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L'intonaco costituisce la superficie esterna di un edificio: di conseguenza è la pelle che racchiude tutta l'opera costruita. La sua funzione è quella di rifinire la costruzione e di proteggerla dagli agenti atmosferici.

Fin dalla preistoria, le strutture in legno, canne intrecciate, terra, pietra o muratura venivano rivestite con un intonaco per riparare l'edificio dal freddo, dall'umidità, ma anche dal calore. Spesso, inoltre, la superficie intonacata veniva dipinta con colori vegetali stemperati in un legante organico. Anche sugli edifici costruiti con mattoni lasciati a vista, di solito venivano applicate leggere stesure di colore sia per unificare e rendere omogenea la superficie, sia per limitare l'assorbimento dell'acqua da parte dei mattoni.

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Forse già l'uomo delle palafitte proteggeva e ispessiva la struttura lignea con un rinzaffo di argilla e fibre vegetali, facilmente reperibili lungo i corsi d'acqua, completando l'opera con una stesura di sterco di cavallo, che ha la proprietà di rendere meno assorbente la superficie: del resto ancora oggi in molti paesi del mondo si usa lo stesso tipo di rivestimento.

Anche le fortificazioni costruite in pietra venivano intonacate per proteggere ulteriormente gli interni dal freddo e dall'umidità. In Toscana i muri di confine dei poderi in genere erano lasciati a vista solo se costruiti a secco, altrimenti erano sempre rifiniti con un intonaco che poteva essere di terra o più spesso costituito di calce e sabbia.

Raramente, quindi, e in particolar modo nei paesi freddi e umidi, troviamo edifici privi di intonaci di rivestimento e senza una protezione.
Nel caso di palazzi nobili o pubblici, inoltre, in passato gli intonaci venivano spesso affrescati. Gli affreschi di facciata che ancora oggi si conservano costituiscono una testimonianza di fondamentale importanza per la ricostruzione del tessuto urbano e del decoro civico che caratterizzava la città antica.
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Oltre a costituire un'esplicita ed esibizionistica manifestazione di potere, queste facciate affrescate assolvevano ad una vera e propria funzione di decoro ed abbellimento dello spazio urbano.
La conservazione degli intonaci di rivestimento o la loro ricostituzione è di primaria importanza per il corretto mantenimento dell'edificio e il loro restauro, specialmente per quanto riguarda gli edifici storici, deve essere rispettoso dei materiali e dei colori originali individuati attraverso l'analisi della struttura e le stratigrafie degli intonaci.

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Materiali costitutivi
Il rivestimento di una superficie architettonica (supporto murario) è costituito da un impasto a consistenza plastica detto malta. La malta è composta da uno o più componenti detti "agglomerati" - calce, gesso, terre argillose – miscelati con acqua le quali, a seconda del loro coefficiente di ritiro, possono essere usati da soli oppure con l'aggiunta di "cariche". Le cariche a loro volta possono essere inorganiche –sabbia di cava o di fiume, pozzolana, cocciopesto, polvere di pietra o marmo – oppure organiche - paglia, setole animali, pula di cereali ecc. L'aggiunta della carica è necessaria per ridurre la contrazione e quindi lo screpolamento della malta durante l'asciugatura.

Le malte a base di argilla, paglia e sabbia sono considerate le più antiche. Questi intonaci venivano spesso lisciati e poi coperti da una stesura di caolino, di gesso, oppure di calce, in modo da ottenere un fondo bianco uniforme che a sua volta poteva servire da supporto per le decorazioni pittoriche. Ancora oggi questo tipo di malta si trova usata frequentemente in Asia Minore, in Oriente (Tibet) e laddove la calce non è facilmente reperibile.

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La malta con gesso non ha bisogno di aggiunta di cariche in quanto il ritiro del gesso è praticamente nullo. Questo tipo di impasto è stato usato fin dall'antichità su strutture in terra argillosa o in pietra dalla Mesopotamia all'Egitto.

La malta a base di calce è invece la più usata. Adoperata inizialmente nel bacino del Mediterraneo ha avuto una larga diffusione, ed è generalmente usata su supporti in pietra, mattone o cemento.

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Tecnica di esecuzione degli intonaci a base di calce e sabbia
A seconda della tipologia della struttura muraria l'intonaco a base di calce può essere costituito da una o più stesure.

In caso di supporti in pietra o misti (mattone e pietra), e comunque su superfici non omogenee e particolarmente scabrose, si applica un primo "rinzaffo", ovverosia si cerca di uniformare e livellare la parete su cui verrà poi steso l'arriccio. Il rinzaffo si ottiene miscelando sabbia di grana grossa e calce. Questa malta, che non deve mai essere troppo liquida, viene gettata con forza contro la parete. Lo spessore dipende dagli avvallamenti e dalla disomogeneità della superficie: in quei punti dove è elevato si inseriscono frammenti di mattoni in modo da evitare un eccessivo ritiro con conseguente craquele dell'intonaco. E' importante che il rinzaffo sia perfettamente asciutto, prima di applicare la successiva stesura di arriccio.

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L'arriccio è costituito da una parte di calce e due di sabbia di varia granulometria, ma nel complesso sempre grossolana. È importante non aggiungere acqua nella malta: questa deve essere stesa in modo da compenetrare nella scabrosità del rinzaffo. Lo spessore dell'arriccio è in relazione alla presenza di fratture e sconnettiture del muro di supporto: in genere non deve essere inferiore al mezzo centimetro, ma può anche non sussistere qualora il supporto murario sia particolarmente levigato.

La stesura d'intonaco finale è detta anche ‘velo' ed è costituita da una malta ottenuta con sabbia a grana molto fine. La sua applicazione può essere effettuata sull'arriccio o direttamente sul supporto murario dopo aver preventivamente bagnato le superfici. Il suo spessore può raggiungere e superare il mezzo centimetro, anche se in genere è notevolmente inferiore, soprattutto se la malta è ricca di calce.

Cause di degrado
Le cause di degrado di un intonaco sono molteplici e possono essere suddivise in naturali e antropiche. Fra quelle naturali, oltre ai terremoti, alle alluvioni e gli assestamenti strutturali il fattore di degrado principale è l'umidità e quindi l'acqua nelle sue diverse forme. La pioggia picchiando sulla superficie provoca un'abrasione meccanica che, inizialmente superficiale, penetra sempre più velocemente nella porosità della malta comportandone la distruzione. Inoltre, combinandosi con l'inquinamento atmosferico si trasforma in acqua acida provocando la corrosione del carbonato di calcio di cui è costituito l'intonaco e scatenando delle reazioni chimiche che trasformano il carbonato in solfato di calcio (gesso) con disgregazione del manufatto (si veda la relazione del dott. Ferracuti).

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L'acqua ghiacciando all'interno dei pori subisce dei movimenti dimensionali che provocano la decoesione della malta con conseguente disgregazione e perdita della medesima, ma il danno maggiore è quello provocato da umidità di risalita in quanto, inquinata da sali solubili, sale per capillarità lungo i muri andando ad evaporare sulla superficie dell'edificio provocando una cristallizzazione dei sali contenuti in essa con conseguente decoesione e pulverulenza materica.

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Altra causa sono l'erosione del vento oppure il pulviscolo atmosferico che si cementa nelle scabrosità della superficie formando croste nere.

Fra i danni antropici, i più frequenti sono graffi, iscrizioni, incisioni della superficie e, soprattutto, una mancata manutenzione dell'edificio. Per non parlare dello smog, delle vibrazioni prodotte dal traffico urbano o di una non corretta tecnica di esecuzione. E' fattore di deterioramento anche l'utilizzo di materiali di restauro non appropriati, come colori o fissativi di natura sintetica che, non essendo compatibili con la materia originale del manufatto ne accelerano il processo di degrado.

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Analisi critica dell'intervento di restauro
Il restauro delle superfici architettoniche e quindi degli intonaci deve essere valutato caso per caso tenendo conto del valore storico dell'edificio, dell'epoca di esecuzione, dello stile e dei colori originali che un tempo lo caratterizzavano. Inoltre il restauro va differenziato a seconda che si tratti di una superficie semplicemente tinteggiata oppure affrescata. Nel secondo caso il problema è più complesso, in quanto dobbiamo recuperare la memoria storica dell'edificio senza trasformarlo in un reperto archeologico. Tuttavia, anche di fronte a semplici tinteggiature, prima della ristrutturazione sarebbe opportuno, attraverso ricerche storiche, documentazioni fotografiche ed analisi stratigrafiche degli intonaci, individuarne le originarie cromie e studiarne i materiali compositivi. In entrambi i casi, un fattore di estrema importanza per una corretta ricostruzione è costituito dalla conoscenza delle tecniche antiche e dei materiali costitutivi tradizionali.
Qualora un edificio sia stato oggetto, nei secoli, di nuove manomissioni che ne hanno definitivamente alterato l'aspetto originale, sarebbe doveroso ripristinare l'immagine conferita all'immobile dall'ultima trasformazione, analizzando, durante i lavori, le varie fasi di ristrutturazione al fine di documentarne la storia. Non è più ammissibile, invece, quello che è avvenuto in un recente passato, ossia la "scarnificazione" di palazzi per mettere in mostra elementi architettonici di epoche diverse (pietre e mattoni, archi, finestre tamponate, porte gotiche, finestre tonde, quadrate ecc.), creando un puzzle astorico, antiestetico e di chiara derivazione astrattista. In passato, invece, nei vari periodi storici ogni elemento architettonico, decorativo o funzionale che fosse, non era mai fine a sé stesso e si integrava armonicamente nel contesto urbano e paesaggistico circostante.
Così come è storicamente scorretto spogliare i muri dal loro rivestimento ad intonaco per riportare a vista i mattoni. Questi antichi borghi hanno assunto un appiattimento cromatico (ulteriormente deturpato da interventi di restauro non appropriati quali stuccature improprie fra mattone e mattone, realizzate talvolta con malte cementizie) che non corrisponde assolutamente al loro aspetto originale.
Il colore riveste ancora oggi una grande importanza nel contesto architettonico di una città. Questo non vale solo per le facciate affrescate, ma per le stesse tinteggiature degli edifici che, pur non avendo un particolare valore artistico, sono comunque indizi rivelatori di una sensibilità antica che sapeva armonizzare e compenetrare il paesaggio urbano con quello naturale.
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Proposta di intervento
Proporre la definizione di un intervento "tipo" per il restauro di una superficie intonacata è impossibile e metodologicamente scorretto. Ogni restauro è un caso a sé e le generalizzazioni possono portare a gravi errori.
Ogni manufatto è condizionato dal tipo di materiale di cui è composto (pietra, terra, laterizio, intonaco ecc.) da un particolare degrado, perfino dalla sua collocazione geografica (montagna, pianura, mare, grande città, piccolo borgo) e deve essere quindi trattato individualmente.
Più che proporre un indirizzo metodologico generale, in questa sede è invece più opportuno fornire le indicazioni per l'elaborazione di un progetto di restauro in cui, attraverso una ricerca storica e filologica e scientifica, sono analizzati tutti i fattori inerenti l'opera d'arte e il suo stato di degrado, al fine di elaborare la metodologia di intervento più corretta ad ogni singolo caso.
Attraverso la progettazione dell'intervento siamo in grado di acquisire sistematicamente tutti gli elementi conoscitivi ricavabili dal manufatto e dal contesto di cui è parte integrante, favorendone lo studio comparato. Solo in questo modo, infatti, il restauro diventa un momento metodologico fondamentale per la conoscenza globale dell'opera d'arte e, di conseguenza, per la sua corretta conservazione nel tempo. Il progetto richiede la collaborazione e il dialogo aperto e costruttivo di figure professionali diverse quali, ad esempio, il restauratore, lo storico dell'arte, il chimico, il biologo, il geologo, l'architetto. I risultati delle indagini e le informazioni acquisite consentono un ampio raggio di ricerca indispensabile al fine di valutare le migliori scelte operative e la metodologia di intervento più idonea, le modalità di valorizzazione e di fruizione dell'opera, pianificando i tempi e i costi del restauro. La progettazione assume naturalmente una maggiore importanza soprattutto nel caso di edifici di valore storico artistico e di superfici affrescate.

Impostazione di un progetto di restauro per superfici intonacate

  • Rilievo architettonico
  • Rilievo fotogrammentrico
  • Analisi e rilievo grafico e fotografico delle modifiche strutturali
  • Analisi e rilievo grafico e fotografico dello stato di conservazione
  • Rilievo grafico e fotografico di singoli elementi architettonici (finestre, porte, archi, bassorilievi, ecc.)
  • Analisi chimiche per l'individuazione dei materiali di cui è costituito il manufatto (mattoni, pietre, marmo, intonaci, elementi in ferro ecc.ecc.) e della natura del degrado.


Intonaco non dipinto

Indagini stratigrafiche per l'individuazione delle tinte originali e della loro datazione (molto importante per l'eventuale recupero cromatico) con documentazione delle medesime tramite acquerelli.

Valutazione delle cause di degrado e costituzione di scannafossi e vespai in caso di umidità di risalita

Demolizione del vecchio intonaco, "cuci e scuci" dei mattoni e delle parti ammalorate

Ricostituzione dell'arriccio e dell'intonaco finale eseguito preferibilmente con calce aerea e sabbia

Tinteggiatura con colori stemperati in latte di calce


Intonaco dipinto

Analisi e rilievo grafico della tecnica pittorica

Analisi chimica e sezioni stratigrafiche dei colori e della tecnica pittorica

Analisi e rilievo grafico dello stato di conservazione

Analisi chimica dei fenomeni di degrado

Preconsolidamento del film pittorico a rischio

Pulitura preliminare della superficie dipinta

Pulitura finale ad impacco con un supportante e un solvente appropriati al problema

Consolidamento del film pittorico al supporto e ricoesione materica del medesimo

Consolidamento dell'intonaco pittorico all'arriccio e dell'arriccio al muro

Stuccatura delle lesioni e delle lacune

Reintegrazione pittorica


OPPURE PIU' SPECIFICATAMENTE

Documentazione fotografica e grafica della struttura e dello stato di conservazione dell'intonaco

Rilievo architettonico

Rilievo fotogrammentrico

Analisi e rilievo grafico e fotografico delle modifiche strutturali

Analisi e rilievo grafico e fotografico dello stato di conservazione

Rilievo grafico e fotografico di singoli elementi architettonici (finestre, porte, archi, bassorilievi, ecc.)

Analisi chimiche per l'individuazione dei materiali di cui è costituito il manufatto (mattoni, pietre, marmo, intonaci, elementi in ferro ecc.ecc.) e della natura del degrado.

Valutazione critica dell'importanza di conservare o meno l'intonaco o ricostituirlo ex nuovo qualora non dipinto

Analisi dello stato di conservazione dell'edificio:

Stato di conservazione delle coperture

Presenza di umidità di risalita

Scarsa manutenzione delle grondaie

Analisi dello stato di conservazione dell'intonaco:

Distacco fra gli strati

Solfatazione

Presenza di sali solubili

Esfoliazioni del film pittorico

Presenza di muffe e licheni

Interventi per il risanamento della struttura muraria

Demolizione delle parti ammalorate

Intervento di cuci scusi dei mattoni ammalorati

Creazioni di scannafossi o vespai o tagli del muro in caso di umidità di risalita

Analisi critica dell'edificio e del suo rivestimento per valutare in caso di degrado l'eventuale demolizione dell'intonaco o la sua conservazione


1. intonaco non decorato o di scarso valore storico


Indagine stratigrafiche per l'individuazione delle tinteggiature originali
Demolizione degli intonaci
Ricostituzione a imitazione dell'originale
Tinteggiatura delle parete con la tonalità originale individuata con la sezione stratigrafica


2. intonaco non decorato ma di valore storico


Valutazione delle percentuali delle zone degradate
Demolizione delle zone degradate
Ricostituzione delle medesime a imitazione dell'originale e delle parti originali circostanti
Tinteggiatura delle parti ricostituite con tonalità da armonizzarsi alle parti originali,
individuate attraverso le sezioni stratigrafiche in precedenza eseguite.


3. intonaco dipinto

Preconsolidamento del film pittorico e dell'intonaco a rischio
Pulitura preliminare del materiale incoerente attraverso una spolveratura o qualora il colore fosse particolarmente decoeso la pulitura sarà effetuata attraverso il tamponamento con interposizione di un foglio di carta giapponese.
Pulitura finale per diffusione ad impacco con supportante e solvente appropriato alla situazione e alla tecnica pittorica.
Consolidamento e ricoesione della pellicola pittorica al supporto
Consolidamento interstrato, e consolidamento dell'intonaco pittorico all'arriccio e questo al muro
Stuccatura e rifacimento degli intonaci mancanti con calce e sabbia ad imitazione materica e estetica dell'originale.
Presentazione estetica con integrazione pittorica del dipinto con ricostituzione delle parti cromatiche mancanti.
Protettivo della superficie con prodotti minerali
Impossibile determinare una metodologia specifica senza avere di fronte la vera situazione di degrado, comunque i materiali di pulitura e consolidamento devono essere compatibili con la materia originale.

Bibliografia

  • G. Botticelli: Metodologia di restauro delle pitture murali Centro DI
  • Simona Rinaldi: Tecniche di pittura murale dall'alto Medioevo al Quattrocento - Lithos Iditrice
  • Istituto centrale del restauro: Dimos parte 1 tecniche di esecuzione e materiali costitutivi Dimos parte 2 Fattori di deterioramento
 

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