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Le pavimentazioni stradali dei nostri centri storici erano caratterizzate dall'uso delle pietre locali alternate a tratti in laterizio. I selciati delle nostre vie più antiche erano caratterizzati da un sapiente uso delle differenti pietre in funzione della loro superficie, sempre ruvida per impedire cadute accidentali, del loro colore, alternato in molti casi per raggiungere soluzioni cromatiche particolarmente suggestive, del formato che, a differenza del porfido, non era quasi mai in cubetti di piccole dimensioni ma in blocchi di dimensioni varie ma superiori ai 30 centimetri per lato. Non erano rari i casi di esecuzioni particolarmente elaborate con la parte centrale curva a schiena d'asino e le canaline laterali leggermente incassate per consentire la rapida evacuazione ed evitare ristagni di acque meteoriche. In alcuni casi erano evidenziate le corsie di scorrimento delle ruote dei carri e nelle strade in forte pendenza venivano posate in opera le pietre in successione con file parallele alternate in rilievo al fine di facilitarne il percorso anche ai cavalli. La ricchezza e la varietà delle trame non consente di definire delle tipologie ricorrenti in quanto la creatività e la disponibilità di formati diversi ha lasciato segni difficilmente riconducibili ad una matrice comune, anche se dalle tracce rimaste e da documenti storici possiamo considerare come tradizionale e comune a molti centri della nostra provincia il selciato nelle sue due varianti con blocchi squadrati e levigati o con ciottoli di fiume rettificati nella faccia superiore.
Da un'attenta analisi del territorio provinciale tra le pavimentazioni più antiche e significative per uso di materiali appropriati, trame e disegni originali (oltre a quelle note dei centri maggiori) possono essere segnalate:

  1. pavimentazioni in blocchi di arenaria con compluvio centrale a Borgo di Arquata foto 1
  2. pavimentazioni in lastre di arenaria di grandi dimensioni montate ad opus incerta a Piedilame, Pretare e Trisungo sempre in Comune di Arquata foto 2
  3. acciottolato con selci di fiume di cui si conserva un tratto originale a Poggio Canoso di Rotella foto 3;
  4. pavimentazioni in blocchi rettangolari di arenaria grigio-rosata posata a schiena d'asino con canali di raccolta laterali ancora evidenti a Poggio Canoso di Rotella foto 4;
  5. pavimentazioni in blocchi rettangolari di areanaria grigio-rosata poste in opera a cerchi concentrici nella Piazza di Ceresola in Comune di Smerillo.foto 5

Frequenti sono i casi di pavimentazioni in laterizio nei centri disposti lungo la costa che presentano lavorazioni particolari, le più comuni sono quelle con corsi posti a rilievo nei tratti in salita.
A partire dalla fine degli anni '70 del secolo scorso una moda lanciata, non senza interessi diretti, da alcuni produttori ma che ha trovato facile eco tra gli amministratori locali, ha portato alla sostituzione dei nostri stupendi selciati con pavimentazioni in cubetti di porfido (a volte lastre) proveniente prevalentemente dal Trentino. Laddove questo materiale è stato utilizzato ha portato alla dispersione degli antichi selci nel mercato del materiale di recupero, destinati prevalentemente a facoltosi privati. La difficoltà odierna nel reperire il materiale e i costi elevati praticati dalla poche cave rimaste ha fatto si che del selciato si sia persa la memoria e anche nei casi di interventi di rilievo si preferisca ricorrere a materiale di importazione dall'estero con effetti neanche paragonabili a quelli storici.
foto 6

LE TECNICHE COSTRUTTIVE
Le tecniche di realizzazione delle pavimentazioni stradali, indipendentemente dal materiale utilizzato e dalle trame, sono sostanzialmente comuni a tutti i centri indipendentemente dalla loro localizzazione ed hanno subito poche modifiche dai modelli originari che risalgono all'epoca Romana quando dominava il “basolato” in tutto il territorio dell'impero.
Si provvedeva a stendere uno strato di sabbia di media granulometria al disopra del tracciato stradale in terra battuta e ben costipata, su questo veniva predisposta la pavimentazione con gli elementi a contatto e ben pressati, quindi venivano riempite le connessioni con sabbia fine lavando con acqua in abbondanza. Dopo alcuni giorni, necessari alla costipazione e all'assestamento della pavimentazione, si ripassava la superficie di nuovo con sabbia fino a saturazione.
Le malte non venivano quasi mai usate e, in particolare nei casi in cui erano presenti vani sottostrada, i capitolati per le opere pubbliche prescrivevano espressamente l'utilizzo della sola sabbia al fine di garantire la traspirazione dei locali sottostanti.
Le recenti pavimentazioni in cubetti di porfido, contrariamente agli stessi consigli della manualistica specializzata diffusa dai produttori, vengono quasi sempre completate con una colatura di asfalto liquido nelle interconnessioni che contribuisce a dare un effetto estetico del tutto avulso dalla tradizione locale.

IL RECUPERO DELLE PAVIMENTAZIONI STRADALI
Per quanto concerne il recupero delle pavimentazioni stradali occorre dire che, nel caso di pavimentazioni originali sia in pietra che laterizio, l'operazione è quanto mai semplice e alla portata di maestranze anche non qualificate. E' sufficiente ripetere le semplici operazioni indicate sopra per garantire una riuscita dell'intervento, anche in caso di sostituzione di elementi mancanti o non recuperabili.
Il problema più serio appare l'approvvigionamento delle materie prime nel caso di pavimentazioni in pietra o in ciottoli di fiume, molte delle cave di provenienza del materiale originario sono infatti esaurite da tempo, ma una seria ricerca di mercato (anche senza ricorrere agli elevati costi del materiale di recupero) consente facilmente di reperire materiali conformi agli originali e, anche per i ciottoli di fiume, sono oggi attive ditte che ne riproducono le caratteristiche anche utilizzando materiale di cava levigato in superficie.
Una nota a parte merita il caso degli interventi di ripristino localizzati in aree limitate e prevalentemente legati ad operazioni di manutenzione o sostituzione degli impianti pubblici a rete. In queste occasioni si tende ad operare con estrema superficialità e ad un utilizzo frequente di materiali e tecniche di esecuzione dei lavori non adeguati si pensa di ovviare con l'utilizzo di abbondanti colate di malta cementizia al di sopra degli scavi, riposizionando il materiale in maniera casuale e con evidenti incongruenze soprattutto dal punto di vista cromatico per poi colare nuovamente la malta nelle interconnessioni. Così facendo si crea una discontinuità nella pavimentazione, affiancando ad una parte estremamente flessibile e in grado di adattarsi alle mutate condizioni di utilizzo (aumento dei carichi, mutate condizioni di smaltimento delle acque meteoriche o di falda), un'altra rigida e compatta; non sono rari i casi in cui a lavori ultimati, una volta restituita la strada al normale traffico, si creano gradini o fratture che alterano il profilo stradale in maniera grave con conseguenze potenzialmente pericolose, legate alla modifica nella disciplina delle acque superficiali e alle infiltrazioni nei punti di contatto che possono compromettere anche la stabilità degli edifici circostanti.
Evitare l'uso di malte di qualsiasi tipo e composizione rappresenta una regola da seguire sempre in caso di interventi di ripristino ed è consigliata in tutti i casi di sostituzione o realizzazione di nuove pavimentazioni stradali, siano esse in pietra o laterizio.

INDICAZIONI DI BIOARCHITETTURA
La tecnica di realizzazione delle pavimentazioni stradali è rimasta immutata anche perché ha consentito un facile adeguamento alle mutate esigenze alternatesi nel corso dei secoli, ecco che alla necessità di impianti di smaltimento delle acque reflue si poteva rispondere facilmente attraverso la rimozione e la rimessa in pristino del manto stradale senza difficoltà, senza necessità di demolizioni onerose o di produzione di materiale di risulta da smaltire con elevati costi di trasporto. Tutto il materiale in sito veniva semplicemente rimosso, accantonato in prossimità del cantiere e successivamente rimesso in pristino. Con l'utilizzo delle malte tutto ciò non avviene più e la stessa rimozione del manto stradale diventa un'operazione impegnativa, da realizzare con mezzi d'opera costosi e che consumano molta energia, che produce grande quantità di materiale da smaltire in discarica; il recupero del materiale originario non sempre è possibile o economicamente conveniente, la malta aderisce molto tenacemente alla pietra e molto di più al laterizio, consigliandone spesso direttamente il conferimento in discarica in quanto la manodopera necessaria alla pulitura incide molto di più del costo del materiale nuovo.
Tutto ciò comporta un elevato impatto ambientale dell'intera operazione in quanto oltre alla produzione di rifiuti (oggi riutilizzabili ma ad un livello più basso e dopo una selezione meccanica che consuma comunque energia), richiede un ulteriore impiego di materie prime non rinnovabili per sostituire quelle già in opera.

 

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