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Nel corso dei sopralluoghi effettuati sono stati individuati numerosi balconi ed aggetti, ma per la quasi totalità realizzati in epoche recenti in calcestruzzo armato, una nota positiva è legata al fatto che non sono rari gli interventi realizzati in armonia con il contesto urbano, con attenzione e cura nei materiali utilizzati.
Si conservano oggi prevalentemente i balconi in legno Foto 1 che predominano nella fascia montana della provincia e che, seppur rimaneggiati, mantengono i caratteri originari; di quelli in pietra.
Foto 2
Distribuiti originariamente in modo omogeneo dal mare ai monti, restano pochi elementi ancora in sito prevalentemente nei Centri Storici più importanti e solo a fatica si trovano tracce della loro presenza sulle facciate degli edifici più antichi.
Foto 2a
In alcuni casi si possono ancora trovare in sito balconi con struttura portante in ferro o con putrelle e volticine in aggetto, con la stessa tipologia dei solai interni di cui rappresentano il prolungamento.
Foto 2b
Le tipologie più frequenti sono rappresentate dai balconi in legno con travi incastrate alla muratura portante.
Foto 3
I meglio eseguiti utilizzano le stesse travi portanti il solaio interno che vengono prolungate all’esterno garantendo una soluzione di continuità tra i due solai, dal parapetto spesso si innalzano travetti in legno finalizzati a collaborare al sostegno dello sbalzo del tetto, che rendono solidali le due strutture per un’equa distribuzione dei carichi. Sono frequenti i casi in cui lo sbalzo viene consolidato con una soletta in cemento armato sovrapposta al tavolato e ancorata alla muratura. Una variante a questa tipologia prevede l’inserimento di puntoni di rinforzo inclinati, Foto 4 posti al disotto del piano di calpestio, finalizzati a contrastare gli sforzi di taglio cui le mensole sono sottoposte.
Una ulteriore variante è rappresentata dai balconi sovrastanti l’ingresso principale, che svolgono la funzione anche di protezione dagli eventi metereologici, quando è presente il pilastro in muratura questo viene utilizzato come appoggio garantendo maggiore stabilità.
Foto 5
Una tipologia particolare e legata forse a tecniche esecutive locali è quella rappresentata dai balconi triangolari d’angolo, disposti nella giunzione tra due edifici posti a livelli differenti, nel punto di raccordo, utilizzando le due murature come solido appoggio, viene ricavato il balcone di forma insolita ma stabilmente ancorato alle murature senza i problemi generati dalle travi all’incastro. Balconi di questo tipo si possono ancora oggi osservare in Comune di Roccafluvione nei centri storici di Agello e Pedara.
Foto 6

IL RECUPERO DEI BALCONI E DEGLI AGGETTI
La tecnica del recupero di questi elementi architettonici appare abbastanza affinata e consolidata almeno negli interventi più recenti, l’attenzione all’uso di materiali appropriati è evidente nei centri storici visitati e la necessità di garantire la massima sicurezza antisismica ben si coniuga con il rispetto per il contesto ambientale circostante.
La struttura lignea va comunque sempre mantenuta provvedendo alla sostituzione degli elementi non più idonei, mentre da un punto di vista statico occorrerà predisporre delle staffe metalliche di irrigidimento ancorate alla muratura al fine di limitare l’eccessiva flessibilità, l’inserimento di puntoni inclinati è sempre auspicabile in quanto garantisce una maggiore resistenza. La ringhiera in legno o metallo rappresenta anch’essa un contributo al migliore ancoraggio con la muratura.
Le solette in calcestruzzo sono di regola da evitare in quanto rappresentano un sovraccarico, a volte eccessivo, per la struttura e sono possibili solo in presenza di pilastri in grado di sopportarne il carico aggiuntivo.
In caso di struttura portante in pietra la staffatura degli elementi lapidei (possibilmente in maniera non evidente) risulta sempre consigliabile in quanto la caratteristica naturale della pietra porta frequentemente a distacchi e crolli repentini e imprevedibili legati alle infiltrazioni, al gelo o alle dilatazioni termiche che ne mettono a dura prova la coesione; ciò unito al fatto che la pietra per sua natura mal sopporta le sollecitazioni trasversali al taglio fa si che un intervento di recupero non possa prescindere dalla messa in sicurezza del manufatto, anche se all’apparenza non sono presenti lesioni. La sostituzione degli elementi lapidei comporta poi stessi problemi già segnalati relativi al reperimento di materiale conforme all’originale.

INDICAZIONI DI BIOARCHITETTURA
I balconi in legno sostanzialmente, utilizzando materiali naturali, non presentano problemi da un punto di vista della biocompatibilità l’unica attenzione va posta ai trattamenti protettivi che oltre alla protezione dai parassiti debbono essere capaci di inibire le muffe che possono portare rapidamente il legno al degrado, soprattutto in presenza di acqua. I prodotti da utilizzare debbono altresì consentire la necessaria traspirazione del legno e non contrastare le variazioni dimensionali legate alle stagioni, che all’aperto sono molto più accentuate.
Pur essendo posti all’esterno dell’edificio quindi con possibilità di smaltire all’aria aperta le potenziali sostanze nocive contenute nei prodotti di trattamento, senza incidere sull’inquinamento indoor è consigliabile tener presenti le precauzioni indicate nel capitolo dedicato ai solai in struttura portante lignea. E’ comunque consigliabile evitare sempre i prodotti che contengano Formaldeide[1] (prodotto volatile molto diffuso anche nei prodotti disinfettanti e per l’igiene domestica) il gas che si sprigiona in fase di posa è irritante per le mucose e potenzialmente cancerogeno.

[1] S. Omodeo Salè – Verdeaureo dell’architettura. Manuale tecnico-pratico del costruire sano – Maggioli Editore 2001

 

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