdendo per il laterizio e la riproposizione della trama originaria sulla faccia esterna del mattone è un'operazione che richiede molta perizia.
In caso di intervento occorrerà procedere come segue:

  • rimozione accurata della stuccatura con sistemi meccanici evitando accuratamente l'uso di acqua o sabbia a pressione;
  • scarnitura manuale delle connessioni tra i laterizi da eseguirsi con spazzola di saggina, al fine di rimuovere in profondità la malta degradata;
  • ricostruzione della finitura a rilievo eseguita in più fasi per strati di spessore non superiore ai 2/4 mm. al fine di limitare al massimo le lesioni dovute al ritiro;
  • rifilatura superficiale utilizzando una sagoma in legno;
  • pulitura accurata a fresco del laterizio con sola acqua e spazzola di saggina.


4. Finitura faccia a vista con lavorazione "a cortina".
Gli interventi di recupero sono limitati alla sola sostituzione dei laterizi degradati in quanto questo tipo di finitura non presenta stuccature.
E' questa la tipologia che presenta maggiori difficoltà nel recupero, in particolare per quanto concerne il laterizio da utilizzare le cui caratteristiche estetiche, dimensionali, chimico-fisiche e meccaniche debbono essere molto simili agli originali in quanto la lavorazione a cortina non consente la correzione delle imperfezioni superficiali e dimensionali. Ulteriori difficoltà sono rappresentate dalla tecnica di esecuzione che necessita di una particolare padronanza, non sono infatti consentiti errori in quanto l'assenza di fughe e della conseguente stuccatura non permette di normalizzare gli errori commessi in fase di preparazione del materiale da sostituire. Lo stesso smontaggio della porzione di muratura da sostituire rappresenta una fase estremamente delicata e richiede l'opera di personale specializzato, in quanto la perfetta aderenza del materiale non consente l'agevole rimozione del materiale degradato, soprattutto quando si tratta di singoli mattoni e il reinserimento dei nuovi deve essere effettuato con cura, spesso con microritocchi in loco.

INDICAZIONI DI BIOARCHITETTURA
Il bilancio energetico.
Gli edifici costruiti con murature portanti in laterizio presentano normalmente spessori elevati (nei piani terra degli edifici più antichi si raggiunge anche il metro di spessore), con conseguenti vantaggi in termini di bilancio energetico dell'intero edificio, le dispersioni di calore sono minime e la temperatura interna abbastanza costante, anche in assenza di riscaldamento.
Anche aumentando le dimensioni delle aperture, in genere, la situazione non cambia di molto in quanto la sostituzione dei vecchi infissi con i moderni dotati di vetro termico e guarnizioni di tenuta all'aria consente un miglioramento tale da compensare l'aumento delle superfici disperdenti.

Problemi di biocompatibilità e inquinamento indoor.
Un problema frequente per gli edifici in muratura portante è rappresentato dalla presenza di umidità di risalita, soprattutto nei piani terra degli edifici. Tale fenomeno, modificando in modo considerevole le caratteristiche termo-igrometriche dell'apparato murario, compromettono l'efficienza energetica dell'intero edificio, richiedendo interventi a volte pesanti e costosi. La soluzione di questo problema comporta un attento studio sulla biocompatibilità dei sistemi e dei materiali utilizzati, in particolare occorrerà evitare:

  • operazioni di taglio dell'apparato murario con conseguente realizzazione di barriere che incidono pesantemente sulla statica dell'edificio e aumentano, in casi di piani sottostanti, il problema al di sotto del taglio effettuato;
  • interventi con iniezioni di resine tendenti a saturare la muratura a pressione o per capillarità, in quanto molti dei prodotti utilizzati presentano problemi di biocompatibilità e raramente risolvono il problema in maniera radicale;
  • realizzazione di intonaci o guaine impermeabilizzanti in quanto a breve il fenomeno si riproporrà ai piani più alti e la vivibilità degli ambienti interni ne risentirà in modo considerevole in quanto verrà del tutto eliminata la traspirabilità della parete con possibili fenomeni di condensa, di affioramenti di muffe, e conseguente insalubrità degli ambienti interni.

Una possibile soluzione del problema è rappresentata dalla rimozione dell'intonaco esistente (che spesso proprio per la presenza di umidità veniva realizzato in cemento additivato con prodotti impermeabilizzanti), e dalla conseguente realizzazione sia all'interno che all'esterno di intonaci altamente traspiranti ad elevato spessore, costituiti da almeno tre strati a differente granulometria, costituiti da malta di calce idraulica e inerti selezionati. La realizzazione di intonaci in cemento osmotico può rappresentare una possibile alternativa in quanto tendono allo stesso risultato con costi notevolmente inferiori; ma con risultati che, pur simulandone l'effetto, raramente raggiungono l'efficienza dell'intonaco a calce.

[1] MINISTERO DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI Comitato nazionale per la prevenzione del patrimonio culturale dal rischio sismico - Istruzioni generali per la redazione di progetti di restauro dei beni architettonici di valore storico-artistico in zona sismica. 1998
[2] Il livello di degrado di un edificio realizzato con mattoni poco cotti e senza alcuna protezione superficiale, sottoposto ai venti è possibile vederlo nel centro storico di Grottammare in Via C. Peretti.
[3] Tratto da: "Prontuario del recupero" allegato al Piano di Recupero del Centro Storico di Grottammare - 1998
[4] Prodotto ottenuto dalla calcinazione di calcare marnoso a temperature > 1250°
[5] Il dosaggio dei leganti in peso si ottiene moltiplicando i dosaggi in volume per i seguenti pesi specifici (DIN 18550)
GRASSELLO DI CALCE (con 50% di acqua) 1,30 Kg/l
CALCE IDRAULICA NATURALE 0,90 Kg/l
SABBIA BAGNATA ASCIUTTA (con il 2,5% di acqua) 1,50 Kg/l
[6] G. Forti – Antiche ricette di pittura murale

 

studio torresi

Via A. Murri 35 - 63900 Fermo, Italy
Tel.: +39 0734622950 - Fax: +390734 623948
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
P.Iva 01592570442

partners

Powered by JoomlaGadgets

 
 
 
 

Joomla Templates by Joomla51.com